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JUVETORO n. 4 JUVE LISBONA Champions OK bassa .pdf


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4

www.juvetoro.it

amcsrls@yahoo.it

L'Analisi

Una squadra 'Maifrediana', urge cambiare subito registro
U

no dei pochi luoghi
comuni
affrancati
dall'ipocrisia di cui il mondo del calcio ridonda verte
sull'immediata possibilità
di riscattare in fretta una
brutta prestazione con annessa caduta, giacché le
esigenze del calendario non
lasciano spazio a troppe
elucubrazioni o lambiccamenti emotivi. Che poi, a
rovinosi e solo per taluni,
inopinati scivoloni, corrisponda una reazione non
soltanto di natura nervosa
o caratteriale, beh, quella è
tutt'altra faccenda e richiederebbe una trattazione più
ampia di quanto consentito
in questa sede. Però, al netto di ogni referto autoptico
relativo alle attenuanti, ivi
compresa l'eventualità di
una stagione che potrebbe
diventare obliqua e financo fallimentare solo perché
il cacodemone che abita in
ogni pallone preferisce indirizzarlo sul palo anziché
in fondo al sacco, poiché le
sconfitte non sono mai orfane, gravano su di esse inoppugnabili
responsabilità

completamente ascrivibili a
chi, dopo Cardiff, ha scelto
di perseverare una politica
aziendale assai discutibile e
certamente poco lungimirante. Il campo, da sempre,
è sempre lo specchio della
filosofia societaria, e questa
Juve, fragile, scombiccherata, molto “Maifrediana”,
riflette
impietosamente
tutte le contraddizioni seminate in estate sul terreno, peraltro già fertile,
preparato da annate in cui,
per imperscrutabili dinamiche celesti, sono emerse in
tutta la loro virulenza solo
quando proprio non potevano esimersi dal farlo.
Chi si consola riesumando i
tempi della rimonta culminata con la rete assegnata
per regolamento a Zaza,
in realtà un autogoal (14
febbraio 2016), dimentica
che allora le “lepri” fecero
di tutto per aspettare una
ritardataria ancora viva
nel proprio zoccolo duro e
meno osteggiata dal desiderio sistemico di veder primeggiare altri sodalizi, uno
in particolare. Le cose sono

cambiate, tranne una, riconducibile a una verità che
il football ciclicamente ripropone nonostante venga
puntualmente ignorata: la
gratitudine non paga, mai,
anzi, come giustamente sosteneva Mark Twain, è un
debito che di solito si va accumulando, come succede
con i ricatti: più paghi, più
te ne chiedono. Vero, Buffon, Barzagli, Lichtsteiner?
Limitandoci, ovviamente, ai
reduci impiegati nel sabato
del villaggio sabaudo. Se

Sabato 11 Novembre 2017
– VIAGGIO IN BUS IN ANDATA E RITORNO
– BIGLIETTO D'INGRESSO AL SALONE
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PARTENZA GARANTITA DA:
SALUZZO, SAVIGLIANO,
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€ 56,00

Minimo 25 partecipanti

poi mancano corsa, solidità
strutturale, organizzazione,
una regia meno scolastica,
e le individualità più celebrate non sono ispirate, il
patatrac diventa inevitabile; specie quando l'avversaria può contrapporre a una
formazione cervellotica e
poco motivata, idee chiare e ferrea determinazione nell'estrinsecarle. Altre
volte, troppe, Madama ha
salvato la ghirba a dispetto
di tutto, ma non può andar
sempre bene; forse ora sarà
chiaro anche agli adepti del
televideo, quelli che ragionano esclusivamente in
base allo score finale. Nella
fattispecie, e in linea squisitamente teorica, discretamente punitivo, ma alla
luce di quanto sopra, sommamente giusto. Ora incombe la Coppa, quella con
la “C” maiuscola, la competizione giocata per “dinero”
più che per effettive ambizioni sportive, e con essa
un avversario da prendere con le cosiddette molle,
perché colloso, anch'esso
organizzato e decisamente

più riposato, per una gara
dal profumo di spareggio,
ovviamente per il secondo
posto del raggruppamento
D. Basteranno un paio di
giorni per porre rimedio a
una degenerazione che nel
derby pareva avesse invertito la tendenza? Lo scopriremo solo vivendo. Se, come
pare, rientreranno Pjanic e
Cuadrado, la squadra trarrà sicuro giovamento da
individualità tecnicamente
in grado di fare la differenza: Miralem nella sua
qualità di ago della bilancia
e Juan Guillermo in veste
di guastatore che parte da
lontano. In assenza di qualsivoglia schema mandato a
memoria o idea di gioco, la
loro presenza è indispensabile. Molto meno quella di
uno dei due poderosi centravanti
insensatamente
schierati insieme o addirittura di entrambi; alla luce
degli esterni in rosa e della
loro inclinazione a creare la
superiorità numerica o alla
ricerca dello scambio nello
stretto, sarebbe estremamente interessante veder

giostrare Paulino Dybala
nella veste di attaccante
centrale alla “Mertens”,
ma servirebbero intuizioni
e coraggio mai riscontrati
da tre anni a questa parte.
A prescindere dai chiamati
alla pugna, se il magnifico
burka costituito dal risultato non coprirà come quasi
di costume le crepe vieppiù
profonde di una sessione
agonistica iniziata male e
proseguita peggio, lo spettro di una retrocessione in
Europa League potrebbe
scatenare una crisi oggi
ancora latente in una patologia irreversibile. Tutto
è ancora possibile, ma occorre una decisa sterzata a
tutti i livelli. Qualora, invece
e purtroppo, dovesse andar
male, ci venga per favore
risparmiato il mantra oggi
in voga, cioè: “Ci servirà da
lezione”. Se quelle già rimediate non sono ancora sufficienti, saremmo autorizzati
al pensiero di parteggiare
per dei ritardati. Augh.
Ezio Maletto