File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



SU DI NOI PAPAVERI ROSSI.pdf


Anteprima del file PDF su-di-noi-papaveri-rossi.pdf

Pagina 1 2 3 456117

Anteprima testo


Viene chiamato “prima guerra mondiale”, il grande conflitto che coinvolse quasi tutte le potenze
mondiali, e molte delle minori, tra l'estate del 1914 e la fine del 1918. Il conflitto prese poi il nome
di "guerra mondiale" o "grande guerra" e fu il più grande conflitto armato mai combattuto fino al
1939. Iniziò il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia dopo l'assassinio
dell'arciduca Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914 e terminò oltre quattro anni dopo, l'11
novembre 1918. Nel conflitto furono coinvolte le maggiori potenze mondiali dell’epoca, divise in due
blocchi contrapposti; gli Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria, Impero ottomano e Bulgaria)
contro le potenze Alleate rappresentate principalmente da Francia, Gran Bretagna, Impero russo e
Italia. Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa), in
quella guerra che divenne il più vasto conflitto della storia e che causò oltre 9 milioni di vittime tra i
soldati e circa 7 milioni di vittime civili.
Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'impero Austro - Ungarico con la conseguente
mobilitazione di 27 classi, dalle generazioni mature ai giovanissimi del '99 e del '900 che furono
invitati a combattere a soli 18 anni di età, schierando un esercito di 5 milioni e mezzo di combattenti
dei quali 689.000 caddero sul campo e oltre un milione e mezzo tornarono alle loro case mutilati o
feriti. La guerra durò 41 lunghissimi mesi; Il primo nucleo dell'Esercito Italiano che scese in campo
schierò un fronte lungo ben 600 chilometri tra le Alpi e il mare e si preparò ad affrontare uno degli
eserciti più potenti del mondo superiore per numero, mezzi ed armi. Lungo la frontiera con l'Austria,
l'Esercito aveva schierato: la 1° e la 4° Armata attorno al saliente tridentino, il settore Zona Carnia
dal Monte Peralba al Monte Canin; la 2° Armata dal Monte Canin al Vipacco e la 3° dal Vipacco al
mare. Esse erano fronteggiate da tre armate austriache: una nel saliente tridentino; un'altra lungo il
Cadore e la Carnia; una terza dal Monte Nero al mare.
I caduti
Il totale di 10 milioni di vittime, che non comprende i civili, è approssimativo ma fa comprendere la
dimensione mondiale della tragedia. Le cifre ufficiali parlano di 1.800.000 morti tedeschi, 1.350.000
francesi, 1.300.000 austro-ungheresi, 750.000 inglesi. Anche se le cifre ufficiali parlano di 650.000
morti italiani, qualche storico ipotizza che il numero globale raggiunse il milione, calcolando le
decine di migliaia di militari che morirono anche anni dopo il conflitto in conseguenza delle malattie
o delle ferite contratte in guerra.
100.000 furono i morti americani, mentre i russi lasciarono sul campo tra 1.700.000 e 2.500.000
morti; Romania, Turchia, Serbia e Bulgaria arrivano a oltre 1.000.000 di militari caduti.
I morti in prigionia
Furono circa 100.000 i soldati morti in prigionia, su circa 600.000 prigionieri.
La morte poteva sopravvenire in conseguenza di ferite riportate nei conflitti a fuoco, ma più
verosimilmente la maggior parte di decessi avvenne per le privazioni e le malattie contratte durante
la prigionia.
L’aspetto più penoso della condizione dei prigionieri fu il sospetto diffuso che la resa fosse dovuta a
insufficiente volontà di lotta, a vigliaccheria, forse addirittura a una diserzione mascherata. L’azione
delle autorità politiche e militari fu volta a ridurre la prigionia a problema privato e secondario. Erano
le famiglie dei prigionieri che dovevano preoccuparsi di inviare loro aiuti mentre lo Stato interveniva
per frenare e impedire questi aiuti. Fu perfino fatto divieto alla Croce Rossa di raccogliere aiuti per i
prigionieri. Anche a causa di questo ignominioso atteggiamento delle autorità e della propaganda le
morti dei prigionieri italiani furono le più numerose.
Gabriele D’Annunzio, (dall’alto della sua arrogante prosopopea) un tipo che durante la Grande
Guerra come apriva la bocca causava una strage, li chiamava con disprezzo “imboscati d’oltralpe” e