File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Assistenza Contattaci



scelta del voto popolare .pdf



Nome del file originale: scelta del voto popolare.pdf
Autore: maurizio petrolli

Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Microsoft® Word 2013, ed è stato inviato su file-pdf.it il 12/03/2018 alle 19:58, dall'indirizzo IP 188.12.x.x. La pagina di download del file è stata vista 194 volte.
Dimensione del file: 174 KB (3 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


Il Terremoto politico che ha sconvolto l’Italia
di Maurizio Petrolli
12 marzo 2018

Italia. Ore 23:00 del 4 marzo 2018: un duplice terremoto di magnitudo
37.50 e 32.70 della scala politica ,con epicentro rispettivamente nel nord-est e
in Sicilia colpisce l’intera establishment politico-governativa del Bel paese . La
scossa provoca un maremoto. Entrambi gli epicentri, provocano uno tsunami
che investe tutte le Regioni ,in particolare anche le cosiddette ‘zone rosse’, salvo
parte della Toscana e la provincia autonoma di Bolzano.
Nel conteggio dei consensi persi il tributo più alto è quello del Partito
Democratico che vede dimezzato il proprio corpo elettorale, minimo storico
anche rispetto alla ‘Bolognina’ di Occhetto.
Il maremoto nel suo ritiro verso il mare aperto trascina con sé, soprattutto
in Puglia ,Campania e Sicilia, un numero considerevole di personaggi politici
storici ,in particolare , appartenenti al vecchio Partito Comunista.
Nondimeno ,nella notte ,fin dalle prime proiezioni, giungono testimonianze
drammatiche anche dal Trentino, roccaforte tradizionale del centro sinistra
autonomista, ritenuta dal presidente Ugo Rossi blindata e protetta al tal punto
da dichiararla prima del voto zona politicamente inespugnabile. La previsione,
però, risulta da subito clamorosamente fallace. Infatti, con un'unica prova
d’urto i venti da est-ovest di grecale e di maestrale leghista e, da sud di matrice
movimentista, espugnano facilmente la fragile, supponente resistenza della
roccaforte ,ovvero della cosiddetta anomalia trentina.
Nel mentre non è ancora certa la conta finale delle vittime politicopartitiche, in particolare, per il posticipato esito delle scene di caos e resa dei
conti interne al Partito Democratico ma, anche per la lenta decantazione della
sorpresa ,interna alla colazione di centro destra, della mutata leadership ,ora a
trazione leghista e, in Trentino per le analisi e considerazioni del presidente
Ugo Rossi e del suo partito che con impavido tono ‘renzista’ negano ogni
conseguenza politica locale rispetto sia alla tenuta della governance che della
leadership , sono comunque attivati i preparativi per la finale della partita tra le
due squadre populiste vincenti: del M5S e della rappresentativa del centro
destra capitanata dalla Lega , per la conquista della ‘Coppa Italia di Governo’;
arbitro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,.

Al netto dell’ilare pillola di cronaca risulta ,invece, oltremodo difficile
lenire la grave, incerta, confusa situazione politica determinatasi dalla legittima
scelta sovrana di un radicale cambiamento, espressa dalla maggioranza del
popolo italiano e , che tuttavia , rimane effimera per l’eterogenesi dei fini di una
colpevole legge elettorale che impedisce la formazione di ogni chiara maggioranza
politica legittimata dal voto.
Infatti, il nuovo meccanismo elettorale non ha funzionato nonostante la
mole di espedienti di meccanica elettorale messi in cantiere (correttivo
maggioritario, voto congiunto, transito dei voti dalla lista sottosoglia superiore
all’1% a quelle collegate oltre il 3%, ecc.), allo scopo di favorire le coalizioni
elettorali a discapito delle liste singole sacrificando , l’esiguità del complessivo
impatto sul sistema istituzionale (stabilità governativa) e politico.
In realtà, a parte la legge elettorale, già l’ultimo Rapporto Censis ,che
rileva la situazione sociale del Paese, era sufficientemente premonitore dell’
onda di sfiducia che poi ha investito la politica e le istituzioni .Proprio i gruppi
sociali più destrutturati dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi
della globalizzazione sono divenuti i più sensibili alle sirene del populismo e del
sovranismo.
Di qui, la ravvisata crescita dell’Italia del rancore.
Per ricostruire una indispensabile coesione sociale collettiva oltre a
consumare scarpe sul territorio , i partiti prima, ma poi anche il cittadino
comune , dovrebbero prendere atto che i sistemi di welfare fin qui conosciuti si
sono sviluppati in un contesto che non esiste più: crescita economica costante,
popolazione giovane, bisogni relativamente omogenei, solide strutture famigliari.
I radicali mutamenti socio-economici in corso (invecchiamento
demografico, nuovi modelli di famiglia, flessibilità del lavoro, crescita delle
disuguaglianze, migrazioni, debito pubblico, ecc..) caratterizzano gli odierni
sistemi di welfare per la loro insostenibilità, in particolare sotto l'aspetto
economico-finanziario, e la loro inadeguatezza, per l'incapacità di dare risposte
efficaci alle nuove tensioni sociali e per il ricorso ancora evidente ad un
approccio di tipo assistenzialistico che pare invece preferito dal M5S.
L'ultima crisi economica globale ha innescato, in numerosi campi delle
scienze sociali, una riflessione che ha determinato un ripensamento della
relazione “progresso economico-benessere sociale” secondo lo schema fisso in
base al quale il primo sarebbe la causa del secondo. È emblematico che quello
che per molti anni antecedenti la crisi è sembrato l'indicatore unico del progresso

della società, il PIL, è stato fortemente rimesso in discussione in termini di
idoneità rappresentativa.
Dunque, occorre perseguire il benessere sociale quale risultante di
numerosi fattori, non tutti di natura squisitamente economica. Nell'agenda dei
Governi dovrebbe,pertanto, avere priorità l'obiettivo appunto della coesione
sociale: raggiungere un livello di qualità di servizi e di relazioni sociali sul
territorio tale da garantire il livello di benessere della comunità amministrata.
Mi sovviene, infine, un paragone tra l’ attuale situazione di ingovernabilità
con quella del terzo governo Andreotti ( agosto 1976) che, al netto del contesto
storico (Brigate Rosse) , diede vita, senza una maggioranza , ad un monocolore
della Democrazia Cristiana perché agevolato dall’astensione del PCI di
Berlinguer e dei socialisti che, in quel grave momento storico, avevano messo il
bene del paese davanti ad ogni opportunità politica.
Quel governo, durato fino al febbraio 1978 passò alla storia come ‘il
governo della non sfiducia” o “ delle astensioni”.
Penso che se non si vuole tornare al voto non rimangono molte altre
alternative.


scelta del voto popolare.pdf - pagina 1/3
scelta del voto popolare.pdf - pagina 2/3
scelta del voto popolare.pdf - pagina 3/3

Documenti correlati


Documento PDF scelta del voto popolare
Documento PDF votiamo si o votiamo no
Documento PDF riforma costituzionale
Documento PDF stampa campania domenica 19 g
Documento PDF illustrazione della riforma costituzionale
Documento PDF manuale merchandising pierre fabre


Parole chiave correlate