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JUVETORO n. 15 Juve Milan bassa .pdf



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GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VIII - N. 15 - 31 marzo 2018 - Copia omaggio

VOLATA FINALE
Il Punto
Un mese in salita: testa bassa
e pedalare. Nel 'Giro d'Italia'
bianconero stanno
arrivando le Dolomiti

a pag. 2

L'Analisi
Madama, occorre saperne
una più del Diavolo! È l'unico
vero 'clasico' ammantato
di fascino europeo

a pag. 3

3 domande a...
Nello Santin e Luigi Balestra:
“Il Milan ha speso male
ma Gattuso ha saputo
rivalutare il gruppo”

a pag. 4

Squadra Ospite
Insultare Bonucci? Sarebbe
una sconfitta per la tifoseria
bianconera che ha sempre saputo
distinguersi dalle altre

a pag. 6

DOPO LA SOSTA DEDICATA ALLE NAZIONALI GLI UOMINI DI ALLEGRI
AFFRONTANO I ROSSONERI RIGENERATI DA 'RINGHIO' GATTUSO.
TRA CAMPIONATO E CHAMPIONS INIZIA UN CICLO DI FUOCO
JUVENTUS-MILAN | SABATO 31 MARZO ORE 20.45

2

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Il Punto

Un mese in salita: testa bassa e pedalare

I

l campionato di calcio in
corso assomiglia maledettamente al Giro d'Italia.
Per meglio dire, è il calendario della capolista Juventus a sembrare assai simile
alla corsa in rosa. Lasciate
alle spalle una pletora di
tappe di pianura, a cronometro e di media altitudine,
ora si prospettano le montagne, quelle vere. Lassù, tra
passi abbarbicati tra cielo e
roccia, salite da crepacuore
e discese a crepapelle, fino
al traguardo finale, con la
strenua attenzione all'inseguitrice regina, che non

molla ed anzi cerca in tutti i
modi il riaggancio ed il possibile sorpasso. Sarebbe un
peccato mortale, dopo tutta
la fatica per sistemarsi in
vetta, quasi come se si fosse
scollinato dalla cima Coppi.
Tapponi alpini dunque per
Madama? Peggio, se si dà
un attento esame al calendario che dal week-end di
Pasqua si dipana lungo un
mese di aprile da polsi tremanti. Dal 31 marzo (questione di anticipo) al 29 del
mese le partite certe sono
8, ma potrebbero diventare 9, se il doppio scon-

tro con i madridisti avesse
esito positivo. Compreso
un turno infrasettimanale,
messo lì a dimostrare che
il nostro calcio è retto da
mezze figure dirigenziali.
Mentre la Juve si misura
con squadroni europei, si
deve sobbarcare anche la
trasferta a Crotone, magari con la segreta speranza di vendere la diretta e
riempire di appassionati i
ristoranti di Shangai o Pechino. Andiamo per ordine
e partiamo da un “clasico”
di casa nostra: Juve–Milan.
I rossoneri hanno abbandonato la mediocrità di un
torneo anonimo da quando
la guida tecnica è stata affidata a Gattuso, capace di
infondere ai giocatori autostima e identificazione con
la maglia, più che impartire
autentiche varianti tattiche. Il diavolo che fa visita
allo Stadium non è più un
“povero diavolo”, lanciato
come è verso una qualificazione all'Europa che con-

ta. Martedì dopo Pasqua la
Juve attende il Real Madrid, per i quarti di finale
della Champions League e
non pare dover aggiungere altro, un partitone ed un
prosciugamento di energie
incommensurabile. Pausa
da turn-over col Benevento,
in attesa del ritorno al Bernabeu. Siamo tuttavia sicuri che nel Sannio non stiano
preparando qualche alchimia per far saltare il banco? A seguire la Sampdoria
a Torino, con il chiodo fisso di vendicare la giornata
più storta di tutta la stagione vissuta all'ombra della
Lanterna. Crotone, ridente
cittadina sullo Ionio calabro di mercoledì e poi la
Madre di tutte la partite, la
gara dal non ritorno. Per
fortuna la Signora giocherà
in casa, forte della vittoria
dell'andata (non si sa mai
che servissero gli scontri
diretti), di fronte al proprio
pubblico. Aprile si chiude
con San Siro, sponda ne-

razzurra, sempre che nel
frattempo, durante la settimana di vigilia, non sia andata in onda la prima gara
di semifinale Champions. E
c'è da augurarselo, o no?
Il dubbio si autoalimenta,
attingendo dai bollettini
emanati
dall'infermeria
bianconera, dalla forma
dei singoli e dalle scelte del
mister, ancora una volta
“Panchina d'Oro”. Preme
far osservare che i giochi
si faranno a maggio e che
quindi, nel mese del dolce
dormire, non si vince ancora nulla, E poi c'è qualche

piazza che annusando l'alta
classifica saltuariamente è
pronta a rarefare il numero di partite, nella speranza
di stringere qualcosa a fine
stagione. A Vinovo non si
ha tempo di alzare la testa
mentre si esce da tutto. Si
pedala senza sosta, con un
occhio fisso al rapporto e
massima attenzione a come
rispondono i muscoli. Perché il calendario della Juve
sembra tanto il Giro d'Italia
e stanno arrivando le Dolomiti.
Marco Sanfelici

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L'Analisi

Madama, occorre saperne una più del Diavolo!

A

ccantonata la solita,
inutile, ancorché perniciosa pausa imposta dagli
impegni delle nazionali, e
in attesa dell'unico calcio
che conta, quello della Uefa
Champions League, l'avanspettacolo offerto dalla Serie A merita comunque le
luci delle ribalta in virtù
dell'unico vero “clásico”
ammantato di fascino europeo che può esporre in vetrina: Juventus-Milan. Partita a priori intrigante, non
solo perché la prima di un

minitorneo con nove tappe
tutte decisive per l'assegnazione del massimo titolo
peninsulare, ma per i molteplici temi proposti da un
appuntamento che nessuna
gara occasionalmente più
determinante può sparpagliare sul rettangolo verde,
giacché, citando Thomas
Stearns Eliot (nulla a che
vedere con l'hedge fund al
quale è appeso il futuro del
sodalizio rossonero): “La
tradizione non si può ereditare e chi la vuole deve

conquistarla con grande
fatica”. L'epifania milanista
commemorata da un Rino
Gattuso che passin passetto
sta sovrapponendo alla sua
figurina di giocatore tutto
grinta, dedizione e sacrifico
quella di un tecnico capace
di avocare a sé la centralità di un progetto che la
sola spinta motivazionale
non sarebbe in grado di sostenere, presenta discrete
analogie con la svolta a suo
tempo impressa da Antonio
Conte a una Juve vestita di
stracci e ridotta a malinconica comparsa di un movimento per il quale è, invece, indispensabile; il ritorno
di Leonardo Bonucci (al
netto d'infortuni “diplomatici” sempre in agguato) sul
palcoscenico che gli ha conferito una caratura superiore al suo valore oggettivo
e la presenza di Donnarumma, l'astro nascente della
scuderia di Mino Raiola,
troppo celermente insignito
del titolo di unico, legittimo

erede (sportivo, ci mancherebbe) di Gigi Buffon, sono
gli ingredienti più gustosi e
distraenti che bollono nella
pentola nel Diavolo il quale,
come noto, non sa però fare
i coperchi. A tal bisogna dovrà provvedere Madama,
che nella sua altrettanto
nota qualità di squadra
femmina, dovrebbe saperne appunto una più del Diavolo stesso. Una in più, di
reti, ovviamente, potrebbe
anche significare un non
del tutto imprevedibile 1-0,
il risultato preferito dal fortunello che predilige i pedatori muscolari e le vittorie
sofferte, ma che deve l'alea
di presunto grande allenatore allestitagli dai cortigiani e da quanti, sedotti
e abbandonati da Conte,
per elaborare il lutto hanno dovuto alchemicamente trasmutare il dolore in
esagerata venerazione per
colui che accolsero a pesci
in faccia, agli elementi con
cifra tecnica superiore che

Foto Vincenzo Glinni

la Juve gli ha messo, nel
tempo, a disposizione. Difficilmente la contesa proporrà uno spartito diverso
dall'esasperata attenzione
bianconera a non subire
goal, nella speranza che sul
lato opposto del campo, in
forza di iniziative improvvisate dal trio sudamericano,
qualcosa accada. Allo stato
dell'arte non è purtroppo
ragionevole pretendere oltre, a maggior ragione con
una squadra non in salute
e malamente abborracciata

nella terra di mezzo; cionondimeno, per quel che
concerne l'area cortilizia, la
stesura del classico romanzetto di “Chiappa e spada”
dovrebbe essere bastevole.
Martedì, invece, bisognerà
davvero giocare, ma quella è un'altra storia; epica,
horror o trilling, si vedrà.
Augh.
Ezio Maletto
(Nella foto a sinistra
Milan-Juve della gara di
andata; sopra Max Allegri )

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3 domande a...

“Il Milan ha speso male ma Gattuso ha saputo rivalutare il gruppo”
Santin: “Tanti giocatori non sono all'altezza”. Balestra: “I rossoneri ora hanno un'identità precisa”

C

alcisticamente cresciuto
nel Milan, Nello Santin
ha giocato 7 stagioni in
rossonero (dal 1963 al
1969) nel ruolo di stopper,
totalizzando 104 presenze
e vincendo uno scudetto,
una Coppa Campioni, una
Intercontinentale,
una
Coppa Coppe e una Coppa
Italia. Passato poi al Torino
che lo ha utilizzato nel ruolo
di terzino, Santin vinse

lo scudetto nel 1976-’77.
Visto il suo illustre passato
rossonero
lo
abbiamo
intervistato per analizzare
il momento positivo del
Milan.
In tre mesi Gattuso ha
cambiato volto alla stagione rossonera. Quali sono i
motivi di questa metamorfosi?
“Parto dal presupposto che
tanti giocatori non sono
all’altezza di giocare nel
Milan. Bada bene che parlo
da milanista e soprattutto
da ex calciatore di un Milan in cui vinsi tanto perché
c’era molta qualità. Ti sembrerà strano, ma io ritengo
che la società rossonera nonostante tutti i soldi spesi la
scorsa estate, ha acquistato
giocatori normali e non di
qualità. E non è un caso che
Montella non abbia raggiunto i risultati sperati. Per
ritornare alla tua domanda,

dico che Gattuso sta ottenendo ottimi risultati ma
non attraverso il gioco. Più
che altro si evidenzia la
grinta e la forza fisica che
Gattuso è riuscito a dare
alla squadra. Ma ti ripeto,
la qualità non c’è”.
Dunque, un Milan “figlio”
di Gattuso?
“Rino è un ragazzo impulsivo che mette grinta e determinazione su ogni cosa
faccia nella vita. Tutti lo
ricordiamo quando giocava e così è rimasto da allenatore. Serio e attento alle
regole da rispettare, cui la
squadra deve attenersi an-

che in allenamento. Così,
mancando la qualità, Gattuso sta costruendo un Milan con grande cattiveria
agonistica”.
Nello, il Milan deve incontrare Juve e Napoli. Pensi
che sarà arbitro dello scudetto? E qual è il tuo pronostico su Juve-Milan?
“Juve e Napoli sono più forti e hanno molta più qualità
rispetto ai rossoneri. Quindi anche il mio pronostico
per Juve-Milan non può che
pendere a favore dei bianconeri anche se il Milan
sarà un ostacolo difficile da
superare”.

Classe 1940, il Milan è per
lui una seconda famiglia.
Rossonero da sempre, ha
fatto parte dello staff tecnico di Fabio Capello ed è
stato uno dei principali collaboratori di Cesare Maldini. Apprezzato opinionista
tv dalle frequenze della
storica emittente milanese
Telenova, Luigi Balestra
ci ha gentilmente concesso
il suo competente pensiero sulla prossima sfida tra
bianconeri e rossoneri. E
non solo...
Mister Balestra, il Milan di
Gattuso è una brutta rogna per la Juve, che dovrà
affrontare i rossoneri con
molta attenzione.
“Il Milan in queste 10 gare
ha conquistato solo 2 punti
in meno della Juve avendo
tra l’altro una partita in
meno da recuperare. Gat-

tuso ha saputo quindi organizzare benissimo una
squadra che sembrava irriconoscibile e senza più motivazioni. Ringhio ha saputo
dare al gruppo mentalità
vincente, grinta, una rivalutazione su se stessi e il carattere. In poche parole ora
è un Milan con una precisa
identità”.
Dunque lei cosa prevede
per questa partita?
“Partiamo dal fatto che per
blasone e risultati ottenuti
in questi ultimi anni, e nella
sua storia, la Juve è sempre
la Juve, e sappiamo bene
che in questo momento della stagione che considero
chiave la squadra di Alle-

gri non può sbagliare. Cosi
come non può sbagliare
il Milan nella sua rincorsa alla zona Champions. I
bianconeri potrebbero forse essere più vulnerabili per
le assenze importanti che
hanno in questo momento.
Solo questo potrebbe essere un minimo vantaggio per
l’avversario”.

I campioni d'Italia affronteranno poi martedì
prossimo il Real Madrid.
Quante chances hanno i
bianconeri di superare il
turno? Ci da un giudizio su
Zidane come allenatore?
“Nel doppio confronto Allegri può giocarserla. Già
in passato la Juve ha fatto
fuori le due big spagnole e
contro il Real ci sono più
possibilità di successo a
differenza del Barcellona
che ritengo più ostico nella doppia partita. In queste
partite Allegri sa adattarsi
con abilità all’avversario
che affronta e, come detto prima, il Real è sempre
meglio affrontarlo nel doppio confronto. Zidane? Si è
molto 'italianizzato' e dalla
sua esperienza da giocatore si è portato dietro quella
mentalità che spesso vediamo riproposta nelle sue
squadre”.
Salvino Cavallaro
Marco Venditti

(Qui sopra due foto di Luigi
Balestra; nella parte sx
della pagina Santin con
Maldini e Maddè)

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

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rogro@inwind.it

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Marco Sanfelici
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Fabio Vergnano
Ermanno Vittorio

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Squadra Ospite

Insultare Leo? Sarebbe una sconfitta per la tifoseria bianconera

C

’è sempre stato un profondo legame fra la Juventus e i suoi giocatori.
Chi ha indossato la maglia
bianconera è rimasto legato
alla società e ai suoi tifosi.
E ogni volta che i calciatori hanno lasciato la Juve
per varie ragioni, quando
sono tornati da avversari
non hanno trovato ostilità
da parte del pubblico bianconero. Adesso nel giro di
4 giorni entreranno nello
Stadium due protagonisti
che hanno lasciato un segno
profondo e che nessuno può
dimenticare. Prima Leonardo Bonucci, oggi difensore
del Milan, poi Zinedine Zi-

dane, allenatore del Real
Madrid. Due giocatori molto
diversi per ruolo e per carattere, che a quanto pare
sono destinati a suscitare
nel popolo juventino reazioni differenti. Entrambi
hanno scelto di lasciare la
Juve, non sono stati ceduti
per lasciare spazio a giocatori di qualità migliore.
Zizou è volato a Madrid
seguendo i desideri di una
moglie bizzosa, ma non ha
creato scandalo. Bonucci
è andato al Milan e la sua
partenza ha creato un solco
profondo nei rapporti con
buona parte dei fans, una
scelta di campo che rischia

di distruggere la tradizione
secondo la quale chi ha fatto parte della Juve e poi ha
cambiato squadra, viene accolto a braccia aperte e mai
considerato un nemico. Leo
andrebbe lasciato in pace e
applaudito. I sei scudetti che
ha contribuito a conquistare formando con Barzagli e
Chiellini una barriera difensiva insuperabile, secondo
noi sono un lasciapassare
che non scadrà mai. Il vero
tifoso deve considerare ciò
che ha dato Bonucci quando giocava a Torino e non
può giudicare come un tradimento il fatto che un anno
fa abbia lasciato la Juve in
maniera del tutto inaspettata. Nel calcio ci sono strani
percorsi, svolte improvvise,
momenti in cui la vita cambia per i più svariati motivi. Verso Bonucci dovrebbe
esserci riconoscenza, non
ostilità. Torino gli è rimasta
nel cuore. Qui sono cresciuti i suoi figli, in un ospedale torinese è stato curato il
piccolo Matteo colpito da
una grave malattia. In pieno centro Leo ha ancora

una casa dove vive con la
moglie Martina quando non
è impegnato a Milanello. Gli
amici sostengono che non
abbia lasciato la Juve per
colpa di Allegri. Certo la lite
fra i due durante la partita
con il Palermo del febbraio
2017 e il successivo sgabello su cui fu relegato in
Champions a Porto, restano
episodi pesanti, ma non tali
da giustificare da soli un
cambiamento di maglia così
repentino. Lippi venne alle
mani con Vieri nell’intervallo di una partita, eppure
Bobone non fuggì. Anche il
Trap ebbe faccia a faccia
turbolenti con i suoi campioni. Un giorno, forse, Bonucci racconterà la verità
su una scelta che non può
oscurare 6 anni e 7 trofei
alzati. Il tifoso non dimentica nulla, il bello e il brutto
è per sempre nella memoria di chi ama una squadra
come lo sanno fare soltanto
gli appassionati fans bianconeri. E chi tifa Juve è
un privilegiato perché ha
provato godimenti che altri non sapranno mai cosa
siano, anche campassero
200 anni. Per noi Bonucci è
ancora sinonimo di vittoria.
Ricordate il primo scudetto
di Conte conquistato a Trieste? Emozioni che Leo ha
condiviso con tutti i tifosi
e che non possono essere
state cancellate. E allora
Bonucci va accolto come un
avversario normale, piuttosto ignorato, ma non insultato. Offenderlo vorrebbe
dire insultare la storia della
Juve di cui lui farà parte
a pieno titolo per sempre.
A Pogba è stato augurato
il meglio sui social quando
è ritornato a Manchester.
L’odio per Bonucci sarebbe
una sconfitta per una tifoseria che ha sempre saputo
distinguersi dalle altre.
Fabio Vergnano

Gattuso ha dipinto
un nuovo Milan
S

abato 30 dicembre
2017, il Milan di Gattuso è sotto 1-0 a Firenze
e rischia di scivolare in
classifica a ridosso della
zona “pericolosa”: il gol di
Hakan Calhanoglu evita
ai rossoneri una sconfitta
che pareva inesorabile e
che avrebbe trascinato
i rossoneri nel baratro.
Poi, quando la nave pareva avviata verso una deriva incredibile, la rotta e
il passo cambiano come il
giorno e la notte. Lo scenario ha dell’incredibile
considerando il ruolino
di marcia di Montella e lo
sciagurato inizio della legislatura Gattuso: i meriti
vanno senz’altro ascritti
al tecnico calabrese, condottiero capace di rivitalizzare giocatori svagati
e di regalare un copione
di gioco credibile alla sua
squadra. Lavoro, lavoro
e ancora lavoro, mantra
ripetuto da Gattuso ai
suoi, ogni giorno, ogni
sessione di allenamento,
in ogni colloquio individuale e collettivo. Quello
che è riuscito ad apportare il “nostro” da Corigliano Calabro, in un periodo
di tempo tutto sommato
ristretto, ha del miracoloso, ma è apparso evidente agli occhi dei più. Anche quelli più restii a dar
fiducia alle sua qualità di
allenatore, troppo legato,
dicono, al suo carattere e
ai suoi trascorsi nei campi di tutto il mondo. Fortino rossonero difficile da
espugnare, ecco la vera

fortuna del Milan di Gattuso. Erano 12 anni che
il Diavolo rossonero non
manteneva inviolata la
porta per sei partite stagionali consecutive, abbinando una condizione
fisica al top e una nuova
stagione in cui gli obiettivi tornano ad essere a
portata di mano. Senza
dimenticare la spinta del
pubblico amico, tornato
a riempire San Siro e a
dare linfa vitale, carburante necessario per ritrovare l’equilibrio delle
emozioni e la tranquillità
nel lavoro quotidiano. Il
Milan mai sconfitto fuori
casa in campionato nel
2018 (ultima débâcle il
17/12/2017 a Verona contro l’Hellas ) questa volta
è chiamato alla prova di
maturità contro la Juventus, la cui porta è inviolata da Dicembre (sempre
a Verona, sempre contro
l’Hellas l’ultima rete subita ) che vorrà riscattare l’opaca prova offerta
a Ferrara. Non sarà facile, tutt’altro, ma per
diventare “grandi” e soprattutto far vedere cosa
da grandi si vuol fare,
bisognerà uscire indenni dall’Allianz Stadium o
quantomeno giocarsela
senza timori reverenziali.
Lo sa la truppa del generale Gattuso e lo sa anche
la Juve, conscia che un
risultato positivo peserà
come un macigno nella
volata per lo scudetto.
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Storia / Aprile Juve di Ermanno Vittorio

Il primo scudetto Juve e lo storico 6-1 del 1997
La nascita di 'Farfallino' Borel II, l'avventura canadese di Roberto Bettega e l'esonero di Sandro Puppo
1 aprile 1956
Esordio in campionato ed in
serie A per Gino Stacchini, la
partita è Atalanta-Juventus
(1-1), gol bianconero di Bartolini alla sua prima segnatura; l’ala sinistra Stacchini
raccoglierà un ricco palmares nella Juventus, con 236
presenze con 44 gol, 4 scudetti e 3 coppe Italia.
2 aprile 1905
La Juve pareggia 1-1 a Torino contro i campioni in carica del Genoa nella quarta e
ultima gara del girone finale
del campionato italiano del
1905 e ipoteca il primo scudetto della sua storia, che
giunge
matematicamente
una settimana dopo quando
il Genoa è fermato in casa
dall'Unione Sportiva Milanese per 2-2.

4 aprile 1984
Amichevole della Juve a
Bologna contro il Toronto
Blizzard nelle cui fila milita Roberto Bettega; la Juve
schiera alcuni Primavera
per le convocazioni della
nazionale che ha tolto molti giocatori alla rosa. Serata
fredda e pioggia battente,
0-0. Gli spettatori, nonostante il clima, sono 11.000.
5 aprile 1914
Nasce, a Nizza Marittima,
Felice Placido Borel II,
uno dei più grandi campi,
uno dei più grandi campioni della Juve di tutti i tempi. Terminata la carriera di
calciatore, in alcuni periodi

3 aprile 1952
Il settimanale sportivo torinese “Turin-Juve” lancia un
referendum tra i suoi lettori per scegliere il campione
straniero preferito. Si aggiudicherà il premio il bianconero Praest con 10.121
voti, segue l’altro danese
della Juve John Hansen con
8.934, più distanziati gli altri stranieri del campionato
Gren, Nordhal e Nyers che
militavano con Milan ed Inter.

del gallese, segue il sampdoriano Firmani con 22.

condusse anche la squadra come allenatore. In
bianconero 308 presenze e
158 e ha vinto i campionati
1932/33, 1933/34, 1934/35 e
la Coppa Italia 1937/38. Con
la nazionale ha vinto il mondiale 1934.
6 aprile 1997
La Juve vince un “Set” a
San Siro (6-1) sul malcapitato Milan, goleador di giornata Jugovic (2), Vieri (2),
Zidane (rigore) e Amoruso.
Per il Milan si tratta della
sconfitta casalinga più pesante dall’avvento del Girone unico del 1929.
7 aprile 1984
Amichevole della Sampdoria
ad Alassio che affronta il Toronto Blizzard tra le cui file
giocano l’ex bianconero Bettega e l’ex laziale Wilson. La
Sampdoria s’impone (3-2)
con i gol di Bellotto, Francis,
Casagrande, per i canadesi i
gol sono di Bettega e di Ace
su rigore.
8 aprile 1920
La direzione della Juventus,
interpretando il desiderio di
molti soci, offre un banchetto alla prima squadra per
festeggiare l’ingresso nel
Girone Finale del campionato. La cena sociale ha luogo
presso il Ristorante “Stella
d’Italia” in Barriera di Casale n° 89. Costo della quota:
lire 20.
9 aprile 1905
Nel giorno di riposo del girone di finale che vedeva
affrontarsi US Milanese e
Genoa, i bianconeri si aggiudicano il loro 1° campionato. La partita Genoa-US
Milanese termina 2-2. La
classifica finale vede prima

14 aprile 2003
Muore a Verona Vincenzo
Traspedini, centravanti della Juventus 1964/65, con la
Juventus conquista la Coppa Italia 1965 disputando
da titolare la famosa finale
all’Olimpico di Roma vinta
contro l’Inter per 1-0 con
gol di Menichelli.
la Juve con 6 punti, Genoa 5,
US Milanese 1. I protagonisti del primo scudetto nella
storia della Juve: Durante, Armano, Mazzia, Walty,
Goccione, Diment, Barberis,
Varetto, Forlano, Squair,
Donna.

10 aprile 1983
La Juve travolge al Comunale l’Ascoli 5-0, gol di
Bettega, Rossi (2), Tardelli
e Platini. Una domenica da
ricordare per vari motivi.
Dino Zoff raggiunge la 566ª
presenza in Serie A eguagliando il primato di Silvio
Piola che è in tribuna ad applaudirlo. Bettega sigla il gol
n° 3.000 della storia della
Juve in campionato. Non da
meno Platini, che sigla il suo
gol con una magia: colpo di
tacco a scavalcare il libero
dell’Ascoli Scorsa e pallo-

netto sull’uscita del portiere
Brini.
11 aprile 1973
Semifinale d’andata di Coppa Campioni tra Juve e gli
inglesi del Derby County, la
partita si disputa a Torino
di pomeriggio, uno splendido sole fa da contorno, tifo
alle stelle e Juve grandiosa
che s’impone 3-1 grazie alla
doppietta di Altafini e rete di
Causio.
12 aprile 1959
Esordio in campionato e
nella massima divisione
per Gianfranco Leoncini
che a 19 anni inizia la sua
avventura in bianconero.
L’esordio non è fortunato:
Lanerossi Vicenza-Juve 1-0
ma il resto della carriera si
commenta da solo: 379 presenze in totale con 25 gol, 3
scudetti e 3 coppe Italia nel
suo palmares.
13 aprile 1958
La 28ª giornata mette di
fronte al Comunale la capolista Juve e il Bologna sesto.
Pioggia per tutta la gara ma
i bianconeri esaltano la loro
classe imponendosi 4-1 con
gol di Sivori, Charles, Boniperti e Stacchini. L’ennesima rete di Charles consolida
il suo primato nella classifica cannonieri, sono 27 i gol

15 aprile 1957
L’allenatore Sandro Puppo
viene esonerato dallo staff
dirigenziale della Juve, la
squadra è al 14° posto in
classifica, in crisi di risultati
e di gioco; il cambio di tecnico si spera porti una ventata
d’entusiasmo nella squadra
che viene affidata all’ex calciatore Teobaldo Depetrini,
che guiderà la squadra fino
al 9° posto finale.

(Nella prima colonna il primo
scudetto Juve raccontato da
'La Stampa Sportiva'; nella
seconda colonna in alto
Bettega e in basso Borel II;
nella quarta colonna titolo
'La Gazzetta dello Sport' e
copertina 'Guerin Sportivo' in
cui compariva ancora Bettega;
nella sesta colonna Sandro
Puppo e Giampiero Boniperti)

8

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Numeri e Statistiche di Massimo Fiandrino

Max scudetto con entrambe: 1° Mister a riuscirci (anche se Capello...)
L'impresa era già stata realizzata da Don Fabio ma cancellata da 'calciopoli'. Altafini bomber della sfida

M

ax Allegri è il primo
allenatore ad aver
vinto lo Scudetto con Juve e
Milan. Col Milan all’esordio
nel 2010/2011 e 3 consecutivi alla guida della Juve
(2014-2017). In realtà l’impresa era già stata realizzata da Fabio Capello che ha
vinto 4 Scudetti in rossone-

ro (tre consecutivi 1991/94
e nel 1995/96) e avrebbe
vinto 2 titoli sul campo con
la Juve nel 2004/2005 e
2005/2006, ma 'calciopoli'
li cancellò. Gli ultimi che
hanno allenato entrambi
i club: Carlo Ancelotti ha
vinto lo Scudetto alla guida
del Milan nel 03/04 dopo

non essere andato oltre due
secondi posti con la Juve
(99/00 e 00/01). Alberto
Zaccheroni già Campione
d’Italia con i rossoneri nel
98/99, nel gennaio 2010
sostituì Ciro Ferrara sulla
panchina Juve non andando oltre il 7° posto. Anche
Giovanni Trapattoni ha allenato entrambe le squadre, il Milan dal 1974-1976
con Nereo Rocco (ma non
ha vinto il titolo) e la Juve
dal 1976 al 1986 e dal 1991
al 1994 (vincendo 6 Scudetti e tutte le Coppe Europee).
È doveroso sottolineare che
Calciopoli ha tolto a Capello, vincitore dello Scudetto
con la Roma 2000/2001,
altri due primati: avrebbe 7
scudetti in bacheca (e non
5 come adesso) come Trapattoni e sarebbe diventato Campione d’Italia su tre
panchine diverse.

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MAX TRA MILANO
E TORINO INSEGUE
CARCANO
91 le vittorie di Allegri in
178 panchine ufficiali con il
Milan fra Campionati e Coppe, 49 pareggi e 38 sconfitte. In Rossonero ha vinto lo
Scudetto nel primo Campionato alla guida del Milan e
una Supercoppa Italiana.
8 le vittorie di Allegri in 14
sfide ufficiali fra Campionati e Coppe contro il Milan,
completano lo score 1 pareggio e 5 sconfitte.
4 Allegri insegue il suo 4°
Scudetto consecutivo, nella
storia del calcio italiano solo
CARCANO negli anni '30.
143 le panchine di Allegri in
campionato alla guida della
Juve, 108 vittorie, 20 pareggi e 15 ko (290 reti realizzate; 86 subite). Meglio di lui
solo 2 tecnici: LIPPI 149 vittorie e TRAPATTONI 213.

cord: tripletta al Comunale
di Torino in Juve-Milan 1-7
del 5/21950. Capitano e Leader nei primi anni '50 con
i rossoneri vince 2 Scudetti
e 5 classifiche cannonieri
(record).
GIAMPIERO BONIPERTI
9 GOL
Centravanti, poi finalizzatore, poi mezzala, poi grande

ROBERTO BETTEGA
8 GOL
Attaccante completo, intelligente, coraggioso, abilissimo nel gioco aereo. Ha
realizzato 8 reti al Milan
tra cui la storica doppietta
(con il famoso colpo di tacco) a Cudicini il 31/10/1971
in Milan-Juve 1-4. Vince in
bianconero 7 Scudetti.

BOMBER DELLA SFIDA
NEL DOPOGUERRA.
COMANDA ALTAFINI
JOSÈ ALTAFINI
14 GOL
(13 MILAN, 1 JUVE)
Centravanti, nazionale brasiliana e italiana. 7 campionati nel Milan e 4 nella
Juve. Due scudetti vinti con
i rossoneri e 2 con i bianconeri. Ha realizzato un poker
il 12/11/1961 in Milan-Juve
5-1.
GUNNAR NORDAHL
11 GOL
Centravanti potente, alla
Juve segna subito poi ne
realizza altri 10. Il suo re-

regista. A 20 anni ha vinto
la classifica cannonieri. Ha
segnato 9 gol al Milan e
tutti su azione, il primo il
6/5/1948 (Juve-Milan 2-1) e
l’ultimo il 15/5/1960 (JuveMilan 3-1).

(In alto a sx il celebre
colpo di tacco di Bettega
a San Siro il 31/10/1971;
in alto Allegri; in basso
Altafini in azione con la
maglia del Milan)

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Numeri e Statistiche di Massimo Fiandrino

Quanti viaggi sulla A4: l'ultimo è stato Bonucci
B

onucci è solo l'ultimo
della serie ma ci sono
stati altri trasferimenti clamorosi dalla Torino bianconera alla Milano rossonera.
MORA Bruno (Ala destra).
Alla Juventus per 2 stagioni, segna 17 gol. Poi ne
fa 26 nel Milan dal 1962
al 1969. CAPELLO Fabio
(Centrocampista). Sei stagioni (e 27 gol) alla Juve e
4 (con 4 reti) al Milan tra il
1970 e il 1980. ROSSI Paolo (Attaccante). Tanti gol
(24) a Torino (1981-1985) e
poca fortuna al Milan (2 gol
tra 1985 e 1986). BAGGIO
Roberto (Attaccante). Cinque anni di Juve dal 1990
e due di Milan per un totale
di 90 reti. INZAGHI Filippo
(Attaccante). Juve dal '97 al
2001, poi la gloria al Milan:
11 anni, 73 gol e 2 Champions. BONUCCI Leonardo
(Difensore). Lascia la Juve
nel 2017 dopo 7 stagioni e
6 scudetti vinti consecutivamente. Con la maglia Juve
319 presenze ufficiali fra
Campionati e Coppe e 19
reti. Ricordiamo anche Legrottaglie (6 stagioni Juve
e 6 mesi al Milan), Aquilani (un anno in entrambe)
e Matri (in Bianconero dal
gennaio 2011 al giugno
2013 con 69 presenze e 29
reti in Campionato) e passa al Milan dove aveva già
esordito in serie A nel 2003
ma in rossonero solo 15
presente e 1 gol.
UNA SFIDA INFINITA
INIZIATA NEL 1901 A
TORINO
51 gli Scudetti conquistati
dalle due squadre, 33 dalla
Juve (mancano i 2 revocati dopo calciopoli) e 18 dal
Milan. Della Juve il record
di Scudetti consecutivi: 5
di fila per due volte dal
1931 al 1935 e 6 dal 2012

al 2017 (3 con Conte e 3
con Allegri). Un tris per il
Milan tra il 1992 e il 1994
con Capello in panchina.
27 le Coppe Europee conquistate dalle due squadre:
18 per il Milan (primato
mondiale), 10 per la Juventus. I rossoneri hanno vinto
7 Coppe Campioni, 2 Coppe
delle Coppe, 5 Supercoppe Europee e 3 Intercontinentali. I bianconeri hanno
collezionato due Coppe dei
Campioni, 1 Coppa delle
Coppe, 3 Coppe Uefa, 2 Supercoppe Europee e 2 Intercontinentali.
1901 è la prima sfida fra i
due club ed è quella più antica e giocata più volte: 196.
La prima volta fu giocata il
28 aprile 1901 sul campo
di Piazza d’Armi a Torino e
vinsero i rossoneri per 3-2.
197 le sfide in Campionato.
165 volte in Serie A nel girone unico, 4 nel Torneo Misto del 45/46 e 28 nel Torneo ante-girone unico. È la
sfida più giocata in Serie A:
Juve 75 successi, 59 del Milan, 63 pareggi. 548 le reti
delle sfide, 285 bianconere
e 263 rossonere.
7-1 la vittoria del Milan
sul campo della Juve il 5
febbraio 1950, la sconfitta
più pesante di sempre per i
bianconeri in Serie A.
6-1 è la vittoria della Juve a
San Siro del 6/4/97, il ko più
pesante del Milan in casa in
A.
14 i gol realizzati da Josè
Altafini, il capocannoniere
della sfida (205 gare e 120
reti totali con i rossoneri, 74
partite e 25 gol con i bianconeri).
5 le reti realizzate da Van
Hege, il belga del Milan il
14 gennaio 1912, MilanJuve 8-1.
4 le reti di Altafini, il 12 novembre 1961 in Milan-Juve
5-1 (in gol anche Rivera per

il Milan e Rosa per la Juve),
è l’unico poker delle sfide
fra le due formazioni.
90 Negli anni ‘90 8 Campionati sono stati vinti da Milan
e Juventus, 5 per il Milan
(91/92, 92/93, 93/94,95/96,
98/99), 3 per la Juve (94/95,
96/97, 97/98).
JUVE 6 SU 6 ALLO
STADIUM
2/10/11 Juve-Milan
(Marchisio 87' e 92')

2-0

SOTTO LA MOLE JUVE
OK UNA VOLTA SU DUE
40 le vittorie della Juventus in 82 sfide a Torino in
Campionato con il Milan,
la più vistosa il 4-0 del
22/04/1934 (Ferrari 2, Borel II e Sernagiotto).
21 i pareggi (gli ultimi due
per 0-0 il 12/03/2006 e il
18/12/2004).
21 le vittorie “corsare” del
Milan, la più vistosa coincide con il ko più pesan-

to a un anno fa (allora + 8
sulla Roma, adesso + 2 sul
Napoli). La Juve record di
Conte aveva 78 punti dopo
29 gare nel 13/14, poi chiuso con 102.
10 La Juve non subisce gol
da 10 gare consecutive, record eguagliato in A stabilito sempre dalla Juve nel
15/16, allora subirono il
primo gol dopo 974 minuti. Juve unica squadra nei
principali tornei europei
senza gol subiti nel 2018.
20 le partite su 29 senza
subire gol per la Juve in
questo Campionato e per i
Bianconeri la miglior difesa
del Torneo (15 gol subiti).
La Juve nello scorso torneo
non aveva subito gol in 18
partite su un totale di 38.
931 La Juve non subisce
gol in Campionato da 931'
minuti (gol di Caceres a Verona). I Bianconeri hanno
subito solo 1 gol nelle ultime 16 gare.
67 i gol realizzati dalla
Juve e dalla Lazio, migliori attacchi del Campionato.
Per trovare tanta prolificità
bisogna risalire al 59/60.
MILAN ALLA PARI DELLA
JUVE NEL RITORNO

21/04/13 Juve-Milan 1-0
(Vidal al 57' rig.)
6/10/13 Juve-Milan
3-2
(Muntari 1' e 90',
Pirlo 15', Giovinco 69',
Chiellini 75')
07/02/15 Juve-Milan 3-1
(Tevez 14', Antonelli 28',
Bonucci 31', Morata 65')
21/11/15 Juve-Milan 1-0
(Dybala 65')
10/03/17 Juve-Milan
2-1
(Benatia 30', Bacca 43',
Dybala 97' rig)

VALERIA e ANTONELLA
Via Mazzini, 33 - TORINO - Cell. 340 7131743

te di sempre della Juve in
Serie A, Juve-Milan 1-7
(5/2/1950). Gli ultimi 2 successi del Milan in A a Torino contro la Juve, datati
05/03/11 per 1-0 (Gattuso)
e il 10/01/10 per 3-0 (Nesta,
2 Ronaldinho)
NEL 2018 MADAMA
UNICA IN EUROPA SENZA
SUBIRE GOL
75 i punti collezionati dalla
Juve in questo Campionato
dopo 29 turni, più 2 rispet-

6 i giocatori del Milan,
cacciati in questo torneo,
record negativo
stagionale alla pari del Bologna:
Calhanoglu; Bonucci; Romagnoli; Suso; Rodriguez;
Calabria.
5 Milan vittorie consecutive (Spal, Sampdoria, Roma,
Genoa, Chievo) e per i Rossoneri 10 gare utili (8 vittorie e 2 pareggi), 26 punti su
30 parziali.
2,14 La media punti di Gattuso, il miglior mister dei
subentrati in questo torneo
con 30 punti in 14 gare (9
vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte) e il 3° miglior mister

in assoluto dopo Allegri
(2,58) e Sarri (2,52) in questo campionato.
25 i punti conquistati dal
Milan nel ritorno. I Bianconeri ne hanno collezionati
28 con una gara in più. Il
Milan deve recuperare il
derby contro l'Inter.
21 i precedenti in serie A di
Gattuso da giocatore della
Salernitana (2) e Milan (19)
contro la Juve: 8 vittorie,
7 sconfitte, 6 pareggi. Ha
saltato solo cinque volte la
sfida.
1 Gattuso ha segnato un gol
a Torino nella vittoria del
Milan di Allegri contro la
Juve di Del Neri nell'ultimo
Scudetto Milan 2011 (vittoria rossonera 1-0 datata
5/3/11).
1 Un cartellino rosso subito
da Gattuso contro la Juve,
il 12 marzo 2006 sempre a
Torino al 70' cacciato da De
Santis, gara finita 0-0.
4 Le altre sfide giocate da
Gattuso contro la Juve, la
più importante la Finale di
Champions vinta dai rossoneri ai rigori a Manchester
il 28 maggio 2003.
(In mezzo alla pagina
Roberto Baggio; in alto
a destra Bonucci)

VALENTINA
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Il Ricordo

Piero Ostellino, uno dei pochi a criticare 'Calciopoli'
Ripubblichiamo la lettera aperta del grande giornalista italiano recentemente scomparso

I

l 10 marzo 2018, all'età di
82 anni, è venuto a mancare un grande giornalista
italiano: Piero Ostellino. Tifoso Juventino doc che, tra
le altre cose, si è distinto anche per aver combattuto ed
essersi opposto con fortissimo senso critico, con la sua
penna e le sue analisi, allo
scandalo del 2006 denominato Calciopoli. Facendosi
per l'occasione anche qualche nemico. Uomo di grande cultura e dalla forte personalità, con lunghissima
esperienza e militanza nel
giornalismo di alto livello
con varie cariche (direttore
di testata, corrispondente, editorialista, ecc), a suo
tempo fu anche tra i fondatori del Centro di ricerca
Luigi Einaudi e della rivista
"Biblioteca della Libertà".
Ha scritto anche alcuni libri
di discreto successo. La Redazione di 'JuveToro' (e di
'Giùlemanidallajuve.com'),
grazie al prezioso input di
Antonio Catapano, ha deciso di salutarlo riprendendo
e ripubblicando la sua celebre lettera aperta del 2011
alla 'Gazzetta dello Sport'.

(Caro direttore, lasciatelo
dire. Voi giornalisti sportivi non ce la farete mai a
spiegare come sono andate
le cose del calcio nazionale dal 2006 ad oggi perché
la vicenda non è sportiva,
ma politica. Qui, ci vuole
l’analista politico, con l’ausilio di un po’ di Machiavelli, il teorico e consigliere
del Principe; un po’ di Talleyrand, il vescovo che servì cinicamente, ma con pari
successo, il Re di Francia, la
Rivoluzione che al Re tagliò
la testa, la Restaurazione
che ripristinò lo status quo
pre-rivoluzionario senza il
Re; un pizzico di Brancaleone da Norcia, che non ubbidiva ad altra regola che
alla propria lucida follia.
Nel 2006, con una sentenza
“politica” – che, per dirla
col Palazzi d’epoca, “rifletteva un diffuso sentimento
popolare”, secondo la tradizione demagogica e populista di corresponsabilizzare
il Popolo delle porcate della politica - fu sconfessata
una squadra che aveva vinto sul campo, i cui giocatori
avrebbero dato all’Italia il

titolo di campione del mondo, e smantellata un’azienda quotata in Borsa con
un danno patrimoniale di
molte, molte centinaia di
milioni di euro. Una sentenza in cui si diceva che non
una sola partita era stata
truccata ma che il campionato era stato ugualmente
alterato. Fu un golpe. Si era
in piena “fase Machiavelli”.
La nuova dirigenza juventina, subentrata a Giraudo
e a Moggi, mostrò una rassegnazione che andò ben
oltre l’autolesionismo. Ma
quei dirigenti non erano
degli sprovveduti. Erano i
disciplinati “funzionari” di
quella grande burocrazia
weberiana, i semplici “sottotenentini” di quel compatto esercito che era la
Fiat. Avevano ricevuto delle direttive e le eseguivano come un militare cui si
sia detto, a Torino, “avanti
march” e ci si sia, poi, scordati di intimargli l’”alt”. Lo
si era ritrovato allo Stretto di Messina che batteva
il passo. Alle loro spalle si
allungava l’ombra dei due
Grandi Consiglieri che avevano servito esemplarmente il Principe e che, ora, ne
interpretavano le ultime
volontà con quell’eccesso
di realismo che contraddistingue i grand commis
quando si incarnano nel
Principe non avendone né
la grandezza né l’equilibrio
politici. Fu un disastro cui
contribuì, in modo decisivo,
la Federazione italiana gioco calcio nelle vesti di Talleyrand, assecondando la
logica del Potere, non quella dello Sport; in omaggio al

detto del gran cinico che “i
princìpi sono belli soprattutto perché li si può disattendere quando si vuole”. A
questo punto, però, la musica cambia. Si entra nella
fase
dell’imprevedibilità
della Commedia dell’Arte.
Luciano Moggi non accetta
di fare da capro espiatorio,
veste i panni (solo apparentemente) del pazzo Brancaleone da Norcia; tiene duro
di fronte alla magistratura
ordinaria – che, per parte
sua, non può “far politica”
come ha fatto quella sportiva - difendendo se stesso
e, indirettamente, persino
la Juve che ha rinunciato
a difendersi. Pare votato
al suicidio, dopo che hanno cercato di farlo a pezzi.
Invece, è il solo che veda
lucidamente quale è il gioco che si sta giocando e lo
scombina. Saltano fuori intercettazioni, in un primo
tempo scartate, che riguardano non solo la (supposta
e comunque lieve) “slealtà
sportiva” della Juve, per la
quale è stata cacciata in B,
ma anche comportamenti ben più compromettenti
dell’Inter. Con la relazione
di Palazzi, l’Inter è accusata di “illecito sportivo”;
un’accusa pesante, anche
se ancora tutta da provare. All’Inter era stato assegnato un titolo di campione
d’Italia che non meritava,
non da un ex dirigente interista, ma sotto l’egida di
un avvocato d’affari, bene
addentro ai Poteri nazionali, nominato Commissario
della Figc. Che aveva fatto
il suo mestiere. Aveva assecondato, con la sua indub-

bia autorevolezza di studioso, il Potere del momento.
Siamo, ora, alle battute
finali. L’Inter - alla dura
presa di posizione della
Juve, per bocca del suo presidente, Andrea Agnelli, che
chiede giustizia - reagisce
come da copione precedente. Che non funziona più e si
traduce in una sorta di regressione infantile; né arrogante né immorale ma che,
come quella di un bambino
che non sa ancora che cosa
sia la morale, è a-morale.
Si indigna perché sarebbe
stata messa in discussione l’”onestà personale” di
Facchetti – che “personalmente” era un gentiluomo
- mentre in discussione è il
suo ruolo di rappresentan-

te degli interessi dell’Inter.
Direbbero a Milano, che
l’Inter “fa il piangina”. E la
Federazione – che non ha
ancora capito da che parte penda ora il pendolo del
Potere - riveste i panni di
Talleyrand e “decide di non
decidere”. Ma la Juve non
molla; si appellerà alla giustizia ordinaria. Per l’Inter,
piangere e fo***re non paga
più.)
A distanza di anni possiamo
dire che la lettura finale che
vedeva una Juve che non
avrebbe mollato appellandosi alla giustizia ordinaria,
si è dimostrata fin troppo
ottimistica.
Antonio Catapano

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Spettacoli e cultura

Il ritorno 'virtuale' del 'Piccolo Principe'
È finalmente nato il canale ufficiale di Prince su 'Youtube'. All'interno rarità poco trasmesse dalle tv

P

rince Roger Nelson è
stato trovato senza vita
in un ascensore del suo
complesso “Paisley Park”,
nei pressi di Minneapolis,
il 21 aprile 2016. Il folletto
afroamericano alto solo 158
cm, che per qualche decennio ha collezionato successi
pop di livello mondiale, ha
lasciato la vita terrena a
soli 57 anni, e quel grande
complesso dove è morto
a causa di un’overdose di

farmaci era il suo mondo,
che comprendeva studio di
registrazione e zona concerti (oltre ad alcune aree
private e riservate). Riguardo alle sue feste private,
svoltesi proprio in quella
sede, dove lui stesso si esibiva molto volentieri, girano voci abbastanza colorate
che spesso sfumano tra la
realtà incredibile e la leggenda metropolitana. Ora
Paisley Park è diventato anche attrazione turistica, con
tanto di possibilità di visite
guidate, previo pagamento
del biglietto d’ingresso, e
tanti gadget da acquistare.
Il piccolo grande Roger probabilmente è vissuto quasi
solo per la musica, non a
caso è considerato uno dei
più grandi e completi artisti
di sempre, ed ha collezio-

nato fans in tutto il mondo
(compresi altri grandissimi
artisti come Freddie Mercury, Duran Duran, Miles Davis). Cantautore, musicista
poliedrico, polistrumentista, (grande chitarrista, ma
sostanzialmente era in grado di realizzare un album
dall’inizio alla fine, con tutti
gli strumenti, praticamente anche da solo) ballerino,
coreografo, qualche volta
anche regista. Più varie ed
eventuali. Fenomenale, così
andrebbe ricordato. Per
qualche decennio è stato il
vero contraltare afroamericano di gente come Michael
Jackson, Stevie Wonder, ecc,
che pur con le loro stranezze, avevano un’immagine
decisamente più buona e
rassicurante. E infatti, pur
rappresentando ad alto li-

vello la musica nera, quei
personaggi piacevano anche moltissimo ai bianchi.
Per il geniale folletto di
Minneapolis invece è stato
un po’ diverso, soprattutto inizialmente, lui era di
un'altra pasta, provocante e provocatorio, in tutto:
abbigliamento, pettinatura,
trucco, atteggiamento, testi
dei brani, voce, video. Ambiguo, controverso, perverso, irrequieto, stravagante
ed eccentrico fino al midollo, a volte mezzo nudo,
a volte elegantissimo ma
anche molto appariscente e
rasente al kitch. Personaggio molto forte e d’impatto,
fatto di sesso, ma anche dolcissimo e romanticissimo
all’occorrenza, il suo percorso per il successo è stato
di altro tipo. Ha fatto un’al-

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tra strada lui. Forse perché
anche dal punto di vista
musicale era molto meno
catalogabile. Ha miscelato
praticamente
qualunque
genere con personalità e
grande istinto dell’esplorazione e dell’innovazione,
costruendo brani molto piacevoli e orecchiabili e brani
completamente scollegati
dalle regole precostituite
del successo facile e dalla
realtà spesso miope dello
star system. I grandi artisti non seguono la moda,
la creano. Dal punto di vista culturale infatti è stato
una bomba che ha colpito
là dove gli altri non erano
mai arrivati. Ha raccolto insieme mondi molto distanti
tra loro, come la black music più tradizionale e il rock
bianco, e li ha declinati alla

sua maniera pop. Ma non
basta, perché nel corso del
tempo dentro la sua musica
ha infilato dentro tanti giovani artisti, vecchie influenze come Disco Music anni
70 (ad inizio carriera) e
nuove influenze come l’Hip
Hop, il Rap, la dance, e suoni artificiali di ogni genere
(negli anni successivi). Non
aveva un perimetro creativo preciso e prevedibile
e la sua musica non aveva
un obbiettivo commerciale
scontato e precostituito o
comunque lo aveva molto
meno di altri artisti. In buona sostanza era nato per
suonare e lo ha fatto in studio e dal vivo praticamente
per tutta la vita, dall’adolescenza in poi, con un’etica
del lavoro e uno stacanovismo incredibili.

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Spettacoli e cultura

Diciamolo pure, ha prodotto
fin troppo (anche più di un
album all’anno) e forse ad
un certo punto era anche
inflazionato;
addirittura
una 40ina di album ufficiali circa in tutto e decine di
altri progetti di vario genere. Le ore di registrazioni in
studio mai pubblicate poi,
di cui in tanti favoleggiano, sono nell’ordine delle
migliaia e sono tutte chiuse
in cassaforte. Eppure, nonostante la sua genialità,
la sua irrequietezza gli ha
creato diversi problemi con
le case discografiche, e gli
ultimi due decenni lo hanno
visto un po’ meno presente
dal punto di vista della visibilità. Il suo era pur sempre
un nome grosso, e la fama
ovviamente c’è sempre stata e i nuovi dischi anche,

ma il tutto era forse un pochino più sommerso rispetto al passato. Forse sono
mancate le grandi hit, e poi
non fa mai bene mettersi
contro dei colossi dell’intrattenimento che, bene o
male, hanno ramificazioni
aziendali ovunque (media,
cinema, radio, TV, pubblicità, distribuzione, produzione). E nel suo caso la vita gli
si complicò parecchio quando durante una causa legale gli vietarono di utilizzare
persino il suo nome (anche
il nome “Prince” era contrattualizzato e legato a dei
vincoli precisi). Utilizzò così
quel logo, di sua invenzione,
che aveva già cominciato
ad utilizzare poco tempo
prima, e che era la fusione
del simbolo maschile e del
simbolo femminile, per fir-

marsi, presentarsi e promuoversi (insieme ad altri
pseudonimi). Il fatto però è
che, al di là di questi scogli,
e oltre all’avanzare dell’età
(per conquistare le nuove
generazioni, per quanto
bravi si possa essere, la giovinezza aiuta sempre), egli
non aveva neanche mai pianificato un vero approccio
web e social. Molti artisti
delle vecchie generazioni
hanno sempre avuto paura
che il web potesse diventare solo un modo per regalare la musica al primo fesso
che passa, senza poterci
guadagnare più niente. E
così non ci hanno mai ragionato sopra abbastanza,
nonostante il mondo ormai
da tempo stesse cambiando
inarrestabilmente, e di conseguenza molti giovanissimi
oggi non sanno neanche chi
è Prince. La notizia più succosa e importante degli ultimi mesi però, è che qualco-

sa è cambiato, e finalmente
è nato il canale ufficiale di
Prince su 'youtube', dove
da qualche tempo gradualmente vengono caricati tutti i suoi video. Le bellissime
ragazze che lo circondavano, i suoi colori esagerati, le
sue performance graffianti
e provocanti, sono perle,
quasi tutte ormai, lì da vedere, diffondere, linkare,
e da tramandare ai posteri. All’interno della lista
ci sono anche delle rarità
che a suo tempo passarono
pochissimo in tv nei canali
musicali, come per esempio

il lunghissimo video in versione estesa di "Partyman",
che fu realizzato a scopo
promozionale per il film
“Batman” del 1989, (regia
di Tim Burton), di cui Prince
curò tutta la colonna sonora. Nel video lo si vede come
un favoloso Joker vestito
di viola, coi capelli verdi e
il viso metà bianco e metà
nero (in stile Due Facce)
canterino e ballerino (con
tanto di “spaccata”). Ma ci
sono anche video che sono
passati poco in tv per altri
motivi come il linguaggio
esplicito, o semplicemente
perché ad un certo punto la
celebre MTV dei bei tempi
è gradualmente diventata
una tv generalista piena
di robacce inutili, e tutta
la musica è stata buttata
dritta dritta nel WC. Consi-

gliamo dunque ai lettori appassionati di musica di farsi
periodicamente un bel giro
sul tubo e cercare. Nel frattempo si spera anche che
alcune vecchie questioni legali vengano archiviate da
chi di dovere e che eredi e
case discografiche vecchie
e nuove lavorino insieme
per onorare e valorizzare lo
sconfinato lavoro del genio
di Minneapolis. Un’ultima
riflessione, “tanto per”.
Dove poteva mai morire
uno come Prince? Il destino ha risposto a questa
domanda in modo banale
e prevedibile ma, a pensarci bene, forse anche in
modo giusto e rispettoso:
ovviamente è morto in uno
studio di registrazione.
Antonio Catapano

14

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Spettacoli e cultura

Il restauro del planetario e le meraviglie di Prinotto e Piffetti
Fino al 31 dicembre a Palazzo Madama in concomitanza con la mostra sull’ebanisteria alla Reggia di Venaria

I

n concomitanza con la
mostra sull’ebanisteria in
programma dal 17 marzo
alla Reggia di Venaria, Palazzo Madama presenta dal
21 marzo al 31 dicembre
2018 un nuovo allestimento, che vede protagonisti
gli arredi di Luigi Prinotto
e Pietro Piffetti dalle collezioni di Palazzo Madama.
L'allestimento si sviluppa al piano nobile tra Sala
Quattro Stagioni, Camera
di Madama Reale, Camera
Nuova e Gabinetto Cinese.
La curatela dell'esposizione
è di Clelia Arnaldi di Balme.
Il nuovo allestimento consente di valorizzare lo stile
fantasioso di questi arredi,
che comprendono console,
mazzarine, cassettoni, crocifissi, tavolini. Le nuove
didascalie approfondiscono
i collegamenti della loro
arte con la cultura artistica
contemporanea in Europa
e in Oriente, la trattatistica relativa all’ebanisteria,
l’interesse per la scienza e
le tecniche a trompe l’oeil.
Intarsi in avorio, tartaruga, metalli e legni pregiati.
Luigi Prinotto e Pietro Piffetti, figure cardine nella
storia del mobile e dell’ornato in Italia, hanno portato l’ebanisteria piemontese
del '700 ai massimi livelli.
Nell'incontro di presentazione di mercoledi scorso
particolare attenzione è stata dedicata al restauro e al
rimontaggio del Planetario
attribuito a Pietro Piffetti,
un modello meccanico che
riproduce la configurazione del Sistema solare come
era conosciuto alla metà
del Settecento, e cioè con
i pianeti fino a Saturno. Il
Planetario viene esposto al
pubblico in Camera Nuova
nella configurazione statica
del sistema solare secondo
la teoria copernicana come
nota a metà Settecento, accompagnato da un video
che illustra il restauro e il
funzionamento dell’opera,
che serviva a illustrare: la
simulazione del moto di due
pianeti con orbita circolare,
il moto ellittico di un pianeta intorno al Sole, il concetto di orbita retrograda, la
teoria tolemaica non più in
vigore, il moto orbitale della
Luna intorno alla Terra e al-

tri concetti dell’astronomia.
Ad arricchire il percorso,
una selezione di incisioni
sul tema dell’ornato e dei
modelli degli arredi, esposte nel Gabinetto Cinese.
PLANETARIO DI PIETRO
PIFFETTI - Realizzato in
legno e avorio intorno al
1740–1750 per rappresentare il dinamismo tra Sole,
Terra, Luna e i pianeti con
i loro satelliti, il planetario (detto anche Orrery da
Charles Boyle quarto conte
di Orrery, che fece costruire
il primo strumento di questo genere nel 1704) veniva
usato durante le lezioni di
astronomia come strumento didattico per le dimostrazioni sperimentali con gli
allievi. Il restauro rappresenta un passo importante
nella conoscenza della storia degli strumenti scientifici, che a Torino nel Sette-

cento riscuotono l’interesse
del duca Carlo Emanuele III
di Savoia e dell’aristocrazia, tanto da far chiamare
da Parigi il fisico Jean-Antoine Nollet per tenere un
corso di fisica e astronomia
al principe Vittorio Amedeo
futuro re di Sardegna. Proprio grazie alle illustrazio-

ni e alle descrizioni fornite
dall’abate Nollet nelle sue
Leçons de physique expérimentale pubblicate a Parigi
a partire dal 1743, è stato
possibile in fase di restauro identificare i vari pezzi
e rimettere in funzione i
movimenti, che non erano
mai stati usati dall’ingresso

dell’opera nelle collezioni di
Palazzo Madama nel 1874.
Luigi Prinotto (Cissone
nelle Langhe 1685–Torino
1780) riceve la qualifica
di “mastro” all’Università dei Minusieri di Torino nel 1712 e dal 1721 è
attivo alla corte sabauda
per il principe di Piemon-

te Carlo Emanuele (futuro
re Carlo Emanuele III) con
raffinati bureaux, cassette, consoles, scansie destinate alle residenze reali.
Pietro
Piffetti
(Torino
1701–1777) inizia la sua
formazione a Roma, dove
entra in contatto con i lavori del francese Pierre
Daneau che esercitano su
di lui una grande influenza
per la varietà degli intarsi floreali. Richiamato in
patria, nel 1731 viene nominato primo ebanista di
corte del re Carlo Emanuele III. In 50 anni di attività
il maestro produce mobili e
oggetti di formidabile raffinatezza e abilità tecnica.
Paolo Rachetto
(Foto: Planetario 'Orrery'
attribuito a Pietro Piffetti)

'Il parco si tinge di rosa' con Messer Tulipano
Fino al 1° maggio la grande manifestazione floreale nel parco del castello di Pralormo

C

on l'arrivo della primavera
ecco l'edizione XIX di "Messer Tulipano", che si terrà dal 31
marzo al 1° maggio nel parco del
Castello di Pralormo. La grande
manifestazione floreale annuncia
la primavera con la straordinaria
fioritura di oltre 90.000 tulipani
e narcisi. Come ogni anno il piantamento è stato completamente
rinnovato nelle varietà e nel progetto-colore, tanto da poter ospitare tra le tante varietà curiose

una collezione di tulipani neri e un
percorso nel sottobosco dedicato
ai tulipani pappagallo, ai viridiflora,
ai tulipani fior di giglio ed ai frills
dalle punte sfrangiate. Protagonista sarà la rosa. "Il parco si tinge di rosa" è infatti il tema della
XIX edizione. La rosa come fiore
e come colore, da sempre fonte
di ispirazione nell’arte, nella letteratura, nel design e nella moda.
Il visitatore potrà passeggiare in
sentieri variopinti, ombreggiati da

curiosi ombrelli-bambù e aiuole
dalle svariate forme contribuiscono a creare un’atmosfera romantica che contrasta volutamente con
la severità del Castello. La manifestazione coinvolge tutto il parco,
progettato nel XIX secolo dall’architetto di corte Xavier Kurten,
artefice dei più importanti giardini
delle residenze sabaude. Nei grandi prati sono state create aiuole
dalle forme morbide, progettate
ponendo particolare attenzione a
non alterare l’impianto storico e
prospettico. Nel sottobosco fanno
capolino ciuffi di muscari, narcisi e
giacinti. Nel 2018 uno dei colori di
tendenza è il "Rosa", che nel passato, soprattutto abbinato al nero,
ha fatto storia e che di recente
ha ispirato lo slogan “Pink is the
new black”, grazie al successo che
questo colore, declinato in mille
sfumature, ha avuto ed ha in tutti
i guardaroba femminili. L’inaugurazione della kermesse dedicata ai
fiori primaverili per antonomasia
è in programma nella mattinata di
sabato 31 marzo e sarà visitabile

sino a martedì 1° maggio: dal lunedì
al venerdì dalle 10 alle 18, il sabato,
la domenica e nei giorni festivi dal(p.r.)
le 10 alle 19.
(Foto www.castellodipralormo.com)


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