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JUVETORO n. 15 Juve Milan bassa.pdf


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amcsrls@yahoo.it

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www.juvetoro.it

L'Analisi

Madama, occorre saperne una più del Diavolo!

A

ccantonata la solita,
inutile, ancorché perniciosa pausa imposta dagli
impegni delle nazionali, e
in attesa dell'unico calcio
che conta, quello della Uefa
Champions League, l'avanspettacolo offerto dalla Serie A merita comunque le
luci delle ribalta in virtù
dell'unico vero “clásico”
ammantato di fascino europeo che può esporre in vetrina: Juventus-Milan. Partita a priori intrigante, non
solo perché la prima di un

minitorneo con nove tappe
tutte decisive per l'assegnazione del massimo titolo
peninsulare, ma per i molteplici temi proposti da un
appuntamento che nessuna
gara occasionalmente più
determinante può sparpagliare sul rettangolo verde,
giacché, citando Thomas
Stearns Eliot (nulla a che
vedere con l'hedge fund al
quale è appeso il futuro del
sodalizio rossonero): “La
tradizione non si può ereditare e chi la vuole deve

conquistarla con grande
fatica”. L'epifania milanista
commemorata da un Rino
Gattuso che passin passetto
sta sovrapponendo alla sua
figurina di giocatore tutto
grinta, dedizione e sacrifico
quella di un tecnico capace
di avocare a sé la centralità di un progetto che la
sola spinta motivazionale
non sarebbe in grado di sostenere, presenta discrete
analogie con la svolta a suo
tempo impressa da Antonio
Conte a una Juve vestita di
stracci e ridotta a malinconica comparsa di un movimento per il quale è, invece, indispensabile; il ritorno
di Leonardo Bonucci (al
netto d'infortuni “diplomatici” sempre in agguato) sul
palcoscenico che gli ha conferito una caratura superiore al suo valore oggettivo
e la presenza di Donnarumma, l'astro nascente della
scuderia di Mino Raiola,
troppo celermente insignito
del titolo di unico, legittimo

erede (sportivo, ci mancherebbe) di Gigi Buffon, sono
gli ingredienti più gustosi e
distraenti che bollono nella
pentola nel Diavolo il quale,
come noto, non sa però fare
i coperchi. A tal bisogna dovrà provvedere Madama,
che nella sua altrettanto
nota qualità di squadra
femmina, dovrebbe saperne appunto una più del Diavolo stesso. Una in più, di
reti, ovviamente, potrebbe
anche significare un non
del tutto imprevedibile 1-0,
il risultato preferito dal fortunello che predilige i pedatori muscolari e le vittorie
sofferte, ma che deve l'alea
di presunto grande allenatore allestitagli dai cortigiani e da quanti, sedotti
e abbandonati da Conte,
per elaborare il lutto hanno dovuto alchemicamente trasmutare il dolore in
esagerata venerazione per
colui che accolsero a pesci
in faccia, agli elementi con
cifra tecnica superiore che

Foto Vincenzo Glinni

la Juve gli ha messo, nel
tempo, a disposizione. Difficilmente la contesa proporrà uno spartito diverso
dall'esasperata attenzione
bianconera a non subire
goal, nella speranza che sul
lato opposto del campo, in
forza di iniziative improvvisate dal trio sudamericano,
qualcosa accada. Allo stato
dell'arte non è purtroppo
ragionevole pretendere oltre, a maggior ragione con
una squadra non in salute
e malamente abborracciata

nella terra di mezzo; cionondimeno, per quel che
concerne l'area cortilizia, la
stesura del classico romanzetto di “Chiappa e spada”
dovrebbe essere bastevole.
Martedì, invece, bisognerà
davvero giocare, ma quella è un'altra storia; epica,
horror o trilling, si vedrà.
Augh.
Ezio Maletto
(Nella foto a sinistra
Milan-Juve della gara di
andata; sopra Max Allegri )