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JUVETORO n. 22 JUVE VERONA OK bassa .pdf



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amcsrls@yahoo.it
GIORNALE DEI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno VIII - N. 22 - 19 MAGGIO 2018 - Copia omaggio
l'Intervista

Le Pagelle

L'Analisi

Rebus Tricolori

L'addio di SuperGigi,
17 anni da vero Numero 1

Il gruppo prima del singolo.
I singoli a servizio del gruppo

Si pensa già allo 'Scud8'
e alla riconquista del Mondo

Juve Regina d'Italia.
Ma di quanti scudetti?

a pag. 4-5

a pag. 6

a pag. 2

a pag. 9

I magnifici 7

ALLO STADIUM LA GRANDE KERMESSE PER FESTEGGIARE IL 'SETTENNATO' TRICOLORE CONSECUTIVO
JUVENTUS-VERONA | SABATO 19 MAGGIO ORE 15

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L'Intervista

L'addio di SuperGigi, 17 anni da vero Numero 1
Sabato allo Stadium ultima partita per Buffon in maglia bianconera. Il suo futuro lo deciderà la prossima settimana

G

igi Buffon dice addio
alla Juve dopo 17 anni.
Sabato con il Verona andrà
in scena la festa scudetto
allo Stadium ma sarà anche l'occasione, per i tifosi
bianconeri, per ringraziare
il portiere che ha segnato
un'epoca e che probabilmente è il migliore di ogni
tempo. Perché 17 ani vissuti sempre ad altissimi livelli (di numeri, statistiche e
vittorie ne parliamo a parte in questo giornale) rappresentano un'impresa che
forse nessuno può vantare.
Senza dimenticare il coraggio nell'affrontare la caduta
nell'inferno della serie B e
la risalita nel Paradiso dei
trofei. Un addio alla Juve
per quanto riguarda il calcio giocato ma il futuro di
Super-Gigi è un'incognita,
come ha detto lui stesso
nella conferenza stampa di

addio svolta giovedì mattina: “Fino a 15 giorni fa ero
sicuro di smettere di giocare – ha detto il numero
uno - mi sentivo già un ex
calciatore e ho trascorso

mesi difficili. Adesso però
sono arrivate proposte interessanti sia per restare in
campo che fuori. Valuterò
senza lasciarmi trasportare dall'esaltazione del mo-

mento. Di certo non voglio
finire la carriera in campionati di terza e quarta
fascia, sono un animale da
competizione. E non andrò
sicuramente in altre squa-

dre italiane, Genoa e Parma
sono solo sogni romanzeschi”. Qualcuno aveva previsto anche un addio dalla
Nazionale che si sarebbe
svolto tra qualche settimana proprio a Torino contro
l'Olanda. Ma non sarà cosi:
“Se ero un problema per la
nazionale tre mesi fa, figuriamoci adesso. Non penso
di meritarmi certi problemi.
Inoltre l'Italia ha grandi e
giovani portieri che è giusto
facciano le loro esperienze”. Potrebbe esserci un futuro da dirigente nella sua
vita: "Che la Juve per me
sia una famiglia è evidente,
se un giorno dovessi essere
considerato utile alla causa
avrebbe la precedenza su
tutto". La sua più grande
paura, in ogni caso, è stata
sconfitta: “Il mio timore era
arrivare alla fine della mia
storia con la Juve da 'sop-

portato', da giocatore che
ha fuso il motore. Fortunatamente non è così e sono
orgoglioso di aver espresso
fino a 40 anni prestazioni
all’altezza del mio nome e
di quello della Juve. Questa
società nel 2001 prese un
talento straordinario ma se
questo talento si è tramutato in un campione è per
l'ulteriore salto di qualità
in convinzione e consacrazione che mi ha fatto fare la
Juve. La mentalità di questa società e l'approccio al
lavoro sono unici al mondo,
è una filosofia che ho fatto
mia e sono sicuro adopererò anche in futuro. Questo
è il più bell’insegnamento,
al di là dei risultati e delle
coppe".
Roberto Grossi
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Le Pagelle

Il gruppo prima del singolo. I singoli a servizio del gruppo

N

on è certo il caso di scomodare Dumas ed i suoi
moschettieri, ma mai come
in questa stagione si assiste in casa Juve all'assoluta
realizzazione della compattezza del collettivo. Alla fine
ormai conclamata della stagione, al netto di una partita interna col Verona retrocesso e del tutto ininfluente,
non pare distinguersi qualche individualità in modo
deciso. Il quarto “double” di
fila è il frutto di un sentire
comune, di una condivisione
totale di tutte le componenti
del mondo bianconero. Ovvero, un'individualità c'è,
ma è a bordo campo, come
si può evincere dai commenti a seguire.
PORTIERI
Buffon: forse pronto ad appendere i guanti al chiodo,
forse no. Spesso piazza sulla
riga di porta la sua personalità, più che colpi di reni

esplosivi, l'età si sa, avanza
anche per lui. Eppure vale
sempre di più di un buon
portiere. Capitano, mio capitano. Voto: 9
Pinsoglio: come per Audero,
vita dura per i terzi portieri.
Pare che il simpatico Carlo,
a giudicare dalle manifestazioni di affetto dei compagni, trascorra il tempo a
fare spogliatoio. Mai sceso
in campo. Se dovesse farlo
all'ultima, voto di stima: 6
Szczesny: un ruolo il suo
che va ben oltre la semplice riserva. Ogni volta che
viene chiamato tra i pali
dimostra di avere numeri di
tutto rispetto. Presa solida
e stile essenziale, nel solco
della tradizione dei portieri
di Madama. Un poco incerto sul gol di Simi a Crotone.
Voto: 8
DIFENSORI
Alex Sandro: preciso ad un
alunno distratto: intelligente

Ricordando
Alinda...

Alinda Calloni,
grande tifosa juventina,
in piazza San Carlo
a Torino nel 1977,
durante la festa dello
scudetto numero 17

ma non si applica. Talvolta
indisponente, a meno che
scenda in campo con la decisa voglia di far bene. Viene alternato a sinistra come
quarto di linea di difesa ed
esterno sinistro alto, per trasformarsi all'occorrenza in
mezzala. Ha sulla coscienza
la rinculata che tiene in gioco CR7 nell'azione che porta
al rigore a Madrid, imperdonabile. Voto: 6Asamoah: pare avulso ad
inizio stagione, ma a Milano
di fronte al diavolo ritrova
la sua verve e da allora è
un crescendo di prestazioni,
tant'è che il mister lo utilizza con una certa continuità.
Corre, raddoppia, asciuga la
sua azione da fronzoli inutili e dà un contributo enorme
nel presidio degli spazi mediani. Davvero si accaserà
in nerazzurro? Come si fa a
stancarsi di vincere? Voto: 7
Barzagli: esperienza da
vendere, grande capacità di
adattamento, duttilità a ricoprire più ruoli sulla linea
difensiva, uomo di valori infiniti. Per fortuna un furetto
come Son capita ogni tanto.
Esempio per i più giovani,
a 37 anni suonati nessuno
glielo fa osservare, avercene. Voto: 7,5
Benatia: senza se e senza
ma la migliore stagione in
bianconero. La qualificazione del Marocco ai Mondiali
russi ci restituisce un gioca-

tore dal rendimento costante ed elevato. Koulibaly a
parte; meritata la doppietta
nella finale di Coppa Italia.
Con lui al centro della difesa, nessuno ha più rimpianto Bonucci. Voto: 8
Chiellini: il capitano nel
vivo del gioco; spesso pare
che l'assenza di Bonny lo
abbia avvantaggiato, non
c'è azione nella quale non si
avventi con coraggio e dedizione. È un monumento alla
ferocia di riuscire, anche
con mezzi tecnici non eccelsi: la lotta è il suo terreno.
Che il Cielo ce lo conservi
ancora a lungo. Voto: 9
De Sciglio: una scommessa
vinta; arrivato dal Milan tra
la diffidenza generale e subito provato da un infortunio in quel di Barcellona, il
nostro ha calato la grinta e
la determinazione per affermare il proprio valore. Non
sarà un fulmine di guerra,
ma in fase di interdizione
sa dire la sua e largo sulla
fascia destra sa sostenere il
rilancio dell'azione in modo
egregio. Voto: 6,5
Lichtsteiner: declassato da
freccia rossa a regionale,
dopo 7 anni di Juventus,
passati a correre ed a superare problemi cardiaci,
Stephan appare limitato
nei movimenti e nel rendimento. Eppure il cross del
pareggio a Londra parte dal
suo piede e la fascia destra

continua ad essere irrorata
da stille del suo sudore. Ci
mancheranno le sue proteste, la lingua che tocca per
terra e le guance paonazze.
Voto: 6+
Hoewedes: saldo di fine
mercato, “scassato” oltre
ogni più rosea speranza,
che peccato. Perché il giocatore ha qualità e capacità di assoluto livello. Nelle
rare occasioni in cui entra
in campo, dimostra di avere
i numeri. Rude quanto basta
in difesa, fa valere la stazza
in area avversaria, dubbio
amletico se dargli un'altra
chance o rispedirlo a Gelsenkirchen. Voto: 6
Rugani: alterna prestazioni
che lasciano perplessi ad altre convincenti. Vero che è
giovane, ma la scusa rischia
di diventare vecchia. Nel
suo ruolo non ci si può permettere di titubare, pena
castighi quasi matematici.
Imperiosa la prestazione di

Roma su Dzeko, mica uno
qualsiasi, che sia la volta
buona? Voto: 6,5
CENTROCAMPISTI
Bentancur: parte con i favori del mister, come se
su di lui si puntasse secco.
Piano piano però il numero delle panchine si gonfia
e le apparizioni diventano
solo estemporanee e verso
la fine degli incontri. Vittima anche di un centrocampo che difetta di qualità e
di quantità. La gioventù lo
avvantaggia ed il mondiale
può diventare la sua grande
occasione. Voto: 6
Khedira: per capire quanto
sia indispensabile, è sufficiente lasciarlo fuori formazione. Dove non arriva
la sua corsa, si precipita la
sua intelligenza tattica che
lo fa essere il più grande
gestore degli spazi a livello
mondiale. Oltretutto il bottino di ben 8 reti dice quanto

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Le Pagelle

Higuain, rete-scudetto. Costa devastante
è importante anche in fase
di chiusura dell'azione. Se
la Germania non se ne priva
ed Allegri pure, un motivo ci
sarà. Voto: 8,5
Marchisio: stagione travagliata e quasi ai margini del
gruppo. Si vede più spesso
negli ultimi tempi, quando
diventa necessario intensificare il turn-over, per raggiunti limiti di stanchezza.
Compito assolto con impegno e dedizione, ma si vede
che il proverbiale dinamismo è solo un lontano ricordo. Maledetto quel crack in
un pomeriggio di primavera
in un match col Palermo.
Voto: 6,5
Matuidi: colui che ha permesso il passaggio da 2 a
3 a centrocampo. Trottolino dinamico e di sostanza, il suo apporto tattico
è stato provvidenziale in
tante gare. Ultimamente
mostra di essere in riserva
profonda, ma chi è riuscito
a contare i kilometri fatti
a pendolino sostenendo i
compagni, suggerendo soluzioni di gioco, pressando
nelle ripartenze avversarie?
Ah, se solo avesse anche il

tiro finale. Voto: 8
Pjanic: più Dunga che Pirlo, con in tasca le chiavi del
gioco bianconero. Alla ricerca della continuità, come
troppo spesso sono condannati i talentuosi giocatori di
origine balcanica. La manovra non può prescindere da
lui e conseguentemente anche il gioco. Croce e delizia,
poco da fare. Voto: 7
Sturaro: più stimato dal mister e dai compagni che dai
tifosi. Esponente di quella
specie di calciatori in via di
estinzione, i gregari. Dove
viene impiegato, cerca di
dare il massimo sperando
che non sia da esterno sinistro basso, se no sono dolori. Voto: 6
ATTACCANTI
Bernardeschi: la sorpresa
più gradita ed inattesa, il
ragazzo dimostra di capire
perfettamente in quale pianeta sia planato. Non solo,
ma incide concretamente
con reti di grande importanza come a Firenze. Giovane di grande personalità
e di sicuro avvenire. Voto:
8,5

Cuadrado: domanda: va
ancora inserito tra gli attaccanti o, a giudicare dalle ultime uscite, va arretrato di 50 metri? Juan è
l'esempio provato di come
un giocatore anarchico può
trasformarsi in un elemento
tatticamente perfetto, basta
crederci ed avere il maestro
giusto. Dio solo sa quanto
sia mancato durante il suo
infortunio. Voto: 8
Douglas Costa: sia benedetto il Bayern e chi in Baviera
è innamorato di Robben e
di Ribery. Ce l'abbiamo noi,
ce l'abbiamo noi, Douglas
Costa ce l'abbiamo noi. Centellinato da Allegri all'inizio
e poco per volta inserito a
dosi letali per gli altri. Fino
ad esplodere come migliore della truppa e forse del
campionato. Assolutamente
devastante. Voto: 9
Dybala: in ombra col 4.3.3,
protagonista col 4.2.3.1.
Equivoco tattico? Una cosa
è certa, se non è in campo,
il rammarico è grande, se
c'è, qualche volta lo cerchi.
Paulo è un giocatore necessario, ma non sufficiente, in
completa dipendenza dal

dopo Altafini. Voto: 7,5
Mandzukic: in ogni squadra
che si rispetti, occorre un
giocatore che faccia la “carogna”. Marione interpreta
il ruolo in maniera del tutto
originale, più con la sostanza che con i nervi. E la Juve
ne giova alla grande. Ogni
tanto si ricorda di essere
una punta, ma quanto lavoro al servizio del collettivo.
Con o senza di lui, la Juve è
o non è. Voto: 8,5
suo sinistro. Artefice primo
dello scudetto, per quel miracolo a tempo quasi scaduto a Roma contro la Lazio.
La rete che ha fatto girare il
vento. Voto 8,5
Higuain: un pelo sotto alla
stagione precedente. Sacrificio profuso a piene mani,
a sostegno degli inserimenti
dei compagni. Eppure troppo spesso appare in cerca
di identità e, lo si dica con
franchezza, molto mal servito. Ha il merito di incornare la rete scudetto ad una
manciata di secondi dalla
fine del sogno. A Napoli contano un altro “core 'ngrato”

ALLENATORE
Massimiliano Allegri
E pensare che qualcuno lo
critica ancora per non avere inserito Douglas Costa
(edizione sbiadita) contro
l'Inter. Si fa fatica a trovare
altri momenti per chiamarlo in causa. Forse un cambio
a Madrid prima dei supplementari, ma di fronte ad un
arbitro che ha recuperato 3
minuti per un solo cambio,
il rischio valeva la candela?
Allegri timbra la sua stagione migliore delle 4 che lo
hanno visto sulla panchina
della Juventus. Non ci sono
dubbi, è lui il migliore di
tutti. Chiedere a Pochettino

come si fa a vincere a Londra cambiando gli esterni
per allargare la difesa del
Tottenham.
Se poi da una situazione di
gran lunga avversa ad inizio
stagione per ciò che riguarda il pensiero condiviso dei
tifosi, si arriva alla fine con
un coro unanime di auguri
affinché resti al suo posto,
siamo di fronte ad un solo
significato: Allegri si è guadagnato la stima ed il rispetto di tanti juventini che
non vivono di preconcetti e
che apprezzano i risultati
che provengono dal lavoro
quotidiano di un professionista dai grandi valori.
Se la società vorrà, a lui
sarà affidato il compito delicato di gestire il ricambio
di titolari storici per ringiovanire la rosa, sempre con
lo sguardo fisso alla vittoria.
D'altronde, il tecnico labronico è già avvezzo a vedersi
cambiare buona parte dei
giocatori ogni anno. Non
solo non si è mai lamentato, ma non ha mai smesso di
vincere. Voto: 10
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L'Analisi

Si pensa già allo 'Scud8' e alla riconquista del Mondo
I

lettori di 'JuveToro', ma
non solo; chiunque segua o
abbia seguito lo scriba nelle
sue partecipazioni radiofoniche, televisive, oppure su
internet, sa bene che la stagione agonistica dello stesso
si è conclusa amaramente,
ma ahimè, non inopinatamente, in quel di Madrid.
Tuttavia, non per questo la
raccolta dell'ennesimo scalpo tricolore, più sofferta del
dovuto per ragioni arcinote, è scorsa via come acqua
fresca. La soddisfazione c'è,
ma di un tipo che chi non
conosce intimamente la natura della “torinesità” non
può capire; sia chiaro, non
per colpa o difetto, semplicemente per estraneità ad
una filosofia di vita fondata
sul riserbo, sulla sobrietà,
sul senso del dovere, sulla
consapevolezza che un lavoro, per quanto ben fatto,
potrebbe esser fatto meglio.
Esternamente può apparire
triste, ma non è così. L'austerità caratteriale che vieta
d'indulgere più di tanto nel
compiacimento, l'anelito a
migliorarsi continuamente,
a superare sé stessi anzi-

ché gli altri, sono in realtà
un'iniezione
d'adrenalina
pazzesca, la formula vincente, il Santo Graal che tutti
cercano in qualche altrove
senza aver capito di esserne già in possesso. E quanti, pur avendolo compreso,
si cullano nella speranza
idiota che la sua magia possa sprigionarsi per delega,
giacché evocarla in proprio
è faticoso perché richiede
preparazione, impegno costante, un equilibrio inossidabile, sono poi quelli che
si sentono defraudati da un
destino in realtà affatto cinico e baro; mosche che si
schiantano contro il vetro
mentre la finestra è, invece, aperta. Alla Juve e per
chi ne ha a cuore le sorti,
vincere non è una gioia, ma
un sollievo. Concetto alieno
a chi non respira da vicino
il profumo della Signora,
a quanti si fermano alla
superficie dell'ultimo settennato e ignorano, anche
deliberatamente, l'essenza
più recondita di un club che
non è mai stato un circo(lo)
sportivo e che fin dalla nascita è assurto a paradigma

di una filosofia esistenziale
che travalica l'alveo calcistico e che, quasi per assurdo,
si staglia in tutto il suo nitore quando la sorte è meno
benigna. La ritrosia nel
porgersi, ma soprattutto la
pervicacia nel negarsi pubblicamente che i barbari del
terzo millennio interpretano come debolezza è invece
una forza antichissima, quasi metafisica, le cui radici
sono talmente profonde da
non poter essere inquinate
dalle estemporanee deiezioni di qualche addetto ai livori in disgrazia o che in grazia non è mai stato stato, a
piede libero per grazia della
Legge Basaglia o per conclamata abdicazione delle istituzioni e delle toghe in favore delle sciarpette curvaiole.
A Torino, e quindi alla Juve,
intesa come governance,
nessuno si permette del
tempo alla deriva; non c'è
spazio per lambiccamenti o
masturbazioni celebrali dedicate al pigolio dei parassiti in comodato gratuito sul
corpo ospite. C'è altro a cui
pensare: uno scudOtto da
prendere per mantenere in

ordine la casa e, il cambiamento dei tempi lo impone,
un ascensore da accessoriare per risalire sul tetto d'Europa prima e del mondo poi.
Con la rimodulazione della
Uefa Champions League e il
nascente mondiale per club
targato Infantino, il disbrigo
delle faccende domestiche
diventerà un'occupazione
secondaria affidata a chi
dovrà dimostrare di sapersi
destreggiare, possibilmente senza perdersi, in ambiti
meno angusti del pianerottolo condominiale o della
hall di un albergo. Ed è per
non farsi cogliere impreparati che la posa dei nuovi
soprammobili è stata VARata nelle stanze che contano
con una stretta di mano e
stappando un paio di gazzose. Tutto il resto, carro allegorico compreso, è solo una
bonaria, occasionale concessione; una sorta di pausa
caffè per i cultori del paradosso temporale che recita “Finoallafine”, quando
in realtà una fine non c'è e
nemmeno mai ci sarà. Augh.

UN PRIMATO DOPO L'ALTRO. DA 7 ANNI LA MIGLIOR DIFESA
92 i punti conquistati dalla Juve in questo torneo, record con Allegri, nei precedenti
campionati 91 punti nel 15/16 e 16/17 e 87 punti nel 14/15. Nella gara con il Verona i
Bianconeri possono arrivare a 95. Hanno fatto meglio dal 1994/95 in poi solo l'Inter
nel 06/07 con 97 punti e i 102 punti della Juve, record con Antonio Conte nel 13/14.
84 i gol segnati dalla Juve dopo 37 turni, mai così tanto dal 1960. Per Dybala 3
triplette realizzate in trasferta, record eguagliato di Boniperti (sempre Juve) nel
1949/50.
29 le vittorie della Juve in questo torneo e manca la gara con il Verona: 15 succcessi
in casa e 14 in trasferta. Allegri ha già eguagliato il suo primato stabilito alla fine dei
tornei 15/16 e 16/17, e con una vittoria sul Verona può superare il suo primato.
14 le vittorie collezionate dalla Juve in trasferta, record bianconero come nel
49/50 e 13/14. Per i Bianconeri in questo torneo 8 vittorie consecutive in trasferta,
altro primato.
22 le partite senza gol subiti dalla Juve su 37 giocate in questo torneo, già record
eguagliato (come nel 2011/12 e 2015/16) e possibilità di migliorarlo ulteriormente.
Per i Bianconeri 10 gare consecutive senza subire gol come nel 2015/16. La Juve da
7 Campionati vanta la miglior difesa.
7 SCUDETTI DI FILA. NESSUNO COME LA SIGNORA
7 Juventus (2012-2018) 5 Juventus (1930-1935) 5 Torino (1943-1949)
5 Inter
(2006-2010)
DISTACCO PUNTI NEGLI ULTIMI 7 ANNI: UN ABISSO
JUVENTUS
634
NAPOLI
536 (- 98)
ROMA
514 (-120)
LAZIO
444 (-190)
MILAN
442 (-192)
FIORENTINA
426 (-208)
INTER
425 (- 209).
RECORD D'EUROPA COPPE NAZIONALI VINTE CONSECUTIVE
Coppa Italia - Italia -4
JUVENTUS (2015, 2016, 2017, 2018)
Coppa del Rey - Spagna -4
Real Madrid (1905, 1906, 1907, 1908)
Athletic Bilbao (1930, 1931, 1932, 1933)
Coupe de France - Francia -4
Paris Saint Germain (2015, 2016, 2017, 2018)

Ezio Maletto

(Numeri a cura di Massimo Fiandrino)

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Maggio Juve di Ermanno Vittorio
15 maggio 1960
Battendo a Torino il Milan
3-1 con gol di Sivori (2) e
Boniperti la Juve ha la certezza matematica dell'11°
scudetto, a 3 giornate dal
termine 51 punti contro 43
della Fiorentina.
16 maggio 1982
Vincendo a Catanzaro 1-0
(Brady su rigore), la Juve
si aggiudica il 20° scudetto
centrando anche la seconda stella. Per Zoff presenza
numero 300 consecutiva
in campionato con la Juve,
eguaglia anche il record del
minor numero di gol subiti
in trasferta, 5 come Castellini nel 1976/77.
17 maggio 1942
La Juve surclassa al Comunale l’Ambrosiana-Inter
4-0, gol di Sentimenti III,

Bellini (2) e Lustha. Depetrini festeggia la 200.a presenza in campionato nella
Juve.
18 maggio 2014
Campionato record, JuveCagliari 3-0 e 19a vittoria
consecutiva in casa, tutte le
partite casalinghe vinte. La
Juve è la prima squadra a
superare quota 100 punti
(102).
19 maggio 1985
Michel Platini è per la terza volta consecutiva miglior
cannoniere del campionato: nel 1983 realizza 16
gol, 20 nel 1984 e nel 1985
sono 18. Nei campionati a
16 squadre Platini è il primo non attaccante puro ad
aggiudicarsi questo triplice traguardo, eguaglia il
record di Nordhal (52/53,
53/54 e 54/55).

rimonta (2-1) a Roma con
Altafini e Cuccureddu. È il
15° scudetto.
21 maggio 1995
Dopo 9 anni di digiuno e
con due giornate d'anticipo
la Juve conquista lo scudetto battendo a Torino il Parma 4-0. Per Lippi è il primo,
per la società il 23°. È la

19 maggio 2010
Andrea Agnelli nominato
Presidente della Juve, è il
quarto Agnelli a ricoprire
questa carica dopo Edoardo, Gianni ed Umberto.
20 maggio 1973
La Juve si aggiudica all’ultima giornata un torneo incredibile. Prima di iniziare
la situazione è: Milan 44,
Lazio e Juve 43. Il Milan
crolla a Verona (5-3), la
Lazio è battuta a Napoli (10) mentre la Juve vince in

28 maggio 2003
Manchester, Milan-Juve, in
palio la Champions. Per la
prima volta nella storia ci
sono due club italiani. Alla
fine vince il Milan ai rigori
per 3-2 dopo lo 0-0 dei supplementari.

contro la Sampdoria all’ultima giornata 2-0 (Bettega
e Boninsegna) e a distanza
di 19 anni ecco la Champions League nella finale
di Roma con l’emozione dei
calci di rigore.

prima volta che la vittoria
vale tre punti e non più due.
22 maggio 1977 e 1996
Due vittorie indimenticabili:
lo scudetto record 1976/77
a 51 punti vinto a Marassi

23 maggio 1988
Al termine delle 30 giornate
si deve ricorrere allo spareggio derby per l’assegnazione del 6° posto che vale
l'ammissione alla Coppa
UEFA. La partita è nervosa
e non si sblocca neanche
nei supplementari. Ai rigori
passa la Juve 4-2.
24 maggio 1958
La Juve disputa il suo ultimo
turno al Comunale contro la
Roma: è la prima notturna
del campionato italiano. La
Juve già Campione per la
decima volta vince 3-0 (Sivori, Charles e Boniperti).
25 maggio 1983
Nella finale Coppa Campioni ad Atene la Juve nettamente favorita sull’Amburgo viene sconfitta 1-0 a
causa di un tiraccio di Magath. L’arbitro rumeno Rainea non concede un netto
rigore per un fallo subito da
Platini in area.
26 maggio 1971
Muore a soli 36 anni Armando Picchi, mitico “Battitore Libero” dell’Inter di
Helenio Herrera; termina-

ta la carriera da giocatore intraprende quella di
allenatore ed è proprio la
Juve che crede nel giovane
tecnico ingaggiandolo nel
1970/71.
27 maggio 1951
Si discute ancora sul gol
fantasma di Juve-Genoa (41) disputata il 20 Maggio.
Sul 1-1 al 22° John Han-

sen sferra un forte tiro da
fuori area, la palla entra
in rete ma una lacerazione
della rete stessa fa uscire il
pallone. L’arbitro Pieri sbagliando opta per il calcio
d’angolo!

29 maggio 1985
Una data triste e malinconica, la finale di Coppa Campioni a Bruxelles: 39 morti
sono il bilancio di una serata tragica dovuta soprattutto alla noncuranza dell’organizzazione che disputa
una finale di Coppa in uno
stadio inadeguato.
30 maggio 1973
La Juve disputa la sua prima finale di Coppa Campioni affrontando i detentori dell’Ajax capitanati
da Cruyff. Decide un gol in
apertura di Rep. Rimane
l’impresa di aver eliminato
squadre del calibro di Olimpique Marsiglia, Magdeburgo, Ujpest, Derby County.
Più di 40.000 i fans juventini: mai prima d’ora una
squadra o nazionale aveva
avuto in trasferta un numero così alto di sostenitori.
31 maggio 1990
Una mista Juve-Toro inaugura lo stadio delle Alpi
affrontando in notturna il
Porto, vittoria 4-3 con gol di
Skoro (3) e Alessio.

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Il Rebus dei Tricolori

Juve Regina. Ma di quanti scudetti?
G

ianni Brera una volta
scrisse: “Uno Scudetto vinto da altre è sempre
perso dalla Juventus: e proprio questo è il fascino del
campionato”.
Verissimo.
Ora, come tutti sanno, la Juventus è la Regina assoluta
del calcio Italiano, perché
è quella che ha vinto più
Scudetti e più Coppe Italia.
Sui numeri però la discussione è sempre aperta. Per
la Federazione la Juventus
FC ha vinto 34 scudetti, anche se a quest’ultima piace vantarne 36 (salvo poi
vergognarsene e coprirne i
vessilli per le gare della Nazionale in quel di Torino).
La contesa (probabilmente
fittizia) è sempre la stessa:
Calciopoli. In questa intricatissima questione però,
la Federazione purtroppo
ha ragioni da vendere. Gli
scudetti 28 e 29 (stagioni
2004-2005 e 2005-2006)
non solo non sono mai stati
chiesti indietro, ma nessuno
a Torino ha mai difeso né
quella dirigenza (Moggi e
Giraudo), né i trofei vinti in
quegli anni. E ciò non è avvenuto né nelle sedi di giustizia sportiva, né in quelle
di giustizia ordinaria. E ciò
non è avvenuto né con atti
concreti e neanche solo verbalmente o mediaticamente. Di fatto l’esito osceno di
quella estate balorda è stato
accettato sia dalla società e
sia dalla proprietà della Juventus. Ma allora perché la
Juve vanta anche i due titoli
revocati? La giustificazione
formale al 36 vantato da
Agnelli è quella che gli scudetti si vincono sul campo.
E la Juve li ha vinti sul campo. Ragionamento che però
fa acqua da tutte le parti,
perché l’accusa ha sempre
sostenuto che vi erano dei
comportamenti illeciti fuori dal campo che condizionavano quanto succedeva

sul campo. E se così fosse,
è evidente che gli scudetti
sono stati vinti irregolarmente. Ora, noi tifosi sappiamo bene quanto l’accusa
sia fallace e faccia ridere i
polli, ma chi tace acconsente, e se nessuno che riveste
una carica ufficiale in Juventus mai si è opposto seriamente e punto per punto
a queste teorie strampalate,
e mai vi si opporrà, non ha
nessun senso vantare quanto sottratto. Se non per volgari ragioni di marketing
e di clientela a cui vendere un orgoglio posticcio e
fessacchiotto stampato sul
solito merchandising. Trattasi dunque di mero pateracchio. Per i tifosi invece
è molto diverso. Per i tifosi,
per quelli che nel loro piccolo hanno difeso l’onorabilità del club e hanno chiesto
giustizia vera, gli scudetti
sono 36, e per alcuni di loro
anche molti di più. Facciamo qualche conto, e ai 34
scudetti ufficiali aggiungiamo quanto manca.
Calciopoli. Non sono state
provate alterazioni illecite
di gare di quei due campionati (uno non era nemmeno
sotto inchiesta), i sorteggi
degli arbitri erano regolari,
i designatori parlavano con
i dirigenti di tutti i club, non
si sono trovati illeciti passaggi di denaro, in nessuna
telefonata dirigenti della
Juventus hanno mai chiesto
favori arbitrali, i dirigenti
della Juventus non interloquivano abitualmente al telefono con arbitri in attività
(ci fu solo un caso in cui la
Juventus subì errori arbitrali gravissimi e fu l’arbitro Paparesta a telefonare e
non il contrario, e lo stesso
arbitro non fu mai chiuso
nello spogliatoio di Reggio
Calabria), la GEA non condizionava la campagna acquisti di nessuno: i campio-

nati della Juventus dunque
sono regolari. Inoltre, se
non ci fosse stata la retrocessione dei bianconeri in
serie B, negli anni successivi l’Inter non avrebbe vinto i
4 scudetti di gomma consecutivi e forse la Juventus ne
avrebbe vinti altri (numero
non quantificabile con certezza).
Stagioni 1908 e 1909. In
quegli anni si giocavano
due campionati di serie A.
Il campionato Italiano e il
Campionato Federale di
Prima Categoria. Nel 1908
la Juve vinse il campionato
Federale e la ProVercelli
quello Italiano, l’anno successivo, nel 1909, le vittorie
sono esattamente invertite.
Nell’albo d’oro del calcio
nostrano però, risultano
solo le due legittime vittorie
della ProVercelli. In realtà
entrambi i club per quegli anni vanno considerati
Campioni d’Italia. Quindi la
Juve ha vinto legittimante
altri due scudetti che, dopo
più di 100 anni, ancora non
sono stati assegnati.
1923-1924. “L’Affaire Rosetta” condizionò la stagione dei bianconeri, perché
l’assurda lunga disputa tra
Lega del Nord e la Federazione sulla tesserabilità del
giocatore, sfociò in una de-

cisione di Lega del Nord con
l’appoggio del CONI (presieduto da un gerarca fascista), di tre sconfitte a tavolino per la Juve, che invece
sul campo aveva vinto i tre
match. Di fatto gli si tolse
ingiustamente la possibilità
matematica di correre per
il titolo nonostante fosse in
lizza.
1999-2000. Lo scudetto lo
vinse la Lazio di un solo
punto sulla seconda (Juve),
all’ultima giornata, ma ci
furono due avvenimenti
determinanti (irregolarità).
Veron della Lazio giocò tutto l’anno con un passaporto
falso, e nella famosa partita
di Perugia l’arbitro Collina,
contravvenendo a qualunque regola di buon senso,
e interrompendo la partita
per oltre un’ora, costrinse
poi la Juve a giocare a pallanuoto invece che a calcio.
Lo scudetto dunque è della
Juve al 100%.
2000-2001. Lo scudetto lo
vinse la Roma di soli due
punti sulla seconda (Juve).
La stagione però fu condizionata dal vergognoso
cambio, un po’ troppo tempestivo da parte della Federazione, delle regole sugli
extracomunitari durante il
campionato. Questo permise alla Roma, nello scontro
diretto di Torino contro la
Juventus, di schierare nelle
proprie file Nakata. Benché
sotto di due gol per gran
parte della partita, la Roma
riuscì a rimontare negli ultimi dieci minuti proprio grazie al giapponese, che segnò
il primo gol e propiziò il pareggio. Senza questo provvidenziale cambio delle regole che aiutò solo la Roma,
Nakata non avrebbe giocato
il match e la Juve, conti alla
mano, avrebbe vinto lo scudetto.
Bilanci tarocchi, fallimenti e passaporti falsi. Tocca

mestamente ricordare che
in relazione a questi due o
tre precisi scandali, moltissimi club tra cui Parma,
Inter, Milan, Lazio, Roma,
regolamento alla mano,
avrebbero dovuto subire
forti penalità e retrocessioni, e di conseguenza la
Juventus avrebbe vinto altri titoli semplicemente per
mancanza di avversari. E
non solo campionati, ma
anche altri trofei nazionali
e non. Chiudiamo dicendo che queste sono solo le
prime cose che vengono
facilmente a galla senza
una ricerca più attenta,
ma se tornassimo indietro
nel tempo probabilmente

se ne troverebbero tante
altre. Una volta, un amico
gobbo (Sergio Vessicchio,
agitato e frizzante giornalista campano, molto noto al
sud), mi disse: “Se in Italia
non ci fossero i trafficoni,
le collusioni e i soliti vergognosi pasticci nostrani, la
Juventus avrebbe già una
cinquantina di scudetti”.
Provocazione? Mica tanto…
In effetti ne mancano tantissimi all’appello. Ognuno
di noi può farsi i conti come
vuole. E per voi, cari lettori,
quanti sono davvero gli scudetti della Juve?
Antonio Catapano
‘Crazeology’
giùlemanidallajuve.com

TUTTI GLI SCUDETTI DEI BIANCONERI
N° Scudetto

Stagione

Allenatore

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
Non Ass.
Revocato
28
29
30
31
32
33
34

1905
Nessuno
1925/1926
Jen Karoly
1930/1931
Carcano
1931/1932
Carcano
1932/1933
Carcano
1933/1934
Carcano
1934/1935
Bigatto-Gola
1949/1950
Carver
1951/1952
Bertolini
1957/1958
Brocic
1959/1960
Cesarini
1960/1961
Cesarini
1966/1967
Her. Herrera
1971/1972
Vycpalek
1972/1973
Vycpalek
1974/1975 Parola
1976/1977
Trapattoni
1977/1978
Trapattoni
1980/1981
Trapattoni
1981/1982
Trapattoni
1983/1984
Trapattoni
1985/1986
Trapattoni
1994/1995
Lippi
1996/1997
Lippi
1997/1998
Lippi
2001/2002
Lippi
2002/2003
Lippi
2004/2005
Capello
2005/2006
Capello
2011/2012
Conte
2012/2013
Conte
2013/2014
Conte
2014/2015
Allegri
2015/2016
Allegri
2016/2017
Allegri
2017/2018
Allegri

Presidente
Alfredo Dick
Edoardo Agnelli
Edoardo Agnelli
Edoardo Agnelli
Edoardo Agnelli
Edoardo Agnelli
Edoardo Agnelli
Giovanni Agnelli
Giovanni Agnelli
Umberto Agnelli
Umberto Agnelli
Umberto Agnelli
Vittore Catella
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Giampiero Boniperti
Vittorio Chiusano
Vittorio Chiusano
Vittorio Chiusano
Vittorio Chiusano
Vittorio Chiusano
Franzo Grande Stevens
Franzo Grande Stevens
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli
Andrea Agnelli

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Numeri e Statistiche di Massimo Fiandrino

Buffon, campione e leggenda
(Milan 7); Marchisio (Juve 7);
Scirea (Juve 7)
RECORD SU RECORD

I

sentimenti non si spiegano con le parole, si vivono
e basta. E proprio come
una lunga vita parallela la
gente si è entusiasmata e
ha amato Gianluigi Buffon.
Di quell'amore puro che si
concede agli eroi, ai quali si
chiede solo di accompagnarci fuori dalla quotidianità e
dai mille problemi. Gigi ha
avuto la forza di trascinare
un popolo intero (o quasi)
in un mondo “altro” lontano dalle paure e dalle ansie
di tutti i giorni. Lo ha fatto
mettendosi davanti a una
porta e cercando di parare
tutto quello che gli veniva
addosso neanche fosse un
extraterrestre. Per queste
ragioni l'Italia ama Buffon.
Anche quelli che non sono
juventini lo ammirano e ne
subiscono il fascino. Accadeva la stessa cosa ai tempi di
Coppi e Bartali: i sostenitori
di Fausto, pure piu' accaniti, mai si sarebbero sognati
di non riconoscere le qualità
di Gino. Gli eroi meritano rispetto. Ripensando alla storia del nostro calcio, è strano
che i due miti più venerati
siano due portieri: Dino Zoff
e Buffon. Il primo lo vediamo tuffarsi sul colpo di testa
di Oscar nella vittoria sul
Brasile e sollevare la Coppa
del Mondo al Bernabeu, e
quell'incredibile successo diventa il successo di un intero

paese. Invece Buffon trionfa
nel Mondiale 2006 e guida
con sicurezza la difesa della
Juve, vince 7 scudetti consecutivi e le lacrime nella notte
in cui l'Italia non si qualifica
per il Mondiale lo rendono umano, forse ancora più
umano dei suoi stessi tifosi.
C'è un gesto che, se possibile,
ha contribuito a legare ancora di più Buffon agli italiani.
Estate 2006, il nostro calcio è
travolto dallo scandalo-Calciopoli, la Juve viene retrocessa in B e lui, da Campione
del Mondo, pur avendo mille
offerte, decide di rimanere
fedele alla causa. Scende in
B e dimostra coerenza a un
popolo di incoerenti. Anche
a lui è capitato di scivolare:
una parola fuori posto, una
reazione sbagliata, un atteggiamento sopra le righe.
In sostanza lui è quello che
vorremmo essere ma non ne
siamo in grado. O non ne abbiamo il coraggio.
SCUDETTI UFFICIALI FIGC
9 Buffon (Juve 9)
8 Ferrari (Juve 5; Inter 2; Bologna 1); Furino (Juve 8); Rosetta (Pro Vercelli 2; Juve 6)
7 Barzagli (Juve 7); Bettega
(Juve 7); Bonucci (Inter 1;
Juve 6); Chiellini (Juve 7);
Costacurta (Milan 7); Ferrara (Napoli 2; Juve 5);
Lichtsteiner (Juve 7); Maldini

176 le partite disputate in
Nazionale da Buffon record
per gli Azzurri e in Europa
(poi Casillas a 167). Esordì
nella qualificazione alla Coppa del Mondo, nello spareggio a Mosca contro la Russia
(1-1) il 27/10/1997 all'età di
19 anni, 9 mesi e 1 giorno,
dopo 32 minuti subentrò a
Pagliuca. 39 partite di Gigi
nelle qualificazioni ai Mondiali, record, staccato Paolo
Cannavaro fermo a 32.
1 Il primo gol incassato in serie A, segnò di testa Ciro Ferrara (poi suo compagno di
squadra e suo allenatore alla
Juve) il 26/11/1995 in Parma-Juve 1-1. Esordì in A il
19/11/1995 in Parma-Milan
0-0. Mancava il titolare Bucci, mister Scala mise in panchina il portiere di riserva
(Nista) e lanciò Buffon, che
con le sue parate neutralizzò
i tentativi di Roberto Baggio
e Weah.
2 Sono 2 le sue squadre nella
sua carriera da professionista: Parma dal 1995 al 2001,
poi la Juve. Il secondo posto
(dietro a Fabio Cannavaro)
nel Pallone d'Oro è il suo miglior Piazzamento in questa
speciale classifica.
3 Tre le Finali di Champions
League e tutte perse, l'unico grande trofeo che manca
nella bacheca. Nel 2003 a
Manchester con il Milan, nel
2015 a Berlino con il Barcellona e nel 2017 a Cardiff con
il Real Madrid.
6 Sono 6 le Supercoppe Italiane vinte, record condiviso
con Stankovic. La prima con
il Parma (1999) e le altre con
la Juve (02, 03, 12, 13, 15),
tutte da titolare e ha disputato 9 finali di Supercoppa
Italiana (altro record).
9 gli Scudetti vinti da Buffon
(01/02, 02/03, più gli ultimi 7

consecutivi) un record assoluto, precede a 8 Ferrari, Furino e Rosetta. Sul campo ne
ha conquistati altri due poi
revocati per effetto calciopoli, nel 2004/05 e 2005/06.
21 gli allenatori tra Parma,
Juve e Nazionale. Il primo fu
Scala, poi Ancelotti, Malesani, Sacchi e Ulivieri al Parma;
Lippi, Capello, Deschamps,
Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Del Neri, Conte e Allegri
alla Juve. Con l'Italia: Cesare Maldini, Zoff, Trapattoni,
Lippi, Donadoni, Prandeli,
Conte, Ventura e Di Biagio.
Senza considerare il brevissimo interim di Corradini (2
partite) in B, nel 2007, dopo
le dimissioni di Deschamps.
22 i suoi Campionati in A:
6 con il Parma e 16 con la
Juve.
23 i Trofei vinti sul campo:
11 Scudetti (2 revocati per
calciopoli), 6 Supercoppe Italiane, 5 Coppe Italia, 1 Coppa
Uefa. Infine ha vinto un Campionato di B nel 2006/2007,
senza dimenticare il Mondiale 2006 in Nazionale.
100 Era stato acquistato dalla Juve per 100,6 miliardi di
lire (compreso Bachini dato
al Parma in parziale contropartita).
300 le partite con la porta inviolata su 655 gare ufficiali:
219 su 471 in serie A, 46 su
111 in Champions League e
7 su 15 in Coppa Italia.
639 le presenze in A (il portiere con più presenze).
974 i suoi minuti di imbattibilità e 10 gare senza subire
gol nel 2015/2016 (doppio
record in A). 600 minuti senza subire gol in Champions
2016/2017, record per un
portiere italiano nella Coppa
più prestigiosa.
58.709 i minuti giocati in 655
presenze nella Juve (meglio
solo Alex Del Piero), di questi
41.956 in Campionato, altro
primato.

ALLEGRI 4 SCUDETTI
CONSECUTIVI, RECORD
COME CARCANO
Max Allegri ha vinto il suo 4° scudetto
consecutivo: nella storia del calcio italiano un solo precedente con Carlo Carcano negli anni '30, sempre alla guida della
Juve. Ha vinto anche quattro coppe Italia
di fila, altro record. È il 3° mister bianconero con più vittorie: Trapattoni 319
vittorie in 596 partite, Lippi 227 vittorie
in 405 partite, Allegri 155 vittorie in 219
partite. 155 le vittorie di Allegri sulla panchina della Juve in 219 panchine ufficiali
(36 i pareggi e 28 le sconfitte). La percentuale delle vittorie è del 70,77%. Sono
422 le reti realizzate e 152 quelle subite.
Le partite di Allegri in Bianconero sono
così suddivise: 151 in serie A, 44 in Champions League, 20 nella Coppa Italia e 3
nella Supercoppa Italiana. I più presenti con Allegri: Buffon 167 presenze, Chiellini
150, Lichtsteiner 147, Bonucci 146, Dybala 138. I bomber con Allegri: Dybala 68
reti, Higuain 55, Mandzukic 34, Tevez 29 e Morata 27.
I MISTER CON PIÙ SCUDETTI
7 Trapattoni (Juve 6; Inter 1)
5C
apello (Milan 4; Roma 1);
Lippi (Juve 5); Allegri (Milan 1, Juve 4)
4 Carcano (Juve 4)
3C
onte (Juve); Herrera Helenio
(Inter); Parola (Juve); Mancini (Inter
3 uno a tavolino);Veisz (Bologna 2;
Inter 1) (Capello sul campo avrebbe
vinto altri 2 Scudetti sulla panchina
Juve nel 2004/2005 e 2005/2006)
TROFEI TRAINER JUVE: COMANDA IL TRAP
14 TRAPATTONI / 6 Scudetti (1976/77, 1977/78, 1980/81, 1981/82, 1983/84,
1985/86); 2 Coppa Uefa (1976/77 e 1992/93); 2 Coppa Italia (1977/78 e 1982/83;
1 Coppa Coppe (1983/84); 1 Coppa Campioni (1984/85); 1 Supercoppa Europea
(1985); 1 Coppa Intercontinentale (1985).
13 LIPPI / 5 Scudetti (1994/95, 1996/97, 1997/98, 2001/02, 2002/03); 1 Coppa Italia
(1994/95); 1 Champions League (1995/96); 4 Supercoppa di Lega (1995/96, 1997/98,
2002/03, 2003/04); 1 Supercoppa Europea (1996/97); 1 Coppa Intercontinentale
(1996).
9 ALLEGRI / 4 Scudetti (2014/2015, 2015/2016, 2016/2017; 2017/18); 4 Coppa Italia
(2014/2015, 2015/2016, 2016/2017, 2017/18); 1 Supercoppa Italiana (2014/2015)

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I Problemi della Città

Quale futuro per l'ospedale Oftalmico?
L

a sanità è sempre un
ambito spinoso ed ogni
variazione o taglio dei servizi comporta inevitabili
ripercussioni sulla qualità della vita dei cittadini.
L'ospedale 'Sperino' di Torino, da tutti conosciuto come
Oftalmico, sta conoscendo
in maniera inesorabile gli
effetti delle nuove 'politiche' sanitarie varate dalla
giunta regionale piemontese. Che siano giuste o meno,
queste scelte, è un discorso
che lasciamo al lettore. Di
sicuro è comunque amaro
constatare che un polo sanitario d'eccellenza come
quello di via Juvarra venga
smembrato. Qualcuno sta
ancora provando a salvare
il salvabile. È il caso del 'Comitato salvaguardia ospedale Oftalmico' presieduto
dall'infaticabile Piercarlo
Perruquet: 'Abbiamo rac-

colto oltre 100 mila firme
– ci spiega Perruquet - per
dire no allo smembramento
della struttura che rappresenta una eccellenza mondiale nel campo oculistico
di cui usufruiscono cittadini
provenienti da tutta Italia.
Tutti i giorni centinaia di
persone vengono assistite,
compreso il pronto soccorso. Pochi mesi fa sono terminati i lavori di ristrutturazione e l'ospedale è stato
dotato di impianti all'avanguardia.
Smembrando
quest'ospedale si passerà
dal meglio al peggio, oltretutto con un notevole sperpero di denaro pubblico.
Spero che i responsabili
politici di questa situazione

cambino idea per rispetto
dei cittadini”.
La speranza è l'ultima a morire. Ma ben più pessimista
è invece un'altra 'pasionaria' che ha lottato per salvare l'ospedale. Stefania Batzella, consigliere regionale

del 'Movimento Libero Indipendente' ci spiega: “Con il
riordino della rete ospedaliera la giunta Chiamparino
ha decretato la chiusura
dell'oftalmico. Io mi sono
sempre battuta contro questa scelta, chiedevo almeno che le attività venissero
trasferite unicamente nella
'Città della salute' una volta
completata (e ci vorranno
anni prima di completarla...). Invece si sono spesi
soldi pubblici per cucinare
uno spezzatino indigeribile
che peggiora la qualità dei
servizi. Una parte di attività
sono già state trasferite al
San Giovanni Bosco e una
parte in via Cherasco 23:
i pazienti sono sballottati,
prima invece sapevi che per
curarti gli occhi andavi in
via Juvarra e stop. Questa
era una eccellenza oculistica internazionale. Dicono
che dobbiamo adattarci a
leggi nazionali, che i 'monospecialistici' devono essere
inseriti nei grossi ospedali,
anche per ottimizzare risorse. Ma in questo caso non
è cosi perché l'oftalmico
chiudeva in attivo. Possibilità di farcela? Loro l'hanno già smembrato, è stato
declassato a casa della salute, rimarrà solo qualche
ambulatorio. L'amara constatazione, come al solito, è

che i cittadini non contano
nulla anche se riescono a
raccogliere oltre centomila
firme... E dire che con i lavori di ristrutturazione che
si sono fatti, oggi l'oftalmico
avrebbe potuto rappresentare ancora più un'eccellenza...”.
Luciano Cecchin, 43 anni
di esperienza lavorativa
nella clinica universitaria
dell'oftalmico come infermiere professionale, è deluso: “Prima c'era la parte
ospedaliera e universitaria,
tutte le equipe erano inte-

grate, gli spazi erano sufficienti per i pazienti. Con
lo spezzatino invece tutto è
cambiato. La giunta regionale voleva migliorare l'efficienza invece è accaduto
l'esatto contrario: i cittadini
hanno un servizio peggiore e con costi aumentati. I
servizi da altre parti non
funzionano in maniera efficiente. Il laboratorio cornee
al San Giovanni Bosco, ad
esempio, rimanda i bambini all'oftalmico. Nella futura 'Città della salute' sono
comunque previste riduzioni dei posti letti rispetto
agli attuali. Come comitato
chiediamo almeno che il
pronto soccorso rimanga
qui e non venga spostato
alle Molinette perché i locali nono sono idonei. Anche i
servizi aggiuntivi erano importanti, come ad esempio
il laboratorio analisi, e ora
i pazienti vanno ad intasare
altri punti. E poi mi chiedo:
se i piccoli ospedali devono
chiudere perché allora potenziare i privati convenzio-

nati tipo il Gradenigo?”.
Ritorniamo ai politici. Roberto Rosso, consigliere comunale del gruppo 'Noi con
l'Italia' ha anche presentato
un esposto: “Mi sono battutto contro questo scempio
che stanno commettendo
perché il nostro oftalmico
era tra i primi 20 al mondo, con un pronto soccorso
qualificatissimo. È stupido
distruggere portando tutto
altrove. Ho fatto un esposto
alla Procura della Corte dei
Conti nel quale ho chiesto
come possa avere speso la
vecchia giunta regionale
20 milioni di euro per restaurare questo ospedale e
adesso voglia smembrare
tutto. È un vero crimine verso la buona sanità. Si sono
adottate scelte incredibili:
Chiamparino ha copiato da
Toscana e Emilia Romagna
vecchi criteri politici comunisti. Invece per ottenere
una buona sanità occorre
fare l'esatto contrario. Noi
lottiamo e continuiamo a
lottare. Spero che la Procura della Conte dei Conti faccia chiarezza e chieda conto
dello spreco, dei 20 milioni
gettati al vento...”
Sulla
stessa
lunghezza
d'onda Andrea Tronzano,
consigliere regionale di
'Forza Italia' nonché componente della commissione
sanità: "L'ospedale monospecialistico è il futuro,
non il passato come pensa
il centro sinistra in Regione. Nonostante un numero
incredibilmente numeroso
di cittadini abbia firmato la
petizione portata avanti da
Piercarlo Perruquet, Saitta

e Chiamparino non hanno voluto sentire ragioni.
Ora l'Oftalmico, ospedale
all'avanguardia tecnologica
e con professionalità mediche di assoluto livello, rischia un clamoroso declassamento con la perdita di
luminari dell'occhio. Disagi
per gli utenti, minore produttività ovvero meno operazioni e quindi maggiori
liste di attesa e costi maggiori sono la conseguenza
di questa decisione sbagliata. Per quanto mi riguarda
ho recentemente svolto un

sopralluogo nelle due nuove ubicazioni e quanto previsto si sta verificando. Non
possiamo stare a guardare
e pertanto cercheremo di
non abbassare la guardia,
anche a difesa dell'ospedale Regina Margherita,
eccellenza pediatrica, che
non vorrei subisse un declassamento a seguito di
ulteriori decisioni sbagliate
sul costruendo Parco della
Salute."
Chiosa finale con Gian Luca
Vignale, consigliere regionale e Presidente del gruppo 'Movimento Nazionale
per la Sovranità': “L’Oftalmico è il simbolo dell’incapacità e dell’ottusità di
Saitta e Chiamparino. Non
sono infatti bastate le firme
di centomila cittadini, né
le tante voci istituzionali e
politiche e neppure i tanti
consigli regionali dedicati
alla salvezza dell’ospedale
a convincerli a non spezzettare un’eccellenza piemontese. I risultati sono purtroppo sotto gli occhi delle

migliaia di utenti che ogni
giorno entrano nell’ospedale e che ancora oggi non
sanno a chi rivolgersi o che
devono aspettare mesi, a
volte quasi un anno, per
una visita oculistica o per
un intervento di cataratta.
La situazione purtroppo
peggiorerà quando chiuderanno anche il Pronto Soccorso per spostarlo in via
Cherasco. L’ospedale era il
fiore all’occhiello della sanità piemontese, stimato e
premiato a livello internazionale, e ospitava pazienti
da tutto il mondo. Non solo:
prima che Saitta decidesse di farne uno spezzatino
era stato oggetto di alcuni
interventi di ristrutturazione e ammodernamento
costati milioni di euro. Soldi ben spesi se l’ospedale
avesse potuto continuare a
lavorare. Invece sono stati

trasferiti i reparti, ridotto il
personale operante, dimezzati i servizi e spostati ambulatori e sale operatorie in
altre sedi. Con ulteriori costi di trasferimento e messa
a norma dei locali. Per fermare questa follia abbiamo
fatto di tutto: presentato
emendamenti e ordini del
giorno in Consiglio regionale, sostenuto il Comitato Salviamo l’Oftalmico, fondato
un altro Comitato (Salviamo
gli ospedali) per indire un
referendum regionali. Nulla
è servito: Saitta e Chiamparino hanno tirato dritto, a
danno dei piemontesi e della nostra salute”.
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Unico e inimitabile: 20 anni fa finiva la 'vita spericolata' di Frank Sinatra

I

l 14 maggio del 1998,
esattamente 20 anni fa,
a West Hollywood moriva il
cantante, attore e conduttore televisivo, Frank Sinatra
(Francis Albert Sinatra). La
prima vera grande star della musica “leggera” per cui
le ragazzine perdevano la
testa. Oggi, nel nuovo millennio, ossia dopo aver visto nella storia della musica
moderna decine di star bruciare all’improvviso all’interno di una vita spericolata ricca di eccessi, sarebbe
facile pensare a “The Voice”
(anche grazie alle sue canzoni, e alla sua dizione perfetta di ogni singola parola),

come ad un personaggio
molto rassicurante e famigliare. Si potrebbe istintivamente pensare ad un sereno
e tranquillo artista del passato; una carriera di decenni sempre senza un capello
fuori posto, sempre vestito
elegante, sempre canzoni
“ordinate” senza mai un grido inutile o un suono distorto, e orchestre di altissimo
livello ad accompagnarlo.
E invece no. La realtà, a conoscerla bene, è totalmente
diversa. Frank, a suo modo,
ebbe una vita davvero spericolata. A confronto quasi
tutte le star, odierne e non,
che si danno/davano tante
arie, in realtà sono mezze
calzette. Sinatra è una delle
star più influenti di sempre a

tutti i livelli, si è occupato di
mille cose: musica, cinema,
show business, radio, tv, politica, elezioni presidenziali,
mafia, casinò, questioni razziali, società civile, beneficenza, attività patriottiche,
ecc. Dal punto di vista della
sua vicenda umana, mettendo insieme sia il livello
pubblico che il livello privato - vittima del bullismo da
bambino, povertà, ricchezza, malattia, amori, conquiste, matrimoni, divorzi,
amicizie esagerate, solitudine, whisky (una bottiglia al
giorno circa), sigarette (due
pacchetti al giorno circa),
fallimenti, rinascite, stampa scandalistica, tentativi
di suicidio, ecc - probabilmente batte qualunque altro artista 10-0. Dal punto
di vista artistico, è stato un
fenomeno molto interessante. Partito dal nulla, inizialmente autodidatta e fan di
Bing Crosby, da giovanissimo (metà/fine degli anni 30)
si ritrovò come voce solista
prima dell’orchestra di Harry James e poi di quella di
Tommy Dorsey, e da lì in poi
con diverse fasi e contratti
discografici costruì la sua
carriera leggendaria.
Il suo vero grande merito
però, è di non essersi mai
arreso nel corso degli anni,
anche quando il suo Jazz
melodico e il suo Swing venivano affiancati da altri
nuovi generi musicali come
il Rock ‘n’ Roll, il Beat, il
Soul, il Rock, la Disco Music.
Sinatra ha trasportato al
galoppo il genere dei Crooners (ossia il Jazz melodico
con la voce solista) attraverso i decenni arrivando
quasi fino ai giorni nostri
(grazie ad un’attività durata ben 63 anni, dal 1932 al
1995, sempre ad altissimo
livello: 600 milioni di dischi
venduti), nonostante la nascita dei tantissimi generi
musicali che spadroneggiavano tra i giovani decennio
dopo decennio. Non a caso,
il suo genere è tuttora relativamente in voga grazie
ad alcuni interpreti come
Michael Bublè e altri che lo
propongono in una versione
modernizzata. In sostan-

za grazie a lui non è mai
passato definitivamente di
moda. È diventato un po’
come la musica classica:
vive su un binario parallelo
agli altri generi più freschi
e del momento. E quella di
Frank fu una scelta vera e
propria, una volta infatti
disse: "Il Rock 'n' Roll è la
forma espressiva più bru-

tale, disgustosa e disperata,
che abbia avuto la disgrazia di sentire", (anche se
la sua posizione ideologica
negli anni poi si ammorbidì). E le sue performance, rispetto agli inizi e alla
sua giovinezza, nel tempo
invece che peggiorare migliorarono. Fin da subito
rubò gradualmente il posto
sul podio assoluto anche a
Bing Crosby, di cui lui stesso
come già detto era un grande fan. Bing era decisamente bravo, ma aveva oltre 10
anni di più, ed era un po'
più statico e “impostato”.
Sinatra gli era di molto superiore, molto più dinamico
e interprete meno scontato.
Crosby era un campione,
Sinatra un fuoriclasse assoluto. E Crosby stesso ne era
perfettamente consapevole, una volta disse: “Sinatra
è uno di quei cantanti che
nascono una sola volta nella vita. Ma perché è dovuto
nascere proprio durante la
mia?”. E per quanto le interpretazioni avessero dei
canoni stilistici e di genere
ben precisi, Frank seppe
trovare il modo e il coraggio

di evolversi quando le cose
ad un certo punto divennero difficili. Rilanciò la sua
carriera con nuove sonorità
e arrangiamenti raffinati, e
nel tempo arrivò a cantare cover dei Beatles, Stevie
Wonder, Simon & Garfunkel (generi che inizialmente
non amava). Il suo periodo
migliore infatti, è proprio la
seconda fase della sua carriera (anni '60 e metà '70).
Le orchestre sempre fantastiche, ma lo swing in quel
periodo era meno scontato
e più ricercato, e il tono di
Frank anche. Tra il confidenziale e lo stiloso, senza
mai perdere l'identità del
brano. È la chimica complessiva di quegli anni che
fa la differenza. In quel preciso periodo era di un livello
di bravura imbarazzante, i
suoi lavori erano confezionati dieci volte meglio che
nel passato, e lui forse aveva la maturità e l'età giusta.
Per ciò che riguarda invece
le classifiche e le vendite, la
faccenda è anche qui piuttosto interessante. Un episodio illuminante. Erano i
primi anni '60 e un giorno

Sinatra andò a casa di Grace Kelly, nel Principato di
Monaco. Ad un certo punto
vide appeso ad un muro un
Disco d'Oro. Trasalì, e gli
chiese: "E questo dove l'hai
preso?". Lei timidamente e
imbarazzata rispose: "L'ho
vinto. Nel 1957 ho fatto un
duetto con Bing Crosby per

il film “High Society”,che
ebbe un grande successo"
(nel film c’era anche Frank,
ndr.). E lui, con sguardo un
po' malinconico: "Io canto
con successo fin da ragazzino e non ne ho mai vinto
uno...". Sì. Proprio così, destino burlone, l'aveva vinto
prima di lui un'attrice che,
casualmente, si era trovata
a cantare per un film con
un grande artista di quegli anni. La meritocrazia e
il destino spesso vivono in
camere separate. Perché in
effetti Sinatra era già famosissimo da parecchi anni e
vendeva migliaia e migliaia
di copie, ma gli era mancato
fino a quel momento il classico successone-tormentone utile a raggiungere un
numero di copie sufficiente
ad ottenere il Disco d'Oro
(all’epoca si dovevano vendere centinaia di migliaia di
copie per averlo, non come
oggi). Mai aveva sfondato la classifica in sostanza.
Solo nel '66 uscì un brano
che mischiò definitivamente
le carte in tavola, e il Disco
d'Oro arrivò. Il pezzo è a
dir poco leggendario, conosciuto in tutto il globo terraqueo, da chiunque non
viva in mezzo alla giungla o
al deserto: 'Strangers in the
night' (canzone che Frank
odiava e che una volta definì “un pezzo di cacca” anche
se la cantava ad ogni concerto, ovviamente). Dopo
arrivarono tanti altri successoni, ma meno di quelli
che ci si aspetterebbe. Dal
punto di vista cinematografico ha recitato in decine di
film, e in alcuni casi anche
molto bene. Inizialmente
con dei musical dove ballava e cantava (con Gene Kelly!) e poi in film drammatici
o d’azione. Vinse anche un
Oscar. Cosa manca ancora a questo breve ritratto?
Un sacco di roba. Ha fatto
concerti in tutto il mondo
per tutta la vita. Una volta fece un concerto al Maracanà davanti a 180.000
persone ammutolite. Fece
un film dove una banda da
lui capeggiata organizzava
l’omicidio del Presidente,
e quando tanti anni dopo

uccisero il suo personale
amico J.F.Kennedy, lo fece
ritirare dal commercio. Con
la sua presenza ad effetto
“calamita” per lunghi periodi, ha praticamente aiutato
Las Vegas a diventare quello che è oggi. Con una lunga
serie di spettacoli ha aiutato proprio JFK a diventare
Presidente. Fu lui a costringere i casinò di Las Vegas ad
accettare artisti afroamericani negli spettacoli. Aveva molte amicizie influenti
nella mafia americana ed
è stato spiato dall’FBI per
anni e anni. Ha finanziato
decine e decine di progetti
filantropici. Ha aiutato di

tasca propria un sacco di
persone. Ha insultato e litigato pesantemente con un
sacco di persone. Ha avuto
a che fare con la giustizia in
varie circostanze. E si potrebbe continuare per ore.
Uno come lui, con un talento
come il suo, con una personalità come la sua, con una
vita lunga, piena e “totale”
come la sua, probabilmente non esisterà mai più. Per
questo motivo ha affascinato milioni di persone in tutto
il mondo per decenni, e lo fa
tuttora. Cari lettori, provate a cantare le sue canzoni
nello stesso esatto modo in
cui lo faceva lui e vi accorgerete di quanto sia difficile
e di quanto fosse bravo.

Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
amcsrls@yahoo.it
Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
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Hanno collaborato
Antonio Catapano
Massimo Fiandrino
Ezio Maletto
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Impaginazione e grafica
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