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Il ruolo di garanzia effettiva del Presidente della Repubblica 2010.pdf


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volontà al di fuori della sfera di competenza del Governo. La discrezionalità riconosciuta al
legislatore pare circoscritta all’individuazione di atti non legislativi che siano comunque espressione
della politica generale del Governo e del suo indirizzo politico.
La prima “dilatazione” dei significati dell’art. 89 Cost. è imputabile al Parlamento del periodo
del “congelamento” costituzionale, assai diffidente nei confronti di tutte le istituzioni di garanzia e
propenso a circoscrivere al massimo i poteri propri del Capo dello Stato. Questa tendenza è ben
rivelata dalla legge n. 87 del 1953, laddove, all’art. 4, comma 2, prevede che i decreti di nomina dei
giudici costituzionali la cui scelta spetta al Presidente della Repubblica siano controfirmati dal
Presidente del Consiglio. La norma ha origine dall’intento, poi sfumato, di sottrarre sostanzialmente
al Capo dello Stato un tale potere per consegnarlo al Governo o, quanto meno, condividerlo con
esso. Dai lavori preparatori emerge bene la contrapposizione tra quanti (soprattutto nelle file della
maggioranza) cercavano di ridimensionare le prerogative presidenziali e quanti (appartenenti ai
gruppi di opposizione), viceversa, contestavano che il Governo potesse arrogarsi il diritto di
influire, se non addirittura decidere, sulla formazione del massimo organo di garanzia
costituzionale. Alla fine delle discussioni prevalse un atteggiamento più moderato e fu raggiunto un
compromesso interpretativo nella direzione di concepire la nomina dei cinque membri della Corte,
affidata all’iniziativa del Presidente, come atto complesso che raccoglieva anche la volontà del
Governo24. Questa opinione è stata poi superata e ora è pressoché unanime la convinzione che tale
potere di nomina sia affidato all’esclusiva prudenza del Presidente. E la controfirma è stata
derubricata a mero atto di asseverazione della correttezza formale delle scelte da lui compiute (ad
esempio: accertamento che vengano nominate personalità dotate dei requisiti di cui all’art. 135
Cost.). Ma anche questa ridotta conclusione pare poco ragionevole e paradossale, in quanto
attribuisce al Governo-Presidente del Consiglio, potere politico, una funzione di controllo nei
confronti di un organo super partes di massima garanzia costituzionale.
Oltre a ciò, una simile (ri)costruzione potrebbe avere conseguenze anche gravi sul
funzionamento del sistema, in particolari momenti di crisi politica. Si pensi all’ipotesi (tutt’altro che
teorica) di un Presidente del Consiglio (magari dimissionario, in quanto sfiduciato dal Parlamento)
che rifiuti di controfirmare il decreto di scioglimento anticipato delle Camere (un altro potere
proprio del Capo dello Stato), magari al solo scopo di ritardare le elezioni…25 Il rimedio di adire
alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni sarebbe davvero un’inutile perdita di tempo e,
ancora una volta, un non sense. Ove, come probabile, essa accogliesse il ricorso (ma dopo un
procedimento che non potrebbe durare meno di qualche mese…), ne sortirebbe una sentenza
sostitutiva avente la stessa efficacia della (omessa) controfirma. Insomma: la conferma della sua
inutilità o non necessità per gli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali e, soprattutto, per
quelli di garanzia.
Anche la controfirma del Ministro di Giustizia relativa ai provvedimenti adottati dal CSM ed
emanati con Decreto del Presidente della Repubblica, prevista dall’art. 17, comma 1, della legge n.
195 del 1958, si presta alle critiche appena formulate, in quanto, come ho già sottolineato, anch’essa
rivolta a negare la posizione di garante che lo stesso assolve con la presidenza dell’organo
costituzionale istituito a salvaguardia dell’autonomia della magistratura e dell’effettiva
indipendenza dei suoi componenti contro le interferenze, anche nei modi delle ormai ricorrenti
insolenze che ne deprimono il prestigio e la legittimazione professionale26, da parte dei poteri a
caratterizzazione politica.
24

Ricostruisce bene la discussione e i suoi esiti Bartole, Interpretazioni e trasformazioni della Costituzione
repubblicana, Bologna, Mulino, 2004, pp. 87 ss.
25

Per un’analisi di ipotesi simili a quella considerata cfr. G. Ugo Rescigno, Il Presidente della Repubblica e le crisi del
sistema, nel sito www.astrid-online.it, pp 22 ss. del documento.

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Non a caso l’art. 21-bis del regolamento interno del CSM (introdotto nel 2009) ha razionalizzato gli interventi del
medesimo organo a tutela di magistrati o della magistratura in presenza di comportamenti lesivi del prestigio e
dell'indipendente esercizio della giurisdizione, tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento o alla
credibilità della funzione giudiziaria. Il Presidente Napolitano, in una nota inviata al CSM (il 10 settembre 2009) ha

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