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Il ruolo di garanzia effettiva del Presidente della Repubblica 2010.pdf


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Peraltro, la stessa legge e il regolamento interno del CSM omettono qualsiasi indicazione
sulla forma degli atti di convocazione del medesimo. La prassi che si è andata affermando non
contempla la controfirma del Ministro di Giustizia: una piccola breccia, forse, verso l’idea che è
possibile immaginare che per essere efficaci gli interventi di garanzia del Presidente della
Repubblica possono prescindere da innaturali intromissioni del potere esecutivo.
La ricostruzione del sistema delle garanzie nello stato liberaldemocratico, magis ut valeant e,
in particolare, la restituzione al Presidente della Repubblica del ruolo decisivo che gli compete27 si
scontrano facilmente con i dubbi che affiorano soprattutto nelle fasi di incertezza e di
disorientamento della vita della Repubblica, quando l’unico riferimento sicuro e indefettibile pare
quello della sovranità popolare, intesa rozzamente come un assillante riscontro della maggioranza.
In questi frangenti un’esasperata diffidenza nei confronti dei poteri non legittimati dal consenso
popolare (quale risulta non solo dal voto, ma anche dai quotidiani sondaggi sul gradimento delle
persone che ricoprono incarichi costituzionali) induce a riproporre l’eterno e irrisolvibile
interrogativo: quis custodiet custodes? E’ una domanda che non può trovare risposta
nell’ordinamento democratico, pur se fornito dei più idonei e sapienti “dispositivi” auspicati dai
costituenti. L’erompere, in tempi di laceranti regressioni sociali e culturali, di movimenti populisti
poco propensi a riconoscere la Costituzione come una risorsa indisponibile da trasmettere alle
generazioni future, può facilmente provocare la degenerazione delle stesse istituzioni di garanzia.
Così una deriva maggioritaria non adeguatamente contrastata potrebbe portare all’elezione di un
Capo dello Stato28 alieno ai valori costituzionali, che certamente non declinerebbe le sue funzioni
come ho tentato di ridisegnarle, ma in una prospettiva autocratica deviata. In una simile congiuntura
spetta innanzitutto agli storici constatare che la forma di stato liberaldemocratica garantita è stata
sopraffatta. E’ già accaduto. Davanti al dilemma di Giovenale, chi va alla ricerca della coerenza
costituzionale, disarmato, può solo concludere: nempe ridiculum esset, custode indigere custodem.
* Lo scritto riproduce, con qualche aggiornamento in nota, la lezione svolta al Seminario2010, del Centro Studi Parlamentari “Silvano Tosi” (Firenze, 1 marzo 2010, in corso di
pubblicazione nel Quaderno n. 21, Giappichelli ed..

precisato i limiti di un corretto ricorso all’istituto, che «si giustifica solo quando è indispensabile per garantire la
credibilità della Istituzione nel suo complesso da attacchi così denigratori da mettere in dubbio l'imparziale esercizio
della funzione giudiziaria e da far ritenere la sua soggezione a gravi condizionamenti: non anche quando mira a
garantire la reputazione dei singoli la cui tutela -come per tutti i cittadini- è rimessa alla iniziativa dei magistrati
interessati». In tal modo, ha però confermato sia la necessità e legittimità di interventi di garanzia nei confronti
dell’esercizio della funzione giudiziaria, sia la loro implicita «copertura» da parte dello stesso Presidente.
27

…soprattutto “nel quadro dell’attuale democrazia maggioritaria a base parlamentare”, come sottolinea E.
quale ravvisa l’esigenza di “un rafforzamento nell’esercizio dei poteri presidenziali di ‘controllo-garanzia’
stretto, destinati a controbilanciare il maggior peso politico assegnato, attraverso la legge elettorale, alle
maggioranza” (Il Presidente della Repubblica come organo di garanzia, in Garanzie costituzionali
fondamentali (a cura di L. Lanfranchi), Roma, 1997, p. 34).

Cheli. Il
in senso
forze di
e diritti

28

L’esasperazione maggioritaria, aggravata dalla vigente legislazione elettorale, rischia in effetti di compromettere
gravemente gli equilibri tra poteri politici e poteri di garanzia. Cosicché, da tempo, è stata posta l’esigenza di innalzare i
quorum per l’elezione, in primo luogo, del Capo dello Stato. In tal senso il d.d.l. di revisione costituzionale presentato
dai Senn. Bassanini e altri, ancora nella XIV legislatura (AS n. 1933, 21 gennaio 2003), prevedeva (modificando il c. 3,
secondo periodo, dell’art. 83 Cost.) che il Presidente, dopo il terzo scrutinio, dovesse essere eletto con la maggioranza
dei due terzi dei voti espressi.

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