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Il ruolo di garanzia effettiva del Presidente della Repubblica 2010.pdf


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contenzioso che avrebbe potuto avere un impatto politico assai dirompente ed eclatante, ove la
Corte fosse stata chiamata a valutare i comportamenti “eversivi” degli organi costituzionali e i loro
sconfinamenti dagli ambiti loro spettanti3. E questo è il secondo riferimento.
Il terzo concerne l’opinione di un giovane costituzionalista cattolico, anch’egli assai prudente,
che pochi anni dopo, in uno dei suoi primi studi, “La garanzia costituzionale” (1950), sottolineava
che i soggetti-poteri potenzialmente lesivi della supremazia della Costituzione sono il legislatore e il
Governo e, questo, non tanto nell’esercizio della sua attività amministrativa normale (la cui
eventuale illegittimità può trovare una sede di accertamento e sanzione negli organi giurisdizionali
comuni), ma in quanto adotti atti di governo pericolosi, cioè suscettibili di menomare la regolarità
costituzionale. Da questa osservazione (formulata in tempi non sospetti) egli muoveva per sostenere
che i valori e principi che definiscono e caratterizzano l’ordinamento costituzionale non sono affatto
sicuri, ma possono essere messi a repentaglio dai poteri “forti” (o meglio: che si ritengono tali per la
loro investitura popolare, diretta o indiretta). Contro questo rischio dovrebbe operare il sistema delle
garanzie costituzionali. La loro completa attuazione (allora) e valorizzazione (oggi) è pertanto
essenziale per porre un argine solido alle possibili situazioni di usurpazione che pregiudicherebbero
la convivenza fondata su principi liberal-democratici4.
Il contributo di Galeotti, in un’epoca in cui i ritardi nell’attuazione della Costituzione e
soprattutto delle nuove istituzioni di garanzia (Corte costituzionale e Consiglio Superiore della
Magistratura) venivano giustificati sulla base degli equilibri imposti dalla costituzione materiale,
fu accolto con quella disincantata tiepidezza che di solito viene riservata alle opere prime,
formalmente rigorose nelle analisi, ma troppo “astratte” nelle conclusioni... In verità, il tema
proposto non era affatto un esercizio teorico, ma poneva e pone una domanda centrale e ineludibile:
fino a che punto può essere ammessa o assecondata, in un determinato momento storico, la
spontanea e incondizionata evoluzione del sistema politico, frutto del prevalere di interessi sociali
ed economici confortati dal voto maggioritario degli elettori, in contraddizione o contrasto con le
prerogative di organi costituzionali “deboli” a causa della loro legittimazione fondata su valori altri
rispetto al consenso popolare?
La risposta è chiara ed ineludibile se si conviene su una qualificazione precisa della forma di
stato repubblicana come democratica e garantita e se si riconosce che, per evitare stalli o blocchi
nei rapporti tra le istituzioni e nel loro funzionamento, quelle di estrema garanzia dispongono di
efficaci e risolutivi poteri di sanzione e di arresto. Del resto, basta leggere il comma 2 dell’articolo
di apertura della Costituzione per verificare come l’esercizio della sovranità popolare (con i suoi
esiti periodici) non possa essere considerato “imprevedibile e aperto” negli effetti, nel senso di
un’incondizionata apertura di credito nei confronti di chi, pro tempore, è investito nei ruoli in cui si
suddivide il potere politico rappresentativo. La “volontà” politica, anche se fedelmente
rappresentativa, è sottoposta ai “limiti e alle forme previste dalla Costituzione”.
Sia negli scopi, sia nel metodo i poteri a caratterizzazione politica sono vincolati al superiore
e transgenerazionale discorso-percorso che la Costituzione dichiara e indica per la salvaguardia e lo
sviluppo delle libertà e dei diritti civili, politici e sociali che connotano la convivenza nella
Repubblica. L’approccio costituzionale è positivo e progressivo: si tratta di obiettivi da inverare; e

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«…Vi è una figura più preoccupante di conflitto tra i poteri dello Stato che è appunto l’usurpazione dei poteri, il
pericolo maggiore per la stabilità e par la conservazione di una Costituzione. E’ dunque necessario che la Corte
costituzionale, o chi per essa, possa dichiarare l’evento dell’usurpazione, giacchè i mezzi pratici attraverso i quali si
attaccano le Costituzioni possono essere le leggi, ma comunemente non sono le leggi comuni o costituzionali, ma sono
proprio i colpi di stato, le usurpazioni di poteri, gli straripamenti di poteri.» (Seduta, 28 novembre 1947, Atti
dell’Assemblea Costituente, Roma, 1947, pp. 2619-2620).
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S. Galeotti, La garanzia costituzionale, Milano, 1950. L’Autore approfondisce in scritti successivi le sue
argomentazioni: Profilo giuridico dei controlli costituzionali, in Studi in onore di G. Zanobini, Milano 1962
(ripubblicato come voce, Controlli costituzionali, nell’Enciclopedia del diritto, vol X, Milano 1962.); Introduzione alla
teoria dei controlli costituzionali, Milano, 1963; Garanzia costituzionale, in Enciclopedia del diritto, vol XVIII, Milano
1969.

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