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Il ruolo di garanzia effettiva del Presidente della Repubblica 2010.pdf


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non soltanto di preservare spazi ormai definitivamente acquisiti, lasciati alla libera
autodeterminazione di singoli, gruppi o enti.
In un tale contesto, anche il sistema delle garanzie costituzionali deve essere adeguato ed
efficace, in grado di intercettare tempestivamente le deviazioni eventualmente in atto (non
necessariamente portate a termine) da parte dei poteri dello Stato, quali, di volta in volta e
concretamente, sono stati identificati nella consistente giurisprudenza della Corte costituzionale5.
Insomma, dinanzi a un sistema politico sempre più complesso e dinamico, anche i rimedi contro le
interferenze indebite e le manomissioni costituzionali devono risultare effettivi. Ecco perché non è
sufficiente confidare sull’interpretazione del principio della divisione dei poteri che li assuma come
formalmente eguali, autonomamente e stabilmente organizzati, tali da fronteggiarsi reciprocamente
in una dimensione immobile di “pesi e contrappesi”6.
In verità, nella forma di stato democratico-garantita la gerarchia tra i poteri è inevitabile: i
poteri di estrema garanzia (altrimenti detti “di chiusura”, in assenza dei quali i poteri politici
potrebbero trasformarsi in forze eversive) devono disporre essi stessi di quegli “idonei dispositivi”
(sanzionatori e/o di arresto) evocati da Perassi per ripristinare l’ordine costituzionale violato o
minacciato da indebite alterazioni. La Costituzione italiana disegna proprio in questa prospettiva il
sistema delle garanzie costituzionali incardinate a livello soggettivo nella Corte costituzionale e nel
Presidente della Repubblica, ciascun organo con le proprie attribuzioni tipiche e distinte, esercitate
con procedimenti esclusivi e in tempi diversi, ma entrambi collocati nella stessa rete di protezione
degli assetti e valori costituzionali (con particolare attenzione per quei “principi supremi” che
costituiscono il DNA della Repubblica).
Non è un caso che la Costituzione stabilisce espressamente (all’art. 137, u.c.) che contro le
decisioni della Corte Costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione e, dunque, ad esse devono
pienamente uniformarsi anche gli altri poteri dello Stato e, in particolare, quelli politici
rappresentativi.
Si può ritenere, attraverso una lettura sistematica e coerente della Costituzione, che lo stesso
principio di definitività valga per gli interventi del Presidente della Repubblica, allorché si trovi
nella necessità di impedire che un atto o un’attività eversiva producano irreversibili lesioni
costituzionali alle quali, in via successiva, la stessa Corte costituzionale non potrebbe, con
ragionevole probabilità, far fronte. E una tale prognosi non può che essere rimessa a un organo la
cui irresponsabilità politica non fa venir meno una puntuale responsabilità costituzionale di
adoperarsi affinché non vengano posti in essere, magari favoriti da suoi comportamenti omissivi,
attentati alla Costituzione. Il giuramento a cui è tenuto il Capo dello Stato nel momento del suo
insediamento (art. 91) è, in tal senso, assolutamente univoco, in quanto lo impegna alla fedeltà alla
Repubblica (anche come sistema dei valori della convivenza che deve essere salvaguardato e
perpetuato) e all’osservanza della Costituzione (e, dunque, alla equilibrata distribuzione dei poterifunzioni che essa contempla). E si potrebbe ulteriormente osservare che le altre ipotesi di
giuramento previste dalla Costituzione non sono così circostanziate. La differente solennità della
formulazione non è priva di significato7 .
5

In generale: A.Pisaneschi, I conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato : presupposti e processo, Milano, 1992; più
recentemente: AA.VV, Recenti tendenze in materia di conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato (a cura di E.Bindi e
M. Perini), Milano 2003.

6

Sul punto si rinvia a G. Silvestri, Poteri dello Stato (divisione dei), in Enciclopedia del diritto, Milano, 1985, pp. 670
ss.
Non di rado, in dottrina il “principio” della divisione dei poteri (di impronta francese: Montesquieu) viene considerato
equivalente alla “teoria-prassi” dei pesi e contrappesi (checks and balances: di derivazione americana). In tale senso, ad
esempio, G. Guarino, Il regime parlamentare, in Scritti dedicati a Raselli, Milano, 1971, vol. I, p. 874.
7

Può essere significativo rilevare che la formula del giuramento del Presidente della Repubblica (“fedeltà alla
Repubblica” e “osservanza della Costituzione”, corrispondenti alle sue responsabilità giuridiche per “alto tradimento” e
“attentato alla Costituzione”) è stabilita direttamente dalla Costituzione. Mentre negli altri casi essa è affidata al
legislatore, come per i membri del Governo (art. 1, c. 3). Sul valore non solo simbolico del giuramento si veda,

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