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Il ruolo di garanzia effettiva del Presidente della Repubblica 2010.pdf


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successive discussioni ed eventualmente deliberazioni del Parlamento non può giustificare un
atteggiamento fievole che confida sulla successiva capacità di reazione del sistema politico
rappresentativo. Il potere di garanzia è effettivo se viene praticato, già all’insorgere dell’attività
costituzionale pericolosa: anche quando essa si trovi in una fase preparatoria.
Ovviamente, il Presidente dispone di un potere assoluto di diniego-arresto anche nella fase
finale del processo legislativo, al momento della promulgazione. In proposito, occorre coordinare e
leggere assieme gli enunciati di cui all’art. 74 e al comma 5 dell’art. 87. Quando il Presidente si
avvale del potere di richiedere alle Camere una nuova deliberazione sulla legge che ha
provvisoriamente omesso di promulgare (ai sensi del comma 2 dell’art. 74) egli agisce nella
posizione, già considerata, di Capo dello Stato in una dimensione positiva e cooperativa13 con il
Parlamento, al quale prospetta soluzioni alternative a quelle adottate, per ragioni sostanzialmente di
coerenza-opportunità istituzionale o per prevenire eventuali successive censure ad opera della Corte
costituzionale. Si tratta –come si è cercato di mettere in evidenza- dell’espressione di una sensibilità
super partes che si colloca pienamente nel fisiologico svolgimento della vita istituzionale.
Insomma, quando il Presidente con un suo messaggio rinvia le leggi alle Camere manifesta loro
semplicemente dei dubbi, sia pur ragionati, sui quali sollecita una riflessione, attraverso la riapertura
del procedimento legislativo sui punti problematici che ha segnalato. Se, viceversa, egli dovesse
maturare la convinzione della palese incostituzionalità della legge a lui pervenuta per la
promulgazione, il suo potere-dovere di garante si esprime in un immediato rifiuto di dar corso ad
essa. In una simile evenienza un “palleggiamento” con il Parlamento non solo non avrebbe alcun
senso, ma potrebbe lasciar intendere una situazione di preoccupazione da condividere e non di
certezza da far prevalere nel supremo interesse della convivenza costituzionale14.
Così pure, lo stesso potere di rifiuto, a garanzia della Costituzione, sussiste nei confronti dei
decreti legge che il Governo presenta al Presidente perché li emani. Anche se inquadrati in una
situazione di precarietà e provvisorietà, essi potrebbero rivelare una forza anticostituzionale
(eversiva) immediata e cogente, non altrimenti ed efficacemente contrastabile. La “vigilanza” del
Presidente eviterebbe, inoltre, al Parlamento di essere coinvolto in un procedimento di conversione
che, se portato a termine, determinerebbe l’approvazione di una legge caratterizzata dal medesimo
contenuto eversivo del decreto originario e, dunque, non passibile di promulgazione. La
responsabilità “esclusiva” che l’art. 77 della Costituzione attribuisce al Governo è di ordine politico
e giuridico, ma evidentemente non può assorbire le responsabilità proprie delle altre istituzioni di
garanzia costituzionale. Un simile intervento preventivo e ostativo può inibire, inoltre, la
formazione di un blocco governo-maggioranza parlamentare rivolto a prevaricare i diritti e poteri
costituzionali delle minoranze, soprattutto in presenza di sistemi elettorali di tipo marcatamente
maggioritario, come quello attualmente vigente, che riducono sensibilmente la capacità di
opposizione.
Gli stessi argomenti possono valere per il diniego di procedere ad altri adempimenti
indispensabili per dare forma ad atti di diverso tipo, come la ratifica dei trattati internazionali (art.
87, comma 8) anche su autorizzazione delle Camere. Infatti, la volontà legislativa del Parlamento e,
ancor più, quella esecutiva del Governo devono trovare un argine nei poteri di garanzia
costituzionale e, in prima battuta, nel Presidente della Repubblica, qualora si tentasse di introdurre
nell’ordinamento norme pattizie in violazione dei “principi supremi” della Costituzione, con
particolare riferimento a quelli che impongono alla Repubblica il metodo pacifista e di non
aggressione nella risoluzione delle controversie internazionali (art. 11), nonché il rispetto dei
doveri inderogabili di solidarietà umana (quali, ad esempio, l’effettivo riconoscimento del diritto
d’asilo agli stranieri, contemplato dal comma 3 dell’art. 10). Analogamente (pur se il caso parrebbe
13

Si veda in questa prospettiva l’ampio saggio (con puntuali riferimenti bibliografici) di L. Vespignani, Il Presidente
ritrovato. (Mitologie vecchie e nuove sul potere di rinvio delle leggi), in Diritto e società, 2009, pp. 63 ss.

14

Ho già espresso queste opinioni in I poteri del Capo dello Stato nella stagione del “superpotere politico”,
www.astrid-online.it, 2008

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