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Il ruolo di garanzia effettiva del Presidente della Repubblica 2010.pdf


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ha sufficientemente dimostrato l’assurdità di una via così intricata e dispendiosa di energie (e della
risorsa-tempo), quando sarebbe possibile e meno logorante il risolutivo intervento del Presidente
della Repubblica, garante degli equilibri costituzionali anche all’interno della complessa istituzione
Governo20.
La terza situazione riguarda il potere di concessione della grazia finalmente riconosciuto dalla
Corte costituzionale come atto formalmente e sostanzialmente presidenziale. Ho già avuto modo di
svolgere qualche osservazione sulle finalità dell’istituto, per quasi mezzo secolo disattese da prassi
praeter constitutionem 21. Qui mi preme solo ribadire che l’atto di grazia è estraneo ai circuiti di
decisione politica e rientra nelle funzioni di garanzia costituzionale del Presidente della Repubblica,
in quanto, in talune circostanze, solo la sua iniziativa, esercitata in virtuosa solitudine, è in grado di
dare attuazione a quei valori di umanità che il potere politico difficilmente può concretamente
praticare non soltanto per la mancanza di un sufficiente consenso, dopo la revisione dell’art. 79
della Costituzione, ma per un’eccessiva esposizione mediatica che consente all’opinione pubblica
più regressiva di assecondare o di far prevalere umori viscerali o allarmi non sempre meditati o
ragionevoli.
Gli atti (positivi) di garanzia che si collocano nelle tre situazioni considerate si possono
evidentemente qualificare, per rifarsi a categorie tradizionali, come formalmente e sostanzialmente
presidenziali. Per la loro validità ed efficacia, a mio avviso, non sarebbe necessaria alcuna
controfirma22. In tal senso occorre rivalutare l’enunciato dell’art. 89 della Costituzione e restituirgli
quella chiarezza e sintonia con il sistema, alterate da fuorvianti interpretazioni ad opera del
legislatore e di una dottrina pur consolidata.
In primo luogo, dovrebbe facilmente constatarsi che la disposizione in questione si riferisce
soltanto ai rapporti tra governo e Presidente e non copre le sue ulteriori funzioni e responsabilità,
come quelle di garanzia. Assegnare un significato onnicomprensivo all’espressione “nessun atto…”
– privilegiandone l’apparenza letterale – pare in contraddizione con il successivo assunto che
prevede che la controfirma sia apposta dal ministro “proponente”. E, in effetti, la parola è stata
ritenuta equivalente a “competente”, con palese e improvviso abbandono al rigore filologico innanzi
prescelto23…
Assai più lineare e aderente all’impostazione che vado prospettando è una comprensione non
manipolata dell’enunciato che andrebbe letto nel senso che tutti gli atti che provengono (proposti o
presentati) dal Governo richiedono per la loro validità non solo la firma del Presidente della
Repubblica, ma anche la controfirma dei ministri, che ne abbiano la competenza. I quali, a seconda
degli atti prodotti, ne assumono le responsabilità conseguenti, non solo di natura politica, ma anche
giuridica ai sensi degli artt. 28 e 77 della Costituzione. Con riferimento al comma 2 della medesima
disposizione anche “gli altri atti indicati dalla legge”, rimessi alla controfirma del Presidente del
Consiglio non possono essere ritenuti una categoria aperta, tale da comprendere manifestazioni di
20

In una tale prospettiva anche L. Carlassare, Sfiducia individuale e revoca dei ministri nel nuovo assetto politico
italiano, in Scritti in onore di Serio Galeotti, I, Milano 1998, 157 ss.
21

Potere di grazia e coesione costituzionale. Cioè: una grazia “fuori contesa”, in La grazia contesa. Titolarità ed
esercizio del potere di clemenza individuale (a cura di R. Bin, G. Brunelli, A. Pugiotto, P. Veronesi), Torino, 2006, pp.
1 ss. Successivamente la Corte cost. con la sent, n. 200 del 2006 ha riconosciuto il potere di grazia come “proprio” del
Presidente della Repubblica nella sua qualità di organo super partes “rappresentante dell’unità nazionale” ed estraneo al
“circuito” dell’indirizzo politico di governo.
.
22
Anche per A. Ruggeri “si impone …il ritorno alla lettera dell’art. 89, la controfirma richiedendosi e giustificandosi
per i soli atti sostanzialmente governativi” (loc. ult. Cit. p. 20).
23

Sul dibattito riguardante la controversa interpretazione della disposizione costituzionale cfr. (tra i tanti) M. Midiri, La
controfirma ministeriale nel sistema dei rapporti tra Presidente della Repubblica e Governo, Padova, 1988. Più
recentemente, in senso critico rispetto all’impostazione tradizionale L. Carlassare, Capo dello Stato, Ministro
controfirmante, Governo, in Studi in onore diL. Mazzarolli, Padova, 2007, I, pp. 69 ss.

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