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Leucemia Mieloide Acuta, il quizartinib riduce del 24% il rischio di morte .pdf



Nome del file originale: Leucemia Mieloide Acuta, il quizartinib riduce del 24% il rischio di morte.pdf
Autore: Goldm

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Leucemia Mieloide Acuta, il quizartinib
riduce del 24% il rischio di morte
Congresso EHA 2018: il quizartinib aumenta la sopravvivenza complessiva rispetto alla
chemioterapia nei pazienti con LMA recidivante/refrattaria con mutazioni di FLT3-ITD

Roma, 19 giugno 2018 - Daiichi Sankyo ha presentato in Svezia, al 23esimo Congresso dell’European
Hematology Association (EHA), i risultati positivi dello studio pilota di fase III QuANTUM-R, che saranno alla
base delle prossime sottomissioni alle autorità regolatorie di tutto il mondo. Con una riduzione del 24% del
rischio di morte, il trattamento innovativo con quizartinib in monoterapia prolunga significativamente la
sopravvivenza complessiva (6,2 mesi) rispetto alla chemioterapia di salvataggio (4,7 mesi) nei pazienti con
leucemia mieloide acuta (LMA) recidivante o refrattaria con mutazioni FLT3-ITD, dopo il trattamento di prima
linea. La probabilità di sopravvivenza a 1 anno è stata stimata al 27 % per i pazienti trattati con quizartinib
rispetto al 20% per pazienti trattati con chemioterapia di salvataggio.
La leucemia mieloide acuta con mutazioni FLT3-ITD è una neoplasia maligna aggressiva del sangue e del
midollo osseo che causa la crescita e l’accumulo incontrollati di globuli bianchi maligni che non funzionano
regolarmente e interferiscono con la produzione delle cellule normali del sangue. 1
Le mutazioni del gene FLT3 costituiscono una delle più comuni anomalie genetiche della Leucemia Mieloide
Acuta.2 La mutazione FLT3-ITD è la più comune mutazione dell’ FLT3 e colpisce all’incirca 1 paziente su 4
con LMA.3,4,5,6 I pazienti affetti da LMA con mutazioni FLT3-ITD hanno una prognosi complessiva peggiore,
che comprende un aumento dell’incidenza di recidiva con un rischio di morte circa due volte maggiore dopo la
segnalazione della recidiva stessa, nonché una maggiore probabilità di recidiva dopo trapianto di cellule
staminali, rispetto ai pazienti senza questa mutazione. 7,8 La sopravvivenza a cinque anni della LMA, tra il 2005
e il 2011, era all’incirca del 26%, la più bassa di tutte le leucemie. 1“La leucemia mieloide acuta recidivante o
refrattaria con mutazioni FLT3-ITD rappresenta un bisogno altamente insoddisfatto, dal momento che i
pazienti affetti da questa forma aggressiva della malattia hanno complessivamente una prognosi negativa,
come evidenziato dai bassi tassi di risposta alle terapie attualmente disponibili, dall’alto rischio di recidive e
dalla sopravvivenza complessiva più breve rispetto a coloro che soffrono della LMA senza mutazione - ha
spiegato il dottor Jorge E. Cortes, Vice Presidente del Dipartimento di Leucemia nella Divisione di Medicina
Oncologica dell’Università del Texas - “Per questa specifica forma di leucemia, questi risultati rappresentano i
primi dati clinici riportati che dimostrano che un agente in monoterapia può migliorare significativamente la
sopravvivenza complessiva, suggerendo che il quizartinib possa potenzialmente aiutare i pazienti affetti da

LMA a vivere più a lungo. Inoltre, nello studio, una percentuale maggiore di pazienti del braccio quizartinib
hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali rispetto al braccio chemioterapia.”
I risultati di QuANTUM-R mostrano che nei pazienti affetti da LMA recidivante o refrattaria con mutazioni
FLT3-ITD che hanno ricevuto il trattamento con il quizartinib in monoterapia è stata osservata una riduzione del
rischio di morte del 24% rispetto ai pazienti trattati con chemioterapia di salvataggio (hazard ratio [HR] = 0,76P=0,0177 - 95% CI 0,58-0,98). La sopravvivenza complessiva media è stata di 6,2 mesi (95% CI a due code
5,3-7,2) per il braccio quizartinib e 4,7 mesi (95% CI a due code 4,0-5,5) per il braccio chemioterapia di
salvataggio. La probabilità di sopravvivenza stimata a 1 anno è stata del 27 % per i pazienti trattati con
quizartinib e del 20% per pazienti trattati con chemioterapia di salvataggio. “I risultati di questo studio sono

coerenti con quelli precedenti di fase II e dimostrano la validità della strategia di colpire la mutazione
FLT3-ITD. Siamo incoraggiati da questi dati che saranno alla base delle sottomissioni presso le
autorità regolatorie in tutto il mondo. Se approvato, il quizartinib ha il potenziale di ridefinire il
trattamento dei pazienti con leucemia mieloide acuta recidivante o refrattaria con mutazioni FLT3ITD. - ha commentato Antoine Yver, Vicepresidente esecutivo e Direttore globale del Dipartimento di
ricerca e sviluppo oncologici di Daiichi Sankyo. “I dati raccolti, inoltre, approfondiscono la nostra
conoscenza di questo tipo di LMA difficile da trattare, mentre continuiamo ad esplorare il potenziale
ruolo del quizartinib in combinazione con la chemioterapia e altri meccanismi, al fine di sviluppare
ulteriormente il trattamento anche nelle nuove diagnosi.”.
Il profilo di sicurezza osservato nello studio QuANTUM-R appare coerente con quello osservato a dosi simili
nel programma di sviluppo clinico del quizartinib. La durata media del trattamento con quizartinib è stata di 4
cicli di 28 giorni (97 giorni; range: 1-1,182 giorni) versus 1 ciclo (range: 1-2) nel braccio con chemioterapia di
salvataggio. L’intensità mediana della dose relativa per quizartinib era dell’89%. L’incidenza degli eventi
avversi emergenti dal trattamento sono comparabili tra i pazienti che hanno ricevuto il quizartinib in
monoterapia (n=241) e quelli trattati con la chemio di salvataggio (n=94). Gli eventi avversi più comuni
(>30%, di qualunque grado) in pazienti riceventi quizartinib versus chemioterapia, includevano,
rispettivamente: nausea (48 vs 42%), trombocitopenia (39 vs 34%), stanchezza (39 vs 29%), dolore
muscoloscheletrico (38 vs 29%), iperpiressia (38 vs 45%), anemia (37 vs 32%), neutropenia (34 vs 26 percent),
neutropenia febbrile (34 vs 28%), vomito (33 vs 21%) e ipocalcemia (32 vs 28%). Gli eventi avversi più comuni
di grado ≥3 (>10% dei pazienti) sono stati: trombocitopenia (35 vs 34%), anemia (30 vs 29%), neutropenia (32
vs 25%), neutropenia febbrile (31 vs 21%), leucopenia (17 vs 16%), sepsi/shock settico (16 vs 18%),
ipocalcemia (12 vs 9%) e polmonite (12 vs 9%). L’intervallo QTcF >500 msec è stato osservato in 8 pazienti
(3,3%) e 2 dei 241 pazienti hanno interrotto il trattamento con quizartinib a causa del prolungamento
dell’intervallo QTcF. Nel braccio con quizartinib non sono stati registrati eventi di grado 4 di prolungamento
dell’intervallo QTcF (torsade de pointe, morte improvvisa o arresto cardiaco).
Informazioni sul trial QuANTUM-R
QuANTUM-R è uno studio pilota, globale, di fase III, randomizzato, in aperto, che in 19 Paesi ha arruolato 367
pazienti con LMA recidivante/refrattaria con mutazioni FLT3-ITD. I soggetti sono stati randomizzati in rapporto
di 2:1 per ricevere quizartinib in monoterapia (60 mg, con 30 mg di lead-in) oppure chemioterapia di
salvataggio. L’endpoint primario dello studio era quello di determinare se quizartinib in monoterapia potesse
prolungare la sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia di salvataggio, dopo la somministrazione della
terapia di prima linea. L’endpoint secondario era la sopravvivenza libera da eventi.
Informazioni su quizartinib
Il Quizartinib è il prodotto di punta del franchise sperimentale sulla Leucemia Mieloide Acuta di Daiichi Sankyo
Cancer Enterprise. E’ un inibitore selettivo orale dell’ FLT3, attualmente in fase III di sperimentazione a livello
globale per la LMA recidivante/refrattaria (studio QuANTUM-R) e di nuova diagnosi (studio QuANTUM-First)
con mutazioni FLT3-ITD, e in fase II di sviluppo in Giappone per la LMA recidivante/refrattaria con mutazioni
FLT3-ITD.
Il quizartinib ha ottenuto, dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense, la designazione di “Fast
Track” (procedura accelerata) per il trattamento della LMA recidivante/refrattaria, e la denominazione di
farmaco orfano dalla stessa FDA e dall’Agenzia europea dei medicinali (EMA) per il trattamento della LMA. Il

quizartinib è una molecola in fase di sperimentazione non approvata per alcuna indicazione in alcun Paese. La
sicurezza e l’efficacia non sono state ancora determinate.
Daiichi Sankyo Cancer Enterprise
La vision di Daiichi Sankyo Cancer Enterprise consiste nell’applicazione di conoscenze e capacità innovative guidate da un
pensiero non convenzionale per sviluppare trattamenti significativi per i pazienti affetti da cancro. L’azienda è impegnata a
trasformare la scienza in valore per il paziente, e questo impegno è presente in tutte le sue attività.
L’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei pazienti sette nuove molecole nei prossimi otto anni, dal 2018 al 2025,
avvalendosi dei risultati dei SUOI tre pilastri: il Franchise Anticorpo Farmaco Coniugato, quello dedicato alla Leucemia
Mieloide Acuta e quello di ricerca focalizzato sullo sviluppo delle nuove molecole (Fase I).
I Centri di ricerca della Daiichi Sankyo Cancer Enterprise includono due laboratori di bio/immuno-oncologia e “small
molecules” in Giappone e Plexxikon Inc. a Berkeley (California), e il centro di R&S sulla struttura delle “small molecules”.
Tra i composti che si trovano nella fase cruciale di sviluppo figurano: DS-8201, un coniugato anticorpo-farmaco (ADC) per
i carcinomi HER2-positivi della mammella, dello stomaco ed altri, il quizartinib, un inibitore orale selettivo di FLT3 per la
leucemia mieloide acuta (AML) con mutazioni di FLT3-ITD di nuova diagnosi e recidivante/refrattaria, e il pexidartinib, un
inibitore orale di CSF-1R per il tumore tenosinoviale a cellule giganti (TGCT). Per maggiori informazioni, consultare
www.DSCancerEnterprise.com

Bibliografia
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Brunet, et al. J Clin Onc. 2012;30(7):735-741.

-------------------------------------Contatti
Daiichi Sankyo
Elisa Porchetti
Tel.+39 0685255-202
elisa.porchetti@daiichi-sankyo.it

Valeria Carbone Basile
Tel: +39 339 1704748
valeria.carbonebasile@gmail.com

Daiichi Sankyo
Daiichi Sankyo è un Gruppo farmaceutico attivamente impegnato nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di farmaci innovativi
con la mission di colmare i diversi bisogni di cura ancora non soddisfatti dei pazienti, sia nei mercati industrializzati che in quelli
emergenti. Con più di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in più di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i suoi 16,000 dipendenti in
tutto il mondo, contano su una ricca eredità di innovazione e una robusta linea di farmaci promettenti per aiutare le persone. Oltre a
mantenere il suo robusto portafoglio di farmaci per il trattamento dell'ipertensione e dei disordini trombotici, e con la Vision del Gruppo
al 2025 di diventare una “Global Pharma Innovator con vantaggi competitivi in area oncologica“, le attività di ricerca e sviluppo di
Daiichi Sankyo sono focalizzate alla creazione di nuove terapie per l’oncologia e l’immuno-oncologia, con un ulteriore focus su nuove
frontiere quali la gestione del dolore, le malattie neurodegenerative e cardiometaboliche, e altre patologie rare.Per maggiori informazioni
visita il sito www.daiichi-sankyo.it

Fonte: Daiichi Sankyo

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