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Non solo dieta Definitivo per fare pubblicità .pdf



Nome del file originale: Non solo dieta - Definitivo per fare pubblicità.pdf
Autore: antonio morales

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Non solo dieta!

5 Mosse per Dimagrire

Antòn Morà
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INTRODUZIONE

L’obesità si può vivere con sofferenza e, di
conseguenza, fare una dieta per dimagrire può significare
sopportare stoicamente un castigo. Ma non è sempre cosi: in
maniera più scaltra si può decidere di approfittarne come
occasione per un cambiamento radicale del proprio stile di vita.
Le situazioni che inducono una persona ad iniziare una
dieta possono essere molto diverse e complesse: può essere
preoccupato per la sua forma, per la sua salute o per il confronto
della sua immagine con il mondo ma, indipendentemente dalle
circostanze alla base della decisione di intraprendere una dieta,
il fattore più importante per il raggiungimento della meta è la
motivazione personale, la voglia di cambiare.
Il mio scopo in questo libro è di mettere in discussione
alcune vostre convinzioni e presentarvi idee e soluzioni molto
innovative in materia di diete. Ho intenzione di spingervi a
guardare come in uno specchio i vostri dubbi e gli insuccessi
personali che hanno influito sull’autostima e sulla vostra
alimentazione, per aiutarvi a comprenderli e superarli.
So cosa significa essere una persona in sovrappeso perché
l’ho vissuto sulla mia pelle: sono stato grassottello sia da
bambino sia da adolescente e solo crescendo ho avuto la
possibilità di affrontare seriamente il problema del mio corpo,
dedicandomi professionalmente all'estetica e al benessere
psicofisico.
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L’essere umano è immerso in un contesto di relazioni:
interagisce con la natura, il mondo, la società, gli altri esseri
umani, il proprio corpo e le proprie emozioni; non si sviluppa
isolatamente ma è in relazione con gli altri elementi che
compongono il suo ecosistema. In altre parole: quello che
mangiamo, il tipo di metabolismo che abbiamo, quanto sport e
movimento facciamo, chi ci sta attorno quotidianamente, la
nostra situazione lavorativa e familiare, come utilizziamo il
tempo libero e che progetti abbiamo per il futuro, tutto ciò,
influisce sui nostri disordini alimentari.
Partendo da questo presupposto, ho individuato cinque
mosse, cinque elementi essenziali, che devono agire in
concomitanza quando si parla di dieta e di dimagrimento; il tutto
in un contesto di gioiosa consapevolezza e progressiva
trasformazione delle nostre abitudini quotidiane e della nostra
struttura corporea. L'aspetto è importante ma non è tutto: c’è la
gioia di vivere, l'essere felice con quel che si ha, il riconciliarsi
con una vita che può offrirci cose meravigliose!

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MAMMA…I BAMBINI MI CHIAMANO GRASSO!
Nella vita di una persona "grassa" esistono molte storie
tristi, momenti da dimenticare, lampi di illusione e fantasia che
presto si trasformano in fallimenti; molte strade percorse senza
arrivare da nessuna parte, fra ciarlataneria, inganni e tanta
frustrazione...
Innumerevoli volte ci sentiamo inferiori e ridicoli a causa
della nostra pinguedine, e questo finisce per abituarci
all'umiliazione. Questa condizione di diversità sociale ci rende
facilmente influenzabili e manipolabili dal sistema e da chiunque
abbia cattive intenzioni, ragion per cui inciampiamo con estrema
frequenza nelle trappole tese dai "venditori di sogni", gente
ipocrita e senza scrupoli. In molte situazioni accettiamo
spiegazioni e pratiche stravaganti solo perché non le conosciamo,
o perché ci sembrano qualcosa di innovativo, snob, alla moda, o
semplicemente perché non sappiamo di cosa si tratta e non
vogliamo dimostrare la nostra ignoranza! In altri momenti
sentiamo la necessità di afferrarci ad un salvagente, a un
“miracolo” che da un giorno all'altro ci cambi la vita... Può
succedere che un annuncio pubblicitario o una campagna
televisiva ci abbaglino e facciano crescere in noi false aspettative
sui benefici e i vantaggi che l'utilizzo di certi prodotti, diete o
macchinari ci possono portare.
Nella giungla dei “Grassi & Magri” possiamo incontrare
pseudo-professionisti che ci seducono con cure omeopatiche,
diete vegetariane e rimedi naturali – questi ultimi spesso
contenenti antidepressivi, ansiolitici e inibitori dell'appetito –
ingannandoci con la loro apparente competenza e talvolta
persino la loro aura magica.
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Personalmente posso affermare che, fra i tanti consigli
sulle diete che possiamo ascoltare, quelli più convincenti, e
soprattutto più adatti alle necessità di ciascuno, sono quelli che
provengono dai messaggi del nostro corpo e che sono frutto della
nostra esperienza personale. Io l’ho vissuto in prima persona e
quello che voglio raccontare è il risultato della mia esperienza di
vita, personale e professionale: cosa ho imparato dal mondo delle
diete, cosa mi ha dato risultati positivi e perché ha funzionato.
Tutto cominciò quando avevo quattro anni: a quell'età ho
iniziato ad ingrassare. Ero il tipico bimbo grassottello, tranquillo
e goloso. Passavo molto tempo seduto a mangiare, mangiavo e
leggevo, mangiavo e guardavo la TV, mangiavo e giocavo,
mangiavo, mangiavo, mangiavo... Praticamente non uscivo di
casa, avevo pochissimi amici, fuggivo qualsiasi attività ludica o
sportiva che richiedesse movimento ed evitavo tutte le situazioni
che potessero mettere in ridicolo la mia immagine e la mia
personalità, come andare al mare, alle feste, parlare in pubblico,
ecc.
Entrando nell'adolescenza persi praticamente la mia
identità perché i compagni cominciarono a chiamarmi "grassone"
"armadio" "pomodoro" (dato che arrossivo sempre) o addirittura
"maiale". Oscillavo fra l'accettazione passiva di questa realtà
opprimente ed il rifiuto violento di tutti quelli che mi
disprezzavano. In famiglia ero diventato il nodo di ogni tensione,
il bersaglio delle critiche, il passatempo per i momenti di noia e
lo sfogo per le situazioni di rabbia. "Perché non smetti di
mangiare?" mi dicevano. "Vai a fare un giro", "Esci un po' ", "Vai a
giocare”, “Prendi la bicicletta", “Non vedi come ingrassi a star
seduto tutto il giorno?" mi recriminavano i miei genitori in una
cantilena interminabile. E quand'era ora di mangiare e ci
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mettevamo tutti a tavola, il mio supplizio si moltiplicava: quando
i grandi non sapevano di cosa parlare, o non volevano parlare tra
loro, parlavano di me.
L’assurda mancanza di tatto e sensibilità della maggior
parte degli adulti nei confronti dei bambini è cosa nota: una
volta, non ancora adolescente, durante uno dei tanti
appuntamenti col un dietologo, questi spiegò a mia madre che io
ero un tipico caso di "amore per il frigorifero". "Vede signora - le
disse - alcuni bambini alla sua età hanno la fidanzatina; suo figlio
si è fidanzato col frigorifero".
Ho fatto mille diete: della luna, della banana, della pasta,
delle mele e del tè, del digiuno settimanale, dei liquidi, degli
alimenti differenziati, del riso integrale, diete “a misura" e altre
ancora. Ho preso tisane diuretiche, tisane per calmare la fame,
tisane per calmare i nervi e ancora tisane. E ogni 6 o 7 mesi
vedevo un medico specialista, perché questo “sovrappeso", come
diceva mia madre, aveva origine ghiandolare...
Come molte persone in sovrappeso mi imbarazzavo a
stare tra la gente, avevo vergogna di farmi notare, di mettermi
seduto sui sedili dell’autobus, di reclamare il mio posto in una
fila, e così via. Quando riuscivo a passare inosservato tra la gente
mi sentivo felice. Felice...ma mi sentivo davvero felice? Non ne
sono sicuro, ma quella solitudine mi dava una momentanea e
illusoria felicità.
A 17 anni la mia vita mutò radicalmente, qualcosa nella
mia testa cambiò senza che me ne rendessi conto. Iniziai
improvvisamente a dimagrire e in due anni raggiunsi il peso
ideale per la mia struttura fisica. Iniziai a frequentare un gruppo
di amici, praticare nuove attività, flirtare con delle ragazze. Ebbi
la mia prima relazione sessuale, andai via di casa, ottenni
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l'indipendenza dalla famiglia. Fu allora che e alcuni conoscenti
iniziarono a chiamarmi addirittura "stecchino”.
A partire dai 20 anni iniziai ad oscillare di peso: in alcuni
periodi tornavo ad ingrassare e in altri dimagrivo nuovamente.
Sotto il peso di questa dinamica di aumentare/diminuire, il mio
corpo aveva iniziato a perdere elasticità: quel che si chiama
“effetto yo-yo”. E mio malgrado, con il passare degli anni, mi è
diventato più facile ingrassare che dimagrire.
Credo che tutte queste situazioni traumatiche generate da
un prolungato periodo di diete, frustrazioni e autocompatimento per la mia immagine si siano nascoste nell'intimo
del mio animo come profonde correnti marine immotivate e
incontrollate.Nel profondo del mio essere si annidava il seme di
un’umiliazione inconsapevole che generava ira, ribellione e
confusione mentre all'esterno mi sforzavo di mostrare calma e
accettazione: l’illusorietà delle correnti superficiali.
Con il passare del tempo, la linea che nella mia testa
delineava oggettivamente la differenza fra grasso e magro
cominciò ad aggrovigliarsi: io mi vedevo sempre grasso.
Sommandosi alla temporanea mancanza di acutezza visiva che
mi affliggeva, la mia ferrea identità di perdente, forgiata di
fallimento in fallimento, continuava a consolidarsi dentro di me.
Trascorsi così molto tempo finché, dopo alcuni anni, si
risvegliò in me un nuovo interesse ed iniziai ad indagare le
ragioni che avevano inciso dentro di me determinate
convinzioni. Fu allora che vennero alla luce aspetti intimi della
mia persona del tutto sconosciuti ed iniziai ad affrontare i miei
timori, i miei dubbi e i miei desideri. Furono momenti di grande
soddisfazione, perché scoprii che attraverso la conoscenza di me
stesso alcune "corazze" cadevano o si trasformavano; scoprii che
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esiste un limite molto sottile tra la sofferenza e la soddisfazione;
scoprii che ripetutamente una persona segue strade sbagliate
negando a se stesso i timori più difficili da accettare; scoprii che
le cose possono essere più semplici di quel ci si immagina e che
da una confusa massa di informazioni sulle dieta e il cibo si
possono evincere elementi utili per la nostra salute e la nostra
autostima.

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ESSERE O NON ESSERE GRASSO
Essere grasso in questa società è una croce, un pesante
fardello; è portarsi addosso un segno nefasto per tutta la vita.
Vediamo di illustrarlo con alcuni esempi concreti iniziando dalla
scuola.
I "piccoli", i bambini, nella loro innocenza e spontaneità,
sono crudeli quando devono confrontarsi con un loro compagno
che presenta qualche diversità. L'insulto e l’umiliazione escono
dalla loro bocca con una facilità che non conosce pudore. Voglio
sottolineare i termini “innocenza”, “spontaneità”, “crudeltà”
nell'intento di far notare che la reazione del bambino è
spontanea, esplosiva, innocente, essenzialmente legata al
momento presente; una risposta inconsapevole a ciò che accade
nell’ambiente circostante, basata su modelli di condotta imitati
dagli adulti con cui il bambino interagisce in famiglia, a scuola e
nella comunità in cui vive. Queste risposte automatiche sono
dirette, franche e un po' “cattive”, ma non premeditate; riflettono
i valori, i precetti morali della famiglia e della società che
influenzano costantemente il bambino. Perciò si può dire che la
risposta non nasce del bambino ma, piuttosto, riflette la cultura
che lo circonda.
A scuola il “cicciottello” soffre: soffre in classe, a
ricreazione e nelle ore di ginnastica. Se tutte queste situazioni di
sofferenza non lo trasformano in un “grassone” aggressivo che si
impone con la forza e la violenza, egli è destinato a diventare una
persona un po’ tonta, apparentemente buona e credulona, quello
da chiamare quando si ha bisogno di un favore, ma non da
invitare quando si va a giocare a calcio o si esce a ballare e a
divertirsi. Ma in entrambe le situazioni, come aggressore o come
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aggredito, il "cicciottello" è soltanto un bambino che cerca di
proteggersi dagli altri. Chi si identifica con questo bambino
perché è stato sovrappeso nell'adolescenza o lo è attualmente,
conosce tutto il dolore che c’è dietro e quanto queste situazioni
segnano: ricevere continuamente umiliazioni, sentirsi usato e non
considerato, venire allontanato degli altri e ritrovarsi spesso solo.
E' naturale che le esperienze di quel periodo provochino
nell’adulto risentimento e dolore, perché il loro ricordo, con tutte
le emozioni ad esso legate, si è impresso in modo indelebile nella
memoria. Ma tutto questo può essere cambiato: se rispondiamo a
questi pensieri in maniera diversa, più razionale, potremo
rivivere quei momenti difficili in una nuova prospettiva e con
sentimenti nuovi, conciliatori e risolutivi.
Quando il ricordo di quella sofferenza ci assale dobbiamo
avere la prontezza di fermarci e pensare… Pensare ad esempio
che a scuola non soffre solamente la persona in sovrappeso:
soffre allo stesso modo chi è troppo magro, troppo basso o
troppo alto, quello con le lentiggini, chi ha la pelle di un colore
diverso, chi viene da un paesino o chi da un'altra scuola, chi è
meno intelligente o chi è portatore di un handicap, ecc.
Osservare questi piccoli segni di un’incipiente
discriminazione sociale deve servirci a reinterpretare la nostra
infanzia e la nostra adolescenza in un'ottica diversa, di
riconciliazione, trasformando in sorrisi la rabbia e le lacrime che
hanno accompagnato quegli anni.
Ma abbandoniamo ora i bambini e concentriamoci sugli
adolescenti: povero e disgraziato l'adolescente grasso! Il
ragazzino in sovrappeso gestisce un triangolo di piacere-odioaccettazione che lo sballotta in tutte le direzioni. Galleggia in un
mare di ormoni impetuoso e sconosciuto che lo trascina fra
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sensazioni contraddittorie di piacere e negazione del piacere;
prova risentimento per il fatto mantenersi a galla nella barca
maldestra e insicura del suo corpo, ma si perde nel sogno di
un’isola verde con una spiaggia tranquilla, dove regna l’armonia
e tutti lo accettano.
Se la tappa dell'adolescenza è difficile per tutti, lo è molto
di più per l'adolescente grasso. Genitori e professori dovrebbero
fare molta attenzione in questa fase: per il ragazzo è
fondamentale essere incoraggiato come persona nello sviluppo
delle capacità emotive, intellettuali e del proprio corpo.
Ripensando alle nostre esperienze giovanili potrebbero
ripresentarsi alcuni ricordi infausti delle occasioni in cui siamo
stati oppressi, discriminati, dimenticati o non considerati. Tutte
queste situazioni sono rimaste impresse nella nostra memoria
turbando ed annebbiando il nostro presente.
Dovremmo rivedere quelle situazioni adolescenziali
attraverso un nuovo punto di vista che ci mostri quanto poco
dominio abbiamo avuto sul nostro corpo e sui nostri
atteggiamenti. Con la poca esperienza di vita che avevamo,
offuscati da sensazioni inebrianti, e nella mancanza di un
consiglio saggio, che altro potavamo fare? Oggi possiamo
rivedere, ri-consigliarci e trasformare il senso di queste
esperienze vissute.
E l'adulto grasso? Chi ha pietà dell'adulto grasso? La sua
obesità è vista pregiudizialmente come una sua responsabilità,
deve sopportare tutto il peso della discriminazione sociale e,
come se questo fosse poco, dimostrare di non sentirlo e far finta
di essere felice. E' paradossale: l'adulto grasso soffre
quotidianamente la discriminazione dalla gente, ma deve fingere
che non gliene importi e dar mostra di essere oltre il bene e il
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male, perché il grassottello è sopportabile solo quando è buono è
simpatico.
L'adulto grasso è una specie di “sacco da boxe” sociale: è
grosso, pesante, semi-elastico, non si lamenta; se non lo tocchi
non si muove, rimane buono buono e non dà fastidio; serve a
sfogare la tensione. L'adulto grasso percepisce che la società gli
dice a gran voce: “Grassone, stattene tranquillo là nell'angolo e
non dare fastidio!”.
Mi allontano un attimo dal tema centrale della discussione
per fare una riflessione: va ricordato che questa società ha molti
altri “sacchi da boxe”, persone e comunità discriminate
socialmente: i neri, i gialli, gli stranieri, i bassi ma anche quelli
molto alti, i disabili, i poveri, i vecchi, gli omosessuali, i drogati, i
malati cronici, gli analfabeti, ecc. Naturalmente in TV questi
personaggi “antiestetici” non si vedono mai, salvo quelle
situazioni in cui si vuole ostentare un atteggiamento
politicamente corretto o un spirito solidale. In questi momenti
“speciali” la pubblicità ci mostra: uomini e donne bianchi, gialli e
neri, che sorridendo si tengono per mano; anziani felici; bambini
del terzo mondo ben vestiti e ben nutriti intenti a studiare;
persone in sovrappeso comunque belle e seducenti; portatori di
handicap allegri e di successo. Tutto questo, ricordiamolo bene,
ha il solo scopo di far apparire una solidarietà fittizia, che ci
racconta una storia diversa da quella reale e che ha il solo scopo
di vendere qualcosa o raccogliere soldi per qualche campagna
umanitaria di dubbia equità.
Ma quando si vuole mostrare il vero archetipo trionfante
nella nostra società, il modello culturale promosso dai media, il
“biotipo” che alza le vendite, ci vengono presentati giovani
occidentali magri e belli, tendenzialmente di successo, allegri,
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liberali, con macchine, cellulari, orologi e carte di credito. In TV specchio virtuale della nostra società - sono rarissime le
apparizioni di persone di colore, grasse, brutte o disabili, in
qualità di presentatori o protagonisti delle fiction.
Spero che questi commenti parziali non siano interpretati
come una semplice catarsi emotiva ma possano servire ad
evidenziare alcuni schemi oppressivi e discriminatori della
nostra società, nella quale, invece, anche chi è in sovrappeso ha il
diritto di vivere e svilupparsi.
Vediamo ora quali altri aspetti della società influiscono
direttamente sulla vita delle persone obese:
- La moda: i vestiti sono fatti per le persone magre. Le
taglie industriali standard sono fatte per le Barbie e per i Ken; le
taglie forti sono taglie “speciali” che si vendono in pochi posti
“speciali” - che in questo caso non significano esclusivi - e sono
piuttosto care. Per questo mercato di nicchia esiste anche un
ridotto sviluppo nel settore del marketing e qualche apparizione
di modelle di taglia forte. Per il mondo della moda i modelli e le
modelle devono essere magrissimi e non esistono modelli grassi,
salvo rarissime eccezioni. Di conseguenza la moda non rispecchia
i bisogni delle persone grasse.
- Il lavoro: in alcune imprese, come ad esempio in alcune
multinazionali, banche e compagnie di assicurazione, un obeso
rappresenta un fattore di rischio supplementare rispetto ad un
lavoratore sottopeso o di peso normale, perché per una persona
in sovrappeso l'indice di assenteismo per malattia è maggiore.
C’è chi dice anche che il rendimento lavorativo di una persona
obesa sia più basso, che abbia meno entusiasmo ed una capacità
di risposta alle difficoltà ridotta. Come tutti sanno in alcuni
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ambienti lavorativi, in particolare quelli a contatto con il
pubblico, come il marketing e la vendita, a parità di competenza
professionale ha più opportunità di carriera una persona magra
che una obesa. Il look è fondamentale. E qui si continua a vedere
l'influenza della pubblicità: per promuovere una macchina
sportiva che donna immagineresti affiancata nella foto? Una
magrolina con forme leggermente accentuate, o una in carne con
forme notevolmente accentuate? La vostra risposta immediata vi
farà capire come agisce la propaganda.
- Nel quotidiano: per risparmiare in materiali, diminuire i
costi e l'ingombro, le auto e gli autobus sono più piccoli, i sedili
più angusti e più fragili, i bagni più piccoli e le porte e i corridoi
più stretti. Le pareti delle case sono più sottili, i mobili più
leggeri e più deboli. Tutto questo ha un effetto devastante sulla
persona obesa.
- L'industria della bellezza: includiamo in questa sezione
alcuni settori dell'estetica e della dietetica, alcuni laboratori
farmaceutici e centri di dimagrimento e alcuni professionisti
della chirurgia plastica. Questi “guru” della bellezza fisica,
attraverso una propaganda ipnotica e paranoica, raccomandano
come salutare, desiderabile e imprescindibile una figura snella,
delicata, priva di grasso e tonica. Per chi si avvicina a questo
standard di bellezza è sufficiente un po’ di sforzo e cura del
corpo per essere mediamente soddisfatti di se stessi. Ma questo è
praticamente impossibile per una persona in sovrappeso: lo
stereotipo comune di bellezza intacca fortemente la sua
autostima, e ancor di più incide sul suo portafogli, che è poi
l’obbiettivo finale di tutti questi professionisti.
- La persona grassa è malata: la nostra società considera le
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persone grasse come malate, allo stesso modo in cui lo sono i
tossicodipendenti, i fumatori, i giocatori d'azzardo, gli alcolisti. Si
pensa che la persona grassa sia dipendente, che non abbia forza
di volontà, che possieda un animo debole. Di fatto, in alcuni
paesi socialmente sviluppati, esistono gruppi di auto-aiuto che si
chiamano “associazioni di grassi anonimi” simili alle omonime
associazioni di alcolisti, nevrotici, ecc. Questo filo che unisce il
sovrappeso alla malattia rappresenta una condanna psicologica
che non esiste, fa sentire la persona colpevole ed è, soprattutto,
poco adatta alla sua rieducazione alimentare. Ma per la nostra
società il malato significa guadagno, cosicché questa barbarie
informativa continua ad essere alimentata quotidianamente.

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AUTOBIOGRAFIA
Riprendiamo ora il discorso iniziato poco sopra sull’intima
relazione fra obesità e situazioni vissute, in modo da
comprendere meglio questo concetto e iniziare a lavorarci sopra.
Questo capitolo ha l’obiettivo di ordinare e sintetizzare le nostre
esperienze personali evidenziando eventi biografici particolari
che hanno rivestito una particolare importanza nella nostra vita.
Vi domanderete perché è così importante per dimagrire
riportare alla memoria fatti accaduti nel passato... La risposta è
semplice: noi siamo il risultato di quello che abbiamo
sperimentato. In linea con l’idea suggerita in questo libro
dell’importanza di modificare alcuni atteggiamenti emotivi e
comportamenti manifesti, il primo passo da compiere è
riconoscere quello che abbiamo vissuto e come lo ricordiamo.
Il lavoro è organizzato in 13 passi da realizzare in
sequenza, accompagnati da una sintesi finale che aiuterà
l'interpretazione. È, ovviamente, un compito che può essere
realizzato nell’immediato, contestualmente alla lettura del libro,
oppure in un secondo momento quando ci si sente più disposti.
Passo 1. Racconto esperienziale: Scrivete su un quaderno
un resoconto esteso dalla vostra vita, come se fosse un racconto.
Lasciate vagare liberamente i sentimenti e i ricordi e scrivete
tutto quello che ricordate, senza essere troppo precisi nelle date e
nei particolari. Dalla nascita fino ad oggi.
Esempio:
Sono nato in un piccolo paesino del Appennino
Modenese. Mia mamma dice che ero un bimbo cicciottello e in
salute. Vivevamo in una casa che aveva un grande cortile, pieno
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di alberi da frutto e dove c'era un cane che si chiamava Tori.
Quando avevo due anni nacque la mia sorellina Maria. E' nata
nella stessa clinica dove sono nato io. Mi ricordo che tutti i miei
familiari andarono a vederla eccetto mio nonno che era morto
l'anno prima. A cinque anni iniziai ad andare all'asilo. Mi
ricordo poco i miei compagni, però mi ricordo particolarmente
bene di una bimba che si chiamava Francesca e che fu il mio
primo amore; ovviamente l'amore durò poco e quando
iniziammo la prima elementare non ci vedemmo più. Mi ricordo
che la scuola stava a 15 isolati da casa e che la strada la facevo
camminando, tranne nei giorni di pioggia in cui mio papà mi
portava in macchina...ecc.
Passo 2. Racconto temporale: Ordinate in sequenza
cronologica e in forma sintetica le situazioni di maggior
importanza che avete descritto nel racconto precedente.
Esempio:
- 23 Ottobre 1986: nascita. Bimbo cicciottello e in salute.
- 3 Aprile 1987: muore mio nonno.
- 15 Maggio 1988: nascita di mia sorella.
- Marzo 1992: inizio asilo.
- Marzo 1993: inizio scuola elementare ecc...
Passo 3. Situazioni che si ripetono: Dagli eventi
autobiografici che avete segnato nel passo 2, vi accorgerete che ci
sono situazione similari che si ripetono col passare del tempo;
andremo successivamente ad evidenziare questi eventi ricorrenti.
Esempio:
Inizio una dieta il (…); inizio un'altra dieta il (…); e ancora
inizio un’altra dieta il (...).
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Oppure:
Ho litigato con il/la mio/a fidanzato/a il (...); ho litigato la
seconda volta il (...); ho litigato la terza volta, e rotto
definitivamente, il (...).
Oppure:
Cambio casa il (...); trasloco di nuovo il (…); e ancora un
trasloco, con trasferimento in altra città, il (...).
O ancora
Inizio a lavorare come commesso il (...); cambio lavoro il (...);
inizio una nuova attività come lavoratore autonomo il (...).
E cos’ via…
Passo 4. Incidenti: In questo caso registrate fatti
importanti che sono accaduti improvvisamente, eventi inattesi
che hanno prodotto cambiamenti sostanziali nel vostro stile di
vita, situazioni che hanno modificato il corso delle vostre attività
quotidiane.
Esempio:
(data) nascita di mio fratello;
(data) morte di un familiare;
(data) mi hanno licenziato;
(data) mi sono sposato;
(data) mi sono ammalato gravemente.
E così via…
Passo 5. Deviazioni o cambi di progetto: Ora descrivete i
cambiamenti bruschi che sono avvenuti nei vostri progetti,
situazioni di importanza vitale di cui non siete riusciti a venire a
capo, attività che avete iniziato con grande entusiasmo ma che
poi avete abbandonato senza sapere il perché, e tutte le occasioni
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che vi hanno portato ad abbandonare vecchi programmi e
percorrere una strada diversa.
Ecco alcuni esempi:
Ho cominciato a studiare musica il (…) e ho lasciato il (…)
perché...
Ho iniziato l'università il (…) e dopo tre anni ho lasciato
perché...
Volevo aprire una pasticceria. Ho affittato un locale il (…) e ho
iniziato a comprare l'arredamento, ma nel (…) ci ho ripensato
perché...
Ho iniziato a scrivere un libro nel (…), un romanzo storico che
avevo tanto a cuore, ma quando sono arrivato alle correzione
finali, nel (…), ho lasciato perdere perché...
Passo 6. Situazione attuale: Descrivete sinteticamente la
situazione attuale in cui vivete.
Esempio:
Sono sposato con (…) da 5 anni. Ho un figlio di 2 anni. Mia
moglie non va d’accordo con la mia famiglia né io con la sua e ci
sono tensioni fra noi per questa situazione. Mia moglie ha
smesso di lavorare per prendersi cura del bimbo che ancora non
va a scuola e siamo sempre a corto di soldi. Devo fare gli
straordinari al lavoro e mi sento un po' stanco. A volte penso
"Perché mi sono sposato?" Ecc.
Passo 7. Situazioni di conflitto: Cercate ora di definire le
situazioni di conflitto della vostra vita: quali persone, occasioni o
cose provocano in voi rabbia, fastidio, rifiuto? Descrivete le
situazioni attuali che sono per voi causa di malessere o tensione.
Esempio:
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Gli ordini del mio capo in ufficio.
Le risate dei miei compagni di studio.
Quando mi rimproverino che sono in sovrappeso.
Le lamentele di mia moglie.
I commenti acidi di mia suocera, ecc.
Passo 8. Situazioni e stato emotivo: Sforzatevi di
descrivere il clima, l'emozione, il sentimento negativo che tutte
queste situazioni suscitano.
Esempio:
Gli ordini del mio capo mi provocano un senso di ingiustizia.
Le risate dei miei compagni di studio mi danno la sensazione di
essere stupido.
I rimproveri di mia moglie mi danno l’impressione di essere
usato.
I commenti di mia suocera mi fanno sentire disprezzato.
Passo 9. Clima preponderante: A questo punto provate a
verificare se esiste uno stato interiore, un’emozione prevalente,
una sensazione diffusa che sia comune a tutte le situazioni
attuali. Se metteste insieme tutti questi vissuti in un unico
scenario, in un unico grande palcoscenico, vi accorgereste che
esiste un “clima” prevalente, un’emozione di base, che
appartiene a tutti. E' come un filo conduttore emotivo che unisce
tutte le vostre esperienze e le tinge di uno stesso colore: sotto
questa luce tutte le situazioni della vostra vita cominciano ad
assomigliarsi.
Esempio:
Metto nello stesso scenario l'ingiustizia, il fatto di sentirmi
stupido, usato e disprezzato, e vedo che il sentimento che
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accomuna tutto è la Frustrazione.
Oppure:
Metto nello stesso scenario l'ingiustizia, il fatto di sentirmi
stupido, usato e disprezzato, e vedo che il sentimento che
accomuna tutto è la Solitudine.
E così via…
Passo 10. Risposta prevalente: Provate quindi ad
individuare si esiste un comportamento, o anche solo un
atteggiamento, che si ripete automaticamente, una risposta che
risulti comune a tutte le situazioni di conflitto che state vivendo.
Esempio:
Quando il mio capo mi ordina di fare le cose, o i miei compagni
ridono, o sento i rimproveri di mia moglie o le critiche di mia
suocera: “faccio finta de che non mi importa", o "do ragione e
sto zitto" oppure "non faccio finire di parlare gli altri e se mi
dicono qualcosa li insulto".
Passo 11. Sentimento e risposta prevalenti. Sintetizzate in
una frase, o in poche parole, questo “clima” comune a tutte le
situazioni venute fuori nel passo 9 e alla risposta automatica
individuata nel passo 10.
Esempi:
Clima di Solitudine – atteggiamento “silenzioso”
Clima di Frustrazione - risposta “violento”
Passo 12. Relazione biografica sintetica: Senza cercare
colpevoli o spiegazioni psicologiche che giustifichino il passato,
stendete una relazione sul clima e l'atteggiamento prevalenti che
avete sintetizzato nel passo 11, con tutte le informazioni che
28

avete descritto nei passi 3, 4, 5 e 6. Cercate di individuare delle
connessioni fra il presente e il passato, in grado di spiegare in
modo semplice l’interazione che esiste fra il vostro passato, il
vostro presente e la vostra visione del futuro. È come se
combinaste, infilandole in un’unica collana autobiografica, tutte
le situazioni che avete considerato fino a qui, dal passo 1 al passo
11.
Passo 13. Creazione di un personaggio rappresentativo:
Dell'analisi dei passi 11 e 12 riassumete con una frase, o con
l’immagine di un personaggio di fantasia, ciò che rappresenta in
tutta la sua realtà questo atteggiamento che più salta all’occhio
nella vostra biografia.
Esempi:
Idea di fondo: Io sono stupido - Atteggiamento: Non so fare
niente - Personaggio: Quasimodo, il gobbo di Notre Dame
Clima di Solitudine - Atteggiamento: Faccio tutto da solo Personaggio: Don Chisciotte della Mancia.
È fondamentale comprendere l'importanza di questo
personaggio. Questo alter-ego, risultato della sommatoria di tutti i
vostri sentimenti e atteggiamenti, predispone in modo quasi
automatico le vostre risposte nei confronti della vita, degli eventi
e delle altre persone. Tuttavia, ora che ne conoscete le origini,
siete in grado di modificarlo: la vostra corazza temporale di
risposte codificate può essere cambiata. E si cambia il
personaggio che avete dentro cambia il vostro atteggiamento,
cambia il vostro stesso mondo!
Dovete capire che è tutto ciò che ha dato origine a questo
personaggio, con i suoi comportamenti disfunzionali, è
soggettivo e inconsapevole; pertanto potete credere che allo
29

stesso modo sarà soggettivo e inconsapevole tutto ciò che lo farà
cambiare e gli darà una nuova prospettiva e una nuova condotta.
Concludendo, voglio ricordare che questo lavoro può
essere realizzato immediatamente o in un secondo tempo.
L’importante, quando si incomincia, è non abbandonare il lavoro
a metà. La sintesi realizzata per ogni passo, registrata o scritta su
un foglio di carta o al computer, va conservata per future
consultazioni.

30

L'ARCHETIPO SESSUALE CONTEMPORANEO

Se nell’800 l'ideale femminile seduceva con le sue forme
piene e rotonde, l'epoca contemporanea impone silhouette
delicate, corpi privi di grasso, linee un po' angolose e
leggermente muscolose. Si pretende che una donna abbia seni
prominenti e fianchi accentuati, ma non si ammettono “rotolini”
in vita o sull'addome, né cellulite sui glutei o ai lati delle gambe.
L'uomo deve avere belle spalle, petto ampio, braccia e
gambe muscolose, lo stomaco piatto come gli antichi atleti greci
e…niente rotolini!
In entrambi i casi, uomo o donna devono essere giovani, o
almeno sembrarlo il più possibile. Su questa orma si muove
l'ideale sessuale contemporaneo: una Lilith e un Abraxas
dietetici, ginnici, androgini.
Se accettiamo quello che dicono la televisione, le riviste di
attualità e i media in generale, solo l'8% della popolazione è
sessualmente attraente. Il restante 92% è formato da spettatori. E,
aggiungerei, spettatori frustrati.
Nonostante l’archetipo sessuale che ci viene imposto, la
verità è che in una coppia, nei momenti di intimità, nell’atto
dell'amore, quel che conta è ben un'altra cosa: per l'uomo è
importante, stimolante, eccitante, sentire le forme piene, rotonde,
soffici e morbide della donna. Per la donna, invece, quel che più
conta è l'odore del partner, ma anche il suo atteggiamento forte e
protettivo e i suoi movimenti morbidi e avvolgenti.
Il sex-appeal che i media ci vogliono vendere può essere
importante in un primo approccio, per l’impressione visiva che
vogliamo dare o per mostrarci in società. Ma quando le luci si
31

fanno tenui e affiorano gli istinti più profondi, sono altre le
qualità da apprezzare: in questi momenti particolari noi
cicciottelli siamo in realtà avvantaggiati.
E' importante analizzare l'importanza che il sesso ha nella
nostra vita quotidiana: qual è nostro atteggiamento davanti al
partner che ci attira sessualmente? Come rispondiamo
sessualmente, ci inibiamo o ci motiviamo?
Il sesso ha due facce nella società contemporanea: è
peccaminoso ma ambito; tutti lo vogliono, ma non tutti lo danno;
nessuno vuole che altri si interessino di cosa fanno in privato, ma
tutti vogliono sapere cosa fa la maggioranza; non si può fare
davanti a tutti perché è immorale, ma lo si ostenta palesemente
sulle riviste, in televisione e sui social, così tutti possiamo
curiosare e partecipare anche solo virtualmente. Il sesso è
utilizzato come un potente motore per realizzare affari
economici; Attualmente lo si utilizza per fare pubblicità di
farmaci o incentivare il gioco nei casino online o slot macchine.
Per tutti noi il sesso è una forza di richiamo, o di rifiuto,
che agisce sul piano interpersonale e sociale; opera a livello “di
pelle” senza passare per i meccanismi della razionalizzazione o
della critica. Il sesso è anche intimamente collegato alla
rappresentazione di noi stessi, del nostro “Io”, perciò sarebbe
interessante conoscere come influenza e ha influenzato nella
nostra vita pensieri, sentimenti, accettazione di sé ecc.
Nel contesto di questo libro, possiamo ritenerci soddisfatti
se questa breve e parziale riflessione sulla sessualità ci possa
aiutare a comprendere alcuni dei nostri comportamenti passati e
riflettere sui nostri atteggiamenti, tabù e desideri del presente.
Come avete fatto precedentemente con i vostri riferimenti
biografici, continuate a scrivere quello che ritenete di interesse
32

riguardo a questa tematica. Sarà importante più avanti per
confrontare i diversi aspetti e momenti della vostra esperienza
personale.

33

34

LA COMPONENTE PSICOLOGICA
Il fattore psicologico è tanto importante nella vita di una
persona in sovrappeso quanto la quantità di cibo che ingerisce o
la quantità di energia che il suo corpo consuma. Sono convinto,
anzi, che la componente psicologica ricopra un ruolo
determinante nella problematica di un obeso.
Mangiare in eccesso è associato a comportamenti passivi,
ripetitivi, a vizi alimentari che agiscono in automatico. Per
esempio: sto lavorando e mangio una caramella; dopo un po'
prendo un caffè con un pochino di latte; più tardi bevo qualcosa
di rinfrescante; poi mi viene un languorino e mangio una
merendina dolce; per strada ingerisco uno snack salato e poi un
caffè; in tasca trovo una caramella e senza pensarci la mangio.
Quando sono a casa è un continuo andare e venire dalla cucina:
apro il frigo e mangio qualcosa; mi preparo una bevanda calda;
poi un succo di frutta; più tardi un biscotto o uno snack;
guardando la TV, uno stuzzichino è indispensabile. E più sto
tranquillo e mi muovo poco, più mangio!
In termini emotivi si parla di ansia: si dice che l'alimento
ingerito riempia psicologicamente la carenza che sentiamo
dentro. Questa situazione è verificabile da alcuni di noi: quando
siamo ansiosi, nervosi, preoccupati, mangiamo di più.
Altre persone rispondono in maniera opposta e non
riescono a mangiare niente. Esistono tipi diversi di
comportamento a fronte di uno stato d’ansia: c’è chi non riesce a
star fermo, cammina freneticamente e va in iperattività; c’è chi
fuma o chi beve; chi dorme o chi fa fatica ad addormentarsi; c’è
poi chi parla ininterrottamente. Noi cicciottelli mangiamo.
Davanti ad una situazione che genera in noi angoscia,
35

ansia o stress, possiamo evidenziare due fattori antagonisti che si
compensano:
1. un fattore scatenante che è la situazione reale o
immaginaria che produce il malessere psicologico, uno stato
interiore diffuso e generalizzato.
2. un fattore compensatorio, o placebo, rappresentato dal
cibo che ingeriamo per coprire questo sgradevole senso di vuoto,
questa attesa colma di tensione.
Quando sentiamo colpevolmente che stiamo mangiando
troppo, automaticamente si accende nella nostra testa l'idea di
metterci a dieta, e questo aggiunge al malessere già presente il
senso di colpa e di vergogna per il fatto di ingrassare. Questo
aumenta l'angoscia e la tensione interiore e riattiva il meccanismo
compensatorio appena visto. Cosa facciamo dunque? Mangiamo!
Sentendoci nuovamente colpevoli, peccatori e insoddisfatti,
agiamo su quello che crediamo sia il vero problema: il cibo. E
così torniamo a metterci a dieta, con i medesimi risultati
fallimentari, e la storia si ripete indefinitamente, in uno scenario
di colpe e buone intenzioni che non porta da nessuna parte e ha
come uniche conseguenze il degrado della nostra immagine e
l’abbassamento della nostra autostima.
Questo comportamento meccanico e ripetitivo rinforza
l'immagine negativa che abbiamo di noi stessi: ci vediamo più
grassi e incapaci di smettere di mangiare, e questo genera in noi
più ansia, più disgusto, più vuoto. La colpa, invece di aiutarci a
ridurre il consumo di cibo, ci fa mangiare di più. Ci ritroviamo
senza rendercene conto in un circolo vizioso: ci angosciamo, ci
pentiamo, ci proponiamo una nuova dieta, smettiamo di
mangiare, ci angosciamo di nuovo, ricominciamo a mangiare...e
così di seguito all'infinito.
36

Sono poche le persone che riescono a comprendere la
situazione che genera in loro il conflitto interiore che, di riflesso,
attiva il comportamento compensatorio di mangiare; e sono
ancora meno quelli che, pur comprendendola, riescono a
modificarla.
È importante riconoscere queste situazioni: è il primo
passo per iniziare a cambiarle.
In questo libro daremo alcuni consigli che ci aiuteranno ad
orientarci in questa direzione.
In ogni persona grassa vi è una condizione ripetuta di
passività e stanchezza che si sperimenta come un castigo
personale, un segno che non si può cancellare. Il nervosismo,
l’ansia, la depressione, lo portano a compensare mangiando.
E' importante sottolineare che queste situazioni all’origine
del conflitto non sono necessariamente relazionate al sovrappeso.
Il più delle volte, anzi, ciò che disturba la persona non è connesso
direttamente con la sua immagine di sé.
Vediamo in questi due esempi l'effetto che due immagini
mentali diverse possono indurre sul nostro corpo. Cercate di
immaginare due situazioni diverse ma per certi aspetti simili.
Nella prima sono in mezzo ad un salone pieno di gente: tutti mi
guardano, sento alcune persone che ridono di me e del mio
aspetto; mi vergogno e non so dove nascondermi. In questi caso
il disagio che sento è direttamente legato alla mia immagine.
Nella seconda situazione sono a casa mia, non c’è nessuno e mi
sento solo: non posso fare niente perché qualcosa me lo
impedisce; ho una sensazione di soffocamento, di oppressione;
qualcosa di spiacevole sta per succedere... Al contrario del primo,
in questo caso sento che l’angoscia che provo non è in relazione
diretta col mio aspetto.
37

Si tratta di due situazioni molto diverse nelle cause e
nell’origine, ma che possono provocare sensazioni di angoscia
simili e risposte di comportamento altrettanto simili, talvolta
compensate dall'atto del mangiare.
Così come è importante per non ingrassare diminuire la
quantità degli alimenti consumati, in molte situazioni è
importante conoscere i motivi profondi che ci destabilizzano e
che, generano malessere, ci inducono a mangiare per
compensazione. Senza comprensione non c’è soluzione del
problema, e quella che potrebbe essere una buona dieta, o una
buona opportunità di cambiamento, si converte in un elemento
di tortura e frustrazione.
Se facciamo una dieta dimagrante è per stare bene con noi
stessi e relazionarci meglio con gli altri e tutto questo, sommato,
significa soddisfazione personale, benessere e allegria in quel che
facciamo.
Pertanto una dieta che comporta sacrifici e malumore non
serve. Dobbiamo armonizzare la nostra dieta perché non ci
provochi disagio, perché il modo in cui mangiamo non diventi
l'unico “centro di gravità” nell'universo della nostra vita.
Dobbiamo tener conto che tutti i cambiamenti producono una
crisi, e tutte le crisi provocano sofferenza. In un certo senso
dimagrire vuol dire cambiare, pertanto significa che una dose di
sofferenza sarà inevitabile. Ma questo non significa che
dobbiamo soffrire stoicamente la dieta che facciamo. Dobbiamo
invece trovare delle compensazioni che spostino il piatto della
bilancia dall’insoddisfazione e dal malcontento verso la gioia per
i risultati ottenuti e per la nostra crescita personale.
Posso dimagrire soffrendo, affrontando brutalmente
quello che è radicato biologicamente e meccanicamente nel mio
38

corpo, o posso dimagrire utilizzando una via più dolce: la via
della compensazione. Questa strada mi offre delle proposte
alternative che agiscono di “rimbalzo” sulla sensazione di
sofferenza, trasformandola in una sensazione positiva che
rafforza la mia voglia di continuare a dimagrire.
Questa via compensatoria mette al centro nuovi obbiettivi,
nuovi interessi di vita che distraggono dai sacrifici della dieta,
minimizzandoli. Essa genera attività e situazioni che orientano le
energie e le preoccupazioni in direzione centrifuga, verso
l'esterno, e non più in direzione centripeta, cioè rivolte
all’interno.
È importante compensare il sacrificio che inevitabilmente
si fa con una dieta: qualche soddisfazione, qualche obiettivo da
raggiungere, sono necessari per aiutare a bilanciare il senso di
privazione. Uno stato di sofferenza che si ripete e non viene
compensato finisce per creare un registro di insoddisfazioni e
fallimenti che funzionerà come feedback biologico negativo sulla
problematica che si vuole risolvere. Nella bilancia delle nostre
esperienze quotidiane, il piatto delle soddisfazioni deve essere
sempre più pesante di quello dei sacrifici.
In questo libro si dà molta importanza alla componente
emozionale e psicologica che accompagna la persona grassa, che
essa si senta trionfante o sconfitta. E per trasformarci in persone
vincenti, per iniziare un cammino crescente di soddisfazione e
realizzazione, inizieremo col definire la situazione personale che
viviamo.
Esiste nella mia vita una situazione particolare che si
ripete a casa, in ufficio, o nello studio, quando sono con gli amici
o davanti a un pubblico di sconosciuti, che mi procura una
sensazione di soffocamento, di chiusura, di impotenza, di paura
39

indefinita? Perché non posso uscire da questa situazione? Che
opzioni ho per superarla? Ma voglio realmente uscirne? Il fatto
che io sia grasso influisce in qualche modo su questa situazione?
Se fossi magro sarebbe diverso? Questa situazione ricorrente fa sì
che io mangi di più e ingrassi? Cosa mi servirebbe per cambiarla?
A cosa posso appoggiarmi per uscirne?
Senza essere troppo drammatici o analitici, cercate di
rispondere sinteticamente alle domande che ho appena
formulato; annotate le risposte su un foglio, che possa aiutare a
ricordarvi nel futuro. Non cercate risposte complicate, limitatevi
alla semplice osservazione dei fatti e lasciate che in questo modo
emergano nuove idee e nuovi punti di vista.
Se la situazione di angoscia esiste, non sarà certo cercando
un colpevole che si risolverà. La soluzione arriverà solo mettendo
in atto strategie alternative che permettano cambiamenti graduali
e aprano alla capacità di osservare la situazione di malessere da
una prospettiva diversa.
Questo libro non è una risposta terapeutica a questi
problemi: l'obiettivo è aiutare ad evidenziare alcune situazioni
“particolari” che siano di grande utilità per la comprensione di sé
ed il cambiamento personale. Perché ciò avvenga vi sono alcuni
importanti passi da compiere:
A. Acquistare consapevolezza dei pregiudizi familiari e
sociali che vi condizionano ed influiscono negativamente su di
voi, talvolta facendovi sentire discriminati
B. Comprendere quali sono effettivamente le situazioni
che provocano in voi sofferenza, che si ripetono e che non
possono essere di cambiate (casa, lavoro, studio, club, amici,
ecc.).
C. Individuare quali opportunità di cambiamento sono
40

possibili: che cosa potreste fare per invertire la situazione? E che
cosa non fate per paura (di sentirvi ridicoli, di fallire, di essere
rifiutati)?
D. Come sarebbe la situazione ideale in cui vorreste
vivere?
E. Qual è l'immagine ideale che diffonde il sistema? Come
vi dicono che dovreste essere e, al contrario, come siete?
F. Qual è la situazione che più vi disturba e come vi
comportate in quella situazione? E se le condizioni cambiassero
voi sareste diversi? Sareste più felici? Perché?
G. Quali sono le paure che vi ostacolano, impedendovi di
agire liberamente per risolvere i vostri problemi? Se non ci
fossero questi timori, come sarebbe realmente la situazione?
Come cambierebbe la vostra vita?
H. Quali risorse possedete per iniziare a trasformare la
vostra vita? Su quali punti di forza potete appoggiarvi per
migliorare queste situazioni?
I. Siete pronti ad affrontare il vuoto del cambiamento o
preferite continuare a riposare nella sicurezza di quello che vi è
dolorosamente noto? E dove potete attingere alla forza e al
coraggio per andare avanti?
Proseguendo come sopra, scrivete su un foglio i punti più
importanti, ad uno ad uno, senza affrettarvi a trarre conclusioni.
Ricordate sempre che il primo passo per iniziare la
trasformazione è riconoscere la necessità di cambiare.
Perciò negli appunti scrivete:
A. Pregiudizi familiari e sociali che vi condizionano.
B. Situazioni di sofferenza che si ripetono e non possono
essere cambiate.
41

C. Cose che potreste cambiare e non fate per indecisione o
paura.
D. Come sarebbe la situazione ideale.
E. Cosa dice il sistema e come voi vi sentite.
F. La situazione che più vi disturba. E se potesse essere
diversa?
G. Quali sono le paure che vi ostacolano. Come sarebbe se
non ci fossero?
H. Risorse e punti di forza personali.
I. E' possibile un cambiamento in positivo?
Giunti a questo livello di analisi è già possibile iniziare a
intravedere un’uscita dal problema. Partiamo dal presupposto
che avete già iniziato una dieta e state controllando la vostra
alimentazione. È essenziale a questo punto rompere l'inerzia
della situazione di passività che state vivendo. Per farlo è
necessario cercare vie alternative che poco a poco vi portino
verso la situazione ideale che avete immaginato.
Dovete muovervi con cautela, cercando di avvicinare il
problema progressivamente: non potete affrontare una
situazione critica tutta in una volta. Inoltre, non si esce da un
conflitto personale con il semplice desiderio di farlo; non potete
cambiare i vostri timori semplicemente negandoli o ignorandoli.
Bisogna invece trovare vie alternative, in grado di avvicinarvi
poco a poco, come in un movimento a spirale, al nucleo del
conflitto. Dovete provare altre strade, che apparentemente non
offrono una soluzione ma che, distraendovi dal problema, o
mostrandovi altri aspetti della situazione, vi facciano guadagnare
autostima, rafforzino i vostri ruoli, liberino i vostri sentimenti e,
di conseguenza, diano libertà e mobilità al vostro corpo.
42

Metaforicamente, è come per se tutta la vita vi foste
caricati sulle spalle un masso enorme e pesante. Se ad un certo
punto, stanchi di portarlo addosso, lo fate cadere sulla strada e
continuate a camminare alleggeriti di quel peso sulla schiena,
prima o poi sentirete che qualcosa vi manca e, ci crediate o no,
finirete per tornare da quel sasso che tanto malessere vi ha
provocato, per metterlo nuovamente sulle spalle e riprendere a
camminare come prima. Perché per quanto sia vero che quel
masso è pesante, esso giustifica il vostro cammino: è quello che
vi fa sentire che state camminando. Il masso rappresenta il peso
dei nostri conflitti e delle nostre sofferenze; conflitti e sofferenze
che, in modo disfunzionale, rappresentano la ragione del nostro
vivere quotidiano.
Cosa succederebbe se lasciaste la pietra in mezzo al
sentiero e, invece di allontanarvi, iniziaste a girarle intorno, in
cerchio? Sicuramente non sentireste la sua mancanza perché la
pietra è vicina, a portata di mano; allo stesso tempo, però,
iniziereste a sperimentare passi più leggeri, più lievi, riscoprendo
una sensazione perduta di libertà e di leggerezza. E magari, col
passare del tempo, i vostri giri si farebbero sempre più larghi,
fino al punto di riuscire ad allontanarvi dal masso senza
accorgervene, e per sempre!
Questo è il trucco che dovete utilizzare: muovervi a
spirale, circondando il problema senza mai evitarlo o trascurarlo,
per aprire sentieri non ancora battuti che offrano punti di vista
diversi e possibilità concrete di cambiamento.
Muoversi a spirale significa cominciare a interagire con il
mondo attraverso nuove esperienze, senza però dover mettere in
relazione queste nuove situazioni con il conflitto che si desidera
superare. Un po’ come fare qualcosa “per distrarsi”. Nel capitolo
43

7, Vite Parallele, propongo diversi racconti personali che lo
illustrano.

44

MOSSA 1: MOTIVAZIONE
Da quanto affrontato finora possiamo ricavare gli elementi
per configurare il primo dei cinque principi che supportano
questo libro: la motivazione.
Che cos'è la motivazione? È l’insieme dei fattori che mi
predispongono, e che mi spingono, a cercare di raggiungere un
obiettivo? O la motivazione coincide con lo stesso oggetto
desiderato? Oppure essa è il desiderio nella sua forma pura, che
si esprime come sentimento creatore quando riconosce l'oggetto
che lo completa?
La motivazione è tutto quanto detto sopra, amalgamato in
un unico oggetto di coscienza. E' una condizione dello spirito
positiva, creatrice, che ci fa muovere, ci mantiene vivi e tiene in
movimento la situazione che l'ha originata, permettendo di
concretizzare gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Per avere una base solida e argomentazioni valide, la
motivazione ha bisogno di sapere da dove viene e come si è
originata. E, per percorrere le strade più adatte e coordinare con
precisione le azioni, necessita di sapere in che direzione sta
andando.
Se vi è chiaro perché volete dimagrire e come farete a
dimagrire, avete già tutti gli elementi necessari per mantenere
attiva la vostra motivazione.
I temi trattati nei precedenti capitoli vi hanno aiutato a
definire le situazioni (personali, familiari, sociali, storiche, ecc.)
che vi provocano disgusto, angoscia o apprensione rispetto alla
vostra immagine. È importante comprendere come gli eventi che
vi hanno provocato sofferenza in passato, e che ve ne provocano
ancora oggi, influiscono sul vostro sovrappeso.
45

Come abbiamo visto la meta è un elemento importante
della motivazione, perciò, quando vi proporrete degli obiettivi,
siano essi alimentari, sportivi, sociali ecc., dovete cercare di
essere realistici, non pretendere di risolvere in un mese ciò che vi
trascinate dietro da anni. Ricordatevi che un cammino inizia con
il primo passo, non con il primo salto. Siate modesti nel porvi un
obiettivo, oserei dire addirittura mediocri: proponetevi piccoli
obiettivi che vi facciano sorridere ed esclamare con sufficienza:
“Ma questo lo faccio ad occhi chiusi!”
Ricordate: obiettivi piccoli ma sicuri. Obiettivi minimi,
omeopatici, misurabili. Obiettivi che si possano raggiungere con
piccoli sforzi e rimpiazzare con nuovi e più allettanti (ma sempre
piccoli) obiettivi!
Per concludere questa prima tappa del lavoro, scrivete
sulla carta una frase che esprima in sintesi da dove si origina la
vostra motivazione, e una seconda frase che indichi la meta che
desiderate raggiungere. Solo dopo avere ben chiara in mente la
meta comincerete a porvi dei piccoli obiettivi da raggiungere.
Questa è la prima mossa per dimagrire: mantenere viva la
vostra motivazione senza perdere mai di vista la meta finale e i
piccoli obiettivi intermedi.

46

VITE PARALLELE
Spesso, quando mi trovo in una situazione difficile, mi
domando cosa farebbe un’altra persona al mio posto.
Immaginando cosa farebbe un altro, o ascoltando i consigli che
mi darebbe, mi viene in mente una possibile soluzione o ritrovo,
quantomeno, la fiducia che esista una risposta, una via d’uscita.
Questo semplice ma efficace meccanismo della mente agisce in
tutti noi, anche se non ce ne accorgiamo.
La rappresentazione immaginaria, o qualsiasi cosa ci
metta in contatto con l’immagine di persone a noi care,
personaggi famosi, archetipi sociali, figure religiose o quant’altro,
ci permette di definire rapidamente e intuitivamente quali azioni
dobbiamo compiere per uscire da una situazione problematica.
Questa soluzione arriva ascoltando la risposta che questa figura
immaginaria darebbe ad una nostra domanda, o il suo consiglio,
oppure osservando l’atteggiamento che essa avrebbe al nostro
posto.
Sulla scorta di questo ragionamento vi racconterò, in
modo molto sintetico, le esperienze di vita di alcuni amici, dai
quali si possono ricavare alcuni esempi che ci serviranno da
guida.
-

Francesca, 28 anni, m. 1,68 di altezza, kg. 78 di peso,
single, vive con i genitori, è ragioniera e lavora per nel
reparto contabile di una grande azienda di moda
femminile.
Ambiente lavorativo: Nel suo lavoro non riceve incentivi
né motivazioni da parte dei suoi colleghi e di suoi capi,
tutti maschi. Ha la sensazione che il suo sovrappeso
47

influisca erroneamente nella considerazione del suo
lavoro.
Ciò che più la infastidisce: Non poter ottenere un posto
migliore o un migliore salario in questo contesto
lavorativo. Non avere qualcuno che la inviti ad uscire.
Restare chiusa in casa senza muoversi.
Quale sarebbe la situazione ideale: Essere più snella Ottenere un posto da dirigente nella società - Avere più
pretendenti per poter scegliere con chi uscire - Tonificare
la linea andando in palestra.
Che timori la frenano: Sente che, anche se si sforza, non
riesce a dimagrire - Non si sente capace di gestire una
funzione da dirigente - Ha paura di relazionarsi con un
uomo perché potrebbe sentirsi ridicola - Si vergogna di
farsi vedere mentre fa ginnastica.
Opzioni alternative: Ha iniziato a frequentare un corso di
teatro, perché le sono sempre piaciute la poesia e le
rappresentazioni. Ha imparato a lasciarsi andare, a
comunicare attraverso il corpo. Alcuni fine di settimana,
col pretesto di fare le prove, si incontra con il suo gruppo
di amici del teatro. Non ha ancora un fidanzato fisso, ma
non le mancano gli inviti ad uscire nel week-end.
Non ha dovuto sopportare ancora per molto tempo il suo
lavoro precedente, perché le hanno offerto un posto da
direttore amministrativo in un piccolo teatro amatoriale.
Nella sua dieta sono scomparsi tutti i dolci e i grassi e
piano piano sta calando di peso.
In questa storia, così come in quelle che seguono, si intravedono
alcune relazioni con la metafora del masso che ci portiamo sulle
48

spalle (e che rappresenta i nostri conflitti): girare intorno al
problema, spensieratamente, a volte può generare risposte
inaspettate.
-

Alberto, 17 anni, m. 1,78 di altezza, kg. 130 di peso, single,
studente, vive con la madre divorziata ed il compagno
della madre.
Ambiente di studio: I suoi compagni di scuola lo
prendono in giro perché è “grasso” - Non è bravo negli
sport e non ha lo “stile” per attrarre le ragazze - I suoi
compagni non lo chiamano quando organizzano uscite o
feste.
Ciò che più lo infastidisce: Le discussioni e i litigi che si
scatenano tra sua madre e il compagno - Restare tutto il
giorno a casa senza fare niente.
Quale sarebbe la situazione ideale: Fare ginnastica Relazionarsi con le ragazze.
Che timori lo frenano: Teme che in palestra ridano di lui –
Ha paura di sentirsi ridicolo con una ragazza, e dunque di
essere rifiutato - Non sa come comportarsi in presenza di
una donna.
Opzioni alternative: ha cominciato ad uscire con due amici
(considerati dagli altri “pesanti” come lui) e non passa più
tanto tempo a casa. Ha iniziato a frequentare le feste di
compleanno organizzate dalla sorella di uno di loro e dalle
sue amiche: poiché queste ragazze sono di due anni più
piccole di lui, Alberto si è sentito più padrone della
situazione e non ha avuto paura. Per le ragazze di questo
gruppo è “simpaticissimo” e questo gli ha portato anche
due fidanzatine. Con uno degli amici ha iniziato a
49


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