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1

2

PENNELLATE
DI
RICORDI

Antòn Morà
3

4

Quando gli anni trascorrono,
germogliano i ricordi.
Largheggia la sensazione
di aver vissuto tutto,
di essere finalmente esperti,
ormai niente può sorprenderci...
Quando lo scalpello del tempo colpisce,
imprime nel nostro corpo
e nella nostra anima
incisioni profonde
di tagli affilati e netti,
e altre volte
graffi leggeri
come vapori d'acqua
o fili di tulle
smossi dal vento.
Quando lo ieri suona ripetitivo
e il domani
comincia ad essere sottile,
si riscontrano i dubbi
5

e le domande
a cui non avemmo avuto
il coraggio di rispondere.
E quando il silenzio mentale,
e questa leggera vertigine
che produce il vuoto
dell’eterno sconosciuto
ci prende dallo stomaco
fino alla gola,
e quando non abbiamo vicino
un corrimano di certezze
a cui tenerci saldi
per non cadere,
ci vengono in aiuto
queste persone,
queste esperienze,
questi materiali sentimenti
che ci accompagnano
da tempi remoti
e che come un rompicapo
6

hanno costruito
la nostra intera coscienza.
A questi sentimenti tangibili
che tanto mi colpirono allora,
alla sensazione
di quei visi radianti
che ancora percepisco contro il mio,
a queste situazioni
luoghi e momenti
che furono forme concave
per le mie convesse convinzioni,
va il mio saluto,
la mia riverenza,
e la mia perpetua gratitudine.

Antòn Morà
7

8

Siamo

Siamo due esseri uguali,
e così diversi!...
Siamo il nettare della stessa pianta,
ma è così diverso il tuo sapore al mio...
Siamo l'acqua dello stesso mulino
in cascate sparigliate.
Siamo la nube ed il cielo freddo,
divisi all'alba in mattinata.
Siamo ognuno identica speranza,
speranza allegra, speranza vaga.
Siamo marionette mosse dal tempo,
ci guardiamo al passare, e tu mi senti...
Siamo due sogni in un solo pensiero,
ci sfioriamo, ed io ti sento...
Siamo l'eco nella caverna oscura,
ci incrociamo cento volte,
quattro volte, una.
Siamo due augelli migratori per il mondo,
il tuo mondo, il mio mondo...
Siamo dell'universo,
il senso profondo.
9

Ode alla libertà

Ci sono uomini che esprimono le loro idee
per cambiare il mondo:
ricercatori, liberi pensatori, filosofi;
e molti di loro vogliono la pace.
Alcuni uomini offrono il loro cuore
per cambiare il mondo:
sono poeti, mistici, filantropi, religiosi;
e molti di loro professano la solidarietà.
Altri uomini donano il loro corpo
per cambiare il mondo:
sono eroi, martiri, rivoluzionari;
e molti di loro promuovono l'unita.
Esistono uomini che offrono le loro idee,
il loro cuore, e il loro corpo
per cambiare il mondo:
sono chiamati saggi o pazzi.
e pochi sono capiti...
10

Tutti loro trasudano libertà,
cammino intenzionale
verso l’eternità.
Loro via transpersonale
è la non violenza,
e il rispetto altrui.
Auspico che la fiamma
che fomenta loro saggezza e pazzia
infuochi mente, corpo e cuori
di tutti gli uomini al mondo!
Perché sia perenne, presente, e futura
la necessaria e continua
evoluzione umana.

11

Il poeta

Il poeta non piange,
sono le lacrime che fuggono dal poeta.
Il poeta non sgrida,
sono le parole che cercano disperatamente
una via d'uscita.
Il poeta non guarda,
è l'occhio del Creatore che anima la sua
opera.
Il poeta non canta,
è il ritmo dei suoi pensieri che si manifesta.
Il poeta non mente,
sono i fatti, che cambiano a sua insaputa.
Il poeta non tradisce,
è l'amore volubile che lo confonde.
12

Il poeta non distorce i fatti,
sono i fatti che illudono il poeta.
Il poeta non soffre,
è l'assenza di futuro che lo soffoca.
Il poeta non ha paura di morire,
è la morte che non vuole essere sfrattata.
Il poeta non dirà mai la verità,
la noia non fa parte della sua idiosincrasia.
Attenzione al poeta! Non è quello che tu
vedi...
la sua esistenza giustifica unicamente
l'antinomia emotiva di Dio

13

La stanza

La stanza è ampia,
ha un tavolino, due sedie,
un armadio semplice,
dei semplici libri, e una chitarra.
E' la mia stanza grande
dove c’è il letto
e l’amata immaginaria,
e una finestra che sforna sogni
di mattinata.
E' la mia stanza alta
nell'attico di casa
che ascolta chi canta,
e riceve il coro
degli amici di bisboccia
e i suoi racconti da strada.
E quando vengo in cruccio
nella sola stanza,
lei si intenerisce
e mi accompagna.
Rifugio, coraggio, sogno,
tutto è nella mia stanza.
14

Anziano

Ammiro la tua figura
uomo anziano,
e donerò del mio sangue
per ravvivare la tua mano.
Che il mio giovane spirito
irrighi il tuo corpo inaridito
perché continui a forgiare
il cammino stabilito.
Perché solo nel tuo sguardo vedo fissata,
questa gloria che hai eretto alla tua spalla.
Il tuo traguardo cosi’ semplice e cosi’ sacro
da intravedere la campagna arata
o il tagliare dell'albero,
la forgia del ferro,
quando lavoravi il legno,
baciavi la tua sposa
cullavi il rampollo...
15

Ti rispetto per lottare senza sosta
per ragioni che hai portato per bandiera,
per sconfinare il sonno, il dubbio, lo
sgomento,
le ferite sanguinanti, il desiderio.
Per la tua temperanza, la passione, il
disimpegno
la compassione, la nobiltà,
il tuo passo fermo,
perché la tua vita è esempio di chiarezza
io ti erigo monumento della terra.

Piccola orazione
Quando la morte avvenga
volerò leggero verso la luce
con il cuore in pace
e la mente in silenzio.
16

Tre desideri

Una luna grande, distante e sognatrice.
Una brezza soave che profuma tamarindo.
Un silenzio profondo che commuove
l'immutabile scintillio delle stelle.
Un ricordo che è presente e che invoca,
la mia figura protesa nel futuro.
Una sensazione di realtà senza limiti,
e un'anima aperta alla speranza.
Tu che caduta dal cielo oscuro penetrasti
nella voragine del mare come scintilla
hai promesso alla mia anima tre desideri,
che gioiosamente, speranzoso chiederò:
Che la lotta per il quotidiano sostegno
non mi accechi intrappolato nel denaro,
Che la routine e la fatica del lavoro
non affievolisca la mia credenza per
l'eterno.
17

Guardar i miei figli senza pausa crescere
come cresce l'edera in primavera,
che ai miei occhi ingrandiscano e posino
le pietre di una tangibile chimera.
E quando la mia anima abbandoni questo
mondo
possa io lasciare un segno sul cammino:
con la penna, l'azione o la parola
possa aiutare il dubbioso destino.
O scintilla arrogante che penetri
dalla mente alta del cielo
alle profondità viscerali degli uomini:
ti chiedo aiuto nel compimento magico,
dei miei desideri terreni

18

Tre volte tre
Tutta la scienza è arte
perché nella ricerca della verità
disegna l'origine della creazione.
E a sua volta uno dei culti più sacri
perché in tutte le sue ricerche trova l'amore
devoto
per ciò che è nato e ciò che è innato.
Tutta l'arte è scienza, perché nel suo creare
sublima le differenze più indivisibili
nell'uguaglianza.
È a sua volta un culto, posto che
armonizzando ciò che è disgiunto, mostra
che quello che non è, creato può essere.
Tutto il culto è scienza, perché studia
sviluppa e dimostra la verità incontestabile
dell'esistenza.
È a sua volta un'arte, perché si esprime,
nell'armonia del canto, nella grandezza del
gesto, nella figurazione dell'aldilà.
Ermete ha detto: "tre volte tre"...
19

Aquila guerriera
Se l'aquila dei sogni
interrompesse il suo volo mutilata...
Se le ombre della notte
rubassero i colori della mattinata...
Se la brezza si spegnesse
prima di tuonare il silenzio...
Tutto si fermerebbe.
Se la volontà di amare
morisse nel cuore dell'uomo...
Se la luce nel suo sguardo
fosse lucido vietato...
Lo spirito cederebbe senza combattere.
Sarebbe tutto un fremito speculatorio.
Chissà non sarebbe niente...
20

Il Castello
Un castello.
Non di racconti né di fate.
La sabbia non si ammonticchia
sul portone.
Non ha un valoroso principe
né è gremito di fantasmi.
E' un castello di carte...
un castello che sostiene
la fragilità dell'anima.
Uno per volta i bambini lo ergono
di tre, quattro piani di speranza
e al lieve movimento del tavolo,
vita...
si disgrega... e si innalza.
Racchiude al suo interno
figure a migliaia,
suoni, colori
gesta misteriose...
Rinchiude la cupola piegata
perché la sfumatura allegra
21

atemporale, dei suoi arcani
perduri.
E torna il bambino,
che il tempo vestì da uomo,
a palpare nuovamente
i suoi muri.
Con mano salde
sistemerà le carte malferme,
affievolite...
Sentirà con piacere
che è a casa.
E quando la notte immensa
nei sogni del bambino
sarà tangibile,
emetterà un sospiro,
trionfo emancipato
della sua causa.
Tentennerà allora il castello...
e i sogni fuggiranno col vento.
Tornerà il bambino a costruirlo di nuovo...
Non ha dubbio: è solo un gioco.
Un inconoscibile gioco.
22

Bambino poeta (canzone)
Nelle cime dorate
sull'alta montagna
dov'è l'aurora sta.
Laddove il silenzio
le voci mascara
della società,
Si erge il bimbo poeta
strappando al giorno
sua testarda calma.
Viene e regge in mano
la forza che l'uomo
perse in mille battaglie.
Viene e porta in bocca
la fraterna alleanza
che la parola attacca.
Genio alato, senza ali
sgorga dal petto
amore, esultanza.
23

Il popolo guarda
con gli occhi aperti
la bocca un po’ amara.
Levano le braccia
aprono le dita
mostrano la faccia.
Bagna con poesia
questa mano bianca.
Pianta i semi nuovi
della tua terra strana.
Fermati nel volo
sulla nostra casa.
Più di un contadino
più di un commerciante
ti seguirà in sogno
quando il sol levante.
24

Sole nella mia piccola notte (canzone)

Cerco
un cammino
dove i piedi nudi,
possano danzare,
possano cambiare
il loro passo oscuro.
Cerco
la parola
ammutolita dentro i muri,
che stonante sbraita
una canzone ai nostri figli.
Cerco
la figura
di un essere volitivo
quella favola, quei sogni
già vissuti da bambino

25

Credo e cresco
nel silenzio...
credo e cresco
nel silenzio...
credo e cresco
nel silenzio...
laddove forgia il destino.
Ricordo quei paraggi,
paradisi perduti,
affogo nelle paludi
degli amori perduti,
brucio tra le braccia del tempo,
molto contrito,
a chi ho lasciato solo,
senza perdono, sconfitto,
e salgo sulla montagna
e mi credo sostenuto
dalle braccia della quiete
dalla voce del respiro.

26

Credo e cresco
nel silenzio...
credo e cresco
nel silenzio...
credo e cresco
nel silenzio...
laddove forgia il destino.
Solo nella piccola notte
della mia mattina
luna argentina,
sollevo da te la preghiera
e contemplo basito
la tua sagoma bella.
Credo e cresco
nel silenzio...
credo e cresco
nel silenzio...
credo e cresco
nel silenzio...
laddove forgia il destino.
27

68 primavere
A mio nonno e a tutti i “vecchi” che mi
hanno guidato nella vita...
Ah!... Questa aria di primavera mi
ringiovanisce un sacco! Cammino per la
strada godendo della frescura del verde e
del profumo dei fiori nei giardini.
Cammino, inspiro profondamente e
m'inebrio con la brezza mattutina e i riflessi
del sole tra le foglie. Cammino... la verità è
che faccio un po' fatica. Certo, non sono più
un ragazzo come nel 92... eh... sono passati
32 anni! … con 68 anni la vita ti cambia un
po'... il corpo si fa pesante, ti senti gonfio,
stanco... quando ti muovi è come se avessi
addosso un grosso cappotto... ti cadono in
avanti le spalle, è faticoso mantenere dritta
la schiena, il petto si infossa... è come una
vecchia camera d'aria inaridita dal sole che
fatica a gonfiarsi... "umile fisarmonica...
chan chan... vecchio mantice sgonfiato...
chan chan chan..." canticchio senza riuscire
a trattenere una tosse irritante per lo sforzo
di gola... Ci sono volte in cui le ginocchia
cedono un po'... dicono sia l'umidità... io,
28

nel dubbio, prendo il totale-magnesiano e
una cucchiaiata di miele e limone a digiuno
tutti i giorni, che dicono che fa benissimo...
certo, alle ginocchia non fa né bene né male
il miele e il magnesio... sono guaste, ma...
sono come i cardini della porta della cucina,
a forza di aprirli e chiuderli, si allentano e
poi si bloccano... e va beh, non mi posso
lamentare, le ho usate abbastanza... 68
anni... 45 anni di lavoro e tre anni e tre mesi
di pensione... 45 anni di lavoro!... non
voglio ripensarci, altrimenti mi intristisco...
non sono mai stato uno ossessionato dal
lavoro, però sono sempre riuscito a tenere
due soldi in tasca e a non far mancare nulla
alla famiglia... certo, non sono mai
diventato ricco, però me la sono sempre
cavata da solo... sempre indipendente, senza
capi, senza padroni, e ora mi trovo senza
dignità e senza stipendio! Continuo a
camminare... devo spostarlo sull'altra
spalla, perché questa mi fa male... Ma che
soldi né merda di pensione!... O vorrebbero
farmi credere che la Quota Mensile di
Sostentamento Pensionistico che incasso
ogni mese è abbastanza per vivere
decentemente... meno male che nel ‘89
29

sono riuscito a comprarmi una casetta... mi
ricordo che il presidente era Gaio Giulio,
si.... quello che adesso sta con Cesare Bruto
nell'Alleanza Progressista... si... mi ricordo
bene... Gaio
Giulio passò la fascia
presidenziale a Cesare Bruto che era il capo
dell'opposizione... che tempi quelli!... La
gente era tutta eccitata dal chiacchiericcio
della democrazia!... Gaio Giulio organizzo
molto bene la scena della svolta
democratica... Dopo tanti anni di dittatura
tornarono
le
libere
elezioni,
la
partecipazione
popolare,
il
Terzo
Movimento, la nascita del Liberalismo
Popolare Umanizzato, diventare parte del
primo mondo, l'Alleanza Mondiale del
Nuovo Ordine... tutte balle... Fu in quel
periodo che dovetti obbligatoriamente
scambiare
16
anni
di
contributi
pensionistici con Buoni Compensatori
Nazionali - che ancora mi tengo per ricordo
visto che non li compra nessuno - e dovetti
cominciare a mettere i contributi in uno di
quei fondi pensionistici privati. Ho scelto la
Mercury-Shadow Retirement S.A. che oggi
mi restituisce in forma di pensione
l'equivalente del'82% del Salario Minimo
30

Internazionale, il "salamino" dei poveri
come lo chiamiamo noi pensionati. Con
questi soldi posso pagare le bollette,
comprare 8 kg di culatello per fare
cotolette, 16 pacchetti di spaghetti di
semola, 14 kg di pane, 8 kg di melanzane, 7
litri di vino rosso comune, un po' di
verdure, un caffè al bar due volte a
settimana e 64 aspirine, che mi servono sia
per i reumatismi, che per il raffreddore o il
mal di testa... e niente altro.
Ecco sono arrivato sul viale... accidenti
come pesa!...
Comparativamente qualcosa è cambiato,
altre per niente; le automobili sono più
piccole, più silenziose... dicono che
inquinino di meno, e i mini-autobus si
spostano su camere d'aria che fanno un
rumorino sibilante quando passano; i vestiti
sono più luccicanti, sintetici, impermeabili,
termoisolanti, ipo-allergenici, ecc... ecc... la
verità è che la gente vestita cosi’ assomiglia
ai pupazzi dei cartoni animati... Ci sono più
uomini pelati... si’, la gente ha sempre
meno capelli... gli uomini, lo capisco, ma le
donne... dovrebbero darsi una calmata! Non
è che hanno meno capelli, ma quei bei
31

capelli robusti e abbondanti che si vedevano
una volta, adesso sono diventati peluria,
come quella dei neonati... perché se li
tagliano tutti allo stesso modo: corti, corti,
come uno spazzolino per le unghie!... tutti
molto carini, e troppo identici per i miei
gusti!
E via! posso riconoscere che anche la mia
presenza sembra un po' grottesca, a loro,
però io ci sto comodo con questo vestito
"antico", 100% lana e cotone, e più ancora
con queste scarpe scamosciate che non
hanno il pregio di rimanere sempre pulite
come quelle che vanno ora ma mi
permettono di camminare tranquillamente a
dispetto di un paio di calli e l'alluce valgo.
Continuo a camminare... lo sposto di nuovo
sull'altra spalla... Spero di non stancarmi
troppo nell'isolato che manca... Mio figlio
mi ha detto mentre uscivo da casa: “ti
accompagno babbo”… “no caro, lascia
stare, questo voglio farlo da solo” ho
risposto salutandolo. Che ragazzo!...
Intelligente, moderno, però con una morale
"di altri tempi"... non so fino a quando
resterà fermo... per ora si frena perché
capisce che non gli permetto di
32

accompagnarmi per vergogna... perché mi
sento responsabile e complice di questa
ingiustizia, di questo presente che abbiamo
prodotto e del futuro esecrabile che
lasciamo come eredità!
Dopo il ‘98, la rivalità tra i partiti che
storicamente hanno sempre governato il
paese si è diluita: tra tutti e due hanno
assorbito tutti i partiti più piccoli e i
movimenti che esistevano, e dopo 9 anni di
rivalità elettorale - che non era nient'altro
che un aggiustamento dei registri di cassa eggià... entrati nel terzo millennio, si fusero
nella Nuova Alleanza Progressista, che ci
governa ancora oggi!
Alcuni "rivoluzionari" che di tanto in tanto
spuntano qui o là dicono che questo è un
piano stabilito già da "prima" teso a
livellare la classe media "dal basso",
generando una "classe popolare" di operai
produttivi/consumatori con pochissima
capacita’ di risparmiare, e di progredire. In
questo schema, i pensionati o muoiono di
fame perché sono "improduttivi" o aiutano
a far si’ che i propri familiari non "alzino
troppo la cresta" visto che anche il minimo
risparmio deve essere utilizzato per
33

mantenere i propri "vecchi"...
Io non mi sento un rivoluzionario, al
contrario, mi hanno sempre dato del
"accomodato e opportunista", però, ora mi
fa male ascoltare quello che i politici
dicono: \...abbiamo bisogno di una massa
produttiva con un'identità consumista
standardizzata...\ \...i pensionati sono lo
strato sociale che non permette i
cambiamenti...\ecc, ecc\ ... Nel dubbio, io
vado! Manca solo un isolato. Lo sistemo in
modo che si veda un po' di più...
Nonostante la distanza e i miei occhi
stanchi nel portare questi occhiali spessi di
vecchiaia, vedo il movimento in piazza. Le
mie scarpe scamosciate riprendono vita e
prestanza d'improvviso. Affretto il passo;
sento
quest'aritmia
propria
dell'innamoramento,
della
paura
e
dell'esitazione dentro al petto...
Mi sto avvicinando... di nuovo i cartelloni...
gli striscioni... come quand'ero giovane, nel
‘92! I vecchi in piazza, i "pensionati" al
grido di: -migliori pensioni!-, -basta
elemosina!-, -dove sono i soldi che abbiamo
34

messo

da

parte!-...

Me lo sono tolto dalle spalle.
Mi si stringe il petto al ricordo... i
sindacalisti... i socialisti... gli umanisti... gli
studenti... tutti quanti che per i "loro
vecchi" sono scesi in piazza!... Mi sfrego il
naso per asciugarmi una lacrima che
potrebbe tradirmi...
Incrocio la tracolla sulla schiena.
Orgoglioso metto il petto in fuori e il
mantice si gonfia come allora...
Col pezzo di tubo nero in mano e gridando
"avanti i pensionati!" entro in piazza!
Batto sul tamburo con furia... con
speranza... con la voglia che ogni colpo che
do risuoni nella coscienza addormentata di
coloro che non sono venuti e che domani
saranno "vecchi"...
-Andiamo ragazzi... andiamo pensionati...
avanti i nonni!- … grido, mentre penetro in
questa massa di eterni rivoluzionari...
Bam!...Bum!...
Bam!... Bum!...Bam!...
35

Vinto

Sono passati gli anni.
Il pathos pesa sulla tua schiena curva.
Il tuo movimento è lento.
Vedo che non disprezzi le lusinghe!
Non reagisci ora?
Non capisco...
Non hai più ansia di essere?
Non provi piacere nella complicità?
Non hai bisogno della mia compagnia?
Non ti stanca il rigoroso dovere?
Che n'è stato del tuo furore libertario?
E di quel sciopero?
E di quella donna?
Dove sono finite le tue ore di studio?
E dove i tuoi giorni di lavoro?
E lo scricchiolio delle tue forti
mandibole?
E le tue suppliche al cielo, esaurite?
Non smentirmi...
che potresti dirmi...
36

Perché giustificarti?
Cosa legittimerebbero le tue parole?
Forse furono i tuoi compagni...
Forse i muri ti soffocarono e questo...
Forse lo sforzo del giogo falciò il tuo
impegno...
Forse il silenzio ti frustro...
Forse ti tradì l tuo popolo...
Forse non riuscisti a comprendere te
stesso...
Ormai, cosa puoi spiegarmi?
Che cosa puoi spiegarmi ora...
Che non hai più forza,
Che ti si è oscurata l'anima,
Che hai consumato il sogno,
Che hai fracassato il letto...
Che puoi dirmi ora...
Che hai gli occhi velati,
Che hai dimenticato le parole,
Che sei un corpo nel gorgo,
Che non ti soggioga la fata...
Non capisci cosa sei?...
Non sei più niente. Niente!
37

Perché non accettasti il cambiamento,
Perché preferisti i denari,
Perché ti convincesti dell'errore,
Perché alla fine, sono tutti uguali...
Perché su tutti i fronti ce chi si sacrifica,
Perché inebria il fruscio del subdolo.
Perché già hai dato quello che dovevi
dare,
Perché si deve sopravvivere...
Nonostante tutto,
Coloro ti ammirano.
Il tuo sangue le sue vite nutrono...
Ce lai fatto...
Sei una leggenda...
Mentre il tuo gesto apparve severo e
tranquillo,
la vacuità del tuo sguardo è
agghiacciante.

38

Dubbi

Vado
Vengo
Sono
Persisto
Sopporto
Condivido
Osservo
Aspetto
Vivo
Cammino
Terra
Destino
Sentiero
Destinazione
Uomo
Sensazioni
Comprensione
Generazione
Eternità
Orizzonte
Sole
Volo
39

Strappo

Con il lutto più oscuro dei lutti,
ho vestito il letto.
Con la bile più amara del mio corpo,
le lenzuola ho unto.
Con il ricordo più sublime dei miei
sogni,
colmai le mie mani.
Con la smorfia più ipocrita di questo
tempo,
ho coperto il viso.
Con pennellate di assenza e contorni
vaghi,
ho effigiato la tua aura.
Col freddo dell'affetto sconsolato,
ho sigillato la tua anima.
Credimi...
Non basteranno mille giorni
per smaltire il silenzio.
E' tutto uno strappo...
40

Cordialmente

A Voi conquistatori mi rivolgo
salutandovi prima di partire:
Siamo già stati scoperti, colonizzati,
cristianizzati, educati,
consigliati e riformati.
E altrettanto manovrati, usati,
lasciati, ingannati, dissezionati,
vilipesi, abbandonati...
Da Voi siamo stati imbevuti
del dovere corretto, della legge,
i poteri, il cosa-fare, la morale,
la condotta, il cosa dire,
la moda, il bene e il male.
E più tardi privati paternamente
della parola, della sicurezza, della
completezza
del sentimento, dei sogni, della
ricchezza,
della poesia, del movimento, dell'oratoria,
41

del futuro certo, dell'immaginazione.
Voi, signori della terra...
arbitri dell'eterna
convivenza tra gli uomini...
ci avete creati persuasivi, onnipotenti...
geniali, onnipresenti...
padroni della moneta di due facce.
Per noi, e per Voi, e per il verso giusto della
moneta vi chiedo:
che ci lasciate mandar tutto a puttane.
Cordialmente.
Un cittadino.

42

Voglio

Voglio volare eterno
in questa notte disperata!
Voglio che sgorghino acquose
come sangue le parole!
Voglio gridare al mondo:
che mi hanno tolto tutto!...
Voglio che lo sappiano tutti:
sono un vortice nel nulla...
Voglio piangere mille baci,
voglio bere queste lacrime.
Voglio ridere e che un gemito
si propaghi in questo letto.
Voglio raggiungere il cielo
e il fuoco ardente dell'inferno.
Voglio vivere mille vite
per sapere quando muoio.
Voglio strappare le tue carni
per lasciare un segno nel cammino.
Vorrei...
Voglio... voglio sapere!...
perché Esisto?...
43

Viene alla luce

Ci sono dei momenti di eternità
per gli dei...
di carne e ossa.
Ci sono lassi di tempo che uniscono:
il pensare di un filosofo,
il dire di un poeta
e il sentire di un monaco...
Momenti come questi
dominano il destino...
Fu un istante piccolo
che durò un'immensità.
Tempo di fiamme bianche,
scoppiettanti, trasparenti,
intrecciate,
che formarono un ovulo
di sostanza madre.
Un alito di vita ancora confuso,
che sorge dalle profondità dell'essere
e tutto lo impregna...
Mi fa rabbrividire evocarlo...
44

Piango e rido speranzoso al vedere
i miei sogni, che tra rapide cascate
prendono corpo.
Quasi giungo già i prati diamantini,
e chiudo gli occhi
perché non mi abbagli il giorno.
Sento l'alba di questa chiara mattina
che non è oggi ne fu ieri,
e che aspetta essere creata!
E davanti un cumulo inesplicabile
di figure senza diciture,
di simboli senza sottotitoli...
precipito, cado, riemergo!
Torno agitato e tremante al mio posto.
Non sono triste...
Dalle mie mani, dalla mia fronte e dal mio
petto, esce luce!...
Tante luce!

45

Requiem prematuro
Le tre del mattino. Sono in cucina. Una sola
luce accesa. La casa in silenzio. Tutti
dormono...
Fuori nel patio e più in là, nel cortile grande
della strada, lo stesso silenzio. Un silenzio
più abissale, più corporeo del silenzio d'altri
giorni; probabilmente sono io ad essermi
immerso in un silenzio cossi tangibile...
Sono seduto a tavola. Fumo una sigaretta
dopo l'altra. Mentre aspetto davanti alla
sedia vuota, controllo con sensi aguzzati la
profondità che si estende oltre le pareti.
Ti sento presente; non molto vicina... come
poco più in là del cortile... e più vicina a me
di quanto mai prima tu sia stata... Sei parte
e complice di questo mio silenzio attento e
pieno d'attesa; e sei parte di questa notte di
luna piena che causa deliri e desideri; che fa
dimenticare le nostre menzogne, le nostre
paure, lasciando che i corpi volino nel
fantastico, grottesco e delirante occulto
quotidiano...
Attendo paziente che tu appaia dal tunnel
della notte, dal suo cavernoso e riverberante
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silenzio; che attraversi soave e alata il
cerchio che nell'infinito e distante i miei
occhi svelano, e che manifestandoti a me, ti
sieda...
Non ti ho mai visto. Non credo che tu abbia
la forma che il popolo ti ha imposto: brutta,
scarnata, frigida. Ti immagino lieve,
trasparente,
bianca,
vaporosamente
luminosa, alata e con la tenerezza e bontà
delle fate che mi facevano compagnia da
piccolo. Cosi ti immagino e presumo: col
movimento, la fragilità, la lievita, la
tenerezza e il tintinnio di una fata; una fata
che ha il ruolo di accompagnarmi in un
nuovo cammino di sensazioni e sentimenti.
Non ti dirò che questa inquietudine e
aspettativa per il tuo arrivo non si confonde
a volte col timore... certo, mi hanno tanto
insegnato a evitarti che perfino la necessita
di incontrarti e parlarti si può trasformare in
timore...
Sai cosa la gente dice di te? bene... in verità
di te non si parla molto; il panico per ciò
che non si conosce chiude loro la bocca,
però nel più profondo dei loro pensieri,
rocciosamente occulti, ti immaginano come
la dama delle ombre, coperta di veli neri e
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in perenne subbuglio, come le notti
tormentate d'inverno...
Ti immaginano sola, tanto sola, che il vuoto
della tua presenza secca i pascoli dei campi
su cui posi i tuoi passi gelidi: perché ti
immaginano anche fredda, con quella
freddezza attribuita a chi rimane
impassibile davanti ad una carezza, davanti
ad un sorriso o una supplica, e che si annida
con un anelito spettrale negli spazi vacui
lasciati dagli esseri estinti.
Ti immaginano onnipotente, onnipresente,
atemporale, inesorabile e dispotica: come se
fossi la faccia occulta di dei frustrati e
vendicativi... Veramente, non sei una buona
compagnia per la gente... e hanno paura di
incontrarti a la svolta della strada.
Divertente, perché tutti sanno di non poter
evitarti... ma quando sentono dire che le tue
orme si sono mischiate con i passi di un
conoscente lungo il cammino, subendo
l'inevitabile... girano il viso d'altra parte per
non vederti, e si chiudono in un falso
circolo ermetico che li protegge da questa
trappola del destino. Un po' soli, vuoti e
impauriti, continuano la loro vita senza
guardarti, portando le stigmate incise
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nell'anima poiché non possono affrontarti...
Hm mm... morte... credo che non esistano
forme oscure che tu induci...
Credo
che
non
esistano
lugubri
rappresentazioni temporali che possano
aggiudicarti, nonostante rappresenti la fine
del nostro passaggio esistenziale terreno...
Perciò nel bisogno di affrontarti e
conoscerti, preferisco visualizzarti, renderti
materiale nel velo protettivo delle mie fate
infantili...
Nell'attesa del nostro incontro prefiguro il
mio discorso: Ho una casa: mi
dispiacerebbe non averla più?... no!
Perdere i miei vestiti, i miei lavoretti
d'artigianato, i miei scritti?... no!
Allontanarmi di mia madre, mia sorella... i
miei amici?... no! Niente di tutto questo mi
straccia il cuore;
tutto fa parte del
caleidoscopio
multicolore
dove
si
lanciarono e crebbero i miei sogni, desideri
e curiosità mondane; sono forme complete,
vuote... Miei amici sapranno capirmi... Però
penso che tutto non è cosi facile e non mi
sento ancora preparato per affrontarti... C'è
qualcosa che mi dispiacerebbe lasciare: i
miei figli; mi dispiacerebbe lasciarli perché
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