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JUVETORO n. 8 Torino Juventus bassa OK .pdf



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GIORNALE DEDICATO AI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno ix - N. 8 - 15 DICEMBRE 2018 - SETTIMANALE GRATUITO
Punto Toro

Punto Juve

Le Interviste

La Storia

Lo 'spirito' di Radice per tentare il
colpaccio! Il ricordo dell'ex trainer
granata recentemente scomparso

La gita in Svizzera è finita,
il derby è un'altra cosa. Sabato sera
ci vorrà la miglior Vecchia Signora

Natalino Fossati e 'Nanu' Galderisi:
“Juve fortissima ma il Toro
non parte battuto”

Anni '70: ogni via esponeva i propri
vessilli. Oggi il contesto è cambiato ma
l'Appartenenza non viene meno

a pag.

2 e 11

a pag.

4

a pag.

4e5

a pag.

FATECI DIVERTIRE!
TORINO-JUVENTUS | SABATO 15 DICEMBRE ORE 20.30

BELOTTI CONTRO RONALDO: SFIDA TRA BOMBER IN UNA STRACITTADINA
DALL'ESITO TUTT'ALTRO CHE SCONTATO. GRANDE ENTUSIASMO, STADIO ESAURITO

12

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Il Punto Granata

Lo 'spirito' di Radice per tentare il colpaccio!
VINCERE PER EUGENIO,
ILIO, MONDO E GIGI
Bersellini di derby ne vinse 2 su 4 (uno storico con
3 gol in 3 minuti). Giagnoni
ne vinceva uno a stagione,
Mondonico ne ha vinti 2
da trionfatore e ha eliminato la Juve in semifinale di Coppa Italia '93 con
2 pareggi. Di Radice ne
parliamo ampiamente nel
giornale. 4 allenatori che
hanno fatto la storia del
Toro non solo nei derby, ma
che grazie alle stracittadine sono stati proiettati nella Leggenda Granata. Tutti
e 4 sono morti nel 2018.
Come Sauro Tomà e Carla Maroso. Beppe Bonetto
mancò nel novembre 2017.
In questi 12 mesi il Toro
ha pianto tanti propri eroi.
Una vittoria nel derby sarebbe il modo migliore per
onorarli tutti
CAIRO VS JUVE:
15 KO SU 18
Cairo è uomo fortunato

nella vita ma sfortunato nel
derby. Ne ha persi 15 su 18
da quando presiede il Toro.
Qualche complicità arbitrale, altri con beffe extra
time. Le sconfitte 2007
(Trezeguet), 2014 (Pirlo),
2015 (Cuadrado) sono arrivate al minuto 95 di sfide
molto equilibrate. Ed anche il pareggio di Higuain
(gol di Ljajic ed espulsione precoce di Acquah) nel
maggio 2017 arrivò nel recupero. In ogni caso il Toro
di Cairo patisce il derby
oltre le differenze tecniche.
È ora di migliorare le statistiche
1 VITTORIA IN 23 ANNI
La vittoria firmata Darmian e Quagliarella nel
2015 rimane un caso isolato negli ultimi 23 anni
di derby. Nel 1995 il Toro
ricostruito di Calleri con
Sonetti in panchina vinse
2 derby in 4 mesi, grazie
anche a 4 gol di Rizzitell.
Poi tante frustrazioni e

delusioni. Certo la Juve di
oggi ha vinto 14 gare su 15
in campionato e sfoggia un
certo Cristiano Ronaldo.
Non certo impresa facile.
Ma una vittoria del Toro
sarebbe ricordata nei secoli.
MARCATURE E FASCE
LATERALI
"Più duelli individuali vinci, più hai possibilità di
vincere la partita": era il
mantra di Radice. Izzo
contro Cristiano Ronaldo.

Se il Toro prevale in questo duello ha grandi possibilità di portare a casa un
risultato positivo. Ma nei
duelli individuali la Juve
vanta top player in ogni reparto. Però quest'anno la
Juve in fase difensiva qualcosa concede sempre agli
avversari, vedi Gagliardini
in Juve-Inter. Belotti e Iago
(o Zaza se giocherà, almeno nel finale) davvero non
possono sbagliare. Avranno qualche occasione per

segnare: se saranno buoni
cecchini, il Toro potrà aumentare le chanches di risultato positivo. Altrimenti
sarà una lunga battaglia
corpo a corpo, pallone su
pallone, per conquistare
ogni singolo centimetro del
campo. Fondamentali saranno i duelli sulle fasce,
dove la Juve annovera giocatori da fisicità e qualità
elevata. Ansaldi e De Silvestri (oppure Aina) possono
vincere i loro duelli, ma ci
vorrà attenzione massima
e grande acume tattico.
MAZZARRI VS ALLEGRI
Entrambi toscani, anzi entrambi livornesi. Ma temperamento diverso: Allegri
regge bene la pressione,
palesa serenità in ogni situazione. Mazzarri invece
è più "sanguigno" il sangue
gli scorre nelle vene, lui
soffre la pressione, come
dimostra il recente malore da cui si è totalmente
ripreso. Tanta esperien-

za per entrambi. Ma per
Mazzarri è il solo il secondo derby. Il primo lo perse
1-0 lo scorso febbraio, rete
di Alex Sandro. Il Toro fu
poco propositivo. Questa
volta dovrà esserlo molto
di più.
CENTROCAMPO
MUSCOLARE
Rincon e MeÏté. Al Toro
quest'anno i muscoli a centrocampo non mancano.
Scelta felice, visti i risultati
ed il recente passato. In cui
nei derby i granata pativano l'aggressività dei centrocampisti juventini. In
questo derby non accadrà.
Visto come il venezuelano
e MeÏté hanno combattuto
nella battaglia del Meazza,
per i centrocamposti bianconeri sarà una notte da
combattimento fino all'ultima goccia di sudore.
Alessandro Costa

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Punto Juve

La gita in Svizzera è finita, il derby è un'altra cosa...

R

iscattare la brutta - quanto indolore - sconfitta patita
a Berna e consolidare la
leadership in campionato.
Questo chiede la Juve al
derby. Il primo obiettivo
stagionale è stato raggiunto mercoledì scorso in Svizzera, con il primo posto nel
girone messo in cassaforte
grazie alla contemporanea
sconfitta
dell'ineffabile
Mou-band in quel di Valencia. Ma i dubbi sulla prestazione bianconera hanno fatto storcere il naso a
molti. E l'alibi del campo
sintetico, delle assenze per
infortunio e per scelta, di
alcune decisioni arbitrali
regge sino a un certo punto.

A dire la verità molto poco.
Anche pesche già contro
l'Inter, Ronaldo e compagni
erano apparsi sottotono,
capaci di arraffare la posta
piena grazie soprattutto
all'inconsistenza avversaria. Sabato sera all'Olimpico ci vorrà una Juve ben
diversa, tonica e tosta, non
potrà bastare quel viaggiare al minimo dei giri per
espugnare il campo dei
granata che considerano
questa partita – come al
solito – quella dell'anno.
Motivazioni a mille dunque, per non incorrere in
brutte sorprese contro i
Mazzarri-boys attraversati
da un discreto periodo di
forma e auto-stima. A pre-

occupare sono soprattutto
le condizioni dei centrocampisti. E giocare a sole
72 ore di distanza dall'impegno Champions fuori
patria non aiuta: 'scherzi'
antipatici del calendario.
Fuori Khedira, Emre Can
con timidi segnali di risveglio, Cuadrado nuovamente acciaccato. E soprattutto il macigno di un Pjanic
evanescente e in costante
involuzione: un quadro
preoccupante.
Proprio
colui che dovrebbe 'metronomizzare' la squadra
sta fornendo prestazioni
inguardabili e i compagni
ne risentono. Allo 'Stade
de Suisse' il bosniaco è apparso nervoso anche nel
momento della sostituzione
(l'ennesima...): una conferma circa i dubbi sulle sue
condizioni psico-fisiche. La
squalifica di Bentancur,
in questo contesto, rappresenta un ulteriore macigno. Dovrà essere bravo
Matuidi a sobbarcarsi il
solito doppio lavoro così
come dovrà strizzarsi le sinapsi Allegri per rilasciare
una formazione decente. E
dovrà finire lo sciupìo degli attaccanti, ad iniziare

da quel Ronaldo versione
elvetica che sembrava giocare a ciapanò e ha di fatto
annullato il gol del possibile pareggio di Dybala.
Proprio l'argentino scalpita e chiede giustamente
spazio, Costa è in ascesa,
lo stakanovista Mandzukic la solita sicurezza nei
match 'robusti' (e questo lo
sarà). Bernardeschi sembra ancora fuori fase ma
negli ultimi minuti potrebbe garantire una marcia in
più. Infine la difesa, dove
rientrano (al momento di
scrivere questo articolo...)
tre pezzi da 'novanta': la
rivelazione Cancelo, il gigante Chiellini (con lui a
fianco Bonucci è tutt'altro
difensore...) e Alex Sandro.
La qualità della squadra,
anche in versione rimaneggiata, è indubbia ma dovrà
fare scopa con la grinta e
la fame della migliore Juve.
I 3-4 mila sostenitori 'doc'
(perché il derby è una gara
speciale, troppi 'forestieri'
non lo capiscono) di Madama che saranno presenti
sabato sera sulle scalinate
del vecchio 'Comunale' non
chiedono altro.
Marco Montanari

Olimpico esaurito.
Altra stracittadina in coppa Italia?

S

arà tutto esaurito, sabato
sera, lo stadio Olimpico
Grande Torino. Polverizzati in
prevendita i circa 27.000 biglietti disponibili, con l'impianto di corso Sebastopoli che sarà
tinto in gran parte granata. Una
cornice d'eccezione per una
partita sempre piuttosto sentita
in città, con la Juve capolista e il
Toro galvanizzato dal sesto posto solitario in classifica. Quello
di sabato potrebbe essere solo
il primo di 4 derby stagionali,
se le due torinesi faranno il loro
dovere nella coppa nazionale.
Dopo i doppi derby del 1980,
1988, 1993 (sempre in semifinale, e tutti vinti dal Toro), il

tabellone della Coppa Italia
può regalare infatti un'altra
stracittadina proprio in semifinale. Il 12 gennaio infatti la Juve
giocherà a Bologna gli ottavi,
mentre il sorteggio ha permesso al Toro di ospitare il 13 gennaio la Fiorentina in gara secca.
I granata dunque sognano i
quarti, dove l'ostacolo sarebbe
la vincente di Roma-Entella. E
anche in questo caso il sorteggio potrebbe regalare al Toro lo
stadio amico come teatro della
sfida. Dunque un doppio derby
(andata a fine febbraio, ritorno
ad aprile, date cervellotiche...)
non è impossibile.
Alessandro Costa

L'Intervista a... Giuseppe Galderisi

'Nanu': “Contro il Toro una gara mai scontata”
“Bianconeri straordinari ma le sorprese sono sempre dietro l'angolo...”

3 anni trascorsi nelle giovanili bianconere ('77-'80) e 3 anni giocati in
prima squadra ('80-'83) hanno permesso a Giuseppe Galderisi, attuale
tecnico del Gubbio, di conoscere
bene i segreti del derby della Mole.
Soprannominato 'Nanu' dai fans di
Madama per via della sua bassa
statura, Galderisi ha deliziato con
le sue giocate il popolo bianconero
all'inizio degli anni '80.
Galderisi, facciamo il punto della
situazione di quest’anno, con una
Juve arricchita dalla presenza di

un grande campione come Ronaldo
La Juventus è da anni una grande squadra organizzata in grado
di gestire tutto nella maniera più
scrupolosa. Le conquiste parlano a
suo favore. Da 7 anni ormai mette
la firma in campionato e ha ottenuto ottimi risultati anche in Europa.
Questo ti fa capire quanto siano
sempre determinati e concentrati.
Loro sanno sempre portare a termine programmi precedentemente
pianificati.
Tu che sei stato un grande attaccante potrai risponderci a quello
che da tempo è l’interrogativo
che tiene banco: Dybala si, Dybala no insieme a Mandzukic e
CR7?
Questa Juve ha un grande allenatore. Allegri oltre che essere tecnico
preparato sta acquisendo sempre
più esperienza e ne ha dato am-

pia dimostrazione con la gestione
di grandi campioni che in questi
anni si sono avvicendati a Torino.
Credo che non esista nessun problema a far coesistere Dybala con
altri compagni di reparto specie poi
quando hai a che fare con campioni
del calibro di CR7 e Mandzukic che
sanno capirsi e sanno essere determinanti in ogni momento. Dybala
è un grande e lo ha dimostrato e
dunque non credo che possa avere
problemi per coesistere con gli altri.
'Nanu', derby ne hai giocati tanti.
Che idea ti sei fatto di questo che
andrà in scena sabato sera? Ci fai
un pronostico?
Come tutte le stracittadine sono
partite che non seguono mai una
logica ben precisa. Il derby è la
gara, è diversa da tutte le altre
perché può accadere di tutto. Io
ne ho vissuti diversi e perderli fa
anche male. Credo che per il Toro

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile

Impaginazione e grafica

Roberto Grossi

Silvana Scarpa

rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Salvino Cavallaro

Tel. 011 0201860
Servizi fotografici
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Manuela Viganti

Alessandro Costa
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Ezio Maletto
Marco Montanari

Editore
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Direttore Editoriale
Gianni Castaldo
amc_juvetoro@yahoo.com

Alessandro Muliari
Paolo Rachetto
Giovanni Rolle

sarà una partita molto complessa.
Questa è una Juve straordinaria e
Allegri le gare le sa gestire e sa distinguerle una ad una e dunque sa
bene che nessuna partita può essere sottovalutata, figuriamoci poi un
derby della Mole...

Marco Venditti
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
amc_juvetoro@yahoo.com

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degli stadi torinesi, eventi e canali commerciali
Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015.
Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali:
Gianni Castaldo

Marco Venditti
CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17.30
DI GIOVEDÌ 13 DICEMBRE 2018

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5

L'Intervista

Fossati: “Juve fortissima ma il Toro non parte battuto”

N

atalino
Fossati,
bandiera del Toro
per decenni, con
tanti derby giocati e vinti, ma anche allenatore
e grande conoscitore del
mondo del mondo del calcio. Che derby sarà?
La Juve ha la squadra più

forte di tutte in questo
campionato ma a volte la
compagine sfavorita può
ribaltare il pronostico perché ci possono essere mille
episodi che condizionano
la partita: un espulsione,
un gol a freddo, una disattenzione difensiva.

Mazzarri e Allegri come
prepareranno la sfida?
Allegri può impostare la
gara puntando sul valore
della propria rosa, Mazzarri dovrà studiare qualche
contromisura in più per
limitare i talenti bianconeri. Inoltre Allegri ha cambi
maggiormente risolutivi e
può risolvere la gara con
giocate individuali. Ma a
San Siro ho visto un Toro
molto tonico e attento tatticamente.
Quindi pronostico aperto?
La Juve ha rischiato di passare in svantaggio contro
l'Inter ed ha pareggiato col
Genoa. Se il Toro approccia
bene la partita e trova magari un episodio fortunato
nella prima parte di gara,

può giocarsela fino in fondo. E poi l'aspetto ambientale inciderà, con uno stadio quasi tutto granata.
Quali saranno gli uomini
decisivi delle due squadre?
Nella Juve ovviamente Cristiano Ronaldo. Ma io non
avrei cosi' paura. Nei derby
il Toro ha sempre dovuto
affrontare grandi campioni: ai miei tempi c''era
Omar Sivori, negli anni '80
Platini, poi Zidane e Del
Piero, ora Ronaldo. E poi il
derby è una sfida a parte,
dove l'agonismo prevale
sulla tecnica e spesso sulla
tattica. Nel Toro la differenza potrebbe farla Iago.
Che a Milano non andava
sostituito. Belotti regge-

Accadde il...
TORINO
10 dicembre 1980
I granata affrontano in casa gli
svizzeri del Grasshopers dopo
aver perso all’andata 2-1. Il
turno sembra agevole ma una
autorete del portiere Terraneo
fissa il risultato sul 2-1 (gol di
Graziani e Pulici). Nei supplementari il risultato non si sblocca ed ai rigori le “Cavallette” si
qualificano 4-3. I granata sbagliano i rigori con Zaccarelli
(fuori) e Pecci (parato).
11 dicembre 1991
Grazie ad un gol di Casagrande il Toro batte nel ritorno degli ottavi di coppa Uefa l’AEK
Atene (1-0) qualificandosi per
i quarti, all’andata era finita 2-2
12 dicembre 1973
Dopo la rissa finale nel derby
tra Giagnoni e Causio arriva
la stangata della disciplinare

ma partita in granata Eugenio
Mosso III, facente parte della
dinastia dei fratelli Mosso, lo
Spezia batte in casa i granata
1-0.

che punisce con 2 giornate di
squalifica entrambi. Alla ripresa degli allenamenti un gruppo
di tifosi offre al tecnico granata
in segno di ringraziamento un
mazzo di rose rosse...
13 dicembre 1925
Il Toro strapazza la malcapitata
Udinese 7-0, goleador di giornata sono Baloncieri (3), Calvi
(2), Libonatti e Kreuzer.
14 dicembre 1924
Disputa con il Toro la sua ulti-

15 dicembre 1969
Tifosi e stampa rimproverano
il mercato Toro ma la società
dichiara che quando si incassa
solo 509 milioni di lire lordi è
meglio investire sul settore
giovanile e costruirsi in casa i
Poletti, Fossati, Cereser, Agroppi, Carelli, Pulici, Ferrini e Facchinello fresco esordiente in
campionato.
16 dicembre 1906
È disputata sul campo Piazzale Conte di Vercelli la prima
partita ufficiale del FC Torino
in amichevole contro la Pro
Vercelli: s’impone il Toro 3-1
grazie a Rodgers, Michel ed
un’autorete.

rà bene il confronto con
Bonucci e Chiellini, ma lo
spagnolo può essere l'arma
decisiva per il Toro
E invece quale può essere
la discriminante?
L'arbitro dovrà essere attento nell'esporre i cartellini. Ci vuole uniformità,
perché troppi gialli estratti
subito condizionerebbero
la gara. Sarà una partita
maschia, ma se nei derby
riduci l'agonismo si perde
il fascino della sfida. Ai
miei tempi non c'erano Var
e telecamere così numerose pronte a scrutare ogni
cosa. Se ci fossero già state
sai quanti espulsi da una
parte e dall'altra...
Alessandro Costa

Fossati con Pulici

di Ermanno Vittorio

JUVENTUS
10 dicembre 1951
Sono piazzate in Serie A e B le panchine per gli allenatori, dirigenti,
accompagnatori, dottore, massaggiatore che finalmente possono
sedersi e non stare più ai bordi del
terreno in attesa di intervenire. Questa modifica all’estero è già in vigore
da vari anni. Il primo allenatore a
sedersi sulla panchina della Juve è
l’ungherese Giorgy Sarosi.

13 dicembre 1967
La Juve conquista i Quarti di Coppa
Campioni pareggiando a Bucarest
contro il Rapid 0-0, all’andata si era
imposta 1-0. La squadra bianconera regge la supremazia sterile dei
romeni, gelo e nevischio fanno da
contorno ad un pomeriggio polare,
quando l’arbitro tedesco Riegg fischia l’inizio (ore 12.30) il termometro segna -5.

11 dicembre 1996
La Juve recupera la partita di Campionato ad Udine, spettacolo e goal
(4-1) con reti di Boksic, Del Piero (2)
e Deschamps. La Juve raggiunge il
vertice della classica con 25 punti,
segue la rivelazione Vicenza a 22.

14 dicembre 1954
In amichevole a Wolverhampton i
“Wolves” battono 3-2 i mitici ungheresi della Honved. La stampa inglese
enfatizza l’avvenimento definendo i
Wolves campioni d’Europa. Nascerà
così l’idea di un torneo per definire
la squadra migliore del continente,
tale torneo diverrà Coppa dei Campioni nel 1955/56.

12 dicembre 1934
Esonerato l’allenatore Carcano, viene sostituito dal Duo Bigatto-Gola
(nella foto con Giovanni Agnelli).

15 dicembre 2006
Sono morti dopo essere scivolati in
un laghetto artificiale, inseguendo
quel pallone che, fino a ieri, roto-

lava insieme ai loro sogni. Riccardo
Neri, toscano, e Alessio Ferramosca
di Torino, entrambi diciassettenni,
portiere e centrocampista, avevano
appena finito l’allenamento della
squadra «Berretti» della Juve nel
centro sportivo di Vinovo.
16 dicembre 1951
Pareggio a San Siro tra Milan e Juve
(1-1): gol di J. Hansen per i bianconeri. Molti i tifosi che hanno seguito
la squadra a Milano con torpedoni
e treni speciali. Non poche però le
proteste per il caro-biglietto: 5.000
lire per una tribuna centrale numerata, 750 lire per un popolare... Oggi
le cose, sotto questo aspetto, vanno
molto peggio!

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ControCorrente

Quale Juve all'Olimpico? A tutto gas o con il freno a mano tirato?
La vera curiosità è la versione bianconera che verrà esposta. La migliore annichilisce a monte qualunque avversario italico
tativa di sovversione del
pronostico; l'altra, comunemente definita quella
con il freno a mano tirato,
presta inopinatamente il
fianco ai deliri onirici di
quanti, coltivando “un sogno nel cuore” a testa alta,
trascurano invece le purulente piaghe da decubito in
zone meno nobili del corpo.
Al solito, quasi tutto dipenderà dalla condizione degli
alfieri della terra di mezzo,
ultimamente e per motivazioni così note che sarebbe

P

rima o poi doveva capitare. Quest'anno un
po' in ritardo rispetto alla migliore tradizione
“Allegriana”, per la quale, almeno una volta negli
ultimi due mesi dell'anno
solare, la Juve si prende
una partita di svago che
cerca di rabberciare con
moti e sussulti d'orgoglio
quando pare irrimediabilmente compromessa. A
Berna non v'è riuscita, ma
se non altro, a prescindere dal danno economico e
dalla figura invero barbina rimediata al cospetto di
una pur rispettabile squadretta, la concomitante
sconfitta dei Mourinhiani
non ha appesantito ulteriormente una serata che
da colpevolmente obliqua
e tragicomica sarebbe potuta diventare amarissima. L'Europa, a differenza
dell'italico cortiletto, né
perdona né ammette aristocratiche passerelle in
punta di bulloni; stupisce
che un'evidenza così smaccatamente eclatante fatichi
ad attecchire tanto nelle
menti di professionisti ultrascafati quanto in quella
di chi, almeno nominalmente, è deputato a gestirne gli algoritmi sinaptici.
Perdere fa male, sempre e
anche in assenza di strascichi, che peraltro ci sono
stati (Cuadrado), però,
“comunque primi”, senza
tanti squilli di tromba e
perniciosi autocompiacimenti; forse, a gioco lungo,
potrebbe anche svelarsi un
bene. Nell'immediato, quasi certamente sì, soprattutto in vista dell'impegno che
vedrà opposta Madama a
un'ennesima formazione di
piccolo/medio cabotaggio a
soltanto 72 ore di distanza dall'escursione in Svizzera. Una genialata di chi
ha allestito un calendario
che, invece, ha “stranamente” concesso un giorno

di riposo in più a un paio di
compagini italiane scese in
campo martedì... Il riferimento è ovviamente rivolto
all'incombente derby della
Mole. Al netto dell'enfatizzazione che la grancassa
mediatica adotterà per
spacciarlo come una partita di cartello, un “clasico”
dall'esito sempre imprevedibile, nonostante da oltre
due decenni i riscontri del
campo smentiscano sistematicamente un assunto
così logoro e vetusto, è ormai equiparabile a quella
casella del gioco dell'oca in
cui, il malcapitato di turno,
è costretto a fermarsi per
un giro. Le difficoltà non
saranno diverse da quelle
proposte in ogni gara, ancor più spiccatamente in
questa stagione, dall'occasionale contendente di
giornata, giacché ogni avversaria, consapevole della
visibilità planetaria già garantita e pure aumentata
dall'avvento di CR7 sul pianeta zebrato, tende a disputare la gara della vita,
quella che salva un'annata
viceversa priva di soddisfazioni e magari addirittura
prodromica a un domani
migliore per il pedatore
capace di ergersi oltre i limiti conosciuti. Complicazioni che Madama, quando si porge con eccessiva
sicumera e in modalità di
risparmio energetico, ha
già dimostrato ampiamente, e non solo in Europa, di
sopportare con malcelato
impaccio. Come da prassi,
in Italia cale quindi poco
o nulla di chi è o crede di
essere l'antagonista, tanto
ormai vige un'atmosfera
da derby ogni settimana;
la vera attenzione e curiosità sono e saranno invece
catalizzate dalla versione bianconera esposta di
volta in volta. La migliore
annichilisce a monte qualunque velleitaria aspet-

pleonastico riproporre, discretamente alla canna del
gas. La serata di Berna, illuminante per molti versi,
ha altresì proposto un “Sivorino” in grande spolvero e un Costa in crescente
lievitazione. Poiché l'unico
schema offensivo conosciuto dal 'Facente Funzioni'
prevede confusione e basta, è auspicabile un loro
impiego, anche a scapito
del pupillo croato. Scelte
diverse, sarebbero ascrivibili a una malsana voglia

di stupire o semplicemente
una mano di vernice fresca
sull'appannata aureola del
'genio dei cambi' in corso
d'opera. Cionondimeno e
a onta di tutto, stante la
necessità di riscattare la
magra elvetica, se l'ordine naturale delle cose non
subirà stravolgimenti epocali, sulla succitata casella
soggiorneranno anche gli
stallatici. Augh.
Ezio Maletto

Calcio e spettacolo

Liboni: “Alla Juve toglierei Mandzukic. Zaza e Belotti, sveglia!”
Valerio Liboni è il personaggio più rappresentativo
di quell’arte capace di unire lo spettacolo allo sport.
Da sempre fervente tifoso
granata, Liboni oltre ad essere leader del complesso
“I Nuovi Angeli” e di altre
innumerevoli
produzioni
musicali, ha scritto numerosi inni per il Toro. L’ultimo
nell’ordine di tempo è “Ancora Toro”, l’inno ufficiale
del Torino F.C. scritto con
la collaborazione di Silvano Borgatta. Oggi è anche
consulente artistico e fondatore
dell’Associazione
San Sebastiano, uno studio
che si occupa di Produzioni
Musicali ed Eventi in Strada
San Mauro a Torino.

Valerio, come consideri il
momento del Toro?
“Positivamente perché è
una bella squadra con delle qualità importanti. Però
mentre alcuni giocatori arrivati quest’anno si stanno inserendo bene altri sembrano segnare ancora il passo:
Zaza ad esempio non si è

ancora visto. Inspiegabile
poi questo Belotti in crisi
totale”.
Esiste quindi un problema
Zaza?
“Esiste un problema gravissimo, il gol che non arriva.
Se poi Mazzarri toglie Iago
Falque o Baselli che sono
gli unici a realizzare qualche volta una rete, ecco che
si snatura la potenzialità di
attacco del Toro”.
È possibile che il Toro riesca a frenare la marcia
della Juve?
“Se il Toro riesce a giocare come contro il Milan e
se Mazzarri non si inventa
qualche stranezza per cercare di portare a casa anche
solo un pareggio, potrebbe

succedere davvero che i
granata riescano a imbrigliare il gioco della Juve.
Mi piacerebbe che il Toro
giocasse con un trequartista come Iago e poi Belotti
e Zaza di punta, sperando
che riescano finalmente a
sbloccarsi. Se questa soluzione non dovesse risultare
valida, allora penso che al
prossimo mercato uno dei
due deve partire per cercare
un altro attaccante”.
Se potessi togliere qualcuno alla Juve di oggi, chi
toglieresti?
“Mandzukic, perché è un
giocatore completo e dà
alla squadra un apporto determinante”.
Salvino Cavallaro

Christian Gravina, il 'Bublè italiano' che tifa Juve

Christian Gravina, di professione cantante. Uno juventino doc che fin da piccolo
stravede per la sua Juve. Tenore di opere liriche e musical, Christian è soprattutto
conosciuto per avere cantato nell’opera moderna de

“I Promessi Sposi”, “Jesus
Christ Superstar” e “Notre
Dame de Paris” diretto da
Riccardo Cocciante. Ma la
sua splendida voce lo adatta benissimo anche a generi musicali diversi come lo
swing, che fa di lui un perfetto crooner come Michael
Bublè. Tra i suoi prossimi
impegni ricordiamo il concerto del 16 febbraio 2019
a Torino, presso la Chiesa
SS. Nome di Maria in Via
Guido Reni. Ma c’è anche in
programma la registrazione
di un album che sarà realizzato negli studi di Torino.
Christian, come vivi la vigilia del derby?
“Il derby di Torino è sempre

una partita speciale. Toro e
Juve sono due realtà diverse che hanno in comune
una grande grinta che le
contraddistingue dalle altre.
Io, anche se vivo lontano
dalla città piemontese, vivo
sempre questa partita con
grande emozione”.
Ci elenchi pregi e difetti
della squadra di Allegri?
“È davvero difficile trovare
un difetto a una squadra
quasi perfetta. Forse la difesa, non fosse altro per
la non più giovane età di
Chiellini e Bonucci. Ma è
proprio come trovare un
ago nel pagliaio. Pregi? La
forza dei singoli e la grande
tecnica individuale di tutti i

giocatori. CR7, poi, ha dato
quella spinta necessaria per
azzerare il gap con le più
forti squadre europee”.
La Juve vincerà finalmente
la Champions League?
“Per scaramanzia ti dico
che è ancora troppo presto
per una previsione di questo tipo. Tuttavia, se questa
Juve non riuscirà a salire
sul podio più alto d’Europa,
non vedo quale altra formazione bianconera potrà
farcela”.
Per finire Christian, qual è
il tuo pronostico?
“Vince la Juve 2-1. Gol di
Mandzukic e Cristiano Ronaldo”.
(Sal. Cav.)

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Numeri e Statistiche

di Massimo Fiandrino

CR7, Mazzarri, Boniperti e Kampfer
I super derby spagnoli di Ronaldo, la tendenza negativa di Walter, le 13 reti dell'ex presidente Juve e il poker del granata nel 1907

I DERBY DI CR7:
IN SPAGNA COME
BERNABEU E DI
STEFANO
43 le stracittadine giocate
da Cristiano Ronaldo da
giocatore dello Sporting
Lisbona (1), Manchester
Utd (11) e Real Madrid
(31) fra Campionati e
Coppe.
22 le vittorie in questi suoi
43 derby, 9 i pareggi e
12 sconfitte, inoltre 26
gol complessivi. Non
vince una stracittadina da 3 partite (2 pareggi e 1 ko), l’ultima
il 2/5/2017 con una tripletta realizzata in Real-Atletico 3-0.
22 i gol in 31 derby di Madrid, record assoluto,
ha superato le 17 segnature di Santiago
Bernabeu e di Alfredo
Di Stefano. Tra i 22 gol
non si trova il rigore decisivo dopo i 120’ nella
Finale Champions 2016
ma entra un altro rigore, il sigillo del 4-1 sulla
'Decima' vinta nel 2014
(sempre in Finale contro l’Atletico con Ancelotti in panchina).
8 Otto mesi fa l’ultimo suo
gol nei derby, l’8/4/2018
con un destro al volo su
assist di Bale. In quel
derby la gara finì in parità, realizzò il gol del
pareggio
Griezmann
solo 4 minuti più tardi.
Il suo portiere più battuto nei derby è Oblak
(8 reti).
8N
ei primi 8 derby a Madrid ha realizzato 8 gol
e ha sempre vinto, il
primo gol nei derby di
Spagna il 13/01/2011 in
Coppa del Re e vittoria
del Real per 3-1 contro
l’Atletico.
4 i gol realizzati nei derby
inglesi con la casacca
del Manchester United,
corredati da 4 reti. Il

primo gol lo segna nel
giorno di San Valentino
il 14/02/2004 in FA Cup
di destro in acrobazia,
il portiere era Arason,
gli altri portiere battuti
Weaner nel 2006, Isaksson nel 2007 e Given nel
2009.
1 I l suo primo derby il
7/12/2002, all'età di
17 anni con la maglia
numero 28. Per lui è
la nona partita della
Primeira Liga. Uscirà
dopo 54 minuti e la sua
squadra perderà 2-0 in
casa contro il Benfica.
Nel primo derby con il
Manchester Utd ha la
maglia numero 7, subentra a Kleberson con
il risultato sul 3-1 per lo
United. Il primo derby
a Madrid il 28/3/2010 e
vittoria 3-2 (maglia numero 9).
3 le espulsioni subite da
Ronaldo nei derby. 2
con la maglia del Manchester Utd, ma la sua
squadra ha sempre vinto il match. Infine l’ultimo rosso il 17/5/13 nel
mattch perso in Coppa
del Re (già ammonito
prende un altro giallo
per proteste.
3 le triplette realizzate
da CR7 nei derby e tutti in Spagna, la prima
l’11/04/2012 in AtleticoReal 1-4, la seconda il
19/11/2016 sul campo
dell’Atletico e vittoria
per 3-0 e il 2/5/2017 in
Champions al Bernabeu
vittoria del Real per 3-0.
A queste vanno aggiunte anche 2 doppiette.

la città, Juve e Toro non
sono mai state così vicine
sul mercato. Si pensi che
ha vestito il bianconero un
capitano Granata cresciuto
nel viviaio (Ogbonna) e un
giocatore in comproprietà
(Immobile). Il tempo delle barricate per impedire
il passaggio di Meroni e
Lentini dalla sponda Granata a quella Bianconera è
un ricordo sbiadito e quasi romantico visto come
i due club trattano senza
problemi. Il primo dell'era
Cairo a passare da un club
all'altro fu Pasquato (in
prestito). 3 i giocatori Granata che hanno già militato nella Juve: Emiliano
MORETTI nel 2002/03 (8
presenze); Simone ZAZA
nel 2015/16 (19 presenze e
5 reti) e Tomas RINCON dal
gennaio al maggio 2017 (13
presenze).
DAL TORO ALLA JUVE
1939 Mario BO
1945 Silvio PIOLA
1952 Riccardo
CARAPELLESE
1956 Lelio ANTONIOTTI
1967 Luigi SIMONI
1985 Aldo SERENA
1994 Robert JARNI
(Croazia)
1995 Gianluca PESSOTTO
2005 Federico
BALZARETTI
2013 Angelo OGBONNA
DALLA JUVE AL TORO
1933 Giovanni VECCHINA
1941 Felice BOREL II
1941 Alfredo BODOIRA
1941 Guglielmo GABETTO
1949 Teobaldo DEPETRINI
1959 Rino FERRARIO
1990 Pasquale BRUNO
1998 Stefano
SORRENTINO
2012 Cristian PASQUATO
2013 Ciro IMMOBILE
2014

Fabio QUAGLIARELLA

2017 Tomas RINCON
(Venezuela)

DA VECCHINA A RINCON,
QUANTI CAMBI DI
CASACCHE

RADICE MISTER
GRANATA CON PIÙ
DERBY

Sono 5 i giocatori passati direttamente da un
club all'altro negli ultimi
6 anni. Se la stracittadina divide ancora i tifosi e

20 sono i derby di Radice
sulla panchina del Toro
fra Campionati e Coppe
con 5 vittorie, 7 pari e 8
sconfitte. 17 i derby in A

sulla panchina Granata
(record per un mister
Granata nelle stracittadine di Campionato),
con uno score di 4 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte.
31 i derby complessivi in
panchina di Trapattoni,
l'amico e rivale di Gigi
Radice.
2 i mister su entrambe
le panchine: Carver e
Rabitti, inoltre Rabitti
è l'unico ad aver vinto i
derby di Torino sia con
i Bianconeri che con i
Granata. Inoltre gli unici due mister con più di
5 stracittadine disputate e sono imbattuti sono
Carcano (Juve) e Pozzo
(Toro).
11 i precedenti di Mazzarri
contro Allegri, la tradizione sorride al mister
bianconero con 4 vittorie con le 2 di Mazzarri,
5 pareggi.
11 le vittorie di Allegri
contro il Toro (le ultime
3 consecutive) in 15 sfide, 3 pareggi (l'ultimo il
6/5/2017 per 1-1) e 1 sola
sconfitta (il 26/4/2015
Toro-Juve 2-1).
MAZZARRI,
L'ANTI-CONTE
L'ultima vittoria di Mazzarri contro la Juve è nella
finale di Coppa Italia del
2012 (e fu l'unico ko stagionale di quella Juve di Antonio Conte, imbattuta in
campionato).
7 i derby di Mazzarri in
Italia tra Milano e Genova, 2 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte.
22 Sono 22 i precedenti
ufficiali di Mazzarri
contro la Juve: solo 5
vittorie, 8 pareggi e 9
sconfitte.
I RECORD DI BONIPERTI
E KAMPFER
239 i derby totali già disputati: 102 vittorie Juve,
75 vittorie Toro, 62 pareggi. Sono 177 le sfide in Campionato, 76
vittorie Juve, 52 Toro e
49 pareggi. (Non è stato considerato il Derby spareggio-Uefa del
23/5/88: Juve-Toro 0-0
d.t.s, 4-2 ai rigori)
1 È il Derby che ha la
maggior
anzianità
fra quelli della storia moderna il primo
si disputò infatti il 13
gennaio 1907 al “Mo-

tovelodromo Umberto
I” e vinse il Toro 2-1.
3 l e rimonte più clamorose. La prima il
7/3/1982, la Juve dopo
20 minuti perdeva 2-0,
i bianconeri vinsero
per 4-2 con 2 reti di
Scirea, Brady e Tardelli. La seconda il
27/3/1983, la Juve a
20 minuti dal termine
vinceva per 2-0, reazione granata con reti
in 5 minuti di Dossena, Bonesso e Torrisi.
L’ultima il 14/10/01 in
Juve-Toro 3-3 e rimonta del Toro dallo 0-3.
3g
li autori di una tripletta nei derby: Virgili, Combin e Vialli.
Il primatista di doppiette è Boniperti con
5. Invece il record del
derby di Torino è del
granata Kampfer, 4
reti il 3/2/1907.
13 le reti realizzate da
Boniperti (Juve) in 21
derby (dal’49 al’54), è
il goleador delle sfide,
precede Gabetto a 10,
Pulici (Goleador Granata) e Hansen (Juve)
a 9. Sono 4 i giocatori
che hanno segnato con
entrambe le maglie,
Gabetto 10 reti (equamente divisi), 5 Piola
(Juve 3, Toro 2) e Sentimenti III (Juve 4, Torino 1), Serena un gol
per entrambi i clubs.
22 i punti conquistati dal
Torino in questo Torneo (12 in trasferta e
10 in casa) e 2 in più
rispetto a un anno fa.
Per i Granata stessi gol
segnati (19) ma 5 subiti in meno (16 contro
21).
5 i gol di Belotti in questo torneo (3 rigori),
un anno fa le reti del
“Gallo” a questo punto
erano 3. Ha realizzato
53 gol in serie A con la

maglia del Toro e 60
gol fra Campionati e
Coppe. Complessivamente in A vanta 59
gol ma 6 li ha realizzati con la maglia del
Palermo.
JUVE SUPER DOPO
15 TURNI
43 i punti conquistati
dalla Juve in questo
torneo, grazie a 14
vittorie e 1 pareggio,
un record eguagliato
nei top 5 Campionati
d'Europa: come il Tottenham (Inghilterra)
nel 1960/61, Barcellona (Spagna) 2012/13,
Manchester City (Inghilterra) 2017/18 e
il PSG (Francia) in
questo Torneo. Record nella storia della
serie A a questo punto. Fra le migliori Juventus precede quella
del 2005/06 di Capello
con 42 punti (14 vittorie e 1 ko); 41 punti nel
1949/50 con Parola in
panchina (13 vittorie
e 2 pareggi) e la Juve
2013/14 di Conte con
40 punti (13 vittorie, 1
pareggio e 1 ko, questa squadra chiuse
con 102 punti, record).
6S
ei i punti in più della Juve rispetto a un
anno fa, miglior attacco (32 gol, come il Napoli) e la miglior difesa, solo 8 gol subiti e in
8 gare su 15 i Bianconeri non hanno subito
gol e la porta della Capolista è imbattuta da
414 minuti.
8 i punti di vantaggio
della Juve sul Napoli.
Il record dopo 15 turni
da quando la vittoria
viene premiata con i 3
punti (dal 1994/95 in
poi).

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Il Ricordo

Gigi Radice, l'affettuoso omaggio di chi l'ha conosciuto bene
RUGGERO RADICE
“Non era un sergente di ferro”.
Ruggero, qual è la prima immagine che tuo padre ti ha
trasmesso del Toro?
Papà mi portava al Filadelfia
da quando avevo 5 anni (l'anno dello scudetto). Si era creato un grande ambiente e la
Juve temeva il Toro nel derby
sia dal punto di vista tecnico
che agonistico.
Tu sei molto legato anche
alla seconda fase granata di
tuo padre...
Vero, ricordo molto bene il
secondo periodo dal 1984 al
1989 in cui nel Toro giocavano molti calciatori proveniente dal Filadelfia. Quando chiudo gli occhi e penso al tifoso
granata, al vero spirito del
Toro penso a questo, ai derby
giocati con i "figli del Fila".
Ero adolescente e andare allo
stadio in Maratona e poi negli
spogliatoi era fantastico. Un
privilegio ed una emozione
indescrivibile. Mio padre ha
allenato in varie squadre ma
io sono sempre stato tifoso del
Toro.
A quali suoi ex giocatori del
Toro tuo padre è rimasto più
legato?
Direi tutti: mio padre ha sem-

pre avuto un rapporto diretto
con i ragazzi. Anche con quelli
con cui magari ci sono stati
problemi. Mio padre non era
un Santo, però con loro ha poi
sempre chiarito tutto, da uomini.
Tuo padre Santo no, ma 'sergente di ferro' sì?
No, assolutamente. In campo
era molto esigente. Responsabilizzava tanto i giocatori, pretendeva fossero grandi professionisti ma fuori dal campo
lasciava grande libertà.
ROBERTO MOZZINI
“Mi urlava: passa al primo che
vedi...”
Mozzini, è vero che Radice le
ordinava di passare la palla
al primo compagna che vedeva?
Si è vero. D'altronde se tenevo
la palla rischiavo di perderla...
Ero uno stopper, non potevo
fare dribbling per non rischia-

re. Per cui Radice mi ordinava
di passare subito il pallone al
primo compagno in zona.
Uno scudetto e tanti derby
vinti...
Avevamo una buona squadra, con un mister che sapeva
come farci rendere al massimo. Di derby ne abbiamo vinti
tanti con Radice, ci tenevano
moltissimo a battere la Juve.
Io poi dovevo marcare attaccanti fortissimi come Boninsegna e Bettega...
Come nacque il suo calcio totale?
Il pressing iniziammo a farlo
quasi per scherzo in allenamento, poi in partita lo applicammo e per l'epoca eravamo
molto innovativi. Rubavamo
palla agli avversari ed eravamo subito pericolosi.
ERALDO PECCI
“Fece evolvere il calcio”
Eraldo Pecci, racconti ai giovani il calcio innovativo di
Radice
Gigi fu il primo che ha portato
il calcio all'olandese: questa
aggressività in "zona alta"
sorprendeva i nostri avversari. Ci sono momenti storici, 3-4 in un secolo, in cui un
allenatore può far evolvere il

'Un bacio al cielo', la mostra dedicata a Giagnoni e Mondonico
In una coincidenza (sempre che sia
tale…) senza precedenti nella storia
del calcio italiano, un anno solare,
questo 2018 che si chiuderà fra due
settimane, ha registrato la scomparsa dei tre allenatori più grandi e più
rappresentativi di una squadra di
serie A: quella squadra è ovviamente il Toro, i tre tecnici sono Emiliano
Mondonico, Gustavo Giagnoni e Gigi
Radice, mancato la settimana scorsa.
Il Museo del Toro, fin dall’estate, ha
quindi pensato di omaggiare questi
grandi uomini con la mostra “Un
bacio al cielo”, dedicata al mister di
Rivolta d’Adda e all’allenatore dello
scudetto mancato per un soffio nel

1972, già protagonisti quando erano
ancora in vita di altre iniziative museali. Il percorso della mostra è un
ricchissimo coacervo di emozioni e
Storia. Del Mondo si potranno ammirare inedite foto famigliari e sui campi di Rivolta d’Adda abbinate alle sue
storiche frasi, e poi ancora giornali,
divise e tute d’allenamento indossate
personalmente; di mister Giagnoni il

pezzo più pregiato è niente di meno
che il suo colbacco originale, indossato in tanti pomeriggi di battaglia al
Comunale e nei campi di tutta Italia,
uno degli oggetti più celebri ed iconici dell’ultracentenaria storia granata.
La mostra, realizzata con il contributo
di Clara Mondonico, Ilo Giagnoni e
Fabio Milano (editore di toro.it, collezionista e grande amico del mister
di Rivolta d’Adda), è stata inaugurata
sabato 1 dicembre e rimarrà aperta
fino a domenica 31 marzo 2019, e
non potrà che richiamare con forza e
suggestione tutti i tifosi del Toro e gli
appassionati di calcio di ogni colore.
Alessandro Muliari

calcio, e Radice lo fece.
Nell'estate 1975 Radice congedò le bandiera granata
Ferrini e Agroppi e lanciò 2
ventenni sconosciuti: Pecci e
Patrizio Sala. E fu scudetto...
Allenatore e società fanno
scelte di mercato. Se vinci
sembrano azzeccate. Ma quello del Toro fu un vero ciclo.
Perché lottammo per lo scudetto fino al 1979. Radice era
un valore aggiunto e conosceva benissimo l'ambiente granata, tanto che arrivò secondo
anche nel 1985.
AMILCARE FERRETTI
“Innovativo ed esigente”
Amilcare Ferretti, vice storico di Radice che accompagnò
il mister brianzolo dall'estate '76 fino al 1980. Ci racconti Gigi Radice allenatore?
Sotto l'aspetto tattico fu un
pioniere, sia col pressing che
col fuorigioco ed anche nei
metodo di allenamento. Era
innovativo e molto esigente in
campo. Esigeva grande professionista e volontà e non accettava compromessi. A volte
qualche ragazzo mugugnava
però Radice ha sempre dato
piena libertà e non mandava
nessuno a controllarli fuori
dal campo.
Dici Radice e dici tanti derby
vinti
Vero, Toro e Juve erano le più
forti in Italia nella seconda
metà degli anni '70, tanto che
la nazionale era quasi interamente granata e bianconera.
Di derby ne vincevano tanti,
d'altronde Pulici lo avevamo
solo noi. Ma lo scudetto perso
nel 1977, il secondo posto con
50 punti fu una grande delusione.
Nelle coppe invece il Toro era
sfortunato
Le gare in Europa erano il
nostro tallone d'Achille. Però
affrontavamo sempre le squadre tedesche, all'epoca fortissime.

RECORDMAN GRANATA IN PANCHINA
Nato a Cesaro Maderno (Mi) il
15/01/1935. Un terzino (o mediano)
elegante, dai piedi buoni. Due trasferte di “maturazione” a Trieste e
a Padova lo restituiscono rafforzato
al Milan: è così titolare nella stagione dello Scudetto '62. Purtroppo un
incidente gli stronca precocemente
la carriera. Esordio in serie A il 23
marzo 1956 in Spal-Milan 0-0. Ultima partita in A il 6 giugno 1965 in
Cagliari-Milan 2-1. Squadre: Ceriano Laghetto (dilettanti), Milan dal
1954/55 al 1964/65 (75 presenze e 1
rete in A), Triestina 1959/60 (31 gare
in B), Padova 1961/62 (24 gare in A).
Presenze in Nazionale: 5. Esordio il
5/5/1962 in Italia-Francia 2-1. Ultima
gara 11/11/62 in Austria-Italia 1-2.
Palmares: 3 Scudetti Milan (1957,
1959 e 1962), 1 Coppa Campioni
(1963), 1 Coppa Latina (1956). 993
le panchine complessive di Gigi Radice, 502 in A. Complessive con il
Torino 374, nessun mister Granata
ne ha collezionate tante. 31 anni di
ALDO AGROPPI
“Gigi, ti voglio bene ma ti ho
odiato”
“Junior non gioca? Io faccio
l'allenatore, non l'assistente
sociale” disse un brutto pomeriggio alla stampa Gigi Radice. Junior non gradì e a Marco
Bernardini di Tuttosport disse:
“Scrivi pure che Radice deve
andare dallo psichiatra”. Ovviamente fu la fine dei rapporti tra Junior e Radice. Era
il 1987, Leo finì al Pescara,
Radice fu esonerato nel 1988
e l'estate 1989 il Toro retrocesse in B. Ci rimisero tutti.
Poi si chiarirono anni dopo
Leo e Gigi, ma Radice non si
faceva certo problemi quando voleva far ammainare le
bandiere granata. Arrivato
al Toro nell'estate 1975 per
proporre il suo calcio totale
all'olandese, spedì Cereser
a Bologna, Agroppi al Perugia e Ferrini smisi di giocare
per fargli da vice. Nell'estate

carriera in cui ha guidato 12 squadre: Monza (3 volte), Treviso, Cesena, Fiorentina,, (2 volte), Cagliari
(2 volte), Torino (2 volte), Bologna
(2 volte), Milan, Bari, Inter,, Roma
e Genoa. 1 Scudetto da Allenatore
all'esordio sulla panchina del Torino
nel 1975/76, rimane l'unico titolo
granata dopo Superga. Sempre con
il Toro secondo posto nel 1985, nel
suo secondo ciclo Granata, dietro al
Verona. Ha vinto un titolo di serie C
(Monza 64/65) e due in B (Cesena
72/73 e Monza 96/97, ultima stagione da allenatore.
Massimo Fiandrino

1976, dopo lo scudetto, Ferrini dovette lasciare il posto di
vice-allenatore a Ferretti. Nel
1978 invece Radice litigò con
Castellini e gli preferì Terraneo. Castellini, come Agroppi,
pianse per settimane quando
fu mandato via. Agroppi se
lo ricorda ancora: “Quanto lo
odiai Radice nell'estate 1975.
Poi mi è passata e mi spiace
molto che sia mancato. Ma
quando mandò via me e Ceserer in malo modo, anziché ringraziarci per come avevamo
incarnato lo spirito Toro, ci rimasi malissimo. E non mi gustai lo scudetto del '76 anche
se contribuì pure io battendo
col Perugia la Juve all'ultima
giornata. Però se giocavo in
nazionale fino ad un anno e
mezzo prima allora potevo far
parte del Toro-scudetto. Con
tutto il rispetto per Patrizio
Sala, vero cuore Toro e persona per bene”.
Alessandro Costa

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Storia Juve

Derby: parola da leggersi rigorosamente in bianconero
A partire da fine anni '70 inizia la sfida delle curve. Ogni via e quartiere esponeva i propri vessilli

L

'Appartenenza non è
un insieme casuale di
persone, non è il consenso a un'apparente aggregazione, l'appartenenza
è avere gli altri dentro di
sé. Le parole di una vecchia
canzone di Gaber esprimono, meglio di contorti sillogismi, il comune sentire
delle Gradinate. Ritenersi
parte di un’Identità collettiva espressa dalla Fede,
quella bianconera, interiorizza il tutto. Non più
un mero momento di svago, ma Passione allo stato
puro, Febbre a 90, come
quella dell’omonimo film,
dove l’amore per una squadra può essere esasperato a
tal punto da oscurare quei
lati delicati della vita, come
una relazione. In una città
dove vige il dualismo calcistico, il colore è importante
non solo perché stimola reazioni dal lato emotivo del
cervello, ma perché enfatizza il palpitare del cuore.
Più il binomio cromatico è
indirizzato al bianconero e
più i ticchettio cresce, alter
ego del Tifo allo stato puro.
Bianconero non è solo sim-

gano connubi incestuosi
anteponendo la data di
nascita della seconda compagine cittadina. Società,
quest’ultima, che vide la
luce per mano di alcuni
scissionisti, capitanati da
un tal Alfred Dick, signore
poco avvezzo ad accettare i
regolamenti interni juventini. Da quel preciso momento, il 3 dicembre 1906,
fu Derby. Che si gioca non
solo sul Campo, ma ovunque si incontrino due tifosi
di fede avversa. Il ‘nostro’
Derby ha avuto un decorso
decisamente asettico, con
lunghi periodi, a cavallo

biosi di due colori base, da
cui nascono tutti gli altri,
ma è un rimando alla Storia, a una scatola aperta
proveniente da Nottingham, da cui uscirono delle
maglie recapitate per errore. Da quel preciso momento il connubio ebbe vita, e
alla parola Juve si accostò
un particolare riferimento
visivo, colori esempio di
come due divergenze possano comunicare insieme
più di quanto non possano
esprimere singolarmente.
Una maglia a supporto di
quello storico 1 novembre
1897, data emblematica
per il Calcio cittadino e non
solo, con ‘la Fondazione’
per eccellenza, nonostante falsi revisionisti sosten-

degli anni Settanta e Ottanta, in cui soffrivamo la
visione di quel colore granata, per molti di noi pari
alla pece. Sbuffavamo dinanzi alla tracotanza di
quegli eterni perdenti la
cui unica consolazione era
poter vincere il Derby. E se
questo accadeva, spesso
alla sconfitta della stracittadina veniva anteposta
la vittoria dello Scudetto.
E fu così che diventammo
‘Gobbi’, non solo di nome,
ma anche di fatto, dovendo portare quell’enorme
fardello di Successi sulle
nostre spalle. Il Derby, a
partire da fine Anni '70,
diventa anche, e soprattutto, sfida tra le opposte Curve. Un antagonismo com-

battuto attraverso i cori
dalle balconate, il rullare
dei tamburi, lo sventolio di
bandieroni, l’acre odore dei
fumogeni, il fumo delle torce. E gli striscioni, spesso
anche pesanti e volgari, ma
con sfottò genuini, perché
il Nemico era di fronte. La
segmentazione del tifo passava attraverso vie e quartieri, con feudi bianconeri
e granata a seconda delle
zone. Aree off limits per
ultrà dei rispettivi gruppi,
sempre più protesi a ‘far
gruppo’, anche in settimana. Qui maturava l’Appartenenza, ‘l’altro dentro di
sé’, come cantava Gaber,
perché la simbiosi e l’amicizia divenivano valori
fondanti, imprescindibili.
Per una sciarpa eri disposto a morire pur di non
fartela strappare dal collo. Un’offesa che incuteva
ribrezzo e vergogna, così
come ostentava fierezza
difenderla e conservarla.
Lo scontro tra le opposte
tifoserie era, a cavallo degli anni Ottanta e Novanta,
un rituale ormai consolidato. Spesso avveniva già
la sera prima nelle piazze
del centro città, dove le opposte fazioni ultrà si contendevano il primato della
supremazia cittadina, per
proseguire poi alle prime
ore del mattino della partitissima. Il denso fumo dei
lacrimogeni creava un’invisibile sbarramento tra
opposti gruppi, quelli che
Giovanni Arpino su ‘Stampa Sera’ identificava come
dei giovanissimi che si mascheravano da guerriglieri,
invadendo settori via via
più grandi. Manganellate, razzi, bastonate erano
i flash-back della guerriglia. Esasperazione del tifo
per alcuni, ‘modus vivendi’
per altri, come si evince
anche da una radiografia
del tifo immortalata nelle

immagini di ‘Ragazzi di
Stadio’, che ha conosciuto
una rivisitazione cinematografica contemporanea.
Giusto o sbagliato che fosse, quello era il Derby, l’alito del drago che ti soffia sul
collo dalle prime ore del
lunedì mattina, la cui intensità aumenta di giorno
in giorno, di ora in ora e,
quando diventa opprimente, giunge finalmente la
stracittadina. Nel mentre,
centinaia di bandiere sono
issate sui balconi, mentre
scritte minacciose compaiono sui muri, firma-

te dai gruppi di battaglia
cittadini: ‘Ultras’, ‘Sag’,
‘Fighters’, ‘Black & White
Indians’, ‘Gioventù Bianconera’, ‘Granata Korps’.
Oggi, nonostante sia mutato il contesto storico, la
stracittadina è pur sempre
viva, sebbene con profondi
mutamenti. Il divario delle
squadre in campo è palese
e il Toro raccoglie ormai da
anni solo più le briciole dei
punti a disposizione. Ma
l’Appartenenza non viene
meno e ‘Gobbi’ e ‘Mulitas’
continuano a essere divisi,
osteggiando ognuno validi

motivi di ‘Unicità’ rispetto
all’avversario. Tutti adducono eloquenti ragioni
per tifare, anche se, a giochi fatti, il nome di Torino
in Italia, in Europa e nel
Mondo, lo porta alto e con
fierezza una sola squadra:
quella nata nel 1897.
‘Non coronabitur nisi qui
legitime certaverit’. Torino
siamo Noi.
Beppe Franzo
(Associazione
'Quelli di... Via Filadelfia')

L'intervista a... Ermanno Vittorio

Le due anime della città
Ermanno Vittorio, lei è
lo storico juventino per
eccellenza nonchè collaboratore dello Juventus
Museum. Partiamo quindi dalla storia. Perchè nel
1906 Alfred Dick lasciò la
Juve - assieme ai migliori
giocatori della squadra per fondare il Toro?
Dick non era d’accordo
con il clima goliardico della
squadra juventina dell'epoca, esigeva maggiore serietà e non ammetteva di
dover discutere su tutto.
Essendo anche responsabile di una azienda tessile era
abituato a comandare da
solo e fondò cosi il Football
club Torino….
Quali sono le differenza
tra tifosi bianconeri e granata?
Negli anni '50, quando iniziarono i flussi migratori
in Italia, la Juve fece innamorare non soli torinesi e
piemontesi ma in tutte le
regioni italiane il club aveva suoi sostenitori, fu il primo club anche 'nazionale'.
La tifoseria granata invece
esibiva l’essere torinesi e
piemontesi dei suoi supporters. Oggi, a distanza
di tanti anni sono di più i
tifosi juventini a Torino rispetto ai cugini. Nei ceti
sociali non vi è differenza
mentre l'odio è prevalentemente da parte granata.
Molti 'gobbi', con il cambio generazionale, sentono
maggiormente le sfide con

Inter, Milan, Roma, Napoli.
Io sono come il presidente
Boniperti, è una partita che
patisco e che vorrei togliere
dal calendario. Mi spiace
questo odio, questa mania
italiana nel volere far perdere l’avversario in campo
sportivo, politico, lavorativo. Il derby per me è quindi
un male necessario...
Quando e perchè la rivalità divenne così accesa?
La rivalità iniziò con il ritorno della Juve vincente
negli anni '50, che si aggiudicò 3 scudetti e la prima
stella (1957/58). Il Toro
invece non riuscì a tornare
ai fasti degli anni '40, fino
a Superga insomma. I toni
si alzano negli anni '70 con
il Toro campione 1976 e
secondo l'anno dopo a 1
punto dalla Juve. Rivalità
alta anche tra i calciatori,
specie quelli granata che
portarono ai mondiali 1978
Graziani, Pulici, Pecci, Zaccarelli, Claudio e Patrizio
Sala. La Juve rispose con
Zoff, Gentile, Cabrini, Cuccureddu, Benetti, Scirea,
Causio, Bettega, Tardelli.
In pratica la Nazionale era
una mista JUVE-TORO con
15 convocati (9-6) su 22.
Le polemiche giunsero
perchè Bearzot si affidò al
blocco Juve (solo Zaccarelli ebbe spazio sigiando
anche un gol nella gara
d’apertura). Quel Bearzot
“Granata Doc” non guardò
i colori ma forma e affiata-

mento del gruppo. Da qui
nasce il rimpianto (e non
solo) di chi perse anche i
mondiali 1982 in Spagna
con gli azzurri-bianconeri
campioni del mondo: Zoff,
Gentile, Cabrini, Scirea,
Tardelli, Rossi. Nei granata
Bearzot portò solo Dossena. Una beffa atroce, da qui
nasce una rivalità di quel
gruppo che di fatto la trasmise ai tifosi
Quale è stata, per lei, la
più grande gioia nel derby?
Due partite anni '80.
1981/82: Juve-Toro 4-2,
vantaggio granata con Bonesso e Dossena poi una
doppietta del grande Scirea
riporta la parità, ancora gol
con Tardelli e capolavoro
finale di Brady che con un
tocco a parabola chiude
la partita! L’altro risale al
1983/84. Juve-Toro 2-1,
vantaggio granata con Selvaggi poi due magie di Platini. L'esultanza di Michel
dopo il calcio di punizione
fu fantastica e unica nel suo
genere: attraversò la pista
d'atletica esultando con la
curva Filadelfia aggrappandosi alla recinzione! Ah, dimenticavo la rasoiata di Pirlo all'ultimo secondo il 13
novembre 2014: un derby
deciso con il cuore e la determinazione di un gruppo
che non molla mai fino alla
fine…
Marco Montanari

14

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Spettacoli e Cultura

Emilia Boseica, Miss 'Orgoglio granata' per il derby
Proprio ad 'Orgoglio Granata', la celeberrima trasmissione in onda da decenni su Grp Tv (in onda
il lunedì alle 20.45 sul canale 114 e in replica il martedì alle ore 22.15 sul canale 13), Emilia
occupa un ruolo fondamentale, occupandosi di leggere le email dei telespettatori, ricevere le
domande dei tifosi che intervengono in diretta e commentare le vicende del Toro.
Emilia, raccontati ai nostri lettori...
Ho 20 anni e da 7 anni sono abbonata al Toro. Studio Giurisprudenza ma nella vita ho 2 sogni: fare
la presentatrice o la procuratrice di calcio. Oltre al Toro la mia passione è la musica: suono il flauto
traverso da 8 anni e faccio parte di un'orchestra internazionale per la pace: 'Pequenas huellas'.
Un solo derby vinto negli ultimi 23 anni. E stavolta nella Juve c'è anche Ronaldo...
Sì ma somo ottimista. Molti derby persi nel recente passato sono maturati nei minuti di recupero e
gli arbitri ci hanno spesso penalizzato. E poi il Toro potrà agire di rimessa e potrebbe sorprendere
la Juve. Purtroppo questa squadra non ha una grande identità di gioco e per gennaio servirebbe
un regista, quindi meglio sfruttare le ripartenze.
Chi può essere il granata decisivo?
Direi Belotti e Iago, però saranno fondamentali pure gli esterni, sia per fornire assist che per
tamponare gli esterni juventini. Poi la difesa: Izzo, Nkoulou e Dijdij sapranno farsi rispettare contro
Ronaldo, Mandzukic e Dybala. Chi mi ha deluso? Finora Mazzarri, Zaza e Soriano. Spero che il
(al.co.)
derby sia l'occasione del riscatto per tutti e tre...

In libreria
Renato Olpher Rossi nasce a
Cagliari, da famiglia torinesissima, ma è Milano ad occuparsi
dei suoi studi e inserirlo nel mondo del lavoro con la sua frenetica
follia che lo spedisce in giro per il
mondo, sempre con l’obbligo del
rientro all’ovile. Al termine della
sua attività professionale, decide di
trasformare in romanzi gli appunti
di viaggio, regolarmente riportati
in un notes, che si rivela prezioso.
Sono vicende particolari vissute in
prima persona, negli anni in cui le
sue esperienze di lavoro lo hanno
portato a contatto con storie e personaggi straordinari. Nascono così
i suoi primi lavori pubblicati da una
piccola ma carismatica casa editrice torinese, 96 Rue de La Fontaine.
Una passione inguaribile verso il
mondo ippico, in particolare quello
dei purosangue da corsa, gli suggerisce il primo romanzo “Un ferro di
cavallo“, in cui sviluppa tutta la sua
esperienza vissuta per venti anni
presso le scuderie milanesi di San
Siro. I personaggi, tutti autentici,
sia pure romanzati, sviluppano una
trama intrigante e il thriller percorre, senza sosta, i viali affascinanti e
pieni di storia senza tempo di quei
luoghi magici. Per chi non ha conoscenza di quel mondo è indubbiamente una curiosa esperienza che
lo catapulta in una realtà particolare ma piena di sorprese: per gli
addetti ai lavori una facile lettura
che li coinvolge in modo diretto e
sentimentale.
Una nuova passione, quella del
“raccontare”, non ferma più la
matita dell’autore, ed ecco che da

una esperienza, vissuta in prima
persona, nasce il secondo romanzo
“Quella scatola di latta”, già premiato come miglior thriller al concorso letterario di Terre del Reno,
presso Ferrara, edito sempre dalla
medesima casa editrice. Chiunque
di noi abbia una vecchia zia nubile o vedova si può immedesimare
in questa storia. Con un’unica
avvertenza, moltiplicare per tre la
vegliarda. Si perché, in effetti, sono

ben tre le anziane beneficiarie del
lascito di una lontana parente,
piuttosto benestante e assai parsimoniosa, che oltre a denaro, titoli
e proprietà immobiliari, nel testamento comunica di avere conservato in una scatola di latta preziosi
e gioielli di non ben quantificato
valore. Inizia così il romanzo, tratto
da una storia autentica; in questo
caso l’autore viene coinvolto, in
qualità di perito gemmologo, nella
pratica di successione. I personaggi
che gravitano attorno alla vicenda,

Letteratura sportiva
ben inteso, sono romanzati, alcuni
completamente inventati, ma calati
con vivace passione nella vicenda.
Carabinieri, notai, avvocati, delinquenti comuni e persino una cagnetta meticcia, si impegnano con
autentico entusiasmo nel creare
una trama avvincente e non priva
di ironia che, tutto sommato, nel
chiudere il libro, riesce a strappare
un sorriso al lettore.
È già in preparazione il prossimo
romanzo, “Il percorso contrario”,
questa volta la città protagonista
è Genova e il suo famoso cimitero
di Staglieno, fonte di ispirazione
per grandi scultori e architetti del
passato, raccontato da grandi scrittori, come Hemingway. Una storia
surreale ai limiti dell’esoterico, ma
ben collocata in quei luoghi, così
affascinanti e pieni di mistero. Un
lavoro più ambizioso, che ha trovato, ancora una volta, la sponda
ideale in 96 Rue de La Fontaine e
nella sua entusiasta e competente
editrice.
Di diversa estrazione “Poco prima
del Po” una vicenda struggente
che si svolge a Ferrara negli anni
ottanta e di cui, ancora una volta,
l’autore è stato protagonista, e che
tuttora ne conserva un melanconico ricordo.
Per chi volesse cimentarsi nella
lettura dei primi tre romanzi non
resta che contattare il sito 96 Rue
de La Fontaine editore.
Chiudiamo citando una massima
non nostra, ma che allo scrittore
piace spesso ricordare: leggere
non è mai tempo perso.
(red. cultura)

L

a scorsa settimana il cielo si è
portato via Gigi Radice. Oltre
ad essere l’allenatore dell’ultimo scudetto granata del 1976,
Radice è stato il primo a portare in Italia il modello di gioco
all’olandese, il cosiddetto “calcio
totale” ispirato dal grande Ajax
di Cruijff. Il mondo del pallone,
che spesso si dimentica di molti personaggi che hanno scritto
pagine importanti, non ha mai
tributato il giusto riconoscimento, all’uomo che con una decina
di anni di anticipo rispetto ad
Arrigo Sacchi aveva portato una
profonda innovazione nel calcio
italiano, salvo farlo in modo tardivo dopo la scomparsa, avvenu-

ta all’età di 84 anni. A colmare
questo vuoto ci hanno pensato
due giornalisti torinesi, France-

sco Bramardo e Gino Strippoli,
autori del primo libro dedicato
all’allenatore scudettato. “Gigi
Radice, il calciatore, l’uomo dagli
occhi di ghiaccio”, è il titolo del
volume, edito da Priuli & Verlucca, uscito poche settimane prima
della scomparsa dell’ex allenatore granata. Il libro ripercorre la
storia sportiva e non solo di Radice, dalla carriera da calciatore,
interrotta prematuramente per
un grave infortunio al ginocchio,
a quella da allenatore, senza tuttavia trascurare l’aspetto umano,
attraverso i ricordi dei suoi ex
giocatori e delle persone che lo
hanno conosciuto da vicino.
Giovanni Rolle

News Teatro
Sabato sera significa Derby della Mole. Il nostro
derby. Rigorosamente. La domenica per molti potrebbe significare un piacevole pomeriggio in un
teatro cittadino. Magari senza sciarpa della squadra del cuore ma di sicuro con la stessa voglia di
divertirsi. Se infatti sul campo si aspettano le prestazioni di Belotti o Ronaldo, Iago Falque o Dybala
altrettanti campioni del palcoscenico si affollano
proprio in questo week end nelle sale cittadine: Iva
Zanicchi, Jurij Ferrini, Giuseppe Battiston, Emma
Dante. Le opportunità sono tante. Come si dice...
per tutti i gusti. Granata o bianconeri che siano.
■ VITA DA ZINGARA (Teatro Alfieri)
Unica data torinese di Iva Zanicchi, "signora"
dei palcoscenici italiani, per un percorso di musica e teatro dentro la sua lunga carriera. Adatto
per chi ama i ricordi degli scudetti passati.
■ COSÌ È (SE VI PARE) (Teatro Carignano)
Con la regia di Filippo Dini e l'interpretazione di

un Ronaldo / Belotti delle scene come Giuseppe
Battistini. Adatto agli amanti del gioco sofisticato.
■ "O DIO MIO"! (Teatro Erba)
Con Piero Nuti e Miriam Mesturino nella surreale situazione di una donna che riceve la visita
di Dio stesso. Adatto agli amanti dei goal al 94
minuto.
■ CYRANO DE BERGERAC (Fonderie Limone)
Con l'interpretazione e regia di Jurij Ferrini. Il
celebre testo di Rostand nella magistrale performance di un Pelé del calcio. Per chi ama il bel
gioco e le partite memorabili.
■ HANS E GRET
(Casa del Teatro Ragazzi e Giovani)
Con una Emma Dante in grande spolvero. Adatto a chi allo stadio ci va con i bambini. E a divertirsi sono grandi e bambini.
Don Moreno Filipetto

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