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JuveToro n. 9 Juventus Roma bassa OK .pdf



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GIORNALE DEDICATO AI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno ix - N. 9 - 22 DICEMBRE 2018 - SETTIMANALE GRATUITO
Il Punto

Controcorrente

Le Interviste

Numeri e Statistiche

Uno dei big match di sempre si
preannuncia questa volta in tono
minore. Ma la rivalità non manca

Tocca ai lupi spelacchiati.
Ma il pensiero-tifoso è già
rivolto all'Atletico Madrid

Franco Causio, Max Leggeri e Andrea
Alessandrini ci introducono
la sfida di sabato sera

Il nuovo impianto torinese
sempre off-limits per i giallorossi:
7 sconfitte su 7

a pag.

2

a pag.

4

a pag.

5-6

a pag.

SFIDA TRA '2 di coppe'
JUVENTUS-ROMA | SABATO 22 DICEMBRE ORE 20.30

ALLO STADIUM SI AFFRONTANO LE SUPERSTITI DEL DRAPPELLO
DI ITALIANE CHE HANNO GIOCATO I GIRONI DI CHAMPIONS LEAGUE

8-9

2

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Il Punto

'2 di Coppe' nel big match di un freddo sabato sera

U

no dei big match
di sempre, che ha
segnato talvolta il
momento decisivo di tante
stagioni, si preannuncia
in tono minore. Se proprio
si vuole analizzare in profondità il valore effettivo
rispetto alle partite che
compongono il ciclo “duro”
(o presunto tale) nel quale è
impegnata la Juve, questa
sembra la meno terribile.
Non per nulla è in forse la

presenza di Ronaldo, che
prima o poi dovrà tirare il
fiato. Bel dilemma, Cr7 è
più utile in casa al cospetto
dei giallorossi o a Bergamo,
laddove la Dea nerazzurra
riserva spesso un trattamento pesante agli ospiti di
turno? La Roma che si presenta allo Stadium è in una
posizione di classifica che
la terrebbe fuori dai giochi
per entrare in Champions,
a pari punti con l'Atalanta

ed un solo punto sopra la
Sampdoria, ultimo avversario di Madama prima
della fine dell'anno. Eppure, la sfida ha senza dubbio
contenuti da grande classica. Si affrontano infatti le
due superstiti del drappello di italiane, dimezzato in
barba alla baldanza della
vigilia, che ha giocato i gironi di Champions League.
Juve e Roma dunque sono
il meglio che l'Italia possa
esibire in sede europea. A
giudicare dai sorteggi, la
Roma poi ha ampie possibilità di continuare il suo
cammino, opposta al Porto,
abbondantemente alla portata. Di tutt'altro esito l'accoppiamento capitato alla
compagine
bianconera,
che la vedrà calpestare il
campo che sarà sede della
finale a Madrid, sponda Atletico. L'immediato - troppo
presto pensare alla Coppa
dalle grandi orecchie - ri-

vela una squadra giallorossa in difficoltà di gioco
e risultati, anche se reduce
da una vittoria interna ai
danni del Genoa di Prandelli, ottenuta con non poca
fatica e strane assenze del
V.A.R. Si presenta con molti
dubbi relativi alle condizioni di uomini importanti,
come Dzeko, El Shaharawi,
Pellegrini, De Rossi e in ultimo Florenzi. Di Francesco
è impegnato nei salti mortali per presentare una formazione degna, lasciando
negli spogliatoi i pensieri
di un possibile esonero in
caso di sconfitta. Dal conto
suo, Allegri accoglie Khedira tra i disponibili con
grande sollievo. Finalmente alla vigilia delle feste
natalizie, il centrocampo
juventino torna al completo. Bentancur rientra dalla squalifica ed Emre Can
si è rodato nella battaglia
del derby. Gli unici che fre-

quentano l'infermeria sono
Cancelo e Cuadrado. Se CR7
giocherà, lo schieramento
sarà del tutto identico alle
ultime uscite. Altrimenti si
potrebbe andare verso un
4–4–2 con Bernardeschi
esterno di destra e DybalaMandzukic punte. Se questo doveva essere il periodo
terribile e temibile per la
Juve, pare che la truppa
se la stia cavando egregiamente. Espugnata Firenze,

regolata l'Inter e vinta la
stracittadina, 9 punti su 9.
La marcia al di là di ogni
umano credere procede. Se
la Roma sarà in grado di
opporsi in modo degno, lo
certificherà l'erba del campo dell'Allianz Stadium, in
una fredda serata di fine
dicembre. A proposito, buone feste a tutti, un pizzico
di meno per i romanisti, ça
va sans dire.
Marco Sanfelici

4

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ControCorrente

Tocca ai lupi spelacchiati. Ma il pensiero-tifoso è rivolto all'Atletico

N

ella settimana intercorsa fra un derby
che, consueto bottino pieno a parte, non ha
lasciato in eredità alcuna
ragione per essere ricordato, e un turno successivo
nel quale il delubro accoglierà il pellegrinaggio di
lupacchiotti discretamente
spelacchiati, l’interesse generale è stato catalizzato
dal sorteggio che ha designato l’avversaria della
Juve negli ottavi di finale
della Champions League.
Curiosità e attenzione generalizzate perché, sostenitori bianconeri a parte,
simpatizzanti e fiancheggiatori delle varie tribù
calcistiche
peninsulari
sono soliti andare in fregola e affratellarsi sotto le
insegne di ogni formazione
extra cortiliva, meglio se
molto forte, e allora il termine più pertinente sarebbe deliquio, potenzialmente in grado di compiere la
prodezza negata alle loro
squadrette da illo tempore,
cioè: battere Madama in
una partita decisiva per le
sorti di un torneo. Va da sè
che la scongiurabile estrusione juventina dall'unica
competizione che conta, in
un contesto che si abbereva alla fonte dell'aticofilia,

e non solo nel calcio, riscatterebbe, non si sa bene
come e perché, la miserabile esistenza dell'esagerata
massa critica di subumani
di cui il “Bel Paese” ridonda. Beffardamente, giusto
riconoscerlo, ma fino a un
certo punto, stanti le modalità che hanno prodot-

to la prima posizione nel
raggruppamento d'appartenenza (H), aver relegato
il Manchester United alla
seconda posizione non si
è svelato un vantaggio;
dalle urne di Nyon è scaturita, tra quelle possibili,
la contendente più ostica,
l'outsider meno abbordabile, non solo per qualità
intrinseche, ma per le mo-

tivazioni che la sosterranno, dato che la finalissima
si disputerà nel suo impianto, vale a dire il Wanda Metropolitano, ossia
la nuova casa dell'Atlético
Madrid che, giova ricordare, si pronuncia, alla spagnola, Alètico. Prevedere
due gare esasperatamente
tattiche e pertanto improntate alla massima prudenza è un esercizio financo pleonastico. Vero che
i colchoneros sono meno
ossessivamente votati, rispetto a un passato anche
recente, all'espressione più
deteriore del football italico che fu, ergo, alla difesa
e contropiede o, come si
suol dire oggi, ripartenze,
ma fermo restando il fatto
che la loro caratteristica
peculiare consta ancora
nel costringere l'antagonista a giocar male, tale
peculiarità, al cospetto degli zebrati, potrebbe, ed è
ragionevole supporre che
così sarà, scatenare una
sorta di effetto boomerang,
giacché, immaginare che
la Juve possa giocar peggio di come con disinvolta e sistematica naturalezza le riesce, è davvero
un'impresa ai confini della
realtà, riservata a una ristretta cerchia di sapiens,
nell'ambito della quale
non allignano sicuramente “devoti” all'uomo che
sussurra ai criceti. L'altra
notizia che in questi giorni
ha offerto qualche motivo
di doglianza è stata quella
rappresentata dall'interruzione del rapporto tra lo
psicotattico di Setúbal e i
Red Devils. Ovviamente le
sorti di Mourinho (da non
escludere un ritorno alla
matrigna di tutti i vizi) intrigano decisamente meno
del campionato ceceno di
rutto libero, cionondime-

no il suo “dimissionamento” potrebbe essere foriero
di un ultimo dispetto alla
Signora e annacquare decisamente, in Pogba, una
voglia di “vacanza” fino a
pochi giorni orsono insopprimibile e abbondantemente assecondabile. La
qual cosa, alla luce del disperato bisogno della terra
di mezzo di un elemento
con le sue caratteristiche,

sarebbe estremamente fastidiosa. Chi vivrà, vedrà, e
non è comunque detto che
il defino di Francia cambi
idea. Poiché, però, almeno
in ordine a certe dinamiche del doman non v'è certezza, meglio porre le condizioni per arrivarci più
comandamente possibile e,
quindi, demoralizzare ulteriormente quelli del torneuccio a parte raccoglien-

Storia / Dicembre Juve
17 dicembre 1978
Compare per la prima
volta sulle maglie della
Juve un logo commerciale: si tratta del marchio
'Kappa' del Maglificio
Calzificio Torinese, ditta
che produce gli indumenti di gioco per la Juve. La
partita di campionato è
Roma-Juventus (1-0).
18 dicembre 1932
La Juve travolge l’Ambrosiana 3-0 mandando in
delirio il pubblico di Corso Marsiglia. È la nona
vittoria consecutiva in
campionato, gol dell'ala
brasiliana
Sernagiotto,
Orsi su rigore e Varglien I.
19 dicembre 1992
Muore in un incidente
d’auto il giornalista e
scrittore Gianni Brera.
Inventò uno stile particolare. Tra i suoi libri:
'Storia critica del calcio
italiano', 'Il corpo della
ragassa' (fu ricavato un
film), 'L’arcimatto'. Buona tavola, pipa e sigari le
sue passioni. Commentò
dal 1950 al 1970 le gesta
della Juve.

do anche lo scalpo della Di
Francesco band; peraltro,
una prestazione meno indecorosa delle ultime tre
alimenterebbe la diffusa
e declinante speranza in
qualche miracolo natalizio. Se ne avverte bisogno,
anche oltre i ristretti confini di un rettangolo verde.
Augh!
Ezio Maletto

di Ermanno Vittorio
in area scocca con un tocco vellutato il 3-2. L’avvocato Agnelli ritorna allo
stadio per la prima volta
dopo l’incidente automobilistico che lo aveva
coinvolto in quell’estate.

20 dicembre 1968
La disciplinare conferma
le pesanti squalifiche ai
giocatori di Napoli e Juve
Panzanato (9 giornate),
Sivori (6), Salvadore (4):
si erano resi protagonisti
di una rissa durante la
partita Napoli-Juve 2-1
del 1 dicembre. Questa
squalifica porterà Sivori
al ritiro dal calcio.
21 dicembre 1952
Splendido Juve-Roma al
Comunale, vince la Juve
3-2 grazie a Praest (2)
e Hansen. Strepitoso il
gol-partita nella ripresa:
Praest recupera palla a
metà campo ed in slalom
salta 5 avversari, giunto

22 dicembre 1974
Juve-Cagliari 1-0. Decide al 90° un pallonetto
splendido di Causio che
batte Vecchi. Zoff aveva
parato un rigore calciato
da Gori nel II tempo. Ritardo inizio partita di 10
minuti: l’arbitro Ciulli di
Roma fa cambiare i pantaloncini al Cagliari dal
bianco al nero per non
confondere le squadre.
22 dicembre 2003
Nedved vince il Pallone
d’oro davanti a Henry e
Maldini. Il ceco ha vinto lo scudetto 02/03, ha
portato la Juve alla finale
Champions (ma lui non
la giocò perchè squalificato), ha ottenuto il pass
per l`Europeo 2004 precedendo l`Olanda. È il secondo ceco, dopo Masopust nel 1962, ad essere
incoronato.

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Accadde il...

5

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24 ottobre 1982 di Ermanno Vittorio

Platini e Scirea firmarono un'incredibile rimonta
Juventus-Roma 2-1
JUVENTUS:
Zoff, Gentile, Cabrini,
Furino, Brio, Scirea,
Bettega, Tardelli Rossi
(76° Prandelli), Platini (68°
Bonini), Boniek. (Bodini,
Galderisi, Marocchino).
Allenatore: Trapattoni
ROMA:
Tancredi, Nela,
Vierchowod,
Di Bartolomei, Falcao,
Maldera II, Chierico,
Prohaska, Pruzzo, Valigi,
Conti. (Superchi, Righetti,
Ancelotti, Faccini, Iorio).
Allenatore: Liedholm
Marcatori: 5° Chierico,
49° Platini, 55° Scirea
Arbitro: D’Elia di Salerno

L

a Roma capolista si
presenta a Torino con
intenti bellicosi, la squadra
assemblata da Liedholm

ed orchestrata da Falcao e
Prohaska è una delle migliori di tutta la sua storia.

La Juve è costretta ad inseguire, la sbornia dei Mondiali vinti, che ha coinvolto
ben 6 giocatori, tarda ad allontanarsi. La partita è molto sentita, al mattino ci sono
scontri tra tifosi alla stazione di Porta Nuova. Si inizia
e dopo pochi minuti Roma
in vantaggio grazie ad una
azione pregevole di Conti
che smarca sulla fascia il
laterale Maldera, perfetto
cross che supera Cabrini e
per Chierico è facile correggere in goal. La Juve non
riesce a riprendere la matassa del gioco ed il possesso palla dei romanisti è di
notevole efficacia. In questa prima frazione la Juve
contiene i danni e nella
ripresa la musica cambia.
Madama gioca con tutt’altro spirito e al 49° Tardelli
lanciato di testa da Bettega
riesce a centrare un perfetto pallone che scavalca difesa e il portiere Tancredi,
come un falco arriva Platini che di testa corregge in
goal! Proteste romaniste
nei confronti dell’arbitro
D’Elia e del giudice di linea
accusati di non aver visto
un presunto fuori gioco di
Platini. La Juve ha in pugno
la partita, Boniek lanciato
da Platini porta scompiglio
sulla fascia centrando un
preciso pallone al limite
dell’area che è raccolto da
Scirea, stop di sinistro e tiro
di destro che batte Tancredi. I 50.000 presenti esplodono di gioia, la rimonta è
servita! Il finale è denso di
emozioni, la Roma tenta gli

4 domande a... Max Leggeri

“Quanta nostalgia per quelle sfide-scudetto...”

ultimi assalti ma il fortino
bianconero imperniato e
diretto da Scirea tiene e c’è
ancora il tempo per Bettega
di testa di incocciare in pieno la traversa. Con questa
vittoria Juve e Toro a 9 punti inseguono Roma e Verona
a 10. D’Elia all’aeroporto di
Caselle in serata sarà contestato dai tifosi romanisti.
In quella stagione la Roma
conquisterà lo scudetto che
mancava dal 1942. La Juve
s’imporrà anche nel ritorno all’Olimpico per 2-1 ma
chiuderà seconda a 4 lunghezze (e la consolazione
del miglior attacco con 49
goal). Sarà comunque una
stagione da ricordare. Prima la delusione nella finale
di Coppa Campioni ad Atene persa contro l’Amburgo
1-0 e a Giugno la vittoria
in Coppa Italia con il Verona battuto dopo due combattute partite: 2-0 Verona
all’andata e rimonta al Comunale con 3-0 incredibile ai supplementari (Paolo
Rossi e doppietta di Platini).
(Nella prima colonna Scirea
nella finale della Coppa dei
Campioni 1983; nella terza
colonna Platini e Falcao)

Intervista a Max Leggeri,
speaker radiofonico a 'Centro Suono Sport' di Roma
dove conduce '1927 la storia
continua' insieme all'ex capitano giallorosso Giuseppe
Giannini e a Checco Casano
(tutti i giorni dalle 16 alle
20). Max è quindi una delle
'voci' romaniste più ascoltate della Capitale. Sappiamo
bene quanto a Roma le radio abbiano un 'peso' enorme nella tifoseria, quindi chi
meglio di lui per capire il
momento negativo della Di
Francesco-band?
Max, alla luce di una situazione che vede due realtà opposte, con una Juve
inarrestabile e la tua Roma
che sta attraversando vicende sofferte con Di Francesco a rischio, che idea
ti stai facendo su quanto
potrà accadere sabato sera
all’Allianz Stadium?
Inutile nascondere che la
partita che affronteremo
contro la Juve non è la solita sfida tra due squadre
che hanno infuocato gare di
tutt’altra levatura. Spero di
no, ma l’idea che potremmo
essere la vittima sacrificale

non è una bella storia. La
Juve è forte in ogni reparto
e le sue vittorie sono frutto
di lavoro e programmazione.
Noi non abbiamo il loro potenziale e credo che, anche
se nel calcio tutto potrebbe
accadere con un colpo a
sorpresa, credo che la gara
di Torino darà poche possibilità alla Roma. Non vedo
al momento altro epilogo.
Tutto dipende dalla Juve: se
dovesse mollare allora chissà. Ma non credo...
Alla Juve ci sono altre problematiche da discutere,
ad esempio l’impiego di
Dybala con Mandzukic e
CR7, anche se a onor del
vero Allegri sembra impiegarlo sempre più in
quest’ultimo periodo.
Magari averlo noi Dybala!!
Credo che questa Juve non
abbia problemi con i giocatori a disposizione e penso
che la panchina sia in grado
di offrire qualsiasi tipo di variazione senza che nessuno
se ne accorga. Tra l’altro uno
come Allegri è in condizione
di poter gestire alla perfezione personaggi di un certo livello. Ripeto, vorremmo ave-

re noi problemi del genere.
La tua Roma non naviga in
buone acque e manifesta
una sorta di strana gestione mentale, diametralmente opposta tra campionato
e Competizione europea.
Insomma due squadre con
due facce.
Più che una squadra dal
doppio volto direi che quello che differenzia le due
competizioni sta tutto nella
sorte che i giallorossi hanno avuto in Champions.
Cerco di essere più chiaro.
II campionato italiano è per
certi versi più complesso al
di là di quello che si possa
pensare, nella Champions
le squadre incontrate dalla
Roma sono di un livello non
altissimo, alcune squadre
sono paragonabili al nostro
campionato.
Max la redazione di 'JuveToro' nel ringraziarti ti riserva un’ultima domanda.
Quanto ti mancano le vecchie sfide roventi, quelle
degli anni '80 tra Boniperti e Platini da una parte e
il compianto Dino Viola e
Pruzzo dall'altra?
Guarda, direi che sono abbastanza “incazzato” perché
non mi gioco più quelle partite. Sono romanista nel cuore e contrariamente a quello
che si possa pensare sono
più anti-juventino che antilaziale e seppur con molta
fatica devo subire questa
corazzata bianconera che
domina incessantemente...
Marco Venditti

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Le Interviste

Il numero '7' degli anni '70: “Ronaldo e io? Ruoli diversi in un calcio diverso...”
Causio: “I bianconeri blocco unico ma CR7 ha reso tutti più bravi. Roma e Atletico? Si gioca sempre per vincere...”

A

veva eleganza atletica e piedi di velluto, classe e fantasia
nell’interpretare quel ruolo
di ala destra tornante che
tanto andava in voga nel
calcio anni ’70-’80. Nato a
Lecce e partito calcisticamente nelle giovanili della
sua città, Franco Causio ha
giocato in diverse squadre
d’Italia. Ma la sua lunga
permanenza alla Juventus
cominciata, prima nel 1966
fino al 1968 e poi dal 1970
al 1981, lo ha reso figura
calcistica che si è radicata
principalmente alla mentalità vincente della scuola juventina. Campione del
mondo nel 1982, Causio
è legato a diversi episodi
che si intersecano romanticamente tra le esperienze
professionali fatte alla Juve
e alla Nazionale di Bearzot.
A questo proposito ricordiamo quell’immagine indelebile in cui, dopo avere
alzato al cielo la Coppa del
Mondo, si è reso partecipe
durante il viaggio di ritorno
a Roma, di una bellissima
giocata a carte con il presidente Pertini. Cose semplici di un pallone d’altri
tempi che restano comunque testimoni del periodo
vincente della storia del
calcio italiano. E poi la sua
lunga carriera legata alla
Juve in un periodo storico
che faceva di Zico, Platini,
Cruijff e Maradona i grandi
interpreti di un calcio inteso con classe. Lo chiamavano il “Barone” per la sua
dedizione al calcio che ha
inteso sempre con umiltà,
sacrificio e lavoro. Ma l’appellativo cui egli è legato
maggiormente è “Brazil”,
forse perché si ispirava al
quel calcio carioca che era
inteso con fantasia e grande armonia di gioco. Così,
abbiamo pensato di intervistarlo per parlare della
Juve di oggi, della Champions e del prossimo incontro di campionato contro la
Roma.
Causio, che effetto le fa vedere la sua maglia numero
7 della Juve, indossata da
Cristiano Ronaldo?
“Sono molto contento perché finalmente la indossa
un calciatore che la esalta
molto di più, anche se come
modo di giocare siamo differenti. Due ruoli diversi, in

Andrea Alessandrini, tra 'Curvy'
e passione per la 'Lupa'
Il marito della modella 'over size' più celebre d'Italia è uno sfegatato
romanista: “Ma a Torino non abbiamo speranze”

un calcio diverso”.
La Juve di oggi è la più forte della sua lunga storia?
“Credo che la storia l’abbia
fatta la Juventus in tanti
anni di conquiste. Non è
solo quella di oggi la più
forte. Certo, quando tu vinci tanto e manca soltanto
quella ciliegina sulla torta che è la Champions, in
Italia credo davvero che
si tratti della squadra più
forte. Penso che alla Juve
mancasse ancora qualcosa
per conquistare l’Europa,
ma con l’arrivo di Ronaldo
si spera davvero di arrivare in finale, anche se l’ultima partita di Champions è
sempre un terno al lotto. La
puoi vincere e perdere, così
com’è successo due volte
alla Juve”.
A proposito di Champions,
che effetto le fa sapere che
agli ottavi di finale la Juve
dovrà affrontare l’Atletico
Madrid?
“Non mi fa nessun effetto,
perché la mia mentalità e
quella della Juve è che se
vuoi vincere la Champions
devi battere tutte le squadre. Altrimenti te ne stai a
casa, che è meglio!”
Dunque, una squadra
vale l’altra?
“Sì, perché vincere è l’unica certezza per portare a
casa questa Champions.
Altrimenti, se arrivi secondo, è come avere perso un
altro anno”.
Quali sono i giocatori che
le piacciono di più della
squadra di Allegri?
“Difficile dirlo in questo
momento. Difesa, centrocampo e attacco rappresentano un blocco unico e
poi penso che questo CR7
li abbia fatti diventare tutti più forti. È vero, la Juve
anche senza Ronaldo ha

vinto 7 scudetti di fila, tuttavia, credo che l’acquisto
del campione portoghese
sia stato il chiaro messaggio per conquistare anche
l’Europa che conta”.
Non le sembra che Ronaldo abbia bisogno di rifiatare?
“I migliori giocano sempre.
Anche ai miei tempi non riposavamo mai”.
E veniamo alla prossima
partita di campionato.
Roma in crisi e Juve che
va a pieno ritmo, che partita sarà?
“È una partita storicamente difficile. Spesso si sono
fatte tante parole, ma alla
fine le partite sono decise
sul campo. Quando pensi
che le partite sono facili
diventano difficili. Quindi,
anche se la Roma sembra
in crisi, viene comunque
dalla vittoria di domenica scorsa contro il Genoa.
Credo che la squadra di Di
Francesco abbia tutte le
potenzialità per dar fastidio alla Juve. D’altra parte,
penso anche che se la Juve
gioca da Juve, la partita la
porta a casa”.
Allegri sarà ancora l’allenatore della Juve anche
se dovesse vincere Campionato e Champions?
“Ma dove vuole che vada,
visto che è già l’allenatore
di una società top?”.
Per finire Causio, qual è
il suo pronostico su Juve–
Roma?
“Non gioco mai la schedina e non gioco mai a niente perché non ci azzecco
mai. Credo comunque che
la Juve sulla carta sia favorita, anche se le partite
bisogna giocarle tutte sul
campo”.
Salvino Cavallaro

“A otto anni scrissi un tema che
da grande avrei voluto fare o il
benzinaio o il Presidente della
Repubblica. Il primo l’ho già fatto
qualche estate fa, per il secondo
ancora non ho l’età. Nell’attesa,
ho conseguito la laurea in Scienze
della Comunicazione cum laude e
mi sono rimboccato le maniche
diventando founder di un’agenzia
di comunicazione. Ho organizzato eventi di marketing, coordinato
attività di ufficio stampa e realizzato campagne sia a livello nazionale che internazionale. Negli
ultimi anni l’area in cui mi sono
maggiormente impegnato professionalmente riguarda le strategie
digitali: social media marketing e
web marketing. Quando osservo
le nuvole, come da bambino,
vedo ancora animarsi figure e oggetti. Dicono che capiti ai soggetti
dotati di forte creatività e a quelli
un po’ pazzi. Forse io sono entrambi”. Così si presenta Andrea
Alessandrini Gentili, Manager
della Social Media e marito della
modella curvy Elisa D’Ospina. Impegnato nel suo lavoro e nel seguire attentamente le varie tappe
artistiche di sua moglie, Andrea
trova sempre il tempo per seguire la sua Roma sia in Campionato che in Champions. Con lui, in
occasione del match di sabato
prossimo Juve–Roma, abbiamo
toccato i vari punti inerenti anche
l’attuale crisi giallorossa.
Andrea, cosa si prova ad essere marito della modella 'curvy'
Elisa D’Ospina ed avere calcato
il 'red carpet'?
“Per me è molto impegnativo
perché non è semplice stare dietro ai suoi ritmi. Tuttavia, riesco a
conciliare il mio lavoro con il suo
e siamo spesso insieme. E poi
devo dirti che c’è tanto orgoglio e
felicità per il percorso professionale che sta facendo Elisa, perché
so che è tutta farina del suo sacco, dopo avere fatto tanti sacrifici
insieme. Apprezzo tantissimo la
sua umiltà e sono felice di questo
suo momento professionale, anche se mi auguro di cuore che il
suo successo vada sempre avanti
negli anni”.
Nella vita ti occupi di imprenditoria nel settore marketing e
comunicazione. Cosa ti piace di

più del tuo lavoro?
“Nel mio lavoro ogni giorno non
è mai uguale all’altro. Infatti, essendo specializzato nel mondo
e-Commerce, se da una parte
devi essere sempre reperibile
tutti i giorni dell’anno, dall’altra
ti accorgi che le innovazioni sono
talmente tante e continue da non
farti finire mai di imparare. In fondo è proprio questo che mi piace
del mio lavoro”.
Come nasce la tua passione per
la Roma?
“La mia passione per la Roma nasce in famiglia e più esattamente
da mio padre. Ti sembrerà strano,
ma io da bambino ero tifoso della
Juve, poi devo dire che mi sono
disamorato nel tempo ed è prevalsa in me la fede giallorossa”.
Quali sono i problemi che determinano la crisi attuale della
squadra di Di Francesco?
“Esistono secondo me problemi
caratteriali. Credo che in un gruppo del genere, fatto da campioni
e professionisti di qualità, quello
che cambia sono le motivazioni.
Penso che a questi livelli l’allenatore non debba tanto parlare
di tattica ai suoi giocatori, ma
in qualche modo deve curare la
testa e quindi l’autostima. Oggi
come oggi un allenatore deve essere essenzialmente uno psicologo e Di Francesco, evidentemente, con questo suo modo di fare
non è più il punto di riferimento
della squadra”.
Quindi il problema è Di Francesco?
“A mio avviso non è mai stato un
allenatore adatto alla Roma e,
soprattutto, in questi momenti si

evidenziano tutti i suoi limiti nel
sapere gestire una squadra come
la Roma”.
Ma è vero che la piazza di
Roma è la più difficile d’Italia?
“Non so se è la più difficile d’Italia, sicuramente è molto complessa perché è un ambiente che
tende a rilassarsi. Non è Torino e
neanche Milano, dove c’è un’altra
cultura calcistica. Anzi, a questo
proposito ti racconto un fatto.
Quando arrivò Capello a Trigoria, vide il custode mangiare un
panino con la mortadella durante
l’orario di lavoro, proprio come
se fosse un campetto di terza
categoria. Ebbene, dopo aver visto questa scena, mister Capello
disse a chiare lettere che bisognava urgentemente dare un’impronta più professionale,
proprio lui che veniva da
tanti anni in cui aveva allenato il Milan di Berlusconi. Ecco,
secondo me, il problema sta proprio in questo lassismo mentale,
anche se devo ammettere che gli
americani stanno facendo tantissimo. Purtroppo, il romano non
lo cambi facilmente”.
Sorteggio Champions. Pensi
che la Roma possa superare
l’ostacolo rappresentato dal
Porto?
“Oggi no. Tra due mesi, sperando che ci sia un altro allenatore
la Roma potrà superare il Porto”.
Sabato prossimo ci sarà Juve–
Roma. Come vedi questa partita? Ci fai un pronostico?
“La vedo malissimo, perché non
abbiamo mai vinto all’Allianz
Stadium. Troppo in forma questa
Juve per una Roma che è in crisi.
Il mio pronostico secco? '1' fisso”.
Pensi che in caso di sconfitta
Di Francesco venga esonerato?
Chi ti piacerebbe mettessero al
suo posto?
“Ho letto che potrebbe essere la
sua ultima partita proprio in caso
di sconfitta. Si dice che il sostituto potrebbe essere Paulo Sousa,
anche perché approfittando della
sosta natalizia potrebbe avere il
tempo di conoscere la squadra.
Onestamente penso che sia un
buon traghettatore, anche se il
mio sogno resta Antonio Conte”.
(sal.cav.)

8

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Numeri e Statistiche

di Massimo Fiandrino

Stadium sempre off-limits per i giallorossi
55 le vittorie dei bianconeri, le ultime 7 allo Stadium (17 gol realizzati
e 3 subiti), l'ultima il
23/12/17 per 1-0 (Benatia)
21 i pareggi (l’ultimo 0-0
nel 93/94)
8 le vittorie dei giallorossi (l’ultima il 23/01/10
per 2-1, gol decisivo di
Riise al 93')
222 le reti delle sfide, 163
segnate dalla Juve.

PRECEDENTI IN A
Totale: 168
Vittorie Juve: 80
Pareggi: 49
Vittorie Roma: 39
Reti Juve: 261
Reti Roma: 179
84 SFIDE A TORINO:
DOMINA MADAMA.
BOREL-DEL PIERO
BOMBER
10 i gol dei Bomber della
sfida: Del Piero in 24
partite e Felice Borel
in sole 15 sfide. Precedono Totti, Bettega e
Boniperti con 9 reti.
4 i giocatori che hanno
segnato una tripletta in
questi 168 precedenti,
il primo è stato Borel
II (1/10/33 Roma-Juve
2-3), Gabetto nel 1936,
Hansen nel 1950 e
Schillaci il 18/11/1990.
4 i giocatori a segno con
entrambe le maglie:
Fabio Capello, Dino Da
Costa, Giampaolo Menichelli e Pablo Osvaldo.
9 le reti nella sfida più
prolifica: Juve-Roma
7-2 del 8/10/1950
7-1 è la vittoria più vistosa ottenuta dalla Juve
il 6/3/1932, è anche la
sconfitta esterna più
pesante dei giallorossi
in serie A.

JUVE SUPER STADIUM:
7/7
22/04/2012
Juve-Roma 4-0
(Vidal 4' e 8', Pirlo 28',
Marchisio 53')
29/09/2012
Juve-Roma 4-1
(Pirlo 11', Vidal 16' r.,
Matri 19', Osvaldo 69' rig.,
Giovinco 90')
05/01/2014
Juve-Roma 3-0
(Vidal 17', Bonucci 49',
Vucinic 77' rig.)
05/10/2014
Juve-Roma 3-2
(Tevez 27' r., Totti 32' r.,
Iturbe 44', Tevez 48' r.,
Bonucci 86')
24/01/2016
Juve-Roma 1-0
(Dybala 77')
17/12/2016
Juve-Roma 1-0
(Higuain 14')
23/12/2017
Juve-Roma 1-0
(Benatia 18')
'DIFRA' FLOP VS. JUVE
10 i precedenti fra i 2 mister, 6 vittorie Allegri,
2 Di Francesco e 2 pareggi. Il successo di Di
Francesco del 12/1/2014
(poker di Berardi) è costato ad Allegri l'esonero e la fine del ciclo rossonero.
18 i precedenti di Allegri
in panchina contro la

Roma, bilancio in vantaggio con 6 vittorie
contro 5 giallorosse e 7
pareggi.
24 le reti realizzate dalle
squadre di Allegri contro la Roma, 25 subite.
1 sola vittoria di Di Francesco in 10 precedenti
in panchina contro la
Juve, 2 pareggi e 6 ko.
La vittoria il 28/10/2015
in Sassuolo-Juve 1-0
(Sansone su punizione),
dopo quel ko i Bianconeri erano al 12° posto
a 13 punti dalla capolista Roma ma riuscirono
a vincere il 5° scudetto
consecutivo.
2 le vittorie di Di Francesco da calciatore contro la Juve, la prima il
15/11/1998 (2-0) e l'ulti-

ma nel suo ultimo match
contro i Bianconeri con
la maglia del Perugia il
2/5/2004 (1-0 gol dell'ex
Ravanelli). Complessivamente ha sfidato la Juve
con le maglie di Piacenza, Roma e Perugia: 2
vittorie, 3 pareggi e 11
ko.
LA SIGNORA
DEI RECORD
46 i punti conquistati dalla
Juve in questo torneo,
grazie a 15 vittorie e
1 pareggio, un record
eguagliato nei top 5
campionati in Europa, come il Barcellona
2012/13 e il Manchester

City 2017/18. Record assoluto nella storia della
A a questo punto. Fra
le migliori Juve precede quella di Parola del
49/50 con 44 punti (14
vittorie, 2 pari).
3 Nel 18/19 la Juve non
ha subito sconfitte. Questo è il terzo precedente
in casa Juve a questo
punto (dopo 16 turni).
È successo nel 49/50 e
nel 2011/12 (in quella
stagione, la prima con
Conte, la Juve chiuse per
la prima volta nella sua
storia imbattuta in A).
8 Sono 8 le partite giocate in trasferta dalla Juve
e sempre vittoria per i
Bianconeri. La Juve in
questo 2018 in trasferta non ha mai perso: 20
vittorie e 3 pareggi. In
trasferta non perde da
398 giorni (a sabato 22
dicembre), dal ko 2-3 a
Marassi contro la Sampdoria del 19/11/2017,
dopo di allora 18 vittorie
e 3 pareggi.
8 i punti in più della Juve
rispetto a un anno fa,
miglior attacco (33 gol
come il Napoli) e miglior
difesa, solo 8 gol subiti.
In 9 gare su 16 i Bianconeri non hanno subito
gol e la porta della Capolista è imbattuta da 504'
minuti.
8 i punti di vantaggio della
Juve sull'inseguitrice Napoli. Record dopo 16 turni da quando la vittoria
vale 3 punti (1994/95),
come il vantaggio della
Juve di Capello nel 05/06
sull'Inter di Mancini
7 le vittorie consecutive
della Juve nelle ultime
7 partite (nelle ultime 5
non ha subito reti), serie
aperta più lunga, inoltre
i Bianconeri prima di pareggiare 1-1 con il Genoa

avevano vinto le prime 8
gare iniziali in questo
torneo, record.
CR7 GOL JUVE N° 5.000
11 i gol segnati da Cristiano Ronaldo in questo
torneo, è preceduto solo
dal polacco Piatek, bomber
Genoa con 12 centri. Inoltre
CR7 è andato a segno in 7
delle ultime 9 gare di Campionato.
5.000 le reti segnate dalla
Juve in serie A, grazie al
rigore di Ronaldo realizzato nel derby. Inoltre CR7
con quel rigore è diventato
il bomber n° 45 a segnare
all'esordio nella storia della
Stracittadina della Mole.
5.000 i gol realizzati dalla
Juve in A nei Campionati a
Girone Unico, il primo è una
autorete causata dal giocatore del Napoli Zoccola al
10' del primo tempo (gol
del momentaneo vantaggio
della Juve per 1-0, poi vinse
3-2) il 6/10/1929 a Torino.
1.000 La rete n° 1000 è stata firmata da Carlo Parola il
7 ottobre 1948 al 6' del primo tempo, in quella partita
la Juve fu sconfitta a Lucca
dalla Lucchese per 2-1.
2.000 La rete n° 2000
è di Gianni Rossi che il
7/10/1962 (al 14') ha realizzato l'unica sua rete
nell'unica sua stagione

bianconera (62/63) in JuveBologna 3-1 (rete del 1-0).
3.000 La rete n° 3000
è di Massimo Briaschi il
25/11/1984 in Udinese-Juventus 0-3, la rete del definitivo 3-0 al 88' minuto.
4.000 La rete n° 4000 è di
Marco Di Vaio il 9/11/2003.
In quella partita l'attaccante realizzò una doppietta in
Juve-Udinese 4-1, il gol storico è il suo primo in quel
match al 79', chiuse quella
storica giornata realizzando anche il gol n° 4001 al
88'.
ROMA COME 7 ANNI FA
450 le presenze in serie A
per Daniele De Rossi,
insegue Roberto Baggio fermo a quota 452.
Per De Rossi anche
117 presenze in Nazionale, al 4° posto dei
giocatori più presenti
in Azzurro.
12 i punti in meno della
Roma rispetto a un
anno fa e 22 punti di
distacco dalla capolista
Juve. Un anno fa 5 vittorie in più e non partiva cosi' male da 7 anni,
torneo 11/12, allora 24
punti dopo le prime 16
gare (come adesso),
chiuse al 7° posto.
2 i gol segnati da Dzeko
in questo torneo (in
trasferta con Torino e
Empoli) contro le 8 di
un anno fa, 1 solo gol
realizzato alla Juve sui
55 personali. Ma il bosniaco ha realizzato 5
reti in questa edizione
della Champions League.
21 i gol subiti dalla Roma,
un anno fa a questo
punto erano 11. La
Roma inoltre ha già
subito 3 rigori contro
in questo torneo.

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Antonio Catapano
Salvino Cavallaro
Alessandro Costa
Massimo Fiandrino
Don Moreno Filipetto
Ezio Maletto
Paolo Rachetto
Marco Sanfelici
Marco Venditti
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
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Servizi fotografici
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CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17.30 DI GIOVEDÌ 20 DICEMBRE 2018

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Numeri e Statistiche / Speciale Champions

di Massimo Fiandrino

Juve, 'prove di finale' al Wanda Metropolitano?
Getafe 23. Negli ultimi tempi
è diventato un classico per i
torinesi affrontare le iberiche. E anche di buon auspicio: gli ultimi 3 precedenti
hanno visto la Juve vincere
a Madrid contro i Blancos
(ma vittoria inutile e piena
di polemiche) e i 2 successi
contro il Valencia in questa
edizione. Occhio comunque
all'Atletico che vanta nella
sua storia recente 2 finali
Champions (sempre sconfitta dal Real di CR7, 2014 e
2016) e ha sempre superato
il turno nelle ultime 4 apparizioni agli ottavi di finale.

MA IN CHAMPIONS
MAI OK E NESSUN GOL
CONTRO L'ATLETICO
La Juve il 20/2/2019 affronterà nell’andata degli ottavi
Champions l’Atletico Madrid
(ritorno a Torino il 12/3).
Dall’urna di Nyon è uscito
un sorteggio insidioso: sarà
una sorta di prova generale (si spera) nello stadio
Wanda Metropolitano che
ospiterà anche la finalissima il 1 giugno prossimo. La
squadra di Simeone ha già
affrontato i Bianconeri in
Champions nei Gironi 14/15
ed è uscita imbattuta in queste due partite (1 vittoria e 1
pareggio) e addirittura non
ha subito gol. Il 'Cholo' non
ha mai perso contro la Juve
in 3 precedenti (1 vittoria e
2 pareggi a Torino), uscendo
addirittura indenne da mister del Catania nel 2011.
Una sfida anche tra i due
sconfitti del Pallone d’Oro,
il campione del mondo Antoine Griezmann contro Cristiano Ronaldo. Per il portoghese questa sfida è come
un derby: ha realizzato 22
gol nel “clasico” con la maglia del Real in 31 sfide fra
Campionati e Coppe (in 6 sfide Champions 4 vittorie e 4
gol) e contro i “colchoneros”
ha realizzato 3 triplette e 2
doppiette. Nella sua carriera
solo a due squadre ha realizzato più reti: Siviglia 27 e

CR7/ATLETICO:
22 GOL IN 31 DERBY
22 i gol di CR7 in 31 derby
di Madrid, record nel
“clasico”, ha superato le
17 segnature di Santiago
Bernabeu e di Alfredo Di
Stefano. Solo al Siviglia
(27) e al Getafe (23) ha
realizzato più reti.
31 i derby di Spagna disputati da CR7 contro l'Atletico: 15 vittorie, 8 pareggi e 8 sconfitte.
3 le triplette realizzate da
CR7 nei derby in Spagna,
la prima l’11/04/2012
in Atletico-Real 1-4,
il 19/11/16 sul campo
dell’Atletico vittoria 3-0
ed infine il 2/5/17 in
Champions al Bernabeu
vittoria Real 3-0. A queste vanno aggiunte anche 2 doppiette.
6 le sfide di CR7 in Champions contro l'Atletico: 4
vittorie, 1 pareggio e 1
ko.
PRECEDENTI IN EUROPA
COPPA FIERE 63/64
(OTTAVI)
Torino, 04/12/1963
Juve-Atletico 1-0
(Stacchini 30')
Madrid, 1/1/1964

Atletico-Juve 1-2
(Dell'Omodarme 5',
Menichelli 9', Diaz 64')
COPPA FIERE 64/65
(SEMIF.)
Madrid, 19/05/1965
Atletico-Juve 3-1
(Combin 43', Aragones 48'
(r), 52', 61')
Torino, 26/05/1965
Juve-Atletico 3-1
(Menichelli 50', aut.
Glaria 52', Bercellino 58',
Aragones 82')
Torino (Spareggio), 3/6/65
Juve-Atletico 3-1
(aut. Salvadore 13',
Stacchini 34', aut. Calleja
75', Salvadore 81')
CHAMPIONS 14 /15 (GIR.)
Madrid, 01/10/2014
Atletico-Juve 1-0
(Turan 75')
Torino, 09/12/2014
Juve-Atletico 0-0
ATLETICO 3 FINALI PERSE
L'Atletico Madrid ha perso 3 Finali di Coppa Campioni/Champions
League.
La prima nel 1974 contro
il Bayern Monaco, 1-1 con
gol subito al 120' nell'unica
finale rigiocata nella storia
del più importante trofeo
continentale per club. Nella
ripetizione i tedeschi hanno
passeggiato vincendo per
4-0. La seconda nel 2014,
Sergio Ramos pareggia in
pieno recupero il gol di Godin, poi è solo Real Madrid
(4-1 d.t.s.) e infine a Milano
nel 2016, sempre contro il
Real (1-1 dts e ko dopo i rigori 4-6).
4 Nelle ultime 4 occasioni
in cui l'Atletico ha giocato gli Ottavi Champions
ha sempre superato il
turno.
5 le qualificazioni consecutive Juve agli ottavi
Champions, impresa mai
riuscita prima a Madama.

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8 le vittorie “corsare” della Juve in Spagna in 32
confronti contro le iberiche. Il primo successo
nel 1961 (prima italiana
a vincere in Spagna), il
21 febbraio a Madrid
(1-0 gol di Sivori al 38')
erano i quarti di finale
della Coppa Campioni,
il Real si qualificò vincendo 3-1 lo spareggio a
Parigi. L'ultima vittoria
Bianconera il 19/09/2018
Valencia-Juve 0-2.
6 i pareggi della Juve in
Spagna, il primo nel 1998
contro l'Athletic Bilbao
nei Gironi Champions (00) e l'ultimo a Barcellona
per 0-0 il 19/4/17.
18 le sconfitte della Juve in
Spagna, l'ultima con il
Barcellona 0-3 il 12/9/17
(doppietta di Messi e gol
di Rakitic). La Sconfitta
più pesante lo 0-4 subito dal Celta Vigo il 9/3/00
(Makelele, autorete Birindelli e doppietta McCarthy).
69 le sfide complessive della
Juve contro le spagnole
nelle Coppe, bianconeri in vantaggio 28 a 25,
16 pareggi. Bianconeri
in vantaggio anche nelle
reti realizzate: 84 contro
77.
6 le reti di Trezeguet, il
Bomber più prolifico
contro le iberiche, precede Del Piero e Mandzukic
a 5.
SIMEONE 'COLCHONERO'
DAL 2011
Diego Pablo Simeone (48
anni, argentino), è l'allenatore dell'Atletico dal 2011.
Da centrocampista ha vinto
ovunque nei clubs e con la
sua Nazionale (è quinto per
presenze). Ha allenato Racing Club, Estudiantes River
Plate, San Lorenzo, Catania
e Atletico Madrid. Dal 2011

a Madrid ha vinto 1 Europa
League, 1 Supercoppa Uefa,
1 Supercoppa di Spagna, 1
Coppa del Re, 1 Liga (l'Atletico nel 2014 ha vinto la Liga
dopo 18 anni di attesa). Nel
2016 a Valencia, in occasione della cerimonia dei premi LFP, ha vinto per la terza
volta il premio come miglior
allenatore della Liga.
PALMARES DA MISTER
3 Campionati (Estudiantes
'06; River Plate '08; Atletico '14); 2 Europa League
(Atletico '12 e '18).
2 Supercoppa Europee (Atletico '12 e '18); 1 Coppa
Nazionale (Atletico '13);
1 Supercoppa Nazionale (Atletico '14); Finalista
Champions League '14 e
'16.
SCHEDA ALLENATORE
2006 Racing
Dal 2006 al 2007
Estudiantes
Dal 2007 al 2008
River Plate
Dal 2009 al 2010
San Lorenzo
2011 Catania
2011 Racing
Dal 2011 Atletico Madrid
DA GIOCATORE
Quasi metà carriera trascorsa in Italia. Ha giocato
in due periodi con l’Atletico
Madrid dal 1994 al 1997 e
dal 2003 al 2005 e ha vinto
la Liga e la Coppa di Spagna. Da giocatore ha giocato dal 1987 (inizia al Velez
Sarsfield) al 2006. In Italia
ha esordito in A con il Pisa
fino al’92, poi Inter dal 1997
al 1998 (ha vinto la Coppa Uefa ’98), con la Lazio
dal 1999 al 2003 (Scudetto,
Coppa Italia, Coppa Uefa e
Supercoppa Italiana) e con
la Nazionale argentina ha
vinto Due Coppe America,
una Confederations Cup e la
Medaglia d’Argento ai giochi di Atlanta. Ecco tutte le

sue squadre: Velez Sarsfield
87-90; Pisa 90-92; Siviglia
92-94; Atletico M. 94-97;
Lazio 99-03; Atletico 03-05;
Racing 05-06; Nazionale 8802.
IMBATTUTO VS. JUVE
In campionato, il 23/04/11
Juve-CATANIA 2-2;
in Champions il 1/10/14
ATLETICO-Juve 1-0
e il 9/12/14 Juve-ATLETICO
M. 0-0
PARI CON ALLEGRI
In campionato il 29/1/11
CATANIA-Milan 0-2;
in Champions il 1/10/14
ATLETICO-Juve 1-0 e
il 9/12/14 Juve-ATLETICO
0-0.
LA RIMONTA NEL 2000
La Juve di Ancelotti a 8 turni dalla fine ha 9 punti di
vantaggio sulla Lazio di Eriksson e Simeone (59 contro
50). Alla penultima gara,
con i bianconeri fiaccati dai
ko con Milan, Lazio e Verona
il margine cala a +2. Domenica 14 maggio, ultimo turno, succede l’incredibile: la
Juve affonda nel nubifragio
di Perugia (0-1) e la Lazio
travolge la Reggina (3-0)
all’Olimpico, per i biancazzurri.

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Giustizia Sportiva

Cassazione incompetente. E ora Presidente?
Anche l'ex numero uno nerazzurro Moratti ha dichiarato: “I tifosi juventini devono accettare la realtà”

I

n questi anni troppi tifosi bianconeri hanno
sperato che la giustizia
(scritto doverosamente in
minuscolo) facesse un po' di
chiarezza sui fatti del 2006.
Quasi come se un giorno, in
fondo al tunnel, si potesse
finalmente ritrovare la luce
del sole. Alla giustizia sportiva in effetti non crede più
nessuno, ma qualcuno sperava che con i tribunali veri
forse qualcosa di buono sarebbe saltato fuori, prima
o poi. Ma di fondo questo
è un paese dove regna l'incompetenza a tutti i livelli,
in buona parte della classe
dirigente italica, e nei tribunali non è diverso. E fu così
infatti, che anche questa
volta, una nuova sentenza,
quella della Cassazione, ha
dichiarato la propria incompetenza rispetto alla
vicenda dello scudetto del
2006 assegnato all'Inter.
Insomma, è roba per tribunali sportivi quella, non per
tribunali veri. Esiste il principio di autonomia del diritto sportivo e del suo ordinamento. Così è, se vi pare.
Ovviamente subito dopo la
diffusione della notizia il
più grande rosicone della
storia del calcio, Massimo
Moratti, tutto gongolante,
ha ribadito che tutto è bene
quel che finisce bene, e che
ora i tifosi Juventini devono accettare la realtà. Riguardo ai suoi rapporti con
Agnelli, ha fatto capire che
sono buoni e che di fondo
lo sono sempre stati più o
meno. Solo che ora sono un
po' più alla luce del sole (al
contrario del tunnel di cui
si parlava, in quel rapporto
la luce del sole in effetti non
è mai mancata, altrimen-

ti, tanto per fare un esempio a casaccio, Agnelli non
avrebbe proposto proprio
a Moratti di candidarsi alla
presidenza della FIGC solo
qualche tempo fa). Eppure
questa nuova sentenza non
deve stupire. La collezione
di sentenze di incompetenza è lunga, visto che già la
Corte d'Appello di Roma si
era espressa nello stesso
modo, il Tnas pure, il Tar
pure, ecc. Ma il bello è che
se ci si rivolge alla giustizia sportiva, la situazione è
identica. La Corte Federale
si dichiara incompetente,
e via così. È un cane che si
morde la coda, cambia solo
qualche dettaglio tecnico
di volta in volta, ma la sostanza non cambia, perché
nessuno ha voglia di prendere la relazione di Palazzi e farsene carico. Anche
perché quella relazione, va
detto per onestà intellettuale, non è mai stata discussa davanti ad un giudice di
qualsivoglia genere. Le istituzioni tutte, sportive e non,
in sostanza, per ora dicono:
"È una questione vostra, risolvetevela tra voi torinesi
e milanesi, e poi, nel caso,
fateci sapere". Come fatto
notare da alcuni osservatori, in effetti la soluzione
riguardo a questa lunga e
vecchia questione si può
avere solo per vie "politiche".
Le sentenze lasciano il tempo che trovano in un paese
sfatto come il nostro. Ma
tutti sappiamo che Moratti
non cederà mai di un millimetro. Conviene quindi
passare oltre, e andare al
nocciolo della questione. Le
domande da porsi dunque
sono:

Agnelli è davvero interessato a risolvere questa contesa, a tutti i costi, e costi
quel che costi? Oppure tutte le attività legali messe in
piedi dal 2011 in poi sono
solo servite a legittimarsi
davanti agli occhi dei tifosi
come Juventino duro, puro,
e rancoroso, nell'attesa che
nuovi successi bianconeri
potessero far dimenticare
il 2006 e tutti i suoi strascichi? La risposta a questa domanda scomposta in
due parti consequenziali,
probabilmente ce l'ha data
Moratti stesso nella sua dichiarazione. La risposta ce
l'ha data Agnelli stesso con
dichiarazioni molto simili in
passato ("Siamo cresciuti
assieme", raccontava alla
stampa). La risposta ce l'ha
data Agnelli stesso quando
disse "Moggi lo abbiamo
perdonato" (di che cosa,
si può sapere, di grazia?).
La risposta ce l'ha data la
molle difesa legale della Juventus al pro-cesso penale
di Napoli, dove tutta la colpa è stata scaricata sui due
ex dirigenti. La risposta ce
l'ha data la Juventus stessa
quando si è ben guardata
dal costituirsi parte civile
nel processo Telecom sullo
spionaggio. La risposta ce
la da quotidianamente la
molle difesa del club verso
tutti gli attacchi mediatici
continui che riceve, mentre parallelamente agisce
per vie legali contro piccole
associazioni di tifosi gobbi,
siti e sitarelli, per piccole
questioni di loghi, disegnini,
nomi e nomignoli, proprio
mentre si sta per lanciare
un nuovo logo del club. La
risposta ce la da un fatto
semplice semplice: Calciopoli è uno scandalo mediatico, e per ribaltarlo serve
un altro e più forte scandalo
mediatico in direzione contraria. Agnelli, anche all'ultima assemblea degli azionisti, ha detto chiaramente
che lui predilige il silenzio.
In pratica è come se il club
fosse di proprietà di un piccolo e volenteroso imprenditore, che lavora in silenzio
tra mille difficoltà, e non di
un gruppo finanziario che
vale 150 miliardi di euro e

forse più. Che i tifosi tutti si
rassegnino. Le mani in cui è
la Juve sono queste, che ci
piaccia o meno. Calciopoli
è quasi finita, bisogna che i
tifosi ne prendano atto, ha
ragione Moratti. L'ultimo
tassello che manca è solo
il coraggio di Agnelli, e dei
due Elkann, di affermare
che gli scudetti sono 34,
perché alla fin fine la Juve,
quella Juve, era un poco
strana mentre l'Inter era
onesta. Ma non disperiamo,
che magari una volta o l'altra quel giorno arriverà, e
ci racconteranno finalmente la sciocchezza del secolo.
Ogni tanto me li immagino
tutti e tre, i nostri eroi, mentre ne parlano, ne confabulano, ne sussurrano fra loro,
nelle loro riunioni, o nei

loro incontri, o nelle loro
cene. Come possiamo fare?
Come comunicarlo? Quando comunicarlo? Aspettiamo prima di vincere una
Champions League così che
tutti i tifosi fessacchiotti siano ubriachi? E comunque,
chi di noi tre deve prender-

si questa rogna? Chi di noi
se la sente? E mentre faccio
lugubri pensieri ipotetici su
questi dialoghi surreali, pur
di trovare un lato ironico a
questo dramma vergognoso
che ha distrutto l'onorabilità di un club centenario
e ricco di glorie, immagino
sempre uno di loro che ad
un certo punto con grande
commozione prende l'iniziativa, si alza in piedi con
sguardo fiero verso l'infinito, e pronuncia una famosa
battuta del Principe Antonio De Curtis, alias Totò,
in un vecchio film ('Figaro
qua, Figaro là', 1950): "Il
coraggio ce l'ho. È la paura
che mi frega!"
Antonio Catapano
(A sx Moggi e Giraudo,
qui sopra Agnelli, sotto Nedved)

Nedved, perché contro Marotta?

Nei giorni scorsi Pavel Nedved
ha rilasciato brevi dichiarazioni sul fatto che Marotta non
è Juventino, anche probabilmente per la sua esultanza a
San Siro con tanto di abbraccio al proprietario dell'Inter
per cui ora lavora. Bene, tanto
per incominciare Nedved ha
scoperto l'acqua calda, nel
senso che un professionista
navigato come Beppe Marotta, che mastica e bazzica il
calcio da metà anni '70 (Varese, Monza, Como, Ravenna,
Venezia, Atalanta, Sampdoria,
Juventus, ora Inter) difficilmente può essere davvero
Juventino. E' nell'ordine delle
cose che sia così. Nedved ha
poi chiarito che gli fa male vederlo all'Inter. Va bene. D'ac-

cordo. Ma il suo però resta un
attacco scomposto, gratuito
e immotivato. Ricordiamo al
vice Presidente, sempre grande, Pavel Nedved, un paio di
cose. Senza voler essere blasfemi, sia chiaro, forse dovrebbe andarsi a risentire molte
sue dichiarazioni riguardanti
la Juventus quando egli giocava nella Lazio. E poi dovrebbe
ricordarsi che nell'estate del
2006 lui stesso è stato ad un
passo dall'Inter, perché oltre
agli aspetti economici molto
favorevoli, avrebbe giocato
la Champions League l'anno
successivo, col preciso obbiettivo di vincerla (visto che grazie a quello sciocco fallo nella
celebre partita che ricordiamo
tutti, non potè a suo tempo
giocare quella triste e pasticciata finale contro il Milan).
Quindi caro Pavel, due son le
cose. O non hai ancora imparato a svolgere il ruolo dirigenziale che stai svolgendo
ora, e mai lo imparerai. Ruolo
che prevede anche una certa
strategia e grandi capacità di
comunicazione, mediazione e
moderazione. Oppure, molto
più probabilmente, l'uscita di
Marotta è avvenuta per qualche preciso motivo poco piacevole che ha generato qualche astio all'interno della Juve

e dello staff dirigenziale. Qualunque sia la verità rispetto a
queste due ipotesi, il silenzio
sarebbe stato meglio. A meno
che non abbiate voglia, voi dirigenti tutti, di spiegarci i veri
motivi dell'uscita di Marotta,
improvvisa nei fatti, ma in realtà pianificata evidentemente
mesi prima (quando ancora
Marotta avrebbe avuto delle
opportunità in più, come per
esempio il Milan che aveva
molte cariche scoperte). Visto
che invece riguardo a questo
preciso tema le vostre bocche
son ben cucite, e ci può stare,
tenetele cucite anche quando
non serve a nessuno alzare
polemiche "a capocchia", e
magari invece scucitele e usatele a dovere quando la Juve
viene accusata ingiustamente
delle peggio cose. Un po' di
stile e un po' di concretezza ci
farebbe tanto comodo.
Un consiglio per semplificare
il tutto. Fate così: quando sentite l'esigenza o l'istinto di dire
qualcosa state zitti, e quando
sentite l'esigenza di stare zitti,
mentre alla Juve arrivano le
pietre lanciate dai soliti lapidatori professionisti, aprite la
bocca per cortesia, e mettete
al loro posto le solite iene.
(ant.cat.)

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Spettacoli e Cultura

I 90 anni di Giampiero Boniperti tutti in un libro

I

l 2018 che sta per finire
ha tanti motivi per essere ricordato dal popolo juventino. Tra questi
ci sono anche i 90 anni che
Giampiero Boniperti ha
compiuto lo scorso 4 luglio.
A distanza di 5 mesi, esce
sabato 22 dicembre un libro interamente dedicato
alla vita del grande Presidente. Il titolo è “Boniperti”
e l’autore è uno dei decani
del giornalismo sportivo
italiano quale Italo Cucci,
con la collaborazione di
Nicola Calzaretta. A rendere ancora più completa
l’opera, le foto di Salvatore Giglio. Il volume è edito
da Edizione Effedì. L’introduzione è dello stesso

Giampiero Boniperti. Altra
firma illustre per la prefazione, di Alessandro Del
Piero, l’ultimo di una lunga
serie di fuoriclasse arrivati
a Torino durante la lunga
parentesi dello storico dirigente.
GLI AUTORI
Italo Cucci è un giornalista
invecchiato insieme a Boniperti, sempre ammirandolo, e lavorando lunghi anni

con Salvatore Giglio per
raccontare sul “Guerino” i
trionfi della Juve illustrati.
Nel frattempo è cresciuto al “Resto del Carlino”
e “Stadio”, ha diretto ap-

punto il “Guerin Sportivo”
(3 volte), “il Corriere dello
Sport-Stadio” (2 volte), “il
Quotidiano Nazionale” e
altri periodici; ha lavorato
in Rai Radio e Tv (30 anni),
ha scritto numerosi libri e
per finire il giro professionale si è dato a un’Agenzia
di Stampa, l’Italpress.
Salvatore Giglio fotografa
la Juventus da 43 anni. Ne
è stato il fotografo ufficiale per 25. Nelle sue foto c’è
quasi sempre una storia o
il riassunto perfetto di un
personaggio. Ha iniziato
nel 1976 e da allora non
ha smesso di fotografare
e pubblicare anche diver-

si libri. Ha avuto l’onore
delle “prefazioni“ di alcuni
personaggi illustri come:
l’Avvocato Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti.
Ha pubblicato l’ultimo libro nel 2017, dedicato alla
Juventus. È stato per 30
anni l’inviato del “Guerin
Sportivo“ a seguito della
Juve e Nazionale. Ha collaborato con alcuni riviste
più famose al mondo come:
“National
Geographic”,
“Sport Illustrated”, “France Football”, “World Soccer
Digest”. Ha fotografato i
più famosi giocatori della
storia del calcio mondiale:
da Platini a Maradona, da
Baggio a Del Piero, da Totti
a Ronaldo, da Messi a Cristiano Ronaldo, da Zoff a
Buffon.
Nicola Calzaretta collabora dal 2002 con il “Guerin
Sportivo” per il quale ha
curato anche la rubrica
Amarcord. È stato autore
della collana dvd “Campio-

D

al 20 dicembre al 6 maggio 2019, nella sala
del Senato di Palazzo Madama a Torino, la
mostra «Madame Reali: cultura e potere da Parigi
a Torino». L'esposizione, voluta da Guido Curto,
Direttore di Palazzo Madama, è curata dalle conservatrici del museo Clelia Arnaldi di Balme e Maria Paola Ruffino. Il percorso espositivo documenta
la vita e le azioni di due donne che impressero un
forte sviluppo alla società e alla cultura artistica
nello stato sabaudo tra il 1600 e il 1700: Cristina di Francia (Parigi 1606 – Torino 1663) e Maria
Giovanna Battista di Savoia Nemours (Parigi 1644 –
Torino 1724). Due figure emblematiche della storia
europea, che esercitarono il loro potere declinato
al femminile per affermare e difendere il proprio
ruolo e l’autonomia del loro Stato. Le azioni politiche e le committenze artistiche delle Madame Reali
testimoniano la ferma volontà di fare di Torino
una città di livello internazionale, in grado di
dialogare alla pari con Madrid, Parigi e Vienna. In
mostra oltre 120 opere, tra dipinti, oggetti d’arte,
arredi, tessuti, gioielli, oreficerie, ceramiche, disegni ed incisioni. Si ripercorre la biografia delle due
Madame Reali e si raccontano le parentele che le
collegano alle maggiori case regnanti europee, le
loro azioni politiche e culturali, le scelte artistiche
per le loro residenze, le feste sontuose, la moda

Paolo Rachetto

ria della Juve per Goalbook
Edizioni che è arrivata alla
terza edizione nel 2018 e
sempre per Goalbook ha
pubblicato i due volumi
'Alla ricerca del calcio perduto'.
(r.c.)

È tutta scena

'Madame Reali, cultura e potere
da Parigi a Torino'
e la devozione religiosa. L’allestimento, progettato
dall’architetto Loredana Iacopino, sviluppa un itinerario attraverso la vita di corte in epoca barocca,
negli stessi ambienti in cui vissero le due dame,
documentate non solo nella loro immagine politica, ma anche in quella più intima e femminile. Le
opere esposte provengono da prestiti di collezionisti privati e di importanti musei italiani e stranieri: il Polo Museale del Piemonte, con ritratti dalla
quadreria del Castello di Racconigi, i Musei Reali di
Torino, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, le Gallerie degli Uffizi e il Museo degli Argenti
di Firenze, il Museo dei tessuti e il Museo di Belle
Arti di Lione, il Museo del Rinascimento di Ecouen,
il Museo del Prado di Madrid, il Museo del Castello
di Versailles.

nato Io Ti Amo” e di altre
produzioni bianconere. Ha
scritto 9 libri, tra cui: 'Tutti
gli uomini che hanno fatto
grande la Juventus' e 'I colori della Vittoria'. Le maglie che hanno fatto la sto-

Pirandello, calcio, Juve:
quante cose in comune...

P

er gli appassionati del calcio
ed in modo particolare per i
tifosi bianconeri l'appuntamento
è quello di sabato sera all'Allianz
Stadium con Juve-Roma. A fare
da contro canto teatrale alla sfida
pallonara, il Teatro Carignano
propone un classico di Pirandello: 'Così è (se vi pare)'. La
trama della pièce e l'autore della
commedia thriller già rimandano, di per sé, alle antiche sfide
tra la Juve di Boniperti e la Roma
di Viola in un racconto sfumato
tra verità del campo ed interpretazione dei presunti errori
arbitrali. Di fatto però l'opera
portata in scena da Filippo Dini
descrive in modo dettagliato
l'intero mondo del circo barnum
del calcio. In maniera specifica
tutta la narrazione giornalistica e
non solo che coinvolge la Juve in
questa stagione. Il mistero della
signora Frola e del signor Ponza,
suo genero, assume i contorni
surreali di un sogno in cui i veri
pazzi sono i pettegoli che stanno a guardare. Il confronto tra
i personaggi si consuma come
un gioco al massacro violento e
crudele. L'allestimento si muove in una dimensione onirica e
surreale: non c'è realtà, non c'è
verità, se non quella mutevole

soggettiva dell'inconscio e del
sogno, in un palleggio continuo
di attribuzione della pazzia. Il
folle è il signor Ponza che crede
defunta la moglie ancora viva o
è matta la signora Frola che ha
perso il senno dopo la morte
della figlia? Allo stesso modo leggendo le cronache pallonare di
questo campionato un ingenuo
lettore vedrebbe come tutte le
contendenti della Juve abbiano
giocato proprio contro i bianconeri una partita memorabile.
Partendo dal Chievo eroico alla
prima di campionato. Passando
dalla Spal padrone del terreno
di gioco. Senza dimenticare il
Napoli 'desarrizzato' ed europeizzato da Ancelotti. Per finire
con Inter e Toro che proprio
partendo dal match giocato contro la Juve hanno consolidato le
proprie aspirazioni a vincere la
futura Champions League... Poi

uno guarda la classifica e trova
46 punti: 2 soli punti di differenza rispetto al bottino pieno.
Dove sta quindi la pazzia? Dini
nel suo Pirandello ci indica una
strada alternativa: pazzi sono i
borghesi del paese, gretti e pettegoli che osservano e giudicano
dal di fuori, simili agli spettatori
di un grande show permanente
come del resto è il mondo attuale. Allo stesso modo dicasi degli
"esperti" invidiosi a cui non resta
che attaccarsi ad rigore su Zaza,
ad un palo di Gagliardini, ad una
spallata di Ronaldo... Dopo JuveRoma, tra la lettura di qualche
vana protesta per un presunto
rigore non dato, trovate un po'
di tempo per andare a teatro ed
in modo particolare per andare a
vedere Pirandello. Vi sembrerà di
continuare a stare nel mondo del
pallone.
Don Moreno Filipetto

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Cinema e Musica

'Bohemian Rapsody', il film che fa discutere i fans dei 'Queen'
Campione di incassi al botteghino ma pubblico e critica hanno stroncato lo stravolgimento della storia reale

Q

uesta sono le settimane dove al Cinema
sta spopolando un
film sulle vicende di Freddie
Mercury e dei Queen. Tanti
milioni spesi per la realizzazione, ma diverse centinaia
di milioni già incassati nel
mondo, e non è ancora finita. Ci sono già persino degli
spettatori che si stanno ripresentando al botteghino
per vederlo di nuovo. Eppure alcuni fan intransigenti
sono rimasti delusi, quasi
offesi, da quanto hanno visto. Anche la critica ha piallato il film senza mezzi termini, perché la storia reale
è stata stravolta su decine
e decine di punti, molto e
poco importanti. Proviamo a
scomporre alcune riflessioni
su più livelli. Cominciamo
con la parte bianca della
medaglia. La realizzazione
complessiva e visiva è magnifica. L’attore che interpreta Mercury (Rami Malek)
è stato bravissimo, da Oscar
probabilmente. Il Brian May
del film (Gwilym Lee) è praticamente identico a quello
vero. Le espressioni del viso
sono le stesse, anche nelle
scene dei dialoghi semplici,
dove non c'è musica. È impressionante. Forse dei 4 è
addirittura quello più simile
all'originale. Bravi anche gli
altri due. Bella la ricostruzione visiva di Wembley alla
fine del film, perché quello
è uno stadio che poi negli
anni è stato ristrutturato, ed
è diverso oggi. Buoni anche
molti altri sosia di personaggi dell’epoca, così come di
storici concerti dei Queen in
generale. La voce di Mercury però non è quella dell’at-

tore, bensì quella di un cantante canadese, imitatore di
Mercury, ed è la cosa migliore di tutto il film. Con un'altra voce, quella dell'attore
stesso o simili, sarebbe stato
un film mediocre.
La voce di Marc Martel, mista a piccoli tratti della voce
vera di Mercury, è la colla
che tiene insieme tutto quello che c'è di buono in tutto il
film. Da la credibilità necessaria al tutto. E se si parla
di musica e di qualunque
biopic, la voce da proporre bisogna curarla in modo
maniacale. Nel caso di Mercury poi, le cose sono tremendamente più complicate
che per molti altri artisti. La
sua voce era molto particolare, quindi serviva una specie di miracolo, e tutti coloro
che lo hanno realizzato sono
riusciti a farlo. Veniamo ora
alla parte nera della medaglia. Spesso si dice che i film
vanno presi sempre con le
molle, perché per rendere
accattivante un film bisogna
che la storia venga infarcita
anche di segmenti/elementi
che tengano piacevolmente
alta l’attenzione dello spettatore. Quindi la fantasia è
una sorta di “male necessario” un condimento di
cui non si può fare a meno.
Questo è vero, ma fino ad
un certo punto. Ci sono dei
limiti, perché in questo caso
stai raccontando una storia
vera, e una biografia di una
persona realmente esistita,
non puoi stravolgere troppo
i fatti. Anche perché sono
fatti recenti di cui si sa tutto, non stai raccontando la
storia di Gengis Khan, lontanissima nel tempo, su cui

hai un po' di materiale ma
devi riempire i buchi con
elementi che non sappiamo
e possiamo solo ipotizzare/
inventare.
I fatti anche in questo caso,
come in ogni film per carità,
li puoi colorare un po', puoi
affinare i dialoghi rispetto
a quelli originali, li puoi interpretare in modo più utile
ad essere coinvolgenti, puoi
aggiungere dei segmenti/
stratagemmi, visivi e non,
che possano dare al film una
confezione complessiva più
bella, ma poi ti devi fermare.
Licenza poetica si, diamola, viva la generosità, ma
in questo preciso caso dal
dito poi si sono presi tutto
il braccio. Partiamo dal presupposto che raccontare 20
anni di favolosa carriera in
un paio d’ore è praticamente impossibile, eppure troppe cose non tornano. Tanto
per cominciare, Il film si
ferma al Live Aid del 1985,
e così si è deciso di tralasciare la seconda parte di
carriera dove, dal punto di
vista strettamente intrattenitivo e cinematografico, ci
sarebbero delle cose narrativamente belle, interessanti, poetiche e drammatiche...
Oltre che, a livello musicale,
fondamentali per arrivare
all’essenza dei Queen. Dal
punto di vista cinematografico e drammaturgico in
quella sezione temporale c'è
una miniera d'oro.
Anche tenendo conto solo
della piacevolezza e raccontabilità della storia, nel
dopo Live Aid, per esempio, ci sono il concertone di
Wembley del 1986 (uno dei
concerti più belli e completi
di sempre), la malattia, l’album Innuendo, brani come
'A kind of magic', 'The Miracle', 'One Vision', 'Friends Will Be Friends', 'Who
Wants To Live Forever', 'I
Want It All', 'These Are the
Days of Our Lives', 'The
Show must go on' (con tutto il suo tragico significato),
l'album 'Made in Heaven'
registrato in Svizzera da
solo, mentre Mercury si curava, e uscito postumo, ecc.
Queste sono solo le prime
cose che vengono in mente.
La scelta di fermarsi al 1985
è francamente incomprensibile. Altro errore imperdonabile del film è la malattia
(HIV) anticipata di diversi
anni rispetto alla realtà, con
lo scopo di rendere drammatico il finale del film. Viene stravolta completamente

l’essenza dei Queen e della
loro storia, dove la malattia
diventò ad un certo punto,
per forza di cose, protagonista musicale involontaria
(diagnosticata nel 1987, comunicata agli altri nel 1989
e non nel 1985, e diventata
ufficiale per il pubblico nel
1991, poco prima della morte). E si può continuare per
ore con altri errori minori,
ma non del tutto trascurabili. Falso il fatto che ad
un certo punto il gruppo si
sciolse e si riformò poco prima del Live Aid, a causa del
contratto da solista firmato
da Freddie. Il gruppo si prese una pausa di comune accordo, ed il primo ad uscire
come solista fu Roger Taylor,
seguito da Brian May. I Queen non si sono mai sciolti.
Falso dunque, il fatto che il
Live Aid fu la reunion della
band dopo anni di inattività.
Arrivarono all'evento dopo
aver pubblicato “The Works”, in cui sono incluse “Radio Ga Ga” e “Hammer To
Fall”, cantate infatti anche
al Live Aid stesso. E fecero
anche il “Works Tour” poco
tempo prima. Bob Geldof
inizialmente non era interessato ad avere i Queen
al Live Aid perché, sempre
poco tempo prima, suonarono in Sud Africa dove vigeva
la vergognosa Apartheid (la
risposta dei Queen fu cantare “We are the champions”
in faccia a tutti al concerto,
forse per sostenere provocatoriamente che loro di tutti i
presenti erano i più bravi). Il
Live Aid era già un successo
anche prima della performance dei Queen.
Ne volete ancora di strafalcioni? Andiamo avanti
allora. I 2 album solisti di
Mercury non sono robetta
scadente a scopo di lucro,
come fanno quasi intendere nel film, lì dentro ci sono
delle belle hit. Freddie non
ha mai rivelato alla famiglia di essere omosessuale.
Fu Tim Staffel a presentare
Freddie a Brian e Roger, e
non si autopresentò come
si vede nel film. Freddie
non era alle prime armi
come musicista quando si
unì agli altri, perché aveva
già cantato con altre band.
La scena che lo ritrae con
l'asta del microfono che
casualmente si stacca dal
piedistallo e diventata poi
il marchio di fabbrica delle
sue interpretazioni è del tutto inventata (errore voluto,
ma trascurabile). John De-

acon non fu il primo bassista dei Queen. Paul Prenter,
collaboratore del gruppo,
fu licenziato un anno dopo
il Live Aid e non prima,
ma stava bene nella trama
del film il fatto che ci fosse
un "cattivo e viscido", che
trama alle spalle, da combattere e poi “purgare”. Il
periodo delle feste trasgressive ed esagerate di Freddie,
partirono dal periodo di Monaco nell'84 e non nell'80.
Il fidanzato di Mercury non
fece mai il cameriere a casa
sua, si conobbero in un pub.
La canzone fantastica che
da il titolo al film è nata in
modo diverso da come si
vede nella pellicola (4 differenti tracce unite insieme,
per cui Mercury si battè solo
contro tutti, perché nessuno
ne aveva capito la genialità),
e riguardo a questo non ci
fu mai una vera rottura con
la EMI. Fermiamoci qua,
può bastare. Strano quindi
il fatto che Brian e Roger
abbiano avallato e supervisionato questo progetto…
Il film sembra dunque più
una bella e buona operazione commerciale celebrativa
nei confronti di Mercury, più
che un modo per raccontarne la storia. Emozioni, can-

zoni, lucciconi e lacrimoni,
si è pensato solo a questo. Il
Cinema (per esempio “Ray”
del 2004, o “Bird” del 1988),
insegna che quando si vuole davvero, si possono fare
grandi cose raccontando
la vita vera di una grande
star. E in questo caso non ci
sono riusciti. Chi conosce e
ha amato davvero il gruppo
rimane perplesso, perché
ovviamente quando si segue la trama del film e si sa
che nella realtà le cose sono
andate in modo molto diverso, rimane un po' di amaro
in bocca. Detto tutto ciò il
film è bello, coinvolgente e
tecnicamente molto ben fatto. Per ciò che riguarda chi
scrive, rimarrà sempre il ricordo negli occhi dell’ultimo
video di Mercury “These are
the days of our lives”, senza
trucco, col volto emaciato e
sofferente, e il commovente
primo piano con cui ci ha
salutati tutti. E le sue parole finali “I still love you”.
Ecco, già solo questo vale
più di tutto il film di cui si
parla qui. Detto questo, per
chi andrà a vederlo, buona
visione e buon divertimento
a tutti, ci mancherebbe.
Antonio Catapano

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L

a Miss bianconera per JuveRoma è Laura Emilia Nencu.
Laura Emilia, raccontati ai
nostri lettori
Sono nata in Romania a Siret Suceava
nel 1996, ma sono in Italia dall'età di
9 anni, e vivo a Predosa in provincia
di Alessandria. Fin da piccola amavo
lo sport e giocavo a calcio. Purtroppo
però non mi hanno permesso di
inserirmi in una squadra maschile e
quindi ho poi dovuto smettere.
Calciatrice mancata dunque.
Ma mi risulta tu abbia anche
un'anima artistica...
Vero. Sono sempre stata appassionata
di arte ed ho studiato estetica,
diventando un'ottima truccatrice.
Però ho svolto molti lavori: dogsitter,
barista, fiorista, cameriera, aiutocuoca per sperimentare cose nuove
ed imparare a cavarmela in tutto.
Ora però sei una modella...
Si, circa 3 anni fa mi ha contattato
qualche fotografo, ma ero restia.
Da qualche mese invece ho deciso
di intraprendere questa attività con
convinzione, per diventare modella
professionista. Anzi fotomodella,
perché sono alta 1,70 metri. Ora
cerco di rendere le mie fotografie
un'arte.
In bocca al lupo, allora. E invece
quali sono le tue passioni oltre
la Juve?
Gli animali. Mi piace prendermi cura
di loro. Li amo molto, anche perché
sono sempre cresciuta con piccoli
animali, cosi puri e dolci.
(ale.co.)

amc_juvetoro@yahoo.com

LAURA EMILIA, MISS 'JUVETORO',
DA CALCIATRICE A MODELLA

(Foto Max Lanz e Stefano Siro)

L'Oroscopo 2019

A cura di Elis

ARIETE (21/03-20/4)
Sarete protagonisti indiscussi in questo nuovo anno, che si prospetta intenso fin dall’inizio.
Con Saturno e Plutone finalmente alleati avrete un appoggio sicuro su cui contare e poter
avviare senza esitazioni i vostri progetti. Anche in amore rinsalderete i rapporti altalenanti e
basterà un vostro passo in avanti per sanare qualsiasi contrasto. Attenti a non rivendicare ciò
che non vi appartiene più, se una storia d’amore è finita rinunciate e ricominciate daccapo.
Chi invece ritroverà la stabilità affettiva potrà vivere serenamente!

TORO (21/04-20/05)
Il 2019 inizia con un energico Urano che vi metterà addosso l’adrenalina e vi farà partire
spediti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Le vostre iniziative, dapprima magari un po’
contrastate dai familiari che hanno paura di un eventuale fallimento, trarranno invece
benefici dall’appoggio dei pianeti che, tutto sommato, sono dalla vostra parte. In ogni
caso, i progetti migliori vedranno la luce e avranno buoni risultati. Non mancheranno le
incomprensioni col partner, che non appoggerà le vostre scelte ed essere tra due fuochi
non sarà affatto piacevole!

GEMELLI (21/05-21/06)
Sarà un anno molto importante per le relazioni sincere, soprattutto grazie alla forte influenza
di Venere. Troverete un perfetto equilibrio e questo vi aiuterà moltissimo anche sul lavoro.
Chi vi frequenta vi troverà più simpatici e anche più affascinanti. Naturalmente dovrete
meritarvi il successo, ma la sicurezza che vi dà la persona amata influenzerà notevolmente
le relazioni sociali e tutto procederà senza intoppi. Le vostre abilità comunicative, proprie del
segno dei Gemelli, faranno il resto!

CANCRO (22/06-22/07)
La buona posizione degli astri riserva per tutto il corso dell’anno situazioni gratificanti sia
nel settore sentimentale che in quello lavorativo. A sostenervi ci sono Giove e Urano, due
pianeti che vi permetteranno di realizzare anche i sogni finora rimasti nel cassetto. Sarete
pronti ad agire con una disinvoltura invidiabile verso qualsiasi situazione e finalmente le
vostre decisioni prenderanno sviluppi interessanti. Nettuno consiglia di rivedere le strategie
un campo finanziario, mentre Giove dà vigore e vitalità nell’ambito delle amicizie!

LEONE (23/07-23/08)

SAGITTARIO (23/11-21/12)

Ordinati e razionali, sarete attenti a tutto ciò che potrà farvi avanzare verso la completa
realizzazione dei vostri desideri. La presenza autorevole di Giove nel vostro segno protegge
ogni vostra iniziativa e il suo sostegno è la carta vincente che vi permette di portare avanti
le vostre ambizioni. I pianeti però vi esortano ad avere più attenzioni per la famiglia, visto
che Nettuno potrebbe rendere instabili i rapporti consolidati, e l’armonia potrebbe essere
solo un lontano ricordo. Affrontate di petto le situazioni che non vi stanno a genio e trovate
la soluzione per placare qualsiasi discussione.

Si apre un anno eccellente per voi del Sagittario, la stimolante presenza nel segno di Giove
e Mercurio è in grado di darvi lucidità, capacità intellettiva e tanta voglia di espandere
le vostre conoscenze in campo professionale. Potrete affermarvi anche in settori finora
poco sfruttati e gli astri invitano ad allargare le conoscenze per dare vita a nuove iniziative.
Nettuno consiglia di non perdere di vista le questioni familiari ma a far vivere le situazioni
affettive con più trasporto e sensibilità ci penserà Giove, che darà tutte le opportunità per
costruire un amore solido e duraturo.

VERGINE (24/08-22/09)

CAPRICORNO (22/12-20/01)

Grinta e iniziativa saranno due qualità che mostrerete di possedere in qualsiasi settore
lavorativo. Nonostante Urano si mantiene sempre in opposizione, e certe situazioni vi
staranno strette, cercherete di ritagliarvi il vostro spazio per raggiungere i traguardi desiderati.
Giove si dimostra un alleato prezioso e si adopera per allargare il gruppo delle amicizie,
moltiplicando le occasioni di incontro. Fronteggerete al meglio qualsiasi imprevisto anche
in caso di cambiamenti di lavoro. Non trascurate gli affetti, come spesso vi accade, potreste
ritrovarvi soli a combattere le vostre battaglie!

La spinta di Urano sin dai primi giorni dell’anno accentua la vostra vivacità, ma qualità come
diplomazia e affettuosità saranno i segni che vi distingueranno. A completare il quadro sono
la vostra determinazione e una volontà di ferro, incrollabile anche di fronte ad ostacoli di
grande entità. Plutone vi invita comunque ad essere più prudenti nelle scelte professionali,
forse un rinnovo di ambienti e di frequentazioni sociali sarebbe un bene per mettere in
evidenza il vostro talento. Niente mezze misure, quindi, neanche in amore: darete sempre
il massimo anche nei sentimenti e chi vi ama lo sa bene!

BILANCIA (23/09-22/10)

ACQUARIO (21/01-19/02)

Il 2019 promette bene dal punto di vista finanziario e con Giove al vostro fianco avrete la
possibilità di potenziare le vostre entrate. Plutone vi offre un appoggio ancora più completo
ed estende il suo raggio d’azione nelle amicizie, che saranno un vantaggio non di poco
conto per farvi conoscere. Le ostilità in amore quest’anno praticamente scompariranno, ma
dovrete mettere in atto delle strategie mirate se volete che le relazioni durino di più. Avete
tutte le carte in regola per trovare l’amore vero, basta solo volerlo!

SCORPIONE (23/10-22/11)
Sarà un anno di soluzioni valide per molti problemi che vi trascinate da tempo. Molte
situazioni che vi hanno visto impegnati e stressati si concluderanno positivamente. La
protezione di Giove vi trasmette felicità a piene mani, avete carisma e fascino e questo vi
darà autorevolezza nella gestione dei rapporti con gli altri. Emanerete energia positiva che
attrarrà non solo la persona che avete al fianco ma vi aiuterà a trovare amici e persone
sincere su cui fare affidamento. L’oroscopo raccomanda però di non lasciare che il successo
vi dia troppo alla testa.

Vi aspettano programmi importanti in questo nuovo anno e anche situazioni personali
complesse da risolvere, che devono essere affrontate! Potrebbe verificarsi anche uno
scontro iniziale con chi amate, il che vi metterà in seria difficoltà! Giove e Marte vi invitano
alla prudenza, ma annunciano problemi sulla gestione della vita privata con la professione,
che non volete assolutamente abbandonare. In vostro aiuto arriverà Plutone, che metterà
sulla vostra strada appoggi importanti e amicizie che vi permetteranno di realizzare le vostre
ambizioni. E pace sarà!

PESCI (20/02-20/03)
Dinamici e sempre particolarmente emotivi, sarete coinvolti in eventi e iniziative nient’affatto
noiose. Giove vi facilita i compiti e vi sentite autorizzati ad azzardare e ad osare, anche in
campo finanziario. Potrete imbattervi in occasioni irripetibili, che dovrete cogliere senza
pensarci un secondo! L’oroscopo 2019 indirizza le vostre aspirazioni lavorative verso
importanti settori, ma anche in amore sarete più spregiudicati e la vostra vivacità sarà
un’autentica calamita per attirare passioni fatali.

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