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Eterotopia niente è come sembra Salvatore Pannone estratto primi capitoli .pdf



Nome del file originale: Eterotopia niente è come sembra - Salvatore Pannone- estratto primi capitoli.pdf
Autore: Naruto87

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Salvatore Pannone

ETEROTOPIA
Niente è come sembra

Youcanprint Self-Publishing
1

Titolo | Eterotopia – Niente è come sembra
Autore | Salvatore Pannone
ISBN | 9788827862407
© Tutti i diritti riservati all’Autore
Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il
preventivo assenso dell’Autore.
Youcanprint Self-Publishing
Via Marco Biagi 6, 73100 Lecce
www.youcanprint.it
info@youcanprint.it
2

Ciao, se hai scaricato questo file, vuol dire che il mio nuovo
romanzo ha destato il tuo interesse (e ti ringrazio).
Ho deciso di proporti per intero alcuni dei primi capitoli del libro,
così che tu possa farti un’idea migliore sulla storia, e decidere se
vale la pena acquistare Eterotopia.
Se questi estratti ti sono piaciuti, ti invito a seguire la mia pagina
Facebook (“Salvatore Pannone”), dove troverai tante altre curiosità
su Eterotopia e anche qualche offerta promozionale sul romanzo.
Il libro è acquistabile sia in formato cartaceo che digitale.
Grazie per l’attenzione e… buona lettura!

3

1

Correva l’anno 2520. A Eterotopia erano le 12 esatte e, come ogni
giorno a quell’ora, un megafono presente in tutte le consorterie,
lanciava sempre lo stesso messaggio attraverso una dolce e
sensuale voce femminile:
«Salve a tutti, è il grande consiglio di Eterotopia che vi parla.
Nell’augurarvi una serena giornata nella nostra paradisiaca
Nazione, ci preme ricordare a tutti voi la sanguinosa guerra che
abbiamo combattuto per garantirvi una civiltà che rasenta la
perfezione. Affinché nessuno dimentichi cosa abbiamo fatto per
voi, riviviamo insieme la nostra storia» da quel momento in poi, il
racconto fu accompagnato da tutta una serie d’immagini proiettate
nel cielo di ogni consorteria «il mondo nel 2300 aveva accumulato,
nel corso dei secoli precedenti, livelli talmente alti di corruzione,
odio ed egoismo, che gli interessi dei singoli magnati di stirpi
inferiori avevano ormai la priorità su tutto, anche sulle vite umane
dei membri della dinastia pura. Scoppiò in quell’epoca una guerra
di dimensioni mondiali che durò oltre mezzo secolo. Il conflitto è
passato poi alla storia come la “guerra secolare”. Le conseguenze
furono catastrofiche. Non è certo se vi furono vincitori, ma
sicuramente ci furono molti vinti. Ciò che del mondo era
sopravvissuto decise di allearsi e tutti si stanziarono nell’unica
metà del pianeta rimasta ancora abitabile, il resto poteva dirsi solo
terra e polvere. Mezzo miliardo di persone e meno di metà pianeta
era ciò che restava dopo la guerra secolare. Dopo la catastrofe,
però, si realizzò un’alleanza che portò a un illusorio periodo di
pace. Stirpi diverse si unirono, creando un suicidio genetico che
contaminò la dinastia pura. Sheldon, che propose questa idea di
Nazione, fu poi eletto primo consigliere. Alla Nazione fu poi dato
il nome di Paritatopia, la società dei paritari. Iniziò un’epoca in cui
il mondo cadde preda dei sangue-bastardi e degli impuri. Sheldon
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si rivelò essere un traditore del suo sangue. Nel giro di meno di un
decennio un tracollo economico si abbatté sulla Nazione, creando
un comprensibile malumore generale. La pace durò all’incirca un
secolo e, a inizio 2400, quando la crisi economica divenne
insostenibile, il nostro eroe Ruben si fece portavoce di un popolo
ridotto alla fame e alla schiavitù dagli impuri e guidò la rivolta che
portò alla stirpe pura e alla nascita di Eterotopia: Nazione fondata
sulla dinastia pura e sugli investitori, che ha ridato pace e
prosperità a tutti.
«Prima i cittadini di Eterotopia» divenne il suo, il nostro motto. Da
quel giorno in poi gli impuri tutti, Verro-n e i suoi complici sono
divenuti i nemici della grande Nazione, che protegge ogni giorno i
suoi figli dal seme del male gettato dai sangue-bastardi.
Eterotopia vive per voi cittadini affinché voi viviate per la vostra
terra. Tutto è perfetto, tutto è sereno. Il grande consiglio vi augura
una buona giornata. VA TUTTO BENE!».

5

2

Ad Eterotopia erano le 13 esatte e, come ogni giorno a quell’ora,
un megafono presente in tutte le consorterie, lanciava sempre lo
stesso messaggio attraverso una severa e dura voce maschile:
«Salve a tutti, il grande consiglio di Eterotopia, nell’augurarvi un
felice proseguimento di giornata nella paradisiaca Nazione che ha
costruito per voi, vi ricorda la lista degli otto reati creati dopo
l’abbattimento di Paritatopia. Reati meglio noti come gli “8
misfatti di Eterotopia”:
-reato di lotta di classe: i membri di tutte le consorterie (in
particolar modo le consorterie più basse) che formeranno un
movimento di sciopero o tenteranno di cambiare il loro status
sociale, commettono reato.
-reato di divulgazione di falsi storici non approvati dal consiglio:
gli unici testi che possono essere venduti/acquistati/letti sono quelli
approvati dai diplomatici a capo di Eterotopia.
-reato di riunioni non approvate: se in luoghi pubblici o privati si
radunano più di 50 persone senza pubblico permesso, è considerato
principio di boicottaggio ed è reato.
-reato di vilipendio: sarà considerato atto di vilipendio (e reato),
porre offesa lesiva dei valori riconosciuti dalla tradizione e dalle
leggi di Eterotopia.
-reato di unione alterata o suicidio genetico: sposarsi con persone
dello stesso sesso o con impuri è considerato reato. È possibile (per
quanto moralmente condannabile) soltanto una convivenza senza
alcun valore legale.
-reato di latitanza: gli impuri che lasciano l’ottava consorteria
senza i necessari permessi, sono considerati latitanti e commettono
reato.
-reato di oltraggio ai membri di consorterie superiori: ogni forma di
oltraggio (offesa, insulto o ingiuria) operata da un cittadino di una
consorteria inferiore verso una di ordine superiore è considerato
6

reato la cui gravità dipende dal tipo di oltraggio e dalla consorteria
in questione. Più è bassa la consorteria dell’accusato e più è alta la
consorteria dell’offeso, maggiore sarà la pena.
-reato di resistenza agli arditi: opporsi in un qualunque modo, sia
fisico che verbale, agli arditi è considerato reato. Gli arditi
agiscono su ordine del consiglio e opporsi a ciò che fanno, di
qualunque azione si tratti, equivale a opporsi al consiglio stesso.
La gravità di tutti i reati varia in base al tipo di consorteria di
appartenenza. Più è bassa la consorteria, più la pena è grave. La
pena per gli otto misfatti di Eterotopia è punibile da un minimo di
reclusione provvisoria a un massimo di pena di morte, a seconda
dei casi.
Tutto ciò è solo nel vostro e unico interesse».

7

5

Eterotopia era quasi tutto ciò che era rimasto del mondo a seguito
della guerra secolare prima e dell’abbattimento di Paritatopia poi.
Era una vastissima nazione, un unico Stato situato nella parte
occidentale del pianeta. Il mondo era quasi interamente gestito da
loro. Fuori dai confini di Eterotopia restavano enormi lande
desolate, abitate da anime disperate costrette a fare i conti con una
guerra quotidiana e con la carestia più totale. Molti cercavano
rifugio ad Eterotopia ma il consiglio e la popolazione locale non
erano favorevoli all’idea di condividere il paese con gli impuri.
Ciò che succedeva fuori dai confini della grande Nazione era cosa
misteriosa per tutti. Ogni giorno una verità diversa arrivava alle
orecchie dei cittadini. Quanto fossero vere quelle verità non era
certo.
Eterotopia era suddivisa in otto immense consorterie, o fazioni, che
andavano da nord a sud, ed era così strutturata.
Prima consorteria o consorteria dei diplomatici: era la fazione
principale, quella sovrana. Era la sede del consiglio. Qui
risiedevano anche i più potenti giornalisti, gentilmente ospitati dai
diplomatici per i quali scrivevano. Era, infine, la sede della
giustizia e dei tribunali, dove si emanavano le sentenze. Tutto ciò
che era potere decisionale si trovava nella prima fazione. Qui
risiedeva anche il teatro degli eroi, luogo di giustizia e
intrattenimento.
Seconda consorteria: consorteria degli arditi d’Eterotopia o, più
semplicemente, consorteria degli arditi. Era la sede delle forze
armate e dell’esercito. Erano gli unici, oltre ai membri della prima
consorteria, abilitati ad avere armi. Soldati pronti ad obbedire a
qualsiasi ordine proveniente dalla prima consorteria. Furono messi
in seconda consorteria per poter meglio difendere i diplomatici. In
realtà membri dell’esercito erano presenti in ogni fazione per
8

accertarsi che tutto procedesse regolarmente.
Terza consorteria: consorteria degli investitori (o degli abbienti). Il
loro lavoro era quello di investire crediti per produrre ancora più
crediti. Per riuscirci, si avvalevano del lavoro di pro-cap e impuri
con permesso. Qui vivevano gli uomini più ricchi e benestanti
(dopo i diplomatici). Si tenevano in questa fazione anche le loro
riunioni per raggiungere accordi di natura economica e
commerciale. Seppur in numero inferiore, v’erano arditi a far da
guardia contro cospirazioni.
Quarta consorteria: consorteria dei gran maestri. Qui avevano sede
le menti più brillanti di Eterotopia in ambito tecnologico e
scientifico. Era loro il compito di inventare nuove armi sempre più
potenti. Era ricolmo di uomini di scienza che lavoravano al
servizio del consiglio. Erano sorvegliati anche loro dagli arditi.
Quinta consorteria: consorteria dei sapienti. Era la fazione dei
dotti. Qui risiedevano le menti più acculturate in ogni settore
(escluso quello tecnologico e scientifico). Vivevano in buone ma
non eccelse condizioni, controllati, come tutti, dalle forze armate
per evitare tradimenti. Qui avevano sede tantissime biblioteche
tranne la centrale, che si trovava nella prima consorteria e solo in
pochissimi potevano accedervi.
Sesta consorteria: consorteria dei pro-cap. Era la fazione dei
corridori, il cui compito era quello di correre, correre e ancora
correre, per produrre, produrre e ancora produrre. Era il
raggruppamento di gran lunga più numeroso, qui risiedeva il cuore
del popolo. Immancabile era la presenza degli arditi per controllar
tutto. Si svolgevano però anche altri lavori, alcuni dei quali
costringevano a spostarsi tra fazioni per trasportare materiali, posta
o altro. Era una fazione nel complesso priva di risorse ma chi
l’abitava appoggiava felicemente il consiglio di Eterotopia, che
ogni giorno ricordava loro di come lavorava per garantire a tutti un
paradiso in Terra.
Settima consorteria: consorteria degli esautorati, degli emarginati.
In questa fazione vivevano gli esclusi, le persone che avevano
perso tutto, che non riuscivano più a correre e non producevano.
Chi smetteva d’esser produttivo veniva declassato a esautorato ed
era costretto a vivere nella settima consorteria, una fazione ancora
9

più priva di risorse della sesta. Non c’era quasi nulla, se non
capannoni dove vivere in massa con un solo, scadente pasto al
giorno.
Ottava consorteria: consorteria degli impuri. Era la fazione dove
vivevano gli estranei senza permesso. Persone originarie di
nazioni situate aldilà di Eterotopia, prede della guerra e della
carestia. Il posto riservato a coloro che osavano varcare le soglie
della grande Nazione era l’ottava fazione. Anche qui vi erano solo
capannoni e miseri pasti su una cornice di vuoto e polvere. Quella
consorteria era una gentile concessione di Meenark, primo
consigliere di Eterotopia, poiché Mappino (consigliere suo alleato)
voleva abbatterla e impedire in qualsiasi modo agli impuri di
sbarcare a Eterotopia.
Nella settima e ottava fazione vi erano ancor più arditi ad
assicurarsi che non ci fossero cospirazioni. Vi erano impuri anche
nella settima e sesta consorteria. Potevano vivere in sesta
consorteria solo quelli con permessi (altra gentile concessione di
Meenark, altro disaccordo di Mappino, che non voleva sporcare la
sesta fazione con sangue impuro).
La “nona consorteria”: la consorteria del culto o dei messaggeri del
Signore. In realtà non avevano una fazione nel senso geografico
del termine ma erano distribuiti in tutte le fazioni dalla prima alla
sesta su gentile concessione dei diplomatici. Siccome detenevano
una forte influenza popolo, erano anche noti come la nona
consorteria, in maniera simbolica.
C’erano rigide regole che regolavano i contatti tra le consorterie.
Era possibile andare da una fazione all’altra, fino alla sesta e non
oltre, anche se non sempre liberamente. Gli esponenti di prima
consorteria avevano libertà di spostarsi quasi autonomamente,
quelli di seconda potevano muoversi solo su ordine della prima
fazione, quelli di terza potevano andare senza permessi fino alla
sesta, ma dovevano avere dei permessi per andare nella prima o
seconda. Gli esponenti di quarta e quinta potevano andare alla sesta
e terza senza permessi, nella prima con permessi. I membri di sesta
potevano trasferirsi in quinta e quarta con permessi, in terza con
permessi speciali e in prima con permessi straordinari. Gli
emarginati di settima e ottava non potevano spostarsi per nessun
10

motivo oltre la sesta, previo permesso.
Era possibile essere declassati o promossi da una fazione all’altra.
Era facile essere declassati ma difficile essere promossi.

11

6

Era il mattino di un settembre inoltrato. Il clima era vittima dei
capricci di un’estate che non voleva arrendersi alla sua fine e di un
ombroso autunno che voleva trascinare tutti nella sua malinconia.
Questo era almeno quanto pensava Christopher, intento a finire la
sua colazione che prevedeva muffin, pane tostato e succo al gusto
di albicocca.
Chris era un ragazzo di vent’anni, altezza nella media («mi
mancano giusto quei due centimetri per raggiungere il metro e
ottanta» diceva spesso a sé stesso) e aveva dei capelli lisci e
abbastanza lunghi, pettinati all’indietro, nello stile “Brush back”.
Era oltremodo fissato con la sua pettinatura. La particolarità che
però lo contraddistingueva era il color grigio argentato sia dei suoi
capelli che dei suoi occhi. Un grigio argentato che accattivava tutti
quelli che incrociavano il suo sguardo ma a lui non dispiaceva
darsi delle arie in tal senso. Non era esattamente un belloccio, era
anzi di aspetto molto comune, quel raro colore dei suoi capelli e
dei suoi occhi era l’unico segno distintivo che aveva.
Chris viveva nella terza consorteria, la fazione degli abbienti, il
cuore pulsante dell’economia di Eterotopia. Un’economia basata
sulla produzione e sugli investimenti. Era il figlio di Turiel, uno dei
più grandi e ricchi investitori in circolazione. La sua fama era pari
solo al suo talento negli affari e alla sua spietata gestione degli
stessi. Era rispettato ma anche temuto da tutti, nel mondo
dell’impresa girava la voce: “O sei con lui o contro di lui”. Turiel
era un uomo molto duro, severo e inflessibile anche nella vita
familiare. Uno di quei mariti che lasciano ben poche iniziative e
responsabilità alla moglie, uno di quei padri che preferisce
l’imposizione severa di regole al dialogo costruttivo. Se la cosa da
un lato sembrava non pesare a Barbara, pesava invece (e molto) a
Chris che non aveva mai avuto un rapporto idilliaco col padre.
Barbara era la madre di Chris, era la personificazione del motto
12

“apparire conta più dell’essere”. Finta in tutto e dappertutto. Finta a
casa con la famiglia, finta con le amiche-civette della riunione
letteraria del mercoledì sera, finta nelle faccende extra domestiche.
Nessuno conosceva la vera natura di quella donna, probabilmente
ella stessa si era persa nelle sue maschere che abilmente indossava
in ogni singolo momento della giornata. Non c’era una parte del
suo corpo che non avesse subito almeno un intervento di chirurgia
estetica. Più che la madre, sembrava essere la sorella di Chris. Era
una specie di Barbie vivente: bionda e finta, come il noto pupazzo
che secoli addietro fece impazzire le donzelle in tenera età. Turiel
era invece imponente, persino la sua statura sembrava trasmettere
severità e paura. Chris era il suo opposto in tutto, visto il suo fisico
snello e il suo carattere riflessivo. Rifletteva su tutto, soprattutto di
sera, prima di andare a dormire. La sua mente si esibiva, senza il
suo permesso, in un monologo pregnante di riflessioni che
andavano dalle più banali questioni della vita quotidiana ai suoi
mal-esseri esistenziali. Inutile dire che faceva una fatica assurda ad
addormentarsi per questo.
Chris era, nella sua riservatezza, un amante di un pungente
sarcasmo che si divertiva ad utilizzare per provocare le persone.
Aperto al dialogo e sempre pronto a mettere in discussione le cose,
era però nato in una famiglia che portava orgogliosamente avanti
gli ideali territorialisti di Eterotopia. Era cresciuto nel segno di
un’educazione orientata alla difesa della dinastia pura dalla
contaminazione degli estranei. Viveva, inoltre, nella convinzione
che i pro-cap fossero meno dotati. Erano dei semplicioni che
amavano e sostenevano gli ideali di Eterotopia ma da cui era
meglio restare alla larga. Insomma, un ricco e benestante membro
della terza consorteria non poteva di certo condividere legami
affettivi intimi con un plebeo membro della sesta. Un pro-cap,
seppur difensore della grande Nazione, restava pur sempre un procap. Era cresciuto così, con queste idee che gli erano state
trasmesse, ed in parte le condivideva egli stesso.
La sua natura particolarmente riflessiva, però, lo portava alle volte
a mettere in discussione quegli autentici dogmi. Nell’ultimo
periodo stava vivendo una dura lotta interiore tra quella che era la
sua visione del mondo e quella strana voglia di metterla in
13

discussione per esplorare nuove e inaspettate verità.
Chris si apprestava ad iniziare i corsi del suo secondo anno di
formazione professionale. I corsi di formazione professionale
avevano preso il posto delle università, abolite da Meenark e
Mappino. Il primo consigliere considerava inutili le università,
troppo nozionistiche (a suo dire) e troppo poco pratiche.
«Ciò che serve ai giovani ragazzi di Eterotopia» disse una volta
«sono le tre “i”: investimento, informatica e intuito». Mappino, dal
canto suo, portava avanti la sua orgogliosa battaglia legata al fatto
che in sesta consorteria regalassero i voti alti agli esami.
«Siamo stufi di questi giovani pro-cap che non hanno voglia di fare
un cazzo dalla mattina alla sera» diceva fino a pochi anni prima
«che se ne andassero a fare in culo i giovani pro-cap. Il massimo
dei voti preso lì non equivale a una sufficienza presa tra gli
abbienti». Questo era il suo pensiero. Stranamente, da qualche
tempo a questa parte non lo diceva più, preso dalla battaglia agli
impuri. Stranamente, i pro-cap sembravano aver dimenticato quei
suoi attacchi ai loro danni, presi dalla lotta agli impuri.
Controvoglia e senza aver avuto alcuna voce in capitolo, studiava
per conseguire il titolo in “scienze e tecniche d’investimento” per
poter continuare l’attività di famiglia. Inutile dire che la sua vita
era stata già progettata in tal senso dal padre. A lui non faceva
impazzire la cosa, ma c’era da dire che aveva del talento nel
settore. “Buon sangue non mente” alcuni direbbero, vista la
bravura paterna.
«Chris, tesoro, muoviti o farai tardi al corso» gli disse Barbara, che
sembrava stesse recitando una parte. Lui annuì con la testa e,
svogliato come sempre, velocizzò i preparativi. Turiel non era in
casa, si era già avviato a lavoro per un’importante riunione con dei
colleghi. Chris ne era contento, poteva evitare quegli imbarazzanti
momenti di silenzio che c’erano ogni volta che mangiavano
insieme. Nessuno dei tre proferiva parola, alle volte anche per
pranzi e cene intere. L’alternativa di (poco) lusso erano le
conversazioni incentrate su frivolezze che appassionavano la
madre o duri discorsi contro i pro-cap e gli impuri da parte del
padre. Almeno per questa colazione era salvo.
Si pettinò i capelli nel suo stile “Brush back”, indossò un’anonima
14

maglia bianca a mezze maniche con sopra un elegante cardigan
nero, degno di un ricco membro di un’importante famiglia. Prese,
infine, la sua borsa a tracolla e si avviò. Prima di uscire notò che il
tappeto sulla porta d’ingresso era storto e lui odiava le cose storte,
non erano simmetriche. Lo risistemò con somma soddisfazione e
lasciò l’abitazione (viveva in una grande villa con giardino), ad
aspettarlo trovò Benjamin.
«Capitan spaghetto» gli disse sorridendo mentre gli stringeva la
mano. Ben era l’amico di sempre, un fratello acquisito più che un
amico. Entrambi figli unici, entrambi figli di investitori (il padre di
Ben era però nettamente meno ricco e importante di Turiel). Si
conoscevano da bambini e condividevano tutto, avevano
praticamente passato tutta la vita insieme e, anche se non se lo
dicevano mai, si volevano un gran bene. Capitan spaghetto era,
comunque, il suo fiero e orgoglioso soprannome.
Ben era anch’egli alto nella media, qualche centimetro in meno di
Chris, aveva dei capelli a frangetta di un marrone molto scuro e
degli occhi dalla forma stranissima: erano leggermente, ma non
totalmente, a mandorla. Caratterialmente era meno riflessivo di
Chris e un po’ più istintivo. Aveva una personalità “leggermente”
eccentrica. Si ritrovava per questo sempre al centro dell’attenzione,
coi suoi modi di fare teatrali e con il suo abbigliamento grottesco.
Quella mattina, per esempio, indossava una camicia ricamata di un
rosa molto scuro, piena di stravaganti fantasie cucite sopra. Chris
rammentava spesso la sera del suo diciottesimo compleanno,
quando Ben fu l’ultimo ad arrivare alla festa, creando già col suo
ritardo una certa attesa. Quando gli invitati ormai giunsero al limite
dell’umana sopportazione, d’improvviso si spensero tutte le luci
lasciando illuminato soltanto l’ingresso, dove comparve Ben con le
mani al cielo innalzanti il suo regalo e la colonna sonora del “Re
Leone” a fare da accompagnamento.
«Il momento più epico di sempre» diceva lui.
C’era però da dire che, aldilà di un atteggiamento sempre
stravagante, sapeva “contenersi” e restare (quasi) serio nei contesti
che richiedevano una certa formalità e la grande Nazione ne era
piena! C’era da aggiungere che ad Eterotopia v’erano telecamere
dappertutto, per le strade, per le piazze, fuori e dentro ogni edificio
15

pubblico. Soltanto le abitazioni ne erano prive, l’unico posto
dunque dove non si era osservati era a casa propria. I diplomatici
asserirono che si trattava di una misura di sicurezza per anticipare
ogni eventuale crimine. Chris e Ben, però, consideravano quella
misura cautelare un’autentica violazione della privacy e un
potenziale mezzo per controllare la vita di ogni singolo cittadino
ma guai a dirlo in giro. Bisognava essere attenti a pesare ogni
singola parola, pena guai seri con la giustizia.
Ben e Chris studiavano per conseguire lo stesso diploma di
formazione professionale e quella giornata avevano in programma
due lezioni mattutine, dunque avrebbero pranzato a casa.
«Allora? Al mio tre?» chiese Ben sornione.
«Non mi risparmi nemmeno oggi?» gli rispose annoiato Chris.
«Giammai, piuttosto la morte» fu pronta e teatrale la replica di
Ben.
«Eh va bene…».
«UNO, DUE…TRE» e al “tre” entrambi mostrarono il braccio
destro. Appena sotto la spalla avevano ambedue una cicatrice a
forma di edera, una pianta che simboleggia l’amicizia. Cicatrice
che sembrava avere per loro un grandissimo valore, lo dimostrava
quel sorriso complice che si scambiarono al momento in cui
compirono quella sorta di rito giornaliero.
Arrivati al grande edificio dove si svolgevano i corsi, entrambi
furono sottoposti al controllo identificativo visivo. Bisognava
mostrare gli occhi a un sensore che rilevava e mostrava, attraverso
una proiezione, tutti i loro dati. Nome, cognome, età e provenienza.
La grande Nazione era molto intransigente sotto quell’aspetto. Se ti
presentavi privo di documenti in un qualsiasi posto, rischiavi
seriamente di sporcare la fedina penale. Nei corridoi incontrarono
poi Tanus, che frequentava il loro stesso corso.
«Ehilà, Tanus» gli disse quasi urlando Ben, mentre lo salutava
platealmente con la mano.
«Come va, ragazzi?» chiese questi, messo un po’ in imbarazzo
dagli atteggiamenti di Ben.
«Bene, bene» gli rispose Chris «telecamere a parte».
«Perché? Cos’hai contro le telecamere?» chiese con un filo di
perplessità Tanus.
16

«Mi sento spiato nella mia intimità» ammise Chris «insomma, non
c’è più privacy».
«Il grande consiglio usa le telecamere per proteggerci, dovresti
esserne grato invece di lamentarti» ribatté Tanus, la cui perplessità
fece posto a una franca rabbia.
«Proteggerci o controllarci?» rispose Chris, beccandosi poi una
gomitata da Ben, segnale che certe cose proprio non bisognava
dirle.
«Se non ti piacciono le telecamere, forse hai qualche scheletro
nell’armadio. Hai qualcosa da nascondere?» stavolta il tono di
Tanus divenne pungente e accusatorio. Chris prese fiato per
rispondere ma a prendere le sue difese fu Ben e lo fece a suo,
grottesco, modo.
«Quando fai la cacca, ti chiudi dentro il bagno a chiave?» gli
chiese.
«S-si, perché?» rispose, non senza sorpresa, Tanus.
«Beh, forse la cacca è solo una scusa funzionale a nascondere i tuoi
loschi piani. Se non avessi niente da nascondere, lasceresti la porta
aperta».
«Ma che discorsi sono? Mi chiudo dentro per una questione di
privac…».
«HÀ» lo incalzò soddisfatto Ben «allora ci tieni anche tu alla tua
privacy».
«Non è la stessa cosa» borbottò Tanus, che poi li lasciò soli.
«Idiota» commentò a bassa voce Chris, salvo poi raggiungere con
l’amico l’aula della lezione.
Chris, dopo aver terminato le lezioni, salutò Ben e si avviò a casa
per pranzare. Per fortuna non avrebbe trovato ancora il padre, per
sfortuna la madre c’era sempre ma, a tenergli compagnia, ci
sarebbe stata Samanta.
Samanta era la sua ragazza ormai già da parecchio tempo. Aveva la
sua stessa età, era di pelle abbastanza abbronzata, sicuro più
colorita di quella biancastra di Chris. Aveva dei lunghi capelli neri
e lisci che o lasciava cadere ai due lati del viso o li teneva in un più
pratico codino. Era un po’ più bassa di lui, magra, con occhi scuri,
come i suoi capelli. Frequentava anche lei un corso di formazione
professionale, come quasi tutti i giovani rampolli di terza
17

consorteria, ma di un indirizzo diverso da Chris, sul versante
dell’educazione, che non prevedeva nessuna specializzazione dopo
i primi tre anni. Dopotutto, pur essendo di consorteria superiore,
era pur sempre una ragazza, e il consiglio di Eterotopia era in
questo intransigente: compito e dovere di ogni donna era legato
alla maternità, vero valore femminile.
“NON ARRABBIATE DONNE IN CARRIERA MA FELICI
MADRI DI FIGLI” era uno degli slogan principali di Eterotopia.
La grande Nazione era molto ferrea sulla questione. Per il
consiglio non c’era la necessità che anche le donne facessero
carriera, neppure quelle di terza o superiore consorteria. Era per il
loro bene, dicevano i diplomatici, stavano tutelando la loro felicità
e i loro valori di madri e mogli. Per Meenark, primo consigliere
della grande Nazione, le belle donne avevano altri piacevoli doveri
(piacevoli per lui, s’intende). Le donne non attraenti o da lui
considerate troppo vecchie, cioè sopra i trent’anni, non potevano
offrire molti servigi. Mappino, dal canto suo, era stato chiaro con
la sua (ennesima) partner: lui, l’uomo, governava il paese, lei,
donna, era la governante di casa. Così era stato per le sue
innumerevoli ex mogli, così doveva essere per lei. Ebbene sì, un
uomo con svariati matrimoni falliti alle spalle e con un numero non
meglio precisato di figli illegittimi sparsi per Eterotopia, era uno
dei più accaniti sostenitori della famiglia tradizionale. In origine la
famiglia tradizionale era quella che prevedeva un uomo e una
donna che, dopo sposati, mettevano su famiglia. Con l’avvento di
Eterotopia a quanto pare il concetto di famiglia tradizionale era
stato svuotato di ogni suo significato e distorto a proprio
piacimento. Gente come Mappino andava totalmente contro la vera
famiglia tradizionale ma, paradossalmente, ne era portavoce.
«La famiglia tradizionale è quella composta da un uomo di dinastia
pura e una donna di dinastia pura» disse una volta. In altre parole,
se eri impuro o omosessuale, non eri tradizionale. Se collezionavi
matrimoni falliti e concepivi figli illegittimi con delle oneste
meretrici, ma avevi il sangue “giusto” nelle vene, eri tradizionale.
Tornando a Samanta, ella aveva un carattere abbastanza
particolare, era loquace, sicuramente più di Chris, e aveva una gran
faccia tosta. Era furba, sapeva ottenere ciò voleva senza esporsi
18

troppo, era pur sempre una donna e non era il caso farsi notare
troppo per le proprie ambizioni. Sapeva raggirare le persone e
rigirare le cose con grande maestria. Chris aveva nel frattempo
raggiunto casa sua, percorse il grande giardino che costeggiava
l’ingresso, salutò con la sua ineccepibile educazione uno dei suoi
domestici (che proveniva dalla sesta consorteria) e aprì la porta.
«SONO A CASA» diede una voce e poi posò con cura le chiavi,
preoccupandosi di metterle nel giusto ordine. Lo avevamo detto,
no? Odiava le cose non-simmetriche.
«Bentornato, mio caro investitore in erba» questa maliziosa voce
non era quella della madre.
«Samanta, sei già qui?» rispose lui vedendola uscire dal salotto.
Indossava un vestitino nero, sulle cui spalle lasciava cadere i
capelli del medesimo colore.
La giovane abbiente gli sorrise. Si diedero un bacio figlio più della
convenzione del momento che non della passione, e si avviarono
subito in cucina dove, ad attenderli, c’era la madre. Barbara si era
piazzata, come sempre, davanti al maxi proiettore che i riccastri di
terza consorteria usavano come televisione, e lasciava che fossero i
domestici ad occuparsi di tutto.
«Allora? Tutto bene la mattinata?» chiese lui quasi con formalità,
era cresciuto così, col tenere certi comportamenti legati al “buon
gusto”.
«Solite cose. Sai, non ci fanno fare tanto là dentro, ci ricordano
solo in continuazione di quanto sarà bello diventare mamma un
domani» rispose lei un po’ seccata dalla cosa.
«Non ti lamentare, pensa che in sesta consorteria manco lo
permettono alle donne di frequentare corsi di formazione
professionale. È quasi impossibile per gli uomini lì, figurarsi per
loro».
«Sì ma…» ribatté Samanta, salvo poi fermarsi. Avrebbe voluto
dire “non è giusto” ma poi si trattenne. Lei agiva in maniera molto
indiscreta, non era il caso di esporsi troppo, nemmeno a casa del
suo ragazzo. Si aveva sempre l’impressione di essere osservati ad
Eterotopia, persino nelle abitazioni private, unico posto privo di
telecamere.
D’un tratto le vibrò il cellulare, lei gettò uno sguardo al messaggio
19

che le era arrivato e sorrise.
«Scommetto che è quell’idiota di Leonard» sbottò Chris. Era cosa
rara che reagisse d’istinto ma Leonard non gli andava per nulla a
genio.
«La smetti di essere geloso?» rispose lei, sembrava farlo apposta a
metterci sempre quella punta di malizia nel porsi.
«Difficile essere gelosi del nulla» ribatté lui con fare snob, aveva
ripreso subito il suo solito autocontrollo.
«Il “nulla” in questione è figlio di uno dei più importanti membri
della terza consorteria e si appresta a prendere le sue eredità»
Samanta sembrava proprio divertirsi a provocarlo.
«E allora? La cosa vale anche per me».
«Tuo padre è ancora più potente però» disse Barbara, inserendosi
nella conversazione.
«E più ricco» concluse con ambiguità Samanta.
«Resta il fatto che è un belloccio sciupafemmine che ti sbava dietro
e tu gli dai sempre corda» rispose Chris, provando a mantenere
l’attenzione della conversazione sulle sue gelosie da lui negate.
«È solo molto gentile con me, non essere paranoico».
«Ultimamente passi più tempo con lui che con me» ribatté lui ma
sempre con fare snob, non voleva perdere la calma, era una sua
prerogativa.
Il loro principio di discussione e litigio venne però spento da
qualcosa che attirò la loro attenzione. Era iniziata la nuova puntata
di corteggiatori amatoriali, un programma televisivo che Barbara
amava e che Chris odiava. Era una specie di talk show dove
c’erano donne e uomini corteggiatori e donne e uomini corteggiati.
I corteggiati dovevano scegliere alla fine del programma uno solo
fra i loro corteggiatori. La presentatrice era una donna (a Chris
sembrava più un uomo) di mezza età che, nonostante lo studio
dove registravano fosse strapieno di sedie, sedeva a terra.
«Samanta, hai saputo? Oggi Jessica fa la sua scelta» disse tutta
eccitata Barbara.
«Chi lo sa chi sceglie» rispose con finto interesse Samanta, sempre
pronta ad assecondare il prossimo per convenienza.
«È un programma trash per retrogradi menti plebee. Madre, mi
stupisci che guardi certe cose» disse Chris con sufficienza.
20

La puntata tipica di corteggiatori amatoriali prevedeva la presenza
di bellocci senza cultura alcuna da una parte e dall’altra, che però
sembravano ignari della loro pochezza intellettuale e culturale ma,
anzi, erano sempre pronti a far la morale al prossimo. C’erano
anche degli opinionisti in studio, dello stesso (discutibile) livello
dei corteggiatori e dei corteggiati. L’opinionista più amata dal
pubblico era Pina, una donna più finta di Barbara, che dispensava
ramanzine e lezioncine a tutti, nonostante lei non ne fosse
minimamente all’altezza.
Di programmi come corteggiatori amatoriali ne era strapiena la
televisione, almeno quella gratuita. Solitamente a guardarli però
erano le casalinghe e le donne tutte della sesta consorteria. La
televisione era uno dei mezzi preferiti dal consiglio per intrattenere
i pro-cap. I diplomatici preferivano che il popolo non badasse
troppo alle questioni di maggiore importanza del paese. Era per
tutelarli, dicevano.
Finito il pranzo, Chris e Samanta trascorsero anche il pomeriggio
insieme per dedicarsi a una sorta di progetto che portavano avanti
per i rispettivi corsi di formazione.
D’un tratto, durante lo studio condiviso, Chris tirò fuori un suo
vecchio quaderno e, con la coda dell’occhio cercò (e trovò) la
complicità di Samanta prima di aprirlo. Così tirò fuori un logorato
foglio con su scritto qualcosa. Il foglio conteneva un vecchio
poema dei ribelli, ancora fedeli a Paritatopia, si intitolava “Vento
di primavera”. Quel testo era illegale e loro lo sapevano
benissimo, ma erano stranamente attratti da quel documento. Lo
comprò Chris a un mercato nero, senza farsi riconoscere né vedere
da occhi indiscreti, non era il caso destare sospetti. Quella
sensazione di essere osservati c’era sempre.
Sapevano che possedere testi non approvati dal consiglio era uno
dei misfatti di Eterotopia ma non riuscivano a liberarsene. Quel
pomeriggio, sincronizzando voci e battiti del cuore, lessero il
poema:
«Vento di primavera:
Resisti, resisti oppresso
E mostrami misericordia
21

L’inverno sta tramontando
La primavera è alle porte
Spazzerà via ogni disuguaglianza
E porterà vento di speranza
Resisti, resisti oppresso
E mostrami misericordia
L’era dei giganti finirà
E con essa dissolta sarà l’ingiustizia
Libertà sarà data al popolo
Voce sarà data ai resi muti
Resisti, resisti oppresso
E mostrami misericordia
Lo senti il vento di primavera?
Accarezza il tuo viso puro
Hai combattuto e sei caduto
Ma il tuo sacrificio ha portato libertà
Hai resistito e hai vinto, oppresso
Hai mostrato la tua misericordia
Sei caduto da uomo libero
Hai spezzato il disincanto degli oppressi
Aprendoli alla rivoluzione»
Lo leggevano spesso insieme e, ovviamente, di nascosto, era il loro
segreto. Era la cosa che, più di tutte, in quel momento li legava.
Non sapevano spiegarsi perché fossero attratti da quel poema e
cosa li spingesse a nascondere un documento illegale. C’era come
una voce dentro di loro che li spingeva ad andare oltre quella
paradisiaca Nazione che i diplomatici avevano creato per loro.
Proprio mentre finirono di intonare il poema, sentirono la voce del
padre di Chris che era tornato dalla riunione di lavoro.
Subito Chris nascose il documento, se il padre lo avesse scoperto
sarebbero stati guai serissimi.
Nel frattempo le prime ombre del tramonto stavano calando il
sipario in terza consorteria e Samanta doveva tornare a casa.
22

«Io mi avvio» gli disse, facendo poi cenno al ragazzo di
accompagnarla fuori. Si avviarono rapidamente in soggiorno e la
ragazza salutò Turiel, che ricambiò con la solita composta severità
nello sguardo. Nel mentre Samanta indossava il giacchettino leggero
che aveva portato con sé, Barbara proiettò la nuova edizione del TG
sul canale nazionale. Il telegiornale del canale nazionale, questo
andava precisato, era gestita da un gruppo di azionisti con a capo
Meenark. Dunque il primo consigliere della grande Nazione era anche
a capo della maggiore rete di informazione presente, nonché di molti
giornali. Soltanto reti minori e poco seguite (perché poco
pubblicizzate) avevano come direttori persone estranee al consiglio.
Ciò comportò che la maggioranza dei cittadini (specialmente i procap) avevano come principale fonte di informazione quotidiana la rete
gestita da affiliati di Meenark. Il primo consigliere concesse però a reti
minori il permesso di eleggere i propri direttori senza il benestare del
grande consiglio. La loro informazione era, dunque, più svincolata ma
meno seguita di quella “nazionale”. Avevano a disposizione meno
mezzi, meno canali e meno orari. Tutto ciò era, paradossalmente, una
gentile concessione di Meenark visto che Mappino premeva affinché
nessuna forma di informazione fosse svincolata dal consiglio.
Secondo Mappino, infatti, tali reti portavano avanti i dettami di
Paritatopia e volevano soltanto attaccare i membri del consiglio.
L’inviato, intanto, stava presentando un servizio che decantava di
come le condizioni economiche del paese erano nettamente migliorate
sotto la guida di Meenark e di come i pro-cap in sesta consorteria
potevano vivere una vita agiata grazie ai sacrifici e ai meriti del
consiglio di Eterotopia.
«Siamo in uno dei mercati della sesta consorteria» disse l’inviato
«possiamo constatare come le persone stiano tutte comprando svariate
provviste a dimostrazione del fatto che vivano una condizione
economica favorevole. Ma ora intervistiamo un passante» e nel dire
ciò si avvicinò a una signora di mezza età «ci dica, vedo le sue buste
della spesa piene, come mai?».
«Perché costa tutto pochissimo, posso comprare tante cose» rispose lei
sorridente.
Chris era convinto che la signora che decantava le ricchezze della
sesta consorteria con buste della spesa strapiene era la stessa
23

signora che, quando al potere vi era il CD (gruppo all’opposizione
di Meenark), si lamentava dei prezzi altissimi. Diceva, in quel
servizio, che doveva chiudere il suo negozio a causa delle tasse
altissime messe dal CD ai piccoli investitori. Intanto l’inviato
concluse poi il servizio portando alcuni numeri:
«Nell’ultimo semestre la tassa sugli alimentari è scesa addirittura al
25%».
Barbara quasi si commosse a sentire tanta magnificenza del
consiglio verso i pro-cap ma Chris si sentiva sempre più confuso.
Era convinto che il semestre scorso dissero che la tassa era del 20%
e, dunque, era aumentata del 5%. Cercò conferme intorno a sé ma
mentre la madre era commossa della bontà di Meenark e il padre
non lo degnava nemmeno di uno sguardo, Samanta abbassò la
testa. Chris pensò che anche lei ricordava il suo stesso dato ma,
come suo solito, non voleva esporsi. Confuso, si disse che
sicuramente ricordava male, il telegiornale non avrebbe mai
dichiarato il falso.
Si passò nel frattempo a un nuovo servizio in cui si attaccava
duramente, tanto per cambiare, il CD. Il CD era l’unico gruppo di
aspiranti consiglieri legalmente riconosciuto tra quelli che si
avvicinavano alle idee di Paritatopia. Per salvarsi dall’epurazione
di Meenark e Mappino, avevano venduto l’anima al diavolo.
Dell’ideologia di Paritatopia avevano ormai sempre meno. C’era
da dire che non avevano amministrato male la grande Nazione (ma
nemmeno bene) durante il loro mandato. Avevano tolto importanti
diritti ai corritori in sesta consorteria, cosa inaccettabile per un
gruppo che nasce dalle ceneri di Paritatopia, ma avevano anche
fatto quadrare i conti e ridotto la disoccupazione tra i pro-cap.
Nonostante ciò, Meenark e Mappino li avevano distrutti
approfittando del loro potere mediatico e ormai tanta gente, specie
i pro-cap, li odiava, accusandoli di aver fatto cose negative mai
veramente fatte. Dopo il quotidiano attacco al CD, partì un nuovo
servizio su una nuova ondata di impuri che era sbarcata sulle coste
di Eterotopia, sulla sponda della nona consorteria. Ultimamente ne
arrivavano sempre di più, a causa della guerra e della carestia che
affliggeva i loro paesi o le lande desolate che erano rimaste di essi.
Il mondo civilizzato era quasi tutto ad Eterotopia e ciò che restava
24

di questi paesi era preda di distruzione e perenne guerra da oltre un
secolo ormai.
Intervistarono Mappino. Mappino era un uomo di mezza età o
poco meno, con la faccia rotondetta. Mappino odiava terribilmente
gli impuri e, proprio ora, stava ripetendo per l’ennesima volta la
sua solita cantilena.
«Devono tornare a CASA LORO» diceva «vengono prima i
cittadini di Eterotopia».
Chris non lo aveva mai avuto in particolare simpatia ma si sentiva
solo. Samanta, come sempre, non lo appoggiava, non apertamente.
La madre credeva a tutto ciò che sentiva dal telegiornale nazionale
e il padre sosteneva apertamente l’ideologia anti-impuri.
«Vedi te se queste bestie devono venire a delinquere nella nostra
grande nazione» disse, con disgusto, Turiel.
«Ma dai pà» gli rispose il figlio «sono comunque persone e
scappano da situazioni di vita disagiate. Non dico che dobbiamo
sporcare il nostro sangue, lasciandoci contaminare, ma perlomeno
dobbiamo accoglierli».
«NON DIRE IDIOZIE» gli urlò Turiel «non ho cresciuto un
rammollito perbenista, bada a come parli. Sembri una zecca
parassita con certi discorsi». Turiel era solito fare così, era severo e
imponeva le cose. Non era per il dialogo. Dopo aver richiamato il
figlio, ci fu un momento di silenzio. Barbara appoggiava la lezione
che il marito aveva dato al figlio, Samanta temeva Turiel tanto
quanto Chris, e quest’ultimo decise di non controbattere. Non
aveva nessuna intenzione di discutere col padre, sapeva che
sarebbe stata solo una perdita di tempo.
Nel frattempo il telegiornale continuò e Chris, nel vedere ancora
Mappino intervistato (in mezz’ora di telegiornale, 20 minuti erano
dedicati solo a lui e Meenark), ripensò a quando, tempo addietro,
parlava sempre male dei pro-cap. Li definiva “fannulloni”, dei
“pecorari”, “gente che non c’ha voglia di fare un cazzo dalla
mattina alla sera”, e affermava che lui non voleva mantenere dei
parassiti. Ad un certo punto, quasi improvvisamente, iniziò a
parlare bene di loro, al grido di “prima i cittadini di Eterotopia”.
Chris si chiese cosa lo avesse fatto cambiare idea sui pro-cap. La
differenza principale tra il periodo in cui parlava malissimo di loro
25

e il periodo in cui aveva iniziato a elogiarne i pregi, stava nel fatto
che era diventato capo-gruppo del suo movimento. Da qualche
annetto, infatti, aveva deciso di voler diventare primo consigliere
del paese. I panni di braccio destro di Meenark gli stavano stretti.
Anche i panni che indossava gli stavano stretti, visto che era a un
panino dal diventare egli stesso un panino. Aveva un panzone
figlio di alcol e cibo di merda. Cibo rigorosamente delle
consorterie superiori (non quelle schifezze tipiche dei pro-cap, che
ora improvvisamente amava), ma pur sempre cibo di merda.
Dunque aveva nuove ambizioni, ma per realizzarle aveva bisogno
dei voti di tutti, pro-cap compresi. Che il suo improvviso amore per
loro fosse collegato al suo desiderio di diventare primo
consigliere? Intanto nel servizio in cui lo intervistavano, stava
presentando la sua idea di cacciare gli impuri da ogni fazione.
Meenark, dal canto suo, aveva una linea un po’ meno estremista di
Mappino sul tema impuri. Li considerava inferiori, certo, ma con i
dovuti permessi potevano stare perlomeno in sesta consorteria con
i pro-cap. Mappino, invece, non li voleva in nessuna fazione.
Nel frattempo un’altra giornata stava terminando nella “paradisiaca
Eterotopia”.

26

7

Le luci dell’alba diedero vita a un giorno molto importante per
Isabelle, si poteva anche dire che era il giorno più importante della
sua vita. Quella mattina Isa doveva sostenere il test d’ingresso per
poter accedere a un corso di formazione professionale a numero
chiuso. Il corso in questione era “storia e archeologia”. Isa amava
ricostruire la storia dai reperti archeologici come poche altre cose e
voleva approfondire la sua già buonissima cultura in materia.
Aveva quasi diciannove anni e aveva da poco finito le superiori,
cosa non scontata visto che viveva in sesta consorteria. I figli dei
pro-cap solitamente iniziavano a lavorare molto giovani e non
riuscivano a conseguire nemmeno un diploma di scuola superiore.
Molti, invece, si ritrovavano senza istruzione e senza lavoro, ed
erano a rischio quotidiano di essere declassati. Il consiglio li
incentivava a seguire le orgogliose orme dei padri e a “fare grande
la patria anche col lavoro quotidiano”. Insomma, se nascevi procap, morivi pro-cap. La classe sociale di nascita ti segnava nella
maggior parte dei casi fino alla morte. C’era, però, una piccola
parte di ragazzi della sesta consorteria che riusciva a ottenere il
diploma di scuola superiore e una parte ancor minima di essi
tentava anche la via dei corsi di formazione professionale. Il
consiglio non reputava necessario che anche i pro-cap facessero
carriera, ma se si imbatteva in qualche talento, cercava di portarlo
sotto la propria cerchia.
Isabelle era indubbiamente un talento nel suo campo ed era, nel
complesso, una ragazza molto intelligente. Aveva dei lunghi
capelli mossi che, ondulati, scendevano in due file fino alla schiena
ed erano di un marroncino molto molto chiaro, quasi biondo. Dello
stesso colore erano i suoi occhi. Era alta nella media, snella e in
forma. Di pelle chiara, aveva dei lineamenti del viso dolci tanto
quanto i suoi modi. Ma non bisognava farsi ingannare da questo,
Isa era un vero e proprio spirito libero. Se Samanta poteva dirsi
27

un’ambiziosa, Isa era una sognatrice. Lei sognava in grande, amava
la storia, leggere e viaggiare. Voleva visitare tutta Eterotopia e ciò
che c’era fuori dai suoi confini. La sua voglia di libertà non
conosceva frontiere mentali. Purtroppo, però, doveva fare i conti
con tante frontiere sociali. Isa proveniva da una delle tante famiglie
povere della sesta consorteria. A pensarci bene pareva non esserci
nessun
pro-cap benestante. Isa era figlia unica, i suoi genitori,
Oliver e Amanda, erano sulla mezza età, entrambi bassi e paffuti.
Se da un lato non aveva ereditato la loro massiccia fisicità, aveva
dall’altro gli occhi del padre e i capelli della madre. I suoi genitori
erano gentili e molto affettuosi, sempre pronti a sostenere la figlia e
si impegnavano molto per farle mancare il meno possibile.
Amanda alternava la vita da casalinga a lavori occasionali nel
campo delle pulizie. Oliver era un corritore che lavorava
nell’impresa di Turiel ed era costretto a correre dalle 12 alle 14 ore
al giorno, in nero e con un credito mensile misero. Isa viveva in
una piccola casa che ostentava povertà in ogni sua parte ma
profumava anche di un sincero affetto verso di lei. Non le
importava di vivere in quelle condizioni, era legatissima ai suoi
genitori e non c’era condizione di povertà che potesse cambiare la
cosa. Purtroppo, però, quella povertà si era erta a montagna contro
i suoi sogni, che riguardavano passioni quasi proibitive in sesta
consorteria. Se sul piano teorico comprava tantissimi libri al
mercato dell’usato, sul viaggiare purtroppo non aveva mai messo
piede fuori dalla sesta consorteria. La cosa le pesava ma sperava di
cambiare rotta. Sul versante della formazione, lo dicevamo prima,
era il giorno del test d’ ingresso al corso a numero chiuso. Sperava
di superarlo e pagarsi gli studi con lavori occasionali. Aveva
studiato tanto ed era preparatissima. Purtroppo, però, lo studio di
per sé non bastava. Nella grande Nazione vigeva un sistema
tecnologico creato per gestire molte situazioni sociali. Lo
chiamavano il “sistema delle tessere”. In pratica ogni cittadino
della grande Nazione era provvisto di un piccolo e sottile
telecomando simile a un cellulare che permetteva, tramite
proiezioni digitali, di aprire una schermata contenente tutti i dati
identificativi della persona che si aveva di fronte e
di…VOTARLA. Tutti votavano tutti, e bisognava stare bene attenti
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a mantenere una media voti il più alta possibile perché da essa
dipendevano tante fondamentali cose. I voti si esprimevano in
tessere, che andavano da uno a dieci. Più tessere avevi più porte ti
si aprivano, letteralmente e simbolicamente. Infatti, in base al
numero di tessere, potevi beneficiare o meno di determinate cose.
Avere tante tessere permetteva, ad esempio, di avere accesso a
determinati lavori ma non soltanto. Le tessere davano anche dei
punti di base ai concorsi, di studio e di lavoro. Ai test d’ingresso si
partiva da un punteggio base che dipendeva dal proprio numero di
tessere. Ma una donna pro-cap, per legge, partiva da un numero
base di tessere bassissimo che, fra l’altro, non poteva superare un
certo valore. Le donne pro-cap partivano con tre tessere di base e
potevano ambire a un massimo di cinque. La legge non permetteva
di andare oltre. Isa aveva una media di quattro, che era più che
positiva per una donna pro-cap, ma le garantiva un punteggio
bassissimo al test. Rischiava di rispondere a tutte le domande
correttamente ma non entrare comunque ai danni, magari, di un
abbiente molto meno preparato di lei che, però, partiva con un
punteggio base molto maggiore. Infatti i membri delle prime
consorterie, specie gli uomini, partivano da un numero di tessere
di base molto alto. Le tessere, comunque, avevano contaminato
oltre ogni modo le relazioni sociali. La gente fingeva
continuamente di essere ciò che non era solo con l’obiettivo di
essere votati con un punteggio alto dagli altri. Altezzosi uomini
senza qualità conciati come divi persino nel condominio e panzane
donne pronte a omaggiarsi reciprocamente erano diventate scene di
ordinaria ipocrisia. Isa non accettava questo gioco ed era tra le
pochissime persone a non fingere, di conseguenza non era mai
andata oltre la media delle quattro tessere.
Quella mattina si svegliò presto per l’ansia e andò subito a fare
colazione nella sua piccola cucina che fungeva anche da altrettanto
piccolo salotto.
«Eccola qui, la mia futura archeologa» disse, fiera, la paffuta
madre.
«Mamma non lo dire, non ho ancora nemmeno fatto il test» rispose
Isa con un pizzico di scaramanzia che non le apparteneva. Era una
persona razionale ma l’ansia era talmente forte che cedette a quel
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modo di vivere scaramantico tanto caro dalle sue parti. Fece una
veloce colazione con due fette biscottate dure e sbriciolanti, senza
condimento alcuno, che non potevano permettersi. Prese la sua
borsa a tracolla usurata che aveva già preparato la sera prima,
indossò un giacchettino rosso di seconda mano e si avviò fuori
dove ad aspettarla c’era il padre, paffuto come la madre, che si era
preso un’ora di permesso dal lavoro per poterla accompagnare.
Aveva chiesto un giorno di permesso ma Turiel non ne aveva
voluto sapere, alla fine gli concesse una sola ora che gli sarebbe
stata sottratta dallo stipendio nonostante gliel’avrebbe fatta
scontare a fine giornata. Isa e Chris non si conoscevano pur avendo
i due genitori nelle vesti di corritore e investitore.
«Dai, stai calma che hai studiato» le disse il padre mentre la faceva
salire nella sua vecchissima auto. Lei gli sorrise dolcemente.
«Sono pronta» disse poi.
Prima di partire, il padre dovette fare benzina. Giunto allo
stazionamento più vicino, attivò la schermata digitale del suo
credito per pagare il self-service. La si attivava con un piccolo
telecomando e compariva tramite proiezione digitale. Ad
Eterotopia tutto funzionava con i crediti, che venivano usati per
pagare qualsiasi cosa. Il padre di Isa accedette al credito
giornaliero in maniera fugace e veloce, si vergognava di mostrare
alla figlia il suo bassissimo credito totale. Sottrasse poi il
necessario per poter fare benzina.
Durante il viaggio Isa ripensò alla gran voglia che aveva di
spiccare le ali e volare. Aveva un gran desiderio di vivere nuove
avventure ed era una ragazza molto determinata.
Il test si teneva in varie strutture, una per ogni consorteria. Quelli
di sesta lo facevano nella stessa, quelli di quinta nella quinta e così
di seguito. Arrivarono a destinazione, dove c’era poca gente in
attesa. Dopotutto erano in pochissimi della sesta consorteria a
tentare l’impresa di provare a iscriversi a un corso di formazione
professionale. Quei pochi erano incredibilmente tutti uomini, Isa
era l’unica ragazza ad essersi presentata e la cosa le mise ancora
più ansia. Cominciò a rimuginare su quanto fosse già difficilissimo
per un uomo pro-cap entrare, figurarsi per una donna.
«NON ARRABBIATE DONNE IN CARRIERA MA FELICI
30

MADRI DI FIGLI» ripeteva ogni giorno il megafono in ogni
fazione. Lei lo sapeva bene, ai piani alti di Eterotopia non c’era
spazio per le donne e per i pro-cap. Se poi eri donna e
pro-cap…beh, non c’era da aggiungere altro. Isa odiava Eterotopia,
così come la odiavano i suoi genitori. Erano in pochi a detestarla
perché la massa dei pro-cap sosteneva le linee ideologiche del
consiglio, e Isa questo non lo tollerava. Reputava vergognoso che
ci fossero queste discriminazioni verso le fazioni più basse, verso
donne e impuri. Tendeva infatti ad esporsi troppo, contenuta solo
dai genitori che la invitavano a non dare troppo nell’occhio ma lei
era così: un’anima libera. Aveva passato tutta la sua vita in una
gabbia resa d’oro grazie all’affetto dei suoi genitori, ma sempre in
gabbia era. I suoi sogni erano, però, troppo grandi e mai si sarebbe
arresa a un sistema che considerava ingiusto.
«In bocca al lupo» le disse il padre nel salutarla con un bacio sulla
guancia.
«Viva il lupo» rispose lei con gentilezza.
Scese dall’auto e si incamminò nella struttura dove si sarebbe
tenuto il test. Intimorita da tutte quelle telecamere pronte a seguirla
peggio di un’ombra, si unì alla coda di studenti in attesa
dell’identificazione obbligatoria. Raccolse tutte le sue forze per
non avvilirsi più del necessario.
«La libertà è uno stato mentale» disse a sé stessa a bassa voce.
Davide stava per sfidare Golia ma il coraggio da gigante lo aveva
lei!

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