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JUVETORO n. 14 JUVE ATLETICO bassa OK .pdf



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GIORNALE DEDICATO AI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno x - N. 14 - 12 MARZO 2019 - SETTIMANALE GRATUITO
Il Punto

Squadra Ospite

L'Intervista

Numeri e Statistiche

Clamorosa 'remuntada'
oppure 'flop' europeo?
Allegri si gioca tutto

Dal dicembre 2011
impera solo il 'cholismo'.
Unico problema gli infortuni

Darwin Pastorin: “Primo quarto
d'ora decisivo, indirizzerà la partita.
Sono ottimista ad oltranza”

Le speranze della Signora
affidate a CR7. Simeone
imbattuto contro Madama

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10-11

BRIVIDI CHAMPIONS
JUVENTUS-ATléTICO MADRID | MARTEDì 12 MARZO ORE 21

IN UNA COPPA CARATTERIZZATA DA SORPRENDENTI RIMONTE, LA 'VECCHIA SIGNORA'
TENTA L'IMPRESA DI RIMEDIARE LA BRUTTA SCONFITTA DELL'ANDATA
SUBITA AL 'WANDA METROPOLITANO'

TUTTI I GIORNI 1€*
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Il Punto

Clamorosa 'remuntada' oppure 'flop' europeo?

D

entro o fuori. Senza
appello. Juve-Atletico è lo spartiacque della stagione europea
bianconera. Passare il turno e rilanciarsi alla conquista della Coppa dalle
'Grandi orecchie' oppure
essere eliminati ed esporsi
alle feroci polemiche post
fallimento
continentale.
Perchè Madama, quest'anno, era stata progettata per
vincere anche in Europa,
non solo in Italia dove sta
per collezionare l'ottavo
scudetto consecutivo. Inutile ricordare lo sforzo economico senza precedenti compiuto in estate per
l'acquisto di Ronaldo. E gli
innesti di Cancelo ed Emre
Can uniti al ritorno di Bonucci (per vincere subito,
si diceva...). E le grandi – e
giustificate - aspettative
della proprietà, dirigenza
e tifoseria/clientela. Nel
luglio scorso l'asticella si
era alzata clamorosamente, farla cadere già ai pri-

mi di marzo produrrebbe
uno tsunami dai risvolti
imprevedibili dalle parti
della Continassa. Un flop
sportivo totale, una perdita economica notevole.
CR7 e compagni arrivano
al ritorno degli ottavi con
l'acqua alla gola. Logica
conseguenza di una gara
d'andata sciagurata, specie
nel secondo tempo, dove lucidità, carica agonistica e
disposizione in campo dei
'colchoneros' hanno avuto
nettamente la meglio. Un
disastro inatteso per la Signora. Allegri e il suo staff
sono responsabili di tutto
ciò? Certo che si. D'altronde, chi altro ha il dovere di
condurre un gruppo verso i
traguardi prefissati? Inutile appellarsi agli infortuni,
perchè tutte le big d'Europa hanno fatto i conti con
l'infermeria. Inutile anche
elemosinare il sostegno dei
tifosi, rispolverati improvvisamente dalle cantine
per organizzare la 'bolgia'.

Si è voluto trasportare il
teatro Regio nella bombonera Stadium e ora ci si
lamenta? Quando tratti i
paganti da clienti, in ossequio alla logica del turbobusiness imperante nel
calcio moderno, non puoi
affidarti, nel giorno del
giudizio, alle antiche passioni popolari. Allegri (su
indicazione
societaria?)
anche in questo, ha dimostrato scarsa coerenza,
come nel caso dell'uscita
dalle piattaforme 'social',
sporche e cattive. Ma non
erano così brutte, queste
diavolerie virtuali, anche
prima di perdere a Madrid? Coerenza e lucidità,
già. Detto questo, c'è ancora un match di ritorno da
giocare per ridare orgoglio
ai colori bianconeri e salvare il salvabile. Nel calcio
tutto è possibile, come dimostrato dalle altre quattro gare degli ottavi disputate la settimana scorsa.
Certo, Ajax e Manchester
sono compagini che volano
sulle ali dell'entusiasmo,
scortate da una condizione
fisica/mentale invidiabile e
senza avere nulla da perdere. E non bisogna dimenticare che le due 'sorprese'
di questi ottavi hanno sfidato fasi difensive (quelle
del Real e del Paris) altamente ballerine. La Juve,
al contrario, non sembra al
top in nessun asset decisivo. E si troverà di fronte la
squadra che meglio di ogni
altra al mondo conosce

cosa significa difendere un
fortino assediato. Simeone,
in questo, è un Maestro, la
sua abilità nel predisporre
linee Maginot è inversamente proporzionale al suo
bon ton in panchina. Ci vorrebbe la miglior Juve per
passare il turno, capace di
sfruttare la grande qualità
dei singoli di cui dispone.
Qualità che inducevano
tutti i bookmakers, prima
del capitombolo madrileno,
ad elevare la Signora tra le
prime tre favorite per la
conquista
dell'agognato
trofeo. Ma qualcosa, o molto, è andato storto. Uscire
almeno a testa alta, come
dicono alcuni, non significherebbe nulla. La dignità
doveva essere preservata
già al Wanda Metropolitano. Era d'obbligo arrivare

nella bolgia dei 'materassai' nelle migliori condizioni, come promesso dal tecnico livornese da dicembre
in poi. Al netto delle chiacchere martedì sera la Cassazione del terreno di gioco
emetterà la sentenza sportiva. La speranza è l'ultima

a morire. I 'miracoli' agonistici sono sempre possibili. Ci vorrebbe un colpo
di reni fenomenale, degno
dei migliori ciclisti che cercano la rimonta (remuntada?) in volata. Col rischio
però di rotolare per terra.
Roberto Grossi

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Carlo Bianchi
Salvino Cavallaro
Alessandro Costa
Massimo Fiandrino
Paolo Rachetto
Marco Sanfelici
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
amc_juvetoro@yahoo.com

Servizi fotografici
Salvatore Giglio, Manuela Viganti
Editore
AMC - Art Media Communication
Direttore Editoriale
Gianni Castaldo
amc_juvetoro@yahoo.com
Pubblicità
amc_juvetoro@yahoo.com
Stampa
I.T.S. SpA
Distribuzione gratuita agli ingressi esterni
degli stadi torinesi, eventi e canali commerciali

Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa - Tel. 011 0201860

Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015. Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali: Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17.30 DI VENERDÌ 8 MARZO 2019

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Gli altri Ottavi di finale

Le sorprese di questa pazza edizione Champions
Fuori i campioni in carica del Real, umiliati dall'Ajax. Out anche il Paris. Ora a chi tocca?
lare, avendo rinnovato fino
all'eta di 43 anni il contratto
con il Psg: avrà ancora altre
opportunità per provare a
vincere la Coppa.

Q

uante emozioni finora
negli ottavi di finale
della Champions League. Incredibili rimonte,
caterve di gol, risultati pazzeschi e grandi club che già
salutano a marzo la "coppa
dalle grandi orecchie". Vediamo cos'è successo nelle
prime quattro gare e cosa
potrà accadere nelle altre
che si giocheranno tra martedì e mercoledì prossimi.
AJAX UMILIA REAL
Zidane e Cristiano Ronaldo lo avevano capito che la
terza Champions di fila era
stato ottenuta con un pizzico di fortuna e soprattutto
spendendo le ultime risorse
di molti giocatori del Real
Madrid. Insomma il ciclo
era finito. Prima Lopetegui
e poi Solari predicavano
(non ascoltati) nel deserto. Se nella Liga il Real già
annaspava, in Champions i
quarti di finale sembravano in cassaforte dopo il 2-1
di Amsterdam. Tanto è vero
che Sergio Ramos nel finale
di partita si era fatto ammonire apposta per scontare la
squalifica al ritorno. L'Uefa
non ha gradito (squalifica
raddoppiata) la stupidaggine del centrale madridista,
gli dei del calcio nemmeno.
E cosi l'Ajax ha maramaldeggiato 4-1 al Bernabeu.
TOTTENHAM AGEVOLE
Gli Spurs invece non hanno
subito rimonte dal Borussia Dortmund, anzi, dopo
aver leggermente sofferto
solo nel primo tempo si sono
addirittura imposti nella
ripresa. Dopo la vittoria a
Londra per 3-0, gli inglesi
infatti hanno vinto 1-0 con
gol di Kane. E ora il Tottenham si auspica un sorteggio
benevolo, per approdare
in semifinale. Pochettino
questa volta vuole togliersi
grandi soddisfazioni.
ROMA FA LA STUPIDA
AD OPORTO
Dopo la semifinali dello

scorso anno, il sorteggio
aveva regalato alla Roma la
più agevole delle avversarie
possibili per questi ottavi: il
Porto. Che all'andata i giallorossi stavano dominando
con un secco 2-0, fino al
gol lusitano che riapriva i
giochi. Ad Oporto invece,
dopo la scoppola pesante
rimediata nel derby contro
la Lazio, la Roma ha resistito solo 26 minuti prima del
gol di Tiquinho, rimediando
con penalty di De Rossi. Ma
nella ripresa Marega e nei
tempi supplementari il rigore di Telles hanno spento
i sogni di gloria giallorossi.
Una crisi tecnica e societaria che farà saltare molte
teste nei prossimi mesi. Di
Francesco, intanto, è già
saltato. Per un tecnico messo in discussione ormai da
troppi mesi è forse la fine
di un incubo perché le colpe
maggiori della troppo altalenante stagione giallorossa
non sono certo le sue.
I RED DEVILS
BEFFANO IL PSG
Non è bastato l'arrivo di Buffon per dare al Paris Saint
Germain maggiore personalità a livello europeo. Eppure
dopo il 2-0 dell'Old Trafford
sembrava una formalità per
i parigini il passaggio del
turno anche perché in terra
albionica i francesi avevano
tenuto il campo alla grande evidenziando anche un
buon equilibrio complessivo
di squadra, elemento che
era sempre mancato negli
anni precedenti. Invece la
doppietta di Lukaku, spezzata dal gol di Bernat, ha
fatto tremare il Psg fino al
recupero, benché bastasse l'1-2 per qualificarsi ai
quarti. E cosi la beffa del
gol di Rashford al minuto 94
ha fatto nuovamente piangere Buffon e compagni.
L'ex portierone bianconero,
nonostante l'eliminazione e
un grave errore commesso
nella seconda rete avversaria, si può comunque conso-

BAYERN MONACO-LIVERPOOL
Che sfida anche all' “Allianz
Arena”! Due squadre abbonate alle vittorie in Champions, e potenziali vincitrici
di Bundesliga e Premier League (anche se non sarà per
nulla facile avere la meglio
sul City). I bavaresi hanno rimontato un pesante distacco dal Borussia Dortmund, e
faranno valere la loro esperienza per prevalere da qui
a maggio sull'ex squadra di
Jurgen Klopp. Quella attuale di Klopp, invece, contende
al City di Guardiola la Premier, dopo che il Liverpool aveva accumulato (e poi
dissipato) un buon margine.
All'andata fu pareggio a reti
bianche. Il Liverpool punta
quantomeno ad un pareggio con reti. Dopo la finale
dello scorso anno, per i Reds
sarebbe uno smacco l'eliminazione agli ottavi. Ma lo sarebbe anche per il Bayern,
sempre grande protagonista in Champions. Insomma
una finale anticipata, come
d'altronde lo è Juve-Atletico
Madrid.
BARCELLONA-LIONE
Messi e compagni speravano di chiudere il discorso
qualificazione già a Lione.
Ma i francesi, come prevedibile, si sono chiusi in difesa
strappando un pari importante. I catalani dovranno
quindi stare molto attenti
per evitare beffe tra le mura
amiche del “Camp Nou”. Un
pareggio con reti sarebbe il
sogno dei lionesi, segnare
subito due reti per togliersi

I motivi per cui credere
nell'epica rimonta bianconera

V

anno per la maggiore le rimonte. Nel massimo torneo continentale, sembra che partire
pressoché eliminati, diventi ultimamente il
vero ed unico viatico al superamento del turno. Se
poi si è andati incontro ad una sconfitta interna,
pare quasi matematico che si vada ad espugnare il
campo avverso.
L'Ajax dei giovani ha ridicolizzato il Real Madrid al
capolinea; il Manchester Uniter rivitalizzato dalla
cura Solskjaer ha preso a schiaffi l'eterno incompiuto Paris Saint Germain; lo stesso Porto che ha
rimontato la Roma, approdando ai quarti dopo anni
di vacche magre. Perché dunque non credere che
questa tendenza non possa premiare la Juventus?
La “remuntada” è possibile, a patto che ci si creda
tutti quanti assieme. D'accordo, lo 0 a 2 è un risultato che non ha riscontro cospicuo di ribaltamenti e
se proprio la vogliamo dire tutta, nella storia juventina, mai si è riusciti nell'impresa. Esiste sempre una
prima volta, signore e signori. D'altra parte, chi ha
pagato cifre pesanti per essere all'Allianz Stadium
martedì sera, lo ha fatto certo perché crede nel “ribaltone”. Ci si deve credere, è obbligatorio crederci,
primi fra tutti gli spettatori. E poi i raccattapalle, i fotografi, gli stewards, gli addetti al catering. La struttura, pilastri e tiranti compresi. Ci si deve credere
perché la vittoria di Napoli consente di far rifiatare
le pedine che possono fare la differenza. Troppo
grande è il distacco per temere brutte sorprese in
campionato. Ecco allora che le energie si possono
spendere copiosamente per conseguire un traguar-

il pensiero l'obiettivo azulgrana. Il tasso tecnico dice
ampiamente Barcellona. Ma
il Lione va stanato, cosa non
facile vista la gara di andata.
CITY, OCCHIO AI TEDESCHI
Viste le rimonte accadute
nelle prime quattro gare
non saremmo tranquilli nei
panni del Manchester City,
altra favorita alla vittoria

do che avrebbe il prestigio delle grandi serate e la
proiezione a turni successivi con una concorrenza
sfoltita da un ottavo terribile. Ci si deve credere perché CR7 ci crede. Ci si deve credere perché Allegri ci
crede, molto più di tanti tifosi negativi che traggono
la loro negatività da un'indole assolutamente non
in sintonia con l'essere juventino. Perché la Champions League è l'obbiettivo primario della stagione,
poche storie. Uscire lascerebbe un retrogusto talmente amaro da renderlo insopportabile, anche se
uno scudetto val bene una stagione. È l'ossessione
di questa Coppa “maledetta” che rende obbligati a
crederci. Il motto bianconero non è 'fino alla fine'?
E che 'fino alla fine' sia. Perché ci si può qualificare
con un rigore da V.A.R. all'ultimo secondo, Porto e
Manchester Utd. lo stanno a testimoniare. Perché
mai non potrebbe capitare anche alla Juve? Saremmo tutti più felici e snelli, visti i kili persi per l'adrenalina a catinelle. È l'ora della storia e la storia non
si fa, senza fede.

finale. Vero che il 3-2 con
cui gli inglesi hanno espuganto l'Arena tedesca, in
una gara ricca di emozioni,
dovrebbe garantire almeno
un minimo di serenità in
una squadra ricca di talento, ma tutto può succedere.
Anche all'andata, infatti, le
difficoltà non mancarono
per gli uomini di Guardiola:
svantaggio ed espulsione di
Otamendi, poi il City ribaltò

Marco Sanfelici

il risultato con la splendida
punizione dell'ex Sané e il
gol nel finale di Sterling. Sarebbe d'altronde uno smacco anche cittadino farsi eliminare: i cugini 'reds', con
un'impresa sportiva, sono
riusciti a sbattere fuori il
Paris Saint Germain...
Alessandro Costa
Andrea Montanari

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Squadra Ospite

Dal dicembre 2011 impera solo il 'cholismo'
Simeone ha forgiato la squadra a propria immagine e somiglianza. Unico problema i troppi infortuni

E

rano tre settimane che si aspettava
questa data, la fatidica partita di ritorno degli
ottavi alla quale la Juve sta
pensando da tempo avendo,
buon per lei, ormai messo
in cassaforte il campionato.
Liga che invece per l’Atlético è più viva che mai. I
colchoneros sono rimasti gli
unici possibili pretendenti al
titolo anche se ormai quasi
tutti lo danno al Barça. Mai
dire mai con l’agguerrita
banda del 'Cholo' (vedasi
partita d’andata) e pronta
a vendere cara la pelle in
quel di Torino. Ma perché
'Cholo'? Letteralmente sta
per meticcio. Nomignolo o
vezzeggiativo che dir si voglia e che proviene da un
vecchio giocatore argentino del Vélez Sarsfield degli
anni 60, un tale Carmelo
Simeone che era stato battezzato appunto in questo
modo dai propri tifosi. Poi
quando alla fine degli anni
'80 apparse Diego Pablo
come giocatore dello stesso Vélez si appropriò del
soprannome prima come
“Cholito” e poi finalmente

come “Cholo”. Accezione
del termine che poi sfocia
nei giorni nostri in “cholismo” per il modo di giocare
delle sue squadre ed ancora
“Cholito” che poi non è altro
che suo figlio Giovanni, attaccante della 'Fiore', come
dicono da queste parti. Ma
tornando al nostro Simeone, in carica all’Atlético dal

dicembre 2011, sette anni
al comando di quella che
ai tempi veniva chiamata la
seconda squadra di Madrid
ma che da anni a livello nazionale ed europeo ha raccolto successi mai visti nei
suoi 116 anni di storia. Vittoria in Coppa del Re, Liga e

Supercoppa di Spagna oltre
alle due in Europa League
ed altrettante in Supercoppa d’Europa. Un allenatore
che interpreta appieno lo
spirito del club e soprattutto della sua squadra,
capace di dare una carica
incredibile ai suoi giocatori e ritrasmettendosela a
sua volta. La controprova si
ha vedendo il suo atteggiamento nell’area tecnica durante le partite, agitazione
constante, consigli, improperi ed una vasta gamma
di reazioni che provocano
fortissimi dolori di testa alle
terne arbitrali (per il quarto
uomo poi una disperazione costante). Il gesto della
partita d’andata è ormai
dimenticato e l’UEFA non
si è spinta più di tanto nelle sanzioni anche perché il
mea culpa è stato imme-

diato e tempo a Nyon ne
hanno avuto per decidere.
La mano sul basso ventre
pare sia stata una reazione
provocata e di galvaniana
memoria, frutto solamente
di una carica elettro-adrenalinica come se di un test
di laboratorio si trattasse e
niente più. Parlando della
squadra l’assetto non cambia e tanto più con un vantaggio di questo tipo fuori
casa. Parliamo del classico
4-4-2 con là davanti, causa
la squalifica di Diego Costa,
i soli Griezmann e Morata
con Kalinic e Correa pronti al rimpiazzo. Il centrocampo, causa l’altra squalifica di Thomas, prevede
Koke-Saúl Ñiguez-Rodrigo
e Lucas Hernández, sem-

SCHEDA E PALMARES ATLETICO
Fondazione: 1903
Presidente: Enrique Cerezo
Stadio: Wanda Metropolitano (67.703 spettatori)
Titoli Nazionali: 10
Coppe del Re: 10
Coppe Eva Duarte: 2
Supercoppe di Spagna : 2
Uefa/Europaleague: 3 (10, 12, 18)
Coppa delle Coppe: 1 (62)
Supercoppe Europee: 3 (10, 12, 18)
Coppa Intercontinentale: 1 (74)
Finali Coppa Campioni/Champions: 3

Il Club Atlético de Madrid è stato fondato il 26 aprile 1903 da alcuni studenti baschi
residenti a Madrid, con l'intenzione di creare una società satellite dell'Athletic Club:
la squadra (il cui primo nome fu Athletic de Madrid) adottò in effetti gli stessi colori
sociali del club basco (allora bianco e blu) per poi passare, nel 1912, al bianco e rosso.
Divenuta società indipendente nel 1923, l'Atlético Madrid disputò negli anni venti gli
allora principali tornei calcistici spagnoli,
L'Atlético è l'unica squadra a essersi aggiudicata la Coppa Intercontinentale senza avere
mai vinto la Coppa dei Campioni, allora requisito indispensabile per partecipare alla
competizione: nel 1974, infatti, a seguito della rinuncia del Bayern Monaco a partecipare alla manifestazione, i madrileni incontrarono e batterono gli argentini dell'Independiente, campioni in carica della Coppa Libertadores e detentori della Coppa Intercontinentale.
Il Wanda Metropolitano sarà lo stadio della Finalissima di Champions il 1° giugno
2019. È la nuova casa dell'Atletico Madrid dalla stagione 2017/18 , che ha abbandonato il Vincente Calderon dopo 51 anni di servizio. Questo nuovo impianto è situato nella
zona nord est della capitale iberica.

pre che quest’ultimo recuperi dall’infortunio, Lemar
pronto al subentro. La difesa a protezione del portiere Oblak pare bloccata con
Juanfran-J.M. Giménez-Godín e Filipe Luis, pur essendo anche lui in forte dubbio
causa infortunio. Proprio il
discorso infortuni è l’aspetto che più preocupa lo staff
tecnico madrileño, già siamo arrivati a 40 e in ben
13 partite il tecnico argentino è stato costretto a fare
cambi in corso d’opera ma
senza mai mutare né l’assetto né tantomeno lo spirito della sua compagine.
Sull’andamento della sfida
non ci sono dubbi, sono tre
mesi che si dice che l’Atlético era il peggiore rivale fra
i secondi che poteva capitare, squadra scorbutica e
difficile da decifrare oltre
che affrontare per bocca
dello stesso Allegri. Specchio fedele del proprio alle-

natore che si dice non faccia giocare bene la propria
squadra ma faccia giocare
male i rivali. E dici poco!
Non tragga comunque in
inganno la loro sconfitta
4-0 a Dortmund nella fase
a gruppi e neppure la vittoria dello scorso anno della
Juve a Madrid recuperando
uno 0-3 casalingo. Parliamo
di un ottavo di finale molto complicato, al “rojo vivo”

come si definiscono in Spagna le battaglie calcistiche
di questo tipo contro una
squadra in buonissima salute e decisa a tutto. Se poi
scivoliamo a parlare della
“garra” sudamericana allora si che entriamo nel terreno fertile del 'Cholo' e da
lì se ne esce solo con le ossa
rotte.
Carlo Bianchi

PER LA TUA PUBBLICITÀ SU

TELEFONA

011 0201860

SCRIVI amc_juvetoro@yahoo.com

Vi aspettiamo il 14 marzo
all'inaugurazione del negozio di
VIA MADAMA CRISTINA 81

Via Mazzini, 33 - TORINO
Cell. 350 5942323

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L'Intervista a... Darwin Pastorin

“Primo quarto d'ora decisivo, indirizzerà la partita”
“Sono ottimista, non riesco a immaginare che una Juve cosi forte venga eliminata agli ottavi di finale...”

D

arwin Pastorin è
nato a San Paolo del
Brasile da genitori
veneti. Dal punto di vista
culturale è uno dei più affascinanti giornalisti italiani,
capaci di lasciare traccia
di sé in tutte le sue opere.
Infatti, sia nella figura di
giornalista che di autore
di libri, in Pastorin emerge
sempre il tratto di una persona profonda, incapace di
banalizzare anche le cose
più semplici. È la caratteristica di un professionista
che ha amato molto il giornalismo dei grandi maestri
come Vladimiro Caminiti, a
cui si è ispirato in uno stile unico. È autore di molti

perto la carica di direttore
responsabile dell’emittente piemontese Quartarete,
compiendo un’operazione
di restyling e curando particolarmente le trasmissioni
di approfondimento. Profondo conoscitore della storia del grande calcio legato
soprattutto alla Juventus,
abbiamo pensato di intervistarlo proprio alla vigilia
dell’importante partita di
Champions con l’Atletico
Madrid.
Juve-Atletico Madrid. Che
partita sarà?
“È una partita fondamentale per la stagione della Juventus, uno di quei match
che la Vecchia Signora

libri, tra i quali ricordiamo
- “ La mia Juve” - “Lettera
a un giovane calciatore”
– “Lettera a mio figlio sul
calcio” – “Ragazzi questo
è il calcio” – “I segreti dei
mondiali” – “I portieri del
sogno” - e tanto altro. Nella
sua lunga carriera ha lavorato al Guerin Sportivo, a
Tuttosport, è stato direttore
della redazione sportiva di
Tele +, Stream TV e Sport di
Sky Italia. Dal 2009 ha rico-

d’Italia ha dimostrato attraverso la sua storia di sapere affrontare con cipiglio
e determinazione. Tuttavia,
è facile pensare a una partita indubbiamente difficile,
perché l’Atletico Madrid di
Simeone è una squadra coriacea che sa difendere e
partire bene in contropiede.
Nonostante tutto, sento che
questa partita sarà positiva
per diversi motivi; in primis
per la vittoria di Napoli che

influirà favorevolmente dal
punto di vista psicologico e
poi c’è Cristiano Ronaldo, il
quale affronterà il suo derby con gli artigli del campione. Ritengo quindi che
Allegri, dal punto di vista
tattico e psicologico affronterà l’Atletico come fosse
una finale di Champions.”
Dunque, alla squadra di
Allegri riuscirà la 'remuntada'?
“È ovviamente un’impresa,
tuttavia, penso che questa
squadra abbia la personalità, gli uomini e la forza di
uno stadio come l’Allianz,
per potercela fare. In partite come questa è importante sapere affrontare bene il
primo quarto d’ora. Se riesci a trovare subito il gol,
metti in crisi la squadra avversaria. Certo ci vorrà una
grande prestazione del collettivo e quindi una partita
perfetta.”
Darwin, che idea ti sei fatto della Juve, soprattutto
dopo il match di Madrid?
“Ma sai, quella è stata una
partita sbagliata e soprattutto non giocata da parte
della Juventus. D’altra parte c’è anche da fare i conti con squadre molto forti
in Champions, però in due

partite la Juventus può riuscire a colmare quei vuoti mostrati a Madrid. Ecco
perché questa partita ci
può stare come remuntada,
grande prova di orgoglio
e determinazione, anche
perché mi riesce difficile
pensare a una Juventus e a
Cristiano Ronaldo che esce
dalla Champions agli ottavi
di finale. So che la Juve sta
preparando questa partita
nei minimi particolari, che
tutte le attenzioni sono rivolte a questo match e che
ci sarà anche la voglia di
Allegri di lasciare il segno
a questa stagione, cominciando proprio da questa
partita, fermo restando che
5 scudetti consecutivi già
celebrano questo tecnico.”
Quasi 8 scudetti vinti di
fila, eppure il popolo bianconero mugugna e protesta contro Allegri. Tu sei
d’accordo?
“Non sono assolutamente
d’accordo, perché siamo di
fronte a una impresa epica
che non si può certamente discutere. Credo che ci
sia sempre questa voglia
di Champions e una Coppa
che non arriva e fa dettare
molti umori. Se guardiamo
i social, c’è una parte di
persone che si schierano
contro Allegri, poi ci sono i
fedelissimi e ci sono anche
quelli umorali che passano
dall’euforia per la vittoria
sul Napoli e quel + 16 che
è clamoroso in campionato.
Ma ci sono anche quelli che
si sono demoralizzati dopo
Madrid. Tuttavia, i numeri
parlano a favore della Juventus e prima o poi questa Coppa arriverà. Magari
proprio quest’anno, dopo

avere battuto l’Atletico.”
Cosa pensi del suggerimento di Cristiano Ronaldo, il quale consiglia Allegri a non abbassare la
squadra e migliorare così
la mentalità europea?
“Tutte le idee e i suggerimenti che arrivano da un
campione come Cristiano
Ronaldo vanno sicuramente presi in considerazione,
tuttavia, ritengo che Allegri
sia un allenatore che sa di
calcio. Non ho mai visto una
Juventus rivoluzionaria, in
fondo ha sbagliato poche
partite nella sua storia di
Champions, perdendo contro grandi rivali. E poi stiamo parlando di un ritorno
degli ottavi di finale ancora da disputare e dove può
succedere di tutto. So che
Ronaldo ha detto questo
perché è uno che vuole esserci sempre, giocare tutte
le partite e non vuole mai
riposare. Da questo punto
di vista è un campione vero,
serio nella preparazione
atletica, con voglia di non
fermarsi mai. Ma vediamo
come andrà a finire questa
partita. Ripeto, è importante segnare nel primo quarto
d’ora, perché di solito forma il destino di una partita. E poi la Juventus resta
comunque forte della sua
storia.”
Ritornando ad Allegri,
sembra ormai quasi deciso il suo divorzio a giugno
con la Juventus. Zidane è
in pole position per la sostituzione, con Guardiola
che sembrerebbe soltanto
una suggestione. Qual è il
tuo pensiero in merito?
“Nomi se ne fanno tanti. È
suggestiva questa ipotesi

di Zidane, per quello che
ha rappresentato come
giocatore nella storia della
Juventus. Ma è anche affascinante l’idea di Guardiola
come allenatore, perché ha
lasciato un segno indelebile
nelle squadre in cui è stato. Ma c’è anche un’altra
ipotesi, secondo me, che riguarda il ritorno di Conte.
Comunque, questi sono i tre
nomi papabili per il dopo
Allegri.”
Per finire Darwin, cosa
manca ancora a questa
Juve per vincere la Champions League?
“Penso che con l’acquisto
di Ronaldo la Juventus abbia fatto un grande salto

di qualità. Direi che a questo punto della stagione
bisogna pensare soltanto
a far bene con l’Atletico
Madrid, potere passare il
turno e magari già vincere
quest’anno la Champions,
perché i giocatori ci sono,
la società c’è, l’allenatore
c’è, e poi questa squadra ha
anche un Cristiano Ronaldo
in più.”
Salvino Cavallaro

10

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Numeri e Statistiche / Speciale Champions

di Massimo Fiandrino

Juve Ko nei 5 precedenti da 0-2 in Europa
Simeone sempre qualificato dagli ottavi ai quarti con i 'colchoneros' e imbattutto contro Madama
ALLEGRI, IL PRIMO
KO PROPRIO CONTRO
SIMEONE
Era il primo di ottobre del
2014, quasi un segno del destino: il primo ko da mister
della Juve per Max Allegri
arriva proprio da Madrid e
contro l'Atletico, la rete di
Arda Turan certificò quella sconfitta. Ma Allegri in
Champions non solo non ha
mai vinto contro Simeone,
non ha mai gioito per un
gol. Nel ritorno del 9 dicembre a Torino fu 0-0. Erano i
Gironi 2014/15, dopo aver
dribblato l'ostacolo Atletico
i Bianconeri a sorpresa raggiunsero la Finale di Berlino, sconfitti dal Barcellona,
dopo aver eliminato strada

facendo Borussia Dortmund,
Monaco e Real Madrid. Stessa sorte il 20 febbraio scorso al Wanda Metropolitano,
i Bianconeri hanno dovuto
arrendersi a un'avversaria
instancabile. Diego quan-

do vede Bianconero si trasforma, imbattuto contro la
Juve in panchina, ma la vera
impresa il 23 aprile 2011: da
mister del Catania rimontò a
Torino da 0-2 a 2-2: un destro di Papu Gomez al 81'
e una punizione di Lodi al
94'. Senza dimenticare i 4
gol realizzati da giocatore (2
con la maglia del Pisa), tra
cui quello di testa a Torino
del 1 aprile 2000, l'anno dello scudetto biancoceleste. La
Juve martedì 12 marzo dovrà superararsi, nei 5 precedenti che ha dovuto rimontare uno 0-2 non è mai
riuscita a qualificarsi. Dovrà
disputare la partita perfetta contro un'avversaria che
con l'attuale tecnico ha vin-

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to 7 trofei, ha raggiunto 4
Finali Europee, ed è l'unico
allenatore argentino che si
è imposto in un torneo continentale dopo Luis Carniglia (Real Madrid) e Helenio
Herrera (Inter). Con questo
tecnico la squadra ha la
porta inviolata nel 48% delle gare disputate in Champions (40 su 83) e nelle 4
volte che ha disputato gli
ottavi ha sempre superato il
turno. Allegri dal canto suo
ha una tradizione negativa
contro le squadre iberiche,
9 vittorie e 12 ko in 31 sfide
e 5 volte eliminato (3 volte
dal Barca e 2 volte dal Madrid, comprese 2 finali). Allegri per scardinare questa
retroguardia potrà contare
sull'amuleto Ronaldo, 20 gol
in 27 partite giocate negli
ottavi (l'ultima sua eliminazione nel 2010) e ha rifilato
18 segnature (6 in Champions) in 25 derby di Madrid
contro Simeone e l'ha fatto
fuori 4 volte su 4 in Champions, comprese 2 finali.
IL 'CHOLO' SEMPRE
QUALIFICATO DAGLI
OTTAVI AI QUARTI CON
L'ATLETICO
Diego Pablo Simeone è l'allenatore dell'Atletico dal
2011. Terminato il periodo
di Wenger all'Arsenal (22
anni e 1.112 panchine), il
matrimonio fra Simeone e
l'Atletico è quello che in Europa resiste da piu' tempo
(8 stagioni) dopo la favola
di Ligue 1 di Stephane Moulin con l'Angers (allenatore del settore giovanile dal
2005 e della prima squadra dell'estate del 2011).
Da centrocampista ha vinto
ovunque nei clubs e con la
sua Nazionale (è quinto per
presenze). Ha allenato Racing Club, Estudiantes River
Plate, San Lorenzo, Catania
e Atletico Madrid. Dal 2011
a Madrid ha vinto 1 Europa
League, 1 Supercoppa Uefa,
1 Supercoppa di Spagna, 1
Coppa del Re, 1 Liga (l'Atletico nel 2014 ha vinto la

'CHOLO' IMBATTUTO
VS. JUVE
Serie A 23/04/11
Juve-CATANIA 2-2
Champ. 01/10/14
ATL.-Juve 1-0 (Gir.)
Champ. 09/12/14
Juve-ATL. 0-0 (Gir.)
Champ. 20/02/19
ATL.-Juve 2-0 (Ottavi)
IN VANTAGGIO
VS. ALLEGRI
Liga dopo 18 anni di attesa
ed in Finale di Champions
League con il Real Madrid,
“scippata” a due minuti dalla fine). Nel 2016 a Valencia,
in occasione della cerimonia dei premi LFP, ha vinto
per la terza volta il premio
come miglior allenatore
della Liga. Unico allenatore
argentino che si è imposto
in un torneo continentale
dopo Luis Carniglia (Real
Madrid) e Helenio Herrera
(Inter). Da mister ha vinto
3 campionati (Estudiantes,
River Plate e Atletico Madrid), è stato a San Lorenzo
(la sua squadra del tifoso
Papa Bergoglio), Catania (6
mesi nel 2011 e 13° posto),
al Racing (squadra con cui
ha esordito in panchina). Ha
chiuso in 40 partite su 83 in
Champions senza subire gol
(il 48%). Nelle ultime 4 occasioni in cui l'Atletico Madrid
ha giocato gli Ottavi di Finale (con il Cholo Simeone) in
Champions League, ha sempre superato il turno.
VITTORIE SIMEONE
DA MISTER
3 Camp. (Estudiantes 06;
River 08; Atl.14)
2 Europa League
(Atletico 12 e 18)
2 Supercoppa Europee
(Atletico 12 e 18)
1 Coppa Nazionale
(Atletico 13)
1 Supercoppa Naz.
(Atletico 14)
Finalista in Champions
2014 e 2016

Serie A 29/01/11
CATANIA-Milan 0-2
Champ. 01/10/14
ATL.-Juve 1-0 (Gir.)
Champ. 09/12/14
Juve-ATL. 0-0 (Gir.)
Champ. 20/02/19
ATL.-Juve 2-0 (Ottavi)
5 PRECEDENTI DA 0-2,
JUVE SEMPRE
ELIMINATA
C. CAMPIONI 67-68 (Semif.)
Benfica-Juve 2-0
Juve-Benfica 0-1
C. CAMPIONI 73-74 (16mi)
Dinamo Dresda-Juve 2-0
Juve-Dinamo Dresda 3-2
C. CAMPIONI 75-76 (Ottavi)
Bor. Mönchenglad.-Juve 2-0
Juve-Bor. Mönchenglad. 2-2
CHAMPIONS 05-06 (Quarti)
Arsenal-Juve 2-0
Juve-Arsenal 0-0
CHAMPIONS 12-13 (Quarti)
Bayern Monaco-Juve 2-0
Juve-Bayern Monaco 0-2

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Numeri e Statistiche / Speciale Champions

di Massimo Fiandrino

Le speranze della Signora affidate a CR7
Record a raffica del portoghese in Champions. Anche tre triplette all'Atletico e insegue il record di Gento
a quell'epoca era agli albori e si chiamava Coppa dei
Campioni. Cristiano Ronaldo può diventare il secondo giocatore a vincere la
Champions League con tre
maglie diverse. In questa
impresa è già riuscito Clarence Seedorf con le maglie
di Ajax, Real Madrid e Milan (4 in tutto). Invece CR7
è il primatista di vittorie
nella moderna Champions
League. La Juventus ha bisogno del suo contributo,
della sua esperienza ma
soprattutto dei suoi gol per
eliminare l'Atletico Madrid,
per salire sul tetto d'Europa
e riportare il trofeo, finalmente, a Torino.



LA CHAMPIONS,
IL SUO MONDO
Da avversario dei Bianconeri il “mantra” di Cristiano Ronaldo era quelllo di
essere devastante contro la
“Vecchia Signora” del calcio
italiano, alla quale ha realizzato 10 reti in 7 sfide in
Champions League. CR7 da
avversario ha realizzato 4
gol in tre partite allo Stadium. Il primo gol il 5 novembre 2013 in JuventusReal Madrid 2-2, il secondo
il 5 maggio 2015 (vittoria
bianconera per 2-1) e infine la doppietta del 3 aprile
2018, quando l'incredibile
rovesciata fu preceduta da
un colpo di esterno destro
imprendibile. Inoltre a questo poker di realizzazioni
vanno aggiunti due assist. Ma il grande obbiettivo
della Juventus in questa
stagione, nonostante la pesante sconfitta di Madrid,
è alzare al cielo la Champions League. Sono passati
più di 22 anni dall'ultimo
trofeo europeo vinto dai
Bianconeri nello stadio
Olimpico di Roma, decisamente troppi. In una squadra che ha raggiunto due
finali nelle ultime quattro

edizioni, mancava qualcosa
per provare a raggiungere
l'obbiettivo e l'operazione
Agnelli-Paratici, la scorsa
estate, è andata in questa
direzione, portando a Torino il “Campione” della
Champions, il giocatore che
più di ogni altro sente sua
questa competizione. L'attaccante portoghese non ha
mai “tradito” in questa kermesse dove ha realizzato la
bellezza di 122 gol (record,
compreso un gol nei preliminari), detiene il record
di gol in una sola edizione
(17 nel 2013/14, ha superato un record che durava
dal 1963), è andato a segno
per 11 gare consecutive,
impresa mai vista prima e
da 6 stagioni consecutive
è il Re del gol della coppa
dalle grandi orecchie, la
più ambita a livello di club
nel pianeta calcio. Infine ha
vinto 5 volte questo trofeo,
una volta con il Manchester
United nel 2008 e quattro
volte con il Real Madrid
(2014, 2016, 2017 e 2018),
gli manca solo una vittoria
per eguagliare lo spagnolo
Francisco Gento che con il
Real Madrid negli anni '50
e '60 riuscì a vincere sei
volte la manifestazione che

CR7 22 RETI
ALL’ATLETICO E 3
TRIPLETTE, SOLO A
SIVIGLIA E GETAFE HA
REALIZZATO PIÙ GOL
22 i gol di CR7 in 31 derby
di Madrid, record assoluto nel “clasico”, ha superate le 17 segnature
di Santiago Bernabeu
e di Alfredo Di Stefano. Tra i 22 gol non si
trova il rigore decisivo
dopo i 120’ nella Finale
Champions del 2016, ma
entra un altro rigore, il
sigillo del 4-1 sulla Decima vinta nel 2014 (sempre in Finale contro l’Atletico Madrid) con Carlo
Ancelotti in panchina
(la Finale riacchiappata
da Sergio Ramos al 93’,
prima dei trionfali supplementari). CR7 solo al
Siviglia (27) e al Getafe
(23) ha realizzato più
reti.
31 i derby di Spagna disputati da Cristiano Ronaldo contro l'Atletico Madrid con un bilancio di
15 vittorie (quasi 1 su 2),
8 pareggi e 8 sconfitte e
un cartellino rosso il 17
maggio 2013 nel match
perso in Coppa del Re
(già ammonito prende
un altro giallo per proteste).
3 le triplette realizzate da

CR7 nei derby di Spagna,
la prima l’11/04/2012 in
Atletico
Madrid-Real
Madrid 1-4, la seconda il 19/11/2016 sul
campo dell’Atletico e
vittoria per 3-0 ed infine il 2 maggio 2017 in
Champions al Bernabeu
vittoria del Real Madrid
per 3-0. A queste vanno
aggiunte anche 2 doppiette.
6 le sfide di CR7 in Champions da giocatore del
Real
Madrid
contro
l'Atletico Madrid, allora
il bilancio sorrideva al
fuoriclasse portoghese
con 4 vittorie, 1 pareggio
e 1 ko e 4 reti, compresa
la tripletta del 2 maggio
2017. Fuori dal conto
ma decisivo il rigore per
chiudere la finale 2016,
dopo l'1-1 dei 120' regolamentari.
CON LA JUVE INSEGUE
LA SUA SESTA
CHAMPIONS E IL
RECORD DI GENTO
6 F. GENTO (Real Madrid)
5 J. ADELARPE (Real)
5 A. DI STEFANO (Real)
5 R. LESMES (Real)
5 MARQUITOS (Real)


5 H. RIAL (Real)
5 J. SANSISTEBAN (Real)
5 J. ZARRAGA (Real)
5 A. COSTACURTA (Milan)
5 P. MALDINI (Milan)
5 RONALDO (M. U. 1; Real 4)
PRECEDENTI
JUVE-ATLETICO
COPPA FIERE 63/64
(OTTAVI)
04/12/63 Juve-Atletico 1-0
(Stacchini)
01/01/64 Atletico-Juve 1-2
(Dell'Omodarme, Menichelli, Diaz Beitia)
COPPA FIERE 64/65
(SEMIF.)
19/5/65 Atletico-Juve
(Combin, Aragones 3)

3-1

26/5/65 Juve-Atletico 3-1
(Menichelli, aut. Glaria,
Bercellino, Aragones)
Torino/Spareggio
3/6/65 Juve-Atletico
3-1
(aut. Salvadore, Stacchini,
aut. Calleja, Salvadore)
CHAMPIONS 14/15
(GIRONE)
1/10/14 Atletico-Juve
(Turan)

1-0

09/12/14 Juve-Atletico 0-0
CHAMPIONS 18 /19
(OTTAVI)
20/02/19 Atletico-Juve 2-0
(Gimenez, Godin)
1. Cristiano Ronaldo
2. Il portoghese abbracciato
ai compagni di squadra

condotto da Renato Ghelli
in studio Roberto Grossi, Direttore 'JuveToro'

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Storia

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di Ermanno Vittorio

Quelle 3 sfide infuocate nella 'Coppa Città delle Fiere'
L'antesignana dell'odierna 'Europa League' fu teatro di scontro tra Juve e Atletico in semifinale
LO SPAREGGIO SI GIOCò A TORINO
19/5/65 Semifinale Andata
Atletico-Juventus 3-1
(43° Combin, 47° rig, 52° e 62° Luis Aragones)





L

a Coppa dei Campioni
patrocinata dall’Uefa, derivata dalla vecchia Coppa Latina, era il
maggior trofeo continentale per club. Nata nel 1955,
negli anni ’50 era di dominio del Real Madrid, che
vinse le prime 5 edizioni.
Nel 1958 venne creata una
nuova competizione organizzata dal vicepresidente
FIFA Ernst Thommen, dal
segretario della Football


Association Stanley Rous
e da Ottorino Barassi, presidente FIGC e membro
FIFA. Un torneo organizzato FIFA e dalle federazioni
inglese ed italiana. Nacque
così la 'Coppa Città delle
Fiere', in francese 'Coupe
des villes de foires', in inglese 'Inter-Cities Fairs
Cup'. Il torneo aveva come
scopo quello di fornire alle
città ospitanti fiere commerciali degli introiti utili
al proprio rilancio economico derivante dalle difficoltà causate dalla seconda
guerra mondiale: il piano



Marshall di aiuti Usa ai
paesi europei, concordato
dopo il termine del conflitto mondiale, prevedeva infatti l’allestimento di fiere
campionarie internazionali in varie città per favorire
il mercato statunitense sul
vecchio continente, contrastando quello sovietico. Di
tale torneo si tennero 13
edizioni, la prima triennale, la seconda biennale e, a
partire dal 1960, annuale.
9 squadre conquistarono
il trofeo, oggi detenuto in
via definitiva dal Barcellona (ultimo vincitore fu il
Leeds). Le spagnole hanno
vinto 6 edizioni, le inglesi
4. Solo un’italiana conquistò il trofeo, la Roma (unico trofeo internazionale
dei giallorossi), mentre
la Juve iniziò a conoscere l’allergia agli atti finali
Europei che l’avrebbe caratterizzata, perdendo 2
edizioni, tra cui l’ultima,
nel 1971. Il Barcellona è il
re assoluto con 3 successi.
Nel 1971 l’UEFA assunse
il controllo e la rimpiazzò
con il torneo che prendeva
il suo nome, oggi noto come
Europa League. Benché la
Coppa UEFA e la successiva Europa League abbiano
sostituito la Coppa delle
Fiere, la UEFA specificò nel
2005 che il palmarès della
defunta competizione non
fa parte di quello ufficiale
relativo alle competizioni
europee da essa organizza-

te. L’edizione 64/65 vide la
Juve andare avanti spedita: eliminati al primo turno i belgi del Union Saint
Gilloise, passa i sedicesimi
di finale battendo due volte
i francesi dello Stade Francais. Gli Ottavi sono ostici
ed i bulgari del Lokomotiv
Plovdiv strappano due 1-1;
il sorteggio aiuta la Juve,
spareggio a Torino. Partita che si sblocca solo nei
supplementari (2-1) con
una doppietta di Sivori. Essendo le squadre dispari,
il comitato decide di sorteggiare i 2 clubs che passeranno direttamente alle

Atletico: Madinabeytia, Rivilla, Calleja, Ruiz Sosa, Griffa, Giaria,
Ufarte, Luis Aragones, Daucik, Mendoza, Cardona.
All.: Bumbel Otto
Juventus: Anzolin, Gori, Sarti, Bercellino I, Castano, Leoncini,
Combin, Del Sol, Sivori, Da Costa, Menichelli.
All.: Heriberto Herrera


Nestor Combin. La partita
ha un preludio polemico
perché nella formazione
madrilista figura Daucik Yanko nipote dell’asso
magiaro Kubala che pare
sia stato tesserato dalla
dirigenza appena una settimana prima del match.
Il Vice Presidente Giordanetti presenta una riserva
scritta ma il regolamento

26/5/65 Semifinale Ritorno
Juventus-Atletico 3-1
(50° Menichelli, 52° Giaria aut., 58° Bercellino, 82° Luis Aragones)
Juventus: Anzolin, Gori, Salvadore, Bercellino I, Castano, Leoncini,
Dell’Omodarme, Del Sol, Combin, Mazzia, Menichelli.
All.: Herrera
Atletico: Madinabeytia, Rivilla, Calleja, Ruiz Sosa, Griffa, Giaria,
Ufarte, Luis Aragones, Mendoza, Adelardo, Cardona.
All.: Bumbel Otto
3/6/65 Spareggio a Torino
Juventus-Atletico 3-1
(13° Salvadore aut., 34° Stacchini, 75° Calleja aut. 81° Salvadore)
Juventus: Mattrel, Gori, Salvadore, Bercellino I, Castano, Leoncini,
Dell’Omodarme, Del Sol, Combin, Mazzia, Stacchini. All.: Herrera
Atletico: Madinabeytia, Rivilla, Calleja, Ruiz Sosa, Griffa, Giaria,
Ufarte, Luis Aragones, Mendoza, Adelardo, Cardona.
All.: Bumbel Otto


semifinali: la dea bendata
favorisce Juve e Atletico
Madrid che poi si ritroveranno di fronte. La squadra spagnola accede dopo
aver eliminato gli svizzeri
del Servette, gli Irlandesi
del Shelbourne di Dublino
e il Liegi. Arriva quindi Juve-Atletico. Andata a Madrid in uno stadio colmo.
Dopo un buon primo tempo
la Juve passa grazie al centravanti franco-argentino



da ragione all’Atletico. Nella seconda frazione i gol
fioccano a grappoli, protagonista la mezzala Luis
Aragones che in 16 minuti
sigla una tripletta fissando
il risultato sul 3-1. Verso il
finale si scatena una rissa
tra giocatori sedata a stento. Il ritorno sarà pieno di
emozioni. A Torino non c'è
molto pubblico perché il risultato dell’andata non lascia molte speranze. Primo

tempo deludente (0-0) nella
ripresa il pubblico contesta
allenatori e dirigenti, s’invoca Sivori che è in pieno
disaccordo con il tecnico
paraguaiano
Heriberto
Herrera. S’invoca il ritorno alla dirigenza dell’Avvocato Agnelli. Ma alle
volte le situazioni cambiano d’incanto: la Juve va in
gol prima con Menichelli,
poi un autorete dello spagnolo Glaria e infine terza segnatura di Giancarlo
Bercellino con un gran tiro
da fuori area. Sembra fatta ma Luis Aragones è in
agguato è colpisce come
un cobra deviando di testa
una punizione dalla destra. Finisce come all’andata. Ci vorrà lo spareggio.
Il comitato si riunisce a Zurigo per decidere le sedi dei
due spareggi perché anche
nell’ altra semifinale tra
Ferencvaros e Manchester
siamo in perfetta parità.
Il comitato sorteggia Torino. La Juve non recupera
il portiere Anzolin colpito
duro nel precedente match
alla schiena, al suo posto
Mattrel. Ancora fuori Sivori. Dopo 13 minuti i biancorossi segnano grazie ad

una sfortunata deviazione
di Salvadore. La Juve pareggia con Stacchini che
ribatte in gol una combinazione Combin–Del Sol.
La ripresa è un monologo
bianconero: vantaggio con
un'autorete del centrale
Calleja su azione dell’onnipresente Del Sol e terzo gol
con Salvadore che rimedia all’ autorete sparando
un missile terra-aria! Si
festeggia in campo e sugli spalti. L'atto conclusivo
sarà disputato ancora a
Torino di fronte a 35.000
spettatori. Niente da fare:
la prima finale Europea
della Juve svanisce contro
il Ferencvaros che s’impone grazie al gol di Fenyevesi al 75°. Sarà la prima
sconfitta in una finale, poi
purtroppo ne seguiranno
molte altre...
1. La Juventus 1964-65
2. Gol di Salvadore
nello spareggio
3. I calciatori dell'Atletico
Madrid in visita a Torino
4. Luis Aragones
5. Atletico Madrid 1964-65
6. La squadra del
Ferencváros che vinse
quell'edizione della coppa;
7. Il gol di Combin nell'andata

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Storia / Marzo Juve

di Ermanno Vittorio

L'Avvocato Agnelli e i 24 anni da calciatore di Piola
Nel 1921 nasceva la figura più carismatica del mondo bianconero. Nel 1954 chiude la carriera il recordman del campionato italiano
(tranne la tribuna) per donne, ragazzi sino a 16 anni
e studenti del Politecnico.
Abbinate ai biglietti ridotti,
saranno distribuite gratuitamente copie della rivista
'Hurrà Juventus'.


1 marzo 1978
Per l’andata dei quarti di
finale di Coppa campioni,
la Juve si reca in Olanda
ad affrontare l’Ajax, partita
combattuta e meritato pareggio (1-1) grazie al gol di
Franco Causio: la Juve per
questa partita indossa la
seconda maglia dell’epoca:
casacca, pantaloncini e calzettoni blu.
2 marzo 1958
Derby a tinte bianconere,
60.000 persone al Comuna-



le assistono alla sinfonia juventina (4-1) con doppiette
di Sivori e Charles (e un rigore sbagliato da Boniperti). Con queste 2 reti Charles raggiunge la vetta della
classifica marcatori con 20
gol, seguono Hamrin (Fiorentina) e Vinicio (Napoli)
con 18.
3 marzo 1957
La Juve travolge l'Inter.
Partita a senso unico, dopo
un primo tempo chiuso in
parità con gol di Colombo
e pareggio con un rigore
di Rebizzi la ripresa è solo
bianconera con le reti di
Raul Conti, Oppezzo, Montico e del terzino Robotti su
rigore. Esordio nella Juve
del portiere Giuseppe Romano e primo gol in assoluto per Robotti. Severa la
direzione dell’arbitro Concetto Lo Bello che concede
due rigori assai generosi.
4 marzo 1964
La Juve comunica che per
la partita di domenica 8
marzo, Juventus-Atalanta,
saranno praticate agevolazioni per gli spettatori:
50% di sconto sul biglietto

5 marzo 1950
Esordio in Nazionale per il
bianconero Ermes Muccinelli nell’amichevole ItaliaBelgio (3-1), la piccola ala
juventina lascerà il segno
siglando 2 reti. Oltre a Muccinelli scendono in campo i
bianconeri Bertuccelli, Parola e Boniperti che è sostituito proprio da Muccinelli
per infortunio al 25°
6 marzo 1927
Goleada della Juve che in
casa infligge un sonante 8-0
al malcapitato Napoli, goleador di giornata sono: Viola
(l'ungherese svolge il doppio ruolo di giocatore-allenatore), Vojak (3), Caudera,
Grabbi (2) e Munerati.


sta Domenica è ricordata
soprattutto per la festa di
Dino Zoff che raggiunge il
traguardo delle 500 partite in Serie A. La splendida
serie inizia nella stagione d’esordio 1961/62 con
l’Udinese dove raccoglie 4
presenze, poi Mantova con
93, Napoli 143 ed infine la
Juve con 260 presenze. Il
giornalista di Tuttosport Giglio Panza nelle pagelle della partita elargisce a Zoff un
10 col seguente commento:
“10 è il voto che Zoff merita
per le sue 500 partite nella
massima Serie”.

7 marzo 1954
Chiude la sua lunga carriera in Serie A Silvio Piola, il recordman del Campionato italiano. Disputò il
suo primo incontro in A il
16/2/1930 in Bologna-Pro
Vercelli 2-2 e chiuse la carriera il 7/3/1954 in NovaraAtalanta 0-4 dopo 24 anni e
19 giorni. Nella Juve Piola
ha militato nelle stagioni
1945/46 e 1946/47, 57 presenze e 26 gol.
8 marzo 1981
La Juve batte al Comunale
l’Ascoli 3-0 con gol di Bettega, Fanna e Cabrini. Que-

11 marzo 1973
La Juve passa a Marassi (1-0) imponendosi alla
Sampdoria con un gol su
punizione di Fabio Capello
siglato al 49°. Le due formazioni annoverano ben quattro allenatori della Juve del
passato, presente e futuro...
In panchina con la Samp
Heriberto Herrera, ex allenatore dei bianconeri 19641969, con la Juve Vycpalek
(1970/74) mentre in campo
con la Samp troviamo lo
“Stopper” centrale Lippi,
futuro allenatore bianconero e Capello anche lui
futuro allenatore, all’epoca
mezzala della Juve.
12 marzo 1921
Nasce a Torino Giovanni
Agnelli, figura carismatica
della storia della Juventus,
ha lasciato un segno indelebile nella storia del club.
Presidente del club dal
22/7/47 al 18/9/54. Presidente Onorario dal 1970.
Imprenditore e industriale a capo dell'impero Fiat,


9 marzo 1969
Vittoria della Juve in campionato a Cagliari, i bianconeri si impongono allo
stadio “Amsicora” con un
gol di Anastasi al 53°; per il
centravanti si tratta del 13°
gol segnato in 21 partite di
campionato.
10 marzo 1974
Vittoria di misura della
Juve a Marassi sul Genoa
(1-0): decide un gol di Cuccureddu siglato nella prima frazione di gioco. Nella
ripresa si erge a protagonista Dino Zoff che salva il
risultato parando un rigore
al genoano Corso a cinque
minuti dal termine, salvando così la vittoria.

Agnelli è stato l'anima e il
cuore della Juve per quasi
60 anni. Nel 1947 ne diventa presidente, dopo che
suo padre Edoardo aveva
ricoperto la carica dal 1923
fino alla morte, avvenuta
nel 1935. Lascia la presidenza nel 1954, ma continua a dettare le regole
in casa Juve fin quasi alla
morte. Storiche le sue telefonate alle sei del mattino a
Boniperti e i suoi innumerevoli colpi di mercato, su
tutti gli arrivi in bianconero
di Platini e Baggio.
13 marzo 2014
Se n’è andato un «figlio»
della gloriosa Pro Vercelli
che regalò tanti campioni.


Angelo Martino Colombo è
morto a 78 anni. Originario
di Gattinara iniziò la carriera nella Pro con 5 campionati tra C e D. Un anno al
Messina, poi a Cagliari nel
1960. Con lui la squadra
sarda compì il salto dalla C
alla A. Alla Juve nel 65-66
come riserva di Anzolin. In
3 anni vinse scudetto 1967
e Coppa Italia 1965, collezionò 6 presenze, 5 di campionato e 1 in coppa Campioni, nel 67-68, tra cui il
derby disputato pochi giorni dopo la morte di Meroni.
14 marzo 1971
La Juve pareggia 1-1 a Cagliari, gol bianconero di
Capello. Espulsi per scorrettezze al 82’ Furino e Brugnera dall’arbitro Picasso di
Chiavari. Prima della partita il capitano bianconero
Salvadore ha consegnato a
Riva una medaglia fatta coniare dalla Juve, sulla quale
si legge “Bentornato Gigi”.
Riva rientrava dopo un grave infortunio che lo aveva
bloccato per diversi mesi.
15 marzo 1978
Ritorno quarti di finale di
Coppa Campioni: Juve-Ajax
1-1 come nell’andata, il risultato non si sblocca nei
supplementari e si va ai
rigori, durante i quali un
immenso Zoff para due penalty (a Van Dord e Rudy
Geels), portando così la
Juve alle semifinali. Lo stadio regala a Zoff un’ovazione indimenticabile.
1. L'Avvocato Agnelli, Benetti,
Verza e Gentile a Villar Perosa
2. Parola e Silvio Piola si
stringono la mano
3. Dino Zoff, mitico portiere
bianconero, in uscita coi pugni
4. Angelo Martino Colombo,
uno dei 'figli' della gloriosa
Pro Vercelli
5. Antonello Cuccureddu
con il suo allenatore
dell'epoca,
Giovanni Trapattoni

amc_juvetoro@yahoo.com

www.juvetoro.it

15

Spettacoli e Cultura

MARY METE, MISS 'JUVETORO'
La miss 'JuveToro' per questo numero speciale dedicato alla Champions
League è Mary Mete, splendida ragazza di Lamezia Terme. Mary ha
25 anni, ama ballare, cantare e la musica in generale. Fin da piccola
ha iniziato a fare shooting fotografici e oggi lavora come fotomodella.
Ha partecipato a tantissimi concorsi di bellezza a livello nazionale e
internazionale. Nel 2015 si è classificata prima a Sanremo al Palafiori,
durante la settimana del Festival, vincendo la fascia di "Miss Sanremo 2015".
Finalista a 'Miss Europa 2018' in quel di Ischia, attualmente Mary è modellaindossatrice presso la 'Union Model' di Torino.

(ale.co.)

Le foto di Steve McCurry a Palazzo Madama

Dal 9 marzo al 1° luglio, all'interno della
Corte Medievale di Palazzo Madama, è
possibile visitare una nuova rassegna,
dedicata a un tema specifico: la passione
universale per la lettura. Si apre infatti
la grande retrospettiva «Steve McCurry.
Leggere». Una mostra costituita da una
selezione di scatti realizzati in oltre quarant’anni di carriera e comprendente la
serie di immagini che egli stesso ha riunito in un magnifico volume, pubblicato
come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész. Con questa nuova
rassegna McCurry presenta le sue foto
legate al tema universale della lettura in
una città, Torino, che, anche in virtù del
Salone Internazionale del Libro, può es-

sere considerata la «Capitale italiana della
lettura». Curata da Biba Giacchetti e, per i
contributi letterari, da Roberto Cotroneo,
giornalista e scrittore, la rassegna presenta 65 fotografie, che ritraggono persone di
tutto il mondo, assorte nell'atto intimo e
universale del leggere. Persone catturate
dall'obiettivo di McCurry, che svela il potere insito in questa azione, la sua capacità di trasportarle in mondi immaginati,
nei ricordi, nel presente, nel passato e nel
futuro e nella mente dell'uomo. I contesti sono i più vari: i luoghi di preghiera in
Turchia, le strade dei mercati in Italia, dai
rumori dell’India ai silenzi dell’Asia Orientale, dall’Afghanistan a Cuba, dall’Africa
agli Stati Uniti. Immagini vibranti e intense, che documentano momenti di quiete
durante i quali le persone si immergono
nei libri, nei giornali, nelle riviste. Giovani
o anziani, ricchi o poveri, religiosi o laici:
per chiunque e dovunque c’è un momento per la lettura. Le fotografie, che rendono omaggio alla parola scritta sono accompagnate da una serie di brani letterari
scelti da Cotroneo in una sorta di percorso

parallelo. Un contrappunto di parole dedicate alla lettura che affiancano gli scatti di
McCurry, coinvolgendo il visitatore in un
rapporto intimo e diretto con la lettura e
con le immagini. La mostra è completata
dalla sezione 'Leggere McCurry', dedicata
ai libri pubblicati a partire dal 1985 con le
foto di Steve McCurry, molti dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti 15,
alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti, tra cui il volume edito da Mondadori
che ha ispirato la realizzazione di questa
mostra. Tutti i libri sono accompagnati
dalle foto utilizzate per le copertine, che
sono spesso le icone che lo hanno reso
celebre in tutto il mondo.
(Paolo Rachetto)

Al teatro Regio 'Agnese', dramma semiserio
Martedì 12 marzo, alle ore 20, il Teatro Regio
mette in scena il nuovo allestimento dell’opera «Agnese» di Ferdinando Paer (1771-1839),
proposto in prima rappresentazione moderna. L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio,
diretti da Diego Fasolis, riporteranno alla
luce una gemma dimenticata del melodramma italiano di primo '800: l’opera semiseria
'Agnese', del parmense di origini austriache
Paer. Il nuovo allestimento del Regio vede
Leo Muscato alla regia e come interpreti
María Rey-Joly (Agnese), Markus Werba
(Uberto), Edgardo Rocha (Ernesto), Filippo
Morace (Don Pasquale), Andrea Giovannini
(Don Girolamo), Lucia Cirillo (Carlotta), Giulia Della Peruta (Vespina) e Federico Benetti
(il custode). Istruisce il Coro Andrea Secchi.
TRAMA - Agnese è fuggita con l’amante Ernesto, da cui ha avuto una figlia; tradita e
abbandonata, torna per chiedere perdono e
riabbracciare il padre Uberto. Lo trova però
rinchiuso in manicomio, in preda alla follia
per averla creduta morta. Saranno una geniale intuizione del medico Don Girolamo e il
potere del ricordo e della musica a restituire
la ragione a Uberto e ad Agnese l’amore di

suo padre e di Ernesto, in un commovente
e raro lieto fine. Come in un dramma contemporaneo, il libretto di Luigi Buonavoglia
mette in scena rapporti e legami che vanno
ricuciti e sentimenti feriti che possono essere sanati, e modernamente descrive la follia
non come condizione “romantica”, orribile e
fatale, ma come una malattia, che può essere curata e finanche guarita. Tutto questo fa
di Agnese una pagina di teatro originale e di
grande interesse, dove Paer dispiega, oltre a
una grande modernità compositiva, anche
una capacità drammaturgica fuori dal comune, che impiega la musica a favore della
scena con magistrale equilibrio tra momenti
espressivi, comicità e azione.
(p.r.)


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