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PROF. CINQUEGRANA L'AMARO SVEDESE conoscerlo prepararlo usarlo.pdf


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7

L’amaro svedese
«In amaritudine salus»

L

L'ORIGINE DEL NOME E SUO SIGNIFICATO

’amaro svedese è indicato, nei testi tedeschi, con il termine
«Schwedentropfen», che, letteralmente, si traduce «gocce svedesi», dove il
riferimento alla Svezia è, verosimilmente, solo occasionale. Di origine svedese
era il dottor Samst, un medico che utilizzava spesso e volentieri questo preparato
naturale, da lui ritenuto senza dubbio il farmaco d’elezione, durante l’esercizio della
sua attività medica in una cittadina austriaca. La ricetta, relativa alla preparazione
delle gocce svedesi, rimase segreta fino alla morte del dottor Samst, che avvenne
all’età veneranda di anni 105, per una caduta da cavallo. Ritrovata tra le sue carte, la
formula fu subito utilizzata per produrre su più vasta scala questo «elisir della vita».
Conoscendo la mia passione nella ricerca costante di rimedi naturali atti a
combattere efficacemente le malattie, Schw. Edeltraud, la suora responsabile
dell’amministrazione del Kneippianum (un ospedale che prende il nome dal parroco
naturalista «Kneipp», a Bad Wörishofen, in Allgäu, Germania), mi regalò la brochüre
«Apotheke Gottes», di Maria Treben, una studiosa austriaca di medicina naturale. In
questo opuscolo, con grande semplicità e naturalezza, viene presentato «l’amaro
svedese», con il corteo delle sue virtù curative, con la descrizione della sua grande
efficacia terapeutica. La cosa istintivamente mi convinse, approfondii l’argomento
con passione. Per lunghi anni, ho avuto modo di sperimentare la verità dell’efficacia
reale che veniva garantita nella presentazione dell’amaro svedese: l’intuizione, che
avevo avuto, di trovarmi davanti a qualcosa di veramente eccellente nel campo
terapeutico, si rivelava sempre più esatta.
Un lungo periodo di collaudo e di sperimentazione della bontà del farmaco ha
preceduto la mia decisione di contribuire a farlo conoscere a quante più persone è
possibile, secondo il comandamento evangelico di donare agli altri
«gratuitamente», quello che «gratuitamente» si è ricevuto: «quod gratis
accepistis, gratis date!».
Più che «gocce svedesi», io chiamerei il preparato «lacrime di angeli», cadute dal
cielo per lenire la sofferenza dell’uomo, oppure «distillato di cielo»: fatelo cadere
sulle vostre piaghe e sul vostro dolore, e capirete il perché di queste espressioni,
apparentemente esagerate ed enfatiche. Se una mano invisibile mi ha portato alla
scoperta ed alla comprensione del valore di questo rimedio naturale, esso deve
diventare patrimonio di tutti: ogni lacrima che asciughiamo ad un fratello
sofferente, segna il nostro avanzamento di un gradino nel processo ascensionale
dell’evoluzione, ed è sempre misura della nobiltà di dentro di un uomo.