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PROF. CINQUEGRANA L'AMARO SVEDESE conoscerlo prepararlo usarlo.pdf


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UN ECCELLENTE RIMEDIO NATURALE DI PRONTO SOCCORSO

Q

uando si esperimenta di persona di quanta efficacia sia dotato questo
medicinale naturale, diventa una necessità tenerlo sempre a portata di
mano, sia in casa, che quando si viaggia. È un ottimo farmaco da pronto
soccorso, facile da usare, rapido nei risultati. Non deve mai mancare anche una
buona quantità di ovatta, in quanto l’applicazione del liquido sulla parte da trattare
avviene mediante ovatta bagnata con esso.
Non esiste patologia che non possa giovarsi di questo rimedio. Quando, in un
momento di emergenza, non si sa proprio cosa fare, ecco trovata una via d’uscita:
prendete l’ovatta, inumiditela con l’amaro svedese, applicatela su quella parte del
corpo che è in sofferenza, dove c’è la lesione, e il gioco è fatto. Non è necessaria una
diagnosi esatta e circostanziata della patologia in corso; l’importante è intervenire
con questo rimedio, perché i risultati sono garantiti.
Va precisato, naturalmente, che a questo tipo di pronto soccorso si fa ricorso
solo quando il caso non appare obbiettivamente preoccupante e grave, e solo
quando è impossibile, in questi casi, avere un medico che pratichi le cure opportune,
o predisporre un urgente ricovero presso le strutture sanitarie pubbliche o private.
In ogni caso, un primo tentativo di pronto soccorso con questo liquido non è
controindicato, e fino ad ora non ha mai deluso.
In un piccolo centro dell’agro aversano, in provincia di Caserta, ero, presso una
famiglia, intento a praticare un massaggio al capofamiglia, affetto da ernia del
disco nel tratto lombare della colonna vertebrale, quando si impose una
situazione di emergenza per la piccola Filomena, di 10 anni. Imprudentemente, la
fanciulla si era immersa in una vasca d’acqua fredda situata nel giardino, e si era,
naturalmente, sentita male: brividi, labbra livide, occhi spalancati e spaventati; un
aspetto che si faceva sempre più cianotico, il respiro irregolare. E poi c’era tanta
paura, soprattutto perché si cominciò a temere che la situazione precipitasse
verso l’irreparabile, anche perché non si riusciva a contattare il medico di famiglia.
Autorizzato dai genitori, applicai pezze di ovatta, bagnate con l’amaro svedese,
sulle regioni carotidee, sull’addome, sulla fronte, sulla regione posteriore del
collo: con sorpresa di tutti, il quadro clinico si normalizzò nel giro di pochi minuti,
le labbra divennero rosee, il colorito della pelle normale, il respiro regolare. Che il
peggio era ormai passato, lo confermò anche il medico di famiglia, quando riuscì a
precipitarsi in quella casa. A me venne spontaneo di ricordare alla mamma che il
nome della piccola Filomena etimologicamente significa «benvoluta», «amata da
Dio»: come in quell’occasione.
Mediante l’applicazione di un impacco d’ovatta, bagnata con l’amaro svedese,
sul distretto renale, occorse solo un quardo d’ora per far superare ad un paziente
una colica renale, che aveva resistito per due giorni ad ogni trattamento
farmacologico.
Vertigini persistenti e irriducibili anche dopo trattamenti farmacologici, non
permettevano ad un paziente né di stare in piedi, né di camminare da solo, senza
accompagnamento: il ricovero ospedaliero, e una duplice risonanza magnetica
nucleare, erano valse soltanto a tranquillizzare il paziente e i familiari, per l’assenza
di patologia neoplastica a carico delle strutture endocraniche. Eppure, bastarono
solo alcune applicazioni con l’amaro svedese per vedere alzare e camminare
l’ammalato in autonomia, e senza più vertigini. Durante alcune sedute di