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PROF. CINQUEGRANA IL CAVOLO TERAPEUTICO.pdf


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LA FUNZIONE DIAGNOSTICA:
UN CLINICO DA PREMIO NOBEL

D

opo circa sei mesi di applicazioni di foglie di verza sulle regioni auricolari destra e sinistra,
due otorini mi dichiarano clinicamente guarito da una otite media purulenta acuta, dopo
esame obiettivo di otoscopia, constatando l’assenza assoluta della fase attiva. Eppure, gli
impacchi della notte, tolti nella mattinata, e quelli dei giorni successivi, erano ancora
particolarmente maleodoranti, e notevole era il drenaggio di liquido infiammatorio che si disegnava
sui fogli di carta: tutti, questi, segni evidenti della presenza di un processo morboso ancora in fase
attiva, ma clinicamente silente. Non è che i due specialisti che mi hanno visitato non siano stati
bravi clinici: è che i classici segni patognomonici erano, al momento, del tutto silenti, anche se
ancora ben presenti ed attivi in profondità. L’impacco punta dritto allo scopo medico di sradicare il
male, e la diagnosi e l’evidenza clinica derivano da questa attività curativa, perché si riesce a capire
la natura della patologia che si sta trattando, sulla base del drenaggio che consegue alle
applicazioni.
Per cui, se un male c’è, ma i segni clinici ad esso correlati sono silenti, l’impacco è
ugualmente attivo ed efficace: il cavolo potrebbe essere considerato scherzosamente il tenente
Colombo della medicina. Il clinico, quindi, potrebbe, al limite, trovare in questi metodi terapeutici
un valido supporto e uno strumento utile per pronunciare una diagnosi della presenza sicura di un
processo patologico anche in assenza di segni clinici classici: tutti i mali nascosti diventano
palesi, evidenziati in modo inequivocabile dall’attività drenante degli impacchi. D’altra parte, se si
avverte una sofferenza a carico di un particolare organo, o di una determinata regione corporea, si
può procedere senza indugio all’applicazione in loco di impacchi. «Se son rose fioriranno»: se il
male è reale e consistente, la terapia si rivelerà presto efficace e attiva; diversamente, le foglie non
risulteranno mai alterate, anche dopo reiterate applicazioni.
È pure da precisare che il drenaggio, provocato dagli impacchi applicati su un determinato
organo o distretto corporeo, non sempre ha un valore diagnostico organo-specifico, in quanto esso
può essere provocato anche da un focolaio, o da un altro stato patologico, che siano localizzati in un
organo viciniore, o, genericamente, in quella regione del corpo. Se poi l’organo trattato è
particolarmente vascolarizzato, si potrebbe anche verificare un drenaggio purificatore del sangue,
che attraversa abbondantemente quel distretto, ma che giunge lì particolarmente carico di tossine,
drenatesi in esso in altre regioni corporee, interessate da un processo patologico acuto o cronico.
Ogni volta che è in corso un processo morboso di una certa consistenza e soprattutto di una
certa durata, si ha sempre una più o meno marcata tossiemia, che spiegherebbe la reazione
drenante degli impacchi. Quando c’è la febbre, se ne conosca o meno la causa, è sempre molto
utile ricorrere ad un breve ciclo di impacchi di cavolo sull’addome: le applicazioni fanno abbassare
la temperatura e purificano l’organismo, agendo come un filtro sulla rete circolatoria addominale.
Tengano presente questo consiglio soprattutto le mamme con bambini della primissima infanzia,
che danno tante preoccupazioni per gli improvvisi e misteriosi rialzi termici: considerino gli
impacchi un rimedio di pronto soccorso, di una efficacia sempre sorprendente. È chiaro che,
trattandosi di bambini molto piccoli, la cui pelle è particolarmente delicata, si deve avere una cura
maggiore nel preparare gli impacchi, e bisogna usare poche foglie scure e più foglie chiare e
tenere, badando bene che tutti i nervetti delle foglie siano sempre ben appianati, e portando a
contatto con il corpo lo strato delle foglie chiare. I risultati soddisfacenti non mancheranno.