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Requiem prematuro.pdf


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Sempre sono stato incuriosito dal aldilà; Sempre ho cercato di sbirciare dietro le quinte alla vita
quotidiana; Sempre ho voluto conoscere in anticipo quelle stanze del paradiso che vogliono vendermi
in comode ratte; Sempre ho sognato trovarmi davanti alla signora in nero per chiedergli...
Requiem prematuro
Le tre del mattino. Sono in cucina. Una sola luce accesa. La casa in silenzio. Tutti dormono...
Fuori nel patio e più in là, nel cortile grande della strada, lo stesso silenzio. Un silenzio più abissale, più
corporeo del silenzio d'altri giorni; probabilmente sono io ad essermi immerso in un silenzio cossi
tangibile...
Sono seduto a tavola. Fumo una sigaretta dopo l'altra. Mentre aspetto davanti alla sedia vuota, controllo
con sensi aguzzati la profondità che si estende oltre le pareti.
Ti sento presente; non molto vicina... come poco più in là del cortile... e più vicina a me di quanto mai
prima tu sia stata... Sei parte e complice di questo mio silenzio attento e pieno d'attesa; e sei parte di
questa notte di luna piena che causa deliri e desideri; che fa dimenticare le nostre menzogne, le nostre
paure, lasciando che i corpi volino nel fantastico, grottesco e delirante occulto quotidiano...
Attendo paziente che tu appaia dal tunnel della notte, dal suo cavernoso e riverberante silenzio; che
attraversi soave e alata il cerchio che nell'infinito e distante i miei occhi svelano, e che manifestandoti a
me, ti sieda...
Non ti ho mai visto. Non credo che tu abbia la forma che il popolo ti ha imposto: brutta, scarnata,
frigida. Ti immagino lieve, trasparente, bianca, vaporosamente luminosa, alata e con la tenerezza e
bontà delle fate che mi facevano compagnia da piccolo. Cosi ti immagino e presumo: col movimento,
la fragilità, la lievita, la tenerezza e il tintinnio di una fata; una fata che ha il ruolo di accompagnarmi in
un nuovo cammino di sensazioni e sentimenti.
Non ti dirò che questa inquietudine e aspettativa per il tuo arrivo non si confonde a volte col timore...
certo, mi hanno tanto insegnato a evitarti che perfino la necessita di incontrarti e parlarti si può
trasformare in timore...
Sai cosa la gente dice di te? bene... in verità di te non si parla molto; il panico per ciò che non si
conosce chiude loro la bocca, però nel più profondo dei loro pensieri, rocciosamente occulti, ti
immaginano come la dama delle ombre, coperta di veli neri e in perenne subbuglio, come le notti
tormentate d'inverno...
Ti immaginano sola, tanto sola, che il vuoto della tua presenza secca i pascoli dei campi su cui posi i
tuoi passi gelidi: perché ti immaginano anche fredda, con quella freddezza attribuita a chi rimane
impassibile davanti ad una carezza, davanti ad un sorriso o una supplica, e che si annida con un anelito
spettrale negli spazi vacui lasciati dagli esseri estinti.
Ti immaginano onnipotente, onnipresente, atemporale, inesorabile e dispotica: come se fossi la faccia
occulta di dei frustrati e vendicativi... Veramente, non sei una buona compagnia per la gente... e hanno
paura di incontrarti a la svolta della strada.
Divertente, perché tutti sanno di non poter evitarti... ma quando sentono dire che le tue orme si sono
mischiate con i passi di un conoscente lungo il cammino, subendo l'inevitabile... girano il viso d'altra
parte per non vederti, e si chiudono in un falso circolo ermetico che li protegge da questa trappola del
destino. Un po' soli, vuoti e impauriti, continuano la loro vita senza guardarti, portando le stigmate
incise nell'anima poiché non possono affrontarti...
Hm mm... morte... credo che non esistano forme oscure che tu induci...
Credo che non esistano lugubri rappresentazioni temporali che possano aggiudicarti, nonostante