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JUVETORO n. 20 Juve Toro Derby bassa OK .pdf



Nome del file originale: JUVETORO n. 20 - Juve_Toro_Derby_bassa_OK.pdf

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amc_juvetoro@yahoo.com
GIORNALE DEDICATO AI TIFOSI DI JUVENTUS E TORINO - Anno x - N. 20 - 3 MAGGIO 2019 - SETTIMANALE GRATUITO
Il Punto

Il Punto

Signora quasi sfavorita, ma l'orgoglio
cittadino è da difendere

a pag.

2

Le Interviste

La caccia all'Europa passa dal
fortino dei 'cugini'

a pag.

4

Il pensiero di Franco Ossola
e Antonino Asta sul derby

a pag.

8e9

La Polemica
Dopo lo stemma, la maglia.
A quando il cambio nome?

a pag.

FORZA E CORAGGIO
JUVENTUS-TORINO | VENERDì 3 MAGGIO ORE 20.30

Da una parte la Juve già scudettata ma con CR7 DECISO A VINCERE la classifica cannonieri.
Dall'altra i granata che vogliono finalmente strappare un risultato utile allo Stadium per continuare il sogno europeo

10 e 12

2

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Punto Juve

Signora quasi sfavorita, ma l'orgoglio cittadino è da difendere
F

inalmente la Lega
Calcio ha raggiunto
una sintesi di tutto
il bailamme sulla data in
cui disputare il derby di ritorno per questa stagione
che volge al termine. Viene partorita e determinata
una data che non ha alcun
senso logico o forse sì, se
per logica si considera il
continuo e costante piagnisteo che l'editore dei maggiori giornali italiani, nonché presidente della parte
presunta inferiore, riversa
sulla carta stampata sotto
forma di proclami alla pancia della sua tifoseria. Non
era forse il caso di lasciare
inalterata la data iniziale,
dato che alla Juventus non
interessa più preservare i
giocatori in vista di una semifinale sfumata? È vero
che si gioca allo Stadium,
ma il nemmeno tanto velato
timore che, tra motivazioni di classifica a favore dei
granata, la tranquilla situazione juventina priva di ob-

biettivi da raggiungere e la
ricorrenza del 70° della tragedia di Superga, l'inerzia
penda dalla parte torinista
è assai concreta. Detto questo, c'è un numero notevole
di protagonisti di derby tra
le fila bianconere, per pensare anche lontanamente
che l'impegno venga preso
sottogamba. La gara è in
sé una battaglia che esula
chiaramente dalle logiche
contingenti. Non ci sono
ingredienti occasionali che
aumentino la già corposa

sapidità dell'evento. Il derby è derby, bellezze. La Juve
è attesa dalla seconda delle
5 partite finali nelle quali,
per la combinazione di un
calendario singolare e quasi simile a qualcosa di preconfezionato, assurge ad
arbitra delle sorti altrui, in
chiave piazzamento in Europa. Che si tratti della porta principale o della porta
secondaria. Così è stato
al cospetto dell'Inter, così
sarà contro il Toro e poi affrontando Roma ed Atalan-

®

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ta. Con buona pace per la
chiusura nella Genova blucerchiata, in una specie di
“amichevole” di lusso. Buon
per la truppa di Allegri che
lo scudetto sia vinto. La
produzione industriale di
infortunati, lungodegenti ed
operati ha dell'incredibile, a
tal punto da non avere precedenti. Che questo sia uno
dei motivi della non perfetta condizione con la quale
si siano giocati i quarti di
finale Champions è fuori di
dubbio. Se mancassero ancora dei punti al traguardo,
la situazione attuale non
concederebbe certo sonni privi di incubi. Prima di
ingegnarsi in qualsiasi formazione, Allegri fa la conta
degli uomini a disposizione,
saggia la forma ed il ruolo,
trae le conclusioni in modo
obbligato. Se Szczesny continua a dare affidamento,
la difesa fa miracoli se si
considera che non viene
schierata la stessa linea per
2 partite di fila. Il ritorno di

capitan Chiellini dà sicurezza all'intero reparto, sganciando Emre Can da compiti difensivi, per tornare nel
mezzo del campo. Il centrocampo resta coriaceo, al di
là degli infortuni. In attacco
le punte sono 3, anzi 2. Bernardeschi si è decisamente ibridizzato, mentre CR7
non molla mai, forse anche
perché a lui l'obbiettivo della classifica marcatori non
manca. Kean apre la pista
ad altri giovani “primavera”
che riempiono i vuoti dei titolari. Come già Nicolussi
tempo fa, è stata la volta di
Pereira a San Siro e non è
detto che qualche sorpresa
si concretizzi anche nella
stracittadina. Toro dunque
più motivato, per una volta
quasi favorito, Juve per il
blasone e per l'imperativo
categorico di non perdere il
derby. Se il popolo juventino
facesse pace con se stesso e
con la società, potrebbe essere un elemento che sposta gli equilibri, ma non è

il caso di scommettere sui
decibel in uscita dalla curva
e dai vari settori. La Mole,
come sempre, sta a guardare dal centro città, mentre
la Basilica di Superga può
attendere, almeno fino al
giorno dopo.
Marco Sanfelici

Giornale sportivo per i tifosi di Juventus e Torino

Direttore Responsabile
Roberto Grossi
rogro@inwind.it
Hanno collaborato
Antonio Catapano, Alessandro Costa,
Salvino Cavallaro, Massimo Fiandrino,
Ezio Maletto, Paolo Rachetto,
Marco Sanfelici, Giuseppe Livraghi,
Ermanno Vittorio
Segreteria di redazione
Cristina Zecchino
amc_juvetoro@yahoo.com
Impaginazione e grafica
Silvana Scarpa - Tel. 011 0201860
Servizi fotografici
Salvatore Giglio, Manuela Viganti
Editore
AMC - Art Media Communication
Direttore Editoriale
Gianni Castaldo
amc_juvetoro@yahoo.com
Pubblicità
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Stampa
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Distribuzione gratuita agli ingressi esterni degli stadi torinesi,
eventi e canali commerciali

Autorizzazione Trib. di Torino n. 30 del 27/11/2015.
Tutti i diritti riservati
Responsabile del trattamento dei dati personali: Gianni Castaldo

CHIUSO IN REDAZIONE ALLE ORE 17.30
DI MARTEDì 30 APRILE 2019

ELEZIONI REGIONALI SCHEDA VERDE

Messaggio Politico Elettorale - Committente responsabile: ROBERTO ROSSO

DOMENICA 26 MAGGIO 2019

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335 76.39.625

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Punto Toro

La caccia all'Europa passa dal fortino dei 'cugini'
TORO, STAGIONE
STORICA
1 sola sconfitta in 16 trasferte, 22 punti su 29 nelle
ultime 9 gare casalinghe.
Terza miglior difesa. 56
punti in 34 gare, entrambi
le milanesi sconfitte a Torino. Comunque vada a finire la stagione, questo è il
miglior Toro del millennio
e sarà una stagione storica, a condizione che il Toro
centri la qualificazione eu-

ropea. Se i Mazzarri-boys
si qualificassero per l'Europa League, sarebbe la
seconda volta negli ultimi
25 anni: dopo l'eliminazione in Coppa Coppe ad opera dell'Arsenal nel 1994, il
Toro ha giocato in Europa
sono nel 2014-15 con l'impresa di Bilbao e la sconfitta di San Pietroburgo. Se
addirittura il Toro centrasse la Champions tornerebbe a lottare per la “coppa

dalla grandi orecchie” 43
anni dopo Monchegladbach.
ALLO STADIUM
CHE BATOSTE
Allo Stadium per il Toro
zero vittorie e tante beffe:
i gol di Pirlo e Cuadrado
al minuto 95, il pareggio
di Higuain al minuto 92
(col Toro in vantaggio grazie alla punizione di Ljajic
e nonostante l'espulsione
di Acquah) sono state tre
sberle che i granata hanno
faticato a metabolizzare.
In una stagione cosi storica sarebbe davvero fondamentale fare il bottino
pieno allo Stadium, sia per
il prestigio che per la zona
Europa.
30 STRACITTADINE,
1 VITTORIA
Nel 1995 il Toro di Sonetti
sconfisse 2 volte la prima
Juve di Lippi in 3 mesi. A
gennaio con doppietta di

Rizzitelli e sigillo di Angloma (3-2) e Pastine (rigore parato a Ravanelli). In
aprile ancora con doppietta di Rizzitelli. Lo Stadium
si chiamava Delle Alpi ed
era molto diverso. Da allora su 30 derby giocati, il
Toro ha vinto solo quello
del 2015 all'Olimpico, reti
di Darmian e Quagliarella. Bottino misero, seppur
con l'alibi di alcuni errori
arbitrali.
MORETTI, ASSENZA
CHE PESA
Non ha funzionato la terapia conservativa per Djidji, che dalla gara contro
l'Udinese lamentava noie
al menisco. Assenza passata inosservata per merito di Moretti, protagonista
di un'altra stagione da favola. Ma appena Koffi si è
operato, ecco che Emiliano in diffida ha ricevuto il
giallo che gli farà saltare
il derby. Che potrebbe es-

sere l'ultimo. Ma Moretti
sembra avere 10 anni in
meno, 26 e non 36. E smettere col Toro in Europa non
sarebbe giusto. Merita un
rinnovo, anche perché i
derby il prossimo anno potrebbe giocarsi anche in
Europa. Bremer, brasiliano utilizzato pochissimo e
pochissimo considerato da
Mazzarri, potrebbe avere
l'occasione della vita nel
derby. Oppure Mazzarri
potrebbe sdoganare la di-

Rosso (Fdi): “Il Comune
conceda tutte le arcate del
Moi al Toro, per una vera
cittadella granata”
“Mi sembra che il Comune continui a fare proposte
irricevibili al Toro e al mondo che gira intorno alla
squadra granata”. Roberto Rosso, capogruppo di
Fratelli d’Italia in Comune e candidato alle prossime
elezioni regionali, è fortemente critico rispetto l’idea
prospettata dalla Giunta Appendino, di installare il
Museo del Torino in una piccola parte delle arcate
degli ex mercati generali.
Perché ritiene le proposte fatte al Toro irricevibili?
“Perché – spiega Rosso – sembra sempre che ai
granata si vogliano rifilare mezzi ‘pacchi’, uno stadio
gravato da fidejussione, uno spazio all’interno di un
contesto degradato, oppure il Robaldo per realizzare
i campi delle giovanili”. Già, il Robaldo: uno spazio
assegnato alla società di Urbano Cairo oltre tre anni
fa e che “forse soltanto adesso potrà effettivamente
cominciare a essere ristrutturato, dopo oltre 37 mesi
di ostacoli burocratici messi da Palazzo di città alla
realizzazione del progetto. “Se non è un ‘pacco’
tener fermo un cantiere che oltretutto sarà un fiore
all’occhiello per tutto il quartiere, ditemi voi cos’è e
ditemi se in altri casi ci sarebbe stato un trattamento
simile”, sostiene Rosso.
Ma torniamo all’attualità, vale a dire l’offerta di
mettere il Museo del Toro in 2mila metri quadri delle
arcate Moi, abbandonate da un decennio, terra di
spaccio, con gli impianti da rifare e oltretutto per due
terzi affidati in concessione alla società a maggioranza
privata Parcolimpico Srl, mentre per un terzo ancora
nella diretta disponibilità del Comune. “Peccato che il
Museo del Toro dovesse andare a fianco del Filadelfia,
luogo naturale per questa destinazione. Oggi il Comune
offrirebbe un’arcata non al Torino Fc, ma al gruppo che
ha realizzato la sede espositiva di Grugliasco”.
Al di là dell’ubicazione, del contesto degradato, di
mille motivi che possono far storcere il naso, “è la
modalità dell’offerta che lascia davvero esterrefatti –
dice Rosso – perché il vicesindaco Guido Montanari,
dopo averla formulata, è intervenuto dicendo che

fesa a 4: stringendo Nkoulou e Izzo, e abbassando
De Silvestri e Ansaldi. La
cosa importante sarà non
lasciare solo Belotti nella
morsa Bonucci-Chiellini,
bensi rifornirlo di assist
(che contro il Milan non
sono mancati) e affidare ai
centrocampisti le incursioni per tenere sempre vigili
i difensori juventini.
Alessandro Costa
(Foto sopra Izzo abbraccia i compagni;
a sx duello Ronaldo-Rincon)

ora farà un bando per trovare chi vincerà lo spazio,
talmente ambito che è vuoto da dieci anni”. La tesi del
capogruppo di Fratelli d’Italia è molto semplice: come
si fa a offrire una cosa a un soggetto determinato e poi
fare un bando per aggiudicarlo? “Un assurdo giuridico,
anche perché allora il bando potrebbe essere vinto
da qualcun altro. E se il bando è fatto per un unico
partecipante, allora tanto vale non farlo”.
Quello che più preoccupa il consigliere, “è l’evidente
intento dilatorio che quest’operazione sembra celare.
Offro una cosa, in modo che tu non costruisca il Museo
al Filadelfia, come previsto. Poi faccio un bando e
vediamo chi lo vince, intanto però il progetto originario
si perde e magari in quell’area viene realizzato
qualcos’altro”.
Oltretutto Montanari ha anche detto che prima di
assegnare qualsiasi spazio, sarà necessaria una
profonda ristrutturazione di tutte le arcate. “E con quali
soldi – chiede Rosso – visto che il Comune non ha
nemmeno più le lacrime per piangere? E poi perché
dovremmo ristrutturare con fondi pubblici spazi che
sino al 2039 sono in concessione a un privato e che
già da dieci anni, secondo capitolato avrebbe dovuto
fare una regolare manutenzione e utilizzarli per finalità
pubbliche?”.
Insomma, nella migliore delle ipotesi sarebbe
comunque un’enorme perdita di tempo “e il Museo del
Toro potrebbe vedere la luce magari tra dieci, quindici
anni, visto che per esempio uno spazio analogo alle
arcate, vale a dire i Murazzi, sono ormai chiusi da anni
in attesa che il Comune faccia i lavori necessari per il
loro riutilizzo”.
La proposta di Rosso è diversa, ma semplice. “Se
davvero si vuole aiutare il Torino calcio e il mondo dei
club, delle associazioni e dei gruppi di interesse che
gravitano intorno al Toro, bisogna offrire loro proposte
appetibili. Appetibile – aggiunge Rosso – sarebbe
l’offerta di tutte le arcate, in modo da permettere
o direttamente la società di Cairo o a gruppi di
imprenditori vicini al mondo granata, di creare in
quello spazio una cittadella granata fatta di spazi di
incontro, locali, negozi, spazi espositivi, foresterie,
alberghi. Un punto di ritrovo per tutti i granata, sia di
Torino, sia per quelli che vengono da fuori, che sono
molto più numerosi di quel che non si pensi”.
Messaggio politico elettorale

Laboratorio

6

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L'Analisi

Madama, ricordi l'annuncio coraggioso di Villar Perosa?

L

a penultima, inutile
kermesse casalinga
che la Jurassic Football Club S.p.A., prossima
alla conversione in Contrada della Zebra, è chiamata ad onorare, prevede
la partecipazione di un circolo sportivo che da oltre
40 anni nulla ha da dire, e
nemmeno da dare, al già
derelitto movimento peninsulare. I tardo romantici, i
crepuscolari o più miseramente i tamburini e pennivendoli di regime, cercheranno di infiocchettare un
incontro, per la (quasi ex?)
"Pro Allegrese" più inutile
della data di scadenza della

Nutella, ricorrendo ai logori
nastrini di un'epoca che la
maggior parte di loro non
ha vissuto; reliquie che per
quanto ben conservate hanno perso nei decenni ogni
coloritura
socio-politica,
biblica e, più banalmente,
sportiva. Sarebbe stata una
perdita di tempo a prescindere, ora più che mai, giacché i pedatori di Madama
(tranne uno...), sempre sotto lo scacco di un infortunio
muscolare anche quando
leggono il giornale e mentalmente già proiettati ai
luoghi ove gli effetti della
preparazione "mirata" si
sveleranno utili al conteni-

mento delle garziglione in
cerca di visibilità, avranno
ben poca voglia, a dispetto
delle dichiarazioni di facciata, di rischiare l'incolumità solo per rendere credibile una parodia che per
il versante opposto, ma per
ragioni diverse da quelle
storiche, è invece una ragione di vita. Ben più interessante, invece, sarà scoprire,
nei giorni che verranno,
quanta residua credibilità
attribuire ancora alle intenzioni di primeggiare in
Europa di una Società che
nell'intero arco stagionale,
con scelte chiaramente in
controtendenza, ha sconfessato del tutto la dichiarazione d'intenti emanata
urbi et orbi in quel di Villar
Perosa nell'agosto ultimo
scorso. È del tutto evidente,
ormai anche in chi lo nega
per parossistico attaccamento a una posizione che
i fatti, non la critica, hanno
decretato perdente, che per
pilotare la navicella bianconera attraverso i marosi continentali occorra un
vero timoniere e non un
mozzo, inconsapevole di
esserlo, solo perché la caratura dell'imbarcazione gli

ha permesso di non naufragare nelle italiche pozzanghere. È altresì parimenti
ovvio che la sessione estiva
del suk pallonaro dipenderà in maniera determinante
dalla liceità delle intenzioni
di cui sopra e da chi sarà
deputato a tradurle in atto.
Chi scrive desidererebbe
un "Ritorno al futuro", ma
teme, e non poco, che alla
resa dei conti possa prevalere la mentalità provinciale di cui è ancora imbibita larghissima parte della
clientela zebrata e che, pertanto, proprio in ossequio
ad essa, la Società decida di
non inimicarsela, limitandosi, con scellerate decisioni conseguenti, a insaporire
appena appena l'insipido
brodino tricolore che non
può saziare l'appetito di chi
ambisce a rivedere la "Vecchia" sul trono d'Europa
prima e del mondo poi. Vero
che una Champions League non è programmabile,
ma vero altrettanto che si
può impostare una stagione sulle esigenze che essa
impone. Alla luce del solco
abissale che separa la Juve
dalla paccottiglia cortilizia,
il rischio di non raccogliere
il minimo sindacale sarebbe veramente insignificante e in ogni caso varrebbe
comunque la pena correrlo.
Servono una sterzata, uno
schock positivo, la piena
consapevolezza che "Non si
può risolvere un problema
con la stessa mentalità che
l'ha generato" (Albert Einstein) ed anche quel po' di
dignità che porti a decidere
se il noto mantra Bonipertiano vale sempre, o solo
quando fa comodo. Tutto il
resto è fuffa. Augh!
Ezio Maletto

Numeri e Statistiche
178 DERBY IN CAMPIONATO
JUVE AVANTI 77-52
240 i derby totali già disputati.
103 vittorie Juve, 75 vittorie
Toro, 62 pareggi.
178 l e sfide in Campionato, 77
vittorie Juve, 52 Toro e 49
pareggi.
1 soltanto la vittoria del Toro
negli ultimi 27 derby ufficiali
Fra Campionato e Coppa Italia, 21 vittorie Juve e 5 pareggi. Ultima vittoria in 'trasferta' il 9/4/95 in Juve-Toro 1-2
(doppietta Rizzitelli).
1 il derby vinto dal Toro
con la Presidenza Cairo il
26/4/2015 in Toro-Juve 2-1.
CR7: 27 GOL E 23
VITTORIE SU 44
44 i derby giocati da Ronaldo:
Sp. Lisbona (1), Man. Utd
(11), Real Madrid (31) fra
Campionati e Coppe. Positivo l'esordio nel derby di
Torino datato 15/12/18, rete
su rigore e vittoria.
23 le vittorie in questi 44 derby,
9 pareggi e 12 sconfitte, 27
gol.
22 i gol in 31 derby di Madrid,
record nel “clasico”.
8 Nei primi 8 derby a Madrid
ha segnato 8 gol e ha sempre vinto.
3 le espulsioni subite nei derby
3 le triplette realizzate nei derby e tutti in Spagna
600 i gol realizzati in 801 presenze fra Campionati e Coppe (Real 450; Man. Utd 118;
Juve 27 e Sporting 5).
20 le reti in campionato: 9 in
casa (3 doppiette), 11 in trasferta (1 doppietta).
1 gol ogni 121 minuti in campionato per CR7
88 i punti conquistati dalla Juve
(3 in più di un anno fa) dopo
34 gare, 2 in meno rispetto
alla Juve di Conte che era a

di Massimo Fiandrino

90 punti e finì con il record
di 102 (questa Juve può arrivare al massimo a 100).
24 le reti subite, miglior difesa
del torneo (11 casa, 13 trasferta). In 16 gare su 34 non
ha subito reti
17 i gol realizzati dal 61' al 75',
il quarto d'ora più prolifico
della Juventus.
TORO, SOLO 1 KO IN
TRASFERTA.
MIGLIOR DIFESA DEL 2019
1 soltanto la sconfitta per il
Toro in 16 trasferte (record
stagionale, poi Juve a quota 2), il 19/1/19 contro la
Roma. Se uscisse imbattuto
contro Juve e Empoli eguaglierebbe il Toro 1976/77
4 le vittorie 'corsare' del Toro
12 i pareggi in trasferta, record
stagionale (6 per 0-0) su 14
totali
9 i punti in più rispetto a un
anno fa (56 contro 47), nel
2019 sono 29 su 45.
27 anni fa una difesa migliore,
1991/92, quel Toro dopo
34 turni aveva subito solo
20 reti.
15 le partite senza subire gol
su 34
15 i gol segnati dal 46' al 60', il
miglior quarto d'ora granata (il 34,09%).
7 i gol subiti su 29 dal 61' al
75' , il peggior quarto d'ora.
4 i giocatori espulsi: Meite',
Nkoulou, Aina e Zaza. Mai
vittoria Toro con l'uomo in
meno, 3 pari e 1 ko.
6 espulsioni per Mazzarri .
61 le reti di Belotti in A con il
Toro (13 in questo Torneo),
ha superato Silano e Franco
Ossola (60).
10 i gol subiti nel 2019 in 15
gare: miglior difesa del torneo.

dal 09 giugno
al 21 luglio

8

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L'Intervista

Ossola: “La Juve non regalerà nulla”
F

ranco Ossola, complimenti per la tua
ultima fatica letteraria dedicata al 'Grande
Torino'. Quale è il significato dei 70 anni dalla tragedia di Superga?
“Il mito continua e si autoalimenta. È aumentato l'interesse mediatico in tutto il
mondo, ci sono un'infinita'
di iniziative. Soprattutto la
Rai che ha realizzato molti servizi e dedicato ampio
spazio alla ricorrenza. Ho
apprezzato molto il ricordo di Gianfelice Facchetti
a “La Domenica Sportiva” e
lo ringrazio.”
Anche tu alimenti il mito
con i tuoi libri e insegnando il “Grande Torino” nelle scuole
“Sono riuscito a coronare il
mio progetto grazie anche
al contributo del Torino Fc.
“Superga 70” è un incontro
con i ragazzi delle scuole
elementari, medie e superiori. Almeno un terzo dei
ragazzi conosce già molto

del Grande Torino. Io cerco soprattutto di far capire
la semplicità e l'umanità di
quei grandi campioni, soprattutto se rapportati agli
atteggiamenti dei giocatori
dei giorni nostri.”
Il derby anticipato al 3
maggio. Giusto cosi?
“Giustissimo, sarebbe stato un affronto giocarlo il
4 maggio: però vorrei che
dal prossimo campionato
fosse già stabilito a priori,
dal computer che elabora il
calendario, che il 4 maggio
il Toro non deve mai giocare.”
E invece in quale coppa
giocherà il prossimo anno:
Europa o Champions League?
“In Champions mi pare
difficile. In Europa League
invece ci può stare benissimo, d'altronde era l'obiettivo dichiarato di Mihajlovic
nel 2016: ci sono voluti 3
anni, ma il Toro merita di
giocare l'Europa League e
non solo per una stagione.

Dovrà essere l'obiettivo di
ogni stagione.”
La Juve sembra un po'
scarica e appagata. Il Toro
può approfittarne?
“La Juve non ci regalerà
nulla. Metterà in campo un
accanimento importante,
vorranno toglierci l'Europa. Non attendiamoci regali. Giocheranno tutti i titolari. Per il Toro un pareggio
sarebbe oro colato...”
Alessandro Costa
(Qui sotto il libro
di Ossola)

Le 'scintille' Cairo-Petrachi
Cairo è solitamente diffidente nella scelte dei suoi collaboratori. Ma quando verifica l'affidabilità e la lealtà dei suoi uomini poi si fida ciecamente. Cosi è avvenuto
con Gianluca Petrachi che a dicembre avrebbe compiuto 10 anni di collaborazione. Non li compirà, si è già accordato con la Roma dopo mesi di trattative. Cairo,
quando i giornalisti romani gliene chiedevano conto, rimaneva sorpreso, sottolineando che Petrachi aveva un contratto fino al 2020, e poi, aggiungeva il presidente, glielo avrebbe detto.
Invece Petrachi non ha mai confessato la sua tentazione a Cairo. Che l'ha saputo dai giornali e non ha gradito.
Pubblicamente Cairo ha parlato di cosa grave, di conflitto di interesse ma in cuor suo si è sentito tradito più
da Gianluca che da Petrachi. Il dirigenze leccese, invece, si è dichiarato stupito di questa presa di posizione
pubblica del suo datore di lavoro. Altro che slealtà, ha ribadito Petrachi. Se altre squadre mi cercano, vuol dire
che il lavoro al Toro è stato ottimo e Cairo dovrebbe esserne fiero. Insomma panni sporchi lavati in pubblico
e la percezione che una chiaccherata amichevole in tempi non sospetti sarebbe stata la soluzione migliore.
Ma morto un Papa se ne fa un altro. Certo, il ds leccese, almeno fino ad un anno fa, si è dimostrato maestro
di plusvalenze, piatto di cui Pallotta è goloso più di Cairo.
(ale.co)

Gli eventi dedicati al 'Grande Torino'
Giovedì 2 maggio ore 21, Museo del Toro, presentazione libro “Tutto il Grande Torino minuto per minuto”. 3
maggio ore 11, Superga, inaugurazione Lapide in onore del Grande Torino a cura del Museo della Fiorentina.
Ore 18 inaugurazione piazzale Grande Torino in viale Tigli 68 a Bruino. 4 maggio: dalle 9 alle 13 apertura straordinaria Museo con annullo filatelico dedicato al 70° anniversario della tragedia di Superga. Ore
10, cimitero Monumentale di Torino, Commemorazione ufficiale e benedizione. Ore 15.30 Messa solenne,
Duomo di Torino. Ore 17 a Superga, alla Lapide, lettura nomi dei caduti da parte di Andrea Belotti, presenti
squadra, staff tecnico e dirigenti. 15 maggio ore 10, Biblioteca 'Italo Calvino' in Lungo Dora Agrigento 94 a
Torino conferenza stampa Progetto “Bianconero Granata”. 16 maggio ore 18,30, Leica Store di Torino, terzo
incontro della mostra “Eterna Leggenda”. 18 maggio ore 12 a Vado Ligure inaugurazione mostra dedicata a
Bacigalupo. 23 maggio ore 20,30 a Sant’Ambrogio inaugurazione mostra “Eterna Leggenda”.
(al.co)

REDAZIONALE

Enoteca - Vineria con cucina piemontese all'ombra della Mole
Inaugurata nel 2012 a due passi dalla Mole Antonelliana, nel cuore di Torino. La “piemontesità” è
ciò che caratterizza la vineria “La Buta Stupa” di via Gaudenzio Ferraris 5 F, un nome che indica
la “bottiglia tappata”. L’enoteca è stata aperta da due piemontesi doc, Alberto e Patrizia. Attuali
gestori di un locale che fa dell’eccellenza una delle sue virtù e dove è possibile bere i migliori
vini del Piemonte, assaporando pietanze preparate con cura. Alberto è l’appassionato di vini
della casa, un sommelier professionista che vi porterà a scegliere tra quasi 300 etichette. Una
passione che ormai si tramanda da generazioni. Mentre Patrizia è la chef con grande esperienza
nel settore della ristorazione da sempre innamorata della cucina piemontese. Un duo che sa
farsi rispettare, un concentrato di passioni e competenze. I piatti, pochi e selezionati, uniscono
la passione per la cucina con i sapori del Piemonte. Dai tomini al vitello tonnato passando per
gli agnolotti, la battuta e il brasato di Fassone all’antica maniera che noi de “La Gustosa” vi
consigliamo particolarmente. Prodotti d’eccellenza cucinati come vuole l’antica tradizione con
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L'Intervista

Asta: “E' l'ora del Toro ma la Juve non starà a guardare...”
A

ntonino Asta è tornato in panchina a
ottobre dello scorso
anno e attualmente allena
la Pistoiese in Serie C. Da
giocatore è stato capitano
ed anima vera di un Torino
sanguigno, capace di fare
emergere antichi valori legati alla grande storia granata.
Antonino, che derby sarà?
“I derby non danno mai una
motivazione in più rispetto
alla situazione di classifica. Il derby è derby, comunque sia. Tuttavia, devo dire
che dopo la partita contro
il Milan, il Toro cercherà
di vincere questa gara anche perché si trova in una
situazione importante di
classifica. È brutto dire che
i granata sono favoriti dal
momento attuale, perché
il derby sfugge sempre ad
ogni pronostico. Io spero
che il Toro mantenga questa spensieratezza e libertà
mentale che gli permetta di
fare una bella partita, pur
sapendo che la Juve non ci
starà a perdere il derby soprattutto in casa.”
Cosa ti piace del Toro di
quest’anno? È la squadrarivelazione?
“Aspetterei fine campionato per rispondere. Il Toro
sta facendo qualcosa d’importante e in questo senso
potremmo ritenerlo come
la rivelazione del campionato. Negli altri anni gli
si chiedeva la continuità
che poi non ha mai avuto,
mentre quest’anno si. Con
questa voglia e determinazione e con quel non accontentarsi mai, si può ambire
alla zona Champions.”
Di questo ottimo momento
grandi meriti sono anche
di Mazzarri?

“Sicuramente. Come in tutte le squadre l’allenatore
ha la sua importanza. Dirti
che Mazzarri è un valore
aggiunto, per me che sono
allenatore, è semplice. È
anche vero che sono i giocatori che vanno in campo e la verità sui meriti e
demeriti dovrebbe essere
ripartita in parti uguali.
Tuttavia, se perdi è sempre
colpa dell’allenatore, se
vinci è merito dei giocatori. Credo che ci sia sempre
una giusta via di mezzo...”
Ma per il Toro è un vantaggio affrontare la Juve
in questo momento?
“La tua può essere una lettura giusta, ma dall’altra
parte c’è da considerare
che perdere la stracittadina non piace a nessuno.
Mancano 4 partite ed è impensabile che la Juve possa affrontarle non da seria
professionista. È logico che
se penso a una squadra
che ha maggiori motivazioni in questo derby, certamente il Toro ha un teorico
minimo vantaggio che non
è trascurabile.”
Cosa ricordi dei tuoi trascorsi granata e dei derby?
“La settimana della partita

c’erano gli sfottò dei tifosi
da una parte e dall’altra.
C’era l’attenzione dei tifosi del Toro che venivano
al campo d’allenamento a
caricarci. Non potrò mai
dimenticare quel famoso
3-3 che resta tra i ricordi
più belli della mia carriera
di calciatore. Mi chiedi se
mi manca il Toro? Mi mancherà sempre. Ne sono stato giocatore per 5 anni, di
cui 2 da capitano e 7 anni
da allenatore nel Settore
Giovanile. Il Toro è come la
mia carta d’identità. Esserne stato il capitano mi ha
fatto crescere umanamente, anche se quella fascia
l’ho raggiunta a quasi 30
anni e devo dire ancora
oggi grazie a Giancarlo Camolese. Non solo a Torino
ma dovunque mi ricordano
come il capitano del Toro e
per me è motivo di grande

soddisfazione.”
Un pensiero sul 70° anniversario della tragedia del
Grande Torino.
“Il 4 maggio l’ho vissuto intensamente in quegli
anni da capitano del Toro.

Leggere i nomi davanti alla
lapide di Superga è stata
una grande emozione che
mi ha fatto capire cosa significa giocare nel Toro. Lì
te ne accorgi ancor di più,
perché quando il silenzio

diventa assordante come in
quei momenti, ti sembra di
aver vissuto anche tu quella tragedia...”
Salvino Cavallaro
(A sinistra Antonino Asta)

La corsa europea delle rivali
ATALANTA 59 - Lazio-Atalanta è la sfida di questo
week-end che darà importanti responsi europei
per entrambe. Alla terzultima l'Atalanta ospita il
Genoa poi, dopo la finale di coppa, c'è la trasferta
all'Allianz Stadium. Nell'ultima gara la Dea ospita
il Sassuolo. Le due gare interne saranno disputate
a Reggio Emilia. ROMA 58 - Dopo l'esonero di
Di Francesco, Ranieri ha chiesto soprattutto di
“difendere il castello”, ossia subire meno reti
possibile. Cosi facendo la Roma ha scalato posizioni
e guadagnato autostima. Le ultime 4 prevedono
l'insidiosa trasferta nella Marassi genoana, con i
liguri non ancora salvi. Poi ospiterà la Juve chissà
quanto motivata. Le ultime 2 dovrebbero partorire
6 punti: Sassuolo in trasferta e Parma in casa.

MILAN 56 - Sprofondo rossonero nell'ultimo mese.
Crisi fisica e tecnica. Calendario però in discesa,
affronterà squadre senza obbiettivi: Bologna e
Frosinone in casa, Fiorentina e Spal in trasferta.
Una squadra in salute farebbe 12 punti (Mihajlovic
permettendo). Il Milan visto a Torino rischia però
una Waterloo. LAZIO 55 - Pesa come un macigno
la sconfitta casalinga contro il Chievo. La Lazio è
ottava, ma ad 1 punto dal 5° posto. Le sfide contro
l'Atalanta saranno determinanti: sia nel prossimo
turno di campionato che nella finale di Coppa
Italia del 15 maggio. L'ultima si gioca Toro-Lazio,
possibile match-ball per entrambe. In mezzo
Cagliari in trasferta e Bologna in casa.

Spazio Club

È nata 'Cremona Granata'
Dopo il 2-0 sul Milan i granata sono attesi
nel derby da una Juve già Campione d'Italia.
Ma come si avvicinano i sostenitori torinisti
a questa stracittadina, probabilmente la più
prestigiosa dell'ultimo quarto di secolo? Ci
siamo rivolti a Giampaolo Sasso, addetto
stampa del Toro Club Cremona Granata “Il
12-Carlos Martin Volante e Moreno Ardoli”.
Giampaolo, in primis congratulazioni: un
club granata a Cremona non è da tutti...
“Per la precisione, la nostra sede è a Pieve
d'Olmi, non lontano da Cremona. Il nostro
sodalizio è da poco stato registrato, affiliandosi alla “galassia” dei Toro Club: siamo un
gruppo di tifosi molto calorosi, per noi essere
del Toro è qualcosa di speciale. Quando possiamo ci rechiamo a sostenere il Toro, in casa
e in trasferta”.

Come mai avete scelto un nome così complesso?
“Originariamente era nostra intenzione dedicare il club al solo Carlos Martin Volante,
giocatore del Toro nella stagione 1933-'34 ed
esempio di correttezza (mai stato ammonito
né espulso in tutta la carriera). In seguito, vista la prematura scomparsa del nostro fraterno amico (e tifoso granata) Moreno Ardoli,
ci è sembrato logico modificare il nome del
club”.
Da lontano, che aspettative avete per il
derby?
“Il Toro sta facendo qualcosa di straordinario:
onestamente, l'obiettivo era l'Europa League,
ma ora che si è in corsa per la Champions è
un dovere crederci e provarci. Certo, il derby
è un banco di prova molto impegnativo, ma

il Toro può farcela: se i granata giocano con
l'attenzione mostrata nella partita col Milan,
penso che un punto possa essere conquistato. E sarebbe un punto d'oro. Questo Toro è
un gruppo compatto, solido: una volta tanto
non si parte nettamente sfavoriti. Ci vorrà
una prova attenta e precisa, senza errori:
noi ci crediamo, perché la qualificazione in
Champions sarebbe un bel modo per onorare gli Invincibili, a 70 da Superga. Il ricordo
del Grande Torino avvenuto all'intervallo di
Toro-Milan ci ha veramente commosso...”
Giuseppe Livraghi

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La Polemica

Dopo lo stemma, la maglia. A quando il cambio nome?
D

opo la recente rivoluzione grafica della Juventus, con la
quale il club ha cambiato
il proprio logo, una nuova
scelta estrema sta facendo
discutere tifosi e osservatori; per la prima volta dal
1903 la prima maglia da
gioco del 2019-20 non avrà
più le classiche strisce verticali bianche e nere bensì
sarà semplicemente divisa
in due parti, una bianca e
una nera, e a dividere i due
colori ci sarà una piccola e
stretta striscia rosa in onore del colore della maglia
del club dal 1897 al 1902.
Il punto chiave è che si
tratta di una scelta epocale. Viene abbandonata, nei
fatti, una grande tradizione
sacrificata sull’altare del
merchandising spinto. Sarà
solo il volume delle vendite
a stabilire se il club avrà
avuto ragione dal punto vista pecuniario ma le prime
reazioni dei tifosi non sembrano incoraggianti (vedi
ironia sulla somiglianza con
la contrada della Lupa nel
Palio di Siena). Dal punto di
vista estetico il risultato ottenuto dall’Adidas sembra
non all’altezza delle aspettative. Risulta persino più


nome e al numero, cromaticamente dunque è praticamente tutta nera con un
paio di pezzi bianchi sopra
e sotto al quadrato solo sul
lato destro. E una manica
bianca dalla parte opposta.
In buona sostanza il retro
somiglia ad uno sconclusionato collage di avanzi di
sartoria. Qualche riflessione più approfondita nasce
spontanea: qual è il perimetro entro il quale possiamo
definire questa squadra di
calcio 'la Juventus'? Una
risposta semplificata potrebbe essere: nome della
squadra, sport del calcio,
città della squadra e campionato di appartenenza,
logo, colori sociali, tradizio-


bella la maglia del Fulham
Fc (campionato inglese),
sempre realizzata dal marchio tedesco, con gli stessi
colori (invertiti) e lo stesso
design. Strano a dirsi, ma
le piccole differenze fanno,
per l’appunto, la differenza. Il Fulham si è permesso a riguardo un simpatico
sfottò ufficiale su Twitter,
anche grazie al 4-1 inflitto
alla Juve in Europa League
nella stagione 2009-2010.
“Per sempre nella nostra
ombra” il tweet in questione, poi cancellato per ragioni diplomatiche. La maglia
della Juve nella parte posteriore è totalmente asimmetrica per via del grosso
quadrato nero destinato al

ne. L’ultimo elemento è il
più difficile da identificare,
ma è importante quanto gli
altri. Ora, laddove qualche
elemento di questi venga
a cambiare, si genera una
discussione tra i tifosi più
affezionati. Quanti elementi
devono cambiare per non
identificarsi più con quel
nome leggendario che ha
fatto la storia del calcio? Lo
scorso anno venne stravolto
il logo. Cambiò tante volte
in passato, ma si è sempre trattato di un restyling
di quello tradizionale (tra
l'altro lo stemma è l'unico
elemento che non era mai
cambiato, insieme al nome
della società). L’ultima volta
invece è sparita la storia e

la geografia (non c’è più il
riferimento alla città di Torino). Ora, con la nuova maglia, sparisce un bel pezzo
della tradizione che ha visto
i giocatori della Juve diventare icone per i propri tifosi
e anche per gli avversari.
Il prossimo passo potrebbe
essere quello di una maglia
a tinta unita, decisamente più 'casual' e facile da
indossare nella vita quotidiana (quindi nel mondo
se ne venderebbero di più).
Chissà che qualcuno non ci
stia già lavorando. Restando sullo stesso binario di
riflessioni, proviamo a fare
esempi pratici. Se i geniacci
del marketing decidessero
che il bianco e il nero sono
colori meno 'spendibili', sarebbe legittimo cambiare i
colori sociali? In pochi forse
ricordano che il nome “Juventus” in fondo non esiste,
fu una trovata dei padri
fondatori che adattarono
la parola latina “iuventus”
(gioventù),
aggiungendoci la 'J' e togliendo la 'I'.
E se con un ragionamento
analogo a quello dei colori
sociali si decidesse di cambiare il nome del club? Proseguiamo. Per ora la città di
appartenenza rimarrà Torino, perché sappiamo che
la Juve ha un grosso patrimonio immobiliare sotto la
Mole che non può essere
fisicamente spostato. Però,
senza pensare alla convenienza del trasferimento,
sareste disposti a pensare
il club Juventus nella città
di Milano, Londra, Los Angeles, Parigi, Pechino? Altro
piccolo esempio campato
in aria. Se la Juve acquisisse una squadra femminile
di Cuneo e ne cambiasse il
nome (un’idea interessante
potrebbe essere "Juventus
Women"...), sarebbe sempre la Juventus o una sorta
di J-Cuneo? E se una Juventus femminile, magari non
legata alla Juve di Agnelli,
ci fosse già in città da tanti anni, e quindi poi ce ne
fossero due, quale sarebbe
la vera Juventus? Una, l'altra, tutte e due? Sarebbe un
bel pasticcio eh... Insomma,
quali sono i vostri personali
confini gobbi, ossia gli elementi distintivi imprescindibili del club, utili per farvi
sentire ancora “Juventini”?
Questi dovrebbero essere i
veri termini della discussione. Chiudiamo preparandoci a tutto. Perché, dal punto
di vista empirico, i fatti dimostrano che il nuovo cor-

so di Andrea Agnelli sembra essere orientato alla
neutralizzazione e abbattimento dei dogmi a cui lo
Juventino medio è abituato
e spesso anche affezionato.
A volte, purtroppo, per arrivare a grandi cambiamenti
serve disattivare vecchi elementi e attivarne di nuovi.
E per quelli, come molti
di noi, a cui questo tipo di
calcio, sempre più azienda
e sempre meno calcio, non
piace più come prima, sarà
molto dura. Anche perché

augurio: speriamo che tra
10 anni, riparlando di questi temi, la prima maglia
juventina non sia diventata
verde e il nome non sia diventato Jeep.
Antonio Catapano


il football non sarà mai
un’azienda come le altre,
come chi costruisce sedili
per le auto, ad esempio. Un

1. Spinosi con la maglia
dei primi anni 70
2. La nuova maglia
Juve 2019/2020
3. La prima maglia storica
della Juventus

Messaggio politico elettorale - Committente responsabile: NOVELLA FERRINI

L'avvocato Novella Ferrini, dalla curva
dello stadio al parlamento europeo

Siamo con l’Avvocato Novella Ferrini, candidata
alle prossime Elezioni Europee del 26 Maggio.
Novella Ferrini è nata e vive a Torino. Qui ha
compiuto gli studi fino alla laurea in giurisprudenza, e qui ha scelto di fare l’avvocato penalista con quello straordinario piglio che distingue
chi sa impegnarsi a favore delle fasce più deboli
della popolazione. Le donne vittime di stalking
che troppo spesso degenera in violenza dentro
e fuori le mura domestiche, le madri e le mogli
che soffrono in silenzio dei maltrattamenti in famiglia, i loro figli, vittime innocenti di amori che
sfociano nell’odio. Novella in questa battaglia
che ormai è diventata quotidiana anche fuori
dalle aule di giustizia è referente per Torino e
Provincia dell’Osservatorio Nazionale Sostegno
Vittime, impegno che ha contribuito a spingerla
verso la politica attiva, condividendo i valori e i
principi di Fratelli d’Italia e di una donna leale e
coraggiosa come Giorgia Meloni.
Avvocato Ferrini, un grande impegno per
chi, come Lei, si accinge ad impegnarsi in
prima linea nel panorama politico
”Sì, effettivamente questi sono giorni molto
intensi per me. Intendo mettere a disposizione

della politica la competenza acquisita nella mia
professione, per cercare di migliorare il nostro
Paese e far sì che l’Italia possa dare un futuro
migliore ai nostri figli.”
Lei è da sempre un’appassionata di calcio,
una tifosa che in passato ha frequentato
assiduamente anche la curva, in questa sua
nuova avventura politica che parte hanno la
sua passione sportiva ed il tifo?
“Direi una parte determinante perché credo
fermamente che le passioni “muovano il mondo”.La passione ed il senso di appartenenza alla
squadra del cuore, a quella in cui credi, per cui
soffri, quella che vorresti vedere sempre vincere, e per cui sfidi gli inverni gelidi sugli spalti. In
questo caso la squadra di Fratelli d’Italia che ha
avuto fiducia in me ed ha deciso di candidarmi
alle prossime elezioni Europee. Sicuramente in
questa mia avventura politica metterò a disposizione di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia tutta
la mia esperienza e la passione, come quando
vado allo stadio, a tifare per la mia squadra. Una
fede.”
Quali saranno le sue proposte, il progetto
politico come candidata al Parlamento Europeo?
“Vista la mia esperienza professionale di avvocato penalista, mi impegnerò soprattutto per
difendere e sostenere le parti più deboli, nella
società in generale, ed in particolare nei processi. Un maggiore sostegno alle famiglie per incentivare la natalità e alle donne perché venga
riconosciuto e tutelato il lavoro domestico. In
ambito giudiziario vorrei che venisse impressa
maggiore incisività al ruolo delle parti civili, che
troppo spesso non trovano soddisfazione al termine di lunghi ed estenuanti processi. Mentre
nell’ambito dei servizi sociali, abbiamo bisogno
che venga garantita ai nostri concittadini italiani la necessaria attenzione, prioritaria rispetto
a tutti gli altri, perché chi è arrivato in Italia da
poco deve dimostrare di tenerci al nostro Bel
Paese. Credo che il programma di Fratelli d’Italia, nei suoi punti di sviluppo, sia, più che un sogno, una prospettiva, una realtà realizzabile. Ed
in questo io ci sono e chiedo fiducia a voi tutti
con il voto.”
(m.s.)

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La Maglia Storica

Dal 1903 il cuore a striscie bianconere. E ora?



A

Nottingham si gioca
in maglia a strisce
bianconere verticali
dal 1888. Ma non sono i colori sociali del Nottingham
Forest bensì i colori del
meno noto Notts County.
All’atto della fondazione il
Notts adottò le strisce orizzontali nere ed arancio. Nel
1876 passò a maglie divise
in quarti marrone e blu,

poi la svolta nel 1888: fu
nominato presidente William Gunn, comproprietario di un emporio di articoli sportivi di Nottingham.
La nuova gestione adottò
le maglie verticali bianconere. Proprio da quest’emporio fu confezionato il
pacco di maglie ordinato
da Torino nel 1903, forse
dall’inglese Savage che frequentava il circolo Juventus, incaricato di far arrivare dall’Inghilterra un
completo di maglie senza
specificare il colore. Forse
un errore di spedizione o
più probabilmente quelle
erano all’epoca le sole maglie disponibili in negozio:
così si passa dal rosa sbiadito della prima maglia
Juve al bianconero, senza
qualche velata protesta dei
giocatori dell’epoca, abituati alla vecchia maglia (e
quelle nuove erano molto
lunghe...). L’importanza dei
colori divenne fondamen-





tale anche per la tradizione del club, ad esempio,
l’abbinamento zebra-Juve
diventa un classico che rimane anche nel linguaggio
comune. Col passare degli
anni la maglia ha subito variazioni: dal colletto,
prima nero poi bianco, ai
lacci per chiudere il colletto, poi la mitica maglia
del quinquennio con il
colletto a 'V' e stemma sabaudo con fascio Littorio
portato ben 5 anni conse-

cutivamente a simbolo del
fregio di Campioni d’Italia. Gli anni '40 portano
la modifica del peso della
maglia che diventa in lana
pesante. Dopo la seconda
guerra mondiale la maglia,
sempre in lana o cotone
a secondo delle stagione,
cambia colletto e passa al
girocollo bianco e appare
anche (1950/51) il primo
scudetto interamente tricolore. La stagione 1957/58
oltre che il 10° scudetto

porta la camicia con colletto aperto; la larghezza
delle camicie fà gonfiare
le maglie durante la corsa dei giocatori: ecco da
dove deriva il nomignolo
piemontese 'gheuba' (pronuncia 'goba', in italiano
'gobba'). Nel 1960/61 la maglia si fregia per la prima
volta di tre simboli: stella,
scudetto e coccarda coppa
Italia, è la prima squadra
italiana ad averli. La camicia ha lunga vita sino
al febbraio 1970, dove in
Juve-Sampdoria è archiviata ed arriva la maglia in
cotone attillata con numero nero su riquadro bianco
(il numero poi diventerà
bianco con sfondo nero). Lo
sponsor appare per la prima nel torneo 1981/82. Nel
1989/90 si passa dal cotone
al sintetico, più lucido ed
accattivante, soprattutto
più televisivo. In poche annate gli sponsor ed il marketing fanno variare ad


ogni campionato le maglie
ma sempre con i colori di
una leggenda iniziata nel
lontano 1903: il bianco ed
il nero.
Ermanno Vittorio
1. Monti con la maglia '30-35
2. Padovano '95-'96
3. Cinesinho '65-'66
4. Hansen anni '50

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Spettacoli e Cultura

ANGELICA E JESSICA, LE MISS PER IL DERBY
Doppia Miss 'JuveToro' per il derby. Le due belle ragazze che ci faranno compagnia in questo numero sono Angelica Botezatu (a sinistra) e Jessica Diatto (a destra).
Angelica ha 19 anni, viene della Romania ed è studentessa al 5° anno di liceo. Come hobby le piace cantare, per passione fa la modella e ha partecipato a diversi
concorsi di bellezza, tra cui Miss Grand Prix. L'abbiamo vista di recente nel film "La guerra di Paolino". Jessica ha 23 anni ed è di origini brasiliane. È a Torino
sin dall'età di dieci anni ed è fotomodella e indossatrice della agenzia 'Union Model' di Torino. Ha la passione per la danza, la moda e per gli shooting fotografici.

'Romeo e Giulietta' al Regio
Da venerdì 3 a mercoledì 8 maggio il Teatro Regio
ospita, per la prima volta, il Balletto dell’Opera di
Perm nel capolavoro 'Romeo e Giulietta', di Sergej
Prokof’ev (autore del libretto), con Sergej Radlov e
Adrian Pëtrovskij, dall’omonima tragedia di Shakespeare. L’Orchestra del Regio è diretta da Artëm
Abašev. La versione coreografica è quella dello scozzese Kenneth MacMillan, uno dei massimi maestri
della scena britannica del secondo ’900. Il balletto
è allestito con l’autorizzazione della Kenneth MacMillan Foundation secondo indicazioni stilistiche e
tecniche di Kenneth MacMillan, Gary Harris e Karl
Burnett Ballet masters e producers. Nei ruoli dei
due celebri amanti di Verona si alternano 4 coppie:
Polina Buldakova e Gabriel Lopes; Maite Nunes e
Marcos Yago; Luanna Gondim e Kirill Makurin; Daria

Tichonova e Pavel Savin. Con i suoi 150 anni di storia, il Teatro d’Opera e Balletto di Perm è il più antico
Teatro d’Opera negli Urali e tra i maggiori rappresentanti della cultura russa.
Paolo Rachetto


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