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Rke 11&12 2018 .pdf



Nome del file originale: Rke_11&12_2018.pdf
Titolo: NEWS 12-2018.indd

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n.11Novembre
2018

• Probe RF ad alta
impedenza di ingresso

In caso di mancato recapito, inviare a CMP BOLOGNA per la
restituzione al mittente che si impegna a versare la dovuta tassa

• La scelta della prima
stazione radio

MENSILE ANNO XXXXI - N. 11 - 2018 - Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma1, DCB - Filiale di Bologna

€ 5,50

D.USC. 31-10-18

Maxi Antenna Crossed
Loops

• Il mito dei cavi da
mezz'onda
• Interfaccia,

per rotori azimutali

• Preamplificatore
a larga banda

• HAM APP:
Antenna tool

• Anysecu Mini 2
una radio ultra slim

surplus:

Echophone EC-1B

n.12Dicembre
2018

€ 5,50

D.USC. 30-11-18

• Generatore di

potenza di riferimento
calibrato

MENSILE ANNO XXXXI - N. 12 - 2018 - Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma1, DCB - Filiale di Bologna

In caso di mancato recapito, inviare a CMP BOLOGNA per la
restituzione al mittente che si impegna a versare la dovuta tassa

• Costruiamo un'antenna
per le HF

Ricevitore

a conversione diretta

• Un microfono per gli
apparati militari
• Microscopio,
digitale G600

• Le insidie dei choke
• HAM APP:

Amateur Radio Toolkit

• Amplificatore a valvole

Modulazione digitale e DVB-T

Baofeng BF-T1

ANTENNE

Maxi Antenna Crossed Loops
Dai 160 ai 40 m

di Massimo Ancora IZ8DMS

O

ggi tutti i radio-appassionati sanno bene quanto
sia diventato difficile e a
volte snervante ascoltare le gamme più basse delle frequenze HF
a causa dei vari disturbi che le
invadono.
Possiamo distinguere due tipi di
disturbi, quelli di origine naturale e quelli provocati dall’uomo
comunemente detti “man made”.
Per comprendere meglio quali
siano le strategie più idonee per
contrastarli bisogna pensare che
la maggior quantità dei disturbi
che avvertiamo facendo ascolto,
sono molto spesso generati localmente; magari non proprio in casa nostra se le apparecchiature
radio, gli accessori elettrici ed
elettronici che adoperiamo sono
efficienti e ben schermati … ma
potrebbero provenire probabilmente dai nostri vicini di casa che
abitano proprio sotto il solaio del
terrazzo dove è installata la nostra antenna!
Sicuramente la proliferazione
esponenziale dei sistemi di alimentazione “inverter power” e
“switching mode”, ormai economicamente preferiti per la totalità
dei dispositivi elettrici ed elettronici che si trovano nelle nostre
abitazioni, contribuisce in maniera importante al deterioramento delle condizioni d’ascolto
sulle bande HF più basse.
Dal punto di vista dei consumi
energetici possiamo dire che tali dispositivi di alimentazione sono molto convenienti per il loro
miglior rendimento di conversione, ma il rovescio della medaglia
è per contro un reale e deleterio

14

Rke 11/2018

contributo all’innalzamento dei
radio-disturbi generati localmente.
Per avere una visione più completa del radio-inquinamento
che correntemente affligge quasi tutte le bande amatoriali, bisogna però annoverare anche tutti
quei dispositivi che per funzionare hanno necessità di uno o più
oscillatori “clock” di riferimento.
Tra questi i computer, i router WiFi, le TV LCD LED e al Plasma, i
nostri inseparabili telefonini e i
ponti ripetitori cittadini che li servono, gli ascensori di ultima geFig. 1

nerazione, le caldaie domestiche
e le moderne cucine ad induzione, i sistemi per la produzione e
la conversione dell’energia, i climatizzatori, i dispositivi per la
moderna domotica, ecc.
Possiamo ben dire che il trend è
in continua crescita!
Con i prossimi dispositivi, già dotati di CPU, che apparterranno al
mondo dell’Internet of Things
(IoT) e in generale dell’Internet
of Everything (IoE), si aggiungeranno quindi ancora uno o più
oscillatori di riferimento necessari per far funzionare le sezioni wi-

reless di questi “attrezzi tecnologici” casalinghi.
Questi al pari dei circuiti di
“clock” già citati genereranno,
com’è d’uopo, oltre alla frequenza fondamentale anche le armoniche e le sub-armoniche che
sommate alle emissioni RF degli
stessi dispositivi, concretizzeranno un complessivo e sensibile innalzamento dei livelli di “elettrosmog” avvertibile localmente su
un ampio spettro di frequenze.
Le soluzioni tecniche che consentono di contrastare i radiodisturbi attraverso la post-elaborazione dei segnali ricevuti ci
aiutano e spesso si mostrano efficaci, ma inevitabilmente, quando il livello dei disturbi eccede
nei confronti del segnale desiderato, si presentano degli sgraditi
effetti secondari che minano la
qualità e l’integrità dei messaggi
che si vogliono ricevere.
Possiamo ben dire pertanto che
eliminare dai nostri ricevitori
questi disturbi “man made”, alla
lunga insopportabili, non è in effetti cosa facile.
Tuttavia possiamo fare molto per
ridimensionare drasticamente il
loro effetto, in modo che le nostre
apparecchiature possano attenuarli con maggiore efficacia e
nel migliore dei casi, fino alla loro completa eliminazione.
Intanto, come dice un popolare
aforisma, “prevenire è meglio
che curare” ossia facciamo in
modo che all’ingresso d’antenna
del nostro radioricevitore si presenti soltanto quella quantità di
segnali che siano pertinenti alla
gamma d’ascolto designata, e
per far questo dobbiamo pensare ad una tipologia di antenne
con un elevato fattore di merito
(Q) quindi molto selettiva e che
sia, per questo, in grado di sintonizzarsi sulle frequenze su cui
intendiamo operare.
E ancora, per poter discriminare
il disturbo localizzato, cioè proveniente da una certa direzione,
facciamo in modo che quest’antenna abbia una certa direttività
così da ottenere un’efficace attenuazione del medesimo disturbo
nei confronti del segnale utile di
nostro interesse.
Sono caratteristiche sicuramente

non comuni nei sistemi d’antenna funzionanti su lunghezze
d’onda che possono superare
centinaia di metri.
Per questi motivi da diversi anni
ho focalizzato la mia attenzione
sui sistemi d’antenna che impiegano come elementi le loop magnetiche, senz’altro uniche nel
loro genere!
Le dimensioni contenute, l’elevato grado di immunità ai campi
elettrici generati da fonti disturbanti di origine naturale o umana
e le buone caratteristiche di direttività le rendono speciali per
ottenere un ascolto assolutamente meno rumoroso e per diretta
esperienza senza confronti.
L’antenna HF Crossed Loops costituita da due elementi loop da
82 cm di diametro, sintonizzabili
a distanza da 3.5 a 14.5 MHz,
descritta sulle pagine di questa
rivista alcuni anni or sono (1), fa
molto di più rispetto a un singolo
loop magnetico ciò mi ha permesso di sperimentare con metodo varie condizioni d’ascolto.
La disponibilità di due segnali
radio distinti e di livello coerente
ma con relazione di fase diversa,
provenienti da una medesima
antenna, semplifica in modo significativo la discriminazione dei
segnali interferenti e di disturbo
da quelli utili che intendiamo ricevere.
Difatti utilizzando il controllo di
sintonia[1] realizzato “ad hoc” per
questo tipo di antenne, ho condotto delle esperienze d’ascolto
impiegando sia i segnali forniti
dalle due loop separatamente sia
la combinazione degli stessi segnali attraverso accoppiatori RF
a banda larga con fase fissa o variabile.
Con queste elaborazioni dei segnali ho avuto la possibilità di
scegliere, di volta in volta, se
massimizzare l’emissione del
corrispondente perché troppo
debole o affetta da fading oppure ridurre drasticamente, se non
annullare del tutto, quella quantità di rumore che ne rendeva
problematica la ricezione.
La grande differenza delle condizioni d’ascolto che ho riscontrato con la HF Crossed Loops nei
confronti delle antenne tradizio-

nali, full-size e non, è stata talmente strepitosa da convincermi
a intraprendere la sperimentazione di una nuova antenna, funzionante con gli stessi principi,
ma in grado di sintonizzarsi anche sulle frequenze più basse e
trafficate dello spettro HF concesse a noi radioamatori.
L’antenna Crossed Loops Maxi
Le frequenze sintonizzabili in
continuo dalla Crossed Loops
Maxi (Fig. 1) vanno da quella più
bassa di 1,7 MHz fino alla più alta di 8,2 MHz, pertanto si possono coprire con ampio margine le
gamme amatoriali che si estendono dai 160 ai 40 metri.
Il diametro di ciascun elemento
che compone la Crossed Loops
Maxi è di 1,30 m mentre il diametro del tubo in rame impiegato è di 6 mm.
La teoria di funzionamento dei
circuiti di adattamento che permettono quest’ampia escursione
di sintonia è stata ampiamente
descritta, con esaustivi riferimenti bibliografici, sulle pagine di
questa rivista[2] e gli elementi variabili che consentono la sintonizzazione dell’antenna sono dei
diodi varicap ad alta capacità.
Questa particolarità che scavalca le problematiche di controllo
e di usura meccanica dei condensatori variabili tradizionali,
insieme alla circuitazione che rispetta la natura bilanciata dell’elemento loop, rendono il funzionamento di questa speciale antenna performante e affidabile
nel tempo.
Quindi le qualità che avevo apprezzato con la già citata HF
Crossed Loops sono state pienamente confermate per la Crossed
Loops Maxi. In altre parole:
• I valori di sintonia anche in condizioni climatiche estreme sono sempre stabili e pertanto ripetibili;
• Le performance dal punto di
vista radioelettrico sono eccellenti sia per la selettività lungo
tutto l’arco di sintonia consentito sia per la resistenza alle intermodulazioni in presenza di
forti segnali radio;
Rke 11/2018

15

Fig. 2

Componenti moduli reti di
adattamento (Fig. 2)
T1, T2 = T 50-2 i 10 Amidon 18 + 18
spire bifilari 0,22 mm
T3, T4, T5, T6 = BN 43-2402 i 850 Amidon 4 spire trifilari 0,22 mm
DD1, DD2, DD3, DD4 = Doppi diodi varicap KV1590NT Toko
C1A, C1B = 100 nF 50V ceramico SMD
1206
C2A, C2B = 10 nF 50V ceramico SMD
1206
RPA, RPB = 10 k ¼ W - film metallico
N° 2 Morsetti serrafilo in ottone diametro
interno 5,5 mm
N° 2 Morsetti serrafilo in ottone diametro
interno 3,5 mm
N° 2 Ritagli da 75 x 30 mm vetronite ramata mono faccia spessore 1,6 mm

• La direttività combinata e la coerenza di livello dei segnali forniti dai due elementi loop facilita la discriminazione dei disturbi e dei segnali interferenti
nei confronti dei segnali utili,
attenuando ancora, in determinate condizioni di propagazione, l’evanescenza dei segnali
radio desiderati (fading).
16

Rke 11/2018

Fig. 3

Fig. 4

Inoltre effettuando un test di comparazione tra le due antenne HF
Crossed Loops e Crossed Loops
Maxi, ho riscontrato che quest’ultima fornisce in uscita dei livelli
di segnale più elevati.
(Naturalmente nell’arco delle
frequenze ove il confronto è stato
possibile ovvero da 3,5 MHz a 8,2
MHz)
Ciò si realizza per la positiva
combinazione tra le minori perdite dei nuovi circuiti di adattamento (Figg. 2 e 3) e il maggior
diametro dei due elementi loop
impiegati.
Come possiamo notare dallo
schema di figura 2 i due circuiti
di adattamento impiegano quattro diodi varicap doppi del tipo
KV1590NT.
Ogni singolo varicap delle quattro coppie può assumere una capacità massima di circa 650 pF
con una tensione di sintonia applicata prossima allo zero.
Per sintonizzare l’antenna Crossed Loops Maxi da 1,7 MHz a 8,2
MHz, ogni coppia di varicap è
collegata in parallelo.
Per questo la sintonia sulla frequenza più bassa di 1,7 MHz si
ottiene con una capacità massima di circa 1.300 pF inserita su
ciascun ramo dei due circuiti.
Con i quattro jumper (JPA1, JPA2,
JPB3 e JPB4) collocati in prossimità dei doppi diodi varicap si
può isolare uno dei due diodi di
ciascuna coppia modificando
così la curva di variazione della
sintonia dei due moduli.

In questo modo si eleva la minima frequenza sintonizzabile fino
al limite più basso di 2,45 MHz
mentre la frequenza massima
tocca i 10 MHz.
In figura 4 sono rappresentate le
curve di variazione della tensione di sintonia di quest’antenna;
la curva continua “A” si riferisce
all’escursione di sintonia dei moduli con le coppie di varicap in
parallelo mentre la curva tratteggiata “B” alla variazione che si

ottiene con gli jumper sopra citati aperti, impiegando in questo
modo un solo varicap delle coppie
contenute
nei
diodi
KV1590NT.
La realizzazione dei due circuiti
di adattamento prevede la semplice incisione, con adeguato
utensile, di due rettangoli di vetronite mono faccia che misurano
75 x 30 mm con spessore di 1,6
mm (Figg. 3 e 5).
Una certa attenzione è richiesta
per la costruzione dei trasformatori impiegati nei due circuiti di
adattamento; in particolare, per
T1 e T2 che sono costruiti con
due toroidi del tipo T50-2 dal tipico colore rosso, si dovranno avvolgere su ognuno di essi complessivamente 36 spire (ovvero
18+18 spire) con due coppie di
fili in rame smaltato da 0,22 mm.
Per favorire il miglior accoppiamento possibile, le due coppie di
fili dovranno essere intrecciate
prima di essere avvolte sul toroide.
In considerazione del fatto che i
due trasformatori dovranno essere per quanto possibile uguali è
bene preparare anzitempo le
quattro coppie di fili, intreccian-

Fig. 5
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17

Fig. 6

do ognuna di esse per un preciso numero di volte e in questo
caso per 77 volte.
Il numero d’intrecci non è tassativo ed eventuali differenze non
pregiudicano il funzionamento
dei due trasformatori, ma ripeterli per approntare le quattro coppie di fili ci aiuta a rendere simili le induttanze e le capacità distribuite degli avvolgimenti.
Per completare la costruzione dei
trasformatori T1 e T2, senza commettere errori, conviene adoperare un tester in portata ohmica
così da verificare la continuità
degli avvolgimenti e nello stesso
tempo contrassegnare i fili con le
lettere mostrate in figura 6.
Le stesse lettere sono riportate tra
parentesi sullo schema elettrico
dei circuiti adattatori di figura 2,
sarà facile così unire (intrecciandoli) nella giusta sequenza i fili
preventivamente ripuliti dallo
smalto e stagnati.
I trasformatori T3, T4, T5 e T6 sono costruiti adoperando dei nuclei binoculari con mescola “43”
(BN 43-2402) e anche questi dovranno essere, per quanto possi-

Fig. 7
18

Rke 11/2018

Fig. 8

bile, uguali. Ogni trasformatore
si costruisce avvolgendo, nei fori
dei nuclei binoculari, quattro spire trifilari con fili intrecciati tra
loro per 18 volte, utilizzando ancora del filo smaltato da 0,22 mm.
Si adotteranno pertanto le stesse
attenzioni appena sopra descritte per i trasformatori T1 e T2.
Siate accorti e delicati nel disporre le quattro spire trifilari nei fori
dei piccoli nuclei binoculari perché il bordo di questi fori, durante il lavoro di avvolgimento, potrebbe scalfire in malo modo lo
smalto dei tre fili intrecciati mettendo in pericolo il necessario
isolamento richiesto.
Ci vuole pertanto quella buona
dose di pazienza che ogni sperimentatore deve possedere come
propria dote naturale.
Per avere una conferma del buon
lavoro svolto si può fare una verifica strumentale con un misuratore d’induttanze. Così facendo,
con riferimento alle lettere indicate nello schema elettrico di figura 2, lo strumento dovrà fornire con una ragionevole tolleranza i seguenti valori:
• T1 e T2 tra i terminali “A” e “D1”
= 26 H
• T1 e T2 tra i terminali “A1+C”
e “B1+D” = 6,5 H
• T3,T4,T5 e T6 tra i terminali “A”
e “C1” = 300 H
• T3,T4,T5 e T6 tra i terminali
“A1+B” e “B1+C” = 33 H
Terminata la costruzione dei trasformatori questi si disporranno

e si bloccheranno in
posizione con qualche
goccia di resina epossidica sulle due basette in vetroresina incise
e forate secondo il disegno di figura 5.
Sul lato rame di ogni
basetta saranno invece saldati i due condensatori SMD da 10
nF e 100 nF, la resistenza a strato metallico da
10 k ¼ di watt e i due
morsetti a vite in ottone
che semplificano la
connessione delle discese coassiali in cavo
RG58.
Con la saldatura dei
quattro doppi diodi varicap
KV1590NT, degli jumper e di
quattro viti in ottone da 3 x 15
mm, per collegare i fili provvisti
di capocorda ad occhiello che
provengono dagli elementi loop,
termina l’assemblaggio delle
due reti di adattamento.
Infine con due piccole staffe a “L”
in alluminio (Fig. 8) si sorreggono
i due circuiti adattatori che sono
avvitati a due dei quattro inserti
filettati in ottone situati sul fondo
della scatola stagna, già previsti
dalla stessa azienda costruttrice.
I due circuiti saranno così sollevati dal fondo di alcuni millimetri.
Bibliografia
[1] Ancora M. “HF Crossed Loops Antenna”
Radio Kit Elettronica 2013
5 Maggio pp. 14~19
6 Giugno pp. 16~19
7/8 Luglio - Agosto pp. 20~23
[2] Ancora M. “Un’antenna loop HF sintonizzata a varactor”
Radio Kit Elettronica 2012
7/8 Luglio - Agosto pp. 19~23
9 Settembre pp. 12~15

(Continua)

Saremo presenti alla fiera di

Pescara
il 24-25 NOVEMBRE

ANTENNE

Maxi Antenna Crossed Loops
Dai 160 ai 40 m
2ª parte

di Massimo Ancora IZ8DMS
La meccanica della Crossed
Loops Maxi
La realizzazione dell’antenna
prevede l’impiego di due contenitori stagni in plastica ABS di diversa grandezza. Quello della
base, Hammond 1554-P (Figg. 8
e 9) contiene al suo interno i due
circuiti adattatori e dispone sui
quattro lati i connettori SO239.
Questi ultimi connettono meccanicamente ed elettricamente, attraverso le loro stesse quattro viti
di fissaggio in ottone, i due elementi loop incrociati. Inoltre sul
suo coperchio è fissato un sostegno che accoglie un’asta in fibra
di vetro (no fibra di carbonio) che
ha il compito di mantenere inalterata la geometria degli elementi loop.
L’asta centrale di sostegno è necessaria per evitare la deformazione degli elementi che può essere causata da eventi meteo
estremi, ma si rende provvidenziale anche durante i frequenti

Fig. 9
14

“atterraggi e decolli” che svariate specie di uccelli, spesso ben
corpulenti, effettuano nella mia
zona scambiando l’antenna per
un comodo trespolo!
Quest’asta in fibra di vetro lunga
1,16 m, scelta per la leggerezza
e la flessibilità, è rastremata per
cui il diametro alla base è di 10,5
mm mentre in cima misura 8,5
mm. Il metodo di fissaggio dell’asta prevede degli insoliti ma
quanto mai efficaci sostegni che
consistono in due diversi passacavi per uso marino detti comunemente “a paratia”. La loro robusta struttura in ottone tornito e
la presenza delle guarnizioni ad
espansione, al loro interno, garantiscono una forte tenuta dell’asta.
Alcune rondelle in PVC, ottenute
con una punta da trapano con
lama “a tazza” da 45 mm e ricavate da un foglio spesso 10 mm,
fanno da zoccolo alle due estremità dell’asta.
Con la giusta foratura per le tre

Fig. 10
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viti che servono per fissare ogni
passacavo, queste rondelle plastiche (Figg. 9 e 10) sono interposte tra gli stessi passacavi in
ottone cromato e i due coperchi
in ABS dei contenitori stagni.
Sei viti inox con testa svasata 4 x
40 mm e i relativi dadi assicurano
i due passacavi ai coperchi. Inoltre per migliorare la resistenza
meccanica del coperchio della
base è stata utilizzata al suo interno un’ulteriore rondella in
PVC, come si può vedere nel dettaglio in figura 11.
Al momento del montaggio dei
passacavi e delle rondelle in PVC
sui due coperchi, è stata spalmata su tutte le superfici a contatto
della resina epossidica bi-componente che consolidando l’assemblaggio previene anche possibili stillicidi all’interno dei contenitori.
Il contenitore stagno Hammond
1554-B (Fig. 10), adoperato alla
sommità della Crossed Loops
Maxi, ha il duplice compito di te-

Fig. 11

Fig. 12

nere in posizione l’incrocio dei
due elementi loop e di bloccare,
in cima come già descritto, l’asta
in fibra di vetro che verrà fissata
sulla base dell’antenna.
La figura 12 mostra l’interno del
piccolo contenitore durante le
prime fasi di polimerizzazione
della resina che è stata colata al
suo interno.
Fig. 13

E’ utile ricordare che i due elementi loop dovranno risultare
sempre perfettamente isolati tra
loro. Per questo motivo sono specificati, sullo schema elettrico di
figura 2, due distinti collegamenti di “GROUND”, ovvero GND-A
e GND-B.
Nelle figure 13 e 14 si possono
vedere i disegni, non in scala, dei
piani di foratura del fondo e dei
lati del contenitore stagno della
base.
Come si vede sul fondo sono stati praticati complessivamente sette fori.
I quattro fori da 4,2 mm serviranno per fissare il contenitore mentre i due fori da 8,5 mm accoglieranno i due passacavi in gomma
adatti al passaggio delle due discese d’antenna in RG58.
Il settimo foro da 3 mm di diametro, leggermente svasato all’interno, serve per drenare dal fondo eventuali infiltrazioni d’acqua
che potrebbero verificarsi in caso di tempesta. In questo foro è
stato infilato un corto tubicino in
ottone (30mm), anch’esso leggermente svasato, che funge da
gocciolatoio.
La figura 14 mostra la differenza
di quote tra le due coppie di connettori SO239 avvitati con sedici
viti e relativi dadi in ottone da 3
mm di diametro, sui quattro lati
del contenitore stagno. Con queste stesse viti e altrettanti capocorda ad occhiello dello stesso
diametro si collegano elettrica-

mente i due elementi loop incrociati ai circuiti d’adattamento,
ignorando i contatti centrali dei
quattro connettori coassiali.
Ogni elemento della Crossed Loops Maxi in tubo di rame da 6
mm di diametro è lungo 3,96 metri.
I due elementi sono stati in un
primo tempo preformati al diametro occorrente di 1,30 m e dopo sono stati ricoperti con una
guaina termoretraibile del tipo
3M HSR 9,5/4,8.
La figura 15 mostra invece la differenza di quote tra i quattro fori
da 7,5 mm di diametro praticati
sui quattro lati del piccolo contenitore Hammond 1554-B utilizzato in cima alla Crossed Loops
Maxi.
Quest’ultimo è stato quindi posizionato esattamente al centro dei
due elementi loop (Fig. 10), facendoli scorrere attraverso i
quattro fori.
Aiutandosi poi temporaneamente con adeguati supporti, per
mantenere preciso e stabile l’incrocio dei due elementi loop, sarà sufficiente colare circa 80
grammi di resina epossidica bicomponente ben miscelata ed
attendere i tempi previsti al completo indurimento, per ottenere
un fissaggio definitivo nella corretta posizione (Fig. 12).
La connessione degli elementi
alla scatola stagna della base utilizza lo stesso metodo già ben
collaudato nel precedente pro-

Fig. 14

Fig. 15

Rke 12/2018

15

Fig. 16

getto HF Crossed Loops.
Questo sistema prevede la saldatura, alle estremità dei due elementi, di quattro connettori del
tipo UHF SO239 / RCA maschio
del tipo AD259 così per connetterli alla scatola stagna basterà
frapporre quattro adattatori doppi maschi PL259 come si può
chiaramente vedere in figura 8.
Dopo aver effettuato la connessione dei due elementi, con i
quattro connettori ben serrati,
questi sono stati ricoperti da una
ulteriore guaina termoretraibile
di adeguato diametro, facendo
attenzione a non danneggiare il
contenitore stagno in ABS durante la necessaria fase di riscaldamento ad aria calda.
Tra la scatola stagna della base
e la staffa già forata a 90 gradi
da 100 x 100 x 70 mm in ferro
passivato, facilmente reperibile
nei negozi di ferramenta, vi è un
piano d’appoggio in solido polietilene da 10 mm di spessore.
Le dimensioni di questo piano e
la disposizione degli undici fori
occorrenti sono riportate nel disegno di figura 16.
Opportune svasature, facili da
fare su questo tipo di materiale,
consentono di accogliere le sporgenze dei due gommini passacavo e le teste, anch’esse svasate,
delle otto viti inox da 4 x 20 mm
necessarie. Questo piano d’appoggio di forma quadrata consente perciò di adattare facilmente la scatola stagna della ba16

Rke 12/2018

Fig. 17

se alla foratura standard della
staffa a 90 gradi che ci permetterà infine di sostenere l’antenna
ad un “mast” di sostegno adeguato.
Il peso dell’antenna completa del
piano d’appoggio in polietilene
è di 2,2 kg.
Sintonia e controllo della
Crossed Loops Maxi
Per sintonizzare e controllare
questa nuova antenna è stato utilizzato lo stesso “Tuning Control”
(Fig. 17) in uso con la precedente HF Crossed Loops Antenna.
Per completezza ne ripropongo,
con differenti dettagli, soltanto
gli schemi elettrici omettendo
questa volta quelli riguardanti i
due preamplificatori ad alta dinamica perché non strettamente
necessari considerando la maggiore efficienza della Crossed
Loops Maxi.
In figura 18 vi è rappresentato lo
schema del cablaggio generale.
Per mezzo dei due potenziometri
a dieci giri R7 e R8, corredati di
manopole graduate tipo RS 502174, si possono sintonizzare con
precisione i due elementi loop
consentendo di stilare facilmente
una doppia scala di sintonia.
Questa ci servirà da riferimento
permettendo di tornare all’ascolto sulle frequenze di maggiore
interesse velocemente, tenendo
conto dell’ampiezza delle bande

HF sintonizzabili.Connettendo i
due connettori BNC provenienti
dal “Loop A” e dal “Loop B”, al
termine delle discese d’antenna
in RG58, agli ingressi J1 e J2
(Fig.19) si forniscono le tensioni
di sintonia e nello stesso tempo si
prelevano i segnali RF da ricevere per mezzo dei due trasformatori con rapporto 1:1 T7 e T8.

Ognuno di questi si costruisce
avvolgendo sei spire con una
coppia di fili in rame smaltato da
0.45 mm intrecciati per 36 volte
e disposta nei fori di un nucleo
binoculare tipo BN 43-202. L’induttanza di ciascun avvolgimento vale circa 117 H e le minime
perdite introdotte su impedenza
normalizzata di 50  non superano, nel peggiore dei casi, -0,3
dB alla frequenza HF più elevata
di 30 MHz.
La tensione +9VCL (Voltage
Contact Loss), che si può escludere attraverso il deviatore S4 visibile sullo schema del cablaggio
generale (Fig. 18), permette di
far scorrere una debole corrente
attraverso i contatti dei relay utilizzati nella sezione “Coupler”
del controllo di sintonia, migliorandone così l’efficienza nel tempo.
La presenza del deviatore S4 è
giustificata per il fatto che l’intervento dei circuiti AGC di alcuni
radio ricevitori mal sopportano i
picchi di disturbo (spikes), che
inevitabilmente si generano
quando una seppur minima
quantità di corrente scorre attra-

verso i contatti dei relay di segnale. Disturbi che si manifestano
proprio nell’istante in cui i relay
vengono attivati o disattivati.
Pertanto poter escludere tale
corrente può in alcuni casi fare
la differenza, specialmente se si
utilizzano ricevitori eccessivamente sensibili ai disturbi impulsivi oppure sprovvisti di un efficiente Noise Blanker.
Lo schema elettrico della sezione
“Coupler” è visibile in Fig. 20.
I connettori J3 e J4 forniscono i
segnali distinti dei due elementi
loop e sono utili se si impiegano
due ricevitori HF identici realizzando così l’ascolto sulla stessa
frequenza in modalità “Diversity”, oppure su frequenze o bande differenti per il “DualWatching” e ancora se si utilizza
un sistema attivo[3] o passivo[4]
esterno che possa consentire il
controllo e il confronto della fase
dei segnali che stiamo ricevendo.
In questo caso i relay rimangono
tutti in posizione di riposo finché
il deviatore di accensione S1 del
tipo ON/OFF/ON (vedi Fig.18)
esclude la tensione +13,8VN

che li alimenta.
Disponendo di un singolo ricevitore HF (oppure del classico RTX
HF con ingresso RX separato) si
utilizza il connettore d’uscita J5 al
quale, grazie ai cinque relay K3,
K4, K5, K6 e K7 e ad un semplice
circuito di controllo, si possono
alternare sequenzialmente i tre
diversi segnali d’antenna disponibili.
Componenti cablaggio generale
(Fig. 18)
D1 = 1N5402 100V 3A
D2, D3 = 1N4002 100V 1A
LED1 ~ LED5 = LED 5 mm
C1, C2, C4, C5 = 100 nF 50V ceramico
C3 = 220 F 25V
R1 = 680 
R3, R4, R5 = 820 
R7, R8 = Potenziometro 50 k 10 giri
Bourns 3549S RS 692-8531
N° 2 Manopole RS 502-174 Ten Turn
Counting Dial Mechanism
S1 = Deviatore unipolare ON-OFF-ON
S3 = Pulsante microswitch Crouzet 835420
S4 = Deviatore unipolare ON-OFF
F1, F2 = Fusibile in vetro 5 x 20 mm - 1,2A
con portafusibile da telaio
PW4 = Spina da pannello Japan 4 poli
diametro 16 mm
X1, X2 = Cavo coassiale teflon RG196
diametro esterno 2,1 mm
Fig. 18

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Componenti moduli sintonia /
accoppiamento Loop A e Loop B (Fig. 19)
T7, T8 = BN 43-202 i 850 Amidon 6 spire
bifilari 0,45 mm
L4, L5 = 2,2 mH Neosid SD75 110 mA
C1, C2, C19, C24 = 100 nF 50V ceramico
C3, C4, C5, C6 = 8,2 pF 50V NP0
R17, R18 = 10 k ¼ W - film metallico
TH1, TH2, TH5, TH6 = Condensatori passanti 1 nF diametro 3 mm
J1, J2 = Connettore BNC femmina da pannello flangiato
N° 2 Contenitori stagnati SL03 - 74 x 37 x
30 mm
Componenti coupler (Fig. 20)

Fig. 19

Saremo in grado quindi di scegliere se ricevere con il “Loop A”
(Nord/Sud), con il “Loop B” (Est/
Ovest) oppure con la somma dei
due segnali commutando in poFig. 20

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Rke 12/2018

sizione “Coupler”.
La somma dei segnali si realizza
attraverso i due trasformatori T13
e T14 che saranno connessi in
circuito quando il relay K3 rimar-

T13 = BN 43-202 i 850 Amidon 3 spire
bifilari 0,45 mm
T14 = BN 43-202 i 850 Amidon 2 spire
trifilari 0,45 mm
L3 = Perlina ferrite PF8 Ø est. 4 mm lunghezza 6 mm
D3 ~ D8 = BAV 21
C33, C34, C37, C41, C42, C43, C44, =
10 nF 50V ceramico
C47, C48, C49, C50, C51,C52 = 10 nF
50V ceramico
C35 = 68 pF 50V NP0
C36 = parallelo 10 nF + 100 nF 50V cer.
C38, C39, C40, C45, C46 = 100 nF 50V
ceramico
TH9 ~ TH12 = condensatori passanti 1 nF
diametro 3 mm
R19 = 100  ¼ W - antinduttiva, film di
carbone
R20 = 10 k ¼ W - film metallico
R21, R22, R24, R25 = 470  ¼ W
R23 = 33  ¼ W
K3 = Relay V23105-A5403-A201 DPDT
AXICOM
K4, K5, K6, K7 = Relay CUP P001A112
CLARE metal cover, fully sealed
J3, J4, J5 = Connettore BNC femmina da
pannello flangiato
N° 1 Contenitore stagnato SL03 - 74 x 37 x
30 mm

rà in posizione di riposo e i due
reed relay K4 e K5 saranno attivati contemporaneamente.
T13 e T14 utilizzano due nuclei

Fig. 21

Componenti switch control (Fig. 21)
IC1 = CD 4093N
IC2 = CD4017N
IC3 = LM 7809 con dissipatore TO220
Q9, Q10, Q11 = BD 517 o equivalente
NPN IC 0,5 ~ 2A
D9, D10 = 1N4148
LED GREEN = LED diametro 3 mm
C38, C42 = 68 F 25V tantalio
C39, C44 = 10 nF 50V ceramico
C40, C41, C43, C45, C46 = 100 nF cer.
C47 = 47 nF 50V ¼ mylar
R26 = 680  ¼ W
R27 = 1 k ¼ W
R28 = 100 k ¼ W
R29 = 12 k ¼ W
R30, R31, R32 = 8,2 k ¼ W
R33, R34 = 470  ½ W
N° 1 Ritaglio 100 x 30 mm vetronite con
foratura passo 2,5 mm

binoculari BN 43-202 e per ottenere i migliori risultati si dovranno osservare alcune accortezze
durante la loro costruzione. T13
è composto da tre spire bifilari
NON intrecciate, mentre T14 da
due spire trifilari di fili intrecciati
per 10 volte, adoperando per tutti gli avvolgimenti del filo in rame
smaltato da 0,45 mm. Seguendo
le indicazioni di inizio di ciascun
avvolgimento ben visibili sullo
schema e verificandone la continuità, si potranno unire facilmente i fili nella giusta sequenza, ripulendoli dallo smalto, stagnandoli e intrecciandoli come è d’uso.
L’isolamento tipico tra le porte
d’ingresso X1 e X2 dell’accoppiatore magnetico a larga banda
descritto vale 35 dB, mentre l’at-

tenuazione tra gli ingressi e l’uscita è di – 3 dB effettuando le
misure nell’arco delle frequenze
che vanno da 1,7 MHz a 30 MHz,
rispettando i canonici 50 d’impedenza.
Con il circuito di controllo rappresentato in figura 21 e indicato nello schema generale di figura 18 “Switch Control”, si attivano
i relay necessari per commutare
i tre segnali d’antenna disponibili con la semplice pressione del
tasto interruttore S3. Inoltre, attraverso le resistenze R33 e R34,
si forniscono le tensioni stabilizzate VTA e VTB al valore di 9V ai
due potenziometri R7 e R8 a 10
giri che permettono la sintonia
continua della Crossed Loops
Maxi.
Il semplice circuito logico stabilisce, al momento dell’accensione, la conduzione del transistor
Q9.
Pertanto con la presenza della
tensione +13,8VN, il LED5 “Coupler” s’illumina e si attivano anche i relay K4 e K5 che di conseguenza includono l’accoppiatore magnetico a larga banda. Premendo il tasto S3 una prima volta sarà collegato al connettore J5
il “Loop A” attraverso K6 e K3 che
saranno attivati insieme al LED3;
premendo poi una seconda volta
sarà collegato il “Loop B” attraverso K7 e K3 e si illuminerà il
LED4, poi ancora una terza volta
per ritornare nella posizione iniziale “Coupler”.

Sarà così possibile scegliere velocemente il segnale d’antenna
più idoneo al momento, in base
alle condizioni di propagazione,
dei disturbi e/o delle interferenze eventualmente presenti sulla
frequenza d’ascolto prescelta.
Sono a disposizione attraverso la
redazione di Radio Kit Elettronica
per chi desidera ulteriori informazioni in merito al funzionamento, la costruzione e l’installazione della Crossed Loops Maxi.
Un’antenna di piccole dimensioni, ma capace di grandi e inaspettate prestazioni.
I migliori 73 da Massimo, IZ8DMS.
Bibliografia
[3] Noise Cancelling Signal Enhancers
MFJ-1026
[4] Dallas Lankford “New Passive Phasers 100 kHz – 30 MHz”

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