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Rke 11&12 2018.pdf


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reless di questi “attrezzi tecnologici” casalinghi.
Questi al pari dei circuiti di
“clock” già citati genereranno,
com’è d’uopo, oltre alla frequenza fondamentale anche le armoniche e le sub-armoniche che
sommate alle emissioni RF degli
stessi dispositivi, concretizzeranno un complessivo e sensibile innalzamento dei livelli di “elettrosmog” avvertibile localmente su
un ampio spettro di frequenze.
Le soluzioni tecniche che consentono di contrastare i radiodisturbi attraverso la post-elaborazione dei segnali ricevuti ci
aiutano e spesso si mostrano efficaci, ma inevitabilmente, quando il livello dei disturbi eccede
nei confronti del segnale desiderato, si presentano degli sgraditi
effetti secondari che minano la
qualità e l’integrità dei messaggi
che si vogliono ricevere.
Possiamo ben dire pertanto che
eliminare dai nostri ricevitori
questi disturbi “man made”, alla
lunga insopportabili, non è in effetti cosa facile.
Tuttavia possiamo fare molto per
ridimensionare drasticamente il
loro effetto, in modo che le nostre
apparecchiature possano attenuarli con maggiore efficacia e
nel migliore dei casi, fino alla loro completa eliminazione.
Intanto, come dice un popolare
aforisma, “prevenire è meglio
che curare” ossia facciamo in
modo che all’ingresso d’antenna
del nostro radioricevitore si presenti soltanto quella quantità di
segnali che siano pertinenti alla
gamma d’ascolto designata, e
per far questo dobbiamo pensare ad una tipologia di antenne
con un elevato fattore di merito
(Q) quindi molto selettiva e che
sia, per questo, in grado di sintonizzarsi sulle frequenze su cui
intendiamo operare.
E ancora, per poter discriminare
il disturbo localizzato, cioè proveniente da una certa direzione,
facciamo in modo che quest’antenna abbia una certa direttività
così da ottenere un’efficace attenuazione del medesimo disturbo
nei confronti del segnale utile di
nostro interesse.
Sono caratteristiche sicuramente

non comuni nei sistemi d’antenna funzionanti su lunghezze
d’onda che possono superare
centinaia di metri.
Per questi motivi da diversi anni
ho focalizzato la mia attenzione
sui sistemi d’antenna che impiegano come elementi le loop magnetiche, senz’altro uniche nel
loro genere!
Le dimensioni contenute, l’elevato grado di immunità ai campi
elettrici generati da fonti disturbanti di origine naturale o umana
e le buone caratteristiche di direttività le rendono speciali per
ottenere un ascolto assolutamente meno rumoroso e per diretta
esperienza senza confronti.
L’antenna HF Crossed Loops costituita da due elementi loop da
82 cm di diametro, sintonizzabili
a distanza da 3.5 a 14.5 MHz,
descritta sulle pagine di questa
rivista alcuni anni or sono (1), fa
molto di più rispetto a un singolo
loop magnetico ciò mi ha permesso di sperimentare con metodo varie condizioni d’ascolto.
La disponibilità di due segnali
radio distinti e di livello coerente
ma con relazione di fase diversa,
provenienti da una medesima
antenna, semplifica in modo significativo la discriminazione dei
segnali interferenti e di disturbo
da quelli utili che intendiamo ricevere.
Difatti utilizzando il controllo di
sintonia[1] realizzato “ad hoc” per
questo tipo di antenne, ho condotto delle esperienze d’ascolto
impiegando sia i segnali forniti
dalle due loop separatamente sia
la combinazione degli stessi segnali attraverso accoppiatori RF
a banda larga con fase fissa o variabile.
Con queste elaborazioni dei segnali ho avuto la possibilità di
scegliere, di volta in volta, se
massimizzare l’emissione del
corrispondente perché troppo
debole o affetta da fading oppure ridurre drasticamente, se non
annullare del tutto, quella quantità di rumore che ne rendeva
problematica la ricezione.
La grande differenza delle condizioni d’ascolto che ho riscontrato con la HF Crossed Loops nei
confronti delle antenne tradizio-

nali, full-size e non, è stata talmente strepitosa da convincermi
a intraprendere la sperimentazione di una nuova antenna, funzionante con gli stessi principi,
ma in grado di sintonizzarsi anche sulle frequenze più basse e
trafficate dello spettro HF concesse a noi radioamatori.
L’antenna Crossed Loops Maxi
Le frequenze sintonizzabili in
continuo dalla Crossed Loops
Maxi (Fig. 1) vanno da quella più
bassa di 1,7 MHz fino alla più alta di 8,2 MHz, pertanto si possono coprire con ampio margine le
gamme amatoriali che si estendono dai 160 ai 40 metri.
Il diametro di ciascun elemento
che compone la Crossed Loops
Maxi è di 1,30 m mentre il diametro del tubo in rame impiegato è di 6 mm.
La teoria di funzionamento dei
circuiti di adattamento che permettono quest’ampia escursione
di sintonia è stata ampiamente
descritta, con esaustivi riferimenti bibliografici, sulle pagine di
questa rivista[2] e gli elementi variabili che consentono la sintonizzazione dell’antenna sono dei
diodi varicap ad alta capacità.
Questa particolarità che scavalca le problematiche di controllo
e di usura meccanica dei condensatori variabili tradizionali,
insieme alla circuitazione che rispetta la natura bilanciata dell’elemento loop, rendono il funzionamento di questa speciale antenna performante e affidabile
nel tempo.
Quindi le qualità che avevo apprezzato con la già citata HF
Crossed Loops sono state pienamente confermate per la Crossed
Loops Maxi. In altre parole:
• I valori di sintonia anche in condizioni climatiche estreme sono sempre stabili e pertanto ripetibili;
• Le performance dal punto di
vista radioelettrico sono eccellenti sia per la selettività lungo
tutto l’arco di sintonia consentito sia per la resistenza alle intermodulazioni in presenza di
forti segnali radio;
Rke 11/2018

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