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Eni celle stampabili, adattabilità e alto grado di sperimentabilità .pdf


Nome del file originale: Eni celle stampabili, adattabilità e alto grado di sperimentabilità.pdf
Autore: Utente

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Fotovoltaico organico, tra celle stampabili e
impianti gonfiabili
Dal Centro Ricerca Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara al MIT di Cambridge
passando per il finlandese VTT: viaggio lungo strada dell’innovazione per il fotovoltaico organico

Leggero, flessibile, economico, personalizzabile e a basso impatto: sulla carta il fotovoltaico
organico (Organic PhotoVoltaics – OPV) ha caratteristiche invidiabili. E nonostante
l’efficienza di conversione non sia ancora a livello delle tradizionali celle al silicio e delle
altre tipologie di fotovoltaico a film sottile, da pochissimo tempo è riuscito a farsi strada
nel mercato solare. Al netto dei problemi di resa e stabilit
stabilità
à , infatti, la tecnologia organica
offre benefici unici che continuano a nutrirne l’appeal anche sul fronte dei costi. Il
settore ha messo a punto soluzioni che rendono estremamente semplice ed economica
non solo la produzione ma anche il trasporto in zone impervie e l’installazione: lì dove il
silicio mostra rigide e pesanti celle nere o blu, il fotovoltaico organico può contare su
paste, pellicole, soluzioni liquide o veri e propri inchiostri solari, arrivando in alcuni casi
a risparmiare fino al 9 0 per cento in peso di materiale rispetto la controparte inorganica.
L’adattabilità e l’alto grado di sperimentabilità rendono oggi questa tecnologia un popolare campo
di ricerca. Campo a cui partecipa a pieno titolo anche l’Italia. Il Centro Ricerche Eni per le
Energie Rinnovabili e ll’’ Ambiente di Novara lavora dal 2007 sul solare avanzato in
collaborazione con diverse accademie italiane ed estere, incluso il Massachusetts Institute of
Technology (MIT) statunitense. In questi anni il progetto condotto nell’Istituto piemontese – uno dei

più prestigiosi centri di ricerca industriale in Europa –ha portato alla realizzazione di innovativi
moduli fotovoltaici organici, grazie anche della collaborazione con il VTT Technical Research
Centre of Finland, il CNR e numerose università italiane. L’obiettivo? Realizzare pannelli
economici e versatili che facilitino da un lato l’integrazione del OPV in edilizia e dall’altro
l’elettrificazione di aree remote e difficili da raggiungere.
Nel Centro ricerche Eni di Novara è appena entrato in produzione un impianto pilota per la stampa
di rulli di OPV. Nel caso dell’Organic PhotoVoltaics, infatti, tutti gli strati della cella possono
essere prodotti in soluzione ad atmosfera e temperatura ambiente, utilizzando tecniche di stampa
roll to roll molto simili a quelle che si usano per le riviste a colori. In altre parole, questa tecnologia
non richiede complicate fasi di deposizioni di vapore né particolari condizioni ambientali. Ciò offre
dei diretti vantaggi economici ed ambientali e il risultato è un dispositivo flessibile, leggero,
robusto e ultrasottile in grado di assumere qualsiasi forma e su cui è possibile progettare
disegni illimitati: può essere stampato su sottili rotoli di plastica, che possono piegarsi o curvarsi
attorno alle strutture, essere incorporato nei tessuti per indumenti o accessori o applicato sui
materiali edilizi per trasformare finestre e facciate di un edificio in centrali solari integrate. Un’altra
opzione, su cui sta lavorando il Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente, interessa
l’applicazione
applicazione delle celle polimeriche nella sensoristica di un sistema elettrico,
nell
nell’’ ambito dell
dell’’ Internet Of Things
Things. La soluzione fa leva su una delle grandi capacità del
fotovoltaico organico, ossia quella di riuscire a lavorare anche con la luce diffusa negli ambienti
interni, rivelandosi pertanto una funzionale fonte d’alimentazione indoor.
Gli ultimi trend di settore hanno sfruttato la leggerezza e flessibilità del fotovoltaico organico per
realizzare impianti d’emergenza mobili, facilmente trasportabili in quelle aree remote del pianeta
senza accesso all’elettricità o in situazioni di emergenza al verificarsi di grandi calamità. In questo
filone di ricerca si inserisce anche il lavoro svolto da Alessandra Cominetti presso il Centro
piemontese. Cominetti, assieme al suo team, ha perfezionato la tecnologia dei pannelli solari
organici (Organic PhotoVoltaics, OPV) applicandola a un sistema gonfiabile.
Il risultato è una struttura di forma prismatica, dal peso estremamente ridotto e dal facile utilizzo:
basta trasportare il kit – inserito in uno zaino – dove necessario, aprirlo per attivare i moduli solari
OPV, gonfiarlo con l’aria usando la pompa elettrica alimentata dai moduli stessi e orientarlo nella
posizione migliore per la ricezione dei raggi solari e la produzione immediata di
elettricità. L ’ impiego non richiede alcuna preparazione tecnica da parte degli
utenti. Inoltre, la struttura gonfiabile è stata concepita per permettere all’impianto di essere
ancorato a terra semplicemente inserendo un peso (sassi, sabbia, acqua) nella tasca di cui è
dotato oppure, tramite ormeggio, può essere posto sull’acqua a galleggiare. La ricerca sul
fotovoltaico organico gonfiabile ha fatto meritare alla scienziata il prestigioso premio dedicato ai
giovani innovatori con meno di 35 anni promosso da MIT-Technology Review Italia e dalla Bologna
Business School dell’Università di Bologna.

Rinnovabili.it
Redazione
www.rinnovabili.it
Fonte: Rinnovabili.it


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