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EMIRATI ARABI UNITI .pdf


Nome del file originale: EMIRATI ARABI UNITI.pdf
Titolo: 1811_VALO_12_13_C_S_R1
Autore: alfredo

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12 Mercati internazionali

Il Valore - sabato 18 novembre 2006

ECONOMIA

EMIRATI ARABI

Oltre l’Arabia Saudita
Mentre tramonta l’astro del grande produttore di greggio, la federazione degli sceicchi prende coraggio. A
questa realtà guardano, per convenienze geopolitiche, gli Stati Uniti, mentre su di essa si concentrano le più
vive attenzioni del mondo finanziario ed economico che conta. Ma il dialogo, appena iniziato, avrà i suoi tempi
di Stefania Elena Carnemolla

la nuova Hong Kong del Medio
Oriente, nella definizione di Michelangelo Nerini, esperto di geopoliti-

Aveva 86 anni, Saih Zayyd bin
Sultân al-Nahayan, fondatore degli

ca. «Libera, aperta e intraprendente», scrive Nerini, Dubai «ha già fatto
sentire i suoi effetti sull’equilibrio
interno alla federazione».

Emirati arabi uniti, quando a Dubai,
quel giorno del novembre del 2004,
si congedò dalle cose di questo
mondo. A lui, dopo l’addio delle
forze britanniche dalla Penisola arabica, era toccato mediare fra le ostilità e le antiche rivalità di cinque
emirati, Abu Dhabi, Ajman, alFujayrah, Ash Shariqah, Dubai e
Umm al-Qaywayn, poi costituisi in
Emirati arabi uniti nel 1971. Tempo
un anno e della compagine avrebbe
fatto parte anche Ras’al Kaymah.

COMBINAZIONE DI INGREDIENTI
Se Abu Dhabi deve il proprio potere
al controllo delle finanze federali e
del volume di attività detenute all’estero, il punto di forza di Dubai poggia, continua Nerini, su una combinazione di ingredienti, come la possibilità, per gli investitori stranieri,
di acquisire proprietà immobiliari,
«destinate a trainare il settore dell’edilizia per un turismo di lusso»; l’allargamento del settore finanziario e
di quello assicurativo, con la «concessione di licenze a istituti bancari
internazionali»; lo sviluppo di moderne infrastrutture, come le realtà
aeroportuali di Rasîd Gabal ‘Ali, che
hanno contribuito a fare di Dubai il
«primo centro regionale» per la «riesportazione di merci in direzione di
cinque continenti».

SPIRITO RIFORMATORE
Vigila adesso su Abu Dhabi, Khalifa,
figlio di al-Nahayan. Nel frattempo,
il cambio della guardia è avvenuto
anche a Dubai: a succedere a Maktoum bin Rashid al-Maktoum,
scomparso lo scorso gennaio, il fratello Mohammed, spirito riformatore, uomo di apertura e ambizioni.
Due sono infatti gli emirati intorno
cui ruota la vita politica ed economico-finanziaria della federazione
emiratina: Abu Dhabi e Dubai. Al
primo è riconosciuto un ruolo preminente sul piano politico ed economico, grazie, soprattutto, alle consistenti entrate del comparto oil, ben-

UN’IDEA BEN PRECISA

vanti dal greggio hanno infatti consentito una maggiore spesa governativa, accrescendo la fiducia interna
con un considerevole boom sul
piano degli investimenti. Secondo
Standard & Poor’s, il project financing nel paesi del Golfo è stato, a
oggi, pari a 45 miliardi di dollari.
Per la fine del 2006, si prevede che la
spesa per progetti infrastrutturali
possa essere superiore a 360 miliardi
di dollari. I progetti varati non solo
in Arabia Saudita, ma anche a Dubai
e Abu Dhabi, hanno richiamato l’attenzione delle banche regionali,
islamiche e di investimento, nonché
quella di altri istituti finanziari, fra
cui diversi stranieri. Tutti ai nastri di
partenza, pronti a competere per il
finanziamento di grandi progetti.
La diversificazione del non-oil delle
attività degli Emirati trova la sua più
compiuta espressione nell’emirato
di Dubai, il principale polo commerciale e finanziario della regione,

Dubai è diventata «quella che oggi
conosciamo», afferma Michael Philipp, chief executive officer di Crédit
suisse per i paesi Emea, «perché lo
sceicco Mohammed ha un’idea ben
precisa di quel che la città dovrebbe
avere in futuro». Questo progetto,
aggiunge Philipp, «richiede tuttavia
l’apporto di investitori dell’Arabia
Saudita o di Abu Dhabi. Lo sceicco
ha, comunque, progettato le cose, e
di concerto con i suoi consiglieri,
con «grande acume, a cominciare da
come sono stati realizzati l’aeroporto e la compagnia aerea. Dubai è di-

Attenti
all’inflazione
Secondo il Global competitiviness report 2006 del World economic forum, l’economia emiratina rimane la più competitiva
fra quella dei paesi del Golfo,
con Qatar, Kuwait e Bahrein che
seguono a ruota. Da un punto di
vista strutturale, se debito pubblico e debito estero sono costantemente in calo, lo stesso
non si può dire a proposito dell’inflazione, la vera spina nel fianco degli Emirati. A spingere al
rialzo, i prezzi degli immobili,
della benzina, dei beni di consumo. Stime recenti parlano di un

rialzo pari al 12-15%, un dato
certamente non rassicurante.
Comunque sia, a contribuire, in
parte, al buon andamento dell’economia della regione, il flusso
degli investimenti diretti, diversi
dei quali esteri. Esistono tuttavia
delle zone off limit per gli investitori stranieri, chiaro sintomo
di quanto sia ancora tanta la
strada da percorrere in termini di
apertura verso l’esterno.
Nonostante la mancanza di imposte dirette, sulle società e le
persone, e di misure restrittive
concernenti il rimpatrio dei capitali, funga da stimolo per il
convergere degli investimenti
diretti, il loro flusso è tuttavia tenuto a freno da alcune limitazioni. La recente Guida Coface annovera, fra queste, l’obbligo di
partnership locale maggioritaria; la chiusura di alcuni settori
agli stranieri; il vincolo a doversi
servire di un operatore del
luogo e di un patrocinio locale
per il conseguimento di un visto
di residenza. Ciononostante,
per Coface, gli Emirati, rappresentano, grazie alla loro appartenenza al Wto e al Consiglio di
cooperazione del Golfo (Ccg),
un mercato «decisamente aperto all’esterno» ed «estremamente concorrenziale».

venuta un hub strategico di portata globale». Un’analisi condivisa da

Nerini, per il quale non è un mistero
come l’emirato miri a trasformarsi
sempre di più in un «enorme hub,
snodo logistico al centro di molteplici flussi commerciali, finanziari e
informativi», nonché, dulcis in
fundo, in un centro dalla «manodopera immigrata a basso costo».
Il preminente sviluppo dell’emirato,
si legge in uno studio dell’Ice di
Dubai, «deve essere inquadrato nel
contesto del più ampio successo economico del paese: ciascun ruler con-

tribuisce a promuovere il successo
economico facendo leva sui vantaggi comparati di ciascun emirato amministrato: Abu Dhabi sull’industria
petrolifera e più recentemente sul
settore industriale, Dubai sul commercio, telecomunicazioni, turismo
e servizi finanziari, Sharjah sull’industria manifatturiera leggera, gli
Emirati del Nord sull’agricoltura,
cave, cemento e trasporto marittimo, oltre all’attrazione di investi■
menti industriali».

MANODOPERA

Il lato oscuro
ché il settore non rappresenti, come
un tempo, l’unica fonte di introiti.
Negli ultimi anni, il governo di Abu
Dhabi, in considerazione anche
della limitata autonomia dei giacimenti di alcuni emirati, ha dato
chiara prova di volersi sempre più
affrancare dalla monoproduzione
petrolifera. Negli Emirati, l’indice

di dipendenza del petrolio è infatti
sceso dal 90% del 1980 al 50-60%
degli ultimi anni, mentre il business
del greggio incide per quasi un terzo
sull’export. Grazie ai proventi petroliferi, il surplus delle partite correnti
della regione è passato dai 3 miliardi

di dollari del 2002 ai 37,2 miliardi
del 2006, un valore, questo, che il
Fondo monetario internazionale
stima possa raggiungere, per il 2007,
i 41,7 miliardi di dollari statunitensi, andando così a costituire il 21,3%
del prodotto interno lordo.
DIVERSIFICAZIONE ECONOMICA
Il programma di diversificazione
economica avviato dal governo di
Abu Dhabi è il risultato di quella che
è stata da più parti riconosciuta
come una prudente gestione della
ricchezza petrolifera. I profitti deri-

Fra i paesi mediorientali, gli Emirati arabi rappresentano, insieme a Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, una realtà ricca di risorse, ma carente di manodopera locale. Il 90% della forza lavoro è infatti rappresentata da migranti, vittime, come denunciato da
vari organi internazionali, di sistematiche violazioni
dei diritti umani. Lo scenario emerge, in tutta la sua
drammaticità, dal recente rapporto mondiale di
Human rights watch. Gli abusi riguardano il «mancato pagamento dei salari»; l’estensione dell’orario lavorativo «senza la retribuzione dello straordinario»;
ambienti di lavoro «non sicuri»; «squallide» condizioni di vita nei «campi di lavoro»; la «trattenuta dei passaporti e dei documenti di viaggio da parte dei dato-

ri di lavoro». Un quadro che stona in un contesto che
si fa vanto della suo boom economico e della sua immagine di floridezza.
A rendere più raccapricciante lo scenario, la tratta di
bambini e adolescenti. Destinati all’addestramento
come fantini di cammelli, molti sono i minori che
vengono fatti entrare illegalmente nel territorio emiratino. Abu Dhabi ne è ben consapevole, né le pallide misure adottate o le condanne, venate di retorica, hanno saputo porre un freno a una piaga ormai
endemica. La comunità internazionale già ha minacciato gli Emirati di ritorsioni, con tanto di conseguenze negative nell’ambito della cooperazione
commerciale.

Mercati internazionali 13

Il Valore - sabato 18 novembre 2006

BORSA

COMMODITY ORO

Solo ad Abu
Dhabi
Di segno ondivago, l’umore
della borsa, dove le quotazioni
sono tornate a livelli più realistici.
La borsa di Dubai, dove l’accesso è consentito solo ai cittadini
emiratini e a quelli del Consiglio
di cooperazione del Golfo, non
si è imposta, nonostante le più
rosee previsioni, per brillantezza. Accanto alle deludenti
performance dell’indice del
Dubai financial market, quelle
dell’Abu Dhabi index, sceso da
5.760 punti del 15 novembre
del 2005 ai 3.136,51 del 15 novembre di quest’anno. Off limit
la borsa di Dubai, per gli investitori stranieri, ma non quella di
Abu Dhabi.
Recenti disposizioni in materia
consentono adesso il libero accesso ad alcuni titoli quotati,
con alterne vicende, all’interno
Dhabi
securities
dell’Abu
market. Al bando le attività di
trading on line, le operazioni di
compravendita sulla piazza di
Abu Dhabi sono consentite solo
attraverso il ricorso a broker di
fiducia.
Questi al momento i titoli disponibili, dove spiccano per importanza, quelli bancari o ancora
quelli legati alle società di costruzioni e cementifere, un dato
da non trascurare dati gli attuali
settori strategici degli Emirati:
Abu Dhabi commercial bank,
Abu Dhabi national hotels, Abu
Dhabi ship building, Abu Dhabi
national company for B&M,
Bank of Sharjah, Commercial
bank international, First Gulf
bank, Foodco holding, Gulf cement, Gulf pharmaceutical industries, National bank of Abu
Dhabi, Oasis international leasing, Qatar telecommunications, Ras Al Khaimah cement,
Ras Al Khaimah ceramics, Ras Al
Khaimah white cement, Ras Al
Khaimah poultry & feeding,
Sudan telecommunication ltd.,
Union cement, Union national
bank, Sharjah islamic bank,
Emirates food stuff & mineral
water, Invest bank, Commercial
international bank of Egypt,
United arab bank, Fujairah cement industries, Aabar petroleum investments company, International fish farming, Dana
gas pjsc, Rak properties, Gulf
medical projects, Umm Al
Qaiwain cement industries, National bank of Ras Al Khaimah,
Scidc, Palestine telecommunication.

Ancora conveniente
Nonostante la caduta dei prezzi di questo metallo, positivo rimane
l’atteggiamento di Graham Birch, gestore di BlackRock, sui titoli azionari auriferi.
La forte crescita di India e Cina incrementerà pesantemente i consumi futuri
a cura di Stefania Elena Carnemolla
Può delineare un quadro dei fondamentali dell’oro degli ultimi anni?

«Alla fine degli anni ’90, il prezzo dell’oro si aggirava intorno a 250 dollari
statunitensi per oncia, in quanto la
domanda era bassa e l’offerta ragionevolmente abbondante. Visto che il
prezzo non giustificava un alto livello
di investimento, molte società furono
indotte a sospendere le ricerche di
nuovi giacimenti, investendo su quelli di cui già disponevano. Nel corso
del 2004 si è verificato il più consistente calo di produzione annua nel
settore minerario aurifero degli ultimi 60 anni, con i dati di produzione
mineraria del primo semestre dell’anno a 1.216 tonnellate e a 1.286 tonnellate nel secondo semestre. In prospettiva, non prevediamo significativi aumenti di produzione; riteniamo piuttosto che nei prossimi anni la produzione continuerà a scendere».

tutta una serie di altri
sti paesi vanno prendenorganismi, di rendere
do velocità, attraverso
monetizzabile
l’oro,
campagne promozionali
quotandolo su un certo
di successo si è contribuinumero di borse valori
to a incrementare la doin tutto il mondo come
manda di gioielli in oro,
se si trattasse di un titomentre rimane sostenuta
lo. Attualmente negli
anche la domanda per
Etf sono investite oltre
scopi industriali e per la
15 milioni di once
vendita al dettaglio. Non
d’oro. Bisogna però nova inoltre dimenticato
Graham Birch, gestore di BlackRock
tare che nel periodo di
che l’introduzione degli
debolezza del prezzo
Exchange traded funds
(Etf) sull’oro ha ulteriormente sup- dell’oro, il numero delle once negli
portato la domanda di investimenti Etf ha continuato ad aumentare.
auriferi, che quest’anno è stata ecce- Non si è assistito a significativi disinvestimenti in oro da questi prozionalmente forte».
dotti, fatto che era stato previsto da
Quando sono stati lanciati questi
alcuni operatori del settore con
fondi?
aspettative ribassiste. È incorag«Con un certo successo, nel 2004».
giante il fatto che gli investimenti in
oro negli Etf si siano dimostrati
Quale ne è stata l’utilità immediata?
poco sensibili ai movimenti di mer«Tali fondi hanno sostanzialmente cato, da cui si desume che gli Etf
permesso al World gold council e a siano stati acquistati da investitori

piuttosto che da speculatori. Inoltre
è in ripresa la domanda di gioielli,
assente dal mercato per tutta l’estate a causa dei prezzi troppo alti. I
gioiellieri, che avevano assottigliato
le scorte e temevano di entrare sul
mercato dell’oro ai massimi, le stanno ora ricostituendo, considerato
che l’ultimo quadrimestre e il primo
di ogni anno solare tendono a essere i periodi caratterizzati dal massimo consumo di oro. Quindi, piuttosto che scomparire, i fattori fondamentali che nella prima parte dell’anno avevano portato l’oro a superare i 700 dollari Usa all’oncia semplicemente sono stati coperti dal
peso dei movimenti monetari speculativi che hanno scosso il mercato. Al contrario, prevediamo che
entro fine anno vi possano essere significativi miglioramenti degli utili
via via che, nel loro complesso, i
prezzi del metallo continueranno a
superare le aspettative degli investitori. Prevediamo per quest’anno e
per buona parte del prossimo un significativo incremento dei margini,
che probabilmente porterà a un notevole aumento dei flussi di cassa. Il
conseguente aumento degli utili sta a
significare che oggi i titoli azionari
auriferi sono convenienti come non

lo erano ormai da anni».

C’è anche altro?

Parla Evy Hambro (Blackrock)

«Allo scarso successo per le società
minerarie aurifere nella ricerca di
nuove fonti di approvvigionamento.
Dal 1995 al 1998 la produzione è
stata annualmente compensata dalla
scoperta di equivalenti quantità di
oro da parte delle società minerarie
aurifere, quando invece le scoperte
fatte ogni 12 mesi, nel periodo compreso fra il 1999 e il 2004, sono state
pari al 12-14% della produzione
annua. Ciò ha portato a una consistente inadeguatezza delle attività di
sviluppo nei portafogli delle società.
Nonostante alcuni progetti stiano
prendendo piede affinché le società
inizino a investire in nuove attività
estrattive, i prezzi dell’oro saranno
comunque destinati a rimanere più
alti. Sommando il tutto alle limitazioni dell’offerta da parte delle banche centrali, è improbabile che a
breve l’offerta di oro possa crescere
significativamente, il che andrebbe
ulteriormente a rafforzarne il prezzo. Anche i dati dei fondamentali
della domanda dovrebbero ulteriormente potenziare il prezzo dell’oro».

Previsioni positive per il comparto
delle commodity e per i titoli minerari nella view di Evy Hambro, gestore di BlackRock, per il quale il
comparto, nelle ultime settimane
travolto da una forte serie di vendite, tornerà di nuovo nelle mire degli
investitori più esigenti.

Ma la domanda di oro ultimamente
però un po’ è cresciuta.

Nelle ultime settimane si è assistito
a una vera e propria ondata di vendite di questi titoli. Quali sono state
le cause?

«A dismisura rispetto all’inizio dell’ultimo decennio».
Guidata da chi?

«Soprattutto da paesi come la Cina e
l’India. Quest’ultima è il maggior
consumatore di oro su base annua.
Man mano che le economie di que-

Radiosa aurora
per i titoli minerari

Nonostante la recente volatilità,
come vede il futuro dei titoli minerari?

«Le ultime settimane hanno fatto ricordare agli investitori che ciò che
sale, può anche scendere, senza eccezione alcuna; e questo fatto vale
anche per il settore minerario».

«Senza dubbio i forti guadagni della
prima parte dell’anno, nonché le
preoccupazioni legate alla crescita
mondiale».
Ciononostante, come vede il comparto?

«I dati fondamentali del
ti prezzi dei metalli
settore restano comunque
sono rimasti alquanto
convincenti. Le intempestabili. In conseguenza
ranze dal lato dell’offerta
di questo disallineainfluenzeranno i mercati
mento, osserviamo inancora per tutto il 2006,
teressanti valutazioni
con ripercussioni che dofra le azioni minerarie;
vrebbero continuare a
molti titoli vengono
rafforzare i prezzi dei meattualmente scambiati
talli. Gli alti prezzi delle
a multipli di otto-nove
commodity hanno nuovavolte gli utili, mentre
mente portato a nuovi Evy Hambro, gestore di BlackRock alcuni sono su multipli
spettacolari risultati per il
di quattro o cinque apsettore minerario, con bilanci solidi pena. E ciò rispetto a multipli di 16
e flussi di cassa consistenti, che si per il mercato azionario del Regno
sono tradotti in dividendi più alti e Unito (FTSE 100) e di 18 per l’indiin maggiori acquisti di azioni pro- ce S&P 500».
prie: basti pensare a quanto fatto da
Rio Tinto, Bhp Billiton e Anglo Prospettive future?
American. Dati fondamentali così «Per i prossimi mesi prevediamo un
forti stanno a significare che per la significativo potenziale per ulteriori
fine del 2006 permane la possibilità miglioramenti sia delle valutazioni
di ulteriori iniziative aziendali, con- che delle previsioni di utile. In genesiderato che le società minerarie rale, il settore delle commodity nel
stanno cercando di crescere rapida- suo complesso rimane solido e,
mente, realizzando risparmi sui come suggeriscono i recenti forti
costi. Vi è inoltre da dire che mentre movimenti al rialzo, è nelle cose, un
i titoli azionari minerari hanno su- ritorno al mercato da parte degli in■
bito una correzione, i corrisponden- vestitori».


EMIRATI ARABI UNITI.pdf - pagina 1/2
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