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2020 05 21 Donna Moderna .pdf



Nome del file originale: 2020-05-21 - Donna Moderna.pdf

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21 MAGGIO 2020 - ANNO XXXIII N° 23
DONNAMODERNA.COM

FIGLI, LAVORO, TASSE
COSÌ LO STATO
AIUTA LE FAMIGLIE
(E LE DONNE)

LA SCELTA DI
SILVIA ROMANO
SPIEGATA
DAGLI ESPERTI
GLI ALBERGHI
SI PREPARANO
ALL’ESTATE
TEST SIEROLOGICI
GUIDA PER CAPIRE
SE E COME FARLI
MISSIONE
ABBRONZATURA
ANCHE
SENZA SOLE
È IL MOMENTO
DEL GELATO
FATTO IN CASA
SETTIMANALE Poste Italiane spa - Sped. in A.P. D.L. 353/03 art. 1,
comma 1, DCB Verona Austria € 4,00. Belgio € 3,70. Canada Cad
10,00. Canton Ticino Chf 4,30. Francia € 3,90. Germania € 5,00.
Lussemburgo € 4,00. MC, Côte d’Azur € 4,00. Portogallo (Cont.)
€ 4,00. Spagna € 4,00 Svizzera Chf 4,40. Uk Gbp 3,40. Usa $ 6,90.

DI NUOVO
IN VIAGGIO
1,50 €

FA S H I O N J E W E L L E R Y
unoaerre.it

DONNAMODERNA.COM

SOMMARIO

17
55

22

58
21/05

8 Di’ la tua
Le vostre lettere
10 Sportello dei sogni
Vorrei scoprire come nasce
una canzone
13 Dalla tua parte
Fai valere i tuoi diritti

In cover.

NEWS

DM N.23 — 2020

Giacca Chanel.
Anelli Aristocrazy.
Foto di Cristina
PH. KHAREN HILL / ANSA

López/Mujerhoy.

17 DM Like
Quello che ci ispira,
ci diverte, ci emoziona
20 Donne come noi
Viola Graziosi
22 Dibattiti
Proviamo a capire
la scelta di Silvia

24 Soldi
Così il nuovo decreto
aiuta le donne
27 Salute
Lo faccio o no il test
sierologico?
30 Animali
I bioparchi d’Italia riaprono
le porte
34 Ambiente
Dove vanno a finire guanti
e mascherine
38 Lavoro
Noi albergatori, pronti per
un’estate diversa
43 Idee
La gratitudine salverà
il mondo
3

SOMMARIO

104

60
LEGGICI SUL TABLET
Se sei abbonata alla versione
cartacea, puoi leggere gratis la
tua rivista digitale: ti basta
scaricare la app Donna Moderna
(da App Store e Google Play
Store) e inserire il tuo codice
abbonato. Se sei una nuova
lettrice, la copia singola costa
0,99 €, l’abbonamento per un
mese 2,99 €, per tre mesi 6,99 €
e per un anno 27,99 €.

46 Atleti
Elisa, Marco e la corsa:
una storia d’amore
48 Fenomeni
Questa radio ha un futuro
52 Super fashion
La moda fa TikTok
55 Tendenze
Classico, ma non troppo
58 A tu per tu
Jennifer Beals
MODA
60 Modella per un giorno
Di nuovo in viaggio
66 Irresistibile
Bianco
4

70 Abbinamenti
Top + shorts: che coppia!
72 L’accessorio della
settimana
Le sneakers con i glitter
74 Tendenza
Pois o vichy?
76 News
BELLEZZA
78 Fake tintarella
Io mi abbronzo da sola
82 Il look della settimana
A me gli occhi, please
85 Riti
Garden therapy
88 News

POSSO AIUTARTI?

PLAYLIST

91 La risposta che non ti
aspetti a ogni tuo bisogno
94 Salute
Ozonoterapia: perché
è così efficace
96 Fitness
Dimagrisci con il “granchio”
98 News
100 Alimentazione
Il gusto rivoluzionario
delle verdure
104 Cucina
La buona cucina dei ricordi
108 News
110 Elettrodomestici
Questa estate il gelato lo fai tu

115 Le novità di cinema, libri,
musica e tv
118 Lifestyle
La seconda vita dei musei
120 Indirizzi e Staff
121 Astrocoach
L’oroscopo che fa lavorare
le stelle per te
122 Ultima pagina

BODONIDESIGN

Un Amore Unico
come il Nostro Gioiello...
Per ricordarti del momento
in cui hai stretto tuo figlio tra le braccia
per la prima volta

CERCA LE NOSTRE COLLEZIONI, NELLE MIGLIORI GIOIELLERIE.

happyfamilygioielli.it

DONNAMODERNA.COM

APPUNTI

di Annalisa Monfreda

Scrivimi a annalisa.monfreda@mondadori.it
Seguimi su Twitter e Instagram @A_Monfreda

E ADESSO, CI TOCCA FIDARCI
bbiamo comprato un biglietto aereo, per agosto. E quasi mi scendevano
le lacrime nel constatare che il sito della compagnia funzionasse come
se nulla fosse successo. Eccezion fatta per quell’alert Covid onnipresente.
Che però ti assicura un rimborso totale se per motivi sanitari quel volo non
potrai prenderlo o non sarà mai effettuato. Poi ci siamo spinti oltre. Abbiamo
confrontato le piattaforme dove i privati mettono a disposizione i loro camper.
Abbiamo studiato le tecniche di sanificazione fai da te. Ci abbiamo pensato e
ragionato per giorni, infine clic, l’azzardo, ne abbiamo affittato uno.
A quel punto eravamo galvanizzati. Forse potevamo immaginare qualcosa più a
breve termine, per i tanti weekend di inizio estate che ci aspettano. Così abbiamo
messo a posto le bici, comprato il kit per le riparazioni, letto le istruzioni del
decreto per chi si muove su due ruote, disegnato itinerari via via più ambiziosi e
prenotato qualche bike hotel per la notte.
- Siete aperti?
- Ma certo. La prego però di mandarmi via mail i documenti, io farò lo stesso con le
ricevute. La colazione si consuma in camera. La cena le conviene prenotarla perché
avremo pochi tavoli, ben distanziati tra loro.
Quelle gentilezze, quell’entusiasmo da attività appena aperta. Perché questo è a tutti
gli effetti un nuovo inizio, con regole e modi di esprimere l’ospitalità mai sperimentati.
Viaggiare in Italia, questa estate, sarà la forma di solidarietà di chi non ha perso
il lavoro, di chi ha riempito ceste sospese alle ringhiere, di chi ha potuto misurare il
valore di tutto ciò che fino al giorno prima riteneva ovvio, normale, scontato.
Viaggiare in Italia sarà necessario, anche a costo di vincere la paura di dormire in un
letto non nostro. Di frequentare spazi chiusi. Di incrociare storie cliniche a noi ignote.
Viaggiare è sempre un atto di fiducia nel prossimo. Negli sconosciuti. Quest’anno
lo sarà ancora di più. Ma, assumendoci tutte le responsabilità del rispetto delle regole,
è giusto farlo. A pag. 30 vi raccontiamo dei bioparchi che riaprono le porte e che
dobbiamo tornare a visitare perché i nostri biglietti di ingresso sono ciò che finanzia la
loro preziosa azione di conservazione della fauna in via di estinzione. E a pag. 38
abbiamo raccolto le idee imprenditoriali degli albergatori, pronti a ripartire ridisegnando
gli spazi e il business. È tutto nuovo. Ma non è il momento di fermarsi al “non l’ho
mai fatto prima”. Come nei lunghi mesi di lockdown abbiamo scoperto angoli mai
sfruttati della nostra casa, ricette antiche della nostra famiglia, così adesso dobbiamo
sperimentare nuovi modi di muoverci, di viaggiare e di comportarci col prossimo.
Se sarà un fallimento, avremo l’alibi dei tempi strani.
Se sarà un successo, avremo fatto una scoperta.
Che poi è la grande opportunità che questi tempi strani ci regalano.

A

©RIPRODUZIONE RISERVATA

7

DI’ LA TUA

EE
L E B U O N E ID
PER
R I PA
RT

IRE

Scrivi a dilatua@mondadori.it
Con l’invio del tuo contributo dichiari di accettare
le condizioni del servizio consultabili a pag. 120

QUANDO I SOGNI NEL CASSETTO
DIVENTANO REALTÀ
Il blog dedicato ai dolci preferiti da bambina, la collezione della giovane stilista
che unisce fashion e solidarietà. Sono soltanto 2 dei moltissimi progetti che
state realizzando. Grazie per averceli raccontati! Li condividiamo con le lettrici perché
crediamo che possano essere d’ispirazione per tante donne. Il diario collettivo
si trova su www.donnamoderna.com/news/speciali/le-buone-idee-per-ripartire. E a
pag. 38 c’è una nuova puntata del viaggio tra i micro-imprenditori geniali d’Italia

PREPARO MERENDE
DA FAVOLA CON LE
RICETTE DI MIA NONNA
Nelle scorse settimane ho approfittato delle lunghe giornate in casa per provare a dare vita a un
sogno nel cassetto. Ho lavorato per giorni incessantemente per creare e lanciare il mio blog: www.
merendedafavola.com. Perché proprio in questo
momento in cui l’home working si è accavallato
all’home schooling? Perché ricevo tanti messaggi
che mi chiedono di continuare a mandare positività e regalare ricette, dolci e sorrisi. Sono felice
che il mio blog e l’account Instagram stiano avendo un buon riscontro. Il nome evoca un doppio
ricordo: le merende che mi preparava la nonna,
di cui conservo le preziose ricette, e i pomeriggi
di gioco con mio figlio, momenti di pura magia
che ispirano le mie creazioni. Arianna Tosatto

IL NOSTRO “BALCONE”
PER RIUNIRE
NEGOZIANTI E CLIENTI
Non vi scrivo per me, ma per mia figlia. Mi piacerebbe farle una sorpresa: è la mia unica figlia
8

e l’ho cresciuta da sola perché sono diventata
presto vedova. Lei (grafica), il suo fidanzato
(programmatore) e un amico hanno ideato un
sito dove i commercianti possono iscriversi per
rilanciare le vendite e i clienti per farsi recapitare ciò che vogliono stando tranquilli a casa.
La piattaforma si chiama dalbalcone.it ed è uno
strumento per dare un futuro ai ragazzi, ma anche a tanti negozi. Spero che sia un bel segnale
per tutti. Laura Sala

La passione per la
cucina e il desiderio
di condividere
emozioni: così è nato
il sito di Arianna
Tosatto, www.meren
dedafavola.com.

DI’ LA TUA

LE VOSTRE FOTO
Carica la tua foto su Instagram
o Twitter con la mention @donnamoderna
Potresti vederle pubblicate qui!

#CORRICONNOI
Beatrice Mazzoli,
23enne bresciana,
ha dedicato la sua
prima collezione
Pet capsule agli

DISEGNO T-SHIRT PER
AIUTARE GLI
ANIMALI ABBANDONATI

animali, contro

Andando in controtendenza rispetto a quanto
succede ora, ho lanciato un brand di moda tutto
mio (ellebarot.com). La mia attività nasce dopo
un periodo molto duro che ho affrontato prima
di laurearmi in Comunicazione a Milano, quando
i miei genitori hanno perso entrambi il lavoro. È
stato un tracollo, poi per fortuna la situazione è
migliorata. Ma mi ha profondamente segnato e
soprattutto ha fatto emergere il bisogno di aiutare
gli altri perché, quando io stavo male, erano in pochissimi quelli che mi porgevano una mano. Forse
aiutando gli altri (ovviamente in piccolo per ora,
per quello che posso) riuscirò a superare quello
che ho vissuto qualche anno fa. L’idea è diventare un “brand per buone
cause”: con ogni collezioHO IMPARATO QUANTO
ne darò il mio sostegno a
SERVA AVERE UN AIUTO
un ente, tema, persona,
IN CERTI MOMENTI.
artista che intendo supPERCIÒ ORA VOGLIO
portare. I primi a cui ho
DARE UNA MANO
pensato sono gli animaA CHI È IN DIFFICOLTÀ
li. Ho un animo sensibile
e ho sempre apprezzato
il lavoro che i volontari
fanno gratuitamente, spinti solo dai loro ideali.
Quindi la mia prima collezione, le t-shirt della
Pet Capsule, è dedicata agli animali contro il loro abbandono e maltrattamento: donerò parte
del ricavato all’Enpa di Brescia. Beatrice Mazzoli

il loro abbandono.

@elisa.adorni.21 Sento l’aria da weekend e il
piacere di lunghe biciclettate #corriconnoi
GLI ALLENAMENTI CONTINUANO!
Si corre fuori, ma ci alleniamo anche insieme
a casa. Ogni giovedì alle 17.30 sul canale
Instagram di Donna Moderna ci sono le coach
e le ambassador di “Corri con noi”. In ogni
diretta propongono un workout diverso:
stretching, pilates, tabata, ginnastica posturale
per mantenersi in forma in salotto.
E prepararsi al momento in cui torneremo a
correre tutte insieme nelle nostre città.

PARTECIPA AL PREMIO LETTERARIO
LA PAROLA CHE CURA
Un concorso letterario dedicato alle storie dei
pazienti e di chi li accudisce. Si intitola
Premio Letterario Angelo Zanibelli - La parola
che cura , è promosso da Sanofi e prevede
2 sezioni. Nella sezione “Opere edite”
potranno competere opere di narrativa e
saggistica pubblicate nel 2019: il termine
per le condidature è il 20 giugno 2020. Per
la sezione “Opere inedite”, Rizzoli editore
pubblicherà l’opera vincitrice tra quelle che
si iscriveranno entro il 5 settembre 2020.
È anche previsto un riconoscimento per
l’associazione che avrà realizzato la miglior
attività di comunicazione sulla propria
patologia di riferimento (il termine per le
candidature è il 30 giugno 2020). Tutte
le informazioni sono sul sito www.sanofi.it.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

9

SPORTELLO DEI SOGNI

a cura di Annalisa Piersigilli

Scrivi a sportellodeisogni@mondadori.it
Con l’invio del tuo contributo dichiari di accettare le condizioni del servizio consultabili a pag. 120

UNA LETTRICE CI SCRIVE

VORREI
SCOPRIRE
COME NASCE
UNA
CANZONE

LO SPORTELLO
DEI SOGNI
ha realizzato
i desideri di

986
lettrici

«Cara Donna Moderna, sono la mamma di Nicole di 13 anni che, al pari di
tante coetanee, adora la musica. Mi
chiede sempre come nascono le canzoni. Mi aiuti tu a spiegarglielo?».
Sara Arrigoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Lorem ipsum desure color aliquam plottre desure amotred
Il maestro Diego Basso è stato ospite nella serata finale di Sanremo 2020.

SE ANCHE TU SEI AFFASCINATA DALLA COMPOSIZIONE
1

Se vuoi regalare un
tuo brano per
un’occasione speciale,
fatti aiutare da un
gruppo di
professionisti della
musica che crea testi
tailor made.
Trovi il servizio su
canzonisumisura.it,
mentre sul blog del
sito ci sono tanti
esempi delle migliaia
di canzoni già
realizzate.

2

4 marzo 1943 è il titolo
di una delle canzoni
più famose di Lucio
Dalla. Scopri come è
nato il testo, e quale
significato ha avuto
per l’autore, nel
saggio appena
pubblicato Paola e
Lucio. Pallottino, la
donna che lanciò
Dalla, (Edizioni
La Fronda) scritto dal
giornalista
Massimo Londini.

3

Con Mimo (Musical
instrument museums
online) puoi accedere
via web alle collezioni
di decine di musei di
strumenti musicali in
Italia e in Europa.
Basta collegarsi e a
tua disposizione ci
sono più di 63.000
pezzi: per alcuni è
previsto un audio
da ascoltare
(mimo-international.
com).

PH.FRANCO_MORE

Cara Sara, in questo momento così particolare delle nostre vite, siamo felici
di realizzare sogni come quello di tua
figlia. La musica fa parte della quotidianità, ma è anche un antistress e ci può
essere di grande aiuto. La curiosità di
Nicole è più che lecita e, per soddisfarla, abbiamo coinvolto il maestro Diego
Basso (diegobasso.com), noto direttore
d’orchestra che ha anche affiancato Il
Volo in alcune tappe del tour. È lui a
dirigere la Art Voice Academy, il centro di alta formazione per lo spettacolo a Castelfranco Veneto (Tv), che è
un punto di riferimento del pop, rock,
jazz (artvoiceacademy.it). Appena sarà
possibile, Nicole lo incontrerà proprio
in questa scuola, dove si svolge un corso intitolato Come nasce una canzone.
Con il suo aiuto, tua figlia capirà che il
talento creativo è importante ma non
è tutto: si può imparare a scrivere canzoni anche lavorando su dei modelli
compositivi.

10
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DONNAMODERNA.COM

P O S S O A I U TA RT I ?

a cura di Giorgia Nardelli, Maria Picone e Chiara Sessa - disegni di Cinzia Zenocchini

Fai valere i tuoi diritti con il nostro aiuto:
scrivi a dallatuaparte@mondadori.it
Con l’invio del tuo contributo dichiari di accettare le condizioni del servizio consultabili a pag. 120

I N VA L I D I TÀ C I V I L E

E-COMMERCE

LE VISITE SONO SOSPESE MA
L’ASSEGNO RESTA

COSÌ RIAVRAI
I SOLDI SE
L’ACQUISTO
NON ARRIVA
Ho ordinato sul sito Wish.
com un tablet perché mi
serviva per far studiare mio
figlio con la didattica a distanza. È passato quasi un
mese, ma del pacco non c’è
traccia! Non c’è un termine
massimo per le consegne?
Paola Nori, Montecatini (Pt)

Dopo un brutto incidente e tre interventi chirurgici, mio marito è invalido al
100% e percepisce l’indennità prevista. Lo avevano convocato a fine aprile per
la visita di revisione, ma abbiamo scoperto che la commissione medica dell’Asl
ha sospeso gli appuntamenti e temiamo che gli revocheranno l’assegno, come
previsto per chi non si presenta alla visita.
Eugenia, Isernia
Capiamo la tua preoccupazione, Eugenia. A causa dell’emergenza sanitaria l’Inps ha
sospeso fino al 31 luglio le visite mediche per il rinnovo e la richiesta dell’invalidità
civile. Come ci ha spiegato l’Istituto, in questo periodo continuano a essere esaminate solo le domande dei malati oncologici, per le quali le commissioni medico-legali lavorano da remoto analizzando la documentazione inviata dagli utenti. «Ma
valutare gli altri casi solo attraverso la documentazione presentata è impossibile»
dice Filomena Calenda, presidente provinciale dell’Associazione nazionale mutilati
e invalidi civili di Isernia (www.anmic24.com) che ha chiesto all’Inps di venire incontro a chi sta cercando di ottenere il riconoscimento dell’invalidità. Ma veniamo
a te, Eugenia: la Commissione medica locale aveva comunicato a tuo marito il rinvio
della visita di controllo, ma lui non ha mai ricevuto la raccomandata perché avete
cambiato casa senza comunicare il nuovo indirizzo all’Inps. Per fortuna il beneficio non è stato revocato e resta valido fino al giorno della visita di accertamento.
A fine emergenza l’Inps invierà a tuo marito una lettera di convocazione al nuovo
indirizzo che ti abbiamo aiutato a comunicare all’Istituto.
Da sapere Per chi ha un familiare disabile grave e usufruisce dei 3 giorni al mese di
permesso della legge 104, il Decreto Rilancio estende a maggio e giugno la possibilità
di avere 12 giorni di congedo in più. Non è necessario presentare una nuova domanda.

Il termine esiste, Paola. Il
Codice del Consumo prevede che la merce debba essere
consegnata entro 30 giorni
dall’acquisto. Se la data non
viene rispettata, si può chiedere al servizio clienti la risoluzione del contratto e la
restituzione dei soldi. Il venditore non risponde? Chi ha
utilizzato una carta di credito
o una prepagata per l’acquisto può chiedere lo storno del
pagamento alla società che
l’ha emessa: la maggior parte
delle carte sono infatti abbinate a un’assicurazione che
garantisce la protezione sugli
acquisti. Ma tu, cara Paola,
per fortuna non hai dovuto
utilizzare questa procedura:
il corriere era stato rallentato
dall’emergenza coronavirus
e, come ci siamo accertati, a
quest’ora ti ha già consegnato il tuo pacco.
13

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P O S S O A I U TA RT I ?

PRESTITI

NEWS

C’È L’ACCORDO PER
SOSPENDERE LE RATE

FAI MEETING
ONLINE? IMPARA
A DIFENDERE
LA TUA PRIVACY

Negli Usa l’applicazione
Zoom è stata al centro di
molte polemiche per alcune
falle in materia di privacy e
sicurezza. Se usi questa app
per le tue videoconferenze
segui i consigli dell’Unione
nazionale consumatori:
servono a mettersi al riparo
da intrusioni e furti di dati.

1. Usa Zoom da un browser
web piuttosto che dalla app
Le associazioni dei consumatori hanno firmato un accordo con Assofin, l’associazione delle società finanziarie, che consente a chi è in difficoltà economiche
di sospendere le rate dei prestiti, inclusa la cessione del quinto. Attenzione, però:
la soluzione non è a costo a zero. Ecco i dettagli.
Chi può fare domanda Coloro che hanno acceso un prestito superiore a 1.000 euro, sono lavoratori subordinati, anche atipici (come i co.co.co.) e dopo il 21 febbraio
hanno perso il lavoro o hanno avuto una riduzione dell’orario per almeno 30 giorni.
Puoi usufruire della sospensione anche se sei un autonomo o un professionista e hai
registrato una flessione del 33% sul fatturato trimestrale rispetto al 2019. «Prima di
tutto verifica che la banca o la finanziaria a cui ti sei rivolto abbia aderito all’accordo: la lista è su assofin.it/consumatori/protocolli-di-intesa» spiega Emilio Viafora,
presidente di Federconsumatori. «Alla domanda va allegata un’autocertificazione
in cui dichiari di essere in difficoltà». Non puoi usufruire del beneficio se prima del
21 febbraio avevi accumulato forti ritardi nei pagamenti delle rate.
Come funziona lo stop «I pagamenti possono essere congelati per sei mesi e puoi
decidere se sospendere l’intera rata o solo la parte relativa al capitale» chiarisce Viafora. «Le rate dei prestiti, infatti, sono composte da due parti: la cosiddetta “quota
capitale”, cioè la somma prestata che stiamo restituendo e la quota degli interessi».
Se congeli tutto, potrebbe costarti di più, perché durante i mesi di stop la banca
continuerà a calcolare mensilmente gli interessi sul tuo debito residuo. «La cifra
aggiuntiva dipende dal numero e dall’entità delle rate che restavano da saldare al
momento dell’accordo e dal tasso di interesse del prestito» spiega Carlo Piarulli di
Adiconsum. «È sempre meglio fare una simulazione».
Se sospendi solo la quota capitale «In questo caso, durante lo stop pagherai
solo la quota di interessi. L’altra parte potrai poi spalmarla sulle rate future o allungare il piano di ammortamento. Ma per decidere è sempre meglio fare una
valutazione con i numeri alla mano» consiglia Piarulli.

In questo modo condividerai
meno informazioni con la
piattaforma e sarai più sicuro
in caso di attacchi
informatici.

2. Tieni segreto
il link del meeting
Non diffondere l’indirizzo
della riunione sui social
network o sulle chat di
gruppo di WhatsApp. Più il
link è condiviso, più sono facili
le incursioni di intrusi nella
riunione virtuale. Attiva anche
la “sala d’attesa” per i
partecipanti: prima di essere
ammessi al meeting
dovranno avere il tuo ok.

3. Tutti presenti?
Chiudi la porta
Quando i partecipanti sono al
completo, blinda la riunione
cliccando su “Lock meeting”.
Se ti accorgi che è entrato un
estraneo puoi rimuoverlo o
bloccarlo disattivandogli
video e chat.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

14
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SUNNY SOLAR SHOWER

gfgarden.it

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DM LIKE
Q U E LLO C H E C I I S P I R A , C I D I V E RTE , C I E M OZ I O N A

1

EUROVISION

SHUTTERSTOCK

IL SUCCESSO
INFINITO
DEGLI ABBA

Era il 1974 quando all’Eurovision vinse un quartetto
svedese con la canzone Waterloo. Da quel momento, per
gli Abba il trionfo è stato travolgente ma, soprattutto
infinito. Tanto che lo stesso brano è stato votato il più bello
di sempre anche al contest 2020. Certo, l’edizione aveva in
gara solo pezzi del passato. Ma chi avrebbe mai detto, 46
anni fa, che con gli Abba avrebbero ballato 3 generazioni?

17

DM LIKE

T-SHIRT DI NUOVA
GENERAZIONE
2.700 litri di acqua, 200 grammi di
prodotti chimici e 150 di pesticidi: ecco
quanto costa una T-shirt all’ambiente.
O meglio costava. Perché Rifò, giovane
brand di Prato, presenta una nuova
generazione di magliette rigenerate che,
dalla coltivazione al fissaggio del
colore, usa solo 30 litri di acqua e niente
prodotti chimici o pesticidi. In più
i capi sono confezionati a km quasi zero.
Noi le ordiniamo subito! Le
trovi per lei, per lui e in 5 colori.
Rifò, in prevendita a 25 euro fino al 28 maggio (poi
29 euro), rifo-lab.com

3

il videogame

COM’È CHIC
QUESTO
GIOCO

Hai mai giocato ad Animal Crossing? È uno dei videogame Nintendo più amati al mondo.
Il suo segreto? È una piccola oasi di felicità e serenità, un’isola abitata da buffi personaggi
e animaletti dove puoi inventarti una vita. Un passatempo scarica-tensione che
da oggi, poi, è anche super glam. Il tuo avatar ora indossa persino outfit d’alta moda,
da Chanel (vedi sopra), Valentino o Marc Jacobs, solo per citarne alcuni.
Perché sognare fa bene. E poi, vuoi mettere la figura con quelli che giocano in pigiama?
Animal Crossing: New Horizons, Nintendo.

18

GETTY

2

eco fashion

DONNAMODERNA.COM

4

Addio MAestro!

EZIO BOSSO, GRAZIE
PER LE EMOZIONI
Si è spento il 15 maggio Ezio Bosso, direttore d’orchestra,
pianista e compositore. Aveva 48 anni e da tempo
soffriva di una malattia degenerativa. Lo sostenevano il
coraggio, la felicità di suonare e il calore della
gente che lo circondava. Aveva sempre un sorriso, parole
profonde e una rara sensibilità verso la vita. I più
l’hanno conosciuto sul palco di Sanremo 2016, dove
col suo piano ha regalato emozioni fortissime.
Lo scorso 11 agosto aveva celebrato il suo esordio all’Arena
di Verona con una memorabile serata dedicata ai
Carmina Burana. Quel palco, che lo aspettava ancora
la prossima estate, oggi lo piange. Come tutti noi.
Ezio Bosso (13 settembre 1971- 15 maggio 2020)

beAuty

LA MASCHERA
HI-TECH

5

Che voglia di fare a casa un
trattamento beauty come alla
Spa! Ora diventa facile con
l’aiuto di un massaggiatore
hi-tech che, a una serie di super
maschere profumate (alla
rosa, al tè verde, al cocco, al
miele di Manuka), abbina un
percorso via app. Con suoni
rilassanti, ti guida in una seduta
beauty che quasi ne vale una
di meditazione. L’idea è di Foreo,
l’ormai famoso device
svedese, con la sua nuova mask
experience. Proviamo?
Smart Mask Foreo, foreo.com

6

ritorno All’Arte

SUPER MOSTRA
PER GILBERT & GEORGE
Ironici, controversi, spiazzanti: non bastano
pochi aggettivi per riassumere Gilbert &
George, la coppia di artisti britannici
sulla scena da 50 anni. Sarà loro la mostra
che inaugura la ripresa della stagione
espositiva di Locarno, in Svizzera, con 60
opere realizzate fra il 2008 e il 2016. Chi
ama l’arte si prepari a una vera esperienza.
Gilbert & George. The Locarno Exhibition,
fino al 18 ottobre 2020, Museo Casa Rusca,
Locarno, museocasarusca.ch
19

NEWS

DONNE COME NOI

Viola Graziosi
LA VOCE PIÙ AMATA
DAGLI ITALIANI
di Francesca De Sanctis

Ha letto e registrato 35 audiolibri in 3 anni,
vincendo il premio come migliore
interprete. «Mi sento una mamma che racconta
la favola della buonanotte»

ttraversare un libro, interpretarne le sfumature e lasciare che lo scrittore prenda per mano i suoi lettori.
Una voce può dare vita a un romanzo attraverso le
parole pronunciate con il tono giusto, fino ad afferrare gli ascoltatori e a tenerli aggrappati a sé. La voce più
amata dai fruitori di audiolibri appartiene a Viola Graziosi,
attrice e “celebrity narrator” (ovvero, attori che raggiungono
la popolarità come voci narranti), che in 3 anni e mezzo ha
registrato più di 35 audiolibri per Emons, Storytel, Mondadori, Feltrinelli, Laterza e Audible, la piattaforma di Amazon
che nel 2019 le ha conferito il certificato di eccellenza come
miglior voce. Figlia dell’attore Paolo Graziosi, Viola ha lavorato in teatro con molti registi, da Carlo Cecchi a Gabriele
Lavia, e al cinema ha esordito con un ruolo da protagonista nel film Le parole di mio padre di Francesca Comencini.
Quaranta anni, è cresciuta in Tunisia, ha studiato a Parigi
e oggi vive a Roma, sua città natale, con il marito Graziano
Piazza, attore e regista teatrale.
Come si è avvicinata agli audiolibri? «È iniziato tutto durante le riprese di Il giovane favoloso, il film di Mario Martone su Giacomo Leopardi. Il regista cercava una voce che
non sembrasse “esterna” per il doppiaggio del personaggio
di Fanny Targioni Tozzetti, la nobildonna di cui Leopardi si
invaghì, interpretata da Anna Mouglalis. Ha chiesto a me,
ho accettato e ha funzionato. Una mia amica, dopo aver visto il film, mi ha detto: perché non provi con gli audiolibri?
Ho chiamato Emons e mi sono proposta».
20

CREDITO FOTOGRAIFCO AGENZIA

A

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Cosa significa narrare solo con la voce? «Registrare un
audiolibro non è come interpretare un monologo in teatro.
Quando un attore mette in voce un testo diventa un tramite
e instaura con il lettore un rapporto simile a quello che si crea
fra bambini e genitori nel momento di leggere le favole prima
di andare a letto. Dare voce a un libro è come iniziare un viaggio. In genere mi preparo “mappando” il testo».
Dai romanzi di Maurizio De Giovanni a quelli di Antonio
Tabucchi, ha dato voce a tanti libri. Ce n’è uno che ha
amato più di altri? «Amo molto i romanzi di Isabel Allende, Paula in particolare, intimo e delicatissimo, le pagine più
belle che abbia mai letto. Ora sto registrando per Storytel
Cambio di rotta di Elizabeth Jane Howard, un libro corale».
Tiene anche lezioni online. Cosa insegna? «Per Audible
Narrator Accademy ho tenuto ad aprile un corso per aspiranti narratori. Ho lavorato sull’incipit di L’età dell’innocenza di
Edith Wharton, cercando di capire cos’è dare voce a un libro».
Immagino che abbia imparato ad amare la lettura, come il
teatro, in famiglia. Che padre è stato Paolo Graziosi? «Papà era sempre in tournée. Tornava il lunedì e spariva subito
dopo. È sempre stato poco chiacchierone. Spesso lo seguivo
in tour, sapevo a memoria le sue parti, rubavo i copioni e li
riallestivo. Quando avevo 3-4 anni andai a trovarlo in camerino. Dopo un po’ mi fece: “Vai che devo concentrarmi...”. Io
salii sul palco e dissi: “Zitti, papà deve concentrarsi!”. Conquistai il primo applauso della mia vita».
Lui come ha preso la sua decisione di fare l’attrice? «Quando
avevo 11 anni, mi disse: “Studia Romeo e Giulietta, la scena del
balcone”. Lo raggiunsi per le vacanze a Siracusa, la interpretai
e lui rispose che sembrava una recita scolastica. Io, disperata,
provai e riprovai finché un giorno ammise che avevo talento.
Da allora ho cercato la mia strada».

TOMMASO SALAMINA

CREDITO FOTOGRAIFCO AGENZIA

Mentre seguiva suo padre in tournée ha conosciuto anche il
suo attuale marito: Graziano Piazza. È stato amore a prima
vista? «Sì, anche se io avevo solo 10 anni e lui 15 più di me. Era
l’attore giovane nel Tito Andronico, regia di Peter Stein. Trascorrevo ore nel suo camerino senza dire una parola, ero incantata.
E quando ero lontana gli scrivevo lettere, che lui ha conservato!
Ci siamo rivisti molti anni dopo, nel 2009. Recitavamo nello
spettacolo di Consuelo Barilari La duchessa di Amalfi. A quel
punto l’età era giusta. E 2 anni fa ci siamo sposati».

PER ASPIRANTI
NARRATORI
Audible Narrator
Academy è un corso
virtuale gratuito, nato
per dare la possibilità
di imparare i segreti
della lettura ad alta
voce e l’importanza
dell’approccio
professionale alla
registrazione di
audiolibri e podcast.
Nelle 54 lezioni tenute
in streaming a fine
aprile, 27 voci che
hanno inciso audiolibri
per Audible ( tra cui
Viola Graziosi, Gianni
Gaude, Stefania
Giuliani, Marco Mete).
sono state “coach di
lettura” per oltre 500
iscritti aspiranti
narratori. L’iniziativa
sarà riproposta
nei prossimi mesi e
verrà annunciata
sulle pagine
social di Audible.

E siete tornati anche a lavorare insieme. «Sì, soprattutto ora
che il teatro dal vivo è fermo e c’è il problema del distanziamento, molti registi ci hanno chiamato in quanto congiunti...
Anche se insieme abbiamo già lavorato tante volte, come in Il
racconto dell’ancella di Margaret Atwood, di cui Graziano ha
curato la regia, trasmesso di recente in streaming sul sito del
Teatro No’hma di Milano. Ora stiamo pensando a “progetti
sonori” per altri palcoscenici, tutti da esplorare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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NEWS

D I B AT T I T I

PROVIAMO
A CAPIRE
LA SCELTA
DI SILVIA
di Gabriela Jacomella

Il rientro della volontaria rapita fa
ancora discutere. Per il velo, sul quale
è facile applicare un’etichetta. E per
la conversione spontanea all’Islam, che
secondo gli esperti «è un meccanismo
di difesa. E insieme di autoaffermazione»

artita per il Kenya come volontaria di una
piccola onlus italiana (finita oggi sotto inchiesta), sequestrata per 18 mesi in Somalia
dai terroristi jihadisti di Al Shabaab, rientrata il 9 maggio a Roma con un sorriso luminoso e
il corpo avvolto in un’ampia tunica verde, uno jilbab.
Il “caso” Silvia Romano ha colpito e diviso il nostro
Paese. Silvia ha raccontato di essersi avvicinata liberamente all’Islam, scegliendo un nuovo nome, Aisha,
che significa “viva, vitale”. «È successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e
sono stata accontentata. Il mio processo di riconversione è stato lento» ha dichiarato. Una curiosità e un
desiderio spontanei, dunque, anche se sbocciati in
un contesto traumatico come un rapimento, durato
un anno e mezzo sui suoi 24 anni di vita.
«In ogni sequestro dei jihadisti c’è il momento
della conversione: è lo scettro che agitano con
il resto del mondo». Non è la prima volta in cui un
ex ostaggio si avvicina alla fede islamica. È un tema
delicatissimo di cui è difficile parlare, perché chi esce
da mesi o anni di prigionia rivendica giustamente il
diritto di tornare alla propria vita, lontano da clamori
e illazioni: in molti casi, le presunte scelte di fede non
sono state mai confermate dai diretti interessati. In
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ANSA (3)

P

DONNAMODERNA.COM

UN SEQUESTRO LUNGO 18 MESI Tanto è durata la
prigionia di Silvia Romano, volontaria 24enne
della onlus Africa Milele che opera in Kenya, tenuta
ostaggio in Somalia dai terroristi di Al Shabaab.
Sotto, Silvia abbraccia la mamma al rientro in Italia.

altre situazioni, il percorso è frutto di violenze fisiche
o psicologiche. Il proselitismo è un aspetto chiave delle strategie integraliste, come ha scritto sul Corriere
della sera il giornalista Daniele Mastrogiacomo, nel
2007 ostaggio dei talebani in Afghanistan: «In ogni
sequestro dei jihadisti c’è il momento della conversione. Ottenerla è lo scettro che puoi agitare con i tuoi
compagni di battaglia e con il resto del mondo». Di
Silvia, Mastrogiacomo dice: «In 18 mesi avrà avuto
tempo e modo di riflettere. Di immergersi nell’Islam
e di abbracciarlo. Se oggi indossa il jilbab, è perché
convinta. Ha compiuto la sua scelta. Io ho fatto la
mia. E questo ci rende entrambi liberi».
«Per chi arriva dal cattolicesimo l’Islam può apparire una religione più libera: rispondi direttamente
a Dio». Conferma Paolo Branca, islamologo e docente di Storia delle religioni all’università Cattolica
di Milano: «Una conversione può anche essere un
modo per avvicinarsi a un mondo diverso, capirlo,
in un certo senso mimetizzarsi. Soprattutto se si è
costretti a vivere a lungo in una situazione che non
è nostra: se si capisce la lingua e si conoscono i testi
sacri, possiamo sperare di essere interlocutori, non
più vittime. In una conversione che avviene in un
contesto di costrizione può esserci dunque un meccanismo non solo di difesa, ma anche di autoaffer-

NEWS

mazione». Anche uno slancio di apertura, forse l’esito
di una profonda ricerca di senso? «Per chi arriva dal
cattolicesimo, l’Islam può apparire come una religione più libera, “senza preti”: preghi se vuoi, dove
vuoi, rispondi direttamente a Dio» aggiunge Enzo
Pace, docente di Sociologia delle religioni ed esperto di Islam e diritti umani all’università di Padova.
«I percorsi di conversione da tempo non sono più
quelli classici: viviamo in società più porose, le nuove generazioni si muovono in maniera fluida da un
credo all’altro, costruendosi la propria spiritualità».
Per Paolo Branca, però, «anche in contesti meno
estremi la conversione religiosa è un evento dietro
il quale quasi sempre si cela un trauma: un vissuto
problematico con il credo di origine e con i ministri
del culto, o con la propria famiglia. Ed è spesso uno
strappo. Il fatto poi che una persona - come accade
a chi fa volontariato o cooperazione - parta con un
atteggiamento di ricerca e comprensione verso realtà
diverse sicuramente ha un peso. È come se ci fosse
una predisposizione a capire le ragioni degli altri.
Anche quando ci si trova in una situazione estrema».
«Il velo è ridotto a mortificazione della donna senza distinzione tra chi lo sceglie e chi lo subisce». Il
rientro di Silvia, di certo non gestito in sordina, ha
avuto un impatto importante sull’opinione pubblica:
è stato facile imporle un’etichetta, complice quell’abito verde contro cui in tanti si sono scagliati. Sumaya
Abdel Qader analizza questo tema da anni: nel 2019
ha scritto Quello che abbiamo in testa (Mondadori),
ed è ora consulente alla sceneggiatura di Skam Italia,
serie cult che racconta anche il mondo dei musulmani
italiani attraverso gli occhi di una delle giovani protagoniste, Sana. «Il velo e il vestiario delle donne musulmane - che non sono simboli, ma tali son diventati
- innescano quasi sempre reazioni contrastanti» dice
Sumaya. «Perché risultano in contrasto con il percorso di emancipazione delle donne occidentali. Perché
i media ci hanno abituati a mettere in rilievo il velo
legato a fanatici ed estremisti, che non rappresentano
l’Islam e i musulmani che praticano con equilibrio la
loro fede, o i Paesi più fanatici, dove la donna sì è discriminata e privata di molte libertà». Mentre c’è tutto
un mondo islamico «che va in una direzione diversa, con movimenti femminili che cercano di liberare
le donne da retaggi culturali e letture della religione
rigide e costrittive». Il problema sta nel semplificare
un tema complesso. «Il velo, che ha una storia e un
contesto da capire, viene ridotto a mortificazione
della donna senza distinzione tra chi lo sceglie e chi
lo subisce. Così, l’arrivo di Silvia vestita com’era si è
caricato di tutto questo immaginario e ha scatenato
l’odio e la paura di chi, non conoscendo nulla del tema, cerca di difendersi».
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NEWS

SOLDI

COSÌ IL NUOVO
DECRETO AIUTA
LE DONNE
di Adriano Lovera

Congedi parentali. Bonus per baby sitter e centri
estivi. Diritto allo smart working
e contributi per le lavoratrici autonome. Abbiamo
preparato una guida facile agli ultimi
provvedimenti del governo che toccano da vicino
la nostra vita quotidiana

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l decreto Rilancio, ultimo provvedimento
del governo per fronteggiare l’emergenza
Covid-19, vale 55 miliardi e contiene parecchie misure in aiuto di donne e famiglie. Alcune sono già in vigore, altre attendono il
via libera nei prossimi giorni. Ecco una miniguida,
realizzata con gli esperti, per orientarsi nei bonus &
Co. che più impattano sulla nostra vita quotidiana.

I

Posso assentarmi dal lavoro per seguire i figli,
anche quando la didattica a distanza finirà?
Sì, grazie al congedo parentale. «Nella fase 1 ne
hanno beneficiato quasi 250.000 persone» dice
Rosario De Luca, presidente della Fondazione
studi Consulenti del lavoro. Ora viene ampliato:
le dipendenti del settore privato con figli fino a
12 anni possono richiederlo e goderne fino al 31
luglio, per 30 giorni complessivi di durata (prima erano 15), anche non consecutivi: ricevono,
per ogni giorno di congedo, il 50% della retribuzione, senza intaccare durata e ammontare dei
contributi pensionistici. I giorni di congedo si
possono dividere con il padre, ma in famiglia
non ci devono essere misure di sostegno come
la cassa integrazione. La richiesta può già essere
inoltrata al sito www.inps.it, con le credenziali
di accesso (Pin o Spid).

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dizioni: dall’orario certo alla stessa retribuzione,
all’assicurazione infortuni. Il diritto decade se l’altro
genitore è a casa perché disoccupato o perché percepisce un trattamento come la cassa integrazione.

Ci sono contributi statali per pagare una baby
sitter o un centro estivo? Sempre sul sito Inps,
chi ha figli fino a 12 anni può richiedere il bonus
una tantum da 1.200 euro: verrà corrisposto a giugno sul cosiddetto “Libretto famiglia” dell’Inps,
che bisogna attivare. Se il denaro serve a pagare
la baby sitter, è accreditato a quest’ultima come
“prestatrice” di servizio babysitting; se copre il
costo di un centro estivo, va alla famiglia. «È una
misura indispensabile, considerando che i nonni non sono oggi i soggetti più idonei a tenere i
bambini, visti i rischi sanitari» dice Paola Profeta, docente di Scienza delle finanze all’università
Bocconi di Milano. La somma non si può cumulare a un congedo parentale. Per chi ha già fruito
dei 600 euro del decreto Cura Italia sarà la metà
e può essere spezzettata in più tranche, però vale
per tutto il nucleo indipendentemente dal numero
di figli. Non c’è limite di età se il figlio è disabile.

MONDADORI PORTFOLIO / GETTY IMAGE

Congedo parentale e bonus baby sitter possono essere richiesti dalle lavoratrici autonome?
Sì. Entrambe le misure valgono anche per gli autonomi iscritti alla Gestione separata Inps, ma
nel loro caso il congedo resta fissato a 15 giorni
e non bisogna percepire altri sussidi in famiglia.
Solo il bonus baby sitter è attivato anche per gli
autonomi non-Inps iscritti alle casse private, ma
la procedura si svolge sul sito Inps.
Ho diritto allo smart working? Sì. Ora possono
chiederlo tutte le dipendenti private, con figli fino a 14 anni, anche se il datore di lavoro non lo ha
istituito (ma deve essere compatibile con le proprie
prestazioni). La comunicazione si inoltra all’azienda,
che non può rifiutare e, in assenza di un contratto o
un accordo sindacale, deve garantire le stesse con-

Se devo per forza andare al lavoro, ho tutele in
più? «Lavoratrici come cassiere e operaie sono “costrette” a recarsi in sede» nota De Luca dei Consulenti del lavoro. Per loro il rischio contagio ovviamente
aumenta e si aggiunge a una busta paga di certo non
alta. «Tra loro 710.000 hanno uno stipendio netto
inferiore a 1.000 euro al mese». Su questo fronte,
pensando alle posizioni più deboli, il governo ha
ampliato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e ad altri ammortizzatori sociali per impedire
licenziamenti. Non è invece contemplata, per ora,
la responsabilità automatica del datore di lavoro in
caso di contagio da Covid-19.
Quale sostegno ho se sono una lavoratrice autonoma? Per liberi professionisti o titolari di un
contratto co.co.co, il bonus una tantum di 600 euro erogato a marzo viene rifinanziato ed esteso: si
riceverà lo stesso importo a maggio, che a giugno
salirà a 1.000 euro. L’aumento sarà automatico
per i co.co.co, mentre per i liberi professionisti
dovranno mostrare di aver perso almeno un terzo
del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Il rinnovo è automatico per chi ha già riscosso, chi invece intende
accedere per la prima volta dovrà fare domanda al
sito dell’Inps. Per artigiani o commercianti, iscritti
alla gestione separata Inps, per ora è confermato
solo il bonifico aggiuntivo da 600 euro di maggio.
Sono previste riduzioni di tasse? Per ora il taglio di
tasse (come nel caso dell’Irap) è limitato alle imprese.
Individui e famiglie godranno di dilazioni per quasi
tutte le scadenze, compreso il 730, e di alcuni sgravi
fiscali indiretti, a partire dal bonus ristrutturazioni.
Se ho una micro impresa, riceverò dei finanziamenti? Sì. Il governo ha pensato a contributi a fondo
perduto, ossia denaro che non va più restituito, cui
hanno diritto imprenditrici e autonome con partita
Iva. Occorre che il fatturato di aprile 2020 sia calato di almeno un terzo rispetto allo stesso mese del
2019. Se l’attività non ha superato i 400.000 euro di
ricavi nell'ultimo bilancio, si percepisce il 20% della
differenza di ricavi tra i 2 mesi confrontati. In ogni
caso, l’aiuto minimo garantito è 1.000 euro per le
persone fisiche e 2.000 per le società. La richiesta
andrà inoltrata all’Agenzia delle entrate, che però
non ha ancora definito i dettagli della procedura.
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SALUTE

LO FACCIO O
NO IL TEST
SIEROLOGICO?

MONDADORI PORTFOLIO

di Giorgia Nardelli

Gli esami del sangue per la diagnosi
del Covid sono al centro di molte polemiche
e ogni Regione detta regole diverse
per chi si sottopone alle analisi. Chiariamoci
le idee con gli esperti

NEWS

n Piemonte e Campania l’esame può farlo chi
vuole, a pagamento, nei laboratori privati accreditati dalla Regione. In Toscana è gratuito
per chi ha avuto sintomi sospetti e presenta
una ricetta medica; chi lavora a contatto con il pubblico,
invece, lo paga da sé. In Emilia-Romagna è il medico di
famiglia a prescriverlo, così come nel Lazio, ma il costo
è sempre a carico del cittadino. E poi c’è la Lombardia,
dove la giunta ha autorizzato test privati a pagamento
ma li sconsiglia e li permette solo nei centri analisi che
assicurano i tamponi di controllo (a pagamento pure
quelli) ai positivi.

I

Benvenuti nella babele dei test sierologici Covid-19.
Per Stato e Regioni sono indispensabili per monitorare
l’andamento dell’epidemia, tanto che stanno eseguendo screening di massa gratuiti su alcune fasce della
popolazione. Ma se è il privato cittadino, in cerca di
una qualche sicurezza, a volersi sottoporre all’esame,
si ritroverà con un puzzle di regole diverse e incertezze.
Intanto l’offerta cresce e la domanda esplode, da Nord
a Sud: in Campania, all’indomani dell’ok ai test per i
privati, Federlab, l’associazione di categoria dei laboratori privati, contava 6.000 prenotazioni nei primi 50
centri già attrezzati mentre a Bologna si sono formate
liste di attesa di un mese. Ma farlo conviene davvero?
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NEWS

La circolare del 9 maggio del ministero della Salute definisce i test “utili nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale”
ma liquida i risultati di un singolo esame come
inattendibili. Questi esami cercano nel sangue
gli anticorpi che il sistema immunitario sviluppa
quando si trova a combattere il virus. «Si tratta
essenzialmente di due immunoglobuline: IgM e
IgG. La prima ci dice se abbiamo avuto un contatto
recente, la seconda se conserviamo la memoria
immunologica di un contatto passato. Ma non
danno un risultato affidabile al 100%» conferma
Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione
microbiologi clinici italiani (Amcli). In pratica,
usare il test per sapere se siamo sani dopo aver
avuto un contatto a rischio, o se possiamo tornare ad abbracciare i genitori anziani, è un azzardo.
«Gli anticorpi compaiono in genere 7-10 giorni
dopo l’inizio dei sintomi. Se ho un po’ di tosse e
mal di gola, faccio il test e l’esito è negativo, potrei
non prendere precauzioni e contagiare i familiari»
spiega Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità operativa virus emergenti del Laboratorio
di virologia all’Istituto nazionale per le malattie
infettive Lazzaro Spallanzani. «Oppure, mettiamo che l’esame rilevi solo la presenza di IgG con
IgM negativi: potrei comunque non essere del
tutto guarito, e ancora contagioso, ma questo il
test sierologico non è in grado di verificarlo». Per
questo in alcune Regioni, pur consentendo l’esame nei laboratori, si è stabilito di far ricadere la
decisione sul medico di base che ha l’obbligo di
allertare le Asl in caso di esito positivo, in modo
da attivare quarantena, sorveglianza e tampone.
I test sierologici non sono tutti uguali. Quelli di
cui si parla molto in questi giorni sono i kit rapidi
o pungidito che dalla loro hanno la semplicità di
esecuzione e la velocità. Con una goccia di sangue
rilevano gli anticorpi in pochi minuti ma si discute sulla affidabilità. «Gli studi hanno dimostrato
che la sensibilità varia dal 20 all’80%. Nel Regno

Unito il governo ha dovuto letteralmente buttare 35 milioni di kit» racconta Pierangelo Clerici.
Molte aziende li producono, in Italia e all’estero,
ma non esiste ancora una certificazione ufficiale
da parte dell’Oms e in commercio al momento
si trova un po’ di tutto. Qualcuno addirittura si
è procurato il kit online, visto che la normativa
ancora non è chiara sulla vendita al pubblico
dei pungidito. Ma un esame fatto in casa non ha
valore e se l’esito è positivo, nessun medico prescriverà il tampone sulla base di una
prova fai-da-te. In più, nel far west OCCHIO AI PREZZI
dell’e-commerce non si ha neppure
la certezza di comprare un prodotto Nessun obbligo, ma un prezzo
con il marchio CE e quindi con uno “consigliato” ai laboratori
standard di attendibilità garantito. accreditati, che va tra i 15 e i 25
euro per i kit rapidi e dai 30 ai

L’alternativa sono i test eseguiti 50 per il prelievo. È quanto hanno
con il classico prelievo del sangue. stabilito diverse Regioni sui
«Sono più sensibili e specifici, cioè costi dei test Covid. In aprile
riescono a rilevare gli anticorpi del l’Antitrust ha aperto un’indagine
coronavirus senza confonderli con su alcune cliniche romane che
quelli di virus simili e sanno indi- chiedevano centinaia di euro.
viduarli anche quando sono poco «Ci stiamo organizzando con i
numerosi» spiega il microbiologo. fornitori per ottenere i reagenti a
«In questo modo il rischio di falsi un prezzo compatibile, così da
negativi e falsi positivi è più basso attenerci alla raccomandazione»
e l’affidabilità può superare il 95 per conferma oggi Gennaro Lamberti,
cento». E una volta fatto il test, che presidente di Federlab.
si fa con il risultato? Se è positivo,
molte Regioni prevedono l’obbligo
di allertare le Asl per attivare quarantena, sorveglianza e tampone, altre consigliano di rivolgersi al proprio medico. In ogni caso a oggi nessun
test è in grado di darci l’agognato patentino di
immunità. «Non sappiamo per quanto tempo
conserviamo la memoria immunologica e se è in
grado di proteggerci dalle reinfezioni» spiega la
virologa Concetta Castilletti. «E questo è il solo
fattore che, in assenza di un vaccino, ci dà la garanzia che non ci riammaleremo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

COSA SUCCEDE IN AZIENDA?

Con la ripartenza tanti datori di
lavoro stanno pensando di effettuare
a loro spese test sierologici sui
lavoratori. «Come chiarisce una
circolare del ministro della Salute,
questi esami non possono essere
usati per dare una patente di
immunità ai lavoratori o al contrario
per sospenderli» spiega Marisa
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Marraffino, avvocato esperto di
privacy. «E il dipendente non è
obbligato a farli, ma deve essere
informato, ed eventualmente
dare il suo consenso». Se un
lavoratore risulta positivo, la sua
privacy dovrà essere protetta e va
allertata la Asl, che lo metterà in
quarantena fiduciaria. «In attesa del

tampone la stessa Asl fa in genere un
sopralluogo in azienda, verifica che
siano stati rispettati i protocolli di
sicurezza e prepara la mappa dei
contatti. In sostanza chiede al datore
di lavoro chi è venuto in contatto con
la persona risultata positiva al test e
valuta la necessità di una quarantena
precauzionale anche per i colleghi».

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NEWS

I BIOPARCHI
D’ITALIA
RIAPRONO
LE PORTE
di Monica Piccini

Hanno appena ricevuto il via libera per
riprendersi i milioni di visitatori che li affollano
ogni anno e che finanziano la loro preziosa
opera. Dai “cuccioli” di cavalluccio marino alla
tartaruga Caretta, ecco alcune dolci
storie bestiali raccolte tra oasi e acquari
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adorabile olinguito, detto orso-gatto, del
Bioparco di Roma. Il rinoceronte bianco
del Parco faunistico Natura Viva di Bussolengo, vicino a Verona. I buffi pesci-sega
dell’Acquario di Genova. Sono solo alcune delle specie animali in via d’estinzione accudite, accanto ad
altre meno rare, nei parchi faunistici italiani: insieme alle cittadelle del divertimento “alla Gardaland”,
sono visitati ogni anno da una media di 20 milioni
di persone. Chiusi dalla quarantena, questi luoghi
magici potranno riaprire a breve grazie al decreto
Rilancio, anche se veterinari, operatori e volontari
non hanno mai smesso di lavorare, e le specie in
cattività non hanno mai rischiato la sopravvivenza.
Molti esemplari sono in attesa di essere restituiti
allo Stato di provenienza, che ne è proprietario, in
seguito ai sequestri dei Carabinieri forestali o grazie
al network European Association of Zoos and Aquaria (Eaza) che li tutela. «Contrariamente ai Paesi del
Nord Europa, dove la conservazione degli animali è
considerata patrimonio della collettività e finanziata
con fondi pubblici, da noi nel 99% dei casi le imprese
sono private, senza contributo statale» dice Gloria
Svampa, zoologa e presidente onoraria dell’Uiza,
l’associazione che raccoglie 15 zoo e acquari italiani
con finalità scientifiche ed educative, dallo Zoom di
Torino al Bioparco della Capitale.

L’

A Verona un cucciolo di gipeto, un grande avvoltoio, aspetta di rientrare nel suo habitat. Il rischio
di rimanere chiusi in un periodo di alta affluenza
come la primavera-estate è scongiurato, però ha ral-

GETT (2) / LAPRESSE

ANIMALI

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NEWS

A sinistra, esemplari di foca e di tartaruga
all’Acquario di Genova, che riapre i battenti a
fine maggio. La struttura ospita 400 specie di
anfibi, rettili, pesci, uccelli e mammiferi marini.
Sotto, una giraffa del Bioparco Zoom di Torino
assistita da una operatrice: nei 9 habitat
terrestri e nei 2 acquatici vivono 300 animali.

lentato i fondi necessari non solo al mantenimento di animali e lavoratori, ma anche a finanziare i
programmi di ripopolamento delle specie estinte.
Al Parco Natura Viva di Bussoleto (Vr), tra i progetti
di reintroduzione in natura, «il più urgente riguarda
un cucciolo femmina di gipeto, grande avvoltoio
con una funzione unica nel mondo animale: si nutre delle ossa delle carcasse. Siccome non riesce a
spezzarle con il becco, le lancia in volo sulle rocce
per farle rompere in pezzi» racconta Cesare Avesani
Zaborra, biologo e direttore scientifico dell’oasi che
ospita 1.500 animali su 42 ettari. «Prima della pandemia la piccola di gipeto era già pronta
per essere portata sui massicci francesi
dove contiamo di liberarla a giugno. Ma
poi il Covid-19 ha bloccato tutto e ora che
ha già 3 mesi bisogna fare in fretta, prima
che perda la capacità di apprendimento
propria dei cuccioli, necessaria a vivere in
libertà». Un anno fa in Spagna è stato liberato anche il fratello, primogenito della
coppia di avvoltoi affidati in tempi diversi al Parco dal Consorzio europeo specie
minacciate. Dove si sono incontrati e piaciuti («non è una cosa scontata»). «Sono
uccelli longevi, vivono fino a 40-50 anni
e fanno un uovo all’anno. Nei rari casi in
cui invece si schiudano 2 uova, il cucciolo
più forte, implume e cieco, attacca l’altro
per conquistare la cura esclusiva dei genitori». Con un solo giorno di apertura nel
2020 il Parco Natura Viva, 160 dipendenti
e un costo giornaliero a pieno regime di
24.000 euro, ha reagito alla crisi facendo
appello al crowdfunding. «Sono arrivate
donazioni per oltre 185.000 euro. Singoli
cittadini e aziende hanno “adottato” sulla
carta draghi di Komodo e panda rossi del Nepal»
spiega Avesani Zaborra.

«NEI PAESI DEL NORD EUROPA LA CONSERVAZIONE
DEGLI ANIMALI È CONSIDERATA PATRIMONIO
DELLA COLLETTIVITÀ E FINANZIATA CON FONDI
PUBBLICI: DA NOI IL 99% DELLE IMPRESE SONO
PRIVATE E NON RICEVONO CONTRIBUTI STATALI»

A Roma gli ex cavalli da corsa diventano stunthorse sui set dei film. Stessa modalità dal basso per
l’acquisto del fieno per i 15 cavalli dell’associazione
Relived Horses, ospiti dell’ippodromo Capannelle a
Roma. L’associazione fondata da Jacqueline Freda,
una della poche donne fantino in Italia, ricolloca
ex cavalli da corsa nel mondo delle comparse cine31

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matografiche. Perché, se a 5 anni un purosangue
ha concluso la sua carriera in pista, non necessariamente dev’essere destinato alle corse clandestine o al macello. «La nostra onlus intercetta questi
cavalli con ancora molta vita davanti - si stima
siano 1.000 all’anno - e li riaddestra mettendoli
a disposizione del mondo dello sport, del sociale,
affidandoli per esempio a centri di ippoterapia, e
del cinema» racconta la presidente Sabina Findley.
«È il mio modo di pagare il debito di riconoscenza
ai cavalli da corsa» aggiunge Jacqueline Freda che,
figlia di un regista di pellicole d’azione, è stunt woman dal 1984 e ora horse master. «Accompagno gli
esemplari sul set, sono presente nelle loro scene. Il
primo ingaggio è stato Casanova, girato a Venezia;
l’ultimo prima del coronavirus la serie Sky Anna di
Niccolò Ammaniti girata in Sicilia. Il cavallo doveva
correre all’interno del primo piano di un palazzo a
Palermo seguito da ragazzini vocianti» racconta.
In attesa che riparta il set di una serie americana
girata a Cinecittà che «garantirà fieno e biada non
solo per i cavalli attori ma anche per i “colleghi”
quadrupedi in via di ricollocazione».
A Genova 2 tartarughe Caretta sono state curate e torneranno nel golfo di Portofino. Sono
invece oltre 400 le specie di pesci, rettili, anfibi,
uccelli e mammiferi marini ospitati dall’Acquario
di Genova che attendono di ritornare al centro
dell’attenzione «soprattutto dei visitatori bambini» racconta Laura Castellano, biologa marina e
curatrice del settore Mediterraneo, mestiere che
la porta a immergersi spesso tra gli squali in vasca. «Entriamo sempre in 2, uno controlla i parametri dell’acqua e l’altro tiene d’occhio i pesci.
Se cambiano continuamente direzione o inarcano le pinne è segno di nervosismo. Allora meglio
uscire». Paradossalmente in questi mesi è stato
più facile occuparsi dei pesci di grossa taglia che
non dei cavallucci marini nati in un centinaio di
esemplari, spiega la biologa. «Hanno bisogno di
mangiare 5 volte al giorno! Stessa cura certosina
l’abbiamo riservata a 2 tartarughe Caretta arrivate un anno fa con i carapaci fratturati e infezioni
al piastrone inferiore. Ora sono guarite, pronte
per esser liberate al largo di Portofino. Anche nel
Porto Antico di Genova è partito il conto alla rovescia. «Stiamo lavorando per riaprire in totale
sicurezza» assicura Giuseppe Costa, presidente e
a.d. di Costa Edutainment che gestisce 10 strutture (oltre all’Acquario di Genova, Livorno, Cattolica e Aquafan di Riccione). «La spesa annuale
per il benessere degli esemplari si aggira sui 7,5
milioni di euro che al momento sosteniamo senza aiuti statali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

32

Sopra, una biologa marina assiste una colonia di pinguini di
Humboldt che vive nell’acquario di Barcellona: in tutta Europa,
causa Covid-19, le oasi per gli animali sono state in lockdown.

COME STANNO LEONI, TIGRI, ELEFANTI DEL CIRCO?

Nonostante secondo Eurispes oltre il 70% degli italiani
sia contrario all’uso di animali nei circhi, già messi al
bando in 50 Paesi nel mondo, da noi non esistono
restrizioni all’uso sotto i tendoni di tigri, leoni o elefanti.
«In questa crisi sono stati purtroppo come sempre: in
sofferenza» spiega Gianluca Felicetti, presidente della
Lav, associazione dalla parte degli animali. «Pur potendo
contare ogni anno su finanziamenti pubblici, queste
imprese sono in crisi». E in attesa dei 10 milioni di euro
richiesti al governo a fine marzo, gli ospiti sopravvivono
grazie alla solidarietà. A cominciare dagli agricoltori della
Coldiretti, che dal Friuli alla Sicilia si sono mobilitati per
donare tonnellate di carne, latte, verdura per nutrire le
vittime collaterali dell’emergenza sanitaria (sotto, un
leone del Circo di Roma, bloccato a Saronno, Varese).

piastra elettrica
PRESIDENT
art. 909120

www.tescoma.it

Passione... grigliata! Anche se non puoi cucinare all’aperto, certi piaceri sono irrinunciabili. La piastra elettrica è perfetta per carne, pesce, verdure, con
diverse impostazioni per una cottura ottimale, per cucinare dal semplice toast alla grigliata più ricca: basta aprirla per raddoppiare la superficie di cottura. E
alla fine, la pulisci in un attimo. Il nostro motto è “la passione in cucina” e quando hai gli strumenti giusti, è più facile metterne un pizzico in tutto ciò che fai.

NEWS

AMBIENTE

DOVE VANNO A FINIRE
GUANTI E MASCHERINE
di Elisa Forte - foto di Elyxandro Cegarra / NurPhoto

Ogni giorno utilizziamo 35 milioni di dispositivi di protezione,
che per la maggior parte sono monouso e vengono gettati ovunque. Risultato:
le città sono piene di rifiuti e i mari nuovamente invasi dalla plastica.
Una soluzione, però, esiste: puntare su materiali riciclabili e biodegradabili
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IL PROGETTO FOTOGRAFICO
Il servizio che illustra queste pagine, realizzato
a Strasburgo, mostra quella che è diventata
la realtà nelle grandi città dei Paesi più colpiti
dal coronavirus: migliaia di mascherine
abbandonate in strade, nei parchi e nei fiumi.

diventati il ricettacolo più visibile dei dispositivi di protezione che utilizziamo ogni giorno. Ma, come accade sempre
per i rifiuti plastici, c’è una vittima più grave e meno vicina
ai nostri occhi: il mare. Cosa succederà al Mediterraneo, che
già versava in uno stato di salute precario? Anche lui finirà
in terapia intensiva per colpa del Covid-19?

uesta è la storia di un’emergenza nell’emergenza. La
scoprire guardandoci intorno, specie nelle
Q possiamo
grandi città, oppure interrogando i testimoni. C’è lo
smarrimento della troupe della trasmissione Rai Linea
Blu davanti ai guanti in lattice che riaffiorano su un lembo di
mare placido e limpido dell’isola di Capri. Erano impegnati
nelle prime immersioni per la nuova stagione del programma.
Cercavano il blu e sono inciampati negli intrusi. E poi ci sono i numeri. Il Mediterraneo ogni anno deve fare i conti con
570.000 tonnellate di plastica che finiscono nelle sue acque:
è come se 33.800 bottigliette venissero gettate in mare ogni
minuto, dice il Wwf. Eccola qui, l’emergenza nell’emergenza. La pandemia ha ribaltato esistenze, ritmi e priorità delle
nostre vite. E anche la tutela dell’ambiente rischia di andare
a farsi benedire. Sin dai primi giorni delle nostre quarantene, e in maniera ancora più evidente con l’avvio della fase 2,
abbiamo iniziato a liberarci senza troppa cura di mascherine,
guanti usa e getta, visiere. Strade, parchi e marciapiedi sono

Ogni mese finiscono in mare 40 tonnellate di plastica in più.
«Abbiamo lottato anni per superare lo smaltimento indiscriminato delle plastiche monouso. Proprio adesso che si cominciava a vedere qualche risultato, una nuova emergenza è
dietro l'angolo». Donatella Bianchi, autrice e conduttrice di
Linea Blu, oltre che pragmatica presidente di Wwf Italia, tra le
5 donne chiamate dal premier Giuseppe Conte a integrare la
task force di esperti per la fase 2, sa bene che ora i fronti aperti
sono molti. «Dovremmo puntare da subito sull’installazione
di raccoglitori ecologici nei parchi, nelle aree di sosta e vicino
ai supermercati». Proprio come già accade nelle corsie degli
ospedali. «Occorre dare visibilità al problema, percepire questi
dispositivi come “il nuovo intruso”» continua Bianchi. «In caso contrario rischiamo di assuefarci al fenomeno, diventando
ancora più impotenti perché questi dispositivi sono necessari:
insomma, non si tratta più di abolire le bottigliette di plastica
a favore delle borracce ecologiche». Le prime stime non sono
incoraggianti: «Se solo l’1% delle mascherine finisse in natura,
ogni mese avremmo 10 milioni di dispositivi esausti in circolo,
pari a 40 tonnellate di plastica in più» conclude Bianchi. E ci
attende un’ulteriore impennata nei consumi di questi dispositivi. Il Politecnico di Torino ha analizzato il fabbisogno nazionale, a partire dalle riaperture parziali dello scorso 4 maggio:
da qui a fine emergenza consumeremo almeno 953 milioni
di mascherine al mese, 35 milioni al giorno. «Si tratta di uno
studio inviato ai decisori politici per promuovere il concetto
#ognunoproteggetutti» spiega l’ingegnere biomedico Alice
Ravizza, membro del gruppo di studio dell’ateneo. «Stiamo
provando a concentrarci sulle soluzioni, lavorando per proporre mascherine riciclabili, a minore impatto ambientale».
Servono protezioni riutilizzabili. La progressiva riduzione
dei dispositivi attuali a favore di quelli biodegradabili e riciclabili non è una strada semplice da percorrere, tra costi più
alti e problemi di produzione e brevettabilità. «Le comuni
mascherine usa e getta sono realizzate con diversi polimeri e
materiali, questo purtroppo rende impossibile il loro riciclo
integrale» conferma Porzia Maiorano, professore associato
di Ecologia all’università di Bari e componente del consiglio
scientifico dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e
la ricerca ambientale. Per fortuna possiamo contare su 2 ele35

NEWS

SOLUZIONI MADE IN ITALY

menti importanti: la flessibilità delle aziende italiane, in prima linea su questo fronte (vedi box a destra), e l’unanimità
della comunità scientifica sul fatto che questa sia l’unica soluzione davvero efficace per ridurre l'inquinamento da guanti
e mascherine nel lungo periodo. Sul tema si sono allineati
epidemiologi, virologi, ingegneri e movimenti ambientalisti, dal Wwf a Marevivo, sino alla Fondazione Univerde che
ha promosso su Change.org la petizione #ripartiamosenza
monouso. Il presidente Alfonso Pecoraro Scanio ha chiesto
al governo di«orientare scelte e investimenti nella ricerca di
materiali biodegradabili, riutilizzabili e riciclabili» per i Dpi,
i dispositivi di protezione individuali che servono a difenderci dal coronavirus. «La prima speranza è che si instauri una
cultura della raccolta: nei luoghi dove più persone utilizzano
le mascherine, queste andrebbero chiuse in un sacchetto e lì
tenute per qualche giorno prima di smaltirle tutte insieme
nell’indifferenziato» spiega Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino. «E ci sono allo studio forme di rigenerazione parziale, come la mascherina che mantiene lacci e parte
elastica e richiede il solo cambio della carta».
La legge “salva-mare” è ferma in Parlamento. Il resto,
aggiunge Maiorano dell’università di Bari, «dovranno farlo
campagne mirate su questo tema». E l’azione politica, che
tuttavia continua a latitare. «Con altre 16 associazioni abbiamo chiesto al premier Conte di coinvolgerci di più, mettendo
ai primi posti l’ambiente e il sociale in un’ottica di economia
36

Da Bergamask prodotta in Lombardia,
per giunta in una delle aree più ferite dal
virus, a iMask inventata da una start up
siciliana. Si stanno studiando soluzioni
innovative per i Dpi, i dispositivi di
protezione individuali, in grado di dare
una mano sia all’ambiente sia al
portafoglio. Bergamask è stata messa a
punto nei capannoni della Stil Gomma
di Valle Calepio, in provincia di Bergamo:
è un dispositivo in silicone medicale
antibatterico che si può sterilizzare nel
microonde o in acqua bollente. I primi
stock prodotti sono stati già inviati a
Protezione civile e forze dell'ordine, ma
presto saranno acquistabili in farmacia
e - con un tempo d’attesa medio di 15
giorni - anche dai privati. L’altra idea
green e low cost contro il Covid-19 è
iMask, una maschera con filtro FFP3
lavabile e sterilizzabile, in vendita online
e prodotta dall’omonima start-up con
sede a Siracusa. «iMask è riciclabile
all’infinito grazie al cambio del filtro»
spiega Salvatore Cobuzio, co-founder e
ceo di iMask. «In più, è trasparente:
non copre il volto rendendoci, come
avviene ora, tutti irriconoscibili».

circolare» spiega Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.
«Da 1 anno è arenata al Senato la legge “salva-mare”, che
consentirebbe ai pescatori di conferire direttamente a terra e
ad aziende specializzate i rifiuti che recuperano al largo, senza doverne sostenere i costi di smaltimento. Oggi, per paura
di essere multati, raccolgono la plastica finita nelle reti insieme ai pesci e la ributtano in acqua». In caso contrario non
ci resterà che affogare in quella che l’oceanografo Charles
Moore ha definito “zuppa di mare” e che adesso a sacchetti,
polistirolo, spazzolini e chincaglieria aggiunge un nuovo e
disgustoso ingrediente: «Quei milioni di guanti e mascherine
non riciclabili ci impongono di agire subito» chiosa Nicolò
Carnimeo, docente di Diritto marittimo all’università di Bari
e autore di Com’è profondo il mare (Chiarelettere). «C'è un limite alla plastica che un ambiente, e gli animali che ne fanno
parte, possono tollerare. E noi lo stavamo sforando già prima
di questa nuova emergenza. Non si può più aspettare». Anche
questa storia, come tutte le altre, ha una morale: nessuno si
salva da solo. Neanche gli oceani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autentico
COME LE ANTICHE TRADIZIONI

Da secoli i Formaggi dalla Svizzera sono prodotti con la
stessa cura artigianale, rispettando regole antiche.
Gli ingredienti sono semplici e genuini, con lunghi
tempi di maturazione e rigorosi controlli di qualità.

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Svizzera. Naturalmente.

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L AV O R O

NOI ALBERGATORI,
PRONTI PER
UN’ESTATE DIVERSA
di Alessia Cogliati - foto di Gabriele Galimberti

Con la riapertura dei confini, hotel, b&b e locande studiano
soluzioni nuove, sicure e creative per accogliere i loro
clienti. Con un occhio alla salute e un altro alla sostenibilità

li albergatori italiani stanno con gli occhi e il cuore
puntati sui confini, quelli tra le Regioni e quelli tra
il nostro Paese e l’estero, che dovrebbero riaprire
il 3 giugno. Mai chiusi per legge, il 95% degli hotel ha abbassato le saracinesche per mancanza di clienti
(tutti in lockdown nelle loro case), il 5% ha dato ospitalità
a infermieri, operatori sanitari e persone in quarantena.
Ma se in un anno “normale”, nei mesi di marzo e aprile,
le strutture ricettive ospitano più di 48 milioni di persone
(il 52,7% dall’estero), Federalberghi stima che in questi 2
mesi la perdita di fatturato si sia assestata sui 2,5 miliardi
di euro. Al buco si aggiunge la ricaduta sull’indotto causata dai mancati incassi di tutta la filiera turistica: trasporti,
ristoranti, bar, attrazioni, shopping. Un segno meno che
preoccupa gli imprenditori del settore ma anche, naturalmente, i tanti lavoratori alle dipendenze di aziende turistiche come hotel, ristoranti, agenzie di viaggi e stabilimenti
balneari oltre che i 500.000 collaboratori stagionali. «Ci
sarà solo un mercato italiano o anche straniero? Questa è
la domanda che oggi ci si pone per decidere se riaprire o
no» afferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi.
«Un albergo è una macchina che costa molto, se i ricavi
sono incerti, bisogna valutare bene se conviene metterla
in moto. Molti, soprattutto quelli di fascia alta che sostengono spese elevate e che in questi anni hanno avuto il 70%
di clientela straniera ed extraeuropea, aspetteranno». Con
il decreto Rilancio il governo ha stabilito le regole generali
per la ripartenza. Intanto, si sta lavorando sulle specifiche
del settore. Federalberghi, Associazione Italiana Confindustria Alberghi e Assohotel, con la consulenza di Croce
Rossa Italiana e del Policlinico Sant’Orsola di Bologna,
hanno presentato il documento “Accoglienza Sicura” con
procedure come il self check in, le chiavi elettroniche, il
giusto distanziamento, i presidi sanitari, la sanificazione

G

38

EE
LE BUONE ID
RE
PER RIPARTI

degli spazi. Alcune Regioni come Emilia Romagna e Marche hanno approvato protocolli che stanno già inviando
agli imprenditori, mentre le grandi catene si attrezzano:
NH Hotel Group, per esempio, punta sulla digitalizzazione dei servizi e si concentra su pulizia e disinfezione delle
strutture, igiene e prevenzione, sicurezza alimentare, spazi adeguati e flussi di mobilità in base al nuovo contesto
e alle esigenze. «Nel decreto Rilancio ci sono segnali di
attenzione per il nostro mondo: stop alla prima rata Imu,
credito di imposta fino al 60% dell’affitto» prosegue Bocca. «Questo, però, è un settore molto colpito e ha bisogno
di più, per esempio Imu cancellata per tutto il 2020 e incentivi agli imprenditori coraggiosi che riaprono». Qui ne
abbiamo intervistati 3 che raccontano come, nonostante
la crisi, sono pronti a ripartire.

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4 CONSIGLI SE ANCHE TU
HAI UNA STRUTTURA RICETTIVA

1. Non hai ancora tradotto in voucher
le prenotazioni saltate? Su
federalberghi.it scopri come si
emettono. Anche Booking e gli altri
portali di turismo sono tenuti a proporre
i voucher e non la cancellazione
per causa di forza maggiore.
2. Con l’albergo chiuso, anche ai tuoi
collaboratori spetta l’indennità in
quanto lavoratori stagionali del turismo.
Se a marzo e aprile era di 600 euro, a
maggio è stata portata a 1.000 (inps.it).
3. Per limitare al massimo il contatto
con gli ospiti e tra gli ospiti i grandi
alberghi hanno messo in atto misure
come il self check in e out online e
cassette di sicurezza con combinazione
per ritirare le chiavi. Prendi spunto
dal programma “Special protection”
di Best Western (bestwestern.it).
4. Le procedure per accogliere gli ospiti
e garantire la loro sicurezza in ogni
momento del soggiorno possono pesare
sul budget di una piccola struttura che
non può investire nei macchinari. Ti
aiutano i webinar che l’Associazione
nazionale b&b organizza periodicamente
sul tema (anbba.it).
I.C.

Ridisegno gli spazi dell’hotel,
vendo meno camere e organizzo attività
distanziate per i bambini
STEFANO CERUTTI, 45 anni, direttore del Mirtillo Rosso
Family Hotel di Alagna (Vc), www.mirtillo-rosso.com.

«Procederò per gradi, su 60 camere complessive ne
venderò al massimo 35 a giugno, 40 a luglio e 45 ad
agosto: così affronteremo gli eventuali problemi e
cercheremo di salvare l’estate. Come attività stagionale
chiudiamo dopo Pasqua e riapriamo a metà giugno,
quindi i 40 impiegati ora sono in disoccupazione. Conto
di riaprire proprio il 12 giugno. Il mio è un albergo di
montagna dove è sempre Natale, continueremo così
cercando però di disporre addobbi e alberi in modo che
non possano essere toccati dagli ospiti e punteremo
sempre di più sulle luci per mantenere intatta l’atmosfera.
Il nostro focus ora è sui bambini, per offrire servizi sicuri
per loro e funzionali per i genitori. Organizzeremo
2 escursioni al mattino differenziate per età, una al

pomeriggio e una alla sera. Ogni famiglia raggiungerà
il luogo di ritrovo con la propria auto e si faranno piccoli
gruppi con mete diverse (il fiume, la fattoria, il rifugio).
La vera sfida sono il baby e il miniclub all’interno
dell’albergo. Abbiamo ridisegnato gli spazi. I bimbi da
1 a 3 anni entreranno 4 alla volta e avranno postazioni
ben distanziate con giochi e materiali per ognuno. Al
centro ci saranno gli educatori. Per i ragazzini da
6 a 12 anni ho preso spunto da un decreto svizzero sulla
riapertura delle scuole: in una sala di 100 metri
quadri ci saranno 15 bambini con altrettanti banchi per
i laboratori. Con storie, canzoni e attività creative
impareranno, divertendosi, le regole del distanziamento
e il modo corretto per lavarsi le mani. Ho avviato
collaborazioni con un maneggio, con fattorie e con una
baita vicina che prepara cestini per il picnic. Infine
l’area piscine: stiamo mettendo a punto procedure per
disinfettare i lettini e gestire le aree comuni,
ai clienti chiederemo di prenotare gli ingressi».
39

NEWS

Faccio rete con gli imprenditori della Romagna
e punto sulla sostenibilità dei servizi
GABRIELLA RICCI, 60 anni, proprietaria dell’Hotel Saraceno
a Milano Marittina (Ra), www.saracenohotel.com.

«In 2 mesi sono passata dalla paura alla consapevolezza, alla
voglia di reagire. Ho clienti che tornano da me ogni anno:
gli stranieri (circa il 20%) hanno già annullato ogni prenotazione,
gli italiani che pensavano di venire qui a giugno stanno
cancellando, luglio e agosto per ora reggono. Ospitermo solo
50 ospiti, la metà di quelli di un tempo, e offrirò la possibilità di
cancellare fino a sette giorni prima gratis. Sanificheremo
le stanze con macchine generatrici di ozono (le stesse
che in ospedale si usano per sale operatorie e ambulanze),
i condizionatori verranno purificati con protezione da virus e
batteri e ho introdotto la figura del responsabile del servizio di
sicurezza sanitaria, una persona incaricata di verificare che ospiti
e dipendenti rispettino le norme previste dalla legge. Ai clienti
consegnerò un kit con gel igienizzante e mascherine. Da 4 anni
40

abbiamo il check in online, ora permetteremo anche il check out
con ricevuta su smartphone. Penso che in questo periodo più che
mai sia necessario fare rete con gli altri imprenditori. Per questo
abbiamo creato una chat di albergatori tra Milano Marittima,
Cervia, Rimini, Cesenatico che si chiama Ripartiamo insieme,
dove ci scambiamo consigli, cerchiamo di capirne di più su
responsabilità civile e penale nel caso un dipendente o un ospite
si ammalino e studiamo strategie per il futuro. Ho consolidato la
collaborazione con il Bagno Giuliano 247, uno stabilimento
balneare a 100 metri da noi che assicura gli stessi standard
igienici a cui teniamo e sta disponendo gli ombrelloni alla giusta
distanza. Ai clienti offriamo pacchetti con pensione completa,
posto in spiaggia e parcheggio. Altro tema importante è la
sostenibilità. Volevamo ridurre a zero la plastica sostituendo per
esempio i flaconcini di bagnoschiuma con dispenser più grandi,
ora non sarà possibile, ma continueremo a proporre prodotti
a km 0, curare il nostro orto di erbe aromatiche, il cibo sarà
servito al tavolo o su richiesta e ci saranno meno sprechi».

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NEWS

Propongo voucher scontati
ai clienti e ho realizzato video
sulla tradizione marchigiana
ANDREA TOMBOLINI, 42 anni,
proprietario della Locanda Le Logge a Urbisaglia (Mc),
www.locandalelogge.it.

COSA PREVEDE IL DECRETO RILANCIO PER IL SETTORE

Con il Tax credit vacanze, le
famiglie con Isee inferiore a
40.000 euro hanno diritto, fino a
dicembre, a uno sconto di 500
euro sui servizi turistici come
il conto dell’albergo (300 per le
coppie e 150 per i single).
L’80% della somma è uno sconto
diretto che tu imprenditore
dovrai riconoscere ai clienti e poi
recuperare sotto forma di
credito d’imposta utilizzabile in
compensazione nell’F24. Il decreto
prevede altri aiuti: se sei in

affitto, hai diritto al bonus (credito
d’imposta del 60%) per i
mesi di aprile e maggio; se sei
proprietario, non devi versare la
prima rata dell’Imu che scade
il 16 giugno (ma solo se sei anche
il gestore dell’attività); se fai
ristorazione all’aperto, non paghi
la tassa di occupazione del suolo
pubblico; ti spetta un contributo
per le spese di sanificazione e
distanziamento. Ma per conoscere
somme e modalità occorre
aspettare un altro decreto.
I.C.

«Siamo una piccola realtà, eravamo nel mezzo di
un ampliamento per aggiungere 6 camere alle 3
esistenti quando è arrivato il lockdown. La fine
lavori prevista per luglio è slittata a ottobre. Avrò
il tempo per rendere le camere più funzionali e
rispondenti ai protocolli di sicurezza che la
Regione ha inviato in questi giorni. Certo, ogni
miglioria in una locanda come la nostra pesa sul
budget, ma siamo un’impresa familiare e se ci
sarà da lavorare più ore non mi tirerò indietro.
Ho già acquistato un termometro laser per
misurare la temperatura, dispositivi di sicurezza
e sanificazione, ho previsto un secondo ingresso
per le camere con chiavi lasciate agli ospiti.
Nel frattempo, per incamerare liquidità, ho
proposto dei bond, 2 voucher senza scadenza che
consentono di comprare una notte in doppia
con colazione a 60 euro e una cena per 2 al
ristorante a 50 euro. Il cliente risparmia il 25% sul
prezzo, io faccio fronte alle spese vive (ho
venduto 30 bond finora). Assieme ai soldi i clienti
hanno inviato biglietti che mi hanno commosso
con frasi come “non mollate” e “ci vediamo
presto”. Urbisaglia è una città piccola
(2.500 abitanti), ma con uno splendido parco
archeologico e un centro storico medievale.
Il Comune mi ha chiesto di realizzare video con
le ricette della tradizione e ho aderito con piacere
per farmi conoscere. Il mio obiettivo è chiudere
l’anno in parità. Ma credo sarà durissima».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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NEWS

IDEE

LA GRATITUDINE
SALVERÀ
IL MONDO
MONDADORI PORTFOLIO

di Myriam Defilippi

Non è uno slogan (anche se potrebbe sembrarlo).
È la tesi coraggiosa di un guru dell’innovazione che,
in un saggio appena uscito, analizza le sfide del
nostro tempo: clima, economia, tecnologia. E ci invita
a disegnare una società più umana. Trasformando
l’emozione di un grazie in una forza di cambiamento

n libro che, fin dal titolo, suscita un’epositiva. Un libro che, a partire
U mozione
dal sottotitolo, invita all’azione. Un libro
che, per tanti versi, si rivela profetico.
È Gratitudine. La rivoluzione necessaria, appena
uscito per Mondadori Electa. Lo firma Oscar di
Montigny, scrittore, divulgatore e speaker internazionale capace di offrire uno sguardo originale
e costruttivo sul mondo, intersecando vari saperi:
dal business alla filosofia, dalla scienza all’arte.
Con lui cerchiamo di capire perché la gratitudine
possa essere la molla che ci permetterà di fare un
salto in avanti. E in quale direzione.
Cos’è per lei la gratitudine? «Dire grazie a chi
mi cede il posto in coda è un costume sociale
positivo, ma la gratitudine che intendo io è qualcosa di profondo e cruciale: è la “memoria del
cuore”, che diventa la bussola con cui muoverci
come individui e come società. Come diceva l’attore Zachary Scott, “la gratitudine è ricchezza,
la lamentela è povertà; invece di lamentarvi per
ciò che va male, siate grati di ciò che va bene”.
43

NEWS

Usiamola quindi per cambiare il mondo: provare
gratitudine e suscitarla negli altri permetterà di
costruire nuovi modelli sociali e culturali. Ogni
attimo non ci è dovuto, è invece un’opportunità
per fare del bene e farlo bene».
«Questo modello di società è insostenibile e
va ripensato» si legge nel suo libro. E lei lo ha
scritto prima del Covid-19. «Ben prima del coronavirus c’erano questioni ineludibili: dal cambiamento climatico alle fake news, al rapporto
essere umano-intelligenza artificiale. Il cambiamento non si può rimandare».
Negli ultimi mesi abbiamo riscoperto, anche se
forzosamente, la lentezza. Dobbiamo di nuovo
accelerare? «Il tema non è la velocità, ma la direzione: se vado piano e sbaglio strada, non funziona. Più che rallentare, dobbiamo riorientarci».
Viviamo tanti cambiamenti, contemporanei e
repentini. Prendiamo il distanziamento: come
possiamo abituarci? «Questa espressione cozza
con quello che noi siamo: “animali sociali”. Non
sarà facile adeguarsi, ma credo che anche qui si
celi un’opportunità: al limite della distanza si può
sopperire con il potere dell’intensità. Pensiamo a
quanto si possa esprimere con uno sguardo. In
questi frangenti proviamo gratitudine per la consapevolezza di essere la specie apice del Pianeta.
Parafrasando Goethe, “se tratti una persona per
come è, rimarrà quella che è, ma se la tratti come se
fosse quella che dovrebbe essere, diventerà quella
che dovrebbe e potrebbe essere”».
Lei esalta la funzione delle aziende nel cambiamento sociale. Ora però il ruolo chiave lo
ricoprono i governi. «Gli Stati agiscono spesso in
modo farraginoso e intempestivo. Le aziende - e
alcune lo stanno mostrando anche ora - sanno di

dover dare risposte rapide, perché ogni giorno si
confrontano con il rischio di sopravvivenza. Devono anche assumersi la responsabilità sociale
d’impresa, un approccio che mira alla protezione
dell’ambiente e allo sviluppo delle persone e del
territorio. Lo scopo non deve essere più l’accumulo, ma la ricondivisione».
Per tracciare la mappa del futuro servono strumenti nuovi? «Sì, come quella che chiamo “innovability”: innovation for sustainability, ovvero usare l’innovazione per rendere sostenibile la nostra
economia. Serve anche la “coopetition”, un mix
tra competizione e cooperazione».
Ha contribuito a sviluppare il progetto nazionale Future of Italy e a giorni lancerà su scala
internazionale Making Future con la startup Be
Your Essence. Ricorre il tema del futuro. Di cosa si tratta? «Con altri esperti ci occupiamo dei
grandi temi della società e della collettività, come
lavoro, ambiente, governance, leadership. In Future of Italy li approcciamo su 3 fronti: l’analisi dei
dati, per estrapolare una sorta di fotografia della
situazione. Secondo passaggio: cerchiamo il modo migliore per narrarla, per farla capire. Terzo,
la progettualità: facciamo proposte concrete per
individui e organizzazioni. In Making Future organizzeremo la prima piattaforma al mondo su
queste tematiche e i primi “web-ate”, un mix tra
webinar, lezioni, e debate, dibattito».
In una vostra ricerca gli italiani si dividono in 4
gruppi: confusi, critici, spaventati e speranzosi. Lei in quale è? «Io sono confidente (sorride,
ndr). Nonostante i grandi problemi che abbiamo
di fronte, confido nel fatto che sapremo usare
bene questa occasione per sviluppare una mente
imprenditoriale, un cuore sociale e un’anima ecologica, evolvendoci in un sistema sociale nuovo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

IN LIBRERIA

Gratitudine. La rivoluzione necessaria
(Mondadori Electa) spiega come il Bene di
ciascuna persona e del mondo intero nasca
dall’intreccio di 7 P: Person (l’individuo), People
(l’umanità), Partnership (le relazioni con
persone e ambienti), Profit (il prodotto di ogni
azione), Prosperity (la capacità di creare
ricchezza materiale, intellettuale ed emotiva),
Planet (la Madre Terra) e Peace (l’attitudine

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a mettersi in relazione, e non in
contrapposizione, con gli altri). A firmare il
saggio è Oscar di Montigny: Chief
Innovation, Sustainability & Value Strategy
Officer di Banca Mediolanum, ha fondato
la Mediolanum Corporate University e
Be Your Essence (BYE), una startup innovativa
a vocazione sociale. Il suo blog
personale è www.oscardimontigny.it.

NEWS

I due super campioni Elisa Desco e Marco De Gasperi.

AT L E T I

ELISA, MARCO E LA CORSA:
UNA STORIA D’AMORE
di Marta Bonini

Nella vita sono una coppia. Nelle loro specialità, due fenomeni. Elisa Desco
e Marco De Gasperi nel medagliere hanno sette titoli di campioni del mondo.
Due sportivi eccezionali che in questa intervista confessano la fatica
di ritrovare la grinta per allenarsi, adesso che non c’è un podio a cui ambire
iao Elisa, ti disturbo?». «Solo un attimo, scusa: sto
ripassando le tabelline con mia figlia». Inizia così
«C la telefonata con Elisa Desco, 37 anni (ancora per
poco), campionessa di skyrunning nel 2014, atleta
Scarpa, mamma di Lidia e Cecilia, e compagna di Marco De
Gasperi, sei volte campione del mondo di corsa in montagna e suo allenatore. Lasciati da parte i compiti e superata
quella riservatezza che di solito contraddistingue le persone
di montagna, si resterebbe a chiacchierare tutto il pomeriggio con loro. E non solo perché sono due grandi campioni
(«In realtà per le nostre bimbe il fenomeno è papà. Io sono
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solo la mamma»). Ma soprattutto perché quando iniziano a
raccontare le loro storie di corsa, riesci a immaginarti tutto:
passione, adrenalina, fatica, entusiasmo. Entusiasmo che a
entrambi non è mai mancato, neanche in questi mesi difficili
in cui non si sono potuti allenare e in cui la mancanza dei
loro sentieri è stata così forte e pungente da far vacillare la
certezza più solida, quella di non voler mollare.
«Corro più o meno da 25 anni. Da piccola non mi interessava questo sport: troppo faticoso. Ma quando ho visto una
mia amica vincere una gara del paese, è scattata l’agonista che

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NEWS

non abbiamo mai usato! Ma rinunciare a correre all’aperto, lungo i sentieri, è stata durissima». La pensa allo stesso
modo anche Marco, che però con la scusa di occuparsi delle
mucche che suo papà tiene in una baita a 3 km da Bormio,
è riuscito a muoversi un po’ di più. A risentire dell’inattività è stato sicuramente il fisico. «La prima sera, quando ho
ripreso a correre, avevo le gambe a pezzi» svela Elisa. Ma la
fatica maggiore in realtà l’ha fatta la mente. «Per noi atleti
non potersi allenare è dura. Ma non avere obiettivi da raggiungere come in questo momento, visto che tutte le gare che
avevamo in calendario sono state cancellate, è decisamente peggio. Per non perdere la motivazione, per decidere di
non mollare non servono gambe o fiato, ma testa, costanza,
determinazione, equilibrio. Un mix delicatissimo, come un
vaso di cristallo, e complicato» racconta Marco.

c’è in me e mi sono presentata sulla porta di casa pronta per
uscire a correre: volevo vincere anche io quella coppa!». Da quel
momento Elisa non ha (quasi) più smesso di correre. Uniche
eccezioni: le due maternità. E queste settimane di lockdown.
«Correre è una grande passione, ancora adesso faccio fatica a spiegare cosa provo esattamente: mi piace, mi fa stare
bene, mi completa, mi rilassa, mi emoziona, mi fa sentire
bella». Anche per il suo compagno, il “Dega”, la passione e
l’entusiasmo per questo sport hanno radici lontane, antiche.
«Mio padre negli anni Sessanta era un forte skyrunner e io sono cresciuto con le sue storie». Alla corsa in montagna Marco
si avvicina verso i 12 anni. «Prima ho provato lo sci di fondo.
Un disastro: ero sempre ultimo. Avevo qualche speranza di
arrivare penultimo solo quando in gara c’era mio cugino, che
era più scarso. Poi ho cominciato a correre e per me è stato più
semplice. Mi veniva facile, naturale, immediato».
Ma se il movimento, il gesto atletico, almeno a loro, viene
naturale, tutto il resto, successi compresi, è il frutto di un
impegno costante, di una fatica che solo a sentirla raccontare toglie il fiato. «Mi alleno tutte le mattine. Esco per le 6,
quando le bimbe dormono ancora e a controllare che non si
sveglino c’è una zia che abita di fianco, e corro per un’ora»
spiega Elisa. Lo stesso, più o meno, vale per Marco che da
poche settimane, oltre a essere anche lui un atleta Scarpa, è
diventato brand manager trail running. Un brand cult, una
garanzia insomma. Che da più di 70 anni mette ai piedi di
alpinisti, arrampicatori, runner e amanti dello sport all’aria
aperta, calzature outdoor di alta qualità, conosciute in tutto
il mondo. «Durante la settimana non riusciamo ad allenarci
molto, ma nel weekend recuperiamo: facciamo anche sei ore
di corsa» racconta.
E adesso di ripetute, di chilometri, di salite e discese, di
vento sul viso Elisa e Marco ne hanno molti da recuperare.
Perché in questi due mesi di lockdown gli unici chilometri
che hanno potuto fare («Pochi, in realtà, perché è molto
noioso!» confessa Elisa) sono stati quelli sul tapis roulant.
«Per fortuna Marco anni fa me ne aveva regalato uno che

In un certo senso per Elisa è stato più facile. «Quando è
scattato il lockdown e ho capito che le gare a cui mi ero iscritta sarebbero saltate, ho deciso di non pensarci. Ho staccato
la testa. Ho “isolato” il cuore. Ho messo da parte la corsa,
come si fa con un fidanzato che ti ha lasciata. E, come era
già successo quando sono nate le bimbe, ho deciso di dedicarmi a loro». Che questa sia stata la sua salvezza, Elisa ne è
abbastanza certa anche se per una competitiva come lei non
è facile non avere un podio a cui puntare. E un podio vero i
due super atleti non lo avranno per un po’. Ma per tornare
ad allenarsi con la stessa grinta di qualche mese fa hanno
un piccolo, grande segreto: «Ci stiamo preparando a un
progetto personale, a una sfida in solitaria, a una bellissima
avventura» ci svelano. Qualche dettaglio in più? «Sarà entro
l’estate» dice Marco. «Per l’occasione avrò un portafortuna
particolare: la nuova spilletta che mi ha regalato mia figlia
Lidia» ribatte Elisa. Niente altro. Ma si sa, la gente di montagna è schiva e taciturna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

CORRI CON NOI ANCHE SUI SOCIAL

Lo stop forzato di Corri con noi e degli allenamenti nelle
città si sta prolungando, ma non dobbiamo
mai perdere di vista il nostro obiettivo: tornare a correre e
a camminare tutte insieme nei parchi e lungo le strade
cittadine. Nel frattempo, ambassador e coach ce la
stanno mettendo tutta per coinvolgere la nostra
community: nessuna viene lasciata da sola nemmeno in
questo momento. In attesa di riabbracciarsi, ogni
settimana sull’account Instagram di Donna Moderna
ci si ritrova per allenarsi con i workout studiati
dal team di Corri con noi. Partecipa anche tu: è un modo
bellissimo per stare insieme e non mollare.
MAIN PARTNER:

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NEWS

FENOMENI

QUESTA RADIO
HA UN FUTURO
di Marta Bonini

L’hanno data per spacciata molte volte. Invece nel 2020 ha saputo
accompagnare le lunghe giornate degli italiani. E ora si prepara
a reinventarsi un’altra volta con il sofa-time e i podcast a pagamento
è chi usa Zoom. Chi si ritrova con i come le maestre su Meet. Ma anche chi,
C’ pagni
fa lezione alla radio. Sì, avete capito bene: alla radio. E succede proprio in Italia,
ai bambini che abitano nell’Alessandrino, nelle
località più remote delle valli piemontesi dove
la fibra e la connessione sono ancora un sogno.
«Dal 16 marzo ogni mattina dalle 11 a mezzogiorno, sette giorni su sette, su Radio Gold va in
onda il programma Andrà tutto bene» racconta
Renato Lopena, amministratore delegato dell’emittente locale. «L’idea è nata pochi giorni dopo
l’inizio del lockdown: mi ha chiamato Marilena,
una maestra della zona, e mi ha detto: “Dobbiamo fare qualcosa di speciale per i bambini che
sono a casa”».
Qualcosa di speciale, tutti loro, sono riusciti
a costruirlo. «La nostra conduttrice prepara il
programma raccogliendo i file audio inviati dalle
maestre (oramai ci arrivano fino a 50 storie a settimana) e poi ne manda in onda 9 o 10, intervallandoli con canzoni» continua Lopena. I file che
Radio Gold trasmette in quell’ora (e che poi sono
scaricabili gratuitamente dal sito) sono racconti,
filastrocche, spiegazioni, barzellette, domande per
gli insegnanti. Ma a settembre potrebbero anche
diventare brevi lezioni tenute dai ragazzi delle
medie per i più piccoli. «È un modo semplice, antico per restare vicini, per riannodare i fili di una
normalità che soprattutto per i bambini sembra
ormai lontanissima» dice Lopena.
Ed è il modo formidabile che la radio adesso ha
trovato per reinventarsi. «Di epitaffi quest’anziana signora ne ha dovuti ascoltare molti nella
sua lunga esistenza. Ma per fortuna la radio ha 7
vite. Anzi, 8: questa». A parlare così è Giorgio Simonelli, professore di Linguaggi radiotelevisivi
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Paoletta, speaker di Radio Italia

L’ ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA È NEL DNA DELLA RADIO
CHE HA SUPERATO LE GUERRE, ANCHE QUELLA CONTRO
IL CORONAVIRUS. IN QUESTI MESI SONO STATI TANTI
GLI SPEAKER CHE HANNO TRASMESSO DA CASA LORO

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so ha bisogno» dice il professore. Perché tutti noi
in questo momento abbiamo voglia di interagire,
parlare, condividere. E se ad ascoltarci e a darci la
parola è una signora anziana ancora però in ottima forma, ne siamo felici. Ed estremamente grati.

Il djset casalingo di Nicola Savino di Radio Deejay

@INSTAGRAM/LAPINA

La Pina in diretta dal soggiorno di casa

all’università di Genova. E i numeri, ma soprattutto i fatti, gli danno ragione. Se da un lato i dati di
una ricerca curata dall’istituto GfK Italia, L’ascolto
della Radio ai tempi del Covid 19 e commissionata
da TER (Tavolo Editori Radio), dicono che a causa
dell’emergenza coronavirus si è registrato un calo
negli ascolti del 17%, dall’altro mettono anche in
evidenza che è aumentato il tempo medio di ascolto, cresciuto dell’11%. «Merito soprattutto delle radio locali che sono tornate a essere un importante
mezzo di aggregazione, uno strumento di identità
sociale come lo erano negli anni ’70, un amico fidato, una voce, un contatto caldo e diretto» spiega
Giorgio Simonelli. La tv ora fa paura, allontana. I
social non si sono ancora guadagnati del tutto la
nostra fiducia. «La radio, invece, unisce, mette in
contatto, anche se a distanza, crea unione, empatia,
solidarietà. Proprio quello di cui il pubblico ades-

TUTTE LE RADIO
INSIEME
Ascoltare le più
importanti radio
nazionali e locali
(140 in tutto),
accedendo da
un’unica
applicazione: ora
è possibile farlo
gratuitamente
e senza alcun
bisogno di
registrarsi, grazie
a Radioplayer
Italia, l’app
disponibile per iOS
e Android. In più,
questa nuova
app prevede la
funzione di
sveglia:
impostandola
sarà possibile
iniziare la giornata
con la propria
radio preferita.

Come confermano il successo e il numero, in
continuo aumento, di queste belle iniziative
locali. Radio Gold infatti non è l’unica a fare da
ponte tra maestre e bambini. Ce ne sono altre, come Radio Esseffeblu di Domodossola, Radio Alba,
Radio Rbe Pinerolese, Rts Radio Torino Sound e
Susa Onda Radio, che hanno aderito al progetto
#scuolainonda, un’iniziativa del Miur che cerca di
aiutare gli studenti che hanno difficoltà a collegarsi
alla didattica a distanza. Ma questa nuova funzione
di collante sociale che la radio ha riscoperto da poco non va a beneficio solo dei bambini. A Bioglio,
in provincia di Biella, il sindaco Stefano Ceffa ha
lanciato Radio Bioglio. L’idea è di mantenere il
senso di comunità e far sì che i 900 abitanti del
paese si sentano uniti e meno soli in questo momento. «Quando ho iniziato non pensavo che l’iniziativa avrebbe avuto questo successo» dice Ceffa.
I cittadini si sono scatenati e ogni giorno inviano
decine di contributi: musica, lezioni di ginnastica,
rubriche sull’arte e consigli per affrontare la quarantena. Inizialmente gli appuntamenti erano 2 o
3 al giorno, ora sono più di 5.
I cambiamenti repentini di questi ultimi mesi
raccontano la grande vitalità e duttilità di un
mezzo di comunicazione capace di evolversi e
stare al passo con i tempi. Ma cosa ci riserverà
la prossima vita della radio? «Si dovrà adeguare
al cambiamento delle abitudini di ascolto» spiega
Simonelli. «Il cosiddetto drive-time, ovvero il picco
mattutino e pomeridiano in coincidenza del tragitto
casa-lavoro-casa, non ci sarà più. Verrà sostituito
dal sofa-time: l’ascolto si distribuisce durante il
giorno spostandosi anche nelle fasce solitamente
meno frequentate come quella della tarda mattinata.
Per questo la logica dell’appuntamento fisso non
esisterà più. E la radio dovrà produrre prodotti on
demand, penso ai podcast per esempio, da offrire a
pagamento agli ascoltatori». Esattamente la stessa
logica che ha rivoluzionato la televisione con l’arrivo di Netflix. Sorpresi da questa idea? «Abituatevi,
la radio ci ha sempre stupito. E continuerà a farlo».
Anche nelle prossime (10, almeno) vite.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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