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Testamento di Salomone .pdf



Nome del file originale: Testamento di Salomone.pdf
Autore: Utente

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Testamento di Salomone
1. Testamento di Salomone, figlio di Davide, che era re a Gerusalemme, e padroneggiava e controllava tutti gli spiriti dell'aria, sulla terra e sotto la terra. Per mezzo di loro ha anche lavorato tutte le
opere trascendenti del Tempio. Raccontando anche delle autorità contrarie agli uomini e da quali
angeli questi demoni sono portati a nulla.
Del saggio Salomone.
Beato te, o Signore Dio, che hai dato a Salomone tale autorità. Gloria a te e potenza nei secoli.
Amen.
2. Ed ecco, quando fu costruito il Tempio della città di Gerusalemme, e gli artigiani lavoravano lì, il
demone Ornias si avvicinò a loro verso il tramonto; e tolse metà della retribuzione del ragazzino del
capo-progettista e metà del suo cibo. E continuò anche a succhiargli il pollice della mano destra
ogni giorno. E il bambino divenne magro, sebbene fosse molto amato dal re.
3. Così un giorno il re Salomone chiamò il ragazzo e lo interrogò dicendo: "Non ti amo più di tutti
gli artigiani che lavorano nel Tempio di Dio? Non ti do doppi salari e una doppia scorta di cibo?
Com'è che giorno per giorno e ora per ora diventi più magro?"
4. Ma il bambino disse al re: "Ti prego, o re. Ascolta tutto ciò che è accaduto a tuo figlio. Dopo che
tutti siamo liberati dal nostro lavoro al Tempio di Dio, dopo il tramonto, quando mi sdraio per
riposare, uno dei demoni malvagi viene e mi toglie metà della mia paga e metà del mio cibo. Poi
prende anche la mia mano destra e mi succhia il pollice. Ed ecco, la mia anima è depressa, e così il
mio corpo si assottiglia ogni giorno".
5. Ora, quando io, Salomone, sentii questo, entrai nel Tempio di Dio e pregai con tutta la mia
anima, notte e giorno, affinché il demone potesse essere consegnato nelle mie mani e per ottenere
l'autorità su di lui. E avvenne attraverso la mia preghiera che la grazia mi fu data dal Signore
Sabaoth (cioè degli eserciti) tramite Michele suo arcangelo. Michele mi portò un piccolo anello, con
un sigillo costituito da una pietra incisa, e mi disse: "Prendi, o Salomone, re, figlio di Davide, il
dono che il Signore Dio ti ha inviato, il più alto Sabaoth. Con esso rinchiuderai tutti i demoni della
terra, maschio e femmina, e con il loro aiuto costruirai Gerusalemme. Ma devi indossare questo
sigillo di Dio. E questa incisione del sigillo dell'anello che ti ha inviato è un Pentalfa".
6. E io, Salomone, fui felice, e lodai e glorificai l'Iddio del cielo e della terra. E l’indomani chiamai
il ragazzo, e gli diedi l'anello, e gli dissi: "Prendi questo, e nell'ora in cui il demone verrà a te, getta
questo anello sul petto del demone e dì a lui: "In nome di Dio, il re Salomone ti chiama qui". E poi
vieni correndo da me, senza avere dubbi o paure nei confronti di ciò che potresti sentire da parte del
demone".
7. Così il bambino prese l'anello e se ne andò; ed ecco, all'ora consueta Ornias, il feroce demone,
venne come un fuoco ardente per prendere la paga dal bambino. Ma il bambino secondo le
istruzioni ricevute dal re, gettò l'anello al petto del demone e disse: "Il re Salomone ti chiama qui".
E poi andò di corsa dal re. Ma il demone gridò ad alta voce, dicendo: "Bambino, perché mi hai fatto
questo? Toglimi l'anello e io ti renderò l'oro della terra. Toglimi solo questo, ed evita di portarmi da
Salomone".

8. Ma il bambino disse al demone: "Come é vero che il Signore Dio d'Israele vive, io non ti
ascolterò. Quindi vieni qui". E il bambino si precipitò, rallegrandosi, verso il re e disse: "Ho portato
il demone, o re, come mi hai comandato, o mio padrone. Ed ecco, sta davanti alle porte della corte
del tuo palazzo, gridando e supplicando a gran voce; offrendomi l'argento e l'oro della terra se solo
io non lo conduco a te".
9. E quando Salomone udì ciò, si alzò dal suo trono e uscì nel vestibolo della corte del suo palazzo;
e lì vide il demone, rabbrividente e tremante. E gli disse: "Chi sei?" E il demone rispose: "Mi
chiamo Ornias".
10. Salomone gli disse: "Dimmi, o demone, a quale segno zodiacale sei soggetto". E lui rispose: "Al
versatore d'acqua. E quelli che sono consumati dal desiderio per le nobili vergini sulla terra [...],
questi io li strangolo. Ma nel caso in cui non vi sia alcuna disposizione a dormire, mi muto in tre
forme. Ogni volta che gli uomini si innamorano delle donne, mi trasformo in una femmina
piacevole, e afferro gli uomini nel loro sonno e gioco con loro. Dopo un po' prendo di nuovo le mie
ali e mi nascondo nelle regioni celesti. Appaio anche come un leone e sono al comandato di tutti i
demoni. Sono figlio dell'arcangelo Uriel, la potenza di Dio".
11. Io, Salomone, avendo sentito il nome dell'arcangelo, pregai e glorificai Dio, il Signore dei cieli e
della terra. E sigillai il demone e lo misi a lavorare per il taglio delle pietre, in modo che potesse
tagliare le pietre nel Tempio, che, portate dal Mar d'Arabia, giacevano lungo la riva. Ma lui,
spaventato dal ferro, continuò e mi disse: "Ti prego, re Salomone, lasciami andare libero; e ti
porterò tutti i demoni". E poiché non voleva essere soggetto a me, pregai l'arcangelo Uriel di venire
a soccorrermi; e vidi immediatamente l'arcangelo Uriel che scendeva verso di me dal cielo.
12. E l'angelo ordinò alle balene del mare di uscire dall'abisso. E gettò il suo destino sulla terra, e
quel destino rese soggetto a lui il grande demone. E comandò al grande e fiero demone Ornias di
tagliare le pietre al Tempio. E di conseguenza io, Salomone, glorificai l'Iddio del cielo e Creatore
della terra. Ed egli, Uriel, ordinò a Ornias di sottomettersi al suo destino, e gli diede il sigillo,
dicendo: "Vai, e portami qui il principe di tutti i demoni".
13. Così Ornias prese l'anello e andò da Beelzeboul, che regna sui demoni. Gli disse: "Ecco!
Salomone ti chiama". Beelzeboul, dopo aver sentito, gli disse: "Dimmi, chi è questo Salomone di
cui mi parli?" Quindi Ornias lanciò l'anello al petto di Belzeboul, dicendo: "Salomone, il re, ti
chiama". Ma Beelzeboul gridò ad alta voce con una voce potente, e venne fuori una grande fiamma
di fuoco ardente; e si alzò, seguì Ornias e venne da Salomone.
14. E quando vidi il principe dei demoni, glorificai il Signore Iddio, Creatore del cielo e della terra,
e dissi: "Beato te, Signore Dio Onnipotente, che hai dato al tuo servitore Salomone la sapienza, la
guida del saggio, e mi hai sottoposto tutto il potere del diavolo".
15. E lo interrogai e dissi: "Chi sei?" Il demone rispose: "Sono Beelzebub, l'esarca dei demoni. Tutti
i demoni hanno i loro posti principali vicino a me. E sono io a manifestare l'apparizione di ogni
demone". E mi promise di portarmi in catene tutti gli spiriti impuri. E io glorificai di nuovo l'Iddio
del cielo e della terra, ringraziandolo sempre.

16. Chiesi quindi al demone se c'erano femmine tra loro. E quando mi disse che c'erano, gli dissi
che desideravo vederle. Così Beelzeboul partì ad alta velocità e mi portò Onoskelis, che aveva una
forma molto carina, e la pelle di una donna di colore chiaro; e lei scosse la testa.
17. E quando venne, le dissi: "Dimmi chi sei?'' E mi rispose: "Mi chiamo Onoskelis, uno spirito
sotto Saturno, e mi aggiro sulla terra. C'è una grotta d'oro dove giaccio. Ma ho anche un posto che
cambia sempre. A volte strangolo gli uomini con un cappio; altre volte, mi insinuo dalla natura alle
braccia. Ma le mie abitazioni più frequenti sono i precipizi, le grotte, i burroni. Spesso, però, mi
congiungo con gli uomini nelle sembianze di una donna, e soprattutto con quelli di pelle scura.
Perché condividono la mia stella con me; poiché loro sono coloro che adorano apertamente o
privatamente la mia stella, senza sapere che si fanno del male e che stimolano il mio appetito per
ulteriori maltrattamenti. Essi vorrebbero procurarsi denaro tramite me, ma io ricompenso
scarsamente quelli che mi adorano".
18. E io, Salomone, la interrogai sulla sua nascita e lei rispose: "Sono nata da una voce prematura, il
cosiddetto eco del rifiuto di un uomo caduto in un bosco".
19. E le dissi: "Sotto quale stella stai?" E lei mi rispose: "Sotto la stella della luna piena, per il
motivo che la luna viaggia su molte cose". Poi le dissi: "E quale angelo ti frustra?" E lei mi disse:
"Colui che attraverso te sta regnando". E io pensai che lei mi prendesse in giro, e dissi a un soldato
di colpirla. Ma ella gridò ad alta voce e disse: "Io sono sottoposta a te, o re, alla saggezza di Dio che
ti è stata data, e all'angelo Gioele".
20. Così le ordinai di intrecciare la canapa per le corde usate nella costruzione della casa di Dio; e di
conseguenza, quando l'ebbi sigillata e legata, fu così sopraffatta e portata al nulla da sopportare di
intrecciare la canapa giorno e notte.
21. E subito ordinai a un altro demone di essere condotto a me; e immediatamente mi si avvicinò il
demone Asmodeus, legato, e io gli chiesi: "Chi sei tu?" Ma lui mi lanciò uno sguardo di collera e
rabbia e disse: "E tu chi sei?" E io dissi lui: "Così punito come sei tu, osi ribattere?" Ma lui, con
rabbia, mi disse: "Come pretendi che ti risponda, perché tu sei un figlio d’uomo; mentre io sono
nato da un seme d'angelo e da una figlia d'uomo, sicché un nato sulla terra non si può rivolgere a
nessuno del nostro genere celeste con arroganza. Pertanto anche la mia stella è luminosa in cielo e
gli uomini la chiamano, alcuni Orsa e alcuni il figlio del drago. Io vivo presso la stella. Non
chiedermi molte cose, perché il tuo regno tra poco tempo sarà distrutto, e la tua gloria non è che per
una stagione. La tirannia su di noi sarà breve; e poi avremo di nuovo spazio libero sugli uomini, in
modo che ci venereranno come se fossimo dei, non sapendo, uomini che sono, i nomi degli angeli
che ci dominano".
22. E io, Salomone, ascoltando ciò, lo legai con più attenzione e ordinai che venisse frustato con
una frusta di pelle di bue, e di dirmi umilmente come si chiamava e quali fossero i suoi affari. E mi
rispose così: "Sono chiamato Asmodeus tra i mortali, e la mia attività è quella di complottare contro
i neo-sposati, in modo che non possano conoscersi. E li divido completamente con molte calamità, e
sciupo la bellezza di donne vergini e allontanano i loro cuori".
23. E gli dissi: "Sono questi gli unici affari tuoi?" E lui mi rispose: "Trasporto gli uomini in attacchi
di follia e desiderio, quando hanno le loro mogli, in modo che le lascino e vadano di notte e di

giorno da altre che appartengono ad altri uomini; con il risultato che essi commettono peccato e
cadono in azioni omicide".
24. E lo intimai per il nome del Signore Sabaoth, dicendo: "Temi Dio, Asmodeus, e dimmi da quale
angelo sei frustrato". Mi disse: "Da Raffaele, l'arcangelo che sta davanti al trono di Dio. Ma il
fegato e il fiele di un pesce mi mettono in fuga, quando fumano sopra le ceneri della tamerice". Gli
chiesi di nuovo e gli dissi: "Non nascondermi nulla. Perché io sono Salomone, figlio di Davide, re
d'Israele. Dimmi il nome del pesce che ti annienta". E lui rispose: "Il suo nome è Glanos, il pesce
gatto, e si trova nei fiumi dell'Assiria; perciò da quelle parti io non mi aggiro".
25. E gli dissi: "Non hai nient'altro su di te, Asmodeus?" E lui rispose: "La potenza di Dio, che mi
ha legato con i legami indissolubili del proprio sigillo, sa che tutto ciò che ti ho detto è vero. Ti
prego, re Salomone, di condannarmi a non entrare nell'acqua". Ma io sorrisi e gli dissi: "Come il
Signore Dio dei miei padri vive, ti imporrò ceppi di ferro da indossare. Ma farai anche l'argilla per
l'intera costruzione del Tempio, calpestandola con i tuoi piedi". E ordinai di consegnargli dieci vasi
per trasportare l'acqua. E il demone gemette terribilmente, e fece il lavoro che gli ordinai di fare. E
così feci, perché quel feroce demone Asmodeus conosceva persino il futuro. E io, Salomone,
glorificai Dio, che diede saggezza a Salomone suo servo. E il fegato del pesce e il suo fiele li appesi
sulla punta di una canna e li bruciai su Asmodeus a causa del suo essere così forte, e la sua
insopportabile malizia fu così frustrata.
26. E chiesi di nuovo di presentarmi Belzeboul, il principe dei demoni, lo feci sedere su un alto
seggio, e gli dissi: "Perché sei solo, principe dei demoni?" E mi disse: "Perché solo io sono rimasto
degli angeli caduti dal cielo. Perché ero il primo angelo del primo paradiso ad essere chiamato
Beelzeboul. E ora controllo tutti coloro che sono nel Tartaro. Ma insieme a me c’è un bambino, che
infesta il Mar Rosso. E in ogni occasione adatta, viene di nuovo da me, essendo soggetto a me, e mi
rivela ciò che ha fatto, e io lo sostengo".
27. Io, Salomone, gli dissi: "Belzeboul, qual è la tua occupazione?" E lui mi rispose: "Distruggo i
re. Mi alleo con tiranni stranieri. E ho messo i miei stessi demoni sugli uomini, in modo che questi
ultimi possano seguirli e perdersi. E nei servi scelti di Dio, sacerdoti e fedeli uomini, eccito i
desideri di peccati malvagi, eresie malvagie e azioni senza legge; ed essi mi obbediscono, e io li
porto alla distruzione, e ispiro gli uomini con invidia, desiderio di omicidio, guerre, sodomia e altre
cose malvagie. E distruggerò il mondo".
28. Allora gli dissi: "Portami il tuo bambino, che come dici tu, è nel Mar Rosso". Ma mi disse:
"Non sarò io a portartelo. Ma verrà a me un altro demone chiamato Efipa. Lo legherò, e lui
solleverà dalle profondità il bambino verso di me". E io gli dissi: "Come mai tuo figlio è nel
profondo del mare, e come si chiama?" E lui mi rispose: "Non chiedermelo, perché da me non lo
saprai. Tuttavia, verrà a te al tuo comando, e te lo dirà apertamente".
29. Gli dissi: "Dimmi da quale angelo sei frustrato". E rispose: "Dal santo e prezioso nome
dell'Onnipotente Dio, chiamato dagli ebrei Emmanuele, e dai greci da una fila di numeri la cui
somma è 644. E se uno dei romani mi intima di sparire per il grande nome del potente Eleéth, o
Elōí, io sparisco immediatamente".

30. Io, Salomone, rimasi sbalordito quando udii questo; e gli ordinai di tagliare i marmi tebani. E
quando cominciò a tagliare i marmi, gli altri demoni gridarono a gran voce, ululando a causa del
loro re Beelzeboul.
31. Ma io, Salomone, lo interrogai dicendo: "Se vuoi ottenere una tregua, parlami delle cose in
cielo". E Beelzeboul disse: "Ascolta, o re, se bruci gomma e incenso, e l’alga del mare, con il nardo
e lo zafferano, e accendi sette lampade in un terremoto, fisserai saldamente la tua casa. E se,
essendo puro, le accendi al sorgere del sole, vedrai come i draghi celesti si avvolgono e trascinano il
carro del sole".
32. E io, Salomone, dopo aver ascoltato ciò, lo rimproverai e dissi: "Silenzio per il momento, e
continua a tagliare i marmi come ti ho comandato". E io, Salomone, lodai Dio e comandai a un altro
demone di presentarsi a me. E venne davanti a me uno che portava la faccia in alto, ma il resto dello
spirito era piegato come una lumaca. E sfondò i pochi soldati, sollevò anche una terribile polvere
dalla terra e la portò verso l'alto; e poi di nuovo la scagliò per spaventarci, e chiese quali domande
volevo porgli in ordine. E io mi alzai, sputai per terra in quel punto, e lo sigillai con l'anello di Dio.
E subito il vento polveroso si fermò. Poi gli chiesi, dicendo: "Chi sei, o vento?" E ancora una volta
scosse la polvere e mi rispose: "Che cosa vorresti, re Salomone?" Gli risposi: "Dimmi come ti
chiami, e vorrei porti una domanda. Ma per ora ringrazio Dio che mi ha reso saggio nel rispondere
alle vostre trame malvagie".
33. Ma il demone mi rispose: "Sono lo spirito delle ceneri Tephras". E io gli dissi: "Qual è il tuo
passatempo?" E disse: "Io porto l'oscurità sugli uomini e applico il fuoco ai campi; e non porto nulla
di buono alle fattorie. Ma sono più impegnato in estate. Tuttavia, quando ne ho l'opportunità, mi
insinuo negli angoli del muro, di notte e di giorno. Perché io sono figlio del grande, e niente di
meno". Di conseguenza gli dissi: "Sotto quale stella ti trovi?" E lui rispose: "Sotto la punta del
corno della luna, quando si trova a sud. Ecco la mia stella. Perché mi è stato concesso di frenare le
convulsioni della febbre da idropisia; ed è per questo che molti uomini pregano che la febbre da
idropisia cessi, usando questi tre nomi: Bultala, Thallal, Melchal. E io li guarisco". E io gli dissi:
"Sono Salomone; quando dunque fai del male, da chi ti fai aiutare?" Ma mi disse: "Dall'angelo per
il quale anche la febbre del terzo giorno viene calmata per consentire di riposare". Quindi lo
interrogai e dissi: "E qual è il suo nome?" E lui rispose: "E’ l'arcangelo Azael". E convocai
l'arcangelo Azael, misi un sigillo sul demone e gli comandai di afferrare grandi pietre e lanciarle
agli operai nelle parti più alte del Tempio. E, costretto, il demone iniziò a fare ciò che gli era stato
ordinato di fare.
34. E io glorificai di nuovo Dio che mi diede questa autorità e ordinai a un altro demone di venire
davanti a me. E vennero sette spiriti, femmine, legate e intrecciate, di bell'aspetto e graziose. E io,
Salomone, vedendole, le interrogai e dissi: "Chi siete?" Ma loro, con un accordo, dissero con una
sola voce: "Siamo parte dei trentatré elementi del sovrano cosmico delle tenebre". E la prima disse:
"Sono Inganno". La seconda disse: "Sono Conflitto". La terza: "Sono Klothod, che vuol dire
Battaglia". La quarta: "Sono Gelosia". La quinta: "Sono Potere". La sesta: "Sono Errore". La
settima: "Sono la peggiore di tutte, e le nostre stelle sono in paradiso. Sette stelle umili nella
lucentezza, e tutte insieme. E siamo considerate come dee. Cambiamo posto tutte insieme, e insieme
viviamo, a volte a Lidia, a volte a Olimpo, a volte su una grande montagna".

35. Così io, Salomone, le interrogai una per una, iniziando dalla prima e giungendo alla settima. La
prima disse: "Sono Inganno, io inganno e tesso trappole qua e là. Stuzzico ed eccito le eresie. Ma ho
un angelo che mi frustra, Lamechalal".
36. Allo stesso modo anche la seconda disse: "Sono Conflitto, conflitto di conflitti. Porto sul posto
del conflitto legname, pietre, ganci, le mie armi. Ma ho un angelo che mi frustra, Baruchiachel".
37. Allo stesso modo anche la terza disse: "Mi chiamo Klothod, che è Battaglia, e provoco gli
uomini giusti a litigare e calunniarsi a vicenda. E perché dico così tanto? Ho un angelo questo mi
frustra: "Marmarath".
38. Allo stesso modo anche la quarta disse: "Faccio sì che gli uomini dimentichino la loro sobrietà e
moderazione. Li separo e li divido in gruppi; perché Conflitto mi segue mano nella mano. Separo il
marito da quella con cui condivide il letto, i figli dai genitori e fratelli dalle sorelle. Ma perché dico
così tanto a mio discapito? Ho un angelo che mi frustra, il grande Balthial".
39. Allo stesso modo anche la quinta disse: "Io sono Potere. Per potere sollevo tiranni e demolisco
re. A tutti i ribelli fornisco potere. Ho un angelo che mi frustra, Asteraôth".
40. Allo stesso modo anche la sesta disse: "Sono Errore, o re Salomone. E ti farò sbagliare, come in
passato ti ho fatto sbagliare, facendoti uccidere tuo fratello Adonia. Ti guiderò nell'errore, come a
scavare tra le tombe. Mostro alle anime erranti questo passaggio e le allontano da ogni pietà, e molti
altri tratti demoniaci sono miei. Ecco l'angelo che mi frustra è Uriel".
41. Allo stesso modo anche la settima disse: "Io sono la peggiore e ti renderò peggio di quanto non
fossi; perché imporrò i legami di Artemide. Ma la locusta mi libererà, perché per mezzo di essa tu
soddisferai il mio desiderio [...]. Se uno fosse saggio, non volgerebbe i suoi passi verso di me".
42. Così io, Salomone, dopo aver ascoltato ed essermi meravigliato, le sigillai con il mio anello; e
dal momento che erano così pericolose, ordinai loro di scavare le basi del Tempio di Dio. Per la
lunghezza di 250 cubiti. E le intimai di essere laboriose, e con un mormorio di protesta congiunta
iniziarono a svolgere i compiti assegnati.
43. Ma io, Salomone, glorificai il Signore e ordinai a un altro demone di venire davanti a me. E mi
fu portato un demone con tutti gli arti di un uomo, ma senza testa. E io, vedendolo, gli dissi:
"Dimmi, chi sei?" E lui rispose: "Sono un demone". Allora gli dissi: "Quale?" E lui mi rispose:
"Sono chiamato Invidia. Perché mi diletto a divorare teste, essendo desideroso di assicurarmi una
testa; ma non mangio abbastanza, e sono ansioso di avere la tua testa".
44. Io, Salomone, sentendo ciò, lo sigillai, allungando la mia mano contro il suo petto. Al che il
demone balzò in piedi, si agitò ed emise un gemito, dicendo: "Guai a me! Dove sono venuto? O
traditore Ornias, non riesco a vedere!" Allora gli dissi: "Sono Salomone. Dimmi allora come riesci a
vedere". E mi rispose: "Per mezzo dei miei sentimenti". Allora io, Salomone, dopo aver sentito la
sua voce avvicinarsi a me, gli chiesi come riusciva a parlare. E lui mi rispose: "Io, o re Salomone,
sono completamente voce, poiché ho ereditato le voci di molti uomini. Perché nel caso di tutti gli
uomini che sono chiamati stupidi, sono io che ho spaccato la loro testa, quando erano bambini ed
erano giunti al loro ottavo giorno. Poi, quando un bambino piange nella notte, divento uno spirito e
scivolo per mezzo della sua voce [...]. Anche negli incontri ho molti servizi da rendere, e il mio

incontro è irto di pericoli, perché afferro in ogni istante la testa di un uomo e con le mie mani, come
con una spada, la taglio e la indosso su me stesso. E in questo modo, per mezzo del fuoco che è in
me, attraverso il mio collo è inghiottita. Io sono quello che manda gravi e incurabili mutilazioni ai
piedi degli uomini, e infligge piaghe".
45. E io, Salomone, udendo ciò, gli dissi: "Dimmi come espelli il fuoco? Da quali fonti lo emetti?"
E lo spirito mi disse: "Dalla stella del giorno. Perché qui non è stato ancora trovato colui che
proviene dall’Elburz, al quale gli uomini offrono preghiere e accendono le candele. E il suo nome è
invocato dai sette demoni davanti a me. E lui li adora".
46. Ma io gli dissi: "Dimmi come si chiama". Ma lui rispose: "Non posso dirtelo. Perché se dico il
suo nome, mi renderò incurabile. Ma verrà in risposta al suo nome". E sentendolo, Salomone gli
disse: "Allora dimmi, da quale angelo sei frustrato?" E lui rispose: "Dal lampo di fuoco". E io mi
inchinai davanti al Signore Dio d'Israele, e ordinai al demone di restare presso Belzeboul fino a
quando non fosse venuto Iax.
47. Poi ordinai a un altro demone di venire davanti a me, e alla mia presenza venne un segugio, di
stazza molto grande, che parlò ad alta voce e disse: "Ave, Signore, re Salomone!" E io Salomone fui
sbalordito. Gli dissi: "Chi sei, o segugio?" E rispose: "Ti sembro davvero un segugio, ma prima che
tu fossi, o re Salomone, ero un uomo che compiva molte azioni empie sulla terra. Sono stato
straordinariamente colto in lettere ed ero così potente che potevo trattenere le stelle del paradiso. E
ho preparato molte opere divine. Perché faccio del male agli uomini che seguono la nostra stella e li
trasformo in [...]. E afferro gli uomini frenetici per la laringe, e così li distruggo".
48. E io, Salomone, gli dissi: "Qual è il tuo nome?" E lui rispose: "Bastone (Rabdos)". E io gli dissi:
"Qual è il tuo impiego? E quali risultati puoi ottenere?" E lui rispose: "Dammi un tuo uomo e lo
condurrò via in un luogo montuoso, e gli mostrerò una pietra verde sparsa qua e là, con la quale
potresti adornare il tempio del Signore Dio".
49. E io, Salomone, udendo ciò, ordinai al mio servitore di partire con lui e di portare con sé l'anello
con il sigillo di Dio. E io gli dissi: "Chi ti mostrerà la pietra verde, lo sigillerai con questo anello al
dito. E segnerai il punto con cura, e mi porterai il demone qui. E il demone gli mostrò la pietra
verde, e lui lo sigillò e me lo portò. E io, Salomone, decisi di confinare con il mio sigillo nella mano
destra i due demoni, il demone senza testa e il segugio, che era così grande; poiché anche lui doveva
essere legato. Il segugio avrebbe fatto la guardia allo spirito infuocato emesso dal collo del primo
demone, in modo che questa specie di torcia, per così dire, proiettasse la sua luce di giorno e di
notte per gli artigiani al lavoro.
50. E io, Salomone, presi dalla miniera quella pietra di 200 sicli per i supporti della tavola di
incenso, che aveva un aspetto simile. E io, Salomone, glorificai il Signore Dio, e poi recintai il
tesoro di quella pietra. E ordinai di nuovo ai demoni di tagliare il marmo per la costruzione della
casa di Dio. E io, Salomone, pregai il Signore e chiesi al segugio dicendo: "Da quale angelo sei
frustrato?" E il demone rispose: "Dal grande Brieus".
51. E io lodai il Signore Dio del cielo e della terra e ordinai a un altro demone di farsi avanti; e si
fece avanti uno sotto forma di leone ruggente. E si alzò e mi rispose dicendo: "O re, nella forma che
ho, sono uno spirito piuttosto difficile da percepire. Su tutti gli uomini che giacciono prostrati dalla

malattia, salto, venendo di soppiatto; e rendo l'uomo debole, così che il vigore del suo corpo è
indebolito. Ma ho anche un'altra gloria, o re. Ho scacciato demoni e ho legioni sotto il mio controllo. E sono in grado di essere ricevuto nelle “mie” dimore, con tutti i demoni appartenenti alle
legioni sotto di me". Ma io, Salomone, sentendo ciò, gli chiesi: "Come ti chiami?" Ed egli rispose:
"Lionbearer, Radinos in natura". E io gli dissi: "Come sei frustrato insieme alle tue legioni? Quale
angelo ti frustra?" E lui rispose: "Se ti dico il suo nome, non legherò solo me stesso, ma anche le
legioni di demoni sotto di me".
52. Allora gli dissi: "Ti intimo nel nome del Dio Sabaoth, di dirmi da quale nome sei frustrato
insieme alle tue legioni". E lo spirito mi rispose: "Dal "grande tra gli uomini", che deve soffrire
molte cose per mano degli uomini, il cui nome è la figura 644, che è Emmanuele; è lui che ci ha
legato e che poi verrà e ci getterà dal precipizio per farci affogare in acqua. È noto all'estero con i
tre numeri che racchiude".
53. E io, Salomone, ascoltando ciò, glorificai Dio e condannai la sua legione a portare legna dalla
boscaglia. E condannai lui stesso, dall’aspetto di leone, a tagliare la legna in piccoli pezzi con i
denti, per bruciarla nella fornace inestinguibile del Tempio di Dio.
54. E io adorai il Signore Dio di Israele e ordinai ad un altro demone di farsi avanti. E venne davanti
a me un drago, a tre teste, dal colore orrendo. E gli chiesi: "Chi sei?" E lui mi rispose: "Sono uno
spirito irrequieto dalle tre forme, simile a una calcatreppola. Io acceco i bambini nei grembi delle
donne e faccio torcere le loro orecchie. Li rendo sordi e muti. E ho, inoltre, attraverso la mia terza
testa la possibilità di fare altro. Colpisco gli uomini agli arti del corpo, li faccio cadere, schiumare e
digrignare i denti. Ma ho il mio modo di essere frustrato: Gerusalemme sta per acquistare
significato per iscritto, nel luogo chiamato "del teschio". Poiché lì vi è designato l'angelo del grande
consiglio, che dimorerà apertamente sulla croce. Egli mi frustra, e a lui sono soggetto".
55. "Ma nel luogo in cui ti siedi, o re Salomone, si erge una colonna in aria, di porpora [...]. Il
demone chiamato Efipa l'ha portata dal Mar Rosso, dall'Arabia centrale. L’ha chiusa in un otre di
pelle e l’ha portata davanti a te. Inoltre all'ingresso del Tempio, che hai iniziato a costruire, o Re
Salomone, si trova molto oro, che scavando puoi portare via". E io, Salomone, mandai il mio
servitore e lo trovai come mi disse il demone. E lo sigillai con il mio anello e lodai il Signore Dio".
56. Allora gli dissi: "Come sei chiamato?" E il demone disse: "Sono la cresta dei draghi". E gli
ordinai di fabbricare mattoni nel Tempio, poiché aveva le mani umane.
57. E adorai il Signore Iddio d'Israele e ordinai a un altro demone di presentarsi. E venne davanti a
me uno spirito in forma di donna, che aveva solo la testa senza arti, e i suoi capelli erano spettinati.
E le dissi: "Chi sei?" Ma lei rispose: "No, chi sei tu? E perché vuoi sentir parlare di me? Ma, poiché
vorresti imparare, eccomi qui davanti al tuo viso. Vai nei tuoi appartamenti reali e lavati le mani.
Quindi siediti di nuovo dinanzi al tuo tribunale e ponimi delle domande; e imparerai, o re, chi
sono".
58. E io, Salomone, feci come mi ordinò e mi trattenni a causa della saggezza che dimora in me; per
poter ascoltare le sue azioni, ripeterle e manifestarle agli uomini. E, sedutomi, dissi al demone:
"Che cosa sei?" E lei disse: "Sono chiamata tra gli uomini Obizuth; e di notte non dormo, ma faccio
il giro del mondo e visito le donne durante il parto. E divinando l'ora prendo posizione; e se sono

fortunata, strangolo il bambino, ma in caso contrario, vado in un altro posto, perché non posso
ritirarmi per una sola notte senza successo, perché sono uno spirito feroce, con una miriade di nomi
e molte forme. Vado una volta qui, una volta lì e faccio i miei viaggi verso i luoghi dell’ovest. Ma
in questo momento non hai prodotto nulla, anche se mi hai sigillato nel cerchio con l'anello di Dio.
Non indugerò davanti a te e non sarai in grado di comandarmi, poiché non ho altro lavoro che la
distruzione dei bambini, il rendere le loro orecchie sorde, il fare del male ai loro occhi e il legare le
loro bocche con un vincolo, devastando le loro menti e colpendo i loro corpi".
59. Quando io, Salomone, sentii questo, mi meravigliai del suo aspetto, poiché vidi tutto il suo
corpo avvolto nell'oscurità. Ma il suo sguardo era particolarmente brillante e verde, e i suoi capelli
erano scossi selvaggiamente come quelli di un drago; e tutti i suoi arti erano invisibili. E la sua voce
era molto chiara quando giungeva a me. E abilmente dissi: "Dimmi da quale angelo sei frustrata, o
spirito malvagio?" Lei mi rispose: "Dall'angelo di Dio chiamato Afarôt, che viene interpretato
Raffaele, dal quale sono frustrata ora e per sempre. Se qualcuno conosce il suo nome, e lo scrive su
una donna durante il parto, io non potrò insidiarla. Di questo nome il numero corrispondente è 640".
E io Salomone, avendo ascoltato ciò e avendo glorificato il Signore, ordinai che venissero legati i
suoi capelli e che fosse appesa davanti al Tempio di Dio; in modo che tutti i figli d'Israele,
passando, potevano vederla e glorificare il Signore Dio d'Israele, che mi aveva dato questa autorità,
con saggezza e potere da Dio, per mezzo di questo sigillo.
60. E di nuovo ordinai a un altro demone di venire davanti a me. E arrivò, rotolandosi, uno in
apparenza simile a un drago, ma con la faccia e le mani di un uomo. E tutti i suoi arti, tranne i piedi,
erano quelli di un drago; e aveva le ali sulla schiena. E quando lo vidi, rimasi stupito e dissi: "Chi
sei tu, demone, e come sei chiamato? E da dove vieni? Dimmelo".
61. E lo spirito rispose e disse: "Questa è la prima volta che mi trovo davanti a te, o re Salomone.
Sono uno spirito considerato un dio tra gli uomini, ma ora sono portato al nulla dall'anello e dalla
saggezza che ti sono state garantite da Dio. Ora, io sono il cosiddetto drago alato, e non vado in
camera con molte donne, ma solo con alcune che hanno belle forme, che possiedono il nome di
Xuli, di questa stella. E mi accoppio con loro nelle vesti di uno spirito alato, in un atto sessuale
notturno. E quella nella quale mi sono insinuato resta incinta, e ciò che nasce da lei diventa Eros.
Ma poiché tale progenie non può essere riconosciuta dagli umani, la donna coinvolta la riconosce
inconsciamente. Questo è il mio ruolo. Quindi supponi solo che io sia soddisfatto e che tutti gli altri
demoni molestati e sopraffatti da te diranno tutta la verità. Quelli associati al fuoco produrranno il
fuoco dalla combustione dei tronchi che devono raccogliere per la costruzione nel tempio.
62. E mentre il demone diceva questo, vidi che lo spirito usciva dalla sua bocca, e consumò il legno
dell'albero dell'incenso e bruciò tutti i tronchi che avevamo posto nel Tempio di Dio. E io,
Salomone, vidi ciò che lo spirito aveva fatto e mi meravigliai.
63. E, dopo aver glorificato Dio, chiesi al demone a forma di drago e dissi: "Dimmi, da quale
angelo sei frustrato?" E lui rispose: "Dal grande angelo che ha sede nel secondo cielo, che è
chiamato in ebraico Bazazeth". E io Salomone, dopo aver ascoltato questo, e dopo aver invocato il
suo angelo, lo condannai a tagliare i marmi per la costruzione del Tempio di Dio; e io lodai Dio e
comandai a un altro demone di venire davanti a me.

64. E venne davanti al mio volto un altro spirito, che aveva l’aspetto di una donna. Ma sulle sue
spalle aveva altre due teste con le mani. E le chiesi, dicendo: "Dimmi, chi sei?" E lei mi disse:
"Sono Enêpsigos, e ho anche un’altra miriade di nomi". E le dissi: "Da quale angelo sei frustrata?"
Ma mi disse: "Che cosa cerchi, che cosa chiedi? Io subisco dei mutamenti, come dea quale sono
considerata. E muto di nuovo, ed entro in possesso di un'altra forma. Non essere, quindi, desideroso
di sapere tutto ciò che mi riguarda. Ma poiché tu sei dinanzi a me per questo, ascolta. Ho la mia
dimora sulla luna, e per questo motivo possiedo tre forme. A volte sono magicamente invocata dai
saggi come Kronos. Altre volte, scendo e appaio in un'altra forma rispetto a quella che presento qui.
La variazione dell'elemento (del corpo celeste) è inspiegabile, indefinibile e non può essere
controllata. Poi, cambiando in queste tre forme, scendo e divento come tu mi vedi; ma sono
frustrata dall'angelo Rathanael, che siede nel terzo cielo. Ecco perché ti parlo. Questo tempio di
Yonder non può contenermi".
65. Pertanto io, Salomone, pregai il mio Dio e invocai l'angelo di cui Enépsigos mi aveva parlato e
usai il mio sigillo. E la sigillai con una tripla catena, collocando sotto di lei il fissaggio della catena.
Usai il sigillo di Dio, e lo spirito mi profetò, dicendo: "Questo è ciò che tu, re Salomone, ci fai. Ma
tra un po' il tuo regno sarà infranto, e ancora, nella stagione stabilita, questo tempio sarà devastato;
e tutta Gerusalemme sarà distrutta dal re dei Persiani, dei Medi e dei Caldei. E gli utensili di questo
Tempio, che tu farai, saranno messi al servizio degli dei stranieri; e allo stesso modo, tutti i
contenitori in cui ci rinchiuderai saranno rotti dalle mani degli uomini; e poi cresceremo con grande
forza qua e là e ci disperderemo in tutto il mondo e dirotteremo il mondo abitato per molto tempo,
fino alla stagione in cui il figlio di Dio non prenderà posto sul segno, perché mai prima di allora
apparirà un re come lui; è lui che ci mette tutti sotto controllo, la cui madre non avrà avuto contatti
con un uomo. Chi altri può ricevere tale autorità sugli spiriti come lui, il quale il primo diavolo
cercherà di sedurre senza riuscire a prevalere? Si chiama Emmanuele. Il numero che corrisponde al
suo nome è 644. Pertanto, o re Salomone, il tuo tempo è cattivo, questi anni sono brevi e cattivi, e il
tuo regno sarà dato al tuo servo".
66. E io, Salomone, avendo udito questo, glorificai Dio. E sebbene mi fossi meravigliato
dell’apologia dei demoni, non ne presi coscienza fino a quando non si avverarono le loro parole.
Non credevo alle loro parole; ma quando si realizzarono, allora capii, e alla mia morte scrissi questo
Testamento ai figli di Israele e lo diedi loro, in modo che potessero conoscere i poteri dei demoni e
le loro forme, e i nomi dei loro angeli, per cui questi angeli caduti sono frustrati. E glorificai il
Signore Dio d'Israele e comandai che gli spiriti venissero legati con legami indissolubili.
67. E dopo aver lodato Dio, comandai a un altro spirito di venire davanti a me; e venne davanti al
mio volto un altro demone, avente la forma di un cavallo, ma la parte di dietro come un pesce. E
aveva una voce potente, e mi disse: "O re Salomone, sono un feroce spirito del mare, e sono avido
di oro e argento. Sono uno spirito che vortica su sé stesso e avanza sulle distese d’acqua del mare,
che innalzo sugli uomini che navigano. Perché mi trasformo in un'onda, quindi mi lancio sulle navi
e arrivo proprio su di esse. Questo è il mio passatempo, il mio modo di procurarmi denaro e uomini,
perché prendo gli uomini, li avvolgo attorno a me e li scaccio dal mare; perché non sono bramoso
dei corpi degli uomini, ma li lancio soltanto fuori dal mare, lontano. Ma dal momento che
Beelzeboul, sovrano degli spiriti dell'aria e di quelli sotto la terra e signore di quelli terreni, ha una
regalità congiunta con noi per quanto riguarda le gesta di ognuno di noi, sono salito dal mare per
avere una certa importanza nella sua compagnia".

68. Ma ho anche un altro personaggio e un altro ruolo: mi trasformo in onde e avanzo dal mare
mostrandomi agli uomini, così quelli della terra mi chiamano Kunospaston, perché rivelo loro la
mia forma umana. E il mio nome è vero. Con la mia presenza tra gli uomini produco una certa
nausea per loro. Sono venuto a chiedere consiglio al principe Beelzeboul, e lui mi ha legato e mi ha
consegnato nelle tue mani. E ora sono qui davanti a te a causa di questo sigillo, e tu mi tormenti.
Ecco, ora, in due o tre giorni, lo spirito che conversa con te soccomberà, perché non ha acqua".
69. E io gli dissi: "Dimmi da quale angelo sei frustrato". E lui rispose: "Da Iameth". E io glorificai
Dio. Ordinai che lo spirito fosse gettato in una fiala insieme a dieci brocche di acqua di mare di due
misure ciascuna. E sigillai lo spirito e le brocche intorno ai marmi e all'asfalto, lanciandoli nel
recipiente. E dopo averlo sigillato con il mio anello, ordinai che fosse depositato nel Tempio di Dio.
E ordinai a un altro spirito di venire davanti a me.
70. E venne davanti al mio volto un altro spirito sottomesso, che aveva vagamente la forma di un
uomo, con gli occhi luccicanti e con in mano una lama. E gli chiesi: "Chi sei?" Ma lui rispose:
"Sono uno spirito lascivo, generato da un uomo gigante che morì al tempo del massacro dei giganti.
Gli dissi: "Dimmi qual è la tua occupazione sulla terra e dove hai la tua dimora".
71. E disse: "La mia dimora è in luoghi fecondi, ma il mio modo di procedere è questo. Mi siedo
accanto agli uomini che passano tra le tombe, e all’improvviso assumo l’aspetto dei morti; e se ne
prendo qualcuno, lo distruggo subito con la mia spada. Ma se non riesco a distruggerlo, lo faccio
possedere da un demone per divorare la sua stessa carne e fargli cadere i peli dal mento". Ma io gli
dissi: "Abbi timore del Dio del cielo e della terra, e dimmi da quale angelo sei frustrato". E lui
rispose: "Mi distrugge chi deve diventare Salvatore, un uomo il cui numero, se qualcuno lo scriverà
sulla sua fronte, mi sconfiggerà, e per la paura mi ritirerò immediatamente. E, in effetti, se qualcuno
scriverà questo numero, avrò paura". E io, Salomone, dopo aver ascoltato ciò e aver glorificato il
Signore Iddio, zittii questo demone come gli altri.
72. E comandai a un altro demone di venire davanti a me. E vennero davanti al mio volto trentasei
spiriti, con la testa informe come i cani, ma in sé stessi aventi una forma umana; con facce di asini,
facce di buoi e facce di uccelli. E io, Salomone, ascoltandoli e vedendoli, mi meravigliai e chiesi
loro dicendo: "Chi siete?" Ma loro, di comune accordo e con una sola voce, dissero: "Siamo i
trentasei elementi, i governanti dell’oscurità del mondo. Ma, o re Salomone, non ci imbrogliare, non
ci imprigionare, e non imporre il comando su di noi; poiché il Signore Dio ti ha dato autorità su
ogni spirito, nell'aria, sulla terra e sotto la terra, quindi ci presentiamo anche noi davanti a te come
gli altri spiriti: da ariete a toro, da gemelli a cancro, leone e vergine, bilancia e scorpione, sagittario,
capricorno, acquario e pesci".
73. Quindi io, Salomone, invocai il nome del Signore Sabaoth e interrogai ciascuno a turno su quale
fosse la propria caratteristica. E dissi a ciascuno di farsi avanti e di raccontare le sue azioni. Quindi
il primo si fece avanti e disse: "Sono il primo decano del cerchio zodiacale, e sono chiamato il
montone, e con me sono questi due". Quindi posi loro la domanda: "Come siete chiamati?" Il primo
disse: "Io, o Signore, sono chiamato Ruax, e faccio in modo che i capi degli uomini siano oziosi, e
saccheggio le loro colline. Ma fammi sentire solo le parole: "Michele, imprigiona Ruax" e subito mi
ritiro".

74. E il secondo disse: "Mi chiamo Barsafael e faccio sì che coloro che sono soggetti alla mia ora
sentano il dolore dell'emicrania. Se solo sento le parole: "Gabriele, imprigiona Barsafael", mi ritiro
immediatamente".
75. Il terzo disse: "Mi chiamo Arôtosael. Causo male agli occhi e li ferisco gravemente. Fammi solo
sentire le parole: "Uriel, imprigiona Aratosael", e mi ritiro immediatamente".
[...] .
76. Il quinto disse: "Mi chiamo Iudal, e causo un blocco nelle orecchie e la sordità dell'udito. Se
sento: "Uruel imprigiona Iudal", mi ritiro immediatamente".
77. Il sesto disse: "Mi chiamo Sphendonaêl. Causo tumori della ghiandola parotide, infiammazioni
delle tonsille e stiramento muscolare. Se sento: "Sabrael, imprigiona Sphendonaêl" mi ritiro immediatamente".
78. E il settimo disse: "Mi chiamo Sphandôr, e indebolisco la forza delle spalle e le faccio tremare;
paralizzo i nervi delle mani, spezzo e sbriciolo le ossa del collo e succhio il midollo. Ma se sento le
parole: "Araêl, imprigiona Sphandôr", mi ritiro immediatamente".
79. E l’ottavo disse: "Mi chiamo Belbel. Distorco i cuori e le menti degli uomini. Se sento le parole:
"Araêl, imprigiona Belbel", mi ritiro immediatamente".
80. E il nono disse: "Mi chiamo Kurtaêl. Mando coliche nelle viscere. Induco dolori. Se sento le
parole: "Iaôth, imprigiona Kurtaêl", mi ritiro immediatamente".
81. Il decimo disse: "Mi chiamo Metathiax. Causo male ai reni. Se sento le parole: "Adônaêl, imprigiona Metathiax", mi ritiro immediatamente".
82. L'undicesimo disse: "Mi chiamo Katanikotaêl. Creo conflitti e torti nelle case degli uomini e
invio loro un duro carattere. Se qualcuno vuole essere in pace nella propria casa, deve scrivere su
sette foglie di alloro il nome dell'angelo che mi frustra, insieme ai seguenti nomi in questa frase:
“Iae, Ieô, figli di Sabaôth, nel nome del grande Dio zittite Katanikotaêl”, quindi deve lavare le
foglie di alloro in acqua e cospargere la sua casa con l'acqua, dall'interno verso l'esterno. E subito
mi ritiro".
83. Il dodicesimo disse: "Mi chiamo Saphathoraél e ispiro la partigianeria negli uomini e mi diletto
nel farli inciampare. Se qualcuno scrive sulla carta questi nomi di angeli: Iacô, Iealô, Iôelet,
Sabaôth, Ithoth, Bae, e dopo averla piegata, la indossa attorno al collo o all'orecchio, mi ritiro
immediatamente e dissipo l’ebbrezza".
84. Il tredicesimo disse: "Mi chiamo Bothothêl, e causo malattie nervose dai miei assalti. Se sento il
nome del grande Adonaêl nella frase: "Adonaêl, imprigiona Bothothêl", mi ritiro immediatamente".
85. Il quattordicesimo disse: "Mi chiamo Kumeatêl e infliggo brividi e torpore. Se solo sento le
parole: "Zôrôêl, imprigiona Kumentaêl", mi ritiro immediatamente".

86. Il quindicesimo disse: "Mi chiamo Roêlêd. Infliggo freddo, gelo e dolore allo stomaco. Fammi
sentire solo le parole: "Iax, ferma ciò che non è caldo, perché Salomone è più giusto degli undici
padri", e io mi ritiro immediatamente".
87. Il sedicesimo disse: "Mi chiamo Atrax. Infliggo agli uomini febbri irrimediabili e dannose. Se
mi vuoi imprigionare, taglia il coriandolo e spalmalo sulle labbra, recitando il seguente incantesimo:
"Febbre che vieni dalla polvere, io ti esorcizzo per il trono del Dio altissimo; ritirati dalla polvere e
ritirati dalla creatura modellata da Dio". E subito mi ritiro".
88. Il diciassettesimo disse: "Mi chiamo Ieropaêl. Mi siedo sullo stomaco degli uomini e causo
convulsioni nel bagno e sulla strada; e ovunque mi trovo, o trovo un uomo, lo butto giù. Ma se uno
dice agli afflitti questi nomi nel loro orecchio destro, per tre volte: "Iudarizê, Sabunê, Denôê", mi
ritiro immediatamente".
89. Il diciottesimo disse: "Mi chiamo Buldumêch. Separo la moglie dal marito e provoco rancore tra
di loro. Se qualcuno annota su carta i nomi dei tuoi padri, Salomone, e li inserisce nell'anticamera
della sua casa, mi ritiro di lì. E la frase da scrivere è la seguente: "Il Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe ti comandano: "Ritirati da questa casa di pace" ". E subito mi ritiro".
90. Il diciannovesimo disse: "Mi chiamo Nathath e mi siedo sulle ginocchia degli uomini. Se
qualcuno scrive sulla carta: "Phnunoboêol, insegui Nathath e non toccargli il collo", mi ritiro
immediatamente".
91. Il ventesimo disse: "Mi chiamo Marderô. Mando a uomini una febbre incurabile. Se qualcuno
scrive su un foglio di libro: "Per Sphênêr e Raffaele, ritirati, non trascinarmi e non scuotermi", e se
lo lega al collo, mi ritiro immediatamente".
92. Il ventunesimo disse: "Sono chiamato Alath, e causa tosse e respiro affannoso nei bambini. Se
qualcuno scrive su carta: "Rorêx, insegui Alath", e se la lega al collo, mi ritiro immediatamente".
[...] .
93. Il ventitreesimo disse: "Mi chiamo Nefthada. Causo male ai reni e provoco la disuria. Se
qualcuno scrive su un piatto metallico le parole: "Iathôth, Uruêl, Nephthada", e se lo fissa ai lombi,
mi ritiro immediatamente".
94. Il ventiquattresimo disse: "Mi chiamo Akton. Faccio male alle costole e ai muscoli lombari. Se
uno incide su materiale di rame, prelevato da una nave che ha perso il suo ancoraggio, questo:
"Marmaraôth, Sabaôth, inseguite Akton", e se lo allaccia ai lombi, mi ritiro immediatamente".
95. Il venticinquesimo disse: "Mi chiamo Anatreth, e causo bruciore e febbre nelle viscere. Ma se sento:
"Arara, Charara", mi ritiro immediatamente".

96. Il ventiseiesimo disse: "Mi chiamo Enenuth. Porto via la coscienza degli uomini, cambio i loro
cuori e causo la perdita dei denti. Se uno scrive su un foglio: "Allazoôl, insegui Enenuth", e lega il
foglio attorno lui, mi ritiro immediatamente".
97. Il ventisettesimo disse: "Sono chiamato Phêth. Rendo gli uomini vulnerabili e causo emorragia.
Se uno mi esorcizza col vino profumato e non mescolato dall'undicesimo eone, e dice: "Io ti esor-

cizzo per l'undicesimo eone, Phêth (Axiôphêth), e ti intimo di fermarti", poi dà da bere il vino al
paziente, io mi ritiro immediatamente".
98. Il ventottesimo disse: "Mi chiamo Arpax e mando insonnia sugli uomini. Se uno scrive:
"Kokphnêdismos", e lo lega intorno ai templi, mi ritiro immediatamente".
99. Il ventinovesimo disse: "Mi chiamo Anostêr. Genero crisi uterina e dolori alla vescica. Se uno
frantuma in olio puro tre semi di alloro e se lo spalma su, dicendo: "Ti esorcizzo, Anostêr. Fermati
per Marmaraô", mi ritiro immediatamente".
100. Il trentesimo disse: "Mi chiamo Alleborith. Se nel mangiare il pesce uno ha ingoiato un osso,
allora deve prendere un osso dal pesce e tossire, e subito mi ritiro".
101. Il trentunesimo disse: "Mi chiamo Efesimiret e causo un morbo persistente. Se butti nell’olio
del sale, sfregato precedentemente nella mano, e lo spalmi sul paziente, dicendo: "Serafini,
Cherubini, aiutatemi!", mi ritiro immediatamente".
102. Il trentaduesimo disse: "Mi chiamo Ichthion. Paralizzo i muscoli e provoco contusioni. Se
sento: "Adonaêth, aiuto!", mi ritiro subito".
103. Il trentatreesimo disse: "Mi chiamo Agchoniôn. Giaccio tra le fasce dei vestiti e nei precipizi.
Se qualcuno scrive "Lycurgos" su una foglia di fico, rimuovendo una lettera alla volta da sinistra a
destra (Lycurgos, ycurgos, curgos, urgos, gos, os), mi ritiro immediatamente".
104. Il trentaquattresimo disse: "Mi chiamo Autothith. Provoco rancore e combattimenti. Pertanto
sono frustrato dall’Alpha e l’Omega, se scritte".
105. Il trentacinquesimo disse: "Mi chiamo Phthenoth. Trasmetto il malocchio a tutti gli uomini.
Tuttavia l'occhio molto doloroso, quando disegnato, mi sconfigge".
106. Il trentaseiesimo disse: "Mi chiamo Bianakith. Provo rancore contro il corpo. Profano case
abbandonate, faccio imputridire la carne e tutto ciò che è simile. Se un uomo scrive sulla porta
d'ingresso: "Melto ardu anaath", fuggo da quel posto".
107. E io, Salomone, quando udii ciò, glorificai l'Iddio del cielo e della terra. E comandai loro di
portare l'acqua nel Tempio di Dio. E pregai anche il Signore Dio affinché i demoni, che ostacolano
l'umanità, senza che fossero legati, venissero fatti avvicinare al Tempio di Dio. Alcuni di questi
demoni li condannai per fare il lavoro pesante di costruzione del Tempio di Dio. Altri li rinchiusi in
prigione. Ad altri ordinai di lottare con il fuoco per la creazione di oro e argento, sedendo di fronte e
immergendo il crogiuolo. E preparai i posti in cui sarebbero stati confinati gli altri demoni.
108. E io, Salomone, ebbi molta pace in tutta la terra e trascorsi la mia vita in profonda tranquillità,
onorato da tutti gli uomini e da tutto ciò che è sotto il cielo. E costruii l'intero Tempio del Signore
Dio. E il mio regno fu prospero e il mio esercito fu con me. E per il resto la città di Gerusalemme si
riposò, gioì e si deliziò. E tutti i re della terra vennero da me dalle estremità della terra per vedere il
Tempio che avevo edificato al Signore Dio. E dopo aver sentito della saggezza che mi era stata
data, mi resero omaggio nel Tempio, portando oro, argento e pietre preziose, molte e varie, bronzo,
ferro, piombo e tronchi di cedro. E portarono il legno che non si decomponeva per l’allestimento del
Tempio di Dio.

109. E tra questi anche la regina del Sud, essendo una strega, venne con grande fasto e si inchinò a
terra davanti a me. E dopo aver ascoltato la mia saggezza, glorificò il Dio d'Israele e fece una
verifica formale di tutta la mia saggezza e di tutto l'amore che le avevo insegnato, secondo la
saggezza impartitami. E tutti i figli d'Israele glorificarono Dio.
110. Ed ecco, in quei giorni uno degli operai più anziani, si gettò davanti a me e disse: "Re
Salomone, abbi pietà di me, perché io sono vecchio". Così gli ordinai di alzarsi e dissi: "Dimmi,
vecchio, tutto quello che vuoi". E lui rispose: "Ti supplico re, ho un figlio unico che mi insulta e mi
picchia apertamente, mi strappa i capelli e mi minaccia di una morte dolorosa. Perciò ti supplico di
vendicarmi".
111. E io, Salomone, sentendo ciò, mi sentii compunto mentre guardavo la sua vecchiaia; e ordinai
che il bambino fosse portato da me. E quando fu portato, gli chiesi se ciò che aveva detto il padre
fosse vero. E il giovane disse: "Non ero così pieno di follia da colpire mio padre con le mie mani.
Sii gentile con me, o re. Perché non ho osato commettere una tale empietà, povero disgraziato che
sono". Ma io, Salomone, ascoltando ciò dal giovane, esortai il vecchio a riflettere sulla questione e
ad accettare le scuse di suo figlio. Tuttavia, egli non lo fece, ma disse che avrebbe preferito lasciarlo
morire. E siccome il vecchio non voleva arrendersi, stavo per condannare il giovane, quando vidi
ridere il demone Ornias. Fui molto arrabbiato nel vedere il demone ridere in mia presenza; e ordinai
ai miei uomini di portare fuori le parti in causa e di far avanzare Ornias davanti al mio tribunale. E
quando fu portato davanti a me, gli dissi: "Maledetto, perché mi guardavi e ridevi?" E il demone
rispose: "Valuta tu stesso re, non è per te che stavo ridendo ma per questo uomo sfortunato e il suo
indegno figlio giovane; perché tra tre giorni suo figlio morirà prematuramente, ed ecco, il vecchio
desidera volgarmente sbarazzarsi di lui".
112. Ma io, Salomone, dopo aver sentito questo, dissi al demone: "È vero ciò che dici?" E lui
rispose: "È vero, o re". E io, sentendo ciò, ordinai ai miei uomini di allontanare il demone e di
portare di nuovo davanti a me il vecchio con suo figlio. Dissi loro di fare amicizia di nuovo l’uno
con l’altro e li rifornii di cibo. E poi dissi al vecchio di riportare suo figlio da me dopo tre giorni; e
gli dissi: "Mi prenderò cura di lui". Ed essi mi salutarono e andarono per la loro strada.
113. E quando se ne furono andati, ordinai a Ornias di farsi avanti e gli dissi: "Dimmi come lo sai".
E lui rispose: Noi, demoni, saliamo nel firmamento del cielo, voliamo tra le stelle e sentiamo le frasi
che sono dispensate sulle anime degli uomini, e veniamo immediatamente; e con la persuasività o
con il fuoco o con la spada o per qualche incidente, compiamo i nostri atti di distruzione. E se un
uomo non muore per un disastro prematuro o per violenza, allora noi demoni, ci trasformiamo in
modo da apparire agli uomini e essere venerati nella nostra natura umana".
114. Pertanto, dopo aver ascoltato questo, glorificai il Signore Dio, e di nuovo interrogai il demone,
dicendo: "Dimmi come puoi ascendere al cielo, essendo demone, e presentarti tra le stelle e i santi
angeli". E lui rispose: "Come in cielo le cose sono fatte bene, così anche sulla terra ognuna è fatta
secondo la sua categoria. Perché ci sono le principali autorità, i governatori del mondo e noi
demoni, che voliamo in aria, sentiamo le voci degli esseri celesti e osserviamo tutti i loro poteri. E
poiché non abbiamo un terreno su cui posare i piedi e riposare, perdiamo forza e cadiamo come le
foglie degli alberi. Gli uomini che ci vedono immaginano che a cadere dal cielo siano le stelle. Ma
non è proprio così, o re; perché cadiamo a causa della nostra debolezza e perché non abbiamo un

posto dove aggrapparci; e così cadiamo all'improvviso come fulmini nelle profondità dell’abisso
della notte. E mettiamo le città in fiamme e bruciamo i campi. Perché le stelle hanno solide basi nei
cieli come il sole e la luna".
115. E io, Salomone, avendo udito ciò, ordinai che il demone venisse sorvegliato per cinque giorni.
E dopo i cinque giorni richiamai il vecchio e cercai d’interrogarlo. Ma venne da me in lutto e con la
faccia nera. E io gli dissi: "Dimmi, vecchio, dov'è tuo figlio? E che significa questo vestito a lutto?"
E lui rispose: "Ecco, sono diventato senza figli e mi siedo nella tomba di mio figlio nella disperazione. Perché sono già due giorni che è morto". Ma io, Salomone, sentendo ciò e sapendo che il
demone Ornias mi aveva detto la verità, glorificai il Dio d'Israele.
116. E la regina del Sud vide tutto questo e si meravigliò, e glorificò il Dio d'Israele. E vide
finalmente il Tempio del Signore. E diede un siclo d'oro e cento miriadi d'argento e di bronzo
scelto. Andò nel Tempio e vide l'altare dell'incenso e i piedistalli di bronzo di questo altare, e le
gemme delle lampade che scintillavano di diversi colori, e del candelabro con pietre di smeraldo,
giacinto e zaffiro; e vide i vasi e i piatti d'oro, d’argento, di bronzo e di legno e i drappi di pelle tinti
di rosso con la pianta di robbia. E vide le basi dei pilastri del Tempio del Signore. Tutti erano di un
solo tipo d’oro [...] a parte i demoni che condannai al lavoro. E c'era pace fino ai confini del mio
regno e su tutta la terra.
117. E quando fui nel mio regno, accadde che Adares, il re degli arabi, mi mandò una lettera il cui
contenuto era il seguente: “Al re Salomone, un grande saluto! Ecco, abbiamo udito ed è stato udito
fino ai confini della terra della saggezza che dimorata in te, che sei un uomo che ha la grazia di Dio,
e che ti è stato dato l’intendimento di tutti gli spiriti dell'aria, sulla terra e sotto la terra. Ora, nella
terra araba è presente da tempo uno spirito di questo tipo: all'inizio dell'alba inizia a soffiare un
certo vento fino alla terza ora, e il suo respiro è crudele e terribile e uccide uomini e animali, e
nessuno spirito può vivere sulla terra a causa di questo demone. Ti chiedo quindi, per quanto lo
spirito sia un vento, di organizzare qualcosa secondo la saggezza che riposa in te attraverso il
Signore tuo Dio, e degnarti di inviare un uomo capace di catturarlo. Ed ecco, re Salomone, io, il mio
popolo e tutta la mia terra ti serviremo fino alla morte e tutta l'Arabia sarà in pace con te se
compirai questo atto di giustizia per noi. Quindi ti preghiamo, non disprezzare la nostra umile
preghiera e non permettere che il territorio subordinato alla tua autorità si riduca al nulla, perché
siamo supplicanti, insieme, io, il mio popolo e tutta la mia terra. Ti saluto, mio signore. Buona
salutare!"
118. E io, Salomone, lessi questa lettera, la piegai e la diedi alla mia gente e dissi loro: dopo sette
giorni mi ricorderete di questa lettera. E Gerusalemme fu costruita e il Tempio fu completato. E
c'era una pietra, l'ultima pietra angolare collocata lì, grande, scelta, quella che volevo fissare alla
testa dell'angolo per finire il Tempio. Tutti gli operai e tutti i demoni che li aiutavano andarono
nello stesso posto per portare la pietra e fissarla sulla cima del sacro Tempio e non furono
abbastanza forti per girarla e metterla nell'angolo scelto per essa, perché questa pietra era sì utile per
l'angolo del Tempio, ma eccessivamente grande.
119. E dopo sette giorni, ricordando la lettera di Adares, re d'Arabia, chiamai il mio servo e gli
dissi: "Sella il tuo cammello e prenditi una fiaschetta di pelle, e prendi anche questo sigillo. E vai in
Arabia verso il luogo in cui soffia lo spirito malvagio, e lì prendi la fiaschetta e poni l'anello con il

sigillo davanti alla bocca della fiaschetta, e tienili verso il vento dello spirito. E quando la fiaschetta
si gonfierà, capirai che il demone è in esso. Quindi allaccia in fretta la bocca della fiasca, sigillalo
saldamente con l'anello di tenuta, mettilo con cura sul cammello e portamelo qui. E se sulla strada
di ritorno ti offrirà oro o argento o tesori se in cambio lo lascerai andare, vedi di non farti
persuadere, ma intrattienilo senza promettergli il rilascio. E se poi ti indica i luoghi in cui sono l’oro
o l’argento, segna quei luoghi e sigillali con questo sigillo. E portami il demone. E ora parti, e fai
del tuo meglio".
120. Quindi il giovane fece come gli era stato comandato, e si preparò il cammello, gli mise sopra la
fiaschetta e partì per l'Arabia. E gli uomini di questa regione non credevano che sarebbe stato in
grado di catturare lo spirito demoniaco. E quando arrivò l'alba, il servitore rimase in piedi davanti al
vento dello spirito, mise la fiaschetta a terra e l'anello sulla bocca della fiaschetta. E il demone
soffiò nel mezzo dell'anello, nella bocca della fiaschetta, e vi entrò dentro. In fretta, l'uomo si alzò e
strinse forte la bocca della fiaschetta con la mano, nel nome del Signore Dio Sabaoth, e il demone
rimase nella fiaschetta. E dopo che il ragazzo rimase tre giorni in questa terra per essere messo alla
prova e lo spirito non soffiò più contro questa città, tutti gli arabi seppero che egli aveva bloccato lo
spirito e li aveva salvati.
121. Quindi il giovane legò la fiaschetta al cammello, e gli arabi lo mandarono per la sua strada con
grandi onori e con doni preziosi, lodando e magnificando il Dio di Israele. Il giovane portò la
fiaschetta al Tempio e la pose al centro. E il giorno dopo io, re Salomone, andai nel Tempio e
sedetti in grande angoscia per la pietra angolare finale. E quando entrai nel Tempio, la fiaschetta si
alzò in piedi e camminò per circa sette passi, poi cadde sulla sua bocca e mi rese omaggio. E io mi
meravigliai che anche se nella fiaschetta il demone avesse ancora potere e potesse muoversi. E gli
ordinai di alzarsi dritto, e la fiaschetta si alzò con respiro affannoso. E interrogai il demone dicendo:
"Dimmi chi sei?" E lo spirito nella fiaschetta disse: "Sono il demone chiamato Efipa, che è in
Arabia". E io gli dissi: "E’ questo il tuo nome?" E lui mi rispose: "Sì; per volere di chi m’importa
poco, io mi infiammo e spargo fuoco e sangue".
122. E gli dissi: "Da quale angelo sei frustrato?" E lui rispose: "Dal solo Dio al potere, che ha
autorità su di me, che deve essere ascoltato. Colui che deve nascere da una vergine ed essere
inchiodato al legno dagli ebrei. Colui che adorano gli angeli e gli arcangeli. Egli mi frustra e mi
priva della mia grande forza, quella che mi è stata donata da mio padre il diavolo". E io gli dissi:
"Che cosa puoi fare?'' E lui rispose: ''Sono in grado di spostare le montagne, di rovesciare i
giuramenti dei re. Io spoglio gli alberi e faccio cadere le loro foglie". E io gli dissi: "Non puoi
sollevare questa pietra e posizionarla all'inizio dell’angolo che si trova sul piano esatto del
Tempio?" E disse: "Non solo posso sollevare questa, o re; ma anche, con l'aiuto del demone che
presiede il Mar Rosso, farò apparire il pilastro dell'aria e lo porterò dove vuoi a Gerusalemme''.
123. Detto questo, feci pressione sulla fiaschetta, e la fiaschetta si sgonfiò dell’aria al suo interno.
La misi sotto la pietra, e lo spirito si cinse e la sollevò sopra la fiaschetta. E la fiaschetta salì i
gradini portando la pietra, e la posò alla fine dell'entrata del Tempio. E io Salomone, vedendo la
pietra sollevata in alto e posta come fondamenta, dissi: "Veramente la Scrittura è adempiuta, che
dice: "La pietra che i costruttori hanno scartato, proprio quella, è diventata la pietra angolare". Per
questo non è stato per mio volere, ma per volere di Dio, che il demone fosse abbastanza forte da
sollevare una pietra così grande e depositarla nel luogo che desideravo".

124. Ed Efipa portò il demone del Mar Rosso con la colonna. Ed entrambi presero la colonna e la
sollevarono dalla terra. E io manipolai questi due spiriti, in modo che non potessero scuotere l'intera
terra da un momento all’altro. E poi li sigillai con il mio anello ai due lati della colonna, dicendo:
"Guardate!". E gli spiriti hanno continuato a sostenerla fino ad oggi, come prova della saggezza che
mi fu concessa. E lì, con le sue enormi dimensioni, la colonna fu sospesa a mezz'aria, sostenuta dai
venti. E così gli spiriti apparvero sotto, come l'aria, sostenendola. E guardando fissa la colonna, si
poteva noterà che era un po' obliqua, essendo sostenuta dagli spiriti; ed è ancora così al giorno
d’oggi.
125. E io, Salomone, posi delle domande all'altro spirito che venne con la colonna dalle profondità
del Mar Rosso. E gli dissi: "Chi sei, e come ti chiami? E qual è la tua funzione? Perché sento molte
cose su di te". E il demone rispose: "Io, o re Salomone, sono chiamato Abezithibod. Sono un
discendente degli arcangeli. Una volta sedevo nel primo cielo, il cui nome è Ameleouth. Ero allora
uno spirito alato feroce, avente una sola ala, e complottavo contro ogni spirito celeste. Ero presente
quando Mosè andò davanti al faraone, re d'Egitto, e fui io a indurire il cuore di quest’ultimo. Sono
colui che invocarono Iannes e Iambres, i maghi al servizio del faraone in competizione con Mosè in
Egitto, poiché sono io che combattei contro Mosè con prodigi e segni".
126. Gli dissi perciò: "Come sei finito nel Mar Rosso?" E lui rispose: "Nell'esodo dei figli d'Israele
ho indurito il cuore del Faraone. E ho eccitato il suo cuore e quello dei suoi ministri. E li ho incitati
a inseguire i figli di Israele. E il Faraone li seguì con me e tutti gli egiziani. Allora io ero presente lì,
e noi li inseguimmo insieme. E tutti noi iniziammo ad attraversare il Mar Rosso. E avvenne che
quando i figli d'Israele furono passati, l'acqua tornò a cadere su sé stessa e inghiottì tutti gli egiziani
e tutte le loro forze. E io rimasi in mare, intrappolato sotto questa colonna. Fino a quando Efipa,
inviato da te e rinchiuso in una fiaschetta, venne e mi portò da te".
127. Pertanto io, Salomone, dopo aver ascoltato ciò, glorificai Dio e intimai i demoni a non
disobbedirmi, ma a continuare a fare da sostegno alla colonna. Ed entrambi giurarono, dicendo: "Il
Signore tuo Dio vive; non lasceremo andare questa colonna fino alla fine del mondo. Ma il giorno
in cui questa pietra cadrà, allora sarà la fine del mondo".
128. E io, Salomone, glorificai Dio e adornai il Tempio del Signore con tutto ciò che mi sembrava
giusto. E fui felice nello spirito durante il mio regno, e ci fu pace ai miei giorni. E presi mogli da
ogni paese, che erano innumerevoli. E marciai contro i gebusei, e lì vidi una gebusea, figlia di un
uomo, e mi sono innamorai violentemente di lei, e desiderai prenderla per moglie insieme alle altre
mie mogli. E dissi ai loro sacerdoti: "Datemi la Sulamita per moglie". Ma i sacerdoti di Moloch mi
dissero: "Se ami questa fanciulla, entra e adora i nostri dei: il grande dio Raphan e il dio chiamato
Moloch". Io, quindi, temendo la gloria di Dio, non seguii questi culti. E dissi loro: "Non adorerò un
dio straniero. Cos’è questa proposta, con la quale mi costringete a fare ciò?" Ma dissero: "[...] dai
nostri padri".
129. E quando risposi loro che non avrei mai adorato dei stranieri, dissero alla fanciulla di non
dormire con me finché io non avessi obbedito e fatto un sacrificio agli dei. Così, da parte di ella,
venne il furbo Eros, portando cinque locuste, e dicendomi: "Prendi queste locuste e schiacciale
insieme nel nome del dio Moloch; e poi dormirò con te". E ciò io lo feci per davvero. E subito lo

Spirito di Dio si allontanò da me, e io divenni debole e folle come le mie parole. E in seguito fui
costretto da lei a costruire un tempio di idoli a Baal, a Rapha, a Moloch e agli altri idoli.
130. Allora, disgraziato quale ero, seguii il suo consiglio e la gloria di Dio si allontanò da me; e il
mio spirito si oscurò e divenni il passatempo di idoli e demoni. Questo è il motivo per cui ho scritto
questo Testamento, affinché possiate prenderne possesso, avere pietà e prestare attenzione alle
ultime cose e non alla prima. Affinché possiate trovare la grazia nei secoli dei secoli. Amen.


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