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Vangelo di Giacomo .pdf



Nome del file originale: Vangelo di Giacomo.pdf
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Vangelo di Giacomo

I
[1, 1] Secondo le storie delle dodici tribù di Israele c'era un certo Gioacchino, uomo estremamente
ricco. Le sue offerte le faceva doppie, dicendo: "Quanto per me è superfluo, sarà per tutto il popolo,
e quanto è dovuto per la remissione dei miei peccati, sarà per il Signore, quale espiazione in mio
favore". [2] Giunse il gran giorno del Signore e i figli di Israele offrivano le loro offerte. Davanti a
lui si presentò Ruben, affermando: "Non tocca a te offrire per primo le tue offerte, poiché in Israele
non hai avuto alcuna discendenza". [3] Gioacchino ne restò fortemente rattristato e andò ai registri
delle dodici tribù del popolo, dicendo: "Voglio consultare i registri delle dodici tribù di Israele per
vedere se sono io solo che non ho avuto posterità in Israele". Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i
giusti avevano avuto posterità. Si ricordò allora del patriarca Abramo al quale, nell'ultimo suo
giorno, Dio aveva dato un figlio, Isacco.
[4] Gioacchino ne restò assai rattristato e non si fece più vedere da sua moglie. Si ritirò nel deserto,
vi piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, dicendo tra sé: "Non scenderò né per
cibo, né per bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia preghiera sarà per me
cibo e bevanda".
II
[2, 1] Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: "Piangerò la
mia vedovanza e piangerò la mia sterilità". [2] Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua
serva le disse: "Fino a quando avvilisci tu l'anima tua. Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e
non ti è lecito essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora
del lavoro: a me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un'impronta regale". [3] Ma
Anna rispose: "Allontanati da me. Io non faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un
tristo che te l'ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato". Replicò Giuditta: "Quale
imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in
Israele?". Anna si afflisse molto. [4] Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue
vesti di sposa e verso l'ora nona scese a passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai
suoi piedi e supplicò il Padrone, dicendo: "O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia
preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco".
III
[3, 1] Guardando fisso verso il cielo, vide, nell'alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una
lamentazione, dicendo: "Ahimè! chi mi ha generato? Qual ventre mi ha partorito? Sono infatti
diventata una maledizione davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con
scherno dal tempio del Signore. [2] Ahimè! A chi somiglio io mai? Non somiglio agli uccelli del
cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimè! A chi somiglio
io mai? Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi
a te, Signore. Ahimè! A chi somiglio io mai? [3] Non somiglio a queste acque, poiché anche queste
acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! A chi somiglio io mai? Non somiglio certo a
questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e ti benedice, o
Signore".

IV
[4, 1] Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: "Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua
preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza". Anna rispose:
"(Com'è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina,
l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita". [2] Ed ecco che
vennero due angeli per dirle: "Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti". Un angelo
del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: "Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la
tua insistente preghiera. Scendi di qui”.
Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre". [3] Gioacchino scese, e mandò a
chiamare i suoi pastori, dicendo: "Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno
per il Signore, mio Dio. Portatemi anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il
consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il popolo". [4] Ed ecco che Gioacchino
giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse
incontro e gli si appese al collo, esclamando: "Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto.
Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre". Il primo giorno
Gioacchino si riposò in casa sua.
V
[5, 1] Il giorno seguente presentò le sue offerte, dicendo tra sé: "Se il Signore Iddio mi è propizio,
me lo indicherà la lamina del sacerdote". Nel presentare le sue offerte, Gioacchino guardò la lamina
del sacerdote. Quando questi salì sull'altare del Signore, Gioacchino non scorse in sé peccato
alcuno, ed esclamò: "Ora so che il Signore mi è propizio e mi ha rimesso tutti i peccati". Scese
dunque dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua. [2] Si compirono intanto i mesi di lei.
Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: "Che cosa ho partorito?". Questa rispose:
"Una bambina". "In questo giorno", disse Anna, "è stata magnificata l'anima mia", e pose la
bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla
bambina e le impose il nome Maria.
VI
[6, 1] La bambina si fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l'età di sei mesi, sua madre
la pose per terra per provare se stava diritta. Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei che la
riprese, dicendo: "(Com'è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra fino a
quando non ti condurrò nel tempio del Signore". Così, nella camera sua fece un santuario e
attraverso le sue mani non lasciava passare nulla di profano e di impuro. A trastullarla chiamò le
figlie senza macchia degli Ebrei. [2] Quando la bambina compì l'anno, Gioacchino fece un gran
convito: invitò i sacerdoti, gli scribi, il consiglio degli anziani e tutto il popolo di Israele.
Gioacchino presentò allora la bambina ai sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: "O Dio dei
nostri padri, benedici questa bambina e dà a lei un nome rinomato in eterno in tutte le generazioni".
E tutto il popolo esclamò: "Così sia, così sia! Amen". La presentò anche ai sommi sacerdoti, i quali
la benedissero, dicendo: "O Dio delle sublimità, guarda questa bambina e benedicila con l'ultima
benedizione, quella che non ha altre dopo di sé". [3] Poi la madre la portò via nel santuario della sua
camera, e le diede la poppa. Anna innalzò quindi un cantico al Signore Iddio, dicendo: "Canterò un
cantico al Signore, Dio mio, poiché mi ha visitato e ha tolto da me quello che per i miei nemici era
un obbrobrio: il Signore, infatti, mi ha dato un frutto di giustizia, unico e molteplice dinanzi a lui.
Chi mai annunzierà ai figli di Ruben che Anna allatta? Ascoltate, ascoltate, voi, dodici tribù di
Israele: Anna allatta!". La pose a giacere nel santuario della sua camera e uscì per servire loro a
tavola. Terminato il banchetto, se ne partirono pieni di allegria, glorificando il Dio di Israele.

VII
[7, 1] Per la bambina passavano intanto i mesi. Giunta che fu l'età di due anni, Gioacchino disse a
Anna: "Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone
non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita". Anna rispose: "Aspettiamo il terzo anno,
affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre". Gioacchino rispose: "Aspettiamo". [2]
Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: "Chiamate le figlie senza macchia degli
Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro
e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore". Quelle fecero così fino a che furono
salite nel tempio del Signore. Il sacerdote l'accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: "Il
Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell'ultimo giorno, il Signore
manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione". [3] La fece poi sedere sul terzo gradino
dell'altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di
Israele prese a volerle bene.
VIII
[8, 1] I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s'era
voltata indietro. Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per
mano di un angelo.
[2] Quando compì dodici anni, si tenne un consiglio di sacerdoti; dicevano: "Ecco che Maria è
giunta all'età di dodici anni nel tempio del Signore. Adesso che faremo di lei affinché non contamini
il tempio del Signore?". Dissero dunque al sommo sacerdote: "Tu stai presso l'altare del Signore:
entra e prega a suo riguardo. Faremo quello che il Signore ti manifesterà" [3] Indossato il manto dai
dodici sonagli, il sommo sacerdote entrò nel santo dei santi e pregò a riguardo di Maria. Ed ecco
che gli apparve un angelo del Signore, dicendogli: "Zaccaria, Zaccaria! Esci e raduna tutti i vedovi
del popolo. Ognuno porti un bastone: sarà la moglie di colui che il Signore designerà per mezzo di
un segno". Uscirono i banditori per tutta la regione della Giudea, echeggiò la tromba del Signore e
tutti corsero.
IX
[9, 1] Gettata l'ascia, Giuseppe uscì per raggiungerli. Riunitisi, andarono dal sommo sacerdote,
portando i bastoni. Presi i bastoni di tutti, entrò nel tempio a pregare. Finita la preghiera, prese i
bastoni, uscì e li restituì loro; ma in essi non v'era alcun segno. Giuseppe prese l'ultimo bastone: ed
ecco che una colomba uscì dal suo bastone e volò sul capo di Giuseppe. Il sacerdote disse allora a
Giuseppe: "Tu sei stato eletto a ricevere in custodia la vergine del Signore". [2] Ma Giuseppe si
oppose, dicendo: "Ho figli e sono vecchio, mentre lei è una ragazza. Non vorrei diventare oggetto di
scherno per i figli di Israele". Il sacerdote però rispose a Giuseppe: "Temi il Signore tuo Dio, e
ricorda che cosa ha fatto Dio a Datan, a Abiron e a Core, come si sia spaccata la terra e siano stati
inghiottiti a causa della loro opposizione. Ora, temi, Giuseppe, che non debba accadere altrettanto in
casa tua". [3] Giuseppe, intimorito, la ricevette in custodia. Giuseppe disse a Maria: "Ti ho ricevuta
dal tempio del Signore e ora ti lascio in casa mia. Me ne vado a eseguire le mie costruzioni e dopo
tornerò da te: il Signore ti custodirà".
X
[10, 1] Ci fu un consiglio dei sacerdoti, e dissero: "Facciamo una tenda per il tempio del Signore". Il
sacerdote disse: "Chiamatemi delle vergini senza macchia della tribù di David". I ministri andarono,

cercarono, e trovarono sette vergini. Il sacerdote si ricordò della fanciulla Maria, dato che era della
tribù di David e senza macchia davanti a Dio. I ministri andarono e la condussero.
Le introdussero poi nel tempio del Signore, e il sacerdote disse: "Su, tirate a sorte chi filerà l'oro,
l'amianto, il bisso, la seta, il giacinto, lo scarlatto e la porpora genuina". A Maria toccò la porpora
genuina e lo scarlatto: li prese e se ne ritornò a casa sua. In quel tempo Zaccaria diventò muto: fino
a quando Zaccaria riparlò, il suo posto fu preso da Samuele. Maria, preso lo scarlatto, lo filava.
XI
[11, 1] Presa la brocca, uscì a attingere acqua. Ed ecco una voce che diceva: "Gioisci, piena di
grazia, il Signore è con te, benedetta tu tra le donne". Essa guardava intorno, a destra e a sinistra,
donde venisse la voce. Tutta tremante se ne andò a casa, posò la brocca e, presa la porpora, si
sedette sul suo scanno e filava. [2] Ed ecco un angelo del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo:
"Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti al Padrone di tutte le cose, e concepirai per la
sua parola". Ma essa, all'udire ciò rimase perplessa, pensando: "Dovrò io concepire per opera del
Signore Iddio vivente, e partorire poi come ogni donna partorisce?". [3] L'angelo del Signore, disse:
"Non così, Maria! Ti coprirà, infatti, con la sua ombra, la potenza del Signore. Perciò l'essere santo
che nascerà da te sarà chiamato Figlio dell'Altissimo. Gli imporrai il nome Gesù, poiché salverà il
suo popolo dai suoi peccati". Maria rispose: "Ecco l'ancella del Signore davanti a lui. Mi avvenga
secondo la tua parola".
XII
[12, 1] Lavorò la porpora e lo scarlatto, e li portò al sacerdote. E il sacerdote la benedisse, dicendo:
"Il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome, Maria, e sarai benedetta in tutte le generazioni della
terra". [2] Maria si rallegrò e andò da Elisabetta sua parente: picchiò all'uscio. Udito che ebbe,
Elisabetta gettò via lo scarlatto, corse alla porta e aprì: veduta Maria, la benedisse, dicendo: "Donde
a me questo dono, che venga da me la madre del mio Signore? Ecco, infatti, che colui che è in me
ha saltellato e ti ha benedetta". Ora Maria aveva dimenticato i misteri dei quali le aveva parlato
l'arcangelo Gabriele, e guardò fisso in cielo esclamando: "Chi sono io, Signore, che tutte le
generazioni della terra mi benedicano?". Passò tre mesi presso Elisabetta, e di giorno in giorno il
suo ventre ingrossava. Maria, allora, impauritasi, tornò a casa sua e si nascose dai figli di Israele.
Quando avvennero questi misteri, lei aveva sedici anni.
XIII
[13, 1] Quando giunse per lei il sesto mese, ecco che Giuseppe tornò dalle sue costruzioni e, entrato
in casa, la trovò incinta. Allora si picchiò il viso, si gettò a terra sul sacco e pianse amaramente,
dicendo: "Con quale faccia guarderò il Signore, Dio mio? Che preghiera innalzerò io per questa
ragazza? L'ho infatti ricevuta vergine dal tempio del Signore, e non l'ho custodita. Chi è che mi ha
insidiato? Chi ha commesso questa disonestà in casa mia, contaminando la vergine? Si è forse
ripetuta per me la storia di Adamo? Quando, infatti, Adamo era nell'ora della dossologia, venne il
serpente, trovò Eva da sola e la sedusse: così è accaduto anche a me". [2] Giuseppe si alzò dal
sacco, chiamò Maria e le disse: "Prediletta da Dio, perché hai fatto questo e ti sei dimenticata del
Signore, tuo Dio? Perché hai avvilito l'anima tua, tu che sei stata allevata nel santo dei santi e
ricevevi il cibo dalla mano d'un angelo?". [3] Essa pianse amaramente, dicendo: "Io sono pura e non
conosco uomo". Giuseppe le domandò: "Donde viene dunque ciò che è nel tuo ventre?". Essa
rispose: "(Come è vero che) vive il Signore, mio Dio, questo che è in me non so d'onde sia".

XIV
[14, 1] Giuseppe ebbe molta paura. Si appartò da lei riflettendo che cosa dovesse farne di lei.
Giuseppe pensava: "Se nasconderò il suo errore, mi troverò a combattere con la legge del Signore;
la denunzierei ai figli di Israele, ma temo che quello che è in lei provenga da un angelo, e in questo
caso mi troverei a avere consegnato a giudizio di morte un sangue innocente. Dunque, che farò di
lei? La rimanderò via di nascosto". E così lo sorprese la notte. [2] Ed ecco che gli apparve in sogno
un angelo del Signore, dicendo: "Non temere per questa fanciulla. Quello, infatti, che è in lei
proviene dallo Spirito santo. Partorirà un figlio al quale imporrai il nome Gesù, poiché salverà il suo
popolo dai suoi peccati". Giuseppe si levò dal sonno, glorificò il Dio di Israele che gli aveva
concesso questo privilegio, e la custodì.
XV
[15, 1] Venne da lui lo scriba Annas e gli disse: "Perché non ti sei fatto vedere nel nostro
consiglio?". Giuseppe rispose: "Perché ero stanco del viaggio, e il primo giorno mi sono riposato".
E voltatosi, quello vide Maria incinta. [2] Se ne andò allora di corsa dal sacerdote e gli disse:
"Giuseppe, di cui tu sei garante, ha violato gravemente la legge". Gli rispose il sacerdote: "Come
sarebbe a dire?". "La vergine che ha preso dal tempio”, rispose l'altro, “l'ha contaminata. Ha carpito
con frode le sue nozze, e non l'ha fatto sapere ai figli di Israele". Rispose il sacerdote: "Giuseppe ha
fatto questo?". Disse lo scriba Annas: "Manda pure dei ministri, e troverai che la vergine è incinta" I
ministri andarono, trovarono come egli aveva detto, e la condussero via al tribunale con Giuseppe.
[3] Il sacerdote disse: "Perché hai fatto questo, Maria? Perché hai avvilito la tua anima e ti sei
dimenticata del Signore tuo Dio, tu che sei stata allevata nel santo dei santi e ricevevi il cibo dalla
mano di un angelo, che hai udito gli inni sacri e hai danzato davanti a Lui? Perché hai fatto
questo?". Ma essa pianse amaramente, dicendo: "(Come è vero che) vive il Signore, mio Dio, io
sono pura dinanzi a lui e non conosco uomo". [4] A Giuseppe disse il sacerdote: "Perché hai fatto
questo?". Giuseppe rispose: "(Come è vero che) vive il Signore, mio Dio, io sono puro a suo
riguardo". Disse il sacerdote: "Non dire falsità, dì la verità: hai carpito fraudolentemente le sue
nozze e non l'hai fatto sapere ai figli di Israele; non hai chinato il capo sotto la mano potente
affinché la tua discendenza fosse benedetta".
XVI
[16, 1] Il sacerdote disse: "Restituisci la vergine che hai ricevuto dal tempio del Signore". Giuseppe
versò allora calde lacrime. Il sacerdote proseguì: "Vi darò da bere l'acqua della prova del Signore
che manifesterà ai vostri occhi i vostri peccati". [2] E presala, il sacerdote la fece bere a Giuseppe e
lo mandò verso la collina: e tornò poi sano e salvo. La fece bere anche a Maria e la mandò verso la
collina: e tornò sana e salva. E tutto il popolo si stupì che non fosse apparso in loro alcun peccato.
[3] Disse allora il sacerdote: "Il Signore non ha manifestato i vostri peccati. Neppure io vi giudico".
E li rimandò. Giuseppe riprese Maria e tornò pieno di gioia a casa sua glorificando il Dio di Israele.
XVII
[17, 1] Venne un ordine dall'imperatore Augusto affinché si facesse il censimento di tutti gli abitanti
di Betlemme della Giudea. Giuseppe pensò: "Io farò recensire tutti i miei figli; ma che farò con
questa fanciulla? Come farla recensire? Come mia moglie? Mi vergogno. Come mia figlia? Ma, in
Israele tutti sanno che non è mia figlia. Questo è il giorno del Signore, e il Signore farà secondo il
suo beneplacito".

[2] Sellò l'asino e vi fece sedere Maria: il figlio di lui tirava la bestia e Giuseppe li accompagnava.
Giunti a tre miglia, Giuseppe si voltò e la vide triste; disse tra sé: "Probabilmente quello che è in lei
la travaglia". Voltatosi nuovamente, vide che rideva. Allora le domandò: "Che cosa hai, Maria, che
vedo il tuo viso ora sorridente e ora rattristato?". Maria rispose a Giuseppe: "E' perché vedo, con i
miei occhi, due popoli: uno piange e fa cordoglio, l'altro è pieno di gioia e esulta". [3] Quando
giunsero a metà strada, Maria gli disse: "Calami giù dall'asino, perché quello che è in me ha fretta di
venire fuori". La calò giù dall'asino e le disse: "Dove posso condurti per mettere al riparo il tuo
pudore? Il luogo, infatti, è deserto".
XVIII
[18, 1] Trovò quivi una grotta: ve la condusse, lasciò presso di lei i suoi figli e uscì a cercare una
ostetrica ebrea nella regione di Betlemme. [2] Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai
nell'aria e vidi l'aria colpita da stupore; guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili
gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi un vaso giacente e degli operai coricati con le mani nel
vaso: ma quelli che masticavano non masticavano, quelli che prendevano su il cibo non l'alzavano
dal vaso, quelli che lo stavano portando alla bocca non lo portavano; i visi di tutti erano rivolti a
guardare in alto. [3] Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la
mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche
dei capretti poggiate sull'acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro
corso.
XIX
[19, 1] Vidi una donna discendere dalla collina e mi disse: "Dove vai, uomo?". Risposi: "Cerco una
ostetrica ebrea". E lei: "Sei di Israele?". "Sì" le risposi. E lei proseguì: "E chi è che partorisce nella
grotta?". "La mia promessa sposa" le risposi. Mi domandò: "Non è tua moglie?". Risposi: "E' Maria,
allevata nel tempio del Signore. Io l'ebbi in sorte per moglie, e non è mia moglie, bensì ha concepito
per opera dello Spirito santo". La ostetrica gli domandò: "E' vero questo?". Giuseppe rispose:
"Vieni e vedi". E la ostetrica andò con lui. [2] Si fermarono al luogo della grotta ed ecco che una
nube splendente copriva la grotta. La ostetrica disse: "Oggi è stata magnificata l'anima mia, perché i
miei occhi hanno visto delle meraviglie e perché è nata la salvezza per Israele". Subito dopo la nube
si ritrasse dalla grotta, e nella grotta apparve una gran luce che gli occhi non potevano sopportare.
Poco dopo quella luce andò dileguandosi fino a che apparve il bambino: venne e prese la poppa di
Maria, sua madre. L'ostetrica esclamò: "Oggi è per me un gran giorno, perché ho visto questo
nuovo miracolo".
[3] Uscita dalla grotta l'ostetrica si incontrò con Salome, e le disse: "Salome, Salome! Ho un
miracolo inaudito da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò di cui non è capace la sua natura".
Rispose Salome: "(Come è vero che) vive il Signore, se non ci metto il dito e non esamino la sua
natura, non crederò mai che una vergine abbia partorito".
XX
[20, 1] Entrò l'ostetrica e disse a Maria: "Mettiti bene. Attorno a te, c'è, infatti, un non lieve
contrasto". Salome mise il suo dito nella natura di lei, e mandò un grido, dicendo: "Guai alla mia
iniquità e alla mia incredulità, perché ho tentato il Dio vivo ed ecco che ora la mia mano si stacca da
me, bruciata". [2] E piegò le ginocchia davanti al Signore, dicendo: "Dio dei miei padri, ricordati di
me che sono stirpe di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Non fare di me un esempio per i figli di
Israele, ma rendimi ai poveri. Tu, Padrone, sai, infatti, che nel tuo nome io compivo le mie cure, e la
mia ricompensa la ricevevo da te". [3] Ed ecco apparirle un angelo del Signore, dicendole: "Salome,

Salome! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e te ne verrà salute
e gioia". [4] Salome si avvicinò e lo prese su, dicendo: "L'adorerò perché a Israele è nato un grande
re". E subito Salome fu guarita e uscì dalla grotta giustificata. Ed ecco una voce che diceva:
"Salome, Salome! Non propalare le cose meravigliose che hai visto, sino a quando il ragazzo non
sia entrato in Gerusalemme".
XXI
[21, 1] Poi Giuseppe si preparò a partire per la Giudea. In Betlemme della Giudea ci fu un grande
trambusto, perché erano venuti dei magi che dicevano: "Dov'è il nato re dei Giudei? Abbiamo visto
la sua stella nell'Oriente e siamo venuti ad adorarlo". [2] Udendo questo, Erode fu turbato e inviò
dei ministri ai magi; mandò anche a chiamare i sommi sacerdoti e li interrogò, dicendo: "Come sta
scritto a proposito del Cristo, dove deve nascere?". Gli risposero: "In Betlemme della Giudea,
perché così sta scritto". E poi li rimandò. Interrogò anche i magi, dicendo: "Quale segno avete visto
a proposito del re che è nato?". I magi gli risposero: "Abbiamo visto una stella grandissima che
splendeva tra queste stelle e le oscurava, tanto che le stelle non apparivano più. E' così che noi
abbiamo conosciuto che era nato un re a Israele, e siamo venuti per adorarlo". "Andate e cercate",
disse Erode "e se troverete fatemelo sapere affinché anch'io venga a adorarlo".
I magi poi se ne andarono. [3] Ed ecco che la stella che avevano visto nell'oriente li precedeva fino
a che giunsero alla grotta, e si arrestò in cima alla grotta. I magi, visto il bambino con Maria sua
madre, trassero fuori dei doni dalla loro bisaccia: oro, incenso e mirra.
[4] Essendo stati avvertiti da un angelo di non entrare nella Giudea, se ne tornarono al loro paese
per un'altra via.
XXII
[22, 1] Accortosi di essere stato giocato dai magi, Erode si adirò e mandò dei sicari, dicendo loro:
"Ammazzate i bambini dai due anni in giù".
[2] Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasciò e lo pose in
una mangiatoia di buoi. [3] Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla
montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c'era alcun posto come nascondiglio.
Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: "Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio".
Subito il monte si spaccò e l'accolse. E apparve per loro una luce, perché un angelo del Signore era
con loro per custodirli.
XXIII
[23, 1] Erode, nel mentre, cercava Giovanni, e mandò dei ministri da Zaccaria, dicendo: "Dove hai
nascosto tuo figlio?". Rispose loro: "Io sono un pubblico ufficiale di Dio e dimoro costantemente
nel tempio del Signore, non so dove sia mio figlio". [2] I ministri se ne ritornarono per riferire tutto
ciò a Erode. Adiratosi, Erode disse loro: "E' suo figlio colui che regnerà su Israele!". Mandò, perciò,
di nuovo da lui per dirgli: "Dì proprio la verità: dov'è tuo figlio? Sai bene che il tuo sangue sta sotto
la mia mano". [3] Zaccaria rispose: "Se tu spargerai il mio sangue, io sarò un testimone di Dio. Il
mio spirito sarà accolto dal Padrone, poiché tu spargerai sangue innocente nel vestibolo del tempio
del Signore". Allo spuntare del giorno, Zaccaria fu ucciso. I figli di Israele non sapevano che era
stato ucciso.

XXIV
[24, 1] All'ora del saluto, i sacerdoti uscirono, ma Zaccaria non venne loro incontro, come di solito,
con la benedizione. I sacerdoti stettero a aspettare Zaccaria per salutarlo nella preghiera e glorificare
l'Altissimo. [2] Ma, dato che tardava, tutti si intimorirono. Uno di loro si fece coraggio: entrò e vide
presso l'altare del sangue coagulato e udì una voce che diceva: "Zaccaria è stato ucciso! Il suo
sangue non sarà cancellato fino a quando non giungerà il suo vendicatore". All'udire tali parole ebbe
paura, e uscì per riferire ai sacerdoti. [3] Questi si fecero coraggio, entrarono e videro quanto era
accaduto: gemette la travatura del tempio, ed essi si strapparono le vesti dall'alto in basso. Non
trovarono il suo corpo, trovarono invece il suo sangue pietrificato. Pieni di timore, uscirono e
annunziarono a tutto il popolo che Zaccaria era stato ucciso. Lo vennero a sapere tutte le tribù del
popolo, che lo piansero e fecero cordoglio per tre giorni e tre notti. [4] Dopo i tre giorni, i sacerdoti
deliberarono chi mettere al suo posto, e la sorte cadde su Simeone. Questo, infatti, era colui che era
stato avvisato dallo Spirito santo che non avrebbe visto la morte fino a quando non avesse visto il
Cristo nella carne.
XXV
[25, 1] Alla morte di Erode, essendo sorto a Gerusalemme un trambusto, io Giacomo, che ho scritto
questa storia, mi ritirai nel deserto, fino a quando cessò il trambusto a Gerusalemme, glorificando il
Padrone Dio che mi ha concesso il dono e la saggezza per scrivere questa storia. [2] La grazia sarà
in coloro che temono il Signore nostro Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.


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