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CS Saipem terzo titolo .pdf


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L’innovazione tecnologica green di Saipem: dal fv
marino agli aquiloni eolici
Saipem sta ridisegnando il proprio ruolo nel comparto
energetico ampliando il portafoglio tecnologico green con
soluzioni di ultima generazione, in linea con gli obiettivi mondiali
di sviluppo sostenibile
ROMA, Agosto 2020 - Isole di fotovoltaico marino, aquiloni in grado di sfruttare i venti ad alta
quota, fondazioni per turbine eoliche (fisse e galleggianti), robot subacquei e impianti per
catturare energia da onde e correnti. C’è la migliore innovazione verde degli ultimi anni nel
“mare tecnologico” di Saipem, la società che oggi si qualifica come un fornitore globale di
servizi nel settore dell’energia e delle infrastrutture. Con l’avvio della transizione energetica, il
gruppo ha rapidamente ampliato il suo portafoglio di soluzioni e servizi focalizzandosi sul gas e
diversificandosi nelle rinnovabili, offrendo nuovi modelli di business e tecnologie green e
spostando in avanti le frontiere dell’innovazione per continuare a creare valore economico e
sociale.
Il gruppo ha trasformato l’esperienza accumulata negli oltre 60 anni di storia nel settore
idrocarburi, in un vantaggio con cui affrontare e anticipare le nuove sfide energetiche. E lo ha
fatto investendo fortemente nel “futuro”. Basti pensare che nel 2019 la società ha speso per le
nuove tecnologie una cifra complessiva di 79 milioni di euro, ampliando a circa 2.700 i
brevetti e le domande di brevetto, depositate a livello mondiale.
Se la cifra distintiva è quella dell’innovazione, le parole chiave per declinarla sono sicurezza e
sostenibilità, anche quando si tratta di progetti pionieristici. Ne sono un esempio l’ampio
numero di soluzioni sviluppate sinergicamente dalle sue divisioni XSIGHT ed E&C Offshore,
prodotti in grado di sfruttare le fonti rinnovabili di mari e oceani anche in ambienti estremi, aree
remote o acque profonde.
In questo contesto una delle opere di ingegneria più interessanti ed attuali è l’Hexafloat,
una fondazione galleggiante a pendolo per aerogeneratori offshore. La struttura è stata
studiata per consentire agli sviluppatori eolici di accedere a siti con fondali profondi,
semplificando i lavori d’installazione rispetto alle fondazioni fisse.
Si tratta di un elemento fondamentale sia per catturare i venti più forti che soffiano in mare
aperto, sia per tutti quei Paesi, come l’Italia, che non sono caratterizzati da bassi fondali
sfruttabili. Attualmente sono in corso tavoli con istituti di ricerca nazionali che potrebbero
consentire di testare, in scala ridotta, tale fondazione galleggiante, favorendone lo sviluppo e
l’utilizzo anche nel nostro paese.

Non sfrutta invece l’energia del vento, bensì quella solare, il concept sviluppato dalla
controllata norvegese Moss Maritime, società di ingegneria navale parte della divisione
XSIGHT. La società ha creato un design ad hoc che facilita la costruzione e la installazione
di impianti fotovoltaici in mare. Si tratta una piattaforma galleggiante, modulare e flessibile,
che può essere personalizzata in base al luogo d’installazione e alla potenza cercata. Ed è
stata appositamente progettata per resistere a condizioni meteorologiche moderatamente
avverse assicurando l’integrità dei moduli e la capacità di produzione.
Tale soluzione tecnologica si potrebbe ben integrare anche con l’eolico offshore per
applicazioni anche nel mare Adriatico, consentendo uno sfruttamento combinato della risorse
naturali e lo sviluppo di iniziative completamente sostenibili.
Dalle tecnologie sopra l’acqua si passa a quelle dentro l’acqua, con impianti in grado di
catturare l’energia marina. Uno di questi è il Penguin Wave Energy Convert (WEC), una
delle più promettenti tecnologie per produrre elettricità dalle onde. Saipem ha firmato un
protocollo d’intesa con la finlandese Wello OY, la società creatrice, per perfezionare il sistema
e testarlo nelle acque spagnole. Allo stesso tempo, sta valutando una possibile integrazione di
questa tecnologia nelle tradizionali infrastrutture offshore del comparto idrocarburi, con
l’obiettivo di migliorarne l’efficienza e la sostenibilità.
La società sta collaborando anche con Seapower, un consorzio fondato dall’Università
Federico II di Napoli, sul sistema Gemstar. Di cosa si tratta? Di una turbina sottomarina in
grado di generare elettricità dai flussi d’acqua lenti, ossia correnti marine, di marea e fluviali. Il
primo prototipo, un’unità da 300 kW, sarà installato nello Stretto di Messina.
In realtà, il parco di innovazioni nell’offshore non si esaurisce qui ma abbraccia una lunga lista
di tecnologie, che comprendo anche progetti mirati all’utilizzo di tecnologie per la produzione di
idrogeno verde, i robot subacquei, come Hydrone-R o il veicolo autonomo FlatFish, aquiloni
eolici progettati assieme alla KiteGen Venture o l’Offset Installation Equipmen (OIE), un
sistema subacqueo di rapida reazione a Oil Spill unico al mondo.

TAG: Saipem, innovazione verde, tecnologie offshore, eolico galleggiante


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