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SERGYEI NILUS
L'INTERNAZIONALE EBRAICA

PROTOCOLLI
DEI "SAVI ANZIANI"

DI SION
VERSIONE ITALIANA CON APPENDICE
ROMA
LA VITA ITALIANA
RASSEGNA MENSILE DI POLITIC
Via dell'Unità, 25
1921

The Protocols of Zion

Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

Quanto segue è la copia esatta digitalizzata,
comprensiva delle note, degli a capo e dei corsivi
(ad eccezione dell'Appendice), del volume del 1921.

Il presente documento è stato elaborato da Fabio Galante

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

INDICE
INTRODUZIONE...........................................................................................................................................................4
PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE INGLESE............................................................................................................5
INTRODUZIONE DEL PROF. SERGYEI NILUS (1905) ..............................................................................................6
PROTOCOLLO I ...........................................................................................................................................................8
PROTOCOLLO II ........................................................................................................................................................11
PROTOCOLLO III .......................................................................................................................................................12
PROTOCOLLO IV ......................................................................................................................................................14
PROTOCOLLO V .......................................................................................................................................................15
PROTOCOLLO VI ......................................................................................................................................................17
PROTOCOLLO VII .....................................................................................................................................................18
PROTOCOLLO VIII ....................................................................................................................................................19
PROTOCOLLO IX ......................................................................................................................................................20
PROTOCOLLO X .......................................................................................................................................................22
PROTOCOLLO XI ......................................................................................................................................................25
PROTOCOLLO XII .....................................................................................................................................................26
PROTOCOLLO XIII ....................................................................................................................................................29
PROTOCOLLO XIV ....................................................................................................................................................30
PROTOCOLLO XV .....................................................................................................................................................31
PROTOCOLLO XVI ....................................................................................................................................................35
PROTOCOLLO XVII ...................................................................................................................................................36
PROTOCOLLO XVIII ..................................................................................................................................................38
PROTOCOLLO XIX ....................................................................................................................................................39
PROTOCOLLO XX .....................................................................................................................................................40
PROTOCOLLO XXI ....................................................................................................................................................44
PROTOCOLLO XXII ...................................................................................................................................................46
PROTOCOLLO XXIII ..................................................................................................................................................47
PROTOCOLLO XXIV..................................................................................................................................................48
EPILOGO DI SERGYEI NILUS ..................................................................................................................................49

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

INTRODUZIONE
Uomini siate, e non pecore matte,
Sì che 'l giudeo tra voi di voi non rida.
(Dante: Par. c. V; v. 80, 81)
Il Times di Londra l'8 maggio 1920 dava un largo sunto dei "Protocolli dei Savi Anziani di Sion", annunziando che
questi furono pubblicati in Russia a Tsarkoye Sielo nel 1905 e che la biblioteca del British Museum ne possedeva
una copia col timbro di entrata del 10 agosto 1906, n. 3926 d 17.
L'autorità del giornale richiamava sulla pubblicazione l'attenzione degli studiosi e degli uomini politici, l'opinione
pubblica ne fu commossa e le edizioni si vennero moltiplicando mentre quelle esistenti si diffondevano
rapidamente. Tra queste le più notevoli sono: quella tedesca di Gottfried Zur Beek: Die Geheimnisse der Weisen
von Zion (I misteri dei saggi di Sion) edita a Charlottenburg dall'Auf Vorposten (1919, 4° piccolo pp. 256) con una
importante bibliografia sulla quistione ebraica, e due edizioni inglesi, la prima edita sui primi del 1920 a Boston
(Small Majnard and C.), la seconda edita a Londra (The Britons: 62 Oxford Street) Protocols of the Learned Elders
of Zion. Sono poi seguite numerose edizioni in Francia, Polonia, ecc.
Una grave quistione si è dibattuta recentemente sull'autenticità dei Protocolli. Noi non vogliamo dissimularla, sia
per omaggio alla verità, sia perché i poco scrupolosi non ne abusino. Anzi noi eviteremo di voler risolvere quella
quistione nel senso formale, e d'altronde la discussione è troppo lunga e complessa perché qui possiamo
riprodurla, tanto più che vi sono sempre convinti sostenitori d'ambo le parti. A mo' di esempio rammenteremo
questo punto: il fatto indiscutibile innanzi accennato che i Protocolli furono pubblicati in Russia nel 1905 (l'anno
seguente il British Museum ne registrava una copia) è citato dagli assertori dell'autenticità come una prova,
giacché nessuno potrà dire che la prodigiosa realizzazione odierna dei Protocolli sia il volgare trucco di una opera
stampata après coup con una data anteriore. I negatori dell'autenticità citano questo stesso fatto per la loro tesi,
dicendo che quando in Russia comparvero i Protocolli, e poi furono ripubblicati, essi non furono presi in
considerazione dagli stessi giornali e circoli antisemiti russi che pur avevano tutto l'interesse di farlo: segno, dicono
i negatori della autenticità, che si sapeva esser quello un prodotto della celebre "Okhrana".
Come vedono i nostri lettori, c'è da continuare per un pezzo sulla stessa strada. Ebbene noi taglieremo corto con
questa semplice affermazione: il suddetto dibattito verte materialmente sull'autenticità propriamente detta del
documento, cioè se realmente gli "Anziani di Sion" si siano radunati nel tale anno e luogo, ed abbiano redatto,
parola per parola, quei Protocolli. Ma un'altra quistione, meno formale e più sostanziale, s'impone: quella della loro
veridicità.
Nessuno nega che un programma reso pubblico nel 1905 abbia oggi il suo pieno, stupefacente, spaventoso
adempimento, e non solo in genere ma in molti punti particolari. O il documento è formalmente autentico, od esso
fu compilato su varii documenti autentici e su informazioni sicure, dando a queste membra sparse una unità di
corpo.
Ora, ogni onesto e intelligente lettore troverà che nell'uno e nell'altro caso il documento è prezioso. E come tale lo
presentiamo al pubblico italiano.
Quando nel 1905 il professor Sergyei Nilus rivelava, con la pubblicazione dei Protocolli, il piano di conquista
politica del Sionismo ribelle ed oppresso, era ben lungi dal supporre che - quindici anni dopo - la sua pubblicazione
sarebbe apparsa come la voce profetica alla quale il mondo ebbe il torto di non dare a suo tempo ascolto.
Oggi una parte del terribile piano è attuata.

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE INGLESE
Londra, 2 dicembre 1919.
In questo momento in cui tutta l'Europa Occidentale si occupa dei benefici derivanti dai governi costituzionali e
discute da un lato i meriti e dall'altro le iniquità del Massimalismo (Bolscevismo), ritengo di poter presentare con
profitto al pubblico la traduzione di un libro stampato a Tsarkoye Sielo in Russia, nell'anno 1905.
Si può vedere una copia del documento originale alla biblioteca del British Museum, sotto il N. 3926 d 17, che porta
il bollo di entrata: "10 agosto 1906 British Museum". Quante altre copie di questo libro si trovino per il mondo non
sono in grado di dire, giacché sembra, che poco dopo la sua comparsa, nel I905, quasi tutte le copie esistenti
siano state comperate simultaneamente ed apparentemente con uno scopo prefisso. Debbo inoltre prevenire i miei
lettori, che non devono portare una copia di questa traduzione in Russia, giacché chiunque ivi ne fosse trovato in
possesso sarebbe immediatamente fucilato dai Bolscevichi, quale portatore di "propaganda reazionaria".
Il libro fu presentato al popolo russo dal professore Sergyei Nilus. Esso consiste di:
1) Un'introduzione al testo principale, scritta dal Sergyei Nilus nel 1905.
2) Appunti su conferenze fatte a studenti ebrei a parigi nell'anno 1901.
3) Una parte di un epilogo scritto dallo stesso Sergyei Nilus che non ho ritenuto necessario riprodurre totalmente,
giacché in gran parte non interesserebbe il pubblico e non riguarda il tema che mi propongo e cioè: il Pericolo
Ebraico.
Chiedo ai miei lettori di tener presente, che le conferenze sopra accennale furono fatte nel 1901, e che
l'introduzione di Nilus, nonché l'epilogo furono scritti nel 1905.
È impossibile leggere qualsiasi parte di questo volume, oggi, senza esser colpiti dalla nota fortemente profetica che
lo domina; non solo per quanto riguarda la ex Santa Russia, ma anche rispetto a talune sinistre evoluzioni che si
osservano in tutto il mondo nel momento attuale.
Gentili. - In guardia!

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

INTRODUZIONE DEL PROF. SERGYEI NILUS (1905)
Mi è stato dato, da un amico personale ora defunto, un manoscritto il quale, con una precisione e chiarezza
straordinaria, descrive il piano e lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale, che ha il preciso scopo di.
determinare lo smembramento inevitabile del mondo non rigenerato [Dal punto di vista ebraico, s'intende. - N. d. t.].
Questo documento venne nelle mie mani circa quattro anni fa (1901) insieme con l'assoluta garanzia che è la
traduzione verace di documenti (originali), rubati da una donna ad uno dei capi più potenti, e più altamente iniziati
della Massoneria [Massoneria Orientale]. Il furto fu compiuto alla fine di un'assemblea segreta degli "Iniziati" in
Francia - paese che è il nido della "cospirazione massonica ebraica".
A coloro che desiderano di vedere e udire oso svelare questo manoscritto col titolo di "Protocolli degli Anziani di
Sionne".
Chi esamina questi appunti può, a prima vista, riportarne l'impressione che essi contengano ciò che di solito
chiamiamo assiomi; vale a dire delle verità più o meno conosciute, quantunque espresse con un'asprezza ed un
sentimento d'odio che di solito non accompagnano le manifestazioni di simili verità. Ribolle fra le righe
quell'arrogante e profondo odio di razza e di religione che per lungo tempo è riuscito a nascondersi; ora questo
odio gorgoglia, si riversa e sembra che trabocchi da un recipiente colmo di furore e di vendetta, odio pienamente
conscio della meta agognata che si avvicina!
Debbo avvertire che il titolo di questo libro non corrisponde esattamente al contenuto. Non si tratta precisamente di
verbali di adunanze, ma bensì di. un rapporto, diviso in sezioni non sempre logicamente seguentisi, presentate da
un potente personaggio. Il documento dà l'impressione di essere una parte di un complesso minaccioso e di
maggiore importanza, del quale manca il principio. L'origine, già menzionata, di questo documento è evidente.
Secondo le profezie dei Santi Padri, le gesta degli Anti-Cristo devono sempre essere una parodia della vita di
Cristo, ed essi pure debbono avere il loro Giuda. Ma, ben inteso, dal punto di vista terrestre questo Giuda non
raggiungerà il suo scopo; e perciò, - benché di breve durata, - una vittoria completa di questo "Sovrano del mondo"
(l'Anti-Cristo) è assicurata. Si comprende che questo accenno alle parole di W. Soloviev non è adoperato qui come
prova della loro autorità scientifica. Dal punto di vista escatologico, non è la scienza che lavora, ma bensì il destino
che eseguisce la propria parte importante. Soloviev ci fornisce il canovaccio, sarà il manoscritto che eseguirà il
ricamo.
Ci si potrà rimproverare la natura apocrifa di questo documento, ma se fosse possibile di provare l'esistenza di
questo complotto mondiale per mezzo di lettere e di testimonianze, e di smascherare i capi tenendone i fili
sanguinolenti per le mani, i "Misteri dell'iniquità" sarebbero violati. Secondo la tradizione non devono essere
smascherati completamente sino al giorno della incarnazione del "Figlio della perdizione" (l'Anticristo). Non
possiamo, nell'attuale complicazione di procedimenti delittuosi, sperar di avere prove dirette, ma dobbiamo
contentarci della certezza acquistata mediante l'insieme delle circostanze, per cui non rimarrà alcun dubbio nella
mente di ogni osservatore cristiano. Ciò che segue dovrebbe esser prova sufficiente per tutti coloro che hanno
"orecchi per sentire": è lo scopo che ci siamo prefissi, di spingere tutti a proteggersi a tempo e a tenersi in guardia.
La nostra coscienza sarà soddisfatta se, coll'aiuto di Dio, potremo raggiungere il nostro scopo, senza tuttavia
suscitare ira contro il popolo accecato d'Israele. Confidiamo che i Gentili non nutriranno sentimenti di odio verso la
massa credenzona degli israeliti, inconsapevole del peccato satanico dei suoi capi - gli Scribi e i Farisei - i quali
hanno di già una volta dato la prova di essere la distruzione di Israele. Per scansare l'ira di Dio rimane una sola via
- l'unione di tutti i cristiani in Nostro Signore Gesù Cristo, il pentimento nostro e degli altri - oppure lo sterminio
totale. Ma è questo possibile date le condizioni attuali del mondo non rigenerato? Non è possibile per il mondo, ma
lo è ancora per la Russia credente. La condizione politica degli Stati Europei Occidentali e dei loro possedimenti o
domini in altri continenti, fu profetizzata dal Principe degli Apostoli. L'umanità che aspira al perfezionamento della
sua vita terrestre va in cerca di una realizzazione maggiore dell'idea di potenza, che dovrebbe assicurare il
benessere di tutti; e brama un regno di sazietà universale, essendo questo diventato il più alto ideale della vita
umana. Essa ha cambiato l'indirizzo dei suoi ideali, dichiarando completamente screditata la Fede Cristiana perché
essa non ha giustificato le speranze che si riponevano in essa. L'umanità rovescia i suoi idoli di ieri, ne crea dei
nuovi, innalza nuovi Dei sugli altari, erige loro tempî, più lussuosi e magnifici gli uni degli altri; poi li depone e li
distrugge nuovamente. Il genere umano ha perduto perfino il concetto del potere dato da Dio ai suoi Eletti e si
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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

avvicina sempre più allo stato di anarchia. Fra poco il pernio della bilancia repubblicana e costituzionale sarà
consumato; la bilancia crollerà, e crollando trascinerà tutti i Governi nell'abisso dell'anarchia furente.
L'ultima barricata, l'ultimo rifugio del mondo contro l'uragano che viene è la Russia. In essa la vera fede vive
ancora e l'Imperatore consacrato rimane il suo protettore sicuro.
Tutti gli sforzi di distruzione dei servi sinistri e palesi dell'Anticristo, tutti gli sforzi dei suoi lavoratori coscienti e
incoscienti, sono concentrati contro la Russia. Le ragioni di questo sforzo sono conosciute, l'obiettivo è conosciuto
e deve essere conosciuto dalla Russia fedele e credente. Quanto più è minaccioso il momento che si approssima e
più spaventevoli sono gli avvenimenti che si avvicinano nascosti nelle dense nubi, tanto più devono battere con
coraggio e determinazione sempre maggiore i cuori russi intrepidi ed audaci. Devono coraggiosamente unirsi
intorno allo stendardo sacro della loro Chiesa ed al Trono del loro Imperatore. Fintanto che vive l'anima, fintanto
che il cuore batte nel petto non deve trovar posto lo spettro mortale della disperazione; tocca a noi con la nostra
fede di ottenere la misericordia dell'Onnipotente e di ritardare l'ora della caduta della Russia.

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
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PROTOCOLLO I
Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione e, per mezzo di paragoni e deduzioni,
arriveremo a dare una spiegazione completa esponendo così il concetto della nostra politica e di quella dei Goys
(parola ebraica per definire tutti i Gentili). Si deve anzitutto notare che gl'individui corrotti sono assai più numerosi
di coloro che hanno nobili istinti, perciò nel governare il mondo i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e
l'intimidazione, anziché con le discussioni accademiche. Ogni uomo mira al potere, ognuno vorrebbe essere un
dittatore e sono, in vero, assai rari coloro che non sono pronti a sacrificare il benessere altrui pur di raggiungere le
proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve che chiamiamo uomini? Che cosa li ha governati? Nei primordi
della civiltà si sono sottomessi alla forza cieca e brutale, poi alla legge la quale - in realtà - è la stessa forza, ma
mascherata. Da ciò debbo dedurre che, secondo la legge della natura, il diritto sta nella forza. La libertà politica
non è un fatto, ma una idea.
Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita, allo scopo di servirsene come di un'esca per attirare
la forza della plebe al proprio partito, se detto partito ha deciso di usurpare il potere di un rivale. Il problema viene
semplificato, se questo rivale diventa infetto da idee di "libertà" - dal cosiddetto liberalismo - e se per questo ideale
cede una parte del suo potere. In queste circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra le
abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale, perché la forza cieca del popolo non può esistere
per un solo giorno senza un Capo che la guidi, ed il nuovo Governo non fa che sostituire il vecchio indebolito dal
suo liberalismo.
Oggi giorno la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali. Vi fu un tempo in cui la religione governava. Il
concetto della libertà non è realizzabile perché nessuno sa adoperarla con discrezione. Basta dare l'autonomia di
governo ad un popolo, per un periodo brevissimo, perché esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel
momento stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si trasformano in guerre civili, l'incendio si appicca ovunque
e gli Stati cessano virtualmente di esistere. Lo stato, sia che si esaurisca in convulsioni interne, sia che la guerra
civile lo dia in mano a un nemico esterno - può considerarsi definitivamente e totalmente distrutto e sarà in nostro
potere. Il dispotismo capitalista, che è interamente nelle nostre mani, gli tenderà un fuscello al quale lo Stato dovrà
inevitabilmente aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente nell'abisso.
Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni sono immorali farò una domanda: perché
non è immorale per uno Stato che ha due nemici, uno esterno e l'altro interno, il servirsi contro l'uno di mezzi
difensivi diversi da quelli che usa contro l'altro, formando cioè piani segreti di difesa, e di attacco di notte o con
forze superiori? Dunque, perché dovrebbe essere immorale per lo Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro
ciò che rovina le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esistenza? Può una mente sana e logica
sperare di governare una massa con successo per mezzo di argomenti e ragionamenti, quando sussiste la
possibilità che essi siano contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e ridicoli, vengano presentati in guisa
attraente a quella parte della plebe, che non è capace di ragionare o di approfondire, guidata come è interamente
da piccole passioni e convenzioni, o da teorie sentimentali?
Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che sono sorti e saliti da essa, vengono
avviluppati in dissensi di partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla base di argomenti sani e
convincenti. Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella sua
totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde, seminando in questo modo i germi dell'anarchia.
La politica non ha niente di comune con la morale; un sovrano che si lascia guidare dalla morale non è un accorto
politico, conseguentemente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed
all'ipocrisia. L'onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica. Esse fanno perdere il trono più
certamente che non il più acerrimo nemico. Queste qualità devono essere gli attributi delle nazioni Gentili, ma noi
non siamo affatto costretti a lasciarci andare da esse. Il nostro diritto sta nella forza. La parola "diritto" rappresenta
un'idea astratta senza base alcuna, e significa né più né meno che: "datemi quello che voglio perché io possa
dimostrarvi in conseguenza che io son più forte di voi".
Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere è male organizzato, ove le leggi e le personalità
del regnante sono resi inefficaci dal continuo liberalismo invadente, io mi servo di una nuova forma di attacco
usando del diritto della forza per distruggere i canoni e i regolamenti già esistenti, impadronirmi delle leggi,
riorganizzare tutte le istituzioni, e diventare così il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al
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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti condizioni dell'autorità civile, sarà maggiore
di qualsiasi altra, perché sarà invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto forti da non temere più nessun
attacco per quanto astutamente preparato. Dal male temporaneo, al quale siamo obbligati a ricorrere, emergerà il
benefizio in un regime incrollabile che reintegrerà il funzionamento dell'esistenza naturale, distrutto dal liberalismo.
Il fine giustifica i mezzi.
Nel formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto a ciò che è buono e morale, quanto a ciò che è
necessario e vantaggioso.
Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla quale non dobbiamo deviare, altrimenti
distruggeremo il lavoro di secoli. Per stabilire uno schema d'azione adeguato, dobbiamo tener presente la
meschinità, l'incostanza e la mancanza di equilibrio morale della folla, nonché l'incapacità sua di comprendere e di
rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua esistenza. Si deve comprendere, che la forza della
folla è cieca e senza acume; che porge ascolto ora a destra ora a sinistra. Se il cieco guida il cieco, ambedue
cadranno nella fossa. Conseguentemente quei membri della folla che sono venuti su da essa, non possono, anche
essendo degli uomini d'ingegno, guidare le masse senza rovinare la Nazione. Solamente chi è stato educato alla
sovranità autocratica può leggere le parole formate con l'alfabeto politico. Il popolo abbandonato a sé stesso, cioè
in balìa di individui saliti su dalla plebe, viene rovinato dai dissensi di partito che hanno origine dall'avidità di potere
e dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e disordini.
È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente ed amministrare senza gelosia gli affari di Stato
che non devono confondere con i loro interessi personali? Possono le masse organizzare la difesa contro il nemico
esterno? Ciò è assolutamente impossibile, perché un piano suddiviso in tante parti quante sono le menti della
massa, perde il suo valore e quindi diventa inintelligibile ed ineseguibile. Soltanto un autocrate può concepire piani
vasti, assegnando la sua parte a ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi concludiamo essere
utile per il benessere del paese, che il governo del medesimo sia nelle mani di un solo individuo responsabile.
Senza il dispotismo assoluto la civiltà non può esistere, perché la civiltà può essere promossa solamente sotto la
protezione del regnante, chiunque egli sia, e non dalla massa.
La folla è barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La turba, appena acquista la libertà, rapidamente la
trasforma in anarchia, la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno sguardo a quei bruti
alcoolizzati ridotti all'imbecillità dalle bevande il cui consumo illimitato è tollerato dalla libertà! Dovremo noi
permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare altrettanto? I popoli della Cristianità sono fuorviati dall'alcool; la loro
gioventù è resa folle dalle orgie classiche e premature alle quali l'hanno istigata i nostri agenti - e cioè i precettori, i
domestici, le istitutrici, gli impiegati, i commessi e via dicendo -; dalle nostre donne nei loro luoghi di divertimento;
ed a queste ultime aggiungo anche le cosiddette "Signore della Società" - loro spontanee seguaci nella corruzione
e nella lussuria.
Il nostro motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!".
In politica vince soltanto la forza schietta, specialmente se essa si nasconde nell'ingegno indispensabile per un
uomo di Stato. La violenza deve essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia debbono essere la regola di quei governi
che non desiderano di deporre la loro corona ai piedi degli agenti di una potenza nuova. Il male è l'unico mezzo per
raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo arrestarci dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento, se questi
mezzi debbono servire al successo della nostra causa.
In politica dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna esitazione, se con ciò possiamo ottenere
l'assoggettamento altrui e il potere per noi. Il nostro Stato, seguendo la via della conquista pacifica, ha il diritto di
sostituire agli orrori della guerra le esecuzioni, meno appariscenti e più utili, che sono i mezzi necessari per
mantenere il terrore, producendo una sottomissione cieca. La severità giusta ed implacabile è il fattore principale
della potenza dello Stato. Non solo perché è vantaggioso, ma altresì per dovere e per la vittoria, dobbiamo
attenerci al programma della violenza e dell'ipocrisia. I nostri principi sono altrettanto potenti quanto i mezzi coi
quali li mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui non solo con questi mezzi medesimi ma anche con la severità
delle nostre dottrine, trionferemo ed assoggetteremo tutti i Governi al nostro Super-Governo. Basta che si sappia
che siamo implacabili per prevenire ogni recalcitranza. Anche nel passato noi fummo i primi a gettare al popolo le
parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza, fratellanza". Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi, da pappagalli
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Protocolli dei Savi anziani di Sion
Tratto da www.juliusevola.it

ignoranti accorrenti in folla da ogni dove intorno a quest'insegna. Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la
prosperità ed all'individuo la vera libertà personale, che prima era stata così bene salvaguardata, impedendo alla
plebaglia di soffocarla.
I Gentili sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto fossero astratte le parole che pronunciavano e non
si accorsero che queste parole non solo non si accordavano, ma si contraddicevano addirittura.
Essi non seppero vedere che l'eguaglianza non esiste nella natura, la quale crea calibri diversi e disuguali di
mente, carattere e capacità. Così è d'uopo assoggettarsi alle leggi della natura. Questi sapientoni non seppero
intuire che la massa è una potenza cieca e che coloro i quali, emergendo da essa, vengono chiamati al governo,
sono ugualmente ciechi in fatto di politica; che un uomo destinato a regnare può governare, anche se sia uno
sciocco, ma che un uomo il quale non è stato preparato a tale compito, non comprenderebbe nulla di politica anche
se fosse un genio. I Gentili hanno messo da parte tutto ciò, mentre è su questa base, che fu fondato il governo
dinastico.
Il padre soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento delle evoluzioni politiche in maniera tale che
nessuno, fuorché i membri della dinastia, potesse averne conoscenza e che pertanto nessuno potesse svelarne i
segreti al popolo governato. Col tempo il significato dei veri insegnamenti politici, quali erano trasmessi nelle
dinastie da una generazione all'altra, andò perduto, e questa perdita contribuì al successo della nostra causa. Il
nostro appello di: "libertà, uguaglianza, fratellanza", attirò intiere legioni nelle nostre file dai quattro canti del mondo
attraverso i nostri inconsci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente. Nel frattempo queste
parole rodevano, come altrettanti vermi, il benessere dei Cristiani e distruggevano la loro pace, la loro costanza, la
loro unione, rovinando così le fondamenta degli Stati. Come vedremo in seguito, questa azione determinò il nostro
trionfo. Esso ci dette, fra l'altro, la possibilità di giocare l'asso di briscola, vale a dire di ottenere l'abolizione di
privilegi; ossia, in altre parole, l'abolizione dell'aristocrazia dei Gentili, la quale era l'unica difesa che le Nazioni ed i
paesi possedevano contro di noi. Sopra le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria, costruimmo
un'aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo questa nuova aristocrazia sulla ricchezza, che noi
controllavamo, e sulla scienza promossa dai nostri dotti. Il nostro trionfo fu facilitato dal fatto, che noi, mediante le
nostre relazioni con persone che erano indispensabili, abbiamo sempre agito sulla parte suscettibile della mente
umana; cioè sfruttando l'avidità di guadagno delle nostre vittime, la loro ingordigia, la loro instabilità, nonché
profittando delle esigenze naturali dell'uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa da sé, è capace di
distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza volitiva del popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di tutto
il suo potere di iniziativa. Il significato astratto della parola libertà rese possibile di convincere le turbe che il
Governo non è altro che un gerente rappresentante il possessore - vale a dire la Nazione -; e pertanto può essere
messo da parte come un paio di guanti usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazione possono essere destituiti li
diede in nostro potere e fece sì che la loro nomina è praticamente nelle nostre mani.

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
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PROTOCOLLO II
Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano modificazioni territoriali. In tal modo, senza
alterazioni territoriali, la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica. Allora le nazioni dovranno
riconoscere la nostra superiorità per l'assistenza che sapremo dare ad esse, e questo stato di cose metterà
entrambe le parti alla mercè dei nostri intermediarii internazionali dagli occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi
assolutamente illimitati. Allora i nostri diritti internazionali cancelleranno le leggi del mondo e noi governeremo i
paesi nello stesso modo che i singoli governi governano i loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di
governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno
nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il
mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato la scienza del governo dai nostri piani politici,
dall'esperienza dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I Gentili non traggono
profitto da costanti osservazioni storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare quali possano
esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora
suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel ricordo di godimenti che furono.
Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi di suprema
importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca
fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica,
senza verificarle, le cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di
educarne le menti secondo le nostre direttive. Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il
successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente preparato da noi. L'azione demoralizzatrice di
queste scienze sulle menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci evidente. Per evitare di commettere errori nella
nostra politica e nel nostro lavoro di amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener presente l'attuale
andamento del pensiero, le caratteristiche e le tendenze delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento delle nazioni colle quali veniamo a
contatto. Esso non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull'esperienza del passato, integrata
con le osservazioni dell'ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo
mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le
lagnanze e talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i
governi non seppero usufruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa
acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa accumulammo l'oro: ci costò fiumi di
sangue ed il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato nostro, vale migliaia di Gentili nel cospetto di
Dio.

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PROTOCOLLO III
Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta. Rimane da percorrere ancora una breve
distanza e poi il ciclo del Serpente Simbolico - emblema della nostra gente - sarà completo. Quando questo ciclo
sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente
andrà presto in isfacelo, perché noi ne alteriamo continuamente l'equilibrio, allo scopo di logorarla e distruggerne
l'efficienza al più presto possibile.
I Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente e confidavano di tenerla sempre accuratamente in
equilibrio, ma i suoi sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento nei loro servitori i quali non giovano
nulla ad essi, perché sono trascinati dalla loro illimitata forza d'intrigo, causata dai terrori che prevalgono nelle
Corti. Il Sovrano, siccome non ha i mezzi per penetrare nel cuore del suo popolo, non può difendersi contro gli
intriganti avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso il potere vigile dal potere cieco della popolazione, entrambi
hanno perduto il loro significato, perché una volta divisi, sono spersi l'uno e l'altro come un cieco al quale manchi il
suo bastone. Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aizzammo tutte le Potenze, le une
contro le altre, incoraggiandone le tendenze liberali verso l'indipendenza. Abbiamo fomentato ogni impresa in
questo senso, ponendo così delle armi formidabili nelle mani di tutti i partiti, e abbiamo fatto sì che il potere fosse la
mèta di ogni ambizione. I governi li abbiamo trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il
disordine ed il fallimento appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili trasformarono le assemblee parlamentari
ed amministrative in riunioni di controversia. Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano
continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere preparerà definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e
tutto cadrà sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo è assoggettato nella miseria dal sudore della sua
fronte in un modo assai più formidabile che non dalle leggi della schiavitù. Da quest'ultima i popoli poterono
affrancarsi in un modo o in un altro, mentre nulla li potrà liberare dalla tirannide della completa indigenza.
Ponemmo cura di inserire nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono puramente fittizi. Tutti i cosidetti
"diritti del popolo" possono esistere solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual vantaggio deriva
ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure fatiche ed oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone
ottiene il diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi sciocchezza? A che giova una costituzione
al proletariato, se da essa non riceve altro benefizio che le briciole che gli gettiamo dalla nostra tavola quale
ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri agenti? I diritti repubblicani sono un'ironia per il povero, perché la dura
necessità del lavoro quotidiano gli impedisce di ricavare qualsiasi beneficio da diritti di tal genere e non fa che
togliergli la garanzia di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo degli scioperi, di chi gli dà lavoro e dei
suoi compagni. Sotto i nostri auspici la plebe ha completamente distrutto l'aristocrazia, la quale sempre la
sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio, che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno il
popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal
nulla. Noi abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio, venuti per affrancarlo da ciò che lo
opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Sosteniamo i
comunisti, fingendo di amarli giusta i principii di fratellanza e dell'interesse generale dell'umanità, promosso dalla
nostra massoneria socialista. L'aristocrazia, la quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi operaie, si
interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e robuste. Il nostro scopo è invece l'opposto, vale a dire
che ci interessiamo alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste nel tenere continuamente l'operaio in
uno stato di penuria ed impotenza, perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà e, nel proprio
ambiente, egli non troverà mai la forza e l'energia di insorgere contro di noi. La fame conferirà al Capitalismo dei
diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di quelli che il legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla
aristocrazia.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è
facendo uso di questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.
Quando verrà il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale, provvederemo con questi stessi mezzi, e
cioè servendoci della plebe, a distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro cammino. I Gentili non sono
più capaci di ragionare in materia di scienza, senza il nostro aiuto. Per questo motivo essi non comprendono la
necessità vitale di certe condizioni, che noi ci facciamo un dovere di tener nascoste sino al momento in cui
giungerà la nostra ora; specialmente, che nelle scuole si dovrebbe insegnare la sola vera e più importante di tutte
le scienze, e cioè la scienza della vita dell'uomo e delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe la
spartizione del lavoro e conseguentemente la classificazione degli individui in caste e classi.
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È indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non può esistere, data la natura diversa delle varie
qualità di lavoro; e che pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una casta incorrono in una
responsabilità ben diversa, davanti alla legge, di quelli che commettono un delitto nocivo soltanto al loro onore
personale.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non ammettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo
che il lavoro e gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo scopo di evitare insofferenze umane
derivanti da una educazione non corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad eseguire. Se essi
studiassero questa scienza, il popolo si sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste di
governo classificate da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede
ciecamente nelle parole stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi, ed odia tutte le classi
che crede più elevate della sua. Ciò perché essa non comprende l'importanza di ogni singola casta. Questo odio
diventerà ancora più acuto quando si tratterrà di crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la
produzione. Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili coll'aiuto dell'oro,
che è tutto nelle nostre mani. In pari tempo getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l'Europa. Allora
queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoranza, sono stati gelosi sin dall'infanzia, ne
saccheggeranno gli averi e ne verseranno il sangue. A noi non recheranno danno, perché il momento dell'attacco
ci sarà ben noto, e prenderemo le misure necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo riusciti a persuadere i
Gentili che il liberalismo avrebbe dato loro il regno della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie perché
avrà il potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con giusta severità ogni idea liberale dalle istituzioni.
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi diritti di ogni genere, si immaginò di
essere la padrona e tentò di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco qualsiasi, in ostacoli
innumerevoli. Allora, non volendo tornare al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione: ebbene, tutti i segreti della sua
preparazione organica ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in poi abbiamo fatto subire alle
nazioni una delusione dopo l'altra, cosicché esse dovranno perfino rinnegarci, in favore del Re Despota, uscito dal
sangue di Sionne, che stiamo preparando al mondo.
Nel momento attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili, perché quando siamo assaliti da uno dei
governi dei Gentili, altri ci sostengono. Nella loro immensa bassezza, i popoli Cristiani aiutano la nostra
indipendenza. Ciò fanno quando si prosternano davanti alla forza; quando sono senza pietà per i deboli; crudeli per
le colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di ammettere le contraddizioni della libertà; quando sono
pazienti fino al martirio nel sopportare la violenza di una tirannia audace.
Essi tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei Consigli e Ministri, degli abusi per il più piccolo dei
quali avrebbero ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose? Perché le masse sono tanto illogiche nel
farsi un concetto degli avvenimenti? La ragione è che i despoti persuadono il popolo, per mezzo dei loro agenti,
che l'abuso del potere con evidente danno allo Stato è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per ottenere la
prosperità della popolazione e per l'amore della fratellanza internazionale, dell'unione e dell'eguaglianza. Si
capisce che questi agenti non dicono al popolo, che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro
dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti ed assolvere i colpevoli, convinta che potrà
sempre fare ciò che le pare e piace. La plebe, data questa sua condizione mentale, distrugge tutto ciò che è stabile
e crea lo scompiglio ovunque. La parola "libertà" porta la società a lottare contro tutte le potenze, persino contro le
potenze della Natura e di Dio. Questo è il motivo per cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo cancellare la
parola "libertà" dal dizionario umano, essendo essa il simbolo della forza bestiale che trasforma le popolazioni in
belve assetate di sangue. Occorre però tener presente che queste belve si addormentano appena saziate di
sangue e che in quel momento è facile affascinarle e ridurle in ischiavitù. Se non si procura ad esse del sangue,
non si addormenteranno ma lotteranno fra di loro.

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PROTOCOLLO IV
Ogni Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata dai primi giorni di furia cieca, quando le turbe
annientano e distruggono a destra e a sinistra. La seconda è il regno del demagogo che promuove l'anarchia ed
impone il potere assoluto. Questo dispotismo non è ufficialmente legale ed è, pertanto, irresponsabile; esso è
nascosto ed invisibile, ma nel medesimo tempo si fa sentire. Esso è generalmente controllato da una
organizzazione segreta la quale agisce dietro le spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più audace
e senza scrupoli. A questa forza segreta non importerà di mutare gli agenti che la mascherano. Questi mutamenti
aiuteranno persino l'organizzazione, la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi vecchi servitori, ai quali
avrebbe dovuto dare un forte premio, data la durata del loro servizio. Chi o che cosa può detronizzare una potenza
segreta? Ebbene tale è appunto il nostro Governo. La loggia massonica in ogni parte del mondo agisce
inconsciamente da maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo di questa potenza nel nostro piano di azione,
come i nostri quartieri generali, restano perpetuamente sconosciuti all'universo.
La libertà potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e nei paesi senza pregiudicare il benessere del
popolo, se fosse basata sulla religione, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra da quei concetti di
uguaglianza che sono in contraddizione diretta con le leggi della creazione che hanno ordinato la sottomissione.
Retto da una fede simile, il popolo sarebbe governato dalle parrocchie e vivrebbe tranquillamente ed umilmente
sotto la tutela dei suoi pastori spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da Dio stabilito sulla terra. Ed è perciò che
dobbiamo cancellare persino il concetto di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici e
bisogni materiali. Allo scopo di stornare le menti Cristiane dalla nostra politica è assolutamente necessario di
tenerle occupate nell'industria e nel commercio. Così tutte le nazioni lavoreranno incessantemente per il loro
proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non si accorgeranno del nemico comune. Ma perché la libertà
sconnetta e rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere il commercio sopra una base di
speculazione. Il risultato di ciò sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione, non
rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno, attraverso la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per la
supremazia e la speculazione continua nel mondo degli affari, produrrà una società demoralizzata, egoista e senza
cuore. Questa società diventerà completamente indifferente e persino nemica della religione e disgustata dalla
politica. La bramosia dell'oro sarà l'unica sua guida. E questa società lotterà per l'oro, facendo un vero culto dei
piaceri materiali che esso può procacciarle. Allora le classi inferiori si uniranno a noi contro i nostri rivali - cioè
contro i Gentili privilegiati - senza neppur fingere di essere animate da un motivo nobile, e neppure per amore delle
ricchezze, ma unicamente per il loro odio schietto contro le classi più elevate.

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PROTOCOLLO V
Che genere di governo si può dare ad una società nella quale il subornamento e la corruzione sono penetrate
ovunque; dove le ricchezze si possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti; dove il dissenso
prevale in tutto, e la moralità si mantiene unicamente per mezzo del castigo e di leggi severe, e non in
conseguenza di principi volontariamente accettati; dove il sentimento patriottico e religioso affoga nelle convinzioni
cosmopolitane? Quale altra forma di governo si può dare a simili società, fuorché quella despotica che vi
descriverò ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare le forze sociali per noi. Per mezzo di
nuove leggi regoleremo la vita politica dei nostri sudditi come se fossero tanti pezzi di una macchina. Tali leggi
limiteranno gradatamente tutte le franchigie e le libertà accordate dai Gentili. In questo modo il nostro regno si
svilupperà in un dispotismo così possente, da essere in grado di schiacciare i Gentili malcontenti o recalcitranti in
qualunque ora ed in qualunque luogo.
Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non si confà col progresso attuale della civiltà, ma vi
dimostrerò, invece, che è proprio vero il contrario. Allorquando i popoli consideravano i loro sovrani come
l'espressione della volontà di Dio, si sottomettevano tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno
in cui infondemmo nelle popolazioni il concetto dei loro diritti, esse cominciarono a considerare i Re come semplici
mortali. Al cospetto della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e quando ad essa togliemmo anche
la religione, il potere fu gettato sulla via come pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò, fra le nostre
doti amministrative contiamo quella di saper governare le masse e gl'individui per mezzo di fraseologie astute, di
teorie confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo d'inganno allettante. Tutte queste teorie, che
i Gentili non comprendono affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una così sapiente
argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri rivali, così come essi non possono competere con noi nella
costruzione di piani di solidarietà e di azione politica. L'unica società da noi conosciuta che sarebbe capace di farci
concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi
della plebe stupida per la ragione che questa società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro le
quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il
capo della Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per noi "popolo prediletto" la questione
non è indifferente. Per un certo periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci testa. Ma a questo
riguardo non abbiamo da temere perché siamo salvaguardati dall'odio profondamente radicato che nutrono gli uni
verso gli altri e che non si può estirpare. Abbiamo messo in contrasto gli uni con gli altri tutti gli interessi personali e
nazionali dei Gentili, fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi venti secoli. A tutto questo lavorìo
si deve il fatto, che nessun governo troverebbe appoggio nei suoi vicini, se si appellasse ad essi per opporsi a noi,
perché ognuno di essi sarebbe convinto che un'azione contro di noi potrebbe essere disastrosa per la sua
esistenza individuale. Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare i conti con noi. I Governi non possono
fare il più piccolo trattato senza il nostro intervento segreto. "Per me reges regunt" - i sovrani regnano per mezzo
mio -. Leggiamo nella Legge dei Profeti, che siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato
l'ingegno e la capacità di compiere questo lavoro. Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe forse
ancora combatterci, ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori come noi, e il conflitto fra
lui e noi assumerebbe un carattere tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l'eguale. Oramai è troppo tardi
per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo statale sono messe in moto da una forza che è nelle nostre mani:
l'oro!
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti ha già dimostrato che la forza del capitale
supera il prestigio della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto monopolio dell'industria e del commercio. Questo
scopo viene già raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questo privilegio farà sì che tutta la
forza politica sarà nelle mani dei commercianti, i quali col profitto abusivo opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla guerra. È più importante sapersi servire per la
nostra causa delle passioni ardenti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne uso pel piano nostro piuttosto
che disperderle. Il problema principale per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico mediante
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la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità del
pubblico per mezzo di fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per fatti, perché si contentano di quello che
odono e ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute, o pur no. Conseguentemente
noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno, con
eloquenti discorsi, le loro contribuzioni al "progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte le tendenze e lo comunicheremo a tutti i nostri
oratori, i quali saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà stufo e ristucco di qualunque genere
d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado mediante la espressione
da tutte le parti delle opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano nel labirinto delle medesime. Ed
allora essi comprenderanno, che la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la
politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il
primo segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste nel moltiplicare ad un punto tale
gli errori, i vizi, le passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci chiaro in simile caos.
Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania in
tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in
qualche modo intralciare i nostri progetti. Non vi è nulla di più dannoso dell'iniziativa individuale: se è assecondata
dall'intelligenza essa ci può recare maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi
vicendevolmente.
Dobbiamo dare all'educazione di tutta la società cristiana un indirizzo tale, che le cadano le braccia per
disperazione in tutti i casi nei quali un'impresa domandi dell'iniziativa individuale. La tensione prodotta dalla propria
libertà d'azione, perde di forza quando incontra la libertà d'azione altrui. Ne conseguono le scosse morali, le
disillusioni ed i fallimenti. Con questi mezzi opprimeremo i Cristiani ad un tale punto, che li obbligheremo a
chiederci di governarli internazionalmente. Quando raggiungeremo una simile posizione, potremo immediatamente
assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare un Super-governo universale; al posto dei governi ora
esistenti, metteremo un colosso che si chiamerà l'"Amministrazione del Supergoverno". Le sue mani si
allungheranno come immense tanaglie e disporrà di una tale organizzazione, che otterrà certamente la completa
sottomissione di tutti i paesi.

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PROTOCOLLO VI
Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli - serbatoi di ricchezze colossali - nei quali persino le grandi
fortune dei Gentili saranno coinvolte in modo tale che crolleranno insieme al credito del loro governo il giorno dopo
che avrà avuto luogo la crisi politica [L'intenzione degli Ebrei di ritirare il loro denaro all'ultimo momento è evidente.
(Nota del T. inglese)].
Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l'importanza di questo progetto.
Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro supergoverno, presentandolo come il
protettore e il rimuneratore di tutti coloro che volontariamente si sottometteranno a noi.
L'aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica, di modo non dobbiamo ulteriormente tenerne conto
da questo punto di vista. Però essa, in quanto proprietaria di terreni, costituisce sempre un pericolo per noi,
giacché le sue rendite le assicurano l'indipendenza. Pertanto è essenziale per noi di privare l'aristocrazia delle sue
terre, a qualunque costo. Per raggiungere questo scopo, il modo migliore è quello di aumentare continuamente le
tasse e le imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso livello possibile.
Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno
presto in rovina.
Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima protezione possibile alle industrie ed al
commercio e specialmente alla speculazione, il cui compito principale è di agire come contrappeso alle industrie.
Senza la speculazione, l'industria aumenterebbe il capitale privato e tenderebbe a sollevare l'agricoltura, liberando
le terre dai debiti e dalle ipoteche per gli anticipi delle banche agricole. E' invece essenziale che l'industria
prosciughi la terra di tutte le sue ricchezze, e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze del
mondo ottenute con questi mezzi. In questo modo tutti i Gentili verranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora
essi si piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere.
Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la speculazione, incoraggeremo l'amore pel lusso sfrenato,
che abbiamo già sviluppato. Aumenteremo i salari, ciò che non porterà beneficio all'operaio, perché
contemporaneamente accresceremo il prezzo delle sostanze più necessarie, col pretesto dei cattivi risultati dei
lavori agricoli. Con astuzia mineremo le basi della produzione, seminando i germi della anarchia fra gli operai ed
incoraggiandoli nell'abuso degli alcoolici. Nel tempo stesso adopreremo tutti i mezzi possibili per iscacciare dal
paese tutti i Gentili intelligenti.
Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato delle cose, nasconderemo il nostro piano sotto
l'apparente desiderio di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi economici: questa nostra
propaganda viene aiutata in tutto e per tutto dalle nostre teorie economiche.

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PROTOCOLLO VII
L'intensificazione del servizio militare, nonché l'aumento della polizia sono pure essenziali alla riuscita dei progetti
sovraindicati. Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in tutti i paesi non siavi altro che un
enorme proletariato, cioè altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla nostra causa.
In tutta l'Europa, e con l'aiuto dell'Europa, sugli altri continenti dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità
reciproche. In questo havvi un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i
quali si rendono ben conto che abbiamo il potere o di suscitare qualunque rivolta a piacer nostro, oppure di
ristabilire l'ordine. Tutti i paesi hanno l'abitudine di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa
occorre. In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo
mediante la nostra politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni finanziarie. Per riuscire in
quest'intento, dobbiamo usare molta astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli accordi; ma in quello che
chiamasi "il linguaggio ufficiale", assumeremo la tattica opposta, vale a dire avremo l'apparenza di essere
onestissimi e disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la
parte pomposa degli affari, pel modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di
salvatori dell'umanità. Dobbiamo metterci in condizioni tali da poter rispondere ad ogni opposizione, con una
dichiarazione di guerra da parte del paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci la strada; e qualora
tali confinanti alla loro volta decidessero di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una guerra
universale.
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un
diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al
termine desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosidetta pubblica opinione, che in
realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale - fatte
insignificanti eccezioni di cui non è il caso tener conto - è completamente nelle nostre mani. In breve: per
dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono nostri schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per
mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno di terrore [Notate lo stato attuale della Russia (Nota del T.
inglese)], e qualora tutti i governi insorgessero contro di noi, la nostra risposta sarà data dai cannoni americani,
cinesi e giapponesi.

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PROTOCOLLO VIII
Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero rivolgere contro noi. Ricorreremo alle più
intricate e complicate espressioni del dizionario della legge, allo scopo di scolparci nella eventualità che fossimo
costretti a pronunciare decisioni che potessero sembrare eccessivamente audaci, oppure ingiuste. Perché sarà
sommamente importante esprimere queste decisioni in guisa così efficace, che si presentino alle genti come la
massima manifestazione di moralità, equità e giustizia. Il nostro governo deve essere circondato da tutte le forze
della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà agire. Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli
amministratori, i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre scuole avanzate speciali. Questi individui
conosceranno i segreti della vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con le lettere e le parole
politiche; avranno una perfetta conoscenza della parte intima e segreta della natura umana, con tutte le sue corde
più sensibili, che essi dovranno far risuonare e vibrare secondo la loro volontà. Queste corde costituiscono
l'insieme del cervello dei Gentili; delle loro qualità buone o cattive, delle loro tendenze e dei loro vizi, nonché delle
loro peculiarità di caste e di classi.
S'intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non saranno scelti fra i Gentili, che sono abituati a
fare il loro lavoro amministrativo senza tener presenti i risultati che devono conseguire, e persino senza sapere lo
scopo per cui tali risultati sono richiesti. Gli amministratori dei Gentili formano i documenti senza leggerli e prestano
servizio o per amore o per ambizione.
Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Questo è il motivo per cui si insegna
principalmente agli Ebrei la scienza dell'economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri, di commercianti e,
cosa ancora più importante, di milionarii, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. Nel frattempo, fintanto
che non sarà prudente riempire gli incarichi di governo con i nostri fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a
individui la cui fama e il cui carattere siano così cattivi da scavare un abisso fra essi e la Nazione, ed anche a
gente di tal risma, che abbia timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo scopo di obbligare
costoro a difendere i nostri interessi finché abbiano fiato in corpo.

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PROTOCOLLO IX
Nell'applicare questi nostri principi dovete badare specialmente alle caratteristiche della nazione nella quale vi
trovate e nella quale .dovete operare. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente con successo i nostri
principi, fino a che la nazione di cui si tratta non sarà stata rieducata secondo le nostre dottrine. Procedendo con
cautela nell'applicazione dei nostri principi, vedrete, prima che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più
ostinati, e noi così avremmo aggiunto un'altra nazione alle file di quelle che ci sono già sottomesse.
Alle parole liberali della nostra divisa massonica: "libertà, uguaglianza e fratellanza", sostituiremo, non quelle del
nostro vero motto, ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un'idea, e diremo: "il diritto della libertà, il
dovere dell'uguaglianza ed il concetto della fratellanza" e così prenderemo il toro per le corna. In realtà noi
abbiamo già distrutto tutte le forze di governo fuorché la nostra, benché esistano ancora in teoria. Al momento
attuale, se un Governo assume un atteggiamento a noi contrario si tratta di una pura formalità; esso agisce
essendo noi pienamente informati del suo operato e col nostro consenso, accordato perché le dimostrazioni antisemitiche ci sono utili per mantenere l'ordine fra i nostri fratelli minori. Non amplierò di più questo argomento,
perché lo abbiamo già discusso molte altre volte.
Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro Governo occupa una posizione così
eccessivamente forte di fronte alla legge, che quasi possiamo, per designarlo, adoperare la potente parola:
dittatura. Posso onestamente asserire che al momento attuale noi siamo legislatori; giudichiamo e castighiamo,
giustiziamo e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in capo di tutti gli eserciti e cavalchiamo alla loro
testa.
Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani i frammenti di un partito che una volta fu forte
ed è ora soggetto a noi. Abbiamo un'ambizione senza limiti, un'ingordigia divoratrice, un desiderio di vendetta
spietato ed un odio intenso. Siamo la sorgente di un terrore che esercita la sua influenza a grande distanza.
Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le
monarchie, socialisti, comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro sono aggiogati
al nostro carro. Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere le leggi tuttora
esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi sono tormentati, urlano tranquillità e per amor di pace sono
disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace finché non riconosceranno umilmente
il nostro super-governo internazionale.
Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema sociale, mediante l'internazionale. I dissensi
fra i partiti li danno nelle nostre mani, perché, per condurre un'opposizione è essenziale aver del denaro, e questo
lo controlliamo noi.
Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse alleanza con la potenza cieca della plebe; ma
abbiamo preso tutte le misure preventive necessarie per evitare che ciò avvenisse. Fra queste due potenze
abbiamo edificato una muraglia che consiste nel terrore che ambedue nutrono l'una verso l'altra. Di modo che il
potere cieco della plebe è diventato il sostegno del nostro partito. Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo verso
l'adempimento del nostro scopo. Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra stretta, dobbiamo tenerci
costantemente in contatto colle masse, se non di persona, per lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando
diventeremo una potenza riconosciuta, arringheremo la popolazione di persona, nelle piazze, e la istruiremo nella
politica in quel modo e con quell'indirizzo che giudicheremo conveniente.
Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole di campagna? In ogni caso le parole
pronunciate dall'inviato governativo o dal sovrano stesso, saranno conosciute certamente dall'intera nazione,
perché le diffonderà la voce stessa del popolo.
Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi vi abbiamo posto sopra le nostre mani esperte
impadronendoci delle molle motrici dei loro meccanismi. Questi erano, una volta, congegnati con severità e
giustizia; ma noi abbiamo sostituito a tutto ciò amministrazioni liberali e disordinate.

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Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle elezioni, nell'amministrazione della stampa, nel
promuovere la libertà individuale, e, cosa ancor più importante, nell'educazione, che costituisce il sostegno
principale della libera esistenza.
Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili, insegnandole principii e teorie di cui conoscevamo
la falsità assoluta, pur avendoli inculcati con assidua cura. Pur senza veramente alterare le leggi in vigore, ma
soltanto deformandone il significato ed interpretandole in senso diverso da quello che avevano in mente coloro che
le formularono, abbiamo ottenuto dei risultati estremamente utili. Si è potuto ciò ottenere principalmente per il fatto,
che l'interpretazione nostra nascose il vero significato delle leggi, ed in seguito le rese talmente incomprensibili,
che diventò impossibile per i Governi il dipanare un codice di leggi così confuso. Da ciò ebbe origine la teoria di
non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la coscienza.
Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora i nostri piani siano scoperti prematuramente;
ma noi, anticipando questo avvenimento, possiamo esser sicuri di mettere in azione una forza talmente formidabile
da far rabbrividire anche gli uomini più coraggiosi.
In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi sotterranei: da questi faremo saltare in aria
tutte le città del mondo, insieme alle loro istituzioni e ai loro documenti [Probabilmente è una affermazione da
intendersi al figurato, con allusione al bolscevismo (Nota del T. inglese)].

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PROTOCOLLO X
Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti di tener presente che i governi e le nazioni si
contentano, in politica, del lato appariscente di qualunque cosa.
E, dove troverebbero il tempo di esaminare la parte recondita degli avvenimenti se i loro rappresentanti non
pensano che a divertirsi?
Per la nostra politica è sommamente importante di tener presente il particolare sopradetto, perché ci sarà di grande
aiuto quando discuteremo taluni problemi, come ad esempio la distribuzione del potere, la libertà di parola, di
stampa e di religione, il diritto di fondare associazioni, l'eguaglianze di fronte alla legge, l'inviolabilità della proprietà
e del domicilio, la quistione della tassazione (il concetto della tassazione segreta) e la forza retroattiva delle leggi.
Tutti gli argomenti di questo genere sono di tale natura, che non è prudente di discuterli apertamente in cospetto
del pubblico. Ma nel caso in cui saremo obbligati di farne cenno alla folla, gli argomenti non dovranno essere
enumerati bensì, senza entrare in particolari, si dovranno fare al popolo delle dichiarazioni circa i principii del diritto
moderno riconosciuti da noi.
L'importanza della reticenza sta nel fatto, che un principio il quale non sia stato palesato apertamente, ci lascia una
grande libertà d'azione; mentre il principio stesso, una volta dichiarato, acquista il carattere di una cosa stabilita.
La Nazione tiene in considerazione speciale la potenza di un genio politico e tollera tutte le sue prepotenze
commentandole in questo modo: "Che tiro birbone, ma con che abilità lo ha eseguito!". Oppure: "Che canagliata,
ma come ben fatta, e con quanto coraggio!".
Noi speriamo di attirare tutte le nazioni a lavorare per mettere le fondamenta del nuovo edificio da noi progettato.
Per questa ragione, dobbiamo assicurarci i servizi di agenti audaci e temerarii, capaci di abbattere qualunque
ostacolo al nostro avanzare.
Quando faremo il nostro colpo di Stato, diremo al popolo: "Tutto andava in malora; tutto avete sofferto, ma ora noi
distruggiamo le cause delle vostre sofferenze; vale a dire le nazionalità, le frontiere, e le monete nazionali.
Certamente sarete liberi di condannarci, ma il vostro verdetto non può esser giusto se lo pronunciate prima di
esperimentare ciò che possiamo fare per il vostro bene". Allora il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà
in trionfo. La potenza del voto, al quale abbiamo addestrato i membri più insignificanti dell'umanità per mezzo di
comizi organizzati e di accordi prestabiliti, adempirà allora il suo ultimo compito. Questa potenza, che è stato il
mezzo con cui "ci siamo messi sul trono", ci pagherà l'ultimo suo debito nella sua ansia di vedere il risultato delle
nostre proposte, prima di pronunciare il suo giudizio in proposito. Per raggiungere la maggioranza assoluta
dobbiamo indurre tutti a votare senza distinzione di classe; una maggioranza simile non si potrebbe ottenere dalle
classi educate o da una società divisa in caste.
Dunque, avendo inculcato in ogni uomo il concetto della propria importanza, distruggeremo la vita familiare dei
Gentili e la sua influenza educatrice. Impediremo agli uomini di cervello di farsi avanti, ed il popolo, guidato da noi,
non solo li terrà sottomessi, ma non permetterà neppure ad essi di manifestare i loro piani.
La turba è abituata a darci ascolto, perché la paghiamo per avere l'attenzione e l'obbedienza. Con tutti questi
mezzi creeremo una forza così cieca; che non sarà mai capace di prendere una decisione senza la guida dei nostri
agenti, incaricati di guidarla.
La plebe si sottometterà a questo stato di cose perché saprà che dal beneplacito di questi capi dipenderanno i suoi
salari, i suoi guadagni e tutti gli altri benefizi.
Questo sistema di governo deve essere il lavoro di una mente sola, perché sarebbe impossibile di consolidarlo se
fosse il lavoro combinato di molte intelligenze. Questo è il motivo per cui ci è concesso soltanto di conoscere il
piano d'azione, .ma non dobbiamo in nessuno modo discuterlo, per evitare di distruggerne l'efficacia, il
funzionamento delle sue singole parti ed il valore pratico di ogni suo punto.

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Tali piani, se fossero posti in discussione e modificati in seguito a successivi scrutini, essi verrebbero deformati
dall'insieme dei malintesi mentali, derivanti dal fatto che i votanti non ne avrebbero penetrato profondamente il
significato.
Pertanto è necessario che i nostri piani siano decisivi e logicamente ponderati. Questa è la ragione per cui
dobbiamo evitare ad ogni costo che l'opera grandiosa del nostro duce sia lacerata e fatta in pezzi dalla plebe, o
anche da una camarilla qualsiasi. Per ora questi piani non sconvolgeranno le istituzioni esistenti; ne altereranno
soltanto le teorie economiche e conseguentemente tutto il corso delle loro procedure, che dovranno seguire
inevitabilmente la via tracciata dai nostri piani.
In ogni paese esistono le stesse istituzioni, quantunque sotto nomi diversi, e sono le camere dei rappresentanti del
popolo, i ministeri, il senato, una qualunque specie di consiglio privato, nonché tutti i dipartimenti legislativi e
amministrativi.
Non occorre che io vi spieghi il meccanismo connettente tutte queste differenti istituzioni, perché ne siete
perfettamente al corrente. Notate solamente, che ciascuna delle sopraddette istituzioni corrisponde a qualche
importante funzione del governo. (Adopero la parola "importante", non in riguardo alle istituzioni stesse, ma bensì
riferendomi alle loro funzioni). Tutte queste istituzioni si sono ripartite le varie funzioni governative, vale a dire i
poteri amministrativi, legislativi, ed esecutivi. E le loro funzioni sono diventate simili a quelle dei singoli organi del
corpo umano.
Se danneggiamo una qualunque parte del meccanismo governativo, tutto lo Stato ne soffrirà e ne morirà, come
accade per un corpo umano. Quando inoculammo il veleno del liberalismo nell'organismo dello Stato, la sua
costituzione politica cambiò; gli Stati diventarono infettati da una malattia mortale: la decomposizione del sangue.
Dobbiamo solo attendere la fine della loro agonia. Il liberalismo fece nascere i governi costituzionali, che
sostituirono l'autocrazia, l'unica forma sana di governo dei Gentili. La forma costituzionale, come ben sapete, non è
altro che una scuola di dissensioni, disaccordi, contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa è la scuola di
tutto ciò che indebolisce l'efficienza del governo. La tribuna, come pure la stampa, hanno contribuito a rendere i
governanti deboli ed inattivi, rendendoli in tal modo inutili e superflui; ed. è per questo motivo che in molti paesi
vennero destituiti.
Allora l'istituzione dell'era repubblicana diventò possibile, ed al posto del Sovrano mettemmo una caricatura del
medesimo nella persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le nostre creature e i nostri schiavi.
Così minammo i Gentili, o piuttosto, le nazioni dei Gentili.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile. Allora non avremo più scrupoli a mettere
arditamente in esecuzione i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile il nostro "fantoccio". Cosa c'importa se
le fila dei cacciatori d'impieghi s'indeboliscono; se l'impossibilità di trovare un presidente genera delle confusioni
che indeboliranno, in definitiva, il Paese?
Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che siano eletti alla carica presidenziale individui bacati,
che abbiano nel loro passato uno scandalo tipo "Panama", o qualche altra transazione losca e segreta. Un
presidente di tale specie sarà un fedele esecutore dei nostri piani, perché temerà di essere denunziato, e sarà
sotto l'influenza di questa paura la quale si impadronirà di colui il quale, salito al potere, è ansioso di conservarsi i
privilegi e gli onori inerenti alla sua alta carica. Il Parlamento eleggerà, proteggerà e metterà al coperto il
presidente, ma noi toglieremo al Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare le esistenti.
Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale sarà una semplice marionetta nelle nostre
mani. Così il potere presidenziale diventerà un bersaglio esposto ad attacchi di vario genere, ma noi gli daremo dei
mezzi di difesa conferendogli il diritto di appellarsi al popolo direttamente, al disopra dei rappresentanti della
nazione, vale a dire, di appellarsi a quel popolo che è nostro schiavo cieco: alla maggioranza della plebe.
Inoltre, daremo al presidente la facoltà di. proclamare la legge marziale. Spiegheremo questa prerogativa col fatto,
che il presidente, essendo il capo dell'esercito, deve averlo ai suoi comandi per proteggere la nuova costituzione
repubblicana, essendo questa protezione un dovere per il rappresentante responsabile della repubblica.
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Naturalmente, in simili condizioni, la chiave della situazione recondita sarà nelle nostre mani, e nessuno all'infuori
di noi controllerà la legislazione. Inoltre, quando introdurremo la nuova costituzione repubblicana, col pretesto della
segretezze di Stato toglieremo al Parlamento il diritto di discutere l'opportunità delle misure prese dal governo. Con
questa nuova costituzione ridurremo al minimo il numero dei rappresentanti la nazione, diminuendo così di
altrettanto le passioni politiche, e la passione per la politica. Se malgrado ciò questi rappresentanti diventassero
ricalcitranti, li sostituiremo appellandoci alla nazione. Il Presidente avrà la facoltà di nominare il presidente ed il vice
presidente della Camera dei deputati e del Senato.
Alle continue sessioni parlamentari sostituiremo sessioni della durata di pochi mesi. Inoltre il Presidente, quale
capo del potere esecutivo, avrà il diritto di convocare e di sciogliere il Parlamento, e, nel caso di scioglimento, di
rinviare la convocazione del nuovo. Ma perché il Presidente non possa esser tenuto responsabile delle
conseguenze di questi atti - che, parlando con precisione, sarebbero illegali - prima che i nostri piani siano
maturati, noi persuaderemo i ministri e gli altri alti funzionarii amministrativi che circondano il presidente, a
contravvenire i suoi comandi emanando istruzioni di loro iniziativa, ed in tal modo li obbligheremo a sopportarne la
responsabilità invece del Presidente. Raccomanderemo. specialmente che questa funzione venisse assegnata al
Senato, al Consiglio di Stato, oppure al Gabinetto, ma non mai a singoli individui.
Le leggi che possono essere interpretate in diverse maniere saranno interpretate a modo nostro dal Presidente il
quale, inoltre, annullerà le leggi quando lo riterremo utile, ed avrà anche il diritto di proporne delle nuove
temporanee, e persino di fare modificazioni nel lavoro costituzionale del Governo, prendendo come pretesto le
esigenze del benessere del paese. Provvedimenti di questa specie ci metteranno in grado di sopprimere a poco a
poco quei diritti e quelle concessione che fossimo stati costretti ad accordare da principio, nell'assumere il potere.
Tali concessioni dovremo introdurre nella costituzione dei governi per mascherare l'abolizione graduale di tutti i
diritti costituzionali, quando giungerà il momento di cambiare tutti i governi esistenti sostituendovi la nostra
autocrazia. Può darsi che il riconoscimento del nostro autocrate avvenga prima dell'abolizione delle costituzioni.
Vale a dire che il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi
e dolorante per il fallimento dei suoi governanti (e tutto questo sarà stato preparato da noi), griderà: "Destituiteli e
dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le
frontiere, la nazionalità, le religioni, i debiti dello Stato ecc., un capo che ci possa dare la pace ed il riposo che non
abbiamo sotto il governo del nostro sovrano e dei nostri rappresentanti".
Ma voi sapete benissimo, che allo scopo di ottenere che la moltitudine debba formulare a gran voce una richiesta
simile, è tassativamente necessario disturbare senza posa in tutti i paesi le relazioni esistenti fra popolo e governo,
promuovere ostilità, guerre, odii e persino il martirio, mediante la fame, la carestia e l'inoculazione di malattie, in
tale misura che i Gentili non vedano altro modo per uscire da tanti guai, che un appello per la protezione al nostro
denaro e alla nostra completa sovranità. Però se diamo alla nazione il tempo di rifiatare, sarà difficile si ripresenti
per noi una circostanza ugualmente favorevole.

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PROTOCOLLO XI
Il Consiglio di Stato accentuerà il potere del regnante. Nella sua posizione il corpo legislativo ufficiale sarà, in certo
qual modo, un comitato per la promulgazione dei comandi del regnante.
Eccovi dunque un programma della nuova costituzione che prepariamo al mondo. Faremo le leggi, definiremo i
diritti costituzionali, li amministreremo con questi mezzi: 1) decreti della camera legislativa, suggeriti dal Presidente;
2) ordini generici, ordini del Senato e del Consiglio di Stato, e decisioni del Consiglio dei Ministri; 3) quando il
momento opportuno sarà giunto, promoveremo un colpo di Stato.
Ora, avendo abbozzato il nostro piano d'azione, discuteremo quei particolari che potranno esserci necessari allo
scopo di compiere nell'organismo della macchina statale, la rivoluzione nel senso che ho già indicato. Colla parola
"particolari" voglio indicare la libertà di stampa, il diritto di formare delle associazioni, la libertà di religione,
l'elezione dei rappresentanti del popolo e moltissimi altri diritti che dovranno svanire dalla vita quotidiana dell'uomo.
Se non spariranno del tutto, dovranno subire un cambiamento fondamentale dal giorno seguente l'annuncio della
nuova costituzione. Prima di quel momento preciso non sarebbe per noi utile di annunciare tutti i cambiamenti che
faremo e per la seguente ragione: tutti i cambiamenti percettibili potrebbero riuscire pericolosi in qualunque altro
momento se fossero applicati per forza esigendone severamente ed indistintamente l'esecuzione, perché ciò
potrebbe esasperare il popolo, che paventerebbe nuovi cambiamenti nelle medesime direzioni. D'altra parte, se i
cambiamenti dovessero implicare delle tolleranze ancora maggiori, il popolo direbbe che riconosciamo i nostri
errori e ciò potrebbe menomare il vanto di infallibilità del nuovo potere. Il popolo potrebbe anche dire che siamo
stati spaventati e quindi obbligati a cedere; e se così fosse, nessuno ci sarebbe mai riconoscente perché il popolo
ritiene di aver il diritto di ottenere sempre nuove concessioni. Sarebbe enormemente pericoloso per il prestigio
della nuova costituzione, che l'una o l'altra di queste impressioni si facesse strada nella mente del pubblico.
Per noi è essenziale, che dal primo momento della nuova proclamazione il popolo, mentre soffrirà ancora le
conseguenze del cambiamento repentino e sarà in uno stato di terrore e di indecisione, realizzi che siamo così
potenti, così invulnerabili, e così pieni di forza, che in nessun caso prenderemo in considerazione i suoi interessi.
Faremo capire al popolo, che non solo non ci daremo nessun pensiero delle sue opinioni e dei suoi desiderii, ma
altresì che saremo pronti in qualunque momento ed in qualunque luogo a sopprimere con una mano forte qualsiasi
espressione o accenno di. opposizione. Faremo sì che il popolo capisca che essendoci impadroniti di tutto quello
che desideravamo non gli permetteremo mai, in nessun modo, di partecipare al nostro potere. Ed allora esso,
preso dallo sgomento, chiuderà gli occhi su tutto ed aspetterà pazientemente lo svolgersi di ulteriori avvenimenti.
I Gentili sono come un branco di pecore, noi siamo i lupi. Sapete cosa fanno le pecore quando i lupi entrano
nell'ovile? Chiudono gli occhi. A questo saranno costretti anche i Gentili, perché prometteremo loro la restituzione
di tutte le loro libertà dopo che avremo soggiogato i nemici del mondo e costretti tutti i partiti a sottomettersi. Non
occorre che vi dica quanto tempo dovranno aspettare per riavere queste loro libertà!
Per qual motivo fummo indotti a inventare la nostra politica e instillarla nelle menti dei Gentili?
Noi instillammo in essi questa politica senza permetter loro di comprenderne l'intimo significato.
Che cosa ci spinse ad adottare questa linea di condotta? Questo: che noi, razza dispersa, non potevamo, come
tale, conseguire il nostro scopo con mezzi diretti, ma soltanto con mezzi indiretti, subdoli e fraudolenti. Questa fu la
vera causa ed origine della nostra organizzazione massonica, che questi porci di Gentili non riescono a
scandagliare e di cui non sospettano neppure le mire. Noi li prendiamo come lo zimbello delle nostre numerose
logge, le quali hanno l'apparenza di essere puramente massoniche, allo scopo di gettare la polvere negli occhi dei
loro camerati.
Per grazia di Dio il suo Popolo prediletto fu sparpagliato, ma questa dispersione, che sembrò al mondo la nostra
debolezza, dimostrò di essere la nostra forza, che ci ha ora condotto al limitare della Sovranità Universale.
Ci rimane da costruire ancora poco su queste fondamenta, per raggiungere la nostra mèta.

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PROTOCOLLO XII
La parola libertà, suscettibile di diverse interpretazioni, sarà da noi definita nel modo seguente: "La libertà è il diritto
di fare ciò che la legge permette". Tale definizione ci servirà in questo senso, che sarà in nostro arbitrio di dire dove
potrà esserci libertà e dove no, per la semplice ragione che la legge permetterà solamente quello che a noi
piacerà.
Il nostro atteggiamento verso la stampa sarà il seguente: Che cosa fa la stampa attualmente? Essa serve a
suscitare nel popolo passioni furenti, oppure, talvolta, dissensi egoistici di partito; cause entrambe che possono
essere necessarie al nostro scopo. La stampa è spesse volte vana, ingiusta e mendace, e la maggior parte della
gente non ne capisce affatto le sue vere intenzioni. Noi la barderemo e ne terremo fermamente in pugno le redini.
Inoltre dovremo acquistare il controllo di tutte le altre ditte editrici. Non ci servirebbe a nulla il solo controllo dei
giornali se restassimo esposti ad attacchi con opuscoli e libri. L'attuale costosa produzione libraria la
trasformeremo in una risorsa vantaggiosa per il nostro governo mediante una speciale tassa di bollo ed obbligando
gli editori ed i tipografi a versarci un deposito cauzionale, allo scopo di garantire il nostro governo da qualunque
forma di attacco da parte della stampa. E qualora questo si produca, imporremo multe a destra ed a sinistra. Da
questi mezzi: bolli, cauzioni e multe, il governo ricaverà una larga sorgente di lucro. Naturalmente, i giornali di
partito non si daranno pensiero di pagare delle multe forti, ma noi li sopprimeremo senz'altro dopo un secondo loro
serio attacco. Nessuno potrà impunemente attentare al prestigio della nostra infallibilità politica. Per sopprimere
qualunque pubblicazione prenderemo un pretesto: diremo, per esempio, che eccita l'opinione pubblica senza
ragione e senza fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le pubblicazioni aggressive ve ne saranno
anche talune istituite da noi apposta con tale intento. Ma esse attaccheranno solo quei punti della nostra politica,
che abbiamo l'intenzione di cambiare. Nessuna informazione giungerà al pubblico senza essere stata prima
controllata da noi. Stiamo già raggiungendo questo scopo anche attualmente, per il fatto che tutte le notizie sono
ricevute da poche agenzie, nelle quali sono centralizzate da tutte le parti del mondo. Quando giungeremo al
potere, queste agenzie ci apparterranno completamente e pubblicheranno solo quelle notizie che noi
permetteremo.
Se, date le condizioni attuali, siamo riusciti a controllare la società dei Gentili ad un punto tale che essa vede gli
affari mondiali attraverso le lenti colorate con le quali le copriamo gli occhi; se anche ora nulla ci impedisce di
conoscere i segreti di Stato, come stupidamente li chiamano i Gentili; quale sarà la nostra posizione, quando
saremo ufficialmente riconosciuti come governatori del mondo nella persona del nostro Imperatore Universale?
Ritorniamo all'avvenire della stampa. Chiunque desidererà diventare editore, libraio o tipografo, dovrà ottenere un
certificato ed una licenza, che perderanno in caso di disubbedienza. I canali attraverso i quali il pensiero umano
trova la sua espressione, saranno con questi mezzi posti nelle mani del nostro governo, che li userà come organi
educativi, e così impedirà che il pubblico sia messo sulla falsa strada mediante l'idealizzazione del "progresso", o
con il liberalismo. Chi fra noi non sa, che questo fantastico beneficio conduce direttamente all'utopia, da cui
nacquero l'anarchia e l'odio verso l'autorità? E ciò per la semplice ragione che il "progresso", o piuttosto l'idea d'un
progresso liberale, diede al popolo differenti concetti della emancipazione, senza mettervi alcun limite. Tutti i
cosiddetti liberali sono degli anarchici, se non per le loro azioni, certamente per le loro idee.
Ognuno di essi corre dietro il fantasma della libertà, credendo di poter fare quello che vuole, vale a dire, cadendo in
uno stato di anarchia per l'opposizione che fa, unicamente per il gusto di farla.
Discutiamo ora la stampa editrice di libri ecc. Noi la tasseremo nello stesso modo della stampa giornalistica, vale a
dire per mezzo di bolli e cauzioni. Ma sopra i libri con meno di 300 pagine metteremo una tassa doppia, li
classificheremo fra gli opuscoli per far diminuire la pubblicazione dei periodici, che costituiscono la forma più
virulenta del veleno stampato. Queste misure obbligheranno altresì gli scrittori a pubblicare delle opere così
lunghe, che avranno pochi lettori e principalmente a causa del loro prezzo alto. Noi stessi pubblicheremo delle
opere a buon mercato per educare la mente del pubblico e avviarla nella direzione da noi desiderata. La
tassazione determinerà una riduzione della letteratura dilettevole e senza scopo, e la responsabilità che
incontreranno di fronte alla legge darà tutti gli autori nelle nostre mani. Nessuno che desideri attaccarci colla sua
penna troverebbe un editore.

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Protocolli dei Savi anziani di Sion
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Prima di stampare qualsiasi genere di lavoro, l'editore o il tipografo dovrà chiedere alle autorità un permesso
speciale per pubblicare il detto lavoro. In questo modo conosceremo anticipatamente qualsiasi congiura contro di
noi, e potremo colpirla prevenendola e pubblicando una confutazione.
La letteratura e il giornalismo sono le due più importanti forze educative, e per questo motivo il nostro governo si
accaparrerà il maggior numero di periodici. Con questo sistema neutralizzeremo la cattiva influenza della stampa
privata ed otterremo un'influenza enorme sulla mente umana. Se dovessimo permettere la pubblicazione di dieci
periodici privati, noi stessi dovremmo pubblicarne trenta e così via.
Ma il pubblico non deve avere il minimo sospetto di queste precauzioni; perciò tutti i periodici pubblicati da noi,
avranno apparentemente vedute ed opinioni contraddittorie, ispirando così la fiducia e presentando un'apparenza
attraente ai nostri non sospettosi nemici, che cadranno nella nostra trappola e saranno disarmati.
In prima fila metteremo la stampa ufficiale. Essa sarà sempre in guardia per difendere i nostri interessi, e perciò la
sua influenza sul pubblico sarà relativamente insignificante. In seconda fila metteremo la stampa semi-ufficiale, la
quale dovrà attirare i tiepidi e gli indifferenti. In terza fila metteremo quella stampa che farà finta di essere
all'opposizione e che, in una delle sue pubblicazioni, figurerà come nostra avversaria. I nostri veri nemici
confideranno in questa opposizione e ci mostreranno le loro carte. Tutti i nostri giornali sosterranno partiti diversi:
l'aristocratico, il repubblicano, il rivoluzionario e persino l'anarchico. Ma, naturalmente, questo sarà solamente fino
a quando dureranno le costituzioni. Questi giornali, come il dio indiano Vishnu, avranno centinaia di mani, ognuna
delle quali tasterà il polso della variabile opinione pubblica.
Quando il polso batterà più forte, queste mani faranno inclinare l'opinione pubblica verso la nostra causa, perché
un soggetto nervoso è facile ad essere guidato e facilmente cade sotto un'influenza qualsiasi. I chiacchieroni che
crederanno di ripetere l'opinione del giornale del loro partito, in realtà non faranno altro che ripetere la nostra
opinione, oppure quella che desideriamo far prevalere; nella convinzione di seguire l'organo del loro partito, costoro
seguiranno in realtà la bandiera che faremo sventolare d'innanzi ai loro occhi.
Perché il nostro esercito giornalista estrinsechi il concetto intimo di questo programma, avendo l'apparenza di
appoggiare i diversi partiti, dovremo organizzare la nostra stampa con la massima cura. Col titolo di "Commissione
Centrale della Stampa", organizzeremo delle riunioni letterarie, alle quali i nostri agenti, senza farsene accorgere,
daranno il segno di riconoscimento e la parola d'ordine. I nostri organi discutendo e contrastando la nostra politica,
sempre superficialmente, s'intende, e senza toccarne i lati importati, faranno finta di polemizzare con i giornali
ufficiali, allo scopo di fornirci il pretesto di definire i nostri piani con maggior accuratezza di quanto avremo potuto
fare coi nostri programmi preliminari. Si capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando sia vantaggioso per noi.
Questa opposizione da parte della stampa, servirà anche a far credere al popolo che la libertà di parola esiste
sempre. Essa darà ai nostri agenti l'opportunità di dimostrare che i nostri
avversarii ci muovono accuse insensate, nell'impossibilità da parte loro di trovare un terreno solido sul quale
combattere la nostra politica.
Queste misure, che sfuggiranno all'attenzione pubblica, saranno i mezzi più proficui per guidare l'opinione pubblica
ed inspirare fiducia nel nostro governo.
Grazie a queste misure potremo eccitare o calmare l'opinione pubblica circa le quistioni politiche quando ci
occorrerà di farlo. Potremo persuaderla o confonderla stampando notizie vere o false, fatti o contraddizioni,
secondo quello che servirà al nostro scopo. Le informazioni che pubblicheremo dipenderanno dal modo con cui il
pubblico sarà in quel tempo propenso ad accettare quel dato genere di notizie; e staremo sempre molto attenti,
scandagliando il terreno prima di camminarci sopra.
Le restrizioni che, come ho già detto, imporremo alle pubblicazioni private ci daranno la certezza di sconfiggere i
nostri nemici, perché essi non avranno a loro disposizione organi della stampa mediante i quali dare veramente
libero e pieno corso alle loro opinioni. Non ci occorrerà neppure di contraddire ufficialmente le loro affermazioni. Se
sarà necessario, le confuteremo semi ufficialmente con dei "ballons d'essai", che faremo lanciare dalla nostra
stampa di terza fila.

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Esiste già nel giornalismo francese tutto un sistema di intese massoniche per darsi il contrassegno. Tutti gli organi
della stampa sono legati da segreti professionali reciproci, a modo degli antichi oracoli. Nessuno dei suoi membri
rivelerà mai di essere a conoscenza di un segreto qualora non abbia ricevuto l'ordine di renderlo pubblico. Nessun
singolo editore avrà il coraggio di tradire un segreto confidatogli, per la ragione che nessuno è ammesso nel
mondo letterario, il quale non abbia preso parte a qualche losco affare nella sua vita passata. Pertanto, se
qualcuno desse il minimo segno di disubbidienza, il triste episodio del suo passato verrebbe palesato
immediatamente. Finché il passato losco di questi individui è conosciuto da pochi, il prestigio di ogni giornalista
attira l'opinione pubblica di tutto il paese. Il popolo lo segue e lo ammira.
I nostri piani si debbono estendere principalmente alle provincie. È per noi essenziale di creare certe idee e di
infondere tali opinioni nelle provincie, perché in qualunque momento possiamo servircene lanciandole nella
capitale come opinioni neutrali delle provincie. Naturalmente, la fonte e l'origine delle idee non saranno alterate, ma
le idee saranno nostre. Per noi è assolutamente necessario, prima di assumere il potere, che le città siano qualche
volta dominate dalle opinioni delle provincie; vale a dire, che le città sappiano l'opinione della maggioranza, quale
sarà stata preparata da noi. È per noi necessario che le capitali, giunto il momento critico psicologico, non abbiano
il tempo materiale di discutere un fatto compiuto, ma siano obbligate ad accettarlo perché è stato approvato da una
maggioranza nelle provincie.
Quando poi arriveremo al periodo del nuovo regime - cioè durante il periodo transitorio che precederà la nostra
sovranità - non permetteremo alla stampa di pubblicare qualsiasi resoconto di delitti, essendo essenziale che il
popolo creda il nuovo regime talmente superiore, d'aver soppresso perfino la delinquenza. I delitti che avverranno
saranno conosciuti soltanto dalla loro vittima e da gli eventuali testimoni oculari e da nessun altro.

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PROTOCOLLO XIII
La necessità del pane quotidiano obbligherà i Gentili a tacere ed a rimanere nostri umili servitori.
Quei Gentili che potremo impiegare nella nostra stampa, discuteranno, dietro i nostri ordini, quei fatti che non
sarebbe conveniente per noi di pubblicare nella nostra gazzetta ufficiale. E mentre avranno luogo così discussioni
e dispute d'ogni genere, noi promulgheremo le leggi che ci occorrono e le presenteremo al pubblico quali fatti
compiuti. Nessuno oserà chiedere che queste leggi vengano revocate, specialmente perché faremo credere che il
nostro scopo sia quello di promuovere il progresso. Poi la stampa svierà l'attenzione del pubblico per mezzo di
nuove proposte (sapete bene che abbiamo sempre abituato le popolazioni a ricercare nuove emozioni).
Avventurieri politici senza cervello si affretteranno a discutere i nuovi problemi: la stessa razza di gente che non
comprende neppure ora nulla di quello di cui parla. I problemi politici non sono fatti per essere compresi, dalla
gente comune, ma solamente (come ho già detto) da quella classe di governanti, che da secoli dirigono gli affari.
Da tutto questo insieme di fatti potete concludere, che quando useremo una certa deferenza all'opinione pubblica,
di tanto in tanto, avremo lo scopo di facilitare il funzionamento del nostro meccanismo. Vi accorgerete anche che
cerchiamo di far approvare le varie quistioni soltanto a furia di parole e non di fatti. Affermiamo continuamente, che
tutte le misure prese da noi sono ispirate dalla speranza e dalla certezza di aiutare il benessere comune.
Allo scopo di distogliere la gente troppo irrequieta dalla discussione delle quistioni politiche, la provvederemo di
problemi nuovi; quelli cioè dell'industria e del commercio. Su questi problemi potranno eccitarsi fin che vorranno.
Le masse acconsentono di astenersi e di desistere da ciò che credono sia l'attività politica, solamente se possiamo
dar loro qualche nuovo svago; come, ad esempio, il commercio. E tenteremo di dar da intendere ad esse, che
anche il commercio è un problema politico. Noi stessi inducemmo le masse a prender parte alla politica per
assicurarci il loro appoggio nella nostra campagna contro i governi Gentili.
Per impedire che il popolo scopra da sé una qualsiasi nuova linea d'azione politica, lo terremo distratto con varie
forme di divertimenti: ludi ginnici, passatempi, passioni di vario genere, osterie e via discorrendo.
Fra poco principieremo a mettere degli avvisi nei giornali invitando il popolo a competere in ogni genere di nuove
imprese, come ad esempio alle gare artistiche, di sport, ecc.
Questi nuovi interessi distoglieranno definitivamente l'attenzione del pubblico dalle quistioni che potrebbero
metterci in conflitto con la popolazione. Il popolo, siccome perderà a poco a poco la facoltà di pensare con la sua
testa, griderà compatto insieme a noi, per l'unica ragione che saremo i soli membri della società in grado di
promuovere nuove linee di pensiero. Questi nuovi concetti noi li metteremo avanti per mezzo di agenti che il popolo
non sospetterà siano alleati nostri. La funzione degli idealisti liberali cesserà repentinamente il giorno in cui il nostro
governo sarà riconosciuto. Fino allora essi ci renderanno dei buoni servizii. Per questa ragione cercheremo di
indirizzare l'opinione pubblica verso ogni specie di teoria fantastica che possa sembrare progressiva, o liberale.
Fummo noi che, col più completo successo, facemmo girare le teste scervellate dei Gentili, colle nostre teorie di
progresso, verso il socialismo. Non si trova fra i Gentili una mente capace di intuire che in ogni occasione, dietro la
parola "progresso" è nascosta una deviazione della verità, eccezione fatta dei casi in cui la parola libertà si riferisce
alla materia delle scoperte scientifiche. Giacché esiste soltanto una vera dottrina ed in essa non vi è posto per il
"progresso". Il progresso, come qualunque altro falso concetto, serve a nascondere la verità, affinché essa non sia
palese ad altri che a noi, popolo prediletto da Dio, che Egli ha eletto a custode della verità. Quando saremo al
potere, i nostri oratori discuteranno i grandi problemi che hanno agitato l'umanità, allo scopo finale e prefisso di
condurre il genere umano sotto il nostro governo benedetto.
Chi vorrà, quindi, sospettare che tutti questi problemi furono sollevati da noi, secondo un piano politico prestabilito
che nessun uomo ha compreso in tanti secoli?

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PROTOCOLLO XIV
Quando ci stabiliremo come Signori della Terra, non ammetteremo altra religione che la nostra; cioè una religione
che riconosce il Dio solo, a Cui il nostro destino è collegato dall'averci Egli eletto, e da Cui il destino del mondo è
determinato.
Per questa ragione dobbiamo distruggere tutte le professioni di fede. Se il risultato temporaneo di questa
distruzione sarà di produrre degli Atei, ciò si frapporrà al nostro scopo, ma servirà come esempio alle generazioni
future, che ascolteranno i nostri insegnamenti sulla religione di Mosè, la quale, con le sue dottrine risolute e
ponderate, ci impose come un dovere il mettere tutte le nazioni sotto i nostri piedi.
Inoltre insisteremo molto sulle verità mistiche degli insegnamenti Mosaici, sui quali, diremo, è basata tutta la loro
forza educativa.
Di poi, ad ogni momento pubblicheremo articoli paragonando il nostro governo benefico a quello del passato. Lo
stato di beatitudine e di pace che esisterà allora, servirà anche ad illustrare il benefico effetto del nostro governo,
sebbene sia stato ottenuto mediante disturbi secolari. Dimostreremo con colori intensi gli errori amministrativi
commessi dai Gentili. Provocheremo con tutto ciò un tale sentimento di avversione per il regime precedente, che le
nazioni preferiranno uno stato di pace in condizioni di schiavitù, ai diritti della tanta lodata "libertà", che le ha così
crudelmente torturate, esaurendone perfino le fonti dell'esistenza umana, ed alla quale furono trascinate da una
folla di avventurieri che non sapevano quel che facevano. I cambiamenti inutili di governo che abbiamo sempre
suggerito ai Gentili, e che sono stati il mezzo col quale abbiamo minato il loro edificio di Stato, avranno in allora
talmente stancato le nazioni, che esse preferiranno sopportare qualunque cosa da noi, piuttosto che ritornare ai
tumulti ed alle disgrazie attraversate. Attireremo specialmente l'attenzione su gli errori storici con i quali i governi
dei Gentili tormentarono l'umanità per tanti secoli, nella loro mancanza di comprensione per tutto ciò che riguarda il
vero benessere della vita umana, e nella loro ricerca di piani fantastici per la prosperità sociale. Giacché i Gentili
non si sono resi conto che i loro piani, invece di migliorare le relazioni fra uomo e uomo, non hanno fatto altro che
farle andare di male in peggio. E queste relazioni sono la vera base dell'esistenza umana. Tutta la forza dei nostri
principi e delle nostre misure consisterà nel fatto, che saranno spiegati da noi quale un luminoso contrasto con le
condizioni sociali esistenti sotto l'antico regime da noi infranto.
I nostri filosofi dimostreranno tutti gli svantaggi delle religioni cristiane, ma nessuno potrà mai giudicare la nostra
religione nel suo vero significato, perché nessuno ne avrà mai una completa cognizione fuorché i nostri che non si
arrischieranno mai a svelarne i misteri.
Nei cosiddetti paesi dirigenti abbiamo fatto circolare una letteratura squilibrata, sudicia e ripugnante. Per un breve
periodo dopo il riconoscimento del nostro regno, continueremo a incoraggiare questa letteratura, acciocché essa
dimostri, più esplicitamente che mai, il suo contrasto con le dottrine che metteremo in circolazione dal nostro
seggio elevato. I nostri sapienti, educati allo scopo di guidare i Gentili, faranno conferenze, concreteranno piani,
scriveranno appunti e articoli, per mezzo dei quali influiremo sugli spiriti degli uomini, piegandoli verso quella
scienza e quelle idee che ci converranno.

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PROTOCOLLO XV
Quando, infine, avremo ottenuto il potere per mezzo di numerosi colpi di Stato, che saranno da noi preparati in
modo che abbiano luogo simultaneamente in tutti i paesi; e quando i governi di questi saranno stati dichiarati
ufficialmente incapaci di reggere la pubblica cosa (potrà trascorrere un periodo di tempo considerevole prima che
tutto ciò avvenga: magari un secolo): faremo ogni sforzo per impedire che siano fatte delle congiure contro di noi.
Per raggiungere questo intento applicheremo la pena capitale, senza pietà, per coloro che prendessero le armi per
impedire lo stabilimento del nostro potere.
Sarà passibile della pena capitale la fondazione di qualunque nuova società segreta; scioglieremo, mandandone i
membri in esilio nelle parti più remote del mondo, le società segrete tuttora esistenti, che ci sono ben conosciute e
che servono ed hanno servito al nostro scopo. L'esilio sarà la sorte di quei frammassoni Gentili che per avventura
sapessero più di quello che a noi convenga. E quei massoni che, per una ragione o per un'altra potremo
perdonare, li terremo sempre nel continuo timore d'essere esiliati. Decreteremo una legge per condannare tutti i
preesistenti membri delle società segrete all'esilio fuori di Europa perché quivi noi avremo il centro del nostro
governo.
Le decisioni del nostro governo saranno definitive e nessuno avrà il diritto d'appellarsi. Per mettere al dovere le
società dei Gentili nelle quali abbiamo profondamente inculcato i dissidi ed i dogmi della religione protestante,
prenderemo provvedimenti spietati i quali dimostreranno alle nazioni che il nostro potere non può essere violato.
Non dobbiamo preoccuparci delle numerose vittime che saranno sacrificate per ottenere una prosperità futura. Un
governo il quale è convinto che la propria esistenza dipende non solo dai privilegi di cui gode, ma anche
dall'adempimento del suo dovere, ha l'obbligo di conseguire la prosperità anche a costo di molti sacrifici. La
condizione principale della sua stabilità consiste nel rafforzamento del prestigio del suo potere, e questo prestigio
si ottiene soltanto per mezzo di una maestosa ed incrollabile potenza, che deve mostrarsi inviolabile, nonché
circondata da un potere mistico. Ad esempio, dimostrare che sussiste per mandato divino. Questi sono i requisiti
goduti finora dall'Autocrazia russa, l'unica nostra nemica pericolosa, se non teniamo conto della Santa Sede.
Ricordate che l'Italia. quando grondava sangue, non toccò un capello di Silla: eppure egli era l'uomo che l'aveva
dissanguata. Per la sua forza di carattere, Silla diventò un Dio agli occhi della popolazione, ed il suo ritorno
intrepido in Italia lo rese inviolabile. La plebe non nuocerà mai all'uomo che la ipnotizza col suo coraggio e con la
sua superiorità mentale.
Fino a quando non avremo conseguito il potere, cercheremo di fondare e moltiplicare le logge massoniche in tutte
le parti del mondo. Alletteremo a farne parte coloro che possono diventare, o sono di già, animati da amore per il
pubblico bene. Queste logge saranno la fonte principale ove attingeremo le nostre informazioni; saranno pure i
nostri centri di propaganda. Centralizzeremo tutte queste logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e
costituita dai nostri uomini più sapienti. Queste logge avranno anche i loro rappresentanti, per mascherarne la vera
direzione. Questa soltanto avrà diritto di decidere a chi spetti di parlare e di preparare l'ordine del giorno. In queste
logge annoderemo tutte le classi socialiste e rivoluzionarie della società. I piani politici più segreti. ci saranno subito
noti appena formulati e ne guideremo l'esecuzione. Quasi tutti gli agenti della polizia internazionale segreta faranno
parte delle nostre logge. È per noi sommamente importante di assicurarci i servizi della polizia, perché essi
possono mascherare le nostre imprese, inventare ragioni plausibili per spiegare il malcontento delle masse, come
pure colpire coloro che rifiutano di sottomettersi a noi.
La maggior parte degli individui che entrano nelle società segrete sono avventurieri, i quali desiderano di farsi
strada in un modo o in un altro e non hanno serie intenzioni. Con gente simile, ci sarà facile perseguire il nostro
scopo: essi metteranno in moto il nostro meccanismo. Se il turbamento diventerà mondiale, ciò significherà
soltanto che era necessario per noi di produrre questa agitazione, allo scopo di distruggere la troppo grande
solidità del mondo. Se nasceranno congiure nel suo seno, significherà che uno dei nostri agenti più fedeli è il capo
di questa cospirazione. E' naturale che noi dobbiamo essere gli unici a dirigere le imprese massoniche. Noi
soltanto sappiamo dirigerle. Noi conosciamo lo scopo finale di ogni azione, mentre i Gentili ignorano la massima
parte di ciò che riguarda la massoneria: essi non sono neppur capaci di vedere i risultati immediati di quello che
fanno. Generalmente essi considerano soltanto i vantaggi immediati; si contentano se il loro orgoglio personale è
soddisfatto per l'adempiersi del loro intento; non si accorgono che l'idea originale era nostra e non loro.

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I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza di ricevere la loro parte delle
spoglie; alcuni di essi vi entrano pure per poter discutere le loro stupide idee davanti ad un pubblico qualunque. I
Gentili vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli applausi; noi glie ne diamo fin che ne
vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro
vantaggio gli uomini che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene s'imbevono
delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete idea di
quanto sia facile ridurre anche il più intelligente dei Gentili in una condizione ridicola di ingenuità agendo sulla sua
presunzione, e quanto, d'altra parte, sia fucile scoraggiarlo mediante il più piccolo insuccesso, od anche
semplicemente cessando di applaudirlo; oppure anche di ridurlo in uno stato di servile sottomissione, allettandolo
con la promessa di qualche nuovo successo. Per quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto
la realizzazione dei suoi piani, altrettanto i Gentili amano il successo e sono disposti a sacrificare tutti i loro piani
per raggiungerlo. Questo lato del carattere dei Gentili rende facile di fare d'essi quello che ci piace. Quelli che
sembrano tigri, sono invece stupidi come pecore, ed hanno la testa assolutamente vuota.
Lasceremo che cavalchino in sogno il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l'individualità umana
mediante idee simboliche di collettivismo. Essi non hanno ancora compreso, e non comprenderanno mai, che
questo sogno fantastico è contrario alla principale legge della natura, la quale, fin dall'inizio del mondo, creò ogni
essere, diverso da tutti gli altri, perché ciascuno avesse un'individualità. Il fatto che fummo capaci di far concepire
un'idea così errata ai Gentili, è la prova lampante del meschino concetto che essi hanno della vita umana,
paragonato a quello che ne abbiamo noi. In questo consiste la maggiore speranza del nostro successo. Quanto
furono previdenti i nostri sapienti d'un tempo quando ci dissero che, pur di raggiungere uno scopo veramente
grandioso, dovevamo ricorrere a qualunque mezzo senza fermarci a contare le che si dovessero sacrificare al
successo della causa! E noi non abbiamo mai contato le vittime uscite dal seme di quei bruti di Gentili, e pur
avendo sacrificato molta gente nostra, abbiamo dato al nostro popolo una posizione tale nel mondo, che esso non
si sarebbe mai sognato di raggiungere. Un numero relativamente piccolo di vittime da parte nostra ha salvato la
nostra nazione dalla distruzione. Ogni uomo deve inevitabilmente morire. E' preferibile affrettare la morte di coloro
che ostacolano la nostra causa, che di quelli che la promuovono. Noi facciamo morire i frammassoni in maniera
tale che nessuno, fuorché gli adepti, può averne il minimo sospetto. Neppure le stesse vittime ne sospettano prima
del tempo. Muoiono tutti, quando è necessario, di morte apparentemente naturale. E neppure gli iniziati,
conoscendo questi fatti, osano protestare! Con questi mezzi abbiamo tagliato fino alle radici ogni velleità di
protesta contro i nostri ordini almeno per quanto riguarda i frammassoni. Predichiamo il liberalismo ai Gentili, ma
d'altra parte teniamo la nostra propria nazione in assoluta sottomissione. Per effetto della nostra influenza, le leggi
dei Gentili vengono osservate il meno possibile. Il prestigio delle loro leggi è stato minato dalle idee liberali che vi
abbiamo introdotto. Le più importanti quistioni, sia politiche, sia morali, vengono decise dai Tribunali nel modo
stabilito da noi. Il Gentile amministratore di giustizia, esamina le cause in quel modo che a noi pare e piace. Questo
risultato lo abbiamo ottenuto mediante i nostri agenti e persone colle quali apparentemente non siamo in relazione,
e per mezzo di opinioni propagate con la stampa e con altri mezzi. Persino i senatori ed altri funzionari elevati
seguono ciecamente i nostri consigli. La mentalità dei Gentili essendo di natura puramente bestiale, è incapace di
osservare e di analizzare checchessia e più ancora di prevedere le conseguenze alle quali può condurre una
causa se presentata sotto una certa luce. Ed è precisamente in questa differenza di mentalità tra noi e i Gentili, che
possiamo facilmente riconoscere di essere gli eletti di Dio nonché la nostra natura sovrumana, in paragone con la
mentalità istintiva e bestiale dei Gentili. Costoro non vedono che i fatti, ma non li prevedono e sono incapaci di
inventare qualsiasi cosa, eccetto le materiali. Da tutto questo risulta nettamente, che la natura stessa ci ha
destinato a guidare ed a governare il mondo. Quando verrà per noi l'ora di governare apertamente, sarà giunto il
momento di dimostrare la bontà del nostro governo. Allora miglioreremo tutte le leggi. Le nostre leggi saranno
brevi, chiare, e concise: non avranno bisogno di interpretazioni; sicché tutti potranno conoscerle da cima a fondo,
dentro e fuori. La caratteristica predominante di queste leggi sarà l'obbedienza dovuta all'autorità; e questo rispetto
all'autorità sarà spinto al massimo grado. Allora cesserà ogni genere di abuso di potere, perché ognuno sarà
responsabile di fronte all'unico potere supremo, cioè a quello del sovrano. L'abuso di potere da parte di chiunque,
che non sia il sovrano, sarà così severamente punito, che tutti perderanno la voglia di provare la loro forza in tale
direzione.
Sorveglieremo molto da vicino ogni atto del nostro corpo amministrativo, da cui dipenderà il funzionamento della
macchina statale, perché se l'amministrazione diventa fiacca, il disordine sorge dovunque. Non un singolo atto
illegale, od abuso di potere rimarrà impunito. Tutti gli atti di simulazione, o di volontaria trascuratezza da parte degli
impiegati amministrativi, cesseranno dopo che costoro avranno veduto i primi esempi di punizione.
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La grandezza della nostra potenza esigerà che siano inflitte punizioni adeguate ad essa. Ciò vuol dire che esse
saranno durissime, anche nel caso del più piccolo tentativo di violare il prestigio della nostra autorità allo scopo di
lucro personale. L'uomo che soffrirà per le sue colpe, anche se troppo severamente, sarà come un soldato che
muore sul campo battaglia dell'amministrazione per la causa del potere, dei principî e della legge, che non
ammette alcuna deviazione dal sentiero pubblico per un vantaggio personale, neanche per coloro che guidano il
carro dello stato. Per esempio, i nostri giudici sapranno che, cercando di essere indulgenti, violeranno la legge
della giustizia, la quale è fatta per infliggere punizioni esemplari agli uomini per le colpe che hanno commesso, e
non per dare ad un giudice l'occasione di mostrare la sua clemenza. Questa buona qualità della clemenza
dovrebbe essere esibita soltanto nella vita privata, e non nella qualità ufficiale di giudice, che influisce su tutta la
base dell'educazione del genere umano.
I membri della magistratura non serviranno più nei tribunali dopo i cinquantacinque anni di età, per le seguenti
ragioni:
1° Perché i vecchi sono più tenacemente attaccati alle idee preconcette e meno capaci di ubbidire ai nuovi ordini.
2° Perché una tale misura ci metterà in grado di fare dei cambiamenti frequenti nel corpo della magistratura, che
conseguentemente sarà soggetta a qualunque pressione da parte nostra.
Chiunque desideri mantenere il suo posto dovrà, per assicurarselo, ubbidirci ciecamente. Generalmente
sceglieremo i nostri giudici fra uomini i quali capiscano che il loro dovere è di punire e di fare rispettare le leggi, e
non di permettersi il lusso di sognare il liberalismo, che potrebbe recar danno al piano educativo del nostro
governo, come succede ora con i giudici Gentili. Il nostro progetto di mutare spesso i giudici, ci gioverà anche per
impedire la formazione di qualsiasi associazione fra essi; quindi lavoreranno soltanto nell'interesse del governo,
ben sapendo che da ciò dipende il loro avvenire. La futura generazione di giudici sarà educata in tal modo, che
preverranno istintivamente qualsiasi azione atta a danneggiare le relazioni reciproche esistenti fra i nostri sudditi.
Attualmente i giudici dei Gentili sono indulgenti verso tutti i delinquenti, perché non hanno il giusto concetto del loro
dovere, ed anche per il semplice fatto, che i governanti, quando nominano i giudici, non imprimono in essi il
concetto del dovere, come sarebbe necessario.
I governanti dei Gentili, quando nominano i loro sudditi a cariche importanti, non si danno la pena di spiegar loro
l'importanza delle medesime, né per quale ragione dette cariche sono state istituite; essi agiscono come le bestie
quando mandano la loro prole in cerca dì preda. In questo modo i governi dei Gentili vanno in pezzi per opera dei
loro stessi amministratori. Dai risultati del sistema adottato dai Gentili ricaveremo ancora un insegnamento morale
e ce ne serviremo per migliorare il nostro governo. Gradiremo le tendenze liberali di ciascuna delle importanti
istituzioni di propaganda nel nostro governo, dalle quali possa dipendere l'educazione di coloro che diventeranno i
nostri sudditi. Questi posti importanti saranno riservati esclusivamente a coloro che furono da noi educati allo
scopo prefisso per l'amministrazione.
Qualora si osservasse, che il mettere in ritiro troppo presto i nostri impiegati ci costerebbe troppo caro, risponderei,
che anzi tutto cercheremo di trovare una occupazione privata a questi pensionati, per compensarli della perdita del
loro posto governativo, ed in secondo luogo che il nostro governo possiederà in ogni caso tutto il denaro del
mondo, e perciò la spesa non va presa in considerazione.
La nostra autocrazia sarà coerente in tutte le sue azioni, quindi il nostro alto comando sarà sempre considerato
con la massima deferenza e obbedito senza riserva, qualunque sia la decisione che gli piacerà di prendere.
Ignoreremo qualunque espressione di rammarico o di malcontento e puniremo così severamente chiunque
mostrasse di non essere soddisfatto, che gli altri, vedendo questo esempio, si cheteranno. Aboliremo il diritto di
appello, riservandolo per noi stessi; e ciò per la ragione che non dobbiamo permettere al popolo di credere che i
nostri giudici possano sbagliare nelle loro decisioni. E, nell'eventualità di un giudizio che richiede la revisione,
destituiremo immediatamente il giudice che lo avrà emesso, castigandolo pubblicamente, affinché un errore simile
non abbia a ripetersi.
Ripeto quello che ho già detto, cioè che uno dei nostri principî fondamentali sarà l'attenta sorveglianza dei nostri
impiegati amministrativi: e questo si farà principalmente per soddisfare la nazione, la quale ha pieno diritto di
insistere che un buon governo abbia buoni impiegati amministrativi.
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Il nostro governo avrà l'aspetto di una fede patriarcale nella persona del suo sovrano. La nostra Nazione ed i nostri
sudditi considereranno il sovrano come un padre, il quale si cura di tutti i loro bisogni, si occupa delle loro azioni,
sistema le relazioni reciproche dei suoi sudditi, nonché quelle di essi verso il governo. Così che il sentimento di
venerazione per il regnante si radicherà tanto profondamente nella nazione, che questa non potrà esistere senza le
sue cure e la sua guida. Il popolo non potrà vivere in pace senza il sovrano e finalmente lo riconoscerà come
autocrate. Il popolo nutrirà per il sovrano un sentimento di venerazione talmente profondo da avvicinarsi alla
adorazione, specialmente quando si convincerà che i suoi dipendenti seguono i suoi ordini ciecamente e che egli
solo regna su di essi. Il popolo si rallegrerà vedendoci regolare la nostra esistenza come se fossimo genitori
desiderosi di educare la propria prole in un sentimento profondo del dovere e dell'ubbidienza.
Per quanto poi riguarda la nostra politica segreta, tutte le nazioni sono in uno stato d'infanzia ed i loro governi pure.
Come potete vedere da voi stessi, io baso il nostro dispotismo sul Diritto e sul Dovere. Il diritto del governo di
pretendere che la gente faccia il suo dovere è in sé stesso un obbligo di chi regna, perché egli è il padre dei suoi
sudditi. Il diritto della forza gli viene concesso perché conduca l'umanità nella direzione stabilita dalle leggi naturali,
vale a dire verso l'ubbidienza.
Ogni creatura in questo mondo è in suggezione se non di un uomo, di qualche circostanza, oppure della sua
stessa natura: insomma di qualche cosa che è più forte di lei. Quindi noi dobbiamo essere la forza assoggettatrice,
pel bene della causa comune. Dobbiamo sacrificare senza esitazione quegli individui che possono violare la legge
esistente, perché la soluzione del grande problema educativo sta nella punizione esemplare.
Il Re di Israele, nel giorno che porrà sul suo capo consacrato la corona che gli verrà presentata da tutta l'Europa,
diventerà il Patriarca Mondiale.
Il numero delle vittime che il nostro Re dovrà sacrificare, non sorpasserà mai quello delle vittime che i sovrani
Gentili hanno sacrificato nella loro ricerca di grandezza e per le loro rivalità reciproche.
Il nostro sovrano sarà costantemente in contatto col popolo, al quale parlerà dall'alto delle tribune. I suoi discorsi
saranno immediatamente messi in circolazione in tutto il mondo.

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PROTOCOLLO XVI
Allo scopo di distruggere qualunque specie di impresa collettiva che non sia la nostra, annienteremo sul loro
nascere le opere collettive; vale a dire, che trasformeremo le università e le riedificheremo secondo i nostri piani.
I rettori delle università, nonché i professori di esse, saranno preparati in modo speciale per mezzo di elaborati e
segreti programmi d'azione, nei quali saranno istruiti e dai quali non potranno deviare impunemente. La massima
cura sarà posta nella loro scelta, e dipenderanno interamente dal governo. Escluderemo dal nostro sillabo ogni
insegnamento di diritto civile, nonché qualunque altra materia politica. Queste scienze saranno insegnate soltanto
a pochi uomini iniziati, scelti per le loro abilità cospicue. Le università non potranno più lanciare nel mondo dei
giovani inesperti, imbevuti di idee circa nuove forme costituzionali, come se queste fossero commedie o tragedie;
oppure dediti ad occuparsi di questioni politiche che neppure i loro padri comprendevano. Quando la massa del
popolo ha delle idee politiche sbagliate, si volge a concezioni utopistiche con il risultato di diventare un insieme di
pessimi sudditi. Ciò potete giudicare da voi vedendo il sistema educativo dei Gentili; abbiamo dovuto introdurre tutti
questi principi nel sistema educativo allo scopo di distruggere la loro struttura sociale: cosa che abbiamo fatto con
pieno successo; ma quando saremo al potere, toglieremo dai programmi educativi tutte le materie che potrebbero
turbare lo spirito dei giovani, e li ridurremo ad essere dei bimbi obbedienti, i quali ameranno il loro sovrano ed in lui
riconosceranno il sostegno principale della pace e del benessere pubblico.
Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono più esempi cattivi che buoni, faremo studiare i
problemi del futuro. Dalla memoria degli uomini cancelleremo il ricordo dei secoli passati, che potrebbe essere
sgradevole per noi, ad eccezione di quei fatti che mostrano a colori vivaci gli errori dei governi Gentili. La base
fondamentale del nostro programma educativo sarà l'insegnamento di ciò che si riferisce alla vita pratica, alla
organizzazione sociale, alle relazioni fra uomo e uomo; faremo pure conferenze contro i cattivi esempi egoistici,
che sono contagiosi e causa di mali; come anche su altre questioni simili relative all'istinto. Questi programmi
saranno tracciati in modo differente per le differenti classi e caste, perché l'educazione di esse dovrà essere ben
distinta. Importa moltissimo di insistere su questo punto, che ogni classe, o casta, dovrà essere educata
separatamente, secondo la sua speciale condizione ed il suo lavoro. Eventualmente, un uomo di genio ha sempre
saputo e saprà sempre penetrare in una casta più elevata della sua; ma per amore di un caso affatto eccezionale,
non conviene mescolare l'educazione delle varie caste e ammettere gli uomini di basso ceto nelle classi più
elevate, soltanto perché occupino i posti di coloro che son chiamati dalla nascita ad occuparli. Sapete da voi che i
Gentili, quando cedettero all'idea assurda di non ammettere differenza fra le diverse classi sociali, andarono
incontro al disastro.
Affinché il sovrano abbia un posto sicuro nel cuore dei suoi sudditi, è necessario che, durante il suo regno, siano
insegnate nelle pubbliche scuole e nei pubblici ritrovi, l'importanza della sua attività e la buona intenzione delle sue
imprese. Aboliremo ogni specie di educazione privata. Nei giorni di vacanza gli scolari ed i loro genitori avranno il
diritto di intervenire nei loro collegi, come se questi fossero dei "clubs", a riunioni nelle quali alcuni professori
faranno delle conferenze, apparentemente libere, parlando sulle quistioni dei rapporti reciproci fra gli uomini, delle
leggi, dei malintesi che generalmente sono la conseguenza di una concezione erronea intorno la posizione sociale
degli uomini. Infine essi faranno delle lezioni sulle nuove teorie filosofiche, che non sono ancora state rivelate al
mondo. Noi faremo di queste dottrine degli articoli di fede, servendocene come di gradini per l'ascendere della
Fede nostra.
Quando avrò finito di mettervi completamente al corrente del nostro programma, e quando avremo finito di
discutere i nostri piani per il presente e l'avvenire, vi leggerò lo schema di tale nuova teoria filosofica. L'esperienza
di molti secoli ci insegna che gli uomini vivono per le idee e ne sono guidati e che la gente viene ispirata da tali
idee soltanto per mezzo dell'educazione, che può essere impartita con i medesimi risultati agli uomini di tutti i
secoli, ma naturalmente con mezzi diversi. Con una metodica educazione sapremo eliminare i residui di quella
indipendenza di pensiero della quale ci siamo serviti per i nostri fini da molto tempo. Abbiamo già istituito il sistema
di soggiogare la mente degli uomini col così detto metodo di educazione dimostrativa (l'insegnamento oculare), il
quale rende i Gentili incapaci di pensare indipendentemente, e così essi - come animali ubbidienti - attenderanno
la dimostrazione di un idea prima di afferrarla. Uno dei nostri migliori agenti in Francia è il Bouroy; egli vi ha già
introdotto il nuovo metodo d'insegnamento dimostrativo.

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PROTOCOLLO XVII
La professione il giureconsulto rende coloro che la esercitano freddi, crudeli ed ostinati, li priva di tutti i principi e li
obbliga a formarsi un concetto della vita che non è umano ma puramente legale. Si abituano anche a vedere le
circostanze soltanto dal punto di vista di quanto si può guadagnare facendo una difesa, senza badare alle
conseguenze che essa può avere sul bene pubblico.
Un avvocato non si rifiuta mai di difendere una causa. Egli farà di tutto per ottenere l'assoluzione a qualunque
costo, attaccandosi ai più meschini cavilli della giurisprudenza, e con questi mezzi egli demoralizza il tribunale.
Perciò noi limiteremo la sfera d'azione di questa professione e metteremo gli avvocati sulla stessa base dei
funzionari esecutivi. Tanto gli avvocati patrocinatori, quanto i giudici, non avranno il diritto di intervistare i loro clienti
e riceveranno il loro mandato difensivo a seconda dell'assegnazione che ne farà il tribunale [Vale a dire che i
difensori saranno nominati d'ufficio e non scelti dagli accusati. (N. d. T. inglese)]. Essi studieranno la causa
esclusivamente attraverso i documenti ed i rapporti, e difenderanno i loro clienti dopo che questi saranno stati
interrogati in tribunale dal pubblico ministero, basando la difesa di essi sui risultati di questo interrogatorio. Il loro
onorario sarà fisso senza tener conto se la difesa sia, o pur no, riuscita. Essi diventeranno dei semplici relatori in
favore della giustizia, agendo in senso opposto al pubblico ministero, il quale sarà un relatore in favore dell'accusa.
In questo modo la procedura legale sarà considerevolmente abbreviata. Inoltre, con questi mezzi otterremo una
difesa onesta ed imparziale, la quale non sarà promossa dagli interessi materiali, ma bensì dalla convinzione
personale dell'avvocato. Si avrà inoltre il grande vantaggio di metter fine a qualunque forma di subornamento e di
corruzione, che all'epoca attuale può aver luogo nei tribunali di alcuni paesi.
Abbiamo messo molto impegno nello screditare il clero dei Gentili agli occhi del popolo, e siamo così riusciti a
nuocere alla sua missione che avrebbe potuto ostacolare molto il nostro cammino. L'Influenza del clero sul popolo
diminuisce di giorno in giorno.
Attualmente la libertà di religione prevale ovunque, e l'epoca che il Cristianesimo cadrà in frantumi non è oramai
troppo distante. Sarà ancora più facile per noi di distruggere le altre religioni. Ma è prematuro per ora di discutere
questo argomento.
Noi ridurremo il clero e le sue dottrine a tener così poco posto nella vita, e renderemo la loro influenza così
antipatica alla popolazione, che i loro insegnamenti avranno risultati opposti a quelli che avevano una volta.
Quando sarà arrivata l'ora di annientare la Corte papale, una mano ignota, additando il Vaticano, darà il segnale
dell'assalto. Allorquando il popolo, nella sua ira si scaglierà sul Vaticano, noi ci atteggeremo a suoi protettori per
evitare lo spargimento di sangue. Con questo atto penetreremo fino al cuore di tale Corte, e nessuno potrà più
scacciarcene finché non avremo distrutto la potenza papale. Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell'universo: il
Patriarca della Chiesa Internazionale.
Ma finché non avremo compiuto la rieducazione della gioventù per mezzo di nuove religioni temporanee, per
condurla alla nostra, non attaccheremo apertamente le Chiese esistenti, ma le combatteremo con la critica, la
quale ha già suscitato e continuerà a suscitare dissensi fra esse.
Genericamente parlando, la nostra stampa denuncierà i governi e le istituzioni dei Gentili, sia religiose che d'altro
genere, mediante articoli d'ogni specie spogli di qualunque scrupolo, allo scopo di screditarli al massimo grado così
come noi soli sappiamo fare.
Il nostro governo somiglierà al dio centimane Vichnu degli Indiani. Ognuna delle sue cento mani terrà una delle
molle della macchina sociale dello Stato.
Sapremo tutto senza l'aiuto della polizia ufficiale, che è stata così insidiosamente corrotta da noi, da non servire ad
altro che impedire ai governi dei Gentili di venire alla conoscenza dei fatti veri. Il nostro programma persuaderà una
terza parte della popolazione a sorvegliare il resto, per un alto senso di dovere ed in base al principio del servizio
governativo volontario. Allora non sarà più considerato come un disonore, ma anzi come cosa lodevole il fare la
spia. D'altra parte, chi porterà notizie false sarà veramente punito, per evitare che l'alto privilegio del rapporto
diventi un abuso. I nostri agenti verranno scelti tanto fra le classi alte quanto fra le basse. Li prenderemo fra gli
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amministratori, editori, stampatori, librai, impiegati, operai, cocchieri, lacchè ecc. Questa forza poliziesca, non avrà
nessun potere indipendente di azione e nessun diritto di prendere qualsiasi misura di sua iniziativa; quindi il dovere
di questa polizia impotente consisterà semplicemente nel fare dei rapporti e delle testimonianze. La verifica dei
suoi rapporti, e gli arresti, dipenderanno da un gruppo di ispettori di polizia responsabili. Gli arresti saranno fatti da
gendarmi e da guardie di città. Qualunque persona, che avendone l'incarico, ometta di far rapporto d'una
mancanza qualsiasi, anche piccola, in fatto di politica, sarà punita per delittuoso nascondimento di delitto, se potrà
provarsi che ne è colpevole. Analogamente devono agire ora i nostri fratelli, devono cioè di loro iniziativa
denunziare alle autorità competenti tutti gli apostati, nonché tutte le azioni che potrebbero essere contrarie alla
nostra legge. Nel nostro Governo Universale, tutti i nostri sudditi avranno il dovere di servire il nostro sovrano
agendo nel modo suddetto.
Un'organizzazione come la nostra sradicherà ogni abuso di potere nonché le varie forme di subornamento e di
corruzione. Insomma, essa distruggerà tutte le idee con le quali abbiamo contaminato la vita dei Gentili mediante le
nostre teorie sopra i diritti sovrumani.
Come avremmo potuto riuscire al nostro intento di creare il disordine nelle istituzioni amministrative dei Gentili, se
non con mezzi simili? Fra i più importanti mezzi per corrompere le loro istituzioni, vi è l'uso di quegli agenti che
sono in grado - per la loro attività distruttiva individuale - di contaminare gli altri, svelando e sviluppando le loro
tendenze corrotte, quali l'abuso del potere e l'uso sfacciato della corruzione.

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PROTOCOLLO XVIII
Quando verrà per noi il momento di prendere delle misure speciali di polizia imponendo l'attuale sistema russo
dell'"Okhrana" (il più pericoloso veleno per il prestigio dello Stato) susciteremo dei tumulti fittizi fra la popolazione,
oppure la indurremo a mostrare una irrequietezza prolungata, al che riusciremo con l'aiuto di buoni oratori i quali
troveranno molti simpatizzanti, ciò che ci fornirà la scusa di perquisire le abitazioni, nonché di sottoporre le persone
a restrizioni speciali, servendoci dei nostri dipendenti che contiamo nella polizia dei Gentili.
Siccome la più gran parte dei cospiratori sono spinti dalla passione che hanno sia per la congiura, sia per le
chiacchiere, non li toccheremo fin tanto che non li vedremo sul punto di mettersi ad agire contro di noi, e ci
limiteremo ad introdurre fra essi un - per così dire - elemento delatore. Dobbiamo ricordarci che un potere perde di
prestigio ogni qual volta scopre una congiura pubblica diretta contro di esso. In simile rivelazione è implicita la
presunzione della sua debolezza, nonché, cosa ancora più dannosa, l'ammissione dei suoi errori. Dovete sapere
che abbiamo distrutto il prestigio dei Gentili regnanti, mediante numerosi assassini privati, compiuti dai nostri
agenti, pecore cieche del nostro gregge, che possono facilmente essere indotte a commettere un delitto purché sia
di carattere politico.
Obbligheremo i governanti a riconoscere la propria debolezza coll'introdurre apertamente delle misure speciali di
polizia, tipo "Okhrana", e così scuoteremo il prestigio del loro potere.
Il nostro sovrano sarà protetto da una guardia segretissima, giacché non permetteremo mai che si possa credere
possibile una congiura contro il nostro sovrano, che egli non sia in grado di sventarla personalmente, o dalla quale
egli sia costretto a nascondersi. Se permettessimo che prevalesse un'idea simile, come prevale fra i Gentili,
firmeremmo la condanna a morte del nostro sovrano, e se non di lui personalmente, della sua dinastia.
Il nostro sovrano, osservando scrupolosamente le apparenze userà del suo potere soltanto per il beneficio della
nazione, e giammai per il suo bene personale, o della sua dinastia.
Con questo severo mantenimento del suo decoro, otterrà il risultato che la sua potenza sarà onorata e protetta dai
suoi stessi sudditi. Essi adoreranno la potenza del sovrano, ben sapendo che ad esso è collegato il benessere
dello Stato perché da esso dipende l'ordine pubblico. Far la guardia al Re apertamente, equivale ad ammettere la
debolezza del suo potere.
Il nostro sovrano sarà sempre in mezzo al suo popolo ed avrà l'apparenza di essere circondato da una folla
indiscreta di uomini e di donne, che per puro caso, in apparenza, occuperà sempre le file più prossime a lui,
tenendo così indietro il resto della gente, soltanto per conservare l'ordine. Questo esempio insegnerà agli altri la
padronanza di sé stessi. Nel caso che un supplicante fra il popolo, volendo presentargli una domanda, arrivi a farsi
strada attraverso alla folla, coloro che sono nelle prime file prenderanno la sua petizione e la consegneranno al
sovrano alla presenza del supplicante stesso, acciocché ognuno sappia che tutte le petizioni giungono al Sovrano
e che egli stesso controlla tutti gli affari. Il prestigio del potere deve, per sussistere, occupare una posizione tale
che il popolo possa dire: "Se il Re solamente potesse sapere!" oppure: "Quando il Re lo saprà!".
Il misticismo che circonda la persona del sovrano svanisce appena lo si vede attorniato da una guardia di polizia.
Quando viene fatto uso di una simile guardia, qualunque assassino con una certa audacia, può considerarsi più
forte della guardia e quindi, realizzando la sua forza, basta che egli attenda il momento propizio e potrà assalire il
re. Non predichiamo questa dottrina ai Gentili; potete constatare da voi stessi il risultato che ha avuto il sistema di
circondare di guardie visibili i sovrani dei Gentili. Il nostro Governo arresterà tutti gli individui che più o meno
giustamente sospetterà di essere delinquenti politici. Non è prudente che, per il timore di giudicare erroneamente
qualcuno, si dia l'opportunità di fuggire alle persone sospette di tali delitti verso di esse saremo spietati. Si potrà
forse, in casi eccezionali, prendere in considerazione alcune circostanze attenuanti a favore di delinquenti comuni,
ma non vi possono essere attenuanti per un delitto politico; vale a dire che non esiste giustificazione per un uomo
che si lasci trascinare ad occuparsi di politica, cosa che nessuno, fuorché il regnante, ha il diritto di comprendere.
Ed invero neppure tutti i governanti sono capaci di comprendere la vera politica.

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PROTOCOLLO XIX
Sarà proibito a tutti di lasciarsi coinvolgere in faccende politiche; ma d'altra parte incoraggeremo ogni genere di
rapporti e di petizioni sottoponenti all'approvazione del Governo proposte relative a miglioramenti della vita sociale
e nazionale. Con questi mezzi conosceremo gli errori del nostro governo e le aspirazioni dei nostri sudditi.
Risponderemo a questi suggerimenti accettandoli, oppure, se non saranno accettabili, confutandoli con validi
argomenti per dimostrare che la loro realizzazione è impossibile e basata sopra una concezione miope degli affari.
La sedizione non ha più importanza dell'abbaiare di un cane contro un elefante. In un governo bene organizzato
dal punto di vista sociale, ma non dal punto di vista della sua polizia, il cane abbaia contro l'elefante senza
comprenderne la forza, ma basta che l'elefante glie la dimostri dandogli una buona lezione, perché tutti i cani
smettano di abbaiare.
Per togliere al colpevole politico la sua corona di eroismo, lo metteremo al livello degli altri delinquenti, alla pari con
i ladri, gli assassini ed i più ripugnanti malfattori. Abbiamo fatto il possibile per impedire ai Gentili di adottare questo
sistema. Per raggiungere lo scopo ci siamo serviti della stampa, di discorsi in pubblico e di libri scolastici di storia
ingegnosamente compilati; abbiamo così fatto nascere l'idea che ogni assassino politico sia un martire, morto per
l'ideale del benessere umano. Una "reclame" così estesa ha moltiplicato il numero dei liberali e ha ingrossato le file
dei nostri agenti di migliaia di Gentili.

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PROTOCOLLO XX
Oggi mi occuperò del nostro programma finanziario, che ho riservato per la fine della mia relazione, in quanto è il
problema più difficile ed anche perché costituisce la clausola finale dei nostri piani. Prima di discuterlo, vorrei
rammentarvi ciò che vi ho già accennato, e cioè che tutta la nostra politica si riduce ad una quistione di cifre.
Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocratico eviterà, per il suo interesse personale, di imporre al
popolo delle tasse pesanti e terrà sempre presente la parte che deve rappresentare; quella cioè, di un padre, di un
protettore. Ma siccome l'organizzazione del governo assorbirà vaste somme di denaro, sarà tanto più necessario di
procacciare i mezzi necessari per mantenerla. Quindi dovremo studiare e risolvere questo problema con la
massima cura, procurando che il peso delle imposte sia distribuito equamente.
Per mezzo di una finzione legale il nostro sovrano sarà proprietario di tutti i possedimenti dello Stato (ciò si mette in
pratica colla massima facilità). Egli potrà prelevare quelle somme di denaro che saranno necessarie per regolare la
circolazione monetaria del Paese. Quindi il metodo più adatto per soddisfare le spese governative sarà la
tassazione progressiva della proprietà. Così le imposte saranno pagate senza l'oppressione e la rovina del popolo,
e l'ammontare relativo dipenderà dal valore di ciascuna proprietà individuale. I ricchi dovranno comprendere che
hanno il dovere di dare una parte della loro soverchia ricchezza al governo, perché questo garantisce loro il
possesso sicuro del rimanente, ed inoltre dà loro di diritto di guadagnare del denaro onestamente. Dico
onestamente, perché il controllo della società impedirà i furti sul terreno legale.
Questa riforma sociale deve essere la prima e più importante del nostro programma, essendo la garanzia
principale della pace. Essa non ammette indugi di sorta.
La tassazione dei poveri è l'origine di tutte le rivoluzioni e produce sempre un grave danno al governo, perché
questo, sforzandosi di estorcere denaro dal popolo, perde l'occasione di ottenerlo dai ricchi. La tassazione del
capitale farà diminuire le ricchezze dei privati, nelle cui mani le abbiamo lasciate accumulare sino ad ora
appositamente, perché i plutocrati agissero da contrappeso ai governi dei Gentili e alle loro finanze. La tassazione
progressiva applicata proporzionalmente alle fortune individuali, produrrà assai più del sistema attuale di tassare
tutti egualmente. Questo sistema è, al momento attuale (1901) essenziale per noi, perché genera il malcontento fra
i Gentili [ Si noti che questa conferenza fu tenuta nel 1901. (Nota del T. inglese) ]. Il potere del nostro sovrano si
baserà principalmente sul fatto, che egli sarà garante dell'equilibrio del potere e della pace perpetua del mondo.
Quindi, per ottenere questa pace, i capitalisti dovranno rinunciare ad una parte delle loro ricchezze,
salvaguardando così l'azione del governo. Le spese dello Stato devono essere pagate da coloro che sono meglio
in grado di sostenerle e col denaro che si potrà togliere ad essi. Tale misura farà cessare l'odio delle classi popolari
per i ricchi, perché esse vedranno in costoro i necessari sostegni finanziari del governo, riconosceranno in essi,
inoltre, i sostenitori della pace e del benessere pubblico. Le classi povere comprenderanno che i ricchi forniscono i
mezzi per i benefizi sociali.
Per evitare che le classi intelligenti, vale a dire i contribuenti, si lagnino soverchiamente del nuovo sistema di
tassazione, daremo ad esse dei resoconti particolareggiati, esponendo chiaramente il modo come il loro denaro
viene speso; eccettuato, si capisce, quella parte che sarà impiegata per i bisogni privati del Sovrano e per le
esigenze dell'amministrazione.
Il Sovrano non avrà alcuna proprietà privata, perché tutto ciò che è nello Stato gli apparterà. Se al Sovrano fosse
concesso di possedere privatamente, sembrerebbe che non è di sua proprietà tutto ciò che è nello Stato.
I congiunti del Sovrano, eccettuato il Suo erede, il quale sarà anche mantenuto a spese del governo, dovranno
servire come funzionari governativi, oppure lavorare, allo scopo di conservare il diritto di possedere: il privilegio di
essere di sangue reale non concederà loro il diritto di vivere alle spalle dello Stato.
Vi sarà una tassa di bollo progressiva su tutte le vendite e compere, nonché tasse di successione. Qualunque
contratto senza il bollo necessario sarà considerato illegale, ed il proprietario antecedente sarà obbligato a pagare
al Governo una percentuale sulla tassa dal giorno della vendita. Ogni documento di garanzia del trasferimento di
un diritto di una proprietà, ecc., da una persona ad un'altra, dovrà essere portato ogni settimana all'ispettore locale
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delle tasse, unendovi una dichiarazione con nome e cognome del possessore attuale e del precedente, nonché
l'indirizzo permanente di ambedue.
Simile procedura sarà necessaria per i trasferimenti sorpassanti un certo valore; eccedenti cioè l'ammontare della
spesa media giornaliera. La vendita delle cose più necessarie sarà soggetta soltanto ad una marca da bollo di
valore stabilito.
Calcolate quante volte il valore di una simile tassazione sorpasserà la rendita dei governi Gentili.
Lo Stato dovrà tenere in riserva una certa quota di capitale, e nel caso che la rendita proveniente della tassazione
venisse a sorpassare questa somma specificata, la somma risultante in più dovrà essere rimessa in circolazione.
Queste somme in eccesso saranno spese organizzando ogni sorta di lavori pubblici.
La direzione di questi lavori dipenderà da un dipartimento governativo, e quindi gli interessi delle classi operaie
saranno strettamente collegati a quelli del governo e del loro Sovrano. Una parte di questo denaro soverchio sarà
destinato a premiare le invenzioni e le produzioni.
È di prima importanza d'impedire che la moneta rimanga inattiva nelle banche dello Stato, al disopra di una somma
specificata che possa essere destinata a qualche scopo speciale; perché il denaro è fatto per circolare, e
qualunque congestione di denaro ha sempre un effetto disastroso sul corso degli affari dello Stato, giacché la
moneta agisce quale lubricante del meccanismo statale, e se il lubricante si condensa, il funzionamento della
macchina si arresta in conseguenza. Il fatto che le cartelle di rendita hanno sostituito la moneta in gran parte, ha
creato una congestione simile a quella ora descritta. Le conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.
Istituiremo pure un dipartimento per la revisione dei conti, sicché il Sovrano possa a qualunque momento ricevere
un rendiconto completo delle spese del governo e delle sue rendite. Ogni rendiconto sarà tenuto rigorosamente al
corrente, fuorché quelli del mese in corso e del precedente. L'unica persona che non avrebbe alcun interesse a
derubare la banca dello Stato è il suo proprietario - il Sovrano -. Per questa ragione il suo controllo impedirà
qualunque possibilità di perdite o di spese non necessarie.
Saranno aboliti i ricevimenti di etichetta, che sciupano il tempo prezioso del Sovrano, e ciò per dargli maggiori
opportunità di attendere agli affari dello Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano non sarà circondato da cortigiani, i
quali generalmente si pavoneggiano intorno alla sua persona soltanto per vanità, e si preoccupano esclusivamente
dei propri interessi, trascurando, come fanno, il benessere dello Stato.
Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei Gentili, sono state determinate ritirando
il denaro dalla circolazione. Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi fortune
che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal governo. Questi prestiti hanno imposto dei
pesanti carichi sui governi, obbligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.
La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha prosciugato tutta la forza produttrice del popolo
insieme alle ricchezze dello Stato. La moneta, al momento attuale, non può soddisfare i bisogni della classe
operaia, perché non è sufficiente per tutti.
L'emissione della moneta deve corrispondere all'aumento della popolazione, e bisogna considerare i bambini come
consumatori di moneta fino dal giorno della loro nascita. Una verifica della moneta di tanto in tanto è una quistione
vitale per il mondo intero.
Sapete, io credo, che la moneta aurea è stata la distruzione di tutti gli Stati che l'hanno adottata, perché non poteva
soddisfare ai bisogni della popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché fosse
congestionata e tolta dalla circolazione.
Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di lavoro del paese; essa sarà di carta, e magari
anche di legno. Emetteremo una quantità di moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la quantità alla
nascita di ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo. I conti governativi saranno tenuti da governi
locali separati e da uffici provinciali. Per evitare ritardi nei pagamenti delle spese governative, il Sovrano in persona
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emetterà ordini regolanti i termini di pagamento di dette somme, mettendo così fine ai favoritismi usati qualche
volta dai ministri delle finanze ad alcuni dipartimenti.
I resoconti degli introiti e delle spese dello Stato saranno tenuti insieme, perché si possa sempre confrontarli.
I piani che faremo per la riforma delle istituzioni di finanza dei Gentili saranno applicati in maniera tale che essi non
se ne accorgeranno mai. Metteremo in evidenza la necessità di riforme, come se siano dovute allo Stato
disordinato raggiunto dalle finanze dei Gentili. Dimostreremo che la prima ragione di questa cattiva condizione
finanziaria, sta nel fatto che essi principiano il loro anno finanziario facendo un calcolo approssimativo pel bilancio
annuo governativo, l'ammontare del quale aumenta di anno in anno, e per la ragione seguente: si riesce a stento a
far durare le somme assegnate al bilancio governativo annuale sino alla metà dell'anno; quindi si presenta un
nuovo bilancio governativo riveduto, e la somma relativa viene spesa generalmente in tre mesi. Dopo questo viene
votato un bilancio supplementare, e alla fine dell'anno i conti sono sistemati mediante un bilancio di liquidazione.
Il bilancio di un anno è basato sulla spesa totale dell'anno precedente, quindi in ogni anno avviene una deviazione
di circa il 50 per cento sulla somma nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un decennio è triplicato. Grazie a
simile procedura, tollerata dai Gentili negligenti, le loro riserve sono state prosciugate. Quindi, quando giunse il
periodo dei prestiti, questo periodo vuotò le banche statali, portandole sull'orlo del fallimento.
Potete facilmente comprendere, che un'amministrazione delle finanze di questo genere, che abbiamo indotto i
Gentili a seguire, non può essere adottato dal nostro governo. Ogni prestito dimostra la debolezza del governo e la
sua incapacità a comprendere i suoi diritti. Ogni prestito, come la spada di Damocle, pende sulla testa dei
governanti, che invece di prelevare certe somme direttamente dalla nazione per mezzo di una tassazione
temporanea, vanno dai nostri banchieri col cappello in mano.
I prestiti all'estero sono come sanguisughe che non si possono distaccare dal corpo del governo, finché non
cascano da sé, o finché il governo non riesce a sbarazzarsene. Ma i governi dei Gentili non desiderano di togliersi
di dosso queste sanguisughe; al contrario ne aumentano il numero, ed è perciò che il loro Stato è destinato a
morire dissanguato e per colpa loro. Perché, cosa è un prestito all'estero se non un sanguisugo? Un prestito è una
emissione di carta governativa che implica l'impegno di pagare un interesse ammontante ad una certa percentuale
della somma totale di denaro preso in prestito. Se un prestito è al cinque per cento, in venti anni il governo avrà
inutilmente pagato una somma equivalente a quella del prestito per coprirne la percentuale. In 40 anni avrà pagato
due volte ed in 60 anni tre volte la somma iniziale, ma il prestito resterà sempre un debito non pagato.
Da questo calcolo è evidente che simili prestiti, dato l'attuale sistema di tassazione (1901), toglieranno fino l'ultimo
centesimo al povero contribuente per pagare gl'interessi ai capitalisti stranieri, dai quali lo Stato ha preso in prestito
il denaro invece di raccogliere dalla nazione, per mezzo di tasse, la somma necessaria libera di interessi.
Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il denaro dalle tasche dei poveri in quelle
dei ricchi; ma da quando riuscimmo, corrompendo chi di ragione, a far sostituire prestiti all'estero a quelli all'interno,
tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casseforti, e tutti i Gentili principiarono a pagarci ciò che si può
chiamare tributo.
A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della corruzione dei loro ministri, o della loro
ignoranza in fatto di finanza, i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori delle nostre banche ad un punto tale,
che non potranno mai redimere le loro ipoteche. Dovete comprendere quante fatiche e quante pene abbiamo
sopportato per riuscire a produrre un simile stato di affari.
Nel nostro governo avremo grande cura che non succeda una congestione di danaro e quindi non avremo prestiti
di Stato, eccezione fatta di buoni del Tesoro all'uno per cento, per impedire che il pagamento della percentuale
esponga il paese ad essere succhiato dalle mignatte.
Il diritto di emettere obbligazioni sarà concesso esclusivamente alle ditte commerciali, le quali non avranno alcuna
difficoltà a pagare le percentuali con i loro profitti, perché prendono in prestito il denaro per imprese commerciali.
Ma il governo non può trarre profitto da denaro preso in prestito, perché si rende debitore unicamente per
spendere ciò che si è fatto imprestare.
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Il nostro governo compererà anche azioni commerciali, diventando così un creditore invece di esser come ora un
debitore e pagatore di tributi. Questa misura metterà fine all'indolenza e alla negligenza, che ci furono utili fintanto
che i Gentili furono indipendenti, ma sarebbero dannose al nostro governo. La vacuità del cervello puramente
animale dei Gentili è dimostrata dal fatto, che quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi essi
non riuscirono a capire, che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima analisi farla uscir fuori dalle
risorse del loro paese, insieme coi relativi interessi. Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz'altro tale
danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo dimostra il nostro genio ed il fatto che il
nostro è il popolo eletto da Dio. Siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei prestiti sotto una buona luce
così favorevole, che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto.
I nostri conti presuntivi, che produrremo al momento opportuno, che sono stati elaborati coll'esperienza dei secoli,
e che ponderavamo mentre i Gentili governavano, differiscono da quelli di costoro per la loro straordinaria lucidità,
dimostreranno quanto siano benefici i nostri piani. Questi metteranno fine ad abusi come quelli per mezzo dei quali
siamo diventati i padroni dei Gentili e che non possono essere permessi nel nostro regno. Il nostro bilancio
governativo sarà sistemato in modo tale che nessuno, dal regnante in persona all'impiegato più insignificante, potrà
stornarne la più piccola somma e servirsene per qualsiasi altro uso diverso da quello primieramente prestabilito,
senza essere scoperto. È impossibile governare con successo senza un piano definitivamente prestabilito. Persino
i cavalieri e gli eroi muoiono, quando prendono una strada senza sapere dove conduca e quando partono per un
viaggio senza essere bene equipaggiati.
I sovrani dei Gentili, che furono, anche col nostro aiuto, indotti a trascurare l'adempimento dei loro doveri
governativi per mezzo di rappresentazioni, divertimenti, pompe ed altri svaghi, non furono altro che dei paraventi
per nascondere i nostri intrighi.
Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano mandati a rappresentare il Governo nei suoi doveri pubblici, furono
compilate dai nostri agenti. In ogni occasione queste relazioni riuscirono gradite alle menti poco accorte dei
Sovrani, perché erano sempre accompagnate dai vari suggerimenti per future economie. Essi avrebbero potuto
domandarsi come fosse possibile far economie mettendo nuove tasse; ma essi non chiesero nulla.
Voi sapete in quali condizioni di caos finanziario si sono ridotti per colpa loro, con la loro negligenza. Essi hanno
finito per fallire malgrado le ardue fatiche dei loro sudditi.

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PROTOCOLLO XXI
Aggiungerò ora qualche parola a ciò che vi dissi alla nostra ultima assemblea, e vi farò una spiegazione dettagliata
dei prestiti all'interno. Ma non discuterò ulteriormente i prestiti all'estero, perché essi hanno riempito i nostri forzieri
di denaro tolto ai Gentili ed anche perché il nostro governo universale non avrà vicini esteri dai quali esso possa
prendere a prestito.
Ci siamo serviti della corruzione degli amministratori e della negligenza dei sovrani Gentili per raddoppiare e
triplicare il denaro imprestato da noi ai loro governi e del quale in realtà non abbisognavano. Chi potrebbe fare
altrettanto a noi? Quindi mi occuperò soltanto dei prestiti all'interno.
Quando il governo annunzia un prestito di questo genere, apre una sottoscrizione per i certificati relativi. Questi,
perché siano alla portata di tutte le borse, saranno di tagli piccolissimi. I primi sottoscrittori possono comprare sotto
alla pari. Il giorno seguente il prezzo dei titoli viene alzato, per dare l'impressione che tutti desiderano comprarli.
Nel corso di pochi giorni le casseforti dell'erario sono colme con tutto denaro che è stato sottoscritto in più. (Perché
continuare ad accettare denaro per un prestito già soverchiamente sottoscritto?). La sottoscrizione ha
evidentemente sorpassato di molto la somma richiesta; in questo consiste tutto il risultato; evidentemente il
pubblico ha fiducia nel governo.
Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che per pagarne gli interessi il governo
deve ricorrere ad un nuovo prestito, il quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo aumenta.
Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita, gli interessi dei nuovi prestiti debbono essere
pagati con nuove tasse; le quali non sono altro che nuovi debiti contratti per coprirne altri.
Allora viene il periodo di conversione dei prestiti; ma dette conversioni non fanno che diminuire la quantità
dell'interesse da pagare, senza cancellare il debito. Inoltre si possono fare solamente col consenso dei creditori. I
Governi quando danno l'avviso di queste conversioni, accordano ai creditori il diritto di accettarle, o di essere
rimborsati dei loro denari se non desiderano di accettarle; ma se ognuno reclamasse il proprio denaro, i Governi
sarebbero presi nella propria rete e non potrebbero rimborsare tutto il denaro. Fortunatamente i sudditi dei governi
Gentili non si intendono molto di finanza, ed hanno sempre preferito di subire un ribasso nel valore dei loro titoli ed
una diminuzione di interessi, piuttosto che rischiare un nuovo investimento. Così hanno spesse volte dato la
possibilità ai loro governi di sbarazzarsi di un debito, che probabilmente ammontava a parecchi milioni.
I Gentili non oserebbero fare una cosa simile con i prestiti all'estero, ben sapendo che in tal caso noi tutti
richiederemo il rimborso del nostro denaro.
Con un'azione simile il governo dichiarerebbe apertamente il suo fallimento, e ciò dimostrerebbe chiaramente al
popolo che i suoi interessi non hanno nulla di comune con quelli del suo governo.
Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed anche sul seguente fatto, che
attualmente tutti i prestiti all'interno sono consolidati dai cosidetti prestiti temporanei; vale a dire, da debiti a breve
scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro,
essendo a disposizione del Governo per un periodo di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti
all'estero, ed il Governo deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali coprono tutti i deficit nelle
casseforti statali dei Gentili.
Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale, tutte queste scaltre operazioni finanziarie svaniranno.
Distruggeremo il mercato dei valori pubblici, perché non permetteremo che il nostro prestigio sia scosso dal rialzo e
ribasso dei nostri titoli, il cui valore sarà stabilito per legge alla pari, senza possibilità alcuna di qualsiasi variazione
di prezzo. Il rialzo origina il ribasso, ed è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a discreditare i titoli pubblici
dei Gentili.
Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere di tassare le imprese commerciali
in quel modo che il governo crederà opportuno. Queste istituzioni saranno in grado di gettare sul mercato milioni e
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milioni di azioni commerciali, o di comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le imprese commerciali dipenderanno da
noi, e vi potete immaginare quale forza sarà la nostra.

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PROTOCOLLO XXII
Con tutto quello che ho detto sino ad ora, ho cercato di farvi un quadro dal vero del mistero degli avvenimenti
attuali nonché dei passati, i quali scorrono tutti nel fiume del destino, e se ne vedranno le conseguenze nel futuro
prossimo. Vi ho mostrato i nostri piani segreti, per mezzo dei quali agiamo sui Gentili, nonché la nostra politica
finanziaria: devo aggiungere ancora solo poche parole.
Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento attuale, vale a dire la potenza dell'oro. In due
soli giorni possiamo estrarre qualsiasi somma dai depositi segreti dei nostri tesori.
È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto da Dio? È possibile che, possedendo così vaste
ricchezze, non riusciamo a dimostrare che tutto l'oro da noi ammassato in tanti secoli, non aiuterà la nostra vera
causa per il bene, cioè per il ripristinamento dell'ordine sotto il nostro regime? Forse bisognerà ricorrere in certa
misura alla violenza; ma tale ordine sarà certamente ristabilito. Dimostreremo di essere i benefattori che hanno
restituito la libertà e la pace al mondo torturato. Offriremo al mondo questa possibilità di pace e di libertà, ma
certamente ad una condizione sola, e cioè che il mondo aderisca strettamente alle nostre leggi. Inoltre faremo
chiaramente comprendere a tutti, che la libertà non consiste nella dissolutezza, né nel diritto di fare ciò che si
vuole. Dimostreremo pure che né la posizione, né il potere, dànno ad un uomo il diritto di propugnare principi
perniciosi, come ad esempio la libertà di religione, l'uguaglianza, o idee simili. Renderemo inoltre ben chiaro, che la
libertà individuale non dà il diritto a chicchessia di eccitarsi o di eccitare altri facendo dei discorsi ridicoli alle masse
turbolenti. Insegneremo al mondo che la vera libertà consiste unicamente nell'inviolabilità di persona, di domicilio e
di proprietà per chiunque aderisce onestamente a tutte le leggi della vita sociale. Insegneremo che la posizione di
un uomo sarà in relazione al concetto che egli ha dei diritti altrui, e che la sua dignità personale deve vietargli
fantasticherie circa sé stesso.
La nostra potenza sarà gloriosa, perché sarà immensa e regnerà e guiderà e certamente non darà ascolto ai
caporioni popolari, o a qualunque altro oratore vociferante parole insensate alle quali si attribuisce l'altosonante
titolo di "principii elevati", mentre non sono altro che utopie. La nostra potenza sarà l'organizzatrice dell'ordine in cui
consiste la felicità dei popoli. Il prestigio di questa potenza sarà tale, che avrà l'adorazione mistica, nonché la
soggezione di tutte le nazioni. Una potenza vera non si piega ad alcun diritto, neanche a quello di Dio. Nessuno
oserà avvicinarsi ad essa allo scopo di toglierle sia pure un briciolo della sua forza.

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PROTOCOLLO XXIII
Perché il popolo si abitui all'ubbidienza, deve essere educato alla modestia e alla moderazione; quindi diminuiremo
la produzione degli oggetti di lusso. Con questi mezzi introdurremo per forza la moralità, che ora viene corrotta
dalla continua rivalità nel campo del lusso. Patrocineremo le industrie casalinghe, per danneggiare le fabbriche
private. La necessità di tali riforme è anche nel fatto che i padroni di grandi fabbriche private spesse volte incitano,
forse anche inconsciamente, i loro operai contro il governo.
La popolazione impiegata nelle industrie locali non conosce il significato delle parole: "senzalavoro" ; e questo fa sì
che essa è attaccata al regime esistente e la invoglia ad appoggiare il governo. La disoccupazione è il più grande
pericolo per il Governo; essa avrà servito al nostro scopo appena, per mezzo suo, saremo giunti al potere.
L'ubriachezza sarà pure proibita e considerata un delitto contro l'umanità e come tale punita, perché sotto
l'influenza dell'alcool l'uomo somiglia alla bestia.
Le nazioni si sottomettono ciecamente soltanto ad una potenza forte che sia totalmente indipendente da esse e
nelle cui mani esse vedano scintillare una spada che serva come arma di difesa contro tutte le insurrezioni sociali.
Perché dovrebbero desiderare che il loro sovrano abbia l'anima di un angelo? Anzi, esse devono vedere in lui la
personificazione della forza e della potenza. Deve sorgere un regnante che sostituisca i governi esistenti, viventi
sopra una folla che abbiamo demoralizzato colle fiamme della anarchia. Questo regnante dovrà anzitutto spegnere
queste fiamme, che senza tregua sprizzano da ogni lato. Per raggiungere questo scopo, egli dovrà distruggere
tutte le società che possono dar origine a queste fiamme, anche a costo di versare il suo proprio sangue. Egli
dovrà costituire un esercito bene organizzato, che lotterà energicamente contro l'infezione anarchica che può
avvelenare il corpo del governo.
Il nostro Sovrano sarà prescelto da Dio e consacrato dall'alto allo scopo di distruggere tutte le idee influenzate
dall'istinto e non dalla ragione, da principî brutali e non dall'umanità. Al momento attuale questi concetti prevalgono
con grande successo, e le conseguenze sono i furti e la violenza compiuti sotto lo stendardo del diritto e della
libertà.
Queste idee hanno distrutto tutte le organizzazioni sociali, conducendo così al regno del Re di Israele. Ma la loro
azione nefasta sarà finita appena il regno del nostro Sovrano comincerà. Allora le spazzeremo via tutte, perché
sulla strada del nostro Sovrano non possa esservi del fango.
Allora potremo dire alla nazione: "Pregate Iddio e prosternatevi a Colui che porta il segno della predestinazione del
mondo, di Cui Iddio in persona ha guidato la stella affinché nessuno fuorché Lui potesse liberare l'umanità da ogni
peccato".

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PROTOCOLLO XXIV
Ora parlerò del mezzo di cui ci serviremo per rafforzare la dinastia del Re Davide, affinché essa possa durare fino
al giorno del giudizio finale.
Il nostro modo di render sicura la dinastia consisterà, in massima, nell'applicazione dei medesimi principii che
hanno posto il maneggio degli affari del mondo nelle mani dei nostri savi; cioè la direzione e l'educazione dell'intera
razza umana. Diversi membri del seme di David prepareranno i Re ed i loro Successori, i quali saranno eletti non
per diritto ereditario, ma per la loro capacità individuale. Questi successori saranno iniziati ai nostri misteri segreti
politici ed ai nostri piani di governo avendo massima cura perché nessun altro possa averne conoscenza.
Queste misure saranno necessarie perché tutti sappiano che sono degni di regnare solamente gli iniziati ai misteri
dell'alta politica. Solo a tali uomini sarà insegnata l'applicazione pratica dei nostri piani, servendosi dell'esperienza
di molti secoli. Saranno iniziati alle conclusioni dedotte dalle osservazioni sul nostro sistema politico ed economico,
nonché a tutte le scienze sociali. Insomma, apprenderanno il vero spirito delle leggi che sono state stabilite dalla
natura stessa per governare l'umanità.
I successori diretti del Sovrano saranno scartati, se durante la loro educazione daranno prova di essere frivoli o di
cuore mite, oppure qualora mostrino qualche altra tendenza che potrebbe essere deleteria al loro potere, che
potrebbe renderli incapaci di governare, o anche essere pericolosa al prestigio della corona.
Solamente agli uomini capaci di governare con fermezza, benché forse con crudeltà, saranno affidate le redini del
governo dai nostri anziani.
In caso di malattia, o di perdita di energia, il nostro Sovrano sarà costretto a cedere le redini del governo a quelli
della sua famiglia che avranno dimostrato di essere più capaci di lui. I progetti immediati del Re, e tanto più quelli
per il futuro, non saranno conosciuti neanche dai suoi più intimi Consiglieri. Solamente il nostro Sovrano ed i Tre
che lo avranno iniziato, conosceranno il futuro. Nella persona del Sovrano, che regnerà con una volontà
incrollabile, controllando sé stesso come l'umanità, il popolo vedrà - per così dire - il destino personificato e le sue
vie umane. Nessuno conoscerà i fini dei Sovrano quando emetterà i suoi ordini, quindi nessuno oserà ostacolare il
suo misterioso cammino.
S'intende che il Sovrano dovrà essere capace di eseguire i nostri piani. Quindi non salirà al trono fino a che la sua
intelligenza non sia stata accertata dai nostri savi.
Perché tutti i sudditi amino e venerino il loro Sovrano, egli dovrà spesso parlare in pubblico. Questo farà
armonizzare le due potenze, vale a dire, quella della popolazione e quella del regnante, che abbiamo scisso nei
paesi gentili, facendo sì che si temessero vicendevolmente questo noi facemmo perché queste due potenze, una
volta scisse, cadessero sotto la nostra influenza.
Il Re di Israele non deve essere sotto l'influenza delle sue passioni e specialmente di quelle dei sensi. Egli non
deve permettere agli istinti animali di avere il sopravvento sullo spirito. La sensualità, più di qualunque altra
passione, distrugge sicuramente tutte le forze mentali e di preveggenza; essa distrae il pensiero degli uomini verso
il lato peggiore della natura umana.
Il Sostegno dell'Universo nella persona del Regnante Mondiale, germogliato dal Seme Santo di Davide, deve
rinunciare a tutte le passioni personali per il bene del suo popolo.
Il nostro Sovrano deve essere irreprensibile.
Firmato dai rappresentanti di Sion del 33° grado

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EPILOGO DI SERGYEI NILUS
Questi appunti furono tolti clandestinamente da un grande libro di appunti per conferenze. Il mio amico li trovò nella
cassaforte del quartiere generale della società di Sionne che attualmente è in Francia.
La Francia obbligò la Turchia a concedere vari privilegi alle scuole ed alle istituzioni religiose di tutte le
denominazioni, che saranno sotto il protettorato del corpo diplomatico francese in Asia Minore. Naturalmente non
sono comprese in queste le scuole e le istituzioni cattoliche, che furono espulse dalla Francia dai governi passati.
Questo fatto dimostra semplicemente che la diplomazia della scuola di Dreyfus si preoccupa solamente di
proteggere gli interessi di Sionne e lavora per la colonizzazione dell'Asia Minore per mezzo di Ebrei francesi. Gli
Ebrei hanno sempre saputo raggiungere l'intento per mezzo di coloro che il Talmud chiama i loro "bruti lavoratori":
parole che indicano i Gentili in genere.
Secondo gli archivi del Sionismo ebraico segreto, Salomone ed altri dotti Ebrei, già sin dal 929 avanti Cristo
studiarono in teoria un progetto per la conquista pacifica dell'intero universo da parte di Sionne. Mentre la storia si
svolgeva, questo progetto fu studiato in tutti i suoi particolari e completato da uomini che erano successivamente
iniziati a questo problema. Questi sapienti decisero di conquistare il mondo per Sionne adoperando mezzi pacifici,
e cioè coll'astuzia del serpente simbolico, la cui testa doveva rappresentare gli iniziati ai piani dell'Amministrazione
Giudaica, ed il corpo il popolo ebraico. L'amministrazione fu sempre tenuta segreta, persino alla stessa nazione
ebraica.
Questo serpente, penetrando a mano a mano nel cuore delle nazioni che incontrava, scalzò e divorò tutto il potere
non Ebraico di questi Stati. È predetto che il serpente deve continuare il suo lavoro seguendo strettamente il piano
prestabilito, fino a che il cammino che deve percorrere non sia chiuso col ritorno del suo capo a Sionne, finché, con
questo mezzo, il serpente non abbia completato il suo anello intorno all'Europa, e - dopo aver incatenato l'Europa non abbia accerchiato il mondo intero. Questo compito deve condurre a termine sforzandosi di soggiogare gli altri
paesi con la conquista economica. Il ritorno della testa del serpente a Sionne può aver luogo solennemente
quando il potere di tutti i Sovrani dell'Europa sia stato abbattuto; vale a dire quando, per mezzo di crisi economiche
e di distruzioni in massa, effettuate ovunque, sarà avvenuta la demoralizzazione spirituale e la corruzione morale,
principalmente coll'aiuto di donne ebree, truccate da francesi, italiane, spagnuole. Queste sono le più sicure
spargitrici di libertinaggio nella vita degli uomini più in vista ed alla testa delle nazioni.
Le donne che sono al servizio di Sionne servono da attrattiva a coloro che, grazie ad esse, hanno sempre bisogno
di denaro, e quindi sono sempre pronti a vendersi per denaro, che in realtà è solo imprestato dagli ebrei, perché
ritorna, attraverso le stesse donne, nelle mani dei giudaismo corruttore. Ma mediante queste transazioni, esso
acquista schiavi per la sua causa.
È naturale che per la riuscita di un'impresa simile né i funzionarii pubblici, né gli individui privati, debbano
sospettare la parte rappresentata dalle donne impiegate dal Ghetto. Perché i direttori della causa di Sionne
formarono una specie di casta religiosa, costituita da ardenti seguaci della legge mosaica e degli statuti del
Talmud. Tutto il mondo credette che la maschera della legge di Mosè fosse la vera regola di vita degli Ebrei.
Nessuno pensò di indagare gli effetti di questa regola di vita, specialmente perché tutti gli occhi erano rivolti all'oro
che la casta poteva provvedere e che le dava la più assoluta libertà per intrigare economicamente e politicamente.
Un abbozzo del percorso del serpente simbolico è il seguente: La sua prima tappa in Europa avvenne nel 429
avanti Cristo, in Grecia, dove, all'epoca di Pericle, il serpente cominciò a divorare la potenza di quel paese. La
seconda fu a Roma, al tempo di Augusto, circa l'anno 69 a. C. La terza a Madrid, al tempo di Carlo quinto, nel
1552. La quarta a Parigi, nel 1700 circa, al tempo di Luigi XIV. La quinta a Londra dal 1814 in poi (dopo la caduta
di Napoleone). La sesta a Berlino, nel 1871, dopo la guerra Franco Prussiana. La settima a Pietroburgo, su cui è
disegnata la testa del serpente con la data 1881.
Tutti questi Stati che il serpente ha attraversato, sono stati scossi nelle fondamenta delle loro costituzioni, non
eccettuato la Germania, malgrado la sua apparente potenza. Le condizioni economiche dell'Inghilterra e della
Germania sono state risparmiate, ma solo fino a quando il serpente non sarà riuscito a conquistare la Russia,
contro la quale tutti i suoi sforzi sono concentrati attualmente (1905). La corsa futura del serpente non è segnata su
questa carta, ma delle freccie ci indicano il suo prossimo movimento verso Mosca, Kieff e Odessa.
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