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PSICOLOGIA DELLO SPORT

Alberto Cei Università Telematica San Raffaele, Roma
Michele Rosci AS Roma Calcio
Daniela Sepio ASD Accademia Calcio Integrato

CALCIO INSIEME

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

In questi anni è cresciuta la consapevolezza che lo sport
rappresenti un contesto significativo per lo sviluppo motorio
e psicosociale dei giovani con disabilità intellettiva.
Lo scopo è raggiungere attraverso lo sport un controllo migliore
di se stessi e dell’ambiente, servendosi di abilità che non sono
di solito adeguatamente stimolate durante la vita quotidiana
di questi giovani. Con questa consapevolezza, la Fondazione
Roma Cares, l’AS Roma e l’Accademia di Calcio Integrato
da cinque anni stanno realizzando il progetto “Calcio Insieme”,
rivolto ai giovani con disabilità intellettiva dai 6 ai 16 anni.
L’obiettivo è di promuovere l’educazione e la cultura
dell’integrazione attraverso il gioco del calcio. Il programma
ha coinvolto 114 giovani allenati da un gruppo composto
da istruttori di calcio, laureati in Scienze Motorie, psicologi
dello sport, un logopedista, un responsabile dei rapporti
con famiglie e scuole e un medico dello sport, con insegnamenti
individualizzati e in piccoli gruppi. In questo lavoro, viene inoltre
illustrato il modello didattico sviluppato per imparare
in un contesto di sport di squadra e sono descritti i risultati
ottenuti attraverso l’allenamento in campo.

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Un percorso di calcio integrato
per bambini con disabilità intellettive

57

PSICOLOGIA DELLO SPORT

INTRODUZIONE
Da tempo il dipartimento scientifico del
Comitato Paralimpico Internazionale ha
posto l’empowerment delle persone con
disabilità come priorità di ricerca e di sviluppo. Il concetto di empowerment si riferisce al processo tramite il quale ogni individuo sviluppa delle abilità e competenze
per ottenere il controllo della propria vita
e migliorarne la condizione (Gutierrez,
1990).
In questi anni si è sviluppata la consapevolezza che lo sport e, più in generale, l’attività motoria, possano rappresentare delle
situazioni in cui promuovere lo sviluppo
psicosociale e motorio delle persone con
disabilità, definite come la più ampia
minoranza al mondo. Hutzler (1990) ha
introdotto il concetto di empowerment
nello sport per persone con disabilità,
ponendone alla base la consapevolezza
delle proprie competenze e la percezione
di autoefficacia. L’obiettivo è di raggiungere, tramite l’esperienza sportiva, un migliore controllo delle risorse personali e dell’ambiente in cui si vive, con l’uso di competenze che di solito non sono in possesso delle persone con disabilità. In tal senso,
in una prospettiva di empowerment, le persone con disabilità sono considerate come
cittadini a cui assicurare diritti e opportunità di scelta, piuttosto che individui
dipendenti, da aiutare, da socializzare e a
cui fornire delle abilità.
Il modello di Hutzler postula che l’attività
sportiva determini una serie di benefici
psicologici e sociali nelle persone con disabilità, partendo dalla consapevolezza che:

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

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• le prestazioni motorie guidano l’efficienza funzionale;
• le esperienze di riuscita migliorano l’autoefficacia;
• la migliore fiducia nel proprio corpo
migliora il concetto di sé fisico e l’autostima;
• i disturbi dell’umore e affettivi diventano
più leggeri;
• la crescita nel livello di abilità conduce a
una migliore accettazione sociale.

58

Infatti, è stato evidenziato che lo sport ha
un impatto sul sé fisico in vari modi, quali
lo sperimentare il proprio corpo in modo
diverso, migliorare la percezione delle proprie caratteristiche fisiche, migliorare le
capacità fisiche e aumentare la fiducia in
relazione alla propria abilità di partecipare
a nuove attività motorie (e.g., Sousa,
Corredeira, Pereira, 2009).
In relazione all’infanzia, la ragione principale per sviluppare l’attività motoria e sportiva nei bambini con disabilità intellettive
consiste nella necessità di ribaltare la loro

condizione prevalentemente sedentaria,
di migliorare il funzionamento del loro
corpo, dei processi cognitivi e di quelli
affettivi e arricchire e migliorare la loro
integrazione con i compagni e con gli
adulti. Sono certamente obiettivi impegnativi ma sono gli stessi che vengono sviluppati e potenziati dall’attività sportiva
che svolgono i loro coetanei nelle società
sportive. Le poche ricerche condotte con
giovani con disturbo dello spettro autistico (ASD) mostrano che sono molto meno
attivi motoriamente rispetto ai loro coetanei con sviluppo tipico e che la percentuale di individui sedentari aumenta con il
crescere dell’età. Sino ad ora è stata trascurata la diffusione di programmi di attività
motoria nei giovani con ASD, anche se
dalle ricerche condotte risultano evidenti i
benefici motori, psicologici e sociali che
derivano da una pratica continuativa nel
tempo. Inoltre, lo sport risulta essere di efficace sostegno alle terapie in cui sono
coinvolti questi giovani. Nonostante questi
dati positivi è più probabile che un giovane con ASD conduca una vita sedentaria, a
sua volta fonte di altri problemi, quali l’obesità, i disturbi cardiovascolari e le complicazioni a carico del sistema respiratorio
(De, Small, Baur, 2008). Al contrario, l’attività motoria condotta anche a livelli di
moderata intensità può migliorare la flessibilità, aumentare la resistenza muscolare,
ridurre il peso e l’indice di massa grassa.
Riduce, inoltre, i problemi comportamentali (diminuiscono i movimenti stereotipati
e i comportamenti di auto-stimolazione),
migliora il concetto di sé e sviluppa le funzioni intellettive. Le principali rassegne
della letteratura hanno evidenziato che le
attività motorie svolte riguardano la corsa,
la bicicletta, i pesi, i pattini a rotelle, il cavallo, il camminare e le attività in acqua e sul
tapis-roulant (Luiselli, 2014; Bremer et al.,
2016).

IL PROGETTO CALCIO INSIEME
Calcio Insieme è un progetto promosso
dalla Fondazione Roma Cares1, Onlus legata al più ampio contesto di Responsabilità
e Sostenibilità Sociale della AS Roma, e
dalla ASD Accademia Calcio Integrato2, il
cui obiettivo è lo sviluppo di una cultura
dell’integrazione e dell’educazione ai valori
dello sport attraverso il gioco del calcio.
Il calcio è lo sport più amato e praticato
dalle bambine e dai bambini di tutto il
mondo, ma per i giovani con disabilità intellettiva sono rare, se non del tutto assenti, le
opportunità che permettano loro di vivere
questa pratica sportiva come esperienza
formativa e di gioco. Questo ostacolo alla
pratica dei giovani con disabilità al gioco
del calcio va nella direzione opposta a

quanto sollecitato dalla dichiarazione
dell’ONU secondo cui:
“…i governi dovranno incoraggiare e promuovere la partecipazione allo sport a ogni
livello, nella sua massima estensione possibile, delle persone con disabilità … permettendo alle persone con disabilità di partecipare
in uguale misura degli altri alle attività sportive, ricreative e del tempo libero” (United
Nations Convention on the Rights of
Persons with Disabilities 14 (UN 2006), article 30 (5a+c).
Ciò nonostante, la pratica sportiva per i
giovani con disabilità intellettiva non è nel
mondo particolarmente diffusa e sinora
non ha suscitato l’interesse, che invece
dovrebbe, lo studio di come possa essere
avviata e svolta e quali siano i benefici che
ci si dovrebbe attendere da esperienze
continuative, per tempo dedicato e qualità
dell’intervento.
Inoltre, la maggior parte dell’esperienze
riguardano poche attività motorie e le più
diffuse sembrano essere la corsa e le attività in acqua. Sono due attività che, se
svolte in modo semplificato, non richiedono specifiche modalità d’insegnamento,
poiché quelle utilizzate riguardano in
sostanza il condividere da parte dell’operatore con l’allievo la stessa esperienza, fungendo da modello (correre insieme tenendolo per mano o stare in acqua insieme),
usando il rinforzo verbale come strategia
motivazionale.
Nei giochi di squadra la ricerca condotta
con giovani con disabilità intellettiva è un
ambito che non è stato esplorato e lo stesso vale per le esperienze condotte all’interno delle società sportive di calcio. Questa
mancanza di attività nei giochi sportivi
deriva, probabilmente, dalla convinzione
che i giovani con disabilità intellettive
abbiano difficoltà nel relazionarsi agli altri
e mostrino difficoltà a essere parte di una
squadra. Questa identificazione dei giovani come singole identità, non in grado
d’interagire fra loro per le evidenti difficoltà di linguaggio e di comunicazione, ha
condotto a privilegiare gli sport individuali
e soprattutto quelli ciclici di lunga durata
(camminare, correre, jogging, nuoto, bicicletta). Infatti, la rassegna di Lang e colleghi (2010) ha confermato questa tendenza
mettendo in evidenza che nel 61% degli
studi analizzati è stata praticata la corsa,
mentre in quella di Sowa e Meulenbroek
(2012) nel 75% degli studi gli sport erano il
jogging, il nuoto e il camminare.
Oltre a queste evidenze derivate dalla ricerca scientifiche, ne vanno ricordate altre
provenienti dalle esperienze professionali
degli autori che da tempo hanno riscontrato sul territorio l’esigenza di un indirizzo

PSICOLOGIA DELLO SPORT

L’intervento si è proposto di costruire un
sistema di collaborazione fra famiglia,
scuola e società sportiva in modo da
determinare un circolo virtuoso in cui
ognuno per la sua parte sia impegnato nel
favorire un migliore sviluppo e qualità
della vita di questi giovani. Infatti, il programma è stato rivolto a bambine e bambini delle scuole di Roma con disabilità
intellettive, che vogliano vivere il gioco e il
calcio adattato alle proprie capacità, affermando pienamente il valore dello sport
quale strumento relazionale, riabilitativo e
d’integrazione.

METODOLOGIA DEL PROGETTO
I partecipanti
Il progetto “Calcio Insieme” durante l’anno
sportivo 2018/19 ha coinvolto 70 giovani
dai 6 ai 16 anni. I bambini durante i tre
anni precedenti sono stati suddivisi per
gradi di funzionamento e livelli di autonomia, a partire dal quarto anno grazie all’incremento delle loro competenze e all’ampliamento del loro numero è stato possibile aggiungere una ulteriore suddivisione
per età.
Per quanto riguarda i gradi di funzionamento, i bambini sono stati suddivisi in
due categorie in relazione alle loro caratteristiche comportamentali e psicologiche.
Le due categorie sono state designate
attraverso l’utilizzo di colori: categoria
Rosso e categoria Giallo. I bambini meno
autonomi, per noi definiti “Gruppo Rosso”,

ROSSO

Presenza di linguaggio verbale e/o
capacità di comprendere
il linguaggio verbale

Assenza di linguaggio verbale e/o
della comprensione dello stesso

Assenza di comportamenti aggressivi
Buona capacità motoria
Possono aver già praticato
attività sportiva

Estrema difficoltà nell’affrontare luoghi
e situazioni nuove
Possibilità di comportamenti aggressivi
con sé stessi e con gli altri
(lanciare oggetti, tirare capelli)
Mai praticato sport come attività,
ma in alcuni casi come terapia
Possono avere difficoltà motorie

TABELLA 1 Descrizione delle categorie comportamentali.

quindi con funzionamento motorio ridotto
e basso livello di autonomia sono un totale
di 20, seguiti ognuno da un allenatore o da
uno psicologo dello sport4. I bambini con
maggiore autonomia e con abilità comportamentali sociali e adattive superiori fanno
parte del “Gruppo Giallo” e sono 485.
Le caratteristiche delle categorie sono
descritte nella tabella 1.

Descrizione bambini
È possibile stabilire un profilo specifico per
ognuno dei due gruppi “Calcio Insieme”. Il
Gruppo Rosso indica un deficit cognitivo e
presenza di sintomi invalidanti, in associazione alle caratteristiche più comuni dell’autismo. Il linguaggio verbale è assente e
sostituito per alcuni da parole-frasi.
I bambini del Gruppo Giallo hanno un
buon livello di autonomia in campo e si
presentano predisposti alla socializzazione,
messa però in atto con modalità spiccatamente eccentriche, unilaterali, verbose e a
volte irruenti. Il linguaggio seppure fluente
risulta difettuale sul piano pragmatico, ciò
influisce sulla modalità di presentazione
delle esercitazioni e più in generale sulla
metodologia di allenamento.
Il Gruppo Giallo è stato a sua volta suddiviso in quattro fasce di funzionamento che
differenziano il lavoro tecnico e motorio.
Lupetti: comprende tutti quei giovani che
superato il 15° anno di età, uscirebbero dal
progetto, ma hanno nel tempo e con l’allenamento acquisito capacità tecniche
che permettono loro di partecipare attivamente ad allenamenti e partite.
1a fascia: i bambini risultano abili sia dal
punto di vista della relazione che da quello
motorio, e svolgono un programma di
allenamento relativamente sovrapponibile
alla Scuola Calcio, ma con obiettivi adeguati alle loro capacità motorie e psicologiche.

2a fascia: sono bambini abili, ma più piccoli di età, viene quindi per loro previsto un
allenamento analogo a quello della categoria “Piccoli Amici” della Scuola Calcio.
3a fascia: questi bambini sono definiti “borderline” in quanto possiedono un livello di
autonomia che li distanzia dal Gruppo
Rosso, ma hanno scarsa socializzazione e
spesso manifestano ridotta abilità motoria
(scarsa coordinazione motoria, goffaggine
nella corsa, difficoltà nei cambi direzione
del gioco). Corrispondono maggiormente
al Livello 2 del DSM-5 (2014). Utilizzano il
linguaggio verbale, ma l’uso delle parole e
delle frasi tende a essere a volte ripetitivo, si
esprimono con frasi stereotipate, e solo
raramente forniscono informazioni spontanee sui loro pensieri, sentimenti ed esperienze. L’uso del contatto oculare con l’interlocutore è scarsamente modulato, con
una espressione facciale che non sempre
comunica stati affettivi e cognitivi.
Risultano carenti su compiti che richiedono
deduzione, interpretazione, integrazione e
astrazione con dissociazione fra processi
semplici e complessi. Per questo motivo
viene previsto un lavoro semplificato che
lavora su obiettivi specifici e per loro raggiungibili, al fine d’incrementare le loro abilità attraverso l’allenamento e passare a un
tipo di allenamento più evoluto.

Lo staff
Lo staff è composto da 10 istruttori di calcio, 4 psicologi dello sport, 1 logopedista,
1 medico dello sport, 1 responsabile dei
rapporti con la scuola e i genitori e 1
responsabile dell’area tecnica. Lo staff ha
partecipato, prima dell’inizio dell’attività a
un Corso di formazione della durata di 32
ore a cura di Calcio Insieme, che ha avuto
come docenti esperti nei vari ambiti della
disabilità intellettiva e interventi di genitori, operatori della scuola e società sportive
di calcio e di rugby.

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• sviluppo del benessere fisico e psicosociale e delle abilità motorie attraverso il
gioco del calcio;
• integrazione sociale favorita dallo sviluppo dei linguaggi (privilegiando il verbale, ma anche il linguaggio non verbale e
quello corporeo);
• miglioramento delle capacità di autocontrollo dovuto a una riduzione dei
disturbi comportamentali.

GIALLO

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

tecnico didattico specializzato per quanto
concerne il calcio integrato, ovvero la possibilità di fare partecipare all’attività federale anche i bambini con disabilità intellettiva, costruendo nel tempo un percorso
sportivo d’integrazione con i loro coetanei.
Sappiamo che per l’anno 2016-17 nella
scuola pubblica gli alunni con disabilità
sono stati 254.366 (su un totale di
8.705.450)3 e il 68% di questi soffrono di
disabilità intellettiva. È a loro che il progetto
“Calcio Insieme” si rivolge, per avviare un
programma di apprendimento del calcio
che abbia lo scopo di favorire l’integrazione
sul campo con gli altri giovani calciatori.
Obiettivi del programma:

59

PSICOLOGIA DELLO SPORT

Valutazione psicologica e motoria
Valutazione e ricerca

Il carattere particolarmente delicato e
complesso delle sindromi dei bambini del
progetto unitamente alla loro età e alle differenti situazioni funzionali, ha reso necessaria una differenziazione delle modalità e
degli strumenti di ricerca relativi ai due
gruppi di funzionamento (Gruppo Giallo e
Gruppo Rosso).
Fase di assessment

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

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Valutazione Gruppo Rosso

60

Il nostro obiettivo non è stato quello di
tracciare un profilo medico o psicologico
dei nostri giovani atleti con autismo, né
quello di fare diagnosi, ma di delineare e
far emergere le buone prassi in grado di
costruire un percorso d’integrazione sportiva valido ed efficace per i bambini con
disabilità intellettiva e per i loro compagni
di squadra con sviluppo tipico. Per questo
motivo l’area di ricerca nel Gruppo Rosso
con una marcata compromissione cognitiva e di aggancio relazionale si è concentrata sulla valutazione dei tempi e dei
modi di sviluppo dell’allenamento, valutando gli effetti delle sessioni sulle capacità motorie, in relazione alla disponibilità
del bambino ad affrontare il maggior
numero di esercitazioni proposte in
campo. Per il Gruppo Rosso sono stati
ideati strumenti di valutazione degli allenamenti costituiti da griglie per raccogliere i tempi di lavoro su ciascuna stazione
motoria proposta, valutando in questo
modo propensioni e difficoltà.

Minuti

FIGURA 1 Scheda di valutazione dell’allenamento del Gruppo Rosso.

8
7
6
5
4
3
2
1
0

Tutti

1-8 allenamenti

9-16 allenamenti

Esercizio A Esercizio B Esercizio C Esercizio D Esercizio E Esercizio F Esercizio G
Esercizi

FIGURA 2 Tempo medio del gruppo dedicato a ogni esercizio.
Esercizi: A) rotolare/strisciare; B) salto TE; C) lancio oculo manuale; D) tiro;
E) salto e equilibrio; F) lanciare afferrare; G) scaletta.

La proposta motoria organizzata secondo
un allenamento a stazioni, al fine di organizzare al meglio lo spazio motorio di ogni
singolo bambino, comprende esercitazioni che allenano 5 schemi motori di base:
camminare, correre, rotolare, saltare, lanciare e afferrare. A queste sono state
aggiunte due stazioni dedicate all’allena-

Minuti di lavoro

Nella fase iniziale di valutazione, per
entrambi i gruppi si è adottata una procedura che consiste in una raccolta sistematica delle informazioni e nella loro successiva organizzazione, in modo che risultino
rilevanti e utili, utilizzando un Assessment
Integrato. Un processo che si attiva con la
raccolta d’informazioni provenienti da
diverse fonti, finalizzato alla costruzione di
un profilo funzionale multidimensionale
del bambino. Questa operazione conoscitiva si è articolata in due tempi. La prima
ha riguardato la raccolta delle informazioni, indiretta, mediata da informatori, come
nel caso del colloquio con genitori e visione delle relazioni funzionali e diretta, come
nell’osservazione condotta da allenatori e
psicologi. La seconda ha riguardato la selezione, il riordino e l’organizzazione delle
informazioni, in modo da individuare e
valutare i risultati dell’esperienza e costruire un modello d’intervento diversificato
per i due gruppi.

mento della coordinazione oculo-manuale
attraverso il tiro della palla verso un obiettivo da raggiungere con l’utilizzo degli arti
superiori o degli arti inferiori.
Tutte le stazioni sono declinate dal punto
di vista calcistico, attraverso l’inserimento
dell’uso della palla in diversi momenti: all’inizio dell’esercizio come segno di avvio,

45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
1

2

3

4

5

6

7 8 9 10 11 12 13 14 15 16
Allenamenti

FIGURA 3 Media minuti lavoro per allenamento.

PSICOLOGIA DELLO SPORT

Per quanto riguarda il Gruppo Giallo, è
stata ideata e predisposta una batteria di
test motori su 5 livelli riguardanti le com-

33
32
31
30
29
28
27
26

1-8
allenamenti

9-16
allenamenti

FIGURA 4 Media minuti per allenamento.

petenze motorie di base, ripetuta due
volte, all’inizio del percorso didattico e al
suo termine. Il test prevede varie prove
inerenti agli schemi motori di base:
1. abilità a orientarsi nello spazio e per
quelli più abili se/come riescono a correre nello spazio percorso delimitato da 4
coni da effettuare a zig-zag;
2. abilità di eseguire esercizi di pre-acrobatica a seguito di rotolamenti a terra;
3. abilità di correre in avanzamento valicando tre ostacoli bassi;
4. abilità nel lanciare la palla (a seguito di
auto-lanci) e nell’afferrarla (a seguito di
lanci effettuati dall’istruttore verso il
bambino),
5. abilità a correre con e senza palla in uno
spazio lungo 15 metri e largo 4 metri;
6. abilità di equilibrio da effettuare per
mezzo di uno specifico attrezzo (bosu);
7. abilità nel saltare in avanti all’interno di
uno spazio delimitato (linea di 50 cm).

Il modello didattico
Nei bambini con sviluppo tipico la motivazione intrinseca si fonda sul bisogno di sentirsi competenti e autodeterminanti nei
confronti dell’ambiente che li circonda. Si
esprime con la curiosità e l’interesse verso
ciò che si fa, con la scelta di nuovi compiti
che presentano una sfida di difficoltà crescente, con il progresso verso l’indipendenza e l’autonomia, nella padronanza dei problemi e nella formulazione dei giudizi. Per
mantenere elevata la motivazione nei confronti dell’allenamento è necessario che gli
istruttori forniscano istruzioni tecniche specifiche e si mostrino incoraggianti nei confronti degli allievi ma nel contempo varino
le esercitazioni per numero e diversità, al
fine di sostenere l’interesse dei bambini
verso l’apprendimento e il perfezionamento delle competenze sportive.

1. Passare dallo svolgere un’attività accompagnati, dando la mano all’allenatore
e/o psicologo/logopedista, a eseguirla
con l’istruttore che è accanto al bambino senza intervenire per sostenerlo, sino
a giungere a una fase in cui l’allievo svolge da solo l’esercizio con il supporto a
distanza.
2. Passare dall’effettuare un esercizio camminando a svolgerlo correndo, raggiungendo una coordinazione migliore. Per
ottenere questo risultato sono necessarie delle fasi intermedie, fra cui quella in
cui il bambino corre solo se sollecitato
dall’allenatore e per fasi di pochi secondi.
3. Passare dallo svolgere solo alcune parti
di una singola esercitazione, saltando le
altre per mancanza d’interesse, per
paura o per opposizione. In questo caso,
l’obiettivo è di aiutare il bambino a completare l’esercizio nel corso di più sedute
di allenamento.
4. Passare dallo svolgere solo alcune esercitazioni di un’intera unità didattica al
completarla nell’arco di una stessa seduta di allenamento. Non è da escludere
che vi saranno allievi che raggiungeranno questo obiettivo solo dopo alcuni
mesi o nella fase finale del programma.

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34

Il modello didattico che proponiamo di
utilizzare con i bambini con disturbi intellettivi richiede, anche in questo caso, che
gli allenatori siano incoraggianti nel guidarli nelle attività proposte ma vi è
comunque una differenza significativa
rispetto all’impostazione del programma e
dei metodi d’insegnamento rispetto ai
bambini con sviluppo tipico. Questa particolarità è molto importante poiché riguarda direttamente l’organizzazione del lavoro sul campo e la progressione didattica
delle esercitazioni.
A tale riguardo, l’approccio che si propone
è di introdurre nel corso dell’anno un
numero ridotto di esercitazioni e di unità
didattiche e di stimolare la motivazione dei
bambini con disabilità, non tanto a partire
dalla varietà delle esercitazioni ma focalizzando l’insegnamento sulla differenziazione della modalità di esecuzione dello stesso esercizio e complessivamente delle
unità didattiche. In tal senso, è stato scelto
di mantenere per lunghi periodi le stesse
esercitazioni, sollecitando l’interesse dei
bambini e lo sviluppo delle abilità motorie
e del calcio attraverso variazioni centrate su
modalità di esecuzione sempre più competenti e autonome.
Sulla base di questa impostazione metodologica, convalidata dai risultati ottenuti
dai test motori rilevati nelle diverse fasi
dell’apprendimento degli schemi motori,
sono derivate quattro tipologie di progressione didattica:

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

Valutazione Gruppo Giallo

35

Minuti di lavoro

durante come strumento che accompagna l’esecuzione e ne modifica gradualmente la difficoltà e alla fine come tiro su
un target. La figura 1 presenta la scheda in
cui vengono segnati i tempi di ogni esercizio.
Questa scheda è compilata da psicologi e
allenatori, al termine di ogni allenamento,
per ogni bambino, ottenendo così un profilo generale dell’andamento dell’allenamento e anche il profilo singolo di ogni
bambino. I bambini mostrano una maggiore propensione per alcuni esercizi. In
particolare l’utilizzo della scala dell’agilità
(agility ladder, esercizio G nella figura 2).
come strumento di allenamento è molto
apprezzato. Spesso questo strumento è
utilizzato in associazione al tiro conclusivo
in porta, che risulta particolarmente efficace per stimolare il movimento sia in modalità semplice (saltare entro ogni rettangolo
della scaletta) sia con varianti più complesse (salto alternato, salto su un piede solo,
salto spostato verso destra e verso sinistra).
Il movimento che risulta più complesso da
effettuare per i bambini è rotolare/strisciare. Quest’ultimo schema motorio di base
viene spesso evitato, richiede maggiori stimoli per essere affrontato e il rotolamento
viene eseguito dal bambino solo se effettuato in contemporanea anche dall’operatore.
La figura 3 mostra che su una durata di
allenamento di 50 minuti i bambini riescono ad essere impegnati dai 31 ai 42 minuti
con una media di 35 minuti di allenamento effettivo. La figura 4 approfondisce il
concetto precedente, indicando chiaramente che chi partecipa costantemente
agli allenamenti riesce ad allenarsi per più
tempo consecutivamente, mentre chi non
ha una partecipazione continua, ha più
spesso bisogno di pause o presenta crisi
che interrompono l’attività.
La capacità di essere più attento e coinvolto con una maggiore spesa di minuti sulle
esercitazioni e una conseguente diminuzione dei momenti di crisi o di riposo è,
pertanto, ottenibile attraverso una presenza costante agli allenamenti. Incide sulle
capacità dei giovani e anche sulla loro relazione con l’allenatore e sulla loro capacità
di gestione. Ciò indica il lavoro da svolgere
per stimolare l’impegno delle famiglie a
portare i propri figli all’allenamento e la
necessità di continuo aggiornamento a
sostegno degli operatori e delle loro capacità relazionali e di comprensione del
bambino.

61

PSICOLOGIA DELLO SPORT

Organizzazione delle sedute
di allenamento

Prevede varie fasi in base al livello cognitivo dei bambini così riassunte in questo
schema:
• fase di accoglienza e saluto iniziale: 5’;
• gioco “conoscitivo”: 10’;
• gioco “movimento divertimento”
(distanze lineari): 10’;
• pausa: 5’;
• gioco “divertimento” (spazi delimitati): 10’;
• palla nel sacco: 10’/15’ (gioco rigori);
• saluto finale: 2’.

Materrassino

Arrivo

FIGURA 6 Percorso “Psicomotricità”.

Varianti:

Esempi di esercitazioni:
Gioco conoscitivo

1. libera esplorazione del percorso
Psicomotricità indipendentemente dalla
descrizione;
2. inserire nuovi attrezzi come: palloni,
delimitatori e birilli
Gioco “Divertimento”

Descrizione: i ragazzi si posizionano all’interno di un’area e devono far cadere i birilli
lanciando la palla con le mani, riprendendoli e rimettendoli a posto dopo, con la
guida dell'allenatore.
FIGURA 5 Esercizio “Cerchio dell’amicizia”.

Descrizione: posizionare i cerchi a terra
formando una figura circolare e mettere
gli allievi ognuno dentro il proprio cerchio.
Il gioco inizia con un ragazzo che tiene
una palla e deve uscire fuori dal proprio
cerchio, consegnare la palla a un altro
compagno e prendere il suo posto dentro
il cerchio a terra. L’altro ripete il gesto spostandosi liberamente all’interno del cerchio (figura 5).

Gruppo Giallo

FIGURA 7 Esercizio del Bowling.

Varianti:

XXXIX / 124

Varianti:
1. effettuare un passaggio lanciando la
palla con le mani;
2. effettuare un passaggio lanciando la
palla con i piedi;
3. utilizzare palloni di diversa forma e colore;
4. prima di dare la palla chiamare il nome
di chi riceve la palla.

1. libera esplorazione dello spazio di lancio, si può avvicinare o allontanare;
2. lanciare anche con i piedi;
3. utilizzare palloni di diversa forma e colore.

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

RISULTATI E DISCUSSIONE

62

“Movimento divertimento”

Descrizione: I ragazzi con l’aiuto del tecnico devono percepire e capire l’inizio del
percorso, devono rotolare sopra il materassino, camminare dentro i cerchi, sopra
le discosit e le meduse. Al termine del percorso i ragazzi devono capire la fine del
percorso dentro la zona di arrivo.

relazione a 6 prove su 10. I bambini sono
migliorati nei test riguardanti: camminare
tra i conetti, correre tra i conetti, rotolare
su tappetino, saltare in alto (3 ostacoli
20/30 cm), afferrare (5 lanci da 1 a 5 m di
distanza da istruttore) e stare in equilibrio
sulla medusa. Non sono state evidenziate
differenze significative, rispetto al test
inziale, in altre quattro prove relative a: lanciare la palla perpendicolare sopra la testa,
correre diritto, correre con la palla, saltare
in avanti. In particolare, in relazione al correre con la palla (guidare la palla in uno
spazio lungo 15 m e largo 4 m) si sono evidenziati due dati. Il primo è che anche al
termine del programma, il 39,3% dei bambini non ha mostrato alcun miglioramento. Il secondo è di segno opposto ed evidenzia che il 28,6% si colloca a un livello di
abilità intermedio e cioè guida la palla, si
sposta frequentemente dx e sx anche se
esce dalla corsia. Inoltre, il 10,7% mostra un
livello di abilità medio-alto, guidando la
palla senza uscire dalla corsia. In tal senso,
emerge che vi sia una notevole differenza
dal punto di vista motorio fra i bambini
stessi, mentre per alcuni l’allenamento si
caratterizza maggiormente come attività
motoria orientata all’acquisizione degli
schemi motori di base, per altri è orientato
all’insegnamento dei fondamenti del calcio.
In sintesi, i risultati ottenuti al termine del
programma della valutazione psico-relazionale condotta sul campo dagli psicologi e dagli istruttori sui comportamenti dei
bambini divisi nei gruppi Giallo e Rosso
sono i seguenti:

Lo scopo globale del progetto “Calcio
Insieme” riguarda lo sviluppo del benessere fisico e psicosociale e delle abilità motorie attraverso il gioco del calcio. I risultati
che sono stati ottenuti (Cei et al., 2017;
2019) dimostrano che in relazione alle abilità motorie sono emerse differenze significative rispetto alle valutazioni iniziali in

1. Sono in grado di effettuare un’attività
con alternanza dei turni.
2. Alcuni possono richiamare il compagno all’alternanza dei turni.
3. Parziale accettazione delle attività proposte anche se non di loro gradimento.
4. Giocare insieme ai compagni e istruttori.
5. Iniziare e finire le attività proposte.
6. Sono in grado di lanciare la palla all’adulto con le mani e con i piedi.
7. Giocare la partita finale, scegliendo i
compagni e mostrando preferenze.
8. Mantenere il contatto visivo con l’adulto.
9. Effettuare i saluti rituali a inizio e fine
allenamento.
10. Sono migliorati nelle prove di equilibrio, corsa e agilità ma anche in relazione allo stato di forma fisica e alla frequenza di attività motoria praticata
prima dell’entrata in questo programma di allenamento.

PSICOLOGIA DELLO SPORT

Sin dall’inizio del programma i genitori si
sono dimostrati soddisfatti dell’attività,
percependo l’efficacia di questo impegno
per i loro figli. Il questionario loro somministrato al termine del periodo di attività ha
esaminato le seguenti abilità dei bambini:
collaborazione, partecipazione ai giochi,
comprensione, comunicare con l’altro,
socializzazione, approccio alle situazioni/
persone nuove e comportamenti problematici. Per ognuna di queste competenze
i genitori hanno espresso una valutazione
finale da cui emerge che ritengono che i
loro figli siano migliorati in maniera per
loro evidente. È, inoltre, interessante notare che lo stesso questionario è stato somministrato alle insegnanti di sostegno dei
bambini e i dati emersi sono analoghi a
quelli manifestati dai genitori. Sono dati
qualitativi che dipendono dalla soggettività individuale ma sono ugualmente di
grande valore. Dimostrano, infatti, come i
bambini con queste tipologie di difficoltà
possano imparare nuove abilità (motorie,
sportive, psicologiche e relazionali) che
servono a migliorare il loro benessere e la
percezione di maggiore autonomia che
questi apprendimenti trasmettono alle
persone (genitori e insegnanti di sostegno) che sono quotidianamente a contatto con loro.

mento in interventi di gruppo e interventi individuali favorisce lo sviluppo
delle competenze sociali, come in parte
è stato notato da Walker, Barry e Bader
(2010). “Calcio Insieme” ha risposto
anche alla richiesta di organizzare attività basate su “un intervento sportivo
naturalistico basato sul gruppo come il
calcio” (Sowa, Meulenbroek, 2012) e che
sinora non erano mai state documentate. Inoltre, come già evidenziato (Luiselli,
2014), l’attività sportiva riduce i problemi
comportamentali, diminuendo i movimenti stereotipati e i comportamenti di
auto-stimolazione.
Infine, vanno ricordati quei risultati raggiunti che non sono definibili in termini
scientifici ma che allo stesso tempo sono
importanti per un progetto che abbia lo
scopo di ridurre i limiti dei bambini/e con
ASD e di ampliarne le competenze a 360
gradi; i più significativi sono i seguenti:

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1. Alcuni bambini non sono riusciti a sviluppare l’abilità di sapere stare in fila e
di rispettare l’alternanza dei turni. La
maggior parte sa stare in fila se accompagnato dal tecnico o dallo psicologo.
2. Le esercitazioni proposte vengono
eseguite solo in parte e se assistiti in
modo continuo.
3. Tutti colpiscono la palla con i piedi.
Non per tutti tale gesto è legato al
riconoscimento dell’obiettivo.
4. Sono in grado di afferrare la palla al
volo se preavvisati del lancio.
5. Svolgono gran parte dell’attività con
continuità.
6. Tutti i bambini riconoscono la porta e
mostrano interesse al tiro verso il bersaglio presente in campo.
7. Mantengono per 2/3 secondi contatto
visivo con adulto se stimolati.
8. Tutti effettuano i saluti rituali a inizio e
fine allenamento.
9. Sono migliorati nelle prove di equilibrio, corsa e agilità con differenze nel
livello di abilità raggiunto non solo a
carico della specificità del disturbo
dello spettro autistico (ASD) ma anche
dello stato di forma fisica e la frequenza di attività motoria praticata prima
dell’entrata in questo programma di
allenamento.

In tal senso, i risultati di questa esperienza
giunta al quinto anno sull’insegnamento
del calcio, confermano quanto auspicato
dal Comitato Paralimpico Internazionale,
quando ha posto l’empowerment delle
persone con disabilità come priorità di
ricerca e di sviluppo, individuando il concetto di empowerment, nel processo tramite il quale ogni individuo sviluppa delle
abilità e competenze per ottenere il controllo della propria vita e per migliorare la
propria condizione di vita.
Un ulteriore scopo del progetto “Calcio
Insieme” è di costruire un sistema di allenamento del calcio adeguato ai bambini/e
con disabilità intellettive, con particolare
riferimento a quelli con disturbo dello
spettro autistico (ASD) grazie alla collaborazione integrata tra professionalità diverse
ma necessarie per lo svolgimento di questo percorso: psicologo dello sport, istruttore di calcio giovanile, logopedista, medico dello sport, responsabile rapporti con
famiglie e scuola. Questa squadra si è formata insieme attraverso un Corso teoricopratico ideato e realizzato per questo progetto di attività e ricerca e ha lavorato
insieme sul campo per tutto il periodo di
attività. I risultati raggiunti sono stati possibili grazie al rapporto professionale che si
è costruito nell’attività in campo.
Concludendo, questi dati confermano
quanto emerso dalla rassegna delle
ricerche condotte su persone con disturbo dello spettro autistico di Sowa e
Meulenbroek (2012) secondo cui la
dimensione motoria migliora con percorsi specifici di apprendimento motorio/sportivo ma a questa aggiunge che
l’organizzazione delle sedute di allena-

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

Gruppo Rosso

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PSICOLOGIA DELLO SPORT

• le prime partite di calcio effettuate tra
loro e gli istruttori;
• le partite 5 vs 5 con allievi della scuola
calcio della Roma;
• essere andati con le famiglie allo stadio
a vedere partite di calcio della Roma,
formando un gruppo di circa 100 persone;
• essere entrati in campo dando la mano
ai calciatori durante una partita di
Champions League;
• partecipare regolarmente alla Festa finale della scuola calcio della Roma insieme
a tutti gli altri gruppi;
• partecipare a Tornei con altre squadre di
giovani con disabilità intellettiva;
• essere orgogliosi di vestire la divisa della
Roma, che è uno strumento per migliorare anche l’integrazione con i compagni di scuola;
• per molti, imparare a tollerare e a divertirsi anche in condizioni metereologiche
avverse (pioggia, vento e freddo/caldo);
• vivere questa esperienza con professionisti totalmente dedicati a loro e disposti a rispettarne tempi di socializzazione
e di apprendimento pur non smettendo
di guidarli nelle attività;
• per le famiglie si è rilevato importante
incontrarsi fra di loro e condividere queste esperienze sentendosi parte attiva
del progetto.

NOTE
(1)
(2)
(3)

(4)

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(5)

https://www.asroma.com/it/club/roma-cares
http://www.accademiacalciointegrato.org
https://www.miur.gov.it/documents/201
82/0/FOCUS_I+principali+dati+relativi+agli+
alunni+ con+disabilità_a.s.2016_2017_def.
pdf/1f6eeb44-07f2-43a1-8793-99f0c982e422
Corrispondono al Livello 3 per cui “È necessario un supporto molto significativo” così
come descritto in American Psychiatric
Association (2014). DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano:
Raffaele Cortina.
Corrispondono al Livello 1 per cui “È necessario un supporto” e Livello 2 “È necessario un
supporto significativo” così come descritto in:
American Psychiatric Association (2014).
DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei
disturbi mentali, Milano: Raffaele Cortina.

Bibliografia
Bremer E., Crozier M., Lloyd M., A systematic review of the behavioural outcomes following exercise interventions for children and youth with autism spectrum disorder, Autism, 2016, 20, 899-915.
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psycho-social skills, International Journal of Sport Psychology, 2019, 50, 162-175.
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Child Youth Care Forum, 2010, 39, 305-322.

SDS-SCUOLA DELLO SPORT

Gli Autori:

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Alberto Cei, docente della Scuola dello Sport del Coni Sport e salute S.p.A. In qualità di psicologo ha partecipato alle ultime 6 Olimpiadi estive lavorando con atleti vincitori di 12 medaglie olimpiche. Svolge attività di ricerca e valorizzazione del talento, di consulenza nell’ottimizzazione delle prestazioni sportive e manageriali.
E-mail: info@ceiconsulting.it
Michele Rosci, laureato in Scienze Motorie; coordinatore tecnico primavera femminile AS Roma e del progetto “Calcio Insieme”.
Daniela Sepio, responsabile area psicologica del progetto “Calcio Insieme”, Accademia di Calcio Integrato; docente a contratto di Psicologia, Corso di laurea in Physical
Activity and Health Promotion, Università Tor Vergata, Roma.