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Speciale Eurolega | La guida de L'Occhio Sportivo .pdf



Nome del file originale: Speciale Eurolega | La guida de L'Occhio Sportivo.pdf
Titolo: Speciale Eurolega | La guida de L\'Occhio Sportivo
Autore: L\'Occhio Sportivo

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L’ O c c h i o S p o r t i v o

L’OCC H IO S P O R T I V O

GUIDA EUROLEGA

2021

L’ O c c h i o S p o r t i v o

L’O CCH IO S P O R T I VO

S P E C I A L E

E U R O L E G A

DIRETTORE
Sergio Pannocchia

GIORNALISTI
Giacomo Cotlar
Alesssandro Fracassi
Sergio Pannocchia

INTRODUZI ONE

Matteo Puzzuoli

I playoff dell’Eurolega sono alle porte. Dopo una stagione entusiasmante,

Michele Spuri

nonostante il covid-19, gli otto team qualificati alla fase finale sono pronti

Stefano Valente

a darsi battaglia. Chi si aggiudicherà il trofeo più ambito in Europa? Segui
con noi tutte le partite grazie a dirette, approfondimenti e questa rivista

CONTENUTO TECNICO

creata apposta per introdurvi alla parte finale di questo campionato.

Sebastiano Crudeli
Domenico Iannucci

CONTATTI
occhiosportivo@gmail.com

CONTENUTO GRAFICO
Sergio Pannocchia

IMMAGINI
Immagine copertina:

Immagini interno rivista:
https://www.euroleague.net/

2

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Editoriale
di Sergio Pannocchia
Benvenuti alla nostra guida per questa Eurolega 2021. 8 squadre sono rimaste a
caccia del titolo più ambito in Europa. Barcellona, CSKA, Efes, Olimpia, Bayern,
Real, Fenerbahce e Zenit. Chi alzerà il trofeo finale?

Barcellona, CSKA, Efes, Olimpia, Bayern, Real,
Fenerbahce e Zenit. Queste sono le otto squadre
qualificate alla post-season dell’Eurolega 20-21. Un
campionato che ci ha regalato mille emozioni e che
fino all’ultimo ci ha tenuto con il fiato sospeso. Alla
penultima giornata (escludendo i recuperi dello Zenit),
infatti, Valencia e Baskonia hanno sperato in un pass per
i playoff. Il meglio però deve ancora venire. Il 20 aprile ci
sarà la prima palla a due della fase finale che decreterà
poi le quattro semifinaliste che parteciperanno alle
Final Four di Colonia, in programma dal 28 al 30 maggio.
Sarà una stagione che rimarrà sicuramente negli annali
per via del Covid-19 che ha influenzato il campionato
fin dalle prime giornate e continua a farlo attraverso
palazzetti semivuoti dove gli unici rumori sono
le urla dei coach, il pallone che rimbalza sul
parquet e le esultanze dei giocatori. Recuperi,
spostamenti e pause forzate hanno difatti dato il
ritmo alle compagini che fanno parte del massimo
campionato europeo durante la stagione sportiva.
Giorno dopo giorno l’adrenalina aumenta quanto il
battito del cuore che non vede l’ora di godersi il meglio
del basket europeo e il gran finale dove ci sarà solo una
squadra ad alzare il trofeo più importante d’Europa.
Chi si porterà a casa il titolo? Questa è la domanda che
appassionati, giornalisti e tifosi si stanno chiedendo da
diverse settimane. Il Barcellona di Jasikevicius dopo
aver chiuso al primo posto la regular season dovrà
confermarsi nella fase più delicata. L’arrivo di Pau Gasol
è sicuramente un’arma in più dato che in attacco aprirà
spazi a tiratori e a occasioni nuove. Basterà per fermare
l’ascesa dell’Efes? Solo il campo potrà dire chi sarà il
migliore. La squadra di coach Ataman ha cambiato la
marcia nella seconda parte di stagione dimostrando di
essere una delle più forti in Europa. Un gradino sotto
troviamo le altre candidate. Il CSKA, causa infortunio a
Milutinov e rapporti chiusi con James, sembra averne
di meno quest’anno ma mai sottovalutare i russi che
hanno dimostrato di essere sempre lì e vera spina nel
fianco per gli avversari. Finalmente playoff per l’Olimpia

che torna dopo sette lunghi anni di assenza. Come
ostacolo alle Final Four ci sarà la squadra più ostica
del campionato capitanata da Andrea Trinchieri, un
altro dei grandi protagonisti di questa Eurolega. Il Real
centra la post-season anche quest’anno nonostante le
numerose assenze e i grandi problemi di infortuni avuti
durante la stagione, onore a Laso per aver portato a casa
un obiettivo che quest’anno sembrava molto difficile
da raggiungere. Via Obradovic, dentro Kokoskov. L’ex
NBA ha confermato le aspettative di una big come il
Fenerbahce con un grande girone di ritorno che ha visto
la squadra turca, insieme al Baskonia e all’Efes, come
una delle più in forma nella parte finale di stagione.
Onore anche allo Zenit di Xavi Pasqual alla sua prima
apparizione ai playoff. Per quello che abbiamo visto in
stagione il pass per la post-season è più che meritato e
siamo curiosi del futuro che attende la squadra russa.
Noi de L’Occhio Sportivo abbiamo deciso di seguire
quest’ultima parte di stagione regalandovi questa
guida stilata da noi. Al suo interno troverete le diverse
preview dei match che ci saranno nei playoff con
un approfondimento specifico dal punto di vista
tecnico. Oltre ai capisaldi del nostro sito internet
(Giacomo Cotlar e Matteo Puzzuoli), infatti, avremo
il supporto di due coach come Sebastiano Crudeli
e Domenico Iannucci i quali ci accompagneranno
fino alla fine di questa fantastica avventura. Spazio
anche alla storia dell’Eurolega descritta in modo
egregio dal nostro Alessandro Fracassi e che ci
accompagnerà nell’ultima parte di questo magazine.
A me rimane dirvi buon divertimento e buona lettura!

Sergio Pannocchia

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Indice

02

Editoriale
Benvenuti alla nostra guida per questa Eurolega 2021.
8 squadre sono rimaste a caccia del titolo più ambito
in
Europa.
Barcellona,
CSKA,
Efes,
Olimpia,
Bayern,
Real, Fenerbahce e Zenit. Chi alzerà il trofeo finale?
di Sergio Pannocchia

FC Barcelona Zenit St
Petersburg
Riuscirà l’ultimo
arrivato Zenit a
creare qualche
grattacapo agli
inarrestabili
blaugrana?
Di Matteo Puzzuoli
e Sebastiano
Crudeli

10

CSKA Moscow - Fenerbahce Beko Istanbul
Due delle grandi protagoniste dell’Eurolega dell’ultimo
lustro sono pronte a darsi battaglia. Ma quanto peseranno
le assenze di Mike James e Jan Vesely?
di Matteo Puzzuoli e Domenico Iannucci

06

L’ O c c h i o S p o r t i v o

14

Anadolu Efes Istanbul - Real Madrid
L’ E f e s p u ò t o r n a r e a l l e F i n a l 4 , m a p e r
farlo deve superare lo scoglio Real.
di Giacomo Cotlar e Domenico Iannucci

AX Armani Exchange Milan FC Bayern Munich
Dopo tanto tempo Milano ha
l ’o c c a s i o n e d i a p p r o d a r e a l l a
Final 4. Riuscirà l’Olimpia a
prevalere sul Bayern Monaco?
di Giacomo Cotlar
e Sebastiano Crudeli

22

Eurolega, una storia da scrivere
La timeline della più importante competizione per club del
basket europeo.
di Alessandro Fracassi

18

L’ O c c h i o S p o r t i v o

FC Barcelona Zenit St Petersburg
di Matteo Puzzuoli
Il Barça è un’armata all’apparenza senza rivali ma attenzione a
sottovalutare il debuttante Zenit degli ex Pangos e Pascual

Probabilmente lo Zenit è l’avversario peggiore che una squadra testa di serie numero 1

possa affrontare. Certo, il Barcellona ha una profondità e un talento complessivo impressionante
ma battere un gruppo così organizzato e ben allenato non sarà facile. A testimonianza di ciò ci
sono i due precedenti di regular season: ad ottobre la spuntarono i russi grazie ad un paio di triple
decisive di Rivers mentre a gennaio il Barça vinse in volata dopo aver subito una rimonta da -19.

BARCELLONA
Il Barcellona ha dimostrato nella prima fase di essere la squadra più completa ed attrezzata
per arrivare fino in fondo. La vera forza dei blaugrana di coach Sarunas Jasikevicius è in
difesa, metà campo in cui concedono pochissimo (73.6 punti a partita, i migliori davanti
proprio allo Zenit) grazie anche a una stazza fuori dal normale. Difatti, il giocatore “meno
alto” è Cory Higgins, il quale, nonostante i “soli” 195 cm di altezza, è un ghepardo sulle
due metà campo e un ballerino per come attacca leggiadramente il ferro. Il suo duello
contro Ponitka sarà per palati finissimi e ripieno di tecnica e arroganza cestistica. Sulle
caratteristiche offensive dell’altro faro della squadra, Nikola Mirotic, non basterebbero
un fiume di parole. Con la palla in mano non ha letteralmente carenze e ciò potrà essere
ancora più valorizzato contro Will Thomas, difensore tutt’altro che impeccabile. La scintilla
di questa stagione spettacolare dei catalani però, oltre all’identità trasmessa da Jasikevicius,
viene da Nick Calathes, il tassello che mancava al Barcellona del recente passato targato
Pesic. L’ex Pana è un playmaker “vecchio stampo” con letture magnifiche specie sul pick and
roll e che tira poco e male (specie da 3, il suo storico punto debole: 32.4% di realizzazione).

player”: Adam Hanga e Leo Westermann. L’ungherese è
in grado di marcare avversari di qualsiasi stazza e contro
Pangos ha la possibilità di esaltarsi. In attacco, invece,
potrà contribuire in cabina di regia con i suoi 2 assist
di media e le sue qualità in contropiede. Il francese è
arrivato a stagione in corsa per sostituire un altro
transalpino, Thomas Heurtel, ed è l’ennesimo giocatore
di sistema pronto a sbucciarsi le ginocchia contro
avversari di tutti i tipi (soprattutto playmaker e guardie).
Anche nel reparto lunghi, il Barça ha l’imbarazzo della
scelta: accanto a Mirotic, di solito il ruolo di titolare
se lo prende Pierre Oriola, ala intelligente di 208 cm
riadattata a centro che potrebbe far impazzire Black e
Poythress. Per fermare i due atletici giganti dello Zenit,
Jasikevicius può permettersi di far uscire dalla panchina
Brandon Davies, lungo rapidissimo dai fondamentali
strepitosi, non sempre concentrato al 100% ma che, se
non mandato fuorigiri, può essere irrefrenabile. Come
se non bastasse, nell’ultima giornata ha debuttato il
40enne Pau Gasol, il quale ha confermato una tecnica
da fuoriclasse; nonostante il suo pick and roll con
Calathes sia una gioia per gli occhi di ogni appassionato,
in difesa però il catalano potrebbe soffrire sia Black che

Austin Hollins, l’indiziato numero 1 che Pascual metterà sulle sue piste, dovrà costringerlo a
intraprendere azioni personali e ostacolargli più linee di passeggio possibili. Calathes, infatti,
è un maestro anche nell’innescare la batteria di tiratori del Barça guidata da Kyle Kuric, il
cecchino più preciso di tutta l’Eurolega (58.6% da oltre l’arco) e uno specialista in grado di
piazzare un parziale decisivo da un momento all’altro, e Alex Abrines; costui in stagione si
“ferma” al 42.7% da tre punti e in difesa verrà schierato su Ponitka, Pangos o Baron, data la
sua versatilità nel marcare vari ruoli. Per arginare le stelle avversarie, poi, Jasikevicius dispone
di due frecce in faretra che nessuno nella competizione può permettersi da semplici “role

X FACTOR
NICK CALATHES
Se lasciato libero di gestire i ritmi
della
sfida,
l’americano
naturalizzato greco è inarrestabile,
soprattutto
considerando
il
talento stellare dei compagni.

Precedenti in stagione

6

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74

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85

81
89

L’ O c c h i o S p o r t i v o

soprattutto la verticalità di Poythress. Certo, come
“terzo centro” definirlo un lusso è davvero poco.
Sono talmente forti e talmente tanti (basta citare un
dato a tal proposito: in regular season hanno ruotato
in 15 e l’uomo che ha giocato di meno, Artem
Pustovyi, è stato in campo per 8 minuti di media) che
Jasikevicius può schierare da un momento all’altro
anche un’altra ala grande-centro tecnica come
Roland Smits, un tuttofare e difensore sensazionale
come Victor Claver e i due giovani dal talento
cristallino a nome Leandro Bolmaro e Sergi Martinez.
Su una serie al meglio delle cinque partite sembra
che nessuno possa impensierirli. Attenzione
però alla supponenza di credersi inarrestabili. Lo
Zenit è pronto a mostrare letteralmente i gomiti
(occhio al riguardo a Black e Ponitka), a cercare
di innervosire i leader avversari (Mirotic su tutti)
e a “sporcare” la serie. Qui Jasikevicius dovrà
mostrare tutto il suo carisma nel tenere sui giusti
binari la concentrazione dei suoi uomini: dovesse
raggiungere l’obiettivo, il Barcellona potrebbe
staccare il pass per Colonia senza troppi patemi.

ZENIT
Lo Zenit si presenta ai playoff con il vento in poppa
e senza nulla da perdere, visto che la pressione
sarà tutta sulle spalle degli avversari. Il merito
per la splendida cavalcata dei russi è da attribuire
principalmente ai due grandi ex della serie: Xavi
Pascual e Kevin Pangos. Il primo è stato a capo
dell’ultima Eurolega vinta dal Barça nel 2010 mentre
il secondo ha passato un paio di anni in Catalogna
altalenando infortuni e prestazioni opache.
Questo Pangos dello Zenit, tuttavia, sembra la
versione 2.0 di quello che ha trascinato (assieme
a Micic e Davies) lo Zalgiris alla Final Four di
Belgrado 2018. Il canadese è l’uomo da cui
Più forti, più atletici, più tecnici, più
completi. I blaugrana hanno tutto
il necessario per arrivare fino in
fondo.

Up

La voglia di vendetta degli ex
Pangos e Pascual che si può
tramutare in un gioco ruvido e
adattato alle caratteristiche del
Barcellona.

Up
Avere la supponenza di essere
superiori e non pareggiare la
spiccata fisicità degli avversari.

Down

Down

Quando Pangos non gira, l’attacco
dello Zenit può far fatica. Perciò, le
altre guardie-ali non possono far
mancare il loro contributo.

WILL THOMAS
La sua tecnica dal post-basso
dovrà essere l’alternativa più
efficace al pick and roll di
Kevin Pangos e alle uscite dai
blocchi dei tiratori. In difesa,
dovrà superarsi contro Mirotic.

Precedenti storici

passano tutti gli attacchi dei russi, soprattutto quelli più pesanti.
In stagione regolare ha registrato 13.1 punti e 6.6 assist di media,
controllando i ritmi della partita e imbeccando alla perfezione i centri
Arturas Gudaitis, Alex Poythress e Tarik Black. Il lituano sembra ora
scivolato fuori dalle rotazioni data la scarsa mobilità difensiva mentre
Poythress, dopo una prima parte di stagione sensazionale ed esser
stato out per un mese e mezzo tra dicembre e febbraio, non è più
atleticamente devastante come ad inizio annata, soprattutto per
quanto riguarda copertura del ferro ed efficacia sui cambi difensivi.
Tarik Black, invece, è arrivato a gennaio e si sta prepotentemente
prendendo il palcoscenico. Ultimamente è diventato il centro del
quintetto base e il prediletto nei finali punto a punto: se riuscirà ad
essere costante e a gestire la propria esuberanza, contro i più esili e meno
muscolari Oriola e Davies potrà diventare una vera spina del fianco per
il Barça. Gli altri due uomini centrali per coach Pascual saranno Mateusz
Ponitka e Will Thomas: il polacco, considerando Dmitry Khvostov un play
non all’altezza dei playoff, sarà il creatore aggiunto della squadra (3.2 assist
di media in stagione), bravissimo in penetrazione e nel battere il proprio
uomo con il primo passo. Attenzione a Ponitka anche in ottica trash
talking, stratagemma che nei playoff potrebbe avere il suo peso. Il lungo
ex Valencia, invece, deve assolutamente esaltarsi contro un difensore
nella media come Mirotic, sfruttando il proprio post-basso e cercando di
caricare lo spagnolo di falli. Per quel che riguarda gli esterni, lo Zenit ha
bisogno di un contributo più costante da KC Rivers (uomo d’esperienza
anche se spesso poco incisivo sui due lati del campo) e Austin Hollins.
Quest’ultimo sarà il probabile agente speciale difensivo su Calathes e in
generale è un pezzo fondamentale dello scacchiere di coach Pascual.
Hollins è un tiratore, un atleta sopra la media ma va troppo a fiammate
anche durante una stessa partita. Infine, Andrey Zubkov, un 4 che
può giocare da 5 in quintetti speciali e un collante sottovalutato, e
Billy Baron, cecchino incredibile (proprio come il suo avversario Kuric)
e buon difensore, sono due jolly che potrebbero fare la differenza.
I problemi principali dello Zenit rispetto al Barcellona sono due: il primo
è la rotazione (molto) più corta, soprattutto tra gli esterni (Pangos, Baron
e Hollins saranno costretti agli straordinari) e questo si potrebbe far
sentire considerando la possibilità di giocare cinque partite di playoff
in due settimane (oltre agli appuntamenti nei campionati nazionali)
e in città distanti tra di loro più di 3000 km. Il secondo è l’accentuata
dipendenza dalle prestazioni di Pangos. È lui la miccia che in attacco
accende i compagni ma da solo e in una serie di questo livello, lo Zenit non
può avere una singola chance. Anche perché, se tutti gli altri uomini di
Pascual riuscissero a dare continuativamente il proprio apporto offensivo,
in difesa i russi sono sufficientemente grossi e “spigolosi” per giocarsela
quasi alla pari. Paradossalmente, potrebbe essere tutto nelle mani degli
ultimi arrivati e questo rende la serie tra Barça e Zenit molto affascinante.

3-1
7

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Gli appunti del Coach

Diagramma 1

Diagramma 2

di Sebastiano Crudeli
Il quarto di finale tra Barcellona e Zenit sarà sicuramente una sfida
interessante a livello tattico. Due sistemi offensivi diversi, con
l’obiettivo di sfruttare al meglio i punti di forza dei rispettivi roster.
Jasikevicius può contare su degli esterni di indiscusso valore e un
reparto lunghi composto da giocatori di notevole taglia
fisica, ma in grado di giocare anche lontano dal canestro.
Su questo principio si basa uno degli schieramenti più usati dagli
spagnoli. Il blocco tra 5 e 4 porta quest’ultimo a ricevere in punta,
mentre il bloccante gioca 1c1 senza palla spalle a canestro.
Con giocatori come Mirotic e Gasol, buoni tiratori dalla media
e dalla lunga distanza oltre che discreti passatori, si creano due
situazioni di vantaggio. Continuando lo sviluppo dell’azione,
1 viene a prendere la palla consegnata da 4, allargandosi in
ala. Anche in questo caso si creano almeno due soluzioni: dal
consegnato 1 può attaccare il canestro, mentre 4 può tagliare
in area o aprirsi per un tiro aperto; nell’angolo, 3 può scegliere,
in base alla scelta di 1, di restare sul perimetro per uno scarico o

8

di tagliare dentro e prendere posizione in post. (Diagramma 1)
Un’altra soluzione è il pick and roll centrale. Le due guardie si
consegnano la palla in ala mentre 5 viene a portare il blocco. Il
bloccante può tagliare a canestro – opzione preferita con Oriola e
Smits – o fare pop out¬ ed uscire sui tre punti, soprattutto quando
Mirotic e Gasol giocano da centro. I giocatori sul lato opposto
si muovono per fornire due linee di passaggio. (Diagramma 2)
In difesa sarà interessante vedere le scelte di Jasikevicius. Nell’ultimo
confronto tra le due squadre, nelle situazioni di pick
and roll, Oriola faceva contenimento mentre Mirotic
usciva per fare show sul portatore di palla, talvolta
addirittura cambiando e finendo in marcatura su Hollins.

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Sul fronte opposto, Xavi Pascual non avrà a disposizione le stesse
profondità
e
qualità
del
roster,
ma
comunque
potrà fare affidamento su degli esterni di talento.
All’interno del sistema di gioco del coach spagnolo, le situazioni
maggiormente utilizzate prevedono la partenza con
uno schieramento che potremmo definire corna alto.
Nel primo caso, 2 esegue un taglio Iverson (ovvero un taglio in
orizzontale sfruttando i blocchi dei due lunghi posizionati
sui gomiti) e riceve da 1, il quale si allarga sul lato opposto.
Dopo la ricezione di 2, 4 si apre in punta e 5 sale per giocare
un pick and roll laterale con 2. Le possibilità sono diverse: 2
può passare a 5 che taglia dentro con spazio o scaricare sul
lato opposto a 3 o 1 per un tiro. 4, che si trova sul perimetro, si
muove per fornire un’ulteriore linea di passaggio. (Diagramma 3)

Diagramma 3

Nella seconda situazione lo schieramento è lo stesso. Questa volta
1 si allarga in ala, 2 esegue lo stesso taglio di prima ma senza ricevere
il passaggio. I due lunghi portano un blocco stagger (due blocchi in
sequenza) per 3 che esce sui tre punti. Se 3 (soprattutto Baron, uno
dei migliori tiratori dello Zenit) prende vantaggio sui blocchi, può
ricevere per un tiro aperto. Dopo il primo stagger, i due lunghi ne
portano un altro per 2, che esce in ala. Come prima, se 2 prende
vantaggio sull’uscita dal blocco può prendere un tiro, altrimenti
può giocare un pick and roll con uno dei due lunghi. (Diagramma 4)
Anche per lo Zenit sarà fondamentale la difesa sul pick and roll.
Nell’ultima gara contro il Barcellona, la tendenza è stata
compiere uno show aggressivo, una scelta rischiosa ma
tendenzialmente vincente, in particolare con Gudaitis.
Vedremo se Pascual cambierà qualcosa in vista della serie.

Diagramma 4

9

L’ O c c h i o S p o r t i v o

CSKA Moscow Fenerbahce Beko Istanbul
di Matteo Puzzuoli
I campioni in carica del CSKA affrontano un avversario storicamente
ostico, guidato da un ex dominante ma privo del proprio giocatore
decisivo.

La sfida tra CSKA e Fenerbahçe è un classico dell’ultimo decennio di Eurolega. Le due squadre

si sono affrontate in semifinale nel 2015 (vinsero i moscoviti per 86-80) e nella sportivamente
drammatica finale del 2016, conclusasi con il successo del CSKA dopo un supplementare per
101-96. Per quanto riguarda lo scenario dei playoff si registra un solo precedente, datato 2005,
nel quale i russi trionfarono agevolmente per 2-0. Anche nella stagione corrente, lo spettacolo
negli scontri diretti è stato sopraffino: in Turchia la spuntò il CSKA grazie ad un gioco da tre punti a
fil di sirena di Clyburn mentre al ritorno De Colo e Vesely furono inarrestabili nel quarto periodo.

CSKA
La squadra allenata da coach Itoudis arriva ai playoff sull’onda positiva del tris di successi
europei avvenuti dopo l’allontanamento di Mike James. Sebbene Khimki e ASVEL non
siano stati avversari troppo probanti, contro lo Zenit si sono viste le potenzialità del nuovo
(e vecchio?) CSKA a trazione “operaia” e difensiva. Da questo punto di vista, sarà Daniel
Hackett il playmaker che innescherà l’attacco dei moscoviti partendo dal post-basso;
nell’altra metà campo, invece, dovrà prendersi la briga di provare ad arginare il grande
ex De Colo. Attenzione in difesa poi a Nikita Kurbanov, schierabile contro sia Pierre che
Guduric e sempre presente nei momenti di necessità, e a Micheal Eric, approdato a Mosca
per sostituire l’infortunato Nikola Milutinov e grande boost in termini di protezione del ferro
ed atletismo (contro Duverioglu e O’Quinn potrebbe farsi valere). Le abilità del nigeriano
fanno il paio con quelle di Joel Bolomboy (out nell’ultimo periodo per un infortunio
alla caviglia e in dubbio per i playoff), altro atleta spaventoso e molto versatile sui cambi
difensivi. In attacco, invece, considerando la scarsa fiducia che Itoudis ripone in Hilliard
(viene usato da specialista in uscita dai blocchi solo per pochi minuti), tutto passerà dalle
mani di Will Clyburn e Toko Shengelia. Quest’ultimo sarà al vero banco di prova della carriera,
dato che non si è ancora dimostrato imprescindibile per i compagni e che giocherà per la
prima volta nei playoff con i favori del pronostico, al contrario dei tempi del Baskonia.

il primo è un tiratore micidiale sugli scarichi (46.2%
da tre punti in stagione) e un’ala-centro dal grande
IQ cestistico (il Fenerbahçe, stante l’assenza di Vesely,
potrebbe non avere l’uomo ideale da mettergli
addosso) mentre il danese è una sorta di “mini-James”.
Sfruttando la propria rapidità, Lundberg sa trovare la
via del canestro per sé e per i compagni (10.4 punti e 2
assist di media) ed ha nella difesa il suo tallone d’Achille.
Buon per Itoudis però che dall’altra parte c’è Lorenzo
Brown, giocatore con cui si accoppia alla perfezione.
Tre partite di regular season però non rappresentano
un campione sufficientemente valido per affermare
che la truppa di Itoudis si è lasciata alle spalle l’affaire
Mike James. Clyburn nella sua carriera moscovita
è sempre stato abituato a finalizzare gli attacchi e
non a crearli per lunghi tratti di una partita (1.5 assist
a partita in carriera ne sono una testimonianza).
Shengelia è tutto da testare nel contesto del CSKA
nei playoff, così come Lundberg, vero esordiente a
questi livelli e che potrebbe soffrire la difesa fisica di
Brown. Hackett e Kurbanov sono due leader pazzeschi
ma in attacco non riescono sempre a togliere le
castagne dal fuoco, soprattutto se costretti a creare

Riguardo l’MVP della Final Four 2019, invece, si sta notando l’evoluzione da “scorer” a ”uomo
squadra” e sarà il punto di riferimento del CSKA quando ci sarà da cavare un ragno dal buco.
Le vere armi in più per Itoudis avranno il nome di Johannes Voigtmann e di Iffe Lundberg:

X FACTOR
TORNIKE SHENGELIA
Ci sono tante responsabilità e
aspettative riposte sul georgiano.
Se in grado di restare sempre “sul
pezzo”, potrà sfruttare più di tutti
l’assenza di Vesely e trascinare
la sua squadra alla Final Four.

Precedenti in stagione

1 0

77

78

83

89

L’ O c c h i o S p o r t i v o

dal palleggio. Da valutare anche l’accoppiamento
dei due centri Eric e Bolomboy contro O’Quinn e
Duverioglu: la loro esuberanza potrebbe portarli a
spendere più falli del dovuto? Insomma, tanti dubbi
accompagnano il CSKA alle soglie di una serie che
li vede partire favoriti, causa anche assenze altrui.

FENERBAHÇE
L’infortunio alla caviglia occorso a Vesely (oltre a
qualche recente caso di positività al COVID-19)
è stato un colpo al cuore per un Fenerbahçe
rigenerato dal ritorno di Marko Guduric. Con il serbo
di nuovo arruolato dallo scorso dicembre, il record
di squadra è passato dal 5-10 al 20-14 di fine regular
season. Ma ora il grande quesito che circonda i
turchi è: l’assenza del lungo ceco li riporterà alle
difficoltà di inizio annata? Una risposta non ce l’ha
neanche coach Kokoshkov, dato che dall’arrivo
di Guduric l’identità del gruppo è totalmente
cambiata. Ora il Fenerbahçe si aspetta moltissimo
proprio dal numero 8: oltre a dover essere il
facilitatore e la sponda per il magico pick and roll
di De Colo, gli si chiederà una maggiore produzione
di punti (11.6 sinora) e una maggiore leadership a
tutto tondo. In difesa poi, Guduric dovrà limitare
le fiammate di Hilliard e tenere a bada Hackett e
Clyburn in eventuali quintetti sperimentali. Un
altro uomo intorno al quale passeranno le sorti
del Fenerbahçe è Dyshawn Pierre: sempre più al
centro del progetto, il canadese sarà ricoperto
di molte responsabilità, nonostante Kurbanov e
Clyburn siano dei mastini complicati da affrontare.
Nei dettagli, nei tagli, negli aiuti difensivi e in tutte
le piccole grandi cose, Pierre non può assolutamente
far mancare il suo contributo. Per quanto riguarda
il reparto lunghi, ipotizzando un impatto limitato
di Duverioglu, Danilo Barthel e Kyle O’Quinn
La forza dei campioni in carica è
nella varietà del roster,
specialmente nella propria metà
campo

Up

La classe dell’ex De Colo e
Guduric dovrà essere il faro
dei turchi

Up
Equilibri offensivi tutti da testare
dopo l’addio di Mike James.
Shengelia e Clyburn sapranno
caricarsi i compagni sulle spalle?

Down

Down

L’assenza di Vesely sarà
insostituibile, a maggior ragione
considerando la scarsa profondità
della panchina

DYSHAWN PIERRE
L’ex Sassari deve essere la terza
freccia nell’arco a disposizione
di coach Kokoshkov. Il suo
playmaking dal post e dal lato
debole sarà cruciale accanto al
talento di Guduric e De Colo.

Precedenti storici

potranno rappresentare le pedine imprevedibili nello scacchiere
della serie. Il tedesco non ha brillato durante la stagione (e quei pochi
picchi sono arrivati con Vesely a fargli da scudiero) mentre l’americano
ex Knicks è sempre più immerso nel sistema di coach Kokoshov. Data
l’imponente mole, O’Quinn dovrà lavorare di posizione contro i più
dinamici avversari e sfruttare le proprie doti di playmaking dalla punta.
Anche Lorenzo Brown è una sorta di variabile impazzita: in uscita
dalla panchina segna 9.7 punti di media e alterna grandi prestazioni a
serate di forzature e scarsa lucidità. Contro Lundberg potrebbe essere
la sua serie ma dovrà essere bravo ad autogestirsi. Infine, ci sono i
tiratori Jarrell Eddie, Melih Mahmutoglu, Muhammad Alì (alias Bobby
Dixon) e parzialmente Tarik Biberovic: l’unico costantemente presente
nelle rotazioni è il primo, il solo che garantisce un decente contributo
difensivo. Se Itoudis dovesse riservare tanti minuti a Strelnieks, Ukhov
e altri uomini di seconda fascia, allora Kokoshkov potrebbe puntare
le sue fiches su qualche jolly di questo tipo, specie il veterano Alì.
Tutto sommato, però, questo Fenerbahçe resta a immagine e
somiglianza di un giocatore, del proprio leader realizzativo e carismatico:
Nando De Colo. Il francese sta pulendo e perfezionando continuamente il
proprio gioco. Aldilà dei 15 punti abbondanti di media che scrive ogni sera,
con lui in campo la squadra ha un’identità, un cervello e un chiaro modo
di attaccare. Visto il contesto qualitativamente impari rispetto quello
dei suoi ex compagni, De Colo dovrà caricarsi letteralmente i compagni
sulle spalle e sperare che il suo talento possa abbattere l’armata rossa.
Il buco lasciato libero da Vesely pone ulteriormente in bella vista le
lacune nel roster del Fenerbahçe. Difatti, non avendo più traccia
delle condizioni di Edgaras Ulanovas (ala piccola out da oltre un mese
e comunque ben lontana dai fasti dello Zalgiris), i turchi possono
far affidamento nello spot di 3-4 solo su Pierre (escluso Vesely,
nettamente il miglior difensore della squadra), a tratti Eddie e a Barthel.
Considerando che il CSKA in quei ruoli ha le sue principali bocche da
fuoco con Shengelia e Clyburn, Kokoshkov dovrà inventarsi qualche
stratagemma per uscirne vincitore (ad esempio usando qualche
zona?). Anche sul reparto esterni gli accoppiamenti per il Fenerbahçe
non sono ideali: Hackett cercherà di stancare De Colo attaccandolo
in post basso, Guduric deve essere perfetto sui blocchi per limitare
Hilliard o Clyburn, Brown è perfetto su Lundberg ma meno contro altri
protagonisti russi, O’Quinn avrà le mani piene nel marcare due atleti di
fascia superiore e sarà tutto da valutare in un contesto ad alta tensione
come una serie playoff (in NBA non ha mai giocato in post-season).
Consci di essere sfavoriti, ecco però che i turchi potrebbero riservare
uno scherzetto ai russi. Il Fener deve provare in tutti i modi a vincere una
delle due partite inaugurali di Mosca per poi tentare il tutto per tutto tra
le mura amiche. Come spesso capita con due squadre che per diversi
motivi si stanno adattando a recenti scombussolamenti, l’aspetto
mentale sarà decisivo: il pass per Colonia lo staccherà infatti chi riuscirà a
stare alla larga il più possibile dai temibili e decisivi cali di concentrazione.

20 - 9
1 1

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Gli appunti del Coach

Diagramma 1

Diagramma 2

di Domenico Iannucci
Squadra di compattezza granitica nonostante assenze (James fuori
squadra) ed infortuni (Milutinov) di rilievo : coach Itoudis
dispone di un’ottima difesa a metà campo e di collaborazioni
difensive quasi perfette in termini di timing e spacing.
Se la spalla dell’italiano Daniel Hackett non farà i capricci, lo
vedremo saldo in cabina di regia con la canotta #10 a dettare
i tempi offensivi per #1 Lundberg e #6 Hilliard molto bravi
nell’attaccare il Pick & Pop di #17Voigtmann, centro dalla
mano morbidissima, anzi letale, dai 3 punti. (Diagramma 1)
Nella seconda situazione si cerca 1c1 spalle a canestro delle ali #23
Shengelia, #41 Kurbanov, #21 Clyburn e talvolta anche #10 Hackett
molto bravo ad attaccare il fondo o il centro dell’area con la
“mancina”: così facendo si costruiscono vantaggi in termini di tiri
aperti dai 3 punti e penetrazioni 1c1 ad aprire la difesa. (Diagramma 2)

1 2

Ulteriore concretezza e solidità sotto le plance le fornisce anche
l’altro centro #50 Eric. Da segnalare la rapida transizione
offensiva
giocata
dai
russi,
capaci
di
costruire
immediatamente il vantaggio per un rapido canestro.

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Potremmo definirla la De Colo’s Team e probabilmente non
sbaglieremmo. Appare esagerata la dipendenza che questa squadra
manifesta nei confronti di Nando De Colo #19, semplicemente
devastante sia in attacco che in difesa (uno dei migliori per
palloni recuperati) quando è in giornata. L’infortunio di Vesely
#24 priva i turchi di un fondamentale riferimento sotto canestro.

Nel quarto diagramma lo stesso De Colo attacca il Pick & Roll ed
apre spazi vantaggiosi per l’attacco volendo prendere
posizione efficace in area con #11 Brandon O’Quinn
alternandosi
con
#44
Daverioglu
oppure
segnando
dal perimetro con #21 Pierre, #31 Eddie, #92 Ulanovas.

Ma ciò non fermerà lo spirito d’assalto che anima soprattutto gli
esterni del Fenerbahce che hanno in Guduric #8 , #21 Pierre e #4 Brown.
Nel terzo diagramma De Colo che gioca da play, 1, va a riprendersi il
pallone per giocare in collaborazione con il post basso
oppure semplicemente attaccare il canestro in 1c1.

Diagramma 3

Diagramma 4

1 3

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Anadolu Efes Istanbul Real Madrid
di Giacomo Cotlar
Larkin e l’Efes vogliono riscattare la scorsa stagione. Riusciranno a
superare il Real e a conquistare la Final 4?

Dopo un avvio molto difficile per la squadra di Istanbul, dove nelle prime 17 gare il record
segnava 8 vittorie e 9 sconfitte, l’Efes è riuscito a tornare nell’ottima forma che l’aveva
contraddistinto nella scorsa stagione. Ne sono la prova le 11 vittorie nelle ultime 13
partite giocate in Eurolega, che hanno rilanciato la squadra del Bosforo al 3° posto.
L’andamento del Real Madrid è stato l’opposto rispetto a quello dell’Anadolu Efes: la
squadra di Pablo Laso dopo un ottimo avvio ad inizio stagione, ha vissuto in maniera
altalenante la seconda parte, con solo 8 vittorie nelle ultime 17 partite. Sarà favorito l’Efes,
con Ataman pronto a conquistare le Final 4, o riuscirà a prevalere l’esperienza del Real?

EFES
Riprendere da dove ci si è lasciati: questo è il motto dell’Anadolu Efes nella stagione 2020/21.
Dopo la cancellazione della scorsa stagione, la squadra di Ataman vuole provare a vincere il
trofeo tanto ambito e che molto probabilmente avrebbe vinto nella passata stagione. Dopo
la prima metà di stagione in cui l’Efes ha faticato molto, la stagione regolare per la squadra
del Bosforo si è conclusa 22 vittorie e 12 sconfitte. Questo vuol dire che, nelle ultime 17 gare,
il team turco ha perso solamente 3 volte; ciò dimostra l’ottimo stato di forma che sta vivendo
la squadra di coach Ataman. Per non stravolgere quanto di buono fatto nella scorsa stagione,
la squadra non ha avuto nessun cambiamento nel roster se non l’inserimento di Dzanan
Musa durante la stagione. Siamo sicuri come l’Anadolu Efes lotterà su ogni palla dentro
l’area, cercando di catturare ogni rimbalzo con Dunston e Moerman, e di come cercherà
di disorientare la difesa del Real Madrid con la classe e la tecnica Micic, Simon e Larkin.

cui il Real si concentrerà di più nella difesa. Non da
meno Micic, suo compagno di reparto: la comboguard serba sta vivendo la migliore stagione della sua
carriera, come dimostrano i suoi 16.1 punti e 5 assist
di media nella regular season. Sicuramente il tiro da
3 punti non è la sua arma principale, anche se in più
occasioni ha dimostrato che non è mai opportuno
lasciarlo libero dall’arco. Parlando di tiro da 3 punti,
non possiamo non citare Kruno Simon: l’ex Olimpia è
sicuramente uno dei tiratori più affidabili dell’Anadolu
Efes, anche se il suo rendimento è stato altalenante
nonostante un buon avvio di stagione. Simon ha la
capacità anche di mettere in moto i compagni, come
dimostrano i suoi 3.4 assist a partita che, spesso e
volentieri, derivano dai rimbalzi presi sotto canestro.
A completare il quintetto titolare, nel reparto lunghi
troviamo Moerman e Sanli: il giocatore francese non sta
vivendo una buona stagione sotto l’aspetto realizzativo
ma assicura un’ottima presenza nel pitturato e per
quanto riguarda i rimbalzi (4.9 di media). Discorso
opposto per Sanli, in quanto il centro turco cattura
veramente pochi rimbalzi (1.8) ma è molto più attivo sul
piano realizzativo, dove segna 7 punti di media a partita.

Proprio Larkin, dopo un difficilissimo avvio di stagione a causa dell’infortunio che lo ha
tenuto fuori dal campo nelle prime gare di stagione, pare sia riuscito a tornare ad essere
quel giocatore determinante e incisivo che abbiamo potuto ammirare l’anno scorso. Il
playmaker americano, alla sua terza stagione ad Istanbul, sta giocando un’ottima stagione
come dimostrano i 15.1 punti di media su 28 gare giocate, dove in ben 23 partite è andato
oltre la doppia cifra. Il tutto contornato dai 4.1 assist che fornisce ai propri compagni durante
le partite. Sarà sicuramente lui il giocatore che prenderà in mano i palloni più importanti
e che potrebbero portare alla vittoria finale della serie, così come sarà lui il giocatore su

X FACTOR
SHANE LARKIN
Mente e braccio di questo Efes,
Shane
Larkin
è
veloce,
imprevedibile nel tiro da 3
punti, così come negli assist,
è sicuramente l’arma in più
di Ataman per conquistare
il
biglietto
per
Colonia.

Precedenti in stagione

1 4

77
65

73
78

83

108
89

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Dalla panchina, nel medesimo ruolo, Ataman può
contare su due giocatori molto più esperti: Dunston
e Pleiss. Il centro tedesco ha giocato solamente
19 partite, tornando sul parquet nelle ultime 4
giornate: 8 punti di media e 3.1 rimbalzi non sono
molti, ma sicuramente saprà farsi valere sotto
canestro con tutti i suoi 221cm di altezza. Stagione
non ottima anche per Dunston, difatti coach
Ataman ha diminuito il suo minutaggio nel corso
del tempo facendo sì che anche le sue medie nei
punti segnati e rimbalzi catturati si siano abbassate.
Sicuramente entrambi i giocatori dovranno
dare qualcosa in più per mettere in difficoltà, in
ambo le parti del campo, i centri del Real Madrid.
Chiudono la panchina le guardie Musa, Balbay,
Anderson e Beaubois: proprio quest’ultimo sta
vivendo una buona stagione sul piano realizzativo
(9.9 punti) ma non tanto sul piano degli assist,
che sono solamente 1.8 a partita. Anderson e
Balbay, viste le loro medie non molto alte, si
concentreranno molto di più nella metà difensiva
del campo, cercando di limitare le giocate di Llull
e Carroll. Riuscirà Ataman a superare l’ostacolo Real
Madrid e ad accedere nuovamente alla Final 4?

REAL
Forse, dopo molti anni, il Real parte sfavorita nei
pronostici di una serie playoff di Eurolega.
L’andamento di questa stagione non è stato come
quello degli anni passati, infatti difficilmente si
ricorda un Real Madrid con un tale record nella
stagione regolare. Le 20 vittorie e 14 sconfitte
non sono un buon segnale per una sqaudra che
vuole andare alle Final 4, specialmente se, come
detto in precedenza, nelle ultime 17 partite
sono arrivate solamente 8 vittorie. Sicuramente
l’aver perso Campazzo durante la stagione è
I molteplici terminali offensivi
dell’Anadolu Efes non danno punti
di riferimento al Real Madrid.

Up

La maggiore esperienza
rispetto all’Efes nella serie
playoff potrebbe aiutare il Real
nel momento del bisogno.

Up
La difesa dei centri sui lunghi del
Real potrebbe risultare un
problema.

Il Real non ha un vero go-to-guy
che è capace di spaccare la partita
nei momenti clou.

Down

Down

TREY THOMPKINS
Giocatore capace di giocare sia
fuori che dentro l’arco dei 3 punti, la
sua duttilità potrà essere usata da
Laso per scombussolare la difesa
dell’Efes. Riuscirà, con l’aiuto dei
compagni, a ribaltare il pronostico?

Precedenti storici

stato un duro colpo per il Real, così come lo è stato l’infortunio di
Randolph e così come lo sarà l’assenza di Deck, approdato ora in
NBA. Le prime due assenze non giustificano però questo basso
rendimento della squadra durante la stagione. L’arrivo di Tyus a inizio
gennaio è un ottimo upgrade per quanto riguarda il reparto lunghi,
ma sicuramente coach Pablo Laso dovrà stimolare i suoi giocatori
a dare molto di più se vogliono provare a ribaltare il pronostico.
Sicuramente chi dovrà dare di più durante i playoff è Laprivottola: il play
argentino non sta rendendo quanto ci si aspettava ad inizio stagione e gli
ultimi risultati del Real Madrid ne sono una dimostrazione. Laprivottola
in regular season ha chiuso solamente con 6.9 punti di media, mentre è
riuscito comunque a distribuire 3.7 assist a partita per i suoi compagni.
Lo stesso vale per Rudy Fernandez, il quale sta rendendo molto sotto
le aspettative, e il 35% dal campo ne è la prova. Ma nonostante ciò,
Fernandez porterà tanta esperienza e tanta leadership all’interno dello
spogliatoio. Leadership ed esperienza che sicuramente porterà anche
Llull, 6° uomo di coach Laso, sempre pronto ad uscire dalla panchina e
cambiare ritmo alla gara con i suoi 8.7 punti e 2.7 assist, nonostante nelle
ultime 8 gare Llull non abbia brillato. Un altro giocatore che sta rendendo
sotto le aspettative nella fase offensiva è Taylor: la guardia svedese
segna solo 4 punti di media e cattura solamente 1.3 rimbalzi di media.
Troppo poco se vuole provare a dare una mano alla sua squadra ad
arrivare alle Final 4 e se vuole mantenere il posto da titolare nel quintetto.
L’unico punto fermo del quintetto e che non sta deludendo è Walter
Tavares: il lungo capoverdiano è il miglior giocatore per valutazione (18.5
di val.) e il top scorer della squadra con 11.5 punti e 8 rimbalzi. Di fronte a
sé troverà due avversari diversi tra loro (Dunston, giocatore esplosivo, e
Pleiss, giocatore alto e molto simile a Tavares), ma la sua maggiore tecnica
gli permetterà di prevalere su di loro. Dalla panchina, oltre a Llull, sarà
Thompkins a fare la differenza in campo: 9.9 punti e 4.4 rimbalzi fanno
dell’ala americana uno dei punti fermi dell’attacco madrileno. Anche se
non con le stesse cifre di Tavares, Thompkins sarà uno dei giocatori che
creerà maggiori problemi all’Anadolu Efes vista la sua duttilità di giocare
sia da ala grande che da centro, dando così la possibilità a coach Laso
di poter aprire di più il campo e di sfruttare il tiro dalla lunga distanza.
Altro giocatore su cui Pablo Laso può contare dalla panchina è Carroll:
l’ala americana, alla sua nona stagione al Real Madrid, è il cecchino
dei Blancos. Le sue uscite dai blocchi per poi tirare da 3 punti
sono ancora un rebus per le difese avversarie, come dimostrano i
9.7 punti di media che il 37enne, di passaporto azero, ha avuto in
questa stagione. Infine vi è Abalde: l’ala proveniente dal Valencia,
nonostante delle prestazioni non eccelse nelle ultime sfide, è riuscito
comunque a conquistare la fiducia di Laso e un posto nel quintetto.
Abalde ha concluso la stagione regolare con 7.4 punti e 2.4 assist,
dimostrando anche di essere un affidabile tiratore dalla lunga distanza.

9 - 23
1 5

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Gli appunti del Coach

Diagramma 1

Diagramma 2

di Domenico Iannucci
Squadra completa in tutti i ruoli: particolarmente pericolosi gli
esterni #22 Micic, quinto miglior realizzatore dell’Eurolega in
regular season, #0 Larkin,#1 Beaubois e il mancino #44Simon molto
bravi nell’attaccare il Pick & Roll e nel costruirsi efficaci penetrazioni
a canestro e mortiferi tiri dal perimetro. Le ali #2 Singleton,
#18 Moerman e #23 Anderson ben supportano tecnicamente
e fisicamente il lavoro dei centri #42 Dunston e #15 Sertac.
Parlando della difesa non fanno dell’aggressività la loro arma
principale, prediligono lavorare di “contenimento” sui
Pick & Roll avversari e spesso concedono troppi vantaggi
dai tagli a canestro vicino alla linea di fondo campo.
Le situazioni offensive che dovremmo vedere più frequentemente
comprendono attacchi in Pick & Roll per costruire
vantaggi in area a beneficio dei lunghi. (Diagramma 1)

1 6

In alternativa vedremo attacchi in 1c1 da parte degli esterni per
innescare le rotazioni offensive a beneficio di una conclusione
facile in area da parte del lungo oppure di un tiro aperto
dai 3 punti sia per le guardie che per le ali. (Diagramma 2)

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Esperienza è la parola chiave che guida il roster di Pablo Laso.
In cabina di regia il gaucho #8 Laprovittola detta i tempi degli
attacchi madrileni che prevedono in primis uscite degli
esterni da blocchi verticali (situazione #A) e qui non mancano
le soluzioni con #20 JC Carroll, #23 S.Lull, la mancina di #1
Causeur pronti ad essere pericolosi dal perimetro oppure ad
attaccare il Pick & Roll laterale con #22 Tavares o #16 Garuba, i
due Big Men. Ulteriore dinamicità ed imprevedibilità all’attacco
dei blancos è data dagli esterni #14 Deck, #5 Fernandez,
#6 Abalde ,#33 Thompkins e #3Randolph. (Diagramma 3)

i compagni di squadra con assist e collaborazioni offensive
rapide ed importanti nell’economia dell’attacco madrileno.
Parlando della difesa, i blancos non disdegnano di raddoppiare la
palla in post basso e sono molto organizzati nel
chiudere l’area sia con Tavares che con Garuba.

Un’altra situazione molto utilizzata in attacco è il classico doppio
Pick & Roll alto (Diagramma 4) in cui si cerca di dare anche
verticalità all’attacco coinvolgendo il centro all’interno dell’area
tramite un passaggio diretto oppure giocando “di sponda” con
gli esterni sul perimetro tramite rapidi triangoli di passaggio.
Da notare l’ottima visione di gioco del centro Tavares capace
di fungere da “regista” interno e coinvolgere in modo efficace

Diagramma 3

Diagramma 4

1 7

L’ O c c h i o S p o r t i v o

AX Armani Exchange Milan
- FC Bayern Munich
di Giacomo Cotlar
Milano, obiettivo Final Four! Colonia è vicina, ma non bisogna sottovalutare il Bayern di
Trinchieri che durante questa stagione ha stupito per la sua solidità mentale.

Dopo 7 anni l’Olimpia Milano torna finalmente a giocare i playoff di Eurolega. L’ultima volta
che vi partecipò, nella stagione 2013-14, incontrò il Maccabi Tel Aviv, il quale si laureò
campione superando il Real Madrid nella finale che si giocò proprio a Milano. Il Bayern
invece, per la prima volta nella sua storia, si qualifica nella post season dell’Eurolega,
risultando anche la prima squadra tedesca ad arrivare a tale risultato. Sicuramente questa
serie sarà molto combattuta e non mancheranno i colpi di scena, come visto nei due
incontri giocati in questa stagione, entrambi vinti dalla squadra di Ettore Messina, la più
quotata al passaggio del turno. Ma sappiamo bene come Trinchieri non voglia fermarsi
qui: il coach della squadra bavarese vorrà sicuramente provare a fare “lo sgambetto”
al suo collega, per provare a far diventare questa stagione ancora di più straordinaria.

MILANO
L’Olimpia Milano vuole e deve conquistare l’accesso alle Final 4, per mettere il punto
esclamativo sulla buonissima stagione europea e per provare a sognare di conquistare il
trofeo che manca a Milano dal lontano 1988. Con la stagione regolare conclusa al 4° posto con
un record di 21 vittorie e 13 sconfitte, la squadra allenata da coach Messina vuole dimostrare
tutto il suo potenziale nelle gare dei playoff. Già dall’anno scorso, con l’arrivo di coach Ettore
Messina, la situazione in casa Olimpia Milano era notevolmente migliorata; quest’anno,
con gli innesti di Datome, Delaney e Hines in primis, la squadra ha acquisito una maggiore
esperienza e leadership all’interno dello spogliatoio. Ettore Messina è stato bravo a gestire tutti
questi campioni e ad affidare ad ognuno di loro il proprio compito. L’esperto coach siciliano
vorrà ripetersi dopo le vittorie in Eurolega con il CSKA e la Virtus Bologna. I presupposti per
passare il turno ci sono tutti e Messina sicuramente saprà spronare tutta la sua squadra,
veterani in primis. Proprio per questo ci si aspetterà molto da Rodriguez, Hines e Datome.

anche Hines: dopo aver vinto 4 trofei d’Eurolega, 2 con
l’Olympiacos e 2 con il CSKA Mosca, a 34 anni ha deciso
di portare la sua leadership e la sua fisicità nel pitturato
dell’Olimpia Milano. Nonostante l’età possa far
sembrare che Hines sia in fase calante della sua carriera,
gli 8.1 punti e 4.3 rimbalzi ci dicono proprio il contrario.
Inoltre con Messina sta giocando anche da “playmaker
aggiunto”, portando il suo gioco ad un livello superiore
rispetto al passato. Questo ultimo aspetto potrà
sicuramente disorientare la difesa del Bayern, dovuta
anche alla poca esperienza dei lunghi bavaresi.
A proposito di playmaker, non possiamo non parlare
del top scorer della squadra: Punter, 15 punti di media e
una freddezza fuori dal comune nei momenti decisivi.
Le sue triple sono risultate spesso determinanti nei
momenti caldi del match. Siamo sicuri che anche
Shields, proveniente da un ottimo biennio al Baskonia,
continuerà a segnare e ad essere determinante ma
senza però dare troppo nell’occhio, nonostante sia
il giocatore con la miglior valutazione nel roster
meneghino: infatti i suoi 15 punti di media e 3.9
rimbalzi, valgono un bel 15 di valutazione finale. In
cabina di regia troveremo due ottimi playmaker, come

Proprio il capitano della nazionale dopo 5 anni passati ad Istanbul, coronati anche dalla
vittoria dell’Eurolega, vuole riprovare a vincere il trofeo anche in “casa”. Al momento Datome
sta viaggiando con 7.6 punti e 2.9 rimbalzi di media; sicuramente non cifre altissime, ma le
sue prestazioni sono sempre molto solide, così come la sua voglia di rimettersi in gioco, dopo
la lunga esperienza con il Fenerbahce, è tanta. Voglia di rimettersi in gioco che ha avuto

X FACTOR
KEVIN PUNTER
Il playmaker americano sta
vivendo
un’ottima
stagione
sul piano realizzativo, come
dimostrano i suoi 15 punti di
media nelle 29 gare giocate.
Riuscirà a portare l’Olimpia Milano
verso le Final Four di Colonia?

Precedenti in stagione

1 8

77
79

78
81

83
75

89
51

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Rodriguez e Delaney: il “Chacho”, alla sua seconda
esperienza in maglia Olimpia, è il 6° uomo di lusso
per Ettore Messina. Giocatore formidabile, sia nel
mettere in moto i compagni (4.7 assist) sia nel piano
realizzativo (9.6 punti). Il suo tiro da 3 punti risulterà
determinante contro avversari come Baldwin.
Delaney invece è un play più atipico, spesso agisce
più da guardia: infatti come con Punter, il play
americano è molto più efficace sul piano realizzativo.
Lo dimostrano i suoi 10.8 punti e 3.7 assist messi nella
prima parte della competizione. Questi pochi assist
da parte dei playmaker dell’Olimpia potrebbero
però risultare un handicap per Milano. Nei playoff
il gioco si fa più duro e sicuramente servirà che
Rodriguez, Punter e Delaney, mettano in moto e
forniscano quanti più assist possibili ai compagni.
Sicuramente il nuovo ruolo di Hines da play
“aggiunto” potrà aiutare, ma Messina pretenderà
molto di più da chi è in cabina di regia. Proprio Hines,
così come Evans e Tarczewski potrebbero soffrire
l’atletismo di Reynolds e Johnson, e la fisicità di
Radosevic, ma dalla loro i giocatori di Milano hanno
molta più esperienza e tecnica su cui puntare.

BAYERN
Che la squadra bavarese sarebbe potuta arrivare ai
playoff era sicuramente poco pronosticabile. Che
sarebbe arrivata addirittura al 5° posto, a pari
punti con Milano e sopra a squadre come Real
Madrid e Fenerbahce, non lo aveva immaginato
neanche il tifoso più accanito dei bavaresi. Andrea
Trinchieri ha compiuto un autentico miracolo con
il Bayern e sicuramente non vorrà fermarsi qui.
Questo è il suo 6° anno che conduce una squadra
in Eurolega, dopo il biennio a Cantù e i tre anni
passati a Bamberg. Come l’Olimpia Milano, anche
il Bayern ha chiuso con un record di 21 vittorie e

Up

Esperienza e incisività dei veterani
sono le armi in più per coach
Messina. Rodriguez e Hines
dovranno dimostrarsi i leader della
squadra.

L’ottima guida di Trinchieri per
muovere ogni pedina nel
modo giusto.

Up

Pochi assist dai propri playmaker,
chi metterà in moto la squadra?

Down

Down

La poca esperienza dei giocatori a
questo alto livello potrebbe far sì
che i giocatori non rendano bene
nell’intera serie dei playoff.

VLADIMIR LUCIC
L’esperta ala serba ha grandi meriti
per l’ottimo momento del Bayern.
È il faro della squadra, ogni
pallone importante passa per
le sue mani. Lucic viaggia con
13.8 punti e 4.8 rimbalzi a gara.

Precedenti storici

13 sconfitte e la mano di coach Trinchieri si è fatta sentire. Non avendo
una squadra formata da star, Trinchieri è riuscito a far rendere tutti gli
uomini a sua disposizione nel migliore dei modi, in particolare dando
più responsabilità ai veterani, come Lucic, e stimolando i giovani a dar
di più, come Sisko e Grant. Le chance di passare il turno sono poche,
ma se una squadra finisce la regular season con lo stesso record
della sua sfidante, non è sicuramente stato un caso o una fortuna.
Il faro della squadra è sicuramente Vladimir Lucic: l’esperto giocatore
serbo al suo 4° anno in baviera, sta dimostrando gara dopo gara
di essere il go-to-guy per la truppa di Trinchieri. Di fatti Lucic sta
viaggiando con 13.8 punti e 4.8 rimbalzi, tutto per un bel 17.7 di
valutazione. La sua duttilità nel ricoprire entrambi i ruoli di ala, dà la
possibilità a Trinchieri di poter allargare le spaziature della propria
squadra o di giocare con maggiore fisicità nel pitturato. Pitturato
che è prevalentemente occupato da Reynolds, Radosevic e Johnson.
Reynolds sembra abbia finalmente trovato la sua dimensione e una
squadra che sposa bene le sue caratteristiche. Le sue ottime prestazioni
ne sono la dimostrazione: 14.1 punti e 5.9 rimbalzi partendo quasi
sempre dalla panchina. I suoi due compagni di reparto, Radosevic e
Johnson, non rendono quanto sperato: entrambi viaggiano a poco
più di 3 punti di media e 2 rimbalzi di media. Queste cifre non fanno
ben sperare coach Trinchieri quando dovrà mettere le “seconde linee”
in campo. Proprio per questo si è preso James Gist in corso d’opera.
L’esperta ala americana è entrata immediatamente nei giochi del Bayern,
dimostrando che l’età non è un problema per lui: non sarà il solito
giocatore forte sul piano realizzativo, ma sicuramente i rimbalzi nel
pitturato capitano spesso tra le sue mani. Il suo back-up è Paul Zipser,
il quale, nonostante giochi fuori ruolo, è sicuramente più affidabile di
Johnson nello spot di ala grande. Ovviamente, ogni azione passa dalle
mani di Wade Baldwin: il play americano si sta prendendo una grande
rivincita dopo la stagione deludente con l’Olympiacos. Baldwin ha
chiuso la regular season con ben 15.5 punti di media, diventando così
il miglior realizzatore della squadra in questa stagione. Non da meno
la sua capacità di assistman: nella regular season riusciva a distribuire
almeno 3.9 assist di media ai suoi compagni. Proprio lui, insieme a Lucic,
sono le due pedine fondamentali del Bayern a cui l’Olimpia Milano
dovrà fare particolare attenzione. Dedovic, che completa il quintetto
nello spot di guardia, da buon capitano cercherà di portare avanti la sua
squadra con tutto il suo carisma, infortuni permettendo. Unico neo nello
spot play-guardia per il Bayern è la panchina. Sisko, Flaccadori e Seeley
non sono ancora pronti per un palcoscenico così importante come i
playoff. Probabilmente il loro minutaggio in questa serie sarà ridotto,
anche per ovvie ragioni difensive. Difficilmente questi tre giocatori
riuscirebbero a tenere difensivamente Rodriguez, Punter e Delaney.
Riuscirà il Bayern a giocarsi la serie alla pari di un’ottima Milano?

5-3
1 9

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Gli appunti del Coach

Diagramma 1

1

Diagramma 2

2

di Sebastiano Crudeli
La serie tra Milano e Bayern Monaco proporrà la sfida tra Ettore
Messina e Andrea Trinchieri, due dei migliori allenatori italiani
in attività.
L’Olimpia ha un roster più lungo, con tante soluzioni offensive e
diversi giocatori in grado di segnare con continuità.
Il pick and roll in transizione tra Rodriguez e Tarczewski (o il pick 1)
and pop con Leday) sarà una delle situazioni d’attacco che influenzerà
maggiormente l’andamento della serie. Come detto, la versatilità
dei propri giocatori consente alla squadra di coach Messina di creare
e concretizzare il vantaggio in diversi modi. Uno degli schieramenti
più usati, soprattutto in transizione, prevede la partenza di 5 e 3 sui
gomiti. 5 sale a portare il blocco sulla palla per 1 che si allarga. 5
continua a tagliare e blocca per 3 che blocca a sua volta per 1. In
questo momento 1 può attaccare, passare a 5 in area o dare la palla
a 3 che nel frattempo ha preso posizione in post basso, soluzione
utilizzata spesso con Datome o Shields in campo. (Diagramma 1)
Partendo da uno schieramento simile inizia anche un altro gioco

2 0

utilizzato spesso da Milano. 2 prende il blocco zipper (blocco
verticale sul lato della palla) di 4 e, mentre riceve il passaggio da 1,
viene bloccato da 5. In questo caso 2 può giocare 1c1 sfruttando
il vantaggio creato dal blocco oppure passare a 5 che taglia al
centro dell’area. Se non si crea vantaggio, 2 può giocare un pick
and roll con 5, sfruttando le sponde di 3, 4 e 1. (Diagramma 2)
Nell’ultimo confronto diretto l’Olimpia ha vinto largamente
concedendo solo 51 punti ai bavaresi, giocando in maniera
aggressiva in difesa, pressando anche a tutto campo. La presenza
di lunghi mobili come Leday e Hines permette a Milano di alternare
situazioni di show ad altre di contenimento sui pick and roll.

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Il sistema offensivo del Bayern è basato su una serie di set che
coinvolgono prevalentemente Lucic e Baldwin IV (due tra i
migliori realizzatori) e l’ottimo Reynolds in uscita dalla panchina.
Uno dei set principali è il diamond set (o doppia uscita). 2 e 3
partono uno di fronte l’altro – ma possono anche partire affiancati o
negli angoli per poi incrociarsi sotto canestro – e sfruttano i blocchi
di 4 e 5. 1 può passare la palla a 2 o a 3. Se il giocatore in ala ha
preso vantaggio sul blocco può tirare o attaccare il canestro. Se
non c’è una situazione di vantaggio, aspetta che il lungo sul lato
opposto salga per giocare un pick and roll laterale. (Diagramma 3)

e 7 per Reynolds) l’opzione primaria da parte di 5 probabilmente
sarà ricevere vicino a canestro oppure, soprattutto in situazioni
di area piena, effettuare uno short roll (un taglio più breve
all’altezza del tiro libero) per tirare dalla media. (Diagramma 4)
Il problema più grande per la difesa del Bayern sarà, come detto, il
pick and roll di Milano e la gestione degli accoppiamenti
nelle situazioni di 1c1. Le scelte contenitive dell’ultima
partita sono sembrate poco efficaci, vedremo che tipo di
cambiamenti effettuerà Trinchieri nel corso della serie.

L’altro schieramento più utilizzato è molto simile a quello
dell’Olimpia Milano. Anche per il Bayern la partenza prevede i due
lunghi sui gomiti e la palla in ala. 2 (ma spesso anche 3) sfrutta il
blocco zipper di 4 ed esce in guardia ricevendo il passaggio da
1. 5 sale a portare il blocco sulla palla e gioca pick and roll con
2. Data la poca attitudine dei lunghi di Trinchieri a tirare dalla
lunga distanza (in regular season solo 18 tentativi per Radosevic

Diagramma 3

3

Diagramma 4

4

2 1

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Eurolega, una storia da scrivere
di Alessandro Fracassi
Aleksandar Gomelskiy,
guida dell’ASK Riga

Primo trionfo Cska Mosca
targato Alačačjan

Bill Bradley con la
Simmenthal 1966

Il Real Madrid di
Clifford Luyk

Varese e Bob Morse
dominano l’Europa

Il Maccabi Tel-Aviv di
Ralph Klein

1979: il Bosna Sarajevo di
Mirza Delibašić

2 2

I feel devotion: provo devozione. La locuzione su cui si erge l’ormai celebre inno dell’Eurolega

travalica ogni confine grammaticale e semantico. Provare devozione è uno stato
d’animo: lo stesso che dal 1958 a oggi anima l’Europa del basket. Anni di riforme, di
cambiamenti radicali, di clamorose scissioni. Anni di trionfi decisi all’ultimo istante, di
emozioni condivise e universali, di battaglie epiche e di leggenda. La pallacanestro non
è solo un gioco: è una questione di eroi, di lealtà, di onore. La storia dell’Eurolega è una
questione di devozione, di culto: una storia da numeri uno, una storia per numeri uno.
Il basket europeo per club inizia a muovere i primi passi nel 1954 quando Gabriel Hanot,
giornalista del quotidiano francese L’Équipe, propone al direttore Jacquet Goddes
l’organizzazione di un torneo a inviti con protagoniste le migliori compagini del basket
continentale. L’idea prende quota e arriva alla FIBA che, durante l’europeo in Bulgaria
del giugno 1957, discute del progetto istituendo una commissione straordinaria che
acconsente all’organizzazione della competizione: il 14 dicembre nasce la Coppa dei
Campioni d’Europa. Il torneo prevede inizialmente la partecipazione di sei squadre,
allargata poi a ventitré compagini. La prima partita nella storia della Coppa dei Campioni si
disputa qualche mese dopo, il 22 febbraio 1958 a Bruxelles, con i belgi del Royal Anderlecht
vittoriosi sui lussemburghesi dell’Etzella Ettelbruck con il punteggio finale di 82-43.
Le prime edizioni della competizione sono dominate dai club dell’Unione Sovietica: i lettoni
dell’ASK Riga, guidati in panchina dal “generale” Aleksandr Gomelskij e dai 220 cm del colosso
Jānis Krūmiņš, si laureano campioni d’Europa tra il 1958 e il 1960. Nel successivo triennio il
blocco sovietico si prende ancora la scena continentale ma con diversi interpreti: l’epopea
dell’ASK Riga viene interrotta dal doppio trionfo del CSKA Mosca guidato dal playmaker
Armenak Alačačjan del 1961 e 1963, inframmezzato dall’acuto georgiano della Dinamo
Tbilisi, campione nel 1962. Il 1964 segna invece la prima dirompente ascesa delle potenze
cestistiche occidentali, non più relegate a ruoli di sparring partner. Prima la Spagna con il
Real Madrid di Clifford Luyk, poi l’Italia: il 1966 è l’anno del primo trionfo della Simmenthal
Milano di coach Cesare Rubini e di Bill Bradley. Futuro campione NBA con i New York
Knicks, Bradley si rivela decisivo per il trionfo, ai danni dello Slavia Praga, delle leggendarie
“Scarpette Rosse” che alzeranno al cielo di Bologna la prima Coppa dei Campioni di un
sodalizio italiano. Il regno della Simmenthal dura lo spazio di dodici mesi, spodestato da
un Real Madrid che porta a quattro il numero di coppe in bacheca con i successi del 1967 e
1968. Gli anni Sessanta si chiudono con il ritorno di una big della pallacanestro europea, il
CSKA Mosca, che nella finale di Barcellona ’69 mette la parola fine al monopolio madrileño.
Gli anni Settanta della Coppa dei Campioni sono indissolubilmente legati al nome della
Pallacanestro Varese guidata dai coach Aleksandar “Aza” Nikolić e Sandro Gamba. I
biancorossi raggiungono la finalissima della competizione per dieci edizioni consecutive
dal 1970 al 1979 (record tutt’ora imbattuto) laureandosi campioni d’Europa nel 1970, 1972,
1973, 1975 e 1976. Dino Meneghin, Dodo Rusconi, Aldo Ossola, Bob Morse, Manuel Raga
e Charlie Yelverton sono gli artisti del capolavoro biancorosso decennale. Un ciclo storico
irripetibile, vincente, anche se non sono mancate alcune cocenti delusioni: la sconfitta del
1974 per 84-82 con il Real Madrid dell’indemoniato Wayne Brabender (22 i punti a referto
nella finale di Nantes), la prima volta di un’israeliana (il Maccabi Tel-Aviv di Ralph Klein che
vince di un solo punto nel 1977) e il primo acuto di un club jugoslavo, il Bosna Sarajevo, nel
1979 guidato dal fuoriclasse Mirza “Kindje” Delibašić e dal giovane tecnico Bogdan Tanjević.
Nonostante la supremazia varesina, il Real Madrid riesce comunque a mettere i bastoni tra
le ruote ai biancorossi italiani nella citata finale del 1974 e nel ’78, arrivando al terzo successo
in sei anni (vittoria anche nel 1980 sul Maccabi Tel Aviv) e al settimo totale in soli sedici anni.
Gli anni Ottanta si aprono con la sfortunata sconfitta della Sinudyne Bologna a Strasburgo,
alla prima finale della sua storia. Il Maccabi Tel Aviv del decisivo quanto mortifero duo Earl
Williams-Mickey Berkowitz vince in volata (80-79 il finale) contro una Virtus priva della sua
stella, Jim McMillian, reduce da un’operazione al menisco. Il successo del Maccabi lascia ben
presto spazio al dominio italo-jugoslavo. La danza dei trionfi italiani viene aperta dalla Squibb
Cantù nel 1982. Allo Sporthalle di Colonia i brianzoli di Valerio Bianchini battono i campioni
in carica del Maccabi, diventando il primo club in grado di vincere i tre più importanti titoli
della pallacanestro europea: Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Korac.
I successi continentali dei brianzoli valgono a Pierluigi Marzorati, Antonello Riva & co.
l’appellativo di “Regina d’Europa”. Dodici mesi più tardi Cantù cambia sponsor (Squibb lascia
posto a Ford) ma rimane intatta l’attitudine al successo. Grenoble 1983 è la prima (e finora
unica) finale disputata tra due compagini italiane: i campioni d’Europa in carica della Ford

1982 e 1983: back to
back Cantù

Dominio Banco Roma
nel 1984

Dražen Petrović al
Cibona Zagabria

1987 e 1988: ruggito
Tracer Milano

La Jugoplastika Spalato di
Toni Kukoč

Il Real Madrid di
Arlauckas

Final Four Parigi
1996

L’ O c c h i o S p o r t i v o

del duo Marzorati-Riva e dei colored Wallace Bryant e Jim Brewer incrociano il Billy Milano
campione d’Italia di Dan Peterson, Mike D’Antoni e Dino Meneghin. Uno scontro tra titani
che non delude le attese: dopo aver recuperato sei dei sette punti di svantaggio nell’ultimo
minuto di gara, Milano sfiora un clamoroso successo in rimonta sconsigliato ai deboli di
cuore. Il 69-68 finale per la Ford consegna ancora a Cantù il trono dell’Europa che conta.
Trionfo Kinder a
Barcellona ‘98

Kinder campione
ULEB 2001

2003: primo acuto
Barcellona

2004 e 2005: doppio
trionfo Maccabi

Alvertis e il
Panathinaikos 2007

Il Cska Mosca di
Ettore Messina

Final Four 2009

Il 1984 è la prima volta di Roma: il Banco neo scudettato di Larry Wright e Valerio Bianchini
colora Ginevra di blu-arancio, mentre il biennio 1985-86 è una sinfonia del “Mozart
dei canestri” Dražen Petrović, campione d’Europa con il Cibona Zagabria. Dopo
due stagioni di digiuno torna a sorridere l’Italia: nel 1987 la Tracer Milano di Bob
McAdoo, Dino Meneghin e Ken Barlow vince a Losanna contro il Maccabi Tel Aviv
la sua seconda Coppa dei Campioni, bissando il trionfo con gli israeliani nel 1988 a
Gand (prima edizione della storia con le Final Four). A cavallo tra la fine degli anni ’80 e
l’inizio degli anni ’90 è Spalato a irrompere sulla scena continentale: con tre successi
consecutivi – dal 1989 al 1991 – la Jugoplastika (Pop 84 nella stagione 1990/91) di
Dino Radja e Toni Kukoč eguaglia il record dell’ASK Riga del triennio 1958-1960.
Archiviati gli Europei di Roma con il trionfo della nazionale jugoslava, l’estate del 1991 della
Coppa dei Campioni fa rima con riforme, a partire dalla nuova denominazione del torneo:
la partecipazione all’Euroclub o Campionato europeo FIBA (Eurolega dalla stagione
1996/97) non è più circoscritta alle squadre campioni delle rispettive federazioni e ai
detentori del titolo ma si allarga alle compagini meglio piazzate nei principali campionati
continentali. Gli anni Novanta sono anche ricordati come il decennio delle “prime volte”:
dal Partizan Belgrado di Danilović e Djordjević campione nel ’92 alla 7up Badalona del
1994, passando per i primi acuti greci (Panathinaikos 1996 e Olympiacos 1997), lituani
(Zalgiris Kaunas ’99) e il ritorno dell’Italia con la Kinder Bologna di Ettore Messina
campione d’Europa a Barcellona ’98. Uniche eccezioni del decennio, il Real Madrid
di Sabonis e Arlauckas nel 1995 (dopo 15 anni di digiuno) e il Panathinaikos di Nando
Gentile che bissa, nel 2000, il trionfo del 1996 ricordato per la storica – e contestata –
stoppata di Stojko Vranković su José Montero del Barcellona al tramonto del match.
Il 2000 è invece l’anno della clamorosa scissione tra ULEB (Unione delle Leghe Europee di
Basket), che registra il marchio Eurolega, e la FIBA, che si trova costretta a ideare
un’analoga competizione, la Suproleague. Nel maggio 2001 sono quindi due le
compagini laureatesi campioni continentali: la Kinder Bologna di Manu Ginobili
e il Maccabi Tel Aviv di Anthony Parker. Nel 2001 ritorna l’Eurolega in un unico
formato: ULEB assorbe la Suproleague FIBA e dà alla luce una nuova competizione,
introducendo un sistema di licenze ad accesso pluriennale per i più importanti club
continentali, ai quali si sommano le compagini meglio piazzate nei campionati nazionali.
Il 2002 e il 2003 della nuova Eurolega sono griffati Dejan Bodiroga: l’ala serba prima trascina
il Panathinaikos al terzo successo in sei anni per poi guidare il Barcellona al primo storico
trionfo nella competizione (bissato poi nel 2010). Tra il 2004 e il 2011 il titolo di campione
d’Europa si divide tra CSKA Mosca (due successi sotto la gestione Ettore Messina nel
2006 e 2008), Maccabi Tel Aviv (doppio trionfo nel 2004 e 2005) e Panathinaikos (tre
acuti nel 2007, 2009 e 2011). Sul versante organizzativo, il 2008 è l’anno di una nuova
decisiva svolta: ULEB lascia all’ECA (Euroleague Commercial Assets) la strutturazione del
torneo con tredici licenze prestabilite più accessi legati all’assegnazione di wild card. Sul
parquet si registra invece il ritorno al successo dell’Olympiacos di Dušan Ivković, campione
nel 2012 ai danni del CSKA Mosca (decisivo il canestro a fil di sirena di Printezis) e 2013.
Le Final Four di Milano 2014 consacrano il Maccabi Tel Aviv mentre dodici mesi più tardi il
Real Madrid mette la parola fine a un digiuno durato venti lunghi anni. Nel 2016 l’Eurolega
torna a Mosca, sponda CSKA, che alza bandiera bianca alle Final Four di Istanbul
2017: il Fenerbahçe dell’intramontabile Obradović (al nono trionfo personale nella
competizione) è il primo club turco a laurearsi campione d’Europa. Il primo successo
turco coincide con un nuovo cambio di format dell’Eurolega: l’ECA vara un campionato
a sedici squadre, con girone all’italiana e quindi sfide di andata e ritorno. Le prime otto
classificate si affronteranno in una fase playoff (al meglio delle cinque gare) dalla quale
usciranno le quattro compagini che si daranno battaglia alle Final Four. Il 2018 è invece
l’anno di Luka Dončić: il talento del Real Madrid, protagonista nel primo e storico
successo della sua Slovenia agli europei 2017, incanta Belgrado e l’Europa portando
i blancos al decimo trionfo della loro storia. Le Final Four 2019 a Vitoria Gasteiz sono
invece targate CSKA Mosca (ottavo trionfo moscovita), mentre l’edizione 2020, in
programma a Colonia, è stata cancellata dalla pandemia da Covid-19 (prima volta in 63
anni di storia). Barcellona-Zenit San Pietroburgo, Anadolu Efes-Real Madrid, CSKA MoscaFenerbahçe e Olimpia Milano-Bayern Monaco: riparte da qui la caccia all’Europa che conta.

2012 e 2013: doppia
affermazione Olympiacos

Final Four Milano 2014

Madrid sul tetto
d’Europa 2015

Final Four Berlino 2016

2017: Fenerbahçe campione

Luka Dončić MVP a
Belgrado 2018

Ottavo successo Cska
Mosca nel 2019

2 3

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Albo d’oro
Stagione

1° posto

Punteggio

2° posto

3°posto

4° posto

Sede della
finale

Top Scorer
finale

1958

ASK Riga
(URSS)

(86-81/71-84)

Akademic
Sofia (BUL)

Honved Budapest (HUN)

Real Madrid
(ESP)

Riga/Sofia

Krūmiņš 32/
Radev 19 p.

1958-59

ASK Riga
(URSS)

(79-58/67-69)

Akademic
Sofia (BUL)

OKK Beograd
(YUG)

KKS Lech
Poznań (POL)

Riga/Sofia

J. Krūmiņš,
27/29 p.

1959-60

ASK Riga
(URSS)

(51-61/69-62)

Dinamo Tbilisi
(URSS)

KS Polonia
Warsaw (POL)

BK Slovan
Praha (CZE)

Tbilisi/Riga

J. Krūmiņš,
20/28 p.

1960-61

CSKA Moskva
(URSS)

(87-62/66-61)

ASK Riga
(URSS)

Real Madrid
(ESP)

Steaua Bucuresti (ROM)

Riga/Mosca

V. Zubkov,
18/25 p.

1961-62

Dinamo Tbilisi
(URSS)

90-83

Real Madrid
(ESP)

AŠK Olimpija
(YUG)

CSKA Moskva
(URSS)

Ginevra

W. Hightower,
30 p.

1962-63

CSKA Moskva
(URSS)

(86-69/9174/99-80)

Real Madrid
(ESP)

BC Spartak ZJŠ
Brno (CZE)

Dinamo Tbilisi
(URSS)

Madrid/Mosca
(2)

Sevillano 26/
Luyk 22 p.

1963-64

Real Madrid
(ESP)

(110-99/84-64)

BC Spartak ZJŠ
Brno (CZE)

OKK Beograd
(YUG)

Simmenthal
Milano (ITA)

Brno/Madrid

E. Rodríguez,
31/28 p.

1964-65

Real Madrid
(ESP)

(88-81/76-62)

CSKA Moskva
(URSS)

Ignis Varese
(ITA)

OKK Beograd
(YUG)

Mosca/Madrid

Luyk 30/Rodríguez 24 p.

1965-66

Simmenthal
Milano (ITA)

77-72

TJ Slavia VŠ Praha
(CZE)

CSKA Moskva
(URSS)

AEK Athens
(GRE)

Bologna

Thoren/Vianello 21 p.

1966-67

Real Madrid
(ESP)

91-83

Simmenthal
Milano (ITA)

AŠK Olimpija
(YUG)

TJ Slavia VŠ Praha
(CZE)

Madrid

S. Chubin, 34 p.

1967-68

Real Madrid
(ESP)

98-95

BC Spartak ZJŠ
Brno (CZE)

Simmenthal
Milano (ITA)

KK Zadar (YUG)

Lione

F. Konvička,
27 p.

1968-69

CSKA Moskva
(URSS)

103-99 (2OT)

Real Madrid
(ESP)

BC Spartak ZJŠ
Brno (CZE)

Standard Liège
(BEL)

Barcellona

V. Andreev,
37 p.

1969-70

Ignis Varese
(ITA)

79-74

CSKA Moskva
(URSS)

Real Madrid
(ESP)

TJ Slavia VŠ Praha
(CZE)

Sarajevo

S. Belov, 21 p.

1970-71

CSKA Moskva
(URSS)

67-53

Ignis Varese
(ITA)

Real Madrid
(ESP)

TJ Slavia VŠ Praha
(CZE)

Anversa

S. Belov, 24 p.

1971-72

Ignis Varese
(ITA)

70-69

KK Yugoplastika Split (YUG)

Real Madrid
(ESP)

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

Tel Aviv

P. Skansi, 24 p.

1972-73

Ignis Varese
(ITA)

71-66

CSKA Moskva
(URSS)

KK Crvena
Zvezda (YUG)

Simmenthal
Milano (ITA)

Liegi

S. Belov, 34 p.

1973-74

Real Madrid
(ESP)

84-82

Ignis Varese
(ITA)

BKK Radnički
(YUG)

Berck Basket
Club (FRA)

Nantes

D. Meneghin,
25 p.

1974-75

Ignis Varese
(ITA)

79-66

Real Madrid
(ESP)

Berck Basket
Club (FRA)

KK Zadar (YUG)

Anversa

B. Morse, 29 p.

1975-76

Mobilgirgi
Varese (ITA)

81-74

Real Madrid
(ESP)

Forst Cantù
(ITA)

ASVEL (FRA)

Ginevra

B. Morse, 28 p.

1976-77

Maccabi Elite
SC (ISR)

78-77

Mobilgirgi
Varese (ITA)

CSKA Moskva
(URSS)

Real Madrid
(ESP)

Belgrado

J. Boatwright,
26 p.

1977-78

Real Madrid
(ESP)

75-67

Mobilgirgi
Varese (ITA)

Maccabi Elite
SC (ISR)

ASVEL (FRA)

Monaco di
Baviera

W. Szczerbiak,
26 p.

1978-79

KK Bosna Sarajevo (YUG)

96-93

Emerson
Varese (ITA)

Maccabi Elite
SC (ISR)

Real Madrid
(ESP)

Grenoble

Ž. Varajić, 45 p.

2 4

MVP Final Four

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Albo d’oro
Stagione

1° posto

Punteggio

2° posto

3°posto

4° posto

Sede della
finale

Top Scorer
finale

MVP Final Four

1979-80

Real Madrid
(ESP)

89-85

Maccabi Elite
SC (ISR)

KK Bosna Sarajevo (YUG)

Sinudyne
Bologna (ITA)

Berlino Ovest

E. Williams,
31 p.

1980-81

Maccabi Elite
SC (ISR)

80-79

Sinudyne
Bologna (ITA)

Nashua Den
Bosch (NED)

KK Bosna Sarajevo (YUG)

Strasburgo

M. Bonamico,
26 p.

1981-82

Squibb Cantù
(ITA)

86-80

Maccabi Elite
SC (ISR)

KK Partizan
(YUG)

FC Barcelona
(ESP)

Colonia

C. Kupec, 23 p.

1982-83

Ford Cantù
(ITA)

69-68

Billy Milano
(ITA)

Real Madrid
(ESP)

CSKA Moskva
(URSS)

Grenoble

J. Gianelli, 20 p.

1983-84

Banco di Roma
(ITA)

79-73

FC Barcelona
(ESP)

Jollycolombani
Cantù (ITA)

KK Bosna Sarajevo (YUG)

Ginevra

J. San Epifanio,
31 p.

1984-85

KK Cibona
Zagreb (YUG)

87-78

Real Madrid
(ESP)

Maccabi Elite
SC (ISR)

CSKA Moskva
(URSS)

Atene

D. Petrović,
36 p.

1985-86

KK Cibona
Zagreb (YUG)

94-82

BC Žalgiris
Kaunas (URSS)

Simac Milano
(ITA)

Real Madrid
(ESP)

Budapest

A. Sabonis,
27 p.

1986-87

Tracer Milano
(ITA)

71-69

Maccabi Elite
SC (ISR)

Pau Orthez
(FRA)

KK Zadar (YUG)

Losanna

L. Johnson,
24 p.

1987-88

Tracer Milano
(ITA)

90-84

Maccabi Elite
SC (ISR)

KK Partizan
(YUG)

A.S. Arīs (GRE)

Gent

B. McAdoo,
25 p.

B. McAdoo

1988-89

KK Yugoplastika Split (YUG)

75-69

Maccabi Elite
SC (ISR)

A.S. Arīs (GRE)

FC Barcelona
(ESP)

Monaco di
Baviera

D. Jamchy,
35 p.

D. Radja

1989-90

KK Yugoplastika Split (YUG)

72-67

FC Barcelona
(ESP)

Limoges CSP
(FRA)

A.S. Arīs (GRE)

Saragozza

T. Kukoč, 20 p.

T. Kukoč

1990-91

KK Pop 84 Split
(YUG)

70-65

FC Barcelona
(ESP)

Maccabi Elite
SC (ISR)

Scavolini Pesaro (ITA)

Parigi

Z. Savić, 27 p.

T. Kukoč

1991-92

KK Partizan
(YUG)

71-70

Montigalà
Badalona (ESP)

Philips Milano
(ITA)

CB Estudiantes
(ESP)

Istanbul

P. Danilović,
25 p.

P. Danilović

1992-93

Limoges CSP
(FRA)

59-55

Benetton
Treviso (ITA)

Paok BC (GRE)

Real Madrid
(ESP)

Atene

T. Teagle, 19 p.

T. Kukoč

1993-94

7up Badalona
(SPA)

59-57

BC Olympiakos
(GRE)

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

FC Barcelona
(ESP)

Tel Aviv

F. Martínez,
17 p.

Ž. Paspalj

1994-95

Real Madrid
(ESP)

73-61

BC Olympiakos
(GRE)

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

Limoges CSP
(FRA)

Saragozza

A. Sabonis,
23 p.

A. Sabonis

1995-96

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

67-66

FC Barcelona
(ESP)

CSKA Moskva
(RUS)

Real Madrid
(ESP)

Parigi

A. Karnišovas,
23 p.

D. Wilkins

1996-97

BC Olympiakos
(GRE)

73-58

FC Barcelona
(ESP)

AŠK Olimpija
(SVN)

ASVEL (FRA)

Roma

D. Rivers, 26 p.

D. Rivers

1997-98

Kinder Bologna 58-44
(ITA)

AEK Athens
(GRE)

Benetton
Treviso (ITA)

KK Partizan
(YUG)

Barcellona

A. Rigaudeau,
14 p.

Z. Savić

1998-99

BC Žalgiris
Kaunas (LIT)

82-74

Kinder Bologna BC Olympiakos
(ITA)
(GRE)

TS Bologna
(ITA)

Monaco di
Baviera

A. Rigaudeau,
27 p.

T. Edney

1999-00

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

73-67

Maccabi Elite
SC (ISR)

Efes Pilsen SK
(TUR)

FC Barcelona
(ESP)

Salonicco

N. Huffman,
26 p.

Ž. Rebrača

2000-01 FIBA

Maccabi Elite
SC (ISR)

81-67

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

Efes Pilsen SK
(TUR)

CSKA Moskva
(RUS)

Parigi

D. Bodiroga,
27 p.

A. McDonald

2000-01 ULEB

Kinder Bologna 3-2 (serie di
(ITA)
finale)

Tau Vitoria
(ESP)

PAF Bologna
(ITA) (SF)

AEK Athens
(GRE) (SF)

Bologna/Vitoria

M. Ginobili, 27
p. (G3)

M. Ginobili

2 5

L’ O c c h i o S p o r t i v o

Albo d’oro
Stagione

1° posto

Punteggio

2° posto

2001-02

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

89-83

2002-03

FC Barcelona
(ESP)

2003-04

4° posto

Sede della
finale

Top Scorer
finale

MVP Final Four

Kinder Bologna Benetton
(ITA)
Treviso (ITA)
(SF)

Maccabi Elite
SC (ISR)(SF)

Bologna

M. Ginobili,
27 p.

D. Bodiroga

76-65

Benetton
Treviso (ITA)

Montepaschi
Siena (ITA)

CSKA Moskva
(RUS)

Barcellona

D. Bodiroga,
20 p.

D. Bodiroga

Maccabi Elite
SC (ISR)

118-74

Skipper Bologna (ITA)

CSKA Moskva
(RUS)

Montepaschi
Siena (ITA)

Tel Aviv

Parker/Vujanić
21 p.

A. Parker

2004-05

Maccabi Elite
SC (ISR)

90-78

Tau Baskonia
(ESP)

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

CSKA Moskva
(RUS)

Mosca

Š. Jasikevičius,
22 p.

Š. Jasikevičius

2005-06

CSKA Moskva
(RUS)

73-69

Maccabi Elite
SC (ISR)

Tau Baskonia
(ESP)

FC Barcelona
(ESP)

Praga

W. Solomon,
20 p.

T. Papaloukas

2006-07

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

93-91

CSKA Moskva
(RUS)

CB Unicaja
Malaga (ESP)

Tau Baskonia
(ESP)

Atene

T. Papaloukas,
23 p.

D. Diamantidis

2007-08

CSKA Moskva
(RUS)

91-77

Maccabi Elite
SC (ISR)

Montepaschi
Siena (ITA)

Tau Baskonia
(ESP)

Madrid

W. Bynum,
23 p.

T. Langdon

2008-09

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

73-71

CSKA Moskva
(RUS)

FC Barcelona
(ESP)

BC Olympiakos
(GRE)

Berlino

J.R. Holden,
14 p.

V. Spanoulis

2009-10

FC Barcelona
(ESP)

86-68

BC Olympiakos
(GRE)

CSKA Moskva
(RUS)

KK Partizan
(SER)

Parigi

J.C. Navarro,
21 p.

J.C. Navarro

2010-11

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

78-70

Maccabi Elite
SC (ISR)

Montepaschi
Siena (ITA)

Real Madrid
(ESP)

Barcellona

M. Batiste, 18 p.

D. Diamantidis

2011-12

BC Olympiakos
(GRE)

62-61

CSKA Moskva
(RUS)

FC Barcelona
(ESP)

Panathīnaïkos
A.O. (GRE)

Istanbul

K. Papanikolaou, 18 p.

V. Spanoulis

2012-13

BC Olympiakos
(GRE)

100-88

Real Madrid
(ESP)

CSKA Mosvka
(RUS)

FC Barcelona
(ESP)

Londra

V. Spanoulis,
22 p.

V. Spanoulis

2013-14

Maccabi Elite
SC (ISR)

98-86 (1OT)

Real Madrid
(ESP)

FC Barcelona
(ESP)

CSKA Moskva
(RUS)

Milano

T. Rice, 26 p.

T. Rice

2014-15

Real Madrid
(ESP)

78-59

BC Olympiakos
(GRE)

CSKA Moskva
(RUS)

Fenerbahçe
Ülker (TUR)

Madrid

M. Lojeski, 17 p.

A. Nocioni

2015-16

CSKA Moskva
(RUS)

101-96 (1OT)

Fenerbahçe
Ülker (TUR)

BK Lokomotiv
Kuban (RUS)

Laboral Baskonia (ESP)

Berlino

N. De Colo,
22 p.

N. De Colo

2016-17

Fenerbahçe
Ülker (TUR)

80-64

BC Olympiakos
(GRE)

CSKA Moskva
(RUS)

Real Madrid
(ESP)

Istanbul

Bogdanović/
Kalinić 17 p.

E. Udoh

2017-18

Real Madrid
(ESP)

85-80

Fenerbahçe
Ülker (TUR)

BC Žalgiris
Kaunas (LIT)

CSKA Moskva
(RUS)

Belgrado

N. Melli, 28 p.

L. Dončić

2018-19

CSKA Moskva
(RUS)

91-83

Anadolu Efes
(TUR)

Real Madrid
(ESP)

Fenerbahçe
Ülker (TUR)

Vitoria

S. Larkin, 29 p.

W. Clyburn

2019-20

Non disputata

2 6

3°posto

Chi siamo
L’Occhio Sportivo è un periodico telematico, con registrazione
al Tribunale di Roma 12/21 del 10/02/2021, che nasce sui campi
sportivi regionali e nelle aule universitarie. L’obiettivo che ci
siamo prefissati fin dal primo giorno è stato quello di raccontare
la realtà sportiva vista con i nostri occhi.
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Attraverso di loro siamo maturati, abbiamo fatto esperienze
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