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camminata emotiva .pdf



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Calcio d'angolo

Dal centrocampo non riesco a vederla; so che Camilla
c'è, su quella tribunetta, lei che a veder di sfuggita una
TV con la partita pronuncia disprezzo. Invece, ha
comprato il biglietto (ché il presidente, "troppe spese, se
vogliamo salvarci" non ne regala) e siede sulla
poltroncina in plastica verde.
E di ciò dovrei esser felice, e lo sono, anche se all'ala
giuoca Grimara, e Camilla, beh.... lo infila nei discorsi, una
parola, un riferimento. E la gelosia corre, e alimenta la
mia insicurezza.
Bella azione sulla destra, rasoterra, velo di un
compagno, il poco pubblico urla, i drappi giallorossi dei
tifosi ospiti cingono un ridicolo pezzo di gradinata. Vado
a battere una rimessa laterale, e i miei sostenitori mi
insultano rinfacciandomi un goal sbagliato. Ora vedo
Camilla, ma lei fissa altrove, cerca lui. '
La partita stagna a centrocampo, il vento spinge
qualche cartaccia; un cross è deviato in angolo. Mentre

corro alla bandierina sento un chiaro e gioioso "segna!"
squillato da una voce di ragazza. Inciampo, fingo lo
stiramento e chiedo la sostituzione. Sotto la tribunetta,
verso la panchina, saluto con la mano verso di lei, ma
l'urlo del goal fa alzare il pubblico. La gente si siede, e
vedo Camilla sorridente per la segnatura di Grimara;
d'altronde, il calcio per me è un diversivo, preferisco lo
studio.

Vocaboli

Ci definiamo, vuoi? Amici... Però, mi sembra un rifiuto
di approfondimento sentimentale. Fidanzati sa di
impegno, di obblighi nel vedersi, e so che tu giustamente - vuoi la libertà. Libertà di scegliere, di
amare, di essere felice, ed è giusto.
Amanti, forse; no, puzza di adulterio, mi suona in un
modo cosí brutto che toglie senso alle carezze. Dato che
non è bello cadere nel banale e, tantomeno, nelle
parolacce, propongo di baciarci e di provare a stare bene.
E le mie analisi mi fanno sentire ridicolo perché lei è
nuda, i vestiti sull'erba, mi guarda col sorriso.

rispetto per l'ambiente

Il prato al bordo della strada peggiora; per incuria, per
quantità di rifiuti, per la puzza. Eppure, è il solo spazio, in
questa periferia, a non subire la dittatura di cemento e
asfalto. E forse proprio per questo è umiliato, per
togliere alla gente del quartiere l'insopportabile idea che
ci sia altro rispetto al totalitarismo della macchina e dei
consumi.
Quel prato a me piace, anzi, lo amo, amo quel
perimetro irregolare disegnato dagli stupri edilizi, ma che
della sua irregolarità si fa vanto, urla il suo essere lí, con
le sue ortiche, il suo rigagnolo. E mentre lo costeggio,
camminando sul marciapiede, mi viene allegria, desiderio
di esaltare quel verde.
Cosí, ho messo un altoparlante nel prato e diffondo
musica, col bluetooth, e rido delle risate che mi
accompagnano per la strada.

desiderio di abbracci

La robinia inquadra la viuzza che appare allo sguardo
scendendo dall'autobus. Una striscia d'asfalto maltenuto,
con buchi ghiaiosi, rabbocchi di catrame a fingere
l'efficienza dell'amministrazione comunale...
Oltre la robinia, l'orto col suo recinto di lamiere
colorate dalla ruggine e, tra l'erba, acqua che scorre dalla
collinetta. Ilaria mi ha detto di scendere qui, ché lei
preferisce sfuggire allo sguardo pettegolo del vicinato;
questo punto, sulle alture del quartiere, dovrebbe
garantire riservatezza. Il mazzo di fiori mi sembra un
modo per ingentilire la carnalità dell'incontro amoroso,
anche se un po' me ne vergogno. Con le ragazze, mi trovo
solitamente preso tra impeto erotico e fame di affetto, e
Ilaria, almeno credo, può dare armonia a questi miei
desiderî.
Fisso il cellulare alla ricerca di un messaggio che mi
rallegri con la comunicazione del suo arrivo, e mentre
scorro le varie apps di messaggistica, sento una vettura
che si avvicina veloce, la guardo passare, sul sedile del
passeggero Ilaria ride con gli occhi dedicati al guidatore,
cioè il ragazzo che lei, a parole, considerava rozzo e

sporco.
Butto i fiori nel prato vicino, e consulto un'altra app,
quella che mi permette di acquistare via web il biglietto
dell'autobus.

volantinaggio

"Voglio la libertà".
Quell'ometto, seduto sulla panchina del giardino
pubblico, esprime il suo desiderio, lo esprime appunto a
voce, ed anche con volantini, o meglio, fogli di carta
manoscritti a pennarello.
Piantato nella sua posizione in grado di cogliere
visivamente ogni passante, l'uomo che desidera
accompagna il suo impegno soiale con panini e acqua
frizzante; un boccone, un sorso, e giú a chiedere la
libertà.
Sí, ma libertà da cosa? E perché dovremmo essere liberi?
Non lo siamo, grazie alla democrazia, al voto, ai soldi? Gli
impiegati che transitano per il giardinetto notano l'uomo
ma non ne colgono il senso comunicativo, perché egli è lí,
come ci sono anche sbandati, ragazzacci scomposti,
ubriachi, stranieri, e tali soggetti parlano, dicono
qualcosa.
E sono tutti indegni di ascolto, incomprensibili, vuoi per
idioma straniero, vuoi per gergo, tutti dicono cose alle
quali risulta inutile dare attenzione. La libertà vale

quanto la richiesta di spiccioli, il dialogo tra albanesi, la
parolaccia di uno studente cafone.

in chat

che ne dici, potremmo vederci...

mah, non so... Che sicurezze mi dai? Mi
sembri un tipo che pensa solo a quello

a "quello" cosa, cosa intendi...

lo sai benissimo. Vuoi vantarti coi tuoi
amici di esserci riuscito al primo appuntamento

Ma per favore, io non sono cosí.
E poi, è possibile che voi ragazze
dobbiate sempre fingere che il
sesso non v'interessa piú di tanto

...

mi sembra che col palestrato dell'altra classe
tu non ti sia fatta problemi, anzi, ti sei "fatta"
lui senza imbarazzi

non mi piace questo modo di parlare

già, preferisci i fatti; ma con chi vuoi tu

d'accordo, poniamo che ti dia un appuntamento,
la tua connessione è potente?

cosa c'entra, scusa?

beh, per reggere la webcam, sennò come

facciamo sesso...

mi prendi per il c... ? però col palestrato
vai a letto !

a letto? guarda che col palestrato io faccio sesso.

l'esperto

- Scusi, mi servirebbe la vostra consulenza.
- Mi dica, il nostro studio di grafica e design è qui per
questo, per soddisfare le esigenze dei nostri clienti. Bene, io sono il proprietario di un 'attivita commerciale...
un negozio.
- Che tipo di arrività?
- Fruttivendolo.
- Beh, un "frutta e verdura" dà poco spazio a interventi di
design, penso che la merce esposta comunichi meglio di
qualsiasi cosa. Ma sentiamo il suo problema.
- Sí, vede, in effetti non vorrei rifare, per cosí dire,
l'aspetto del negozio; vorrei modificare la merce, come
l'ha definita lei.
- La merce? Mele, cavoli verza, albicocche?
- Sí, questa merce. La vedo perplesso, e capisco la sua
sensazione. Ma il fatto è che la gente non valuta piú i
prodotti (finanche gli alimenti) in base a qualità,
genuinità, prezzo... La gente vuole confezioni, colori
uniformi, vuole prodotti che assomiglino ai caratteri

estetici veicolati da TV e da internet.
- E perciò, lei che tipo di intervento vorrebbe da parte
nostra?
- Ad esempio, reputo utili espositori per frutta e verdura
in plastica colorata, con forme seducenti, non le cassette
in legno. Il pubblico guarda la confezione, se poi la frutta
è buona o insapore all'acquirente interessa poco. Vorrei
anche vernici per dipingere gli ortaggi in modo attraente,
anche colori come il blu, e consigli sulla musica da
trasmettere in negozio.
- Bene; le proponiamo un pacchetto di interventi centrati
sulle sue esigenze.
- Grazie.

l'imbarazzo della penna

Vi chiedo una cosa in confidenza: voi scrivete lettere
d'amore? Vi faccio questa domanda perché mi trovo
davanti al foglio, tengo la penna in mano (la penna a
tanti colori) e sono convinto della mia impresa; sí voglio
esprimere il mio amore.
Perciò vi chiedo se anche voi scrivete, o avete scritto,
lettere d'amore. Sapere che qualcuno ha vergato parole
dolci potrebbe farmi sentire un po' uguale agli altri, a
quegli altri che se comunicano i loro sentimenti usano
smartphones e faccine. E poi, permettemi una
considerazione, ma siamo sicuri che i cittadini della
società consumistica pensino all'amore? O meglio, quel
che la gente chiami amore quel che io chiamo con lo
stesso nome?
Dico amore, non quell'impasto di erotismo da
esibizione, bagnato da birre calde e alcool bevuto per
dovere di gruppo... Capiamoci; non rifiuto la carnalità,
anzi, però vorrei ambientarla nella tenerezza, in un
rapporto che sia anche affettivo, personale. Vorrei una
relazione. Ecco, vi faccio vedere il testo della mia lettera
(lei si chiama Giulia).

"cara "
no, "Giulia "
o è meglio partire con "ho bisogno di te"
"ciao! "
" vorrei dirti "
"in questa lettera"

Vociare

Dite a quella sgualdrina che non piango Cambiate
canale, sono stufo di per lei!
Le parole, impastate di lacrime, suonano nella piazzetta
del bar, ascoltate con poca attenzione vi dico che a me
non la banalità, mettete racconta, quel tipo. Si crede cosí
furbo da quegli imbecilli infoiati per le macchinette slot.
La ragazza che non dovrebbe causare pianti è un po' piú
in là, avvinghiata a un individuo becero, tatuato. da
venire qui a farmi bere che Questo non sembra
interessato all'amichetta, dà l'impressione un canale di
canzoni di volere una fighetta da esibire quello schifo
vale tutti quei soldi? Vada in un altro bar , un oggettino
da aggiungere ai muscoli e agli scarabocchi che gli
insultano , ché forse un cretino lo trova. le braccia.

Con forza, per la libertà

Il caffè , col suo profumo, impreziosisce l'appartamento
di Lisa. La caffettiera dispensa aroma mentre armeggio
nel bidet. "Manela, come lo preferisci il caffè?". La voce
innamorata di Lisa mi fa sentire indegna della nostra
passione; perché sono corsa a nettarmi, quasi volessi
togliermi di dosso scorie amorose? Sono qui, a fare
l'amore con la ragazza che desidero, eppure sento
pesanti in me le voci dei buoni borghesi, di quelli che
parano di normalità, gli etero. Loro che non vedono
nell'eterosessualità l'imposizione di una visione
produttivistica, di un regime capitalistico che ci vuole
ingranaggi sociali. Eppure, i loro borbottii moralistici mi
risuonano dentro, mi spingono a lavarmi, a depotenziare
Lisa, la sua lingua, le sue dita; e i gemiti del nostro amore
non sovrastano lo stupido discorso borghese.
Sorseggio il caffè e rifletto su un possibile transito
all'amore pieno, un passo che potrebbe aiutarmi a
scavalcare i rimasugli moralistici, cioè farmi penetrare da
un fallo indossato da Lisa. Ma i suoi occhi mi fissano,
ridono di dolcezza, confidenza e desiderio. La abbraccio,
le accarezzo il viso e mi offro alla sua lingua.

Conforme

La fermata dell'autobus non è indicata, in questa

periferia di puzze e di automobili rubate e smontate dei
pezzi buoni per il mercato illegale. Si sa che il bus ferma
in questo punto perché l'asfalto è piú largo, e il breve
rettilineo permette visuale ai veicoli.
Monica mi ha detto via messaggio di avere accettato
l'incontro e io sono qui, innamorato, col mio mazzolino di
fiori, per vedere l'apertura meccanica delle porte del
mezzo pubblico, per vederla scendere, per baciarla.
Un'autobotte rumorosa e maleodorante strombazza, mi
passa davanti e mi schizza di grasso; un motorino
impennato dal bullo tatuato scivola, si riprende, ma la
sua manovra ha coinvolto una pozzanghera. Il liquido
sudicio passa dall'asfalto al mio corpo, ai miei fiori. Il
cantiere alle mie spalle, spazzato da una raffica di vento,
solleva polvere e me la deposita addosso.
Sono impresentabile. Ma non voglio rinunciare a
Monica; lei, arriva, bellissima; la bacio, la prendo per
mano, la porto nella fabbrica vicina e la butto in un
laghetto di olio industriale. Ecco, cosí non faccio la figura
di quello che non si cura per un incontro galante.

la società di chi decide

Ciao, giochiamo a pallone?

Mah, non so... I pantaloni sono nuovi, sai, non vorrei
sporcarli.
Ma siamo ai giardini, scusa, perché ci sei venuto coi
pantaloni nuovi?
Non lo so... Se devo mettere i pantaloni nuovi, li metto. E
poi, a pallone si gioca nelle scuole calcio, non certo ai
giardini. I giardini servono ai delinquenti per incontrarsi.
Sulla panchina degli stessi giardini sono seduti una
ragazza e il fidanzato. Lui trova il coraggio di cingerla col
braccio, al bacio s'è preparato col chewing gum alla
menta. Sei davvero carina! Grazie, però scusa, non sono
preparata al bacio; scusa, ma non sono riuscita a seguire
il podcast della sessuologa.
Il pallone, calciato dal ragazzo che, evidentemente, non si
cura dei pantaloni, finisce ai piedi di un insegnante , un
"prof" della scuola in cui studia il ragazzino. Salve,
pofessore, mi passa la palla? No, guarda, il sindacato
della scuola su questo punto non si è espresso, perciò
devi prenderti tu il pallone.

sentimento educativo

Sento l'odore di abitudine, in questo cortile, di
quell'abitudine che toglie colore, toglie gioia e voglia di
progetti. La mia fidanzata vive qui, nel palazzo di cui il
cortile rappresenta l'accesso al quartiere, in quel gioco
ridicolo di finzioni sociali, di impiegati che vanno in ufficio
ammiccandosi a significare che la collega sexy è cotta di
me. E altra recita va in scena con le casalinghe, borse
gravi di spese all'hard discount, discorsi sull'inquilino che
sporca l'ingrasso con le scarpe infangate - ma si sa, gli
uomini, senza una donna, si trascurano. E
l'immobiliarista, lei lavora nell'ufficietto su strada, quello
dalla vetrina con i soliti uomini davanti a far finta di
parlare di rigori ma presi a guardare le gambe accavallate
della ragazza con generosa minigonna. Sí, perché lei
sbriga seduta le pratiche, e dal marciapiede, complice la
scrivania aperta, si vede...
Faccio queste riflessioni perché mi sento diverso,
estraneo a tali logiche becere, ipocrite. Amo la libera
scelta, lo sbizzarrirsi, il rompere vincoli consuetudinari. E
vorrei che Paola, la mia fidanzata, mi tenesse per mano
su questo sentiero faticoso ma ricco di libertà.
Certo, è difficile introdurre una piccolo borghese di

periferia, cosí è Paola, introdurla ai fiori, ai libri,
all'autonomia. È qualcosa che espone a incomprensioni mi guarda senza riuscire a non ridere quando celebro i
fiori di campo - ma ho fiducia, voglio rompere il guscio di
stratificazioni consumistiche, la gabbia che avvinghia il
mio amore, gabbia di televisioni, di rutti, di letture
impiegatizie, anche se i miei amici credono che io faccia
questo solo per portarmela a letto.
Eccola. Mi viene incontro col sorriso, mi mostra il libro
che sta leggendo: le banalità di una divetta televisiva.
Apprezzo, la bacio.


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