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I non vaccini genici non entrano nella cellula .pdf



Nome del file originale: I non-vaccini genici non entrano nella cellula.pdf
Titolo: I non-vaccini genici non entrano nella cellula

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Perché i “vaccini” genici non possono produrre nessuna proteina spike
e dunque non sono vaccini.
Dr. Stefano Scoglio, Ph.D., B.Sc.
Cosa è un vaccino? l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), in un
documento del 2014, così descrive il vaccino in generale:
“Un preparato biologico che migliora l’immunità ad una particolare
malattia. Oltre all’antigene, contiene ulteriori componenti (eccipienti) e
ogni componente può avere specifiche implicazioni di sicurezza”.1
In questa definizione l’elemento centrale del vaccino è la presenza di un antigene,
ovvero di un patogeno o parte di patogeno che il nostro sistema immunitario
possa imparare a combattere. Questo ulteriore concetto è presente nella
definizione più recente del 2020:
“I vaccini educano il tuo sistema immunitario a creare anticorpi, come
quando fa se esposto a una malattia. Ma, dato che i vaccini contengono
soltanto virus o batteri morti o attenuati, questi non possono causare la
malattia o metterti a rischi di complicazioni.”2
Insomma, come la si rigira, un vaccino è un preparato che deve contenere
un antigene, ovvero un virus o batterio morto o attenuato (indebolito), che il mostri
sistema immunitario possa imparare a riconoscere e combattere.
Chiaramente, i nuovi vaccini genici sono diversi, dato che non contengono
nessun virus, né integro né indebolito, e dunque non rientrano immediatamente
nella definizione di vaccino. Contenendo invece del materiale genico, mRNA o
DNA, di derivazione presuntivamente virale (in realtà fatti al computer e stampati
con le stampanti a DNA), a prima vista sembrerebbe chiaro che non di vaccini si
tratta, ma di farmaci genici.
Tuttavia, a questa obiezione la OMS non risponde, neppure si pone il
problema, e chiama vaccini i nuovi preparati per il Covid, nonostante la loro
composizione contrasta chiaramente con le definizioni di vaccino viste sopra.

1

WHO, Global Manual of Surveillance of Adverse Events Following Immunization, 2014.

2

WHO, Vaccines and Immunization: What is vaccination?, 30 Dec 2020, Q&A.

1

In realtà, tutte le organizzazioni governative e sanitarie evitano la questione
se i nuovi “vaccini” genici rientrano nella definizione di vaccini, e rispondono a tale
questione solo in modo indiretto. Ad esempio, il CDC USA scrive:
“Diversi tipi di vaccini lavorano in modo diversi per offrire protezione.
Ma con tutti i tipi di vaccino il corpo rimane con una fornitura di linfociti-T
di memoria, oltre che B-linfociti, che si ricorderanno di come si combatte
il virus in futuro.”
Cioè, alla fine, non importa il meccanismo di azione, ma il fatto che tutti i tipi
di vaccino ottengono lo stesso risultato, ovvero generare una risposta anticorpale
specifica per la malattia che si vuole prevenire. E infatti, il CDC mette sullo stesso
piano 3 diversi tipi di vaccini Covid, che descrive così:
“ - I vaccini a mRNA contengono materiale del virus responsabile del
COVID-19 che fornisce alle nostre cellule istruzioni su come produrre una
proteina innocua che è unica del virus. Dopo che le nostre cellule hanno
creato copie della proteina, distruggono il materiale genetico del vaccino.
I nostri corpi riconoscono che la proteina non dovrebbe essere lì e
costruiscono linfociti T e linfociti B che ricorderanno come combattere il
virus che causa COVID-19 se saremo infettati in futuro.
- I vaccini a subunità proteica includono parti innocue (proteine) del
virus che causa COVID-19 invece dell'intero germe. Una volta vaccinati, i
nostri corpi riconoscono che la proteina non dovrebbe essere lì e
costruiscono linfociti T e anticorpi che ricorderanno come combattere il
virus che causa COVID-19 se saremo infettati in futuro.
- I vaccini vettoriali contengono una versione modificata di un virus
diverso da quello che causa COVID-19. All'interno del guscio del virus
modificato, c'è materiale del virus che causa COVID-19. Questo è
chiamato "vettore virale". Una volta che il vettore virale è all'interno delle
nostre cellule, il materiale genetico fornisce alle cellule le istruzioni per
creare una proteina che è unica per il virus che causa COVID-19. Usando
queste istruzioni, le nostre cellule creano copie della proteina. Questo
spinge i nostri corpi a costruire linfociti T e linfociti B che ricorderanno
come combattere quel virus se in futuro saremo infettati.”3
Le autorità sanitaria italiane neppure si pongono il problema, ma danno per
scontato che questi preparati genici sono comunque vaccini perché generano un
antigene e poi specifici anticorpi:

Center for Disease Control (CDC), Understanding how Covid-19 vaccines work, Updated 9
March, 2021: https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/vaccines/different-vaccines/how-theywork.html
3

2

“Quale meccanismo di funzionamento hanno i vaccini anti COVID-19? Il
coronavirus SARS-CoV-2, responsabile della patologia ad esso associata
COVID-19, utilizza una proteina (denominata ‘Spike’) che sporge dal suo
involucro per penetrare nelle cellule umane, in cui poi si riproduce. I
vaccini attualmente disponibili sono stati messi a punto per indurre una
risposta immunitaria in grado di bloccare la proteina Spike e di impedire
quindi al virus di infettare le cellule. Questi vaccini introducono in alcune
cellule dell’organismo umano, non il coronavirus SARS-CoV-2 ma
l’informazione genetica necessaria per produrre, per un breve tempo, la
proteina Spike. La presenza di questa proteina estranea stimolerà il
sistema immunitario a reagire contro di essa producendo anticorpi che,
legandosi alla proteina Spike, impediranno al virus di entrare dentro le
cellule e di infettarle.”4
E concludiamo con questa spiegazione dell’Istituto Superiore di Sanità:
“Di solito nella vaccinazione viene iniettato il virus (o il batterio)
‘indebolito’, oppure una parte di esso. Il sistema immunitario riconosce
l’’intruso’ e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra quello
‘vero’. Nel caso dei vaccini a Rna invece si inietta l’’istruzione’ per
produrre una particolare proteina, detta proteina ‘spike’, che è quella che
il virus utilizza per ‘attaccarsi’ alle cellule. La cellula produce quindi da
sola la proteina ‘estranea’, che una volta riconosciuta fa attivare la
produzione degli anticorpi.”5
Insomma, tutte le autorità sanitarie di tutti i paesi riconoscono che questa
vaccini a mRNA e DNA sono diversi da quelli antigenici tradizionali, e sono
sicuramente nuovi, ma sembrano puntare, per omologarli alla categoria dei
vaccini, non sulla struttura o sul meccanismo di funzionamento, ma sul risultato
che essi ottengono, che è uguale a quello dei vaccini antigenici: alla fine
producono sempre un antigene, la proteina spike del virus, e stimolano la stessa
risposta immunitaria anticorpale e immuno-mnemonica dei vaccini tradizionali.
Che questa sia la strada adottata per giustificare i vaccini genici come
vaccini, farli rientrare nella categoria dei vaccini, lo dimostra anche il fatto che la
stessa definizione di vaccino sia in corso di radicale modifica anche sui principali

AIFA, Vaccini Covid-19, 28 Aprile 2021: https://www.aifa.gov.it/web/guest/domande-e-rispostesu-vaccini-covid-19
4

ISS, Speciale Covid-19. Vaccini: Per la prima volta verranno usati dei vaccini ‘a Rna’. Che
significa? Dal sito ISS, consultato in data 4 Maggio, 2021.
5

3

dizionari. Così, il dizionari o, Merriam-Webster, uno dei più diffusi nel mondo angloamericano, è passato da questa definizione nel Febbraio 2019:
“…un preparato di microorganismi uccisi, o vivi ma attenuati, o vivi e
pienamente virulenti, che è somministrata per produrre o aumentare
artificialmente l’immunità verso una particolare malattia”;
a questa definizione nel Febbraio 2021:
“Un preparato che viene somministrato (per esempio per iniezione) per
stimolare la risposta immunitaria del corpo contro una specifica
patologia infettiva:
a) una preparazione antigenica di un agente patogeno inattivato o
attenuato (batterio o virus) o di uno dei suoi componenti o prodotti (come
una proteina o una tossina);
b) una preparazione a base di materiale genico (come un filamento di
mRNA sintetico) usato dalle cellule del corpo per produrre un a sostanza
antigienica (come un frammento della proteina spike del virus).”6
Quindi, ciò che rende i vaccini genici veri e propri vaccini è la loro capacità
di indurre le nostre cellule a produrre lo stesso o simile antigene virale che si
introdurrebbe nel corpo direttamente coi vaccini antigenici.
Il problema è dunque capire se questi presunti vaccini riescano veramente a
far produrre la proteina spike, l’antigene, alle nostre cellule. Sembrerebbe proprio
di no, dato che esistono chiare prove che il materiale genico contenuto nei
vaccini Covid non riesce ad entrare nelle cellule.
I più recenti, e unici articoli scientifici pubblicati sul tema, confermano
questo fatto. Ad esempio, nel 2020, ovvero nello stesso anno in cui sono stati
lanciati sul mercato i vaccini Pfizer e Moderna, è uscito un articolo che afferma:
“Gli attuali sforzi clinici relativi ai farmaci su base mRNA sono rivolti
verso vaccini per malattie infettive, immunoterapie oncologiche, terapie
di sostituzione proteica, e trattamento di malattie geniche. Tuttavia, le
sfide che impediscono il successo nella traduzione di queste molecole in
farmaci sono: (i) lo mRNA è una molecola molto grande; (ii) è
intrinsecamente instabile e portata ad essere degradata dalle nucleasi, e
(iii) attiva il sistema immunitario. Anche se alcune di queste sfide sono
state parzialmente risolte grazie a modifiche chimiche dello mRNA, il
rilascio intra-cellulare dello mRNA rappresenta ancora un grande
ostacolo.”
Citato in: Undercurrents, COVID-19 ‘Vaccines’ Are Gene Therapy: https://
undercurrents723949620.wordpress.com/2021/03/16/covid-19-vaccines-are-gene-therapy/
6

4

Da sottolineare come il fatto che lo mRNA sintetico attivi il sistema immunitario sia
qui visto come parte di un problema molto difficile. Vedremo come questo sia il
problema principale e definitivo. Al termine di questo studio del 2020, gli autori
concludono:
“Dunque, una più ampia applicazione delle terapie a base mRNA è
ancora limitata dalla necessità di migliorare i vettori o sistemi di delivery
(consegna) cellulare…molti candidati vaccinali clinicamente testati sono
formulati senza nessun sistema di delivery, il che propone la necessità di
ulteriori miglioramenti dei sistemi di delivery per i vaccini a mRNA.”7
Quindi, pochi mesi prima del loro lancio, esperti del campo affermano che i
vaccini a mRNA clinicamente testati (quindi quasi certamente inclusi i vaccini
Pfizer e Moderna) non hanno risolto il problema della delivery cellulare.
Questo conferma lo studio ancor più dettagliato uscito poco prima, nel
2019, che fa il punto dello stato dell’arte della ricerca sui vaccini a mRNA. Si tratta
di un articolo importante, pubblicato da ricercatori del MIT, sicuramente favorevoli
alla ricerca sui vaccini a mRNA, ma che, appena un anno e mezzo prima del lancio
sperimentale dei vaccini Pfizer e Moderna, affermano:
“Comunque, un’applicazione ampia dello mRNA è ancora limitata dalla
necessità di migliorare i sistemi di delivery (rilascio a destinazione).”8
Già questo dovrebbe tagliare la testa al toro: dato che non sono intervenute
scoperte particolari tra la metà del 2019 e la metà del 2020, è evidente che tali
vaccini sono stati lanciati in via sperimentale prima che i sistemi di delivery fossero
migliorati, e dunque senza che il limite indicato sia dallo studio USA (Kowalski et
al.) che quello danese (Wadhwa A. et al) fosse superato: semplicemente il limite lo
hanno ignorato, a scapito dei vaccinati. Gli autori sottolineano come:
“La membrana cellulare costituisce una formidabile barriere dinamica
contro la delivery intracellulare.”

Wadhwa A. et al., Opportunities and Challenges in the Delivery of mRNA-Based Vaccines,
Pharmaceutics 2020, 12, 102.
7

8Kowalski

PS et al., Delivering the Messenger: Advances in Technologies for Therapeutic mRNA
Delivery, Molecular Therapy Vol. 27 No 4 April 2019.

5

Il punto di partenza è dunque l’estrema difficoltà a penetrare la barriera cellulare
(difficoltà raddoppiata per il vaccino Astra Zeneca, che essendo a DNA deve in
aggiunta penetrare la barriera del nucleo della cellula9). Oltre a questa prima,
formidabile, difficoltà, ne esiste un’altra:
“Oltre alla barriera della membrana cellulare, lo mRNA deve fare i conti
con la degradazione prodotta dalle ribonucleasi extra-cellulari
abbondantemente presenti nella pelle e nel sangue.”
Insomma, ancora prima di fare i conti con la difficoltà a entrare nella cellula,
lo mRNA iniettato viene degradato direttamente dagli enzimi ribonucleasi già al
livello della pelle e del sangue. Va aggiunto che, anche se lo mRNA ce la facesse a
entrare nella cellula, ci sarebbero le ribonucleasi intra-cellulari a protezione dei
ribosomi, e queste appaiono veramente insuperabili.
Infatti, le tecniche utilizzate per aiutare lo mRNA a superare i limiti indicati
sopra, sono le seguenti: lo mRNA viene incapsulato dalle LNPs, nano-particelle
lipidiche che integrano anche delle ammine terziarie o quaternarie. Queste ultime
dovrebbero proteggere dall’azione delle ribonucleasi, nel senso che le
ribonucleasi, enzimi prevalentemente proteolitici, attaccano le ammine proteiche e
dunque dovrebbero risparmiare gli acidi nucleici dello mRNA. Ma anche ammesso
che le enormi quantità di ribonucleasi vengano consumate del tutto dalle ammine
aggiunte, cosa assai improbabile, una volta che lo mRNA sia entrato nella cellula,
non ci sarebbe più nulla che lo protegga dalle ribonucleasi endo-cellulari. Questa è
una questione che non è stata neppure posta, ma che da sola indica l’assoluta
impossibilità che lo mRNA giunga ai ribosomi endo-cellulari, dove dovrebbe
impartire le istruzioni per la produzione della proteina spike virale.
Ma c’è un ulteriore problema ancora prima dell’incontro con le ribonucleasi
endocellulari, l’estrema difficoltà di entrare nella cellula. Infatti, anche ammettendo
che lo mRNA sopravviva l’attacco delle ribonucleasi extra-cellulari, non esiste
nessuna solida prova in vivo che le LNPs siano in grado di portare effettivamente
gli acidi nucleici sintetici dentro la cellula. La teoria è che i lipidi portino dentro lo
mRNA per fusione passiva, quella che viene chiamata endocitosi, per cui la cellula
I vaccini a DNA “…have not fulfilled the promise seen in animal experiments, and have not been
effective in human beings.”(Warrell M., Is there a future for mRNAs as viral vaccines?, The
Lancet, Published online July 25, 2017.A questo punto ci si chiede come abbiamo fatto ad
autorizzare il vaccino a DNA di Astra Zeneca e Johnson & Johnson.
9

6

genera una vescicola con cui incorpora i lipidi portandoli dentro di sé. Ma come
spiegano gli stessi ricercatori:
“Anche se il meccanismo di delivery dello mRNA non è pienamente
compreso, si accetta generalmente che queste LNPs multicomponenti
siano incorporate dalla cellula tramite endocitosi. Ma, cosa interessante,
i LNPs possono anche essere oggetto di esocitosi, il che costituisce una
sfida alla delivery cellulare.”
Quindi, dopo essere stato oggetto di attacco da parte delle ribonucleasi
extracellulari, il poco mRNA possibilmente integro e complessato con le LNPs,
dovrebbe riuscire a entrare nel citoplasma grazie all’invaginazione interna dei lipidi
(endocitosi), ma in realtà si è visto che gran parte di tali LNPs sono oggetto di
invaginazione esterna (esocitosi).
Come se noon bastasse, come sottolineato da un‘altro e precedente
articolo, se anche una piccola parte del complesso lipidi-mRNA sintetico
sopravvivesse l’attacco delle ribonucleasi extra-cellulari, e riuscissero poi ad
essere portate dentro la cellula per endocitosi, esiste un ulteriore meccanismo
attraverso cui la cellula espelle materiale estraneo non consentendogli di
raggiungere il citoplasma, là dove si trovano gli ambiti ribosomi, il sistema degli
endosomi -con -lisosomi:
“…i lipidi cationici…una volta internalizzati…restano in gran parte
intrappolati dentro gli endosomi, con una minima possibilità di sfuggire
verso il cytosol.”
Gli autori spiegano che la :
“…l’iniziale entrata cellulare delle nanoparticelle lipidiche (LPNs)
attraverso la macropinocitosi…è ridotta sostanzialmente in quanto il
circa 70% del siRNA è soggetto a esocitosi tramite la fuoriuscita delle
LPNs via i tardi endosomi/lisozomi.”10
In realtà, se il 70% del materiale viene espulso, gran parte del resto vien
comunque degradato, e si ipotizza, ma più come speranza che altro, che una
minima percentuale sopravviva:

Sahay G. et al., Efficiency of siRNA delivery by lipid nanoparticles is limited by endocytic
recycling, Nature Biotechnology VOLUME 31 NUMBER 7 JULY 2013.
10

7

“Una volta nella cellula, le LNPs sono veicolate negli endosomi precoci,
seguito dagli endosomi tardivi, e infine dai lisosomi, dove il contenuto di
mRNA viene degradato.”11
“Gilleron et al.12 hanno stimato che solo meno del 2% dei siRNA legati ai
LNPs che entrano nella cellula sono rilasciati nel cytosol…”
Infine, anche ammettendo che questa minuscola parte (>2%) sopravviva
anche questa ulteriore sfida, una volta giunta nel citoplasma lo mRNA dovrebbe
fare i conti con le ribonucleasi endocellulari, che a questo punto non avrebbero
difficoltà a spazzare via gli ultimi residui di mRNA e LPNs prima che facciano
qualsiasi cosa, dato che a questo livello non ci sarebbero nemmeno più le ammine
protettive, consumate dalle ribonucleasi extracellulari.
Insomma, come la si guardi, non c’è nessuna possibilità che il vaccino a
mRNA riesca a giungere ai ribosomi cellulari, dove dovrebbe istruire il nostro
stesso RNA a produrre le proteine spike del presunto virus.
Riassumendo, ci sono, ancora al 2020, 4 ostacoli insormontabili per la
delivery cellulare del vaccino:
1) le ribonucleasi extra-cellulari;
2) il fatto che spesso quella che si pretende essere endocitosi è in realtà
esocitosi;
3) se anche una piccola parte di materiale entrasse nella cellula, il sistema
endosomi / lisosomi distruggerebbe oltre il 98% di quella piccola
parte.
4) Infine, quella infinitesimale parte di mRNA che arrivasse nel citoplasma,
sarebbe definitivamente eliminata dalle ribonucleasi endocellulari.
E qui possiamo fare un esempio concreto per rendere la cosa più chiara. Il
non-vaccino Pfizer contiene 30 mcg. di mRNA sintetico. Ammesso e non
concesso, come vedremo, che questo materiale genico arrivi nei pressi delle
Maruggi G. et al., mRNA as a Transformative Technology for Vaccine Development to Control
Infectious Diseases, Molecular Therapy Vol. 27 No 4 April 2019.
11

Gilleron J. et al., Image-based analysis of lipid nanoparticle–mediated siRNA delivery,
intracellular trafficking and endosomal escape, Nature Biotechnology VOLUME 31 NUMBER 7
JULY 2013.
12

8

cellule, abbiamo visto come le ribonucleasi extracellulari ne distruggerebbero gran
parte. Siamo generosi e diciamo che il 50% sopravviva: avremmo 15 mcg che
devono entrare nelle cellule. Ma abbiamno visto che, anche qui, almeno la metà
sarebbe oggetto di esocitosi, vescicolazione esterna, invece che di endocitosi.
Ammettiamo quindi che entrino circa 7.5 mcg nella cellula. Si tratta ovviamente di
un calcolo teorico, dato che lo mRNA si disperderebbe in un numero di cellule
notevolmente superiore, ma le percentuali non cambierebbero.
A questo punto i 7.5 mcg di mRNA presuntivamente entrati, finirebbero negli
endosomi, che col loro sistema di coordinazione con i lisosomi, espellerebbero il
70% di tale materiale, mentre degraderebbero gran parte del restante 30%,
lasciando sopravvivere solo meno del 2%, ovvero circa 0.15 mcg, una quantità
quasi infinitesimale, equivalente a circa 150 nanogrammi. Ma ora, questo
minuscolo residuo di mRNA sintetico deve fare i conti con le ribonucleasi endocellulari, gli enzimi presenti all’interno della cellula, che farebbero facilmente piazza
pulita di questo materiale esterno e innaturale che la cellula non potrebbe mai
accogliere.
Ma la realtà è che tutti questi problemi rischiano di non porsi nemmeno,
perché esiste un ostacolo ancora più originario e insormontabile, che spiega anche
l’elevata tossicità di questi “vaccini” genici, la loro elevata immunogenicità:
“Una caratteristica dello mRNA è il suo potenziale di agire come autoadiuvante.”
Questo significa che, come altri adiuvanti come l’alluminio, lo mRNA
sintetico scatena la reazione immunitaria, che conduce ad uno stato di elevata
infiammazione e alla parallela

cascata di citochine. Tuttavia, è

chiaro che la

reazione immunitaria si scatena innanzitutto contro l’adiuvante stesso:
“La stimolazione dell’immunità innata può migliorare l’efficacia del
vaccino, tuttavia, un attivazione immunitaria indiscriminata può indurre la
degradazione dello mRna e ridurre l’espressione antigenica.” 13

Kowalski PS et al., Delivering the Messenger: Advances in Technologies for Therapeutic mRNA
Delivery, Molecular Therapy Vol. 27 No 4 April 2019, p.11.
13

9

Nel caso dunque di una stimolazione immunitaria indiscriminata, che come
vedremo è esattamente quello che accade, lo mRNA viene immediatamente
degradato dal sistema immunitario, prima ancora di dover affrontare ribonucleasi,
esocitosi, etc.
Tale degradazione rende nulla la capacità genica dello mRNA sintetico, ma
genera frammenti di mRNA sintetico e lipidi sintetici, in grado di continuare a
generare tossicità e infiammazione,

irritando il sistema immunitario. La

degradazione, infatti, distrugge la struttura del “vaccino”, generando frammenti di
material sintetico e tossico che tendono a depositarsi nel fegato, nella milza, ma
anche nei polmoni e nei reni, anche perché questi organi svolgono un ruolo
centrale nella detossificazione. Questi frammenti

tendono perlopiù a essere

sequestrati dal fegato, e dalle sue cellule fagocitiche (Kupffer cells), e anche in altri
organi:
“Le grandi LNP’s cationiche non riescono ad essere espulse dai
capillari dei polmoni, e non possono essere filtrate dal flusso sanguigno
da parte dei reni. Questo può condurre all’accumulo del materiale da
delivery (mRNA e LNPs) nel fegato, nei polmoni e in altri organi.”14
Data la loro intrinseca immunogenicità, ovvero capacità di irritare il sistema
immunitario scatenando infiammazione e cascata di citochine, il rischio è che
questo processo, a causa dell’accumulo, diventi cronico.
E sono gli stessi ricercatori nel campo della ricerca mRNA a rivelarci cosa
possono fare tali materiali vaccinali una volta accumulati negli organi:
“Alcune piattaforme vaccinali a mRNA inducono delle potenti risposte
di tipo Interferone I, che sono associate non solo all’infiammazione
ma anche potenzialmente all’autoimmunità…un’altra potenziale
questione di sicurezza può derivare dalla presenza di RNA extracellulare
durante la vaccinazione mRNA. Lo RNA extracellulare nudo può
contribuire alla formazione di edema. Un altro studio ha dimostrato
come lo RNA extracellulare promuova la coagulazione del sangue e la
formazione di trombi patogeni.”15

Kowalski PS et al., Delivering the Messenger: Advances in Technologies for Therapeutic mRNA
Delivery, Molecular Therapy Vol. 27 No 4 April 2019, p.5.
14

Pardi N. et al., mRNA vaccines – a new era in vaccinology, Nature Reviews/ Drug Discovery, Vol
17, April 2018, pp. 261-279, p. 275.
15

10

Quindi questo “vaccini” generici sono esplicitamente riconosciuti come
generatori di: infiammazione, autoimmunità, edema, tromboembolia patogena
(guarda un po’, la stessa patologia che definisce il Covid!).
Quindi, l’effetto tossico diretto è proprio dello mRNA sintetico, specie
complessato con le LNPs, che hanno altre azioni tossiche autonome. Come
abbiamo sottolineato in precedenza, quelli che abbiamo presentato sono studi del
2018-2020, e nessuno dei problemi che essi presentano, sia in termini di scarsa
efficacia che in termini di sicurezza, sono stati risolti. Questo significa che questi
“vaccini” genici, sono stati e continuano ad essere sperimentati sulla popolazione
senza nessuna garanzia né di efficacia né di sicurezza, come implicitamente rivela
questa conclusione:
“Svariate questioni sono senza risposta …I prossimi 5 anni saranno
molto importanti per il campo dei vaccini a mRNA, con risultati da diversi
studi clinici che forniranno una migliore comprensione.”16
Scritte nel 2019, queste parole rivelano che coi vaccini a mRNAS e DNA si sta
giocando agli apprendisti stregoni, e che la vera sperimentazione, che deve
avvenire tra il 2109 e il 2024, viene fatta direttamente sulla intera popolazione, con
tutti i rischi riconosciuti dagli stessi ricercatori.
E la sperimentazione viene fatta dalle aziende farmaceutiche, grazie alla
completa immunità fornita loro dai governi, fregandosene completamente di
trovare un qualche punto di equilibrio tra efficacia e sicurezza, scaricando sulla
popolazione i rischi derivanti da tale mancanza di equilibrio:
“…le molecole mRNA sono esse stesse delle PAMP (pathogenassociated molecular pattern) quando presentate alla cellula
esogenamente….Tuttavia, la natura intrinseca di queste PAMP rende
difficile modulare il profilo infiammatorio o la reattività dei…vaccini.”17
In altre parole, anche se in letteratura si trovano appelli a bilanciare azione genica
(efficacia) e azione adiuvante-immunogenica, l’impresa è estremamente difficile.
Un modo per ottenere ciò sarebbe quello di utilizzare un dosaggio più basso
Maruggi G. et al., mRNA as a Transformative Technology for Vaccine Development to Control
Infectious Diseases, Molecular Therapy Vol. 27 No 4 April 2019, p. 768.
16

Pardi N. et al., mRNA vaccines – a new era in vaccinology, Nature Reviews/ Drug Discovery, Vol
17, April 2018, pp. 261-279, p. 262, p. 268.
17

11

possibile, in modo da ridurre i rischi di tossicità. Ma non è questa la scelta fatta da
Pfizer, Moderna & Co.
Nel primo studio di Fase 1 del vaccini Pfizer, sono stati testati 3 dosaggi: 10
µg; 30 µg; 100 µg. La terza dose, è stata scartata quasi subito, a causa di effetti
collaterali devastanti: in altre parole, con tale dosaggi i morti e i malati cronici
sarebbero esplosi a un livello difficile da nascondere e manipolare.18 Quando, dopo
la Fase I/Fase II, hanno dovuto scegliere come dose effettiva della vaccinazione di
massa tra i 10 µg e i 30 µg, hanno scelto la dose di 30 µg, nonostante la dose di
30 µg abbia prodotto il doppio degli effetti collaterali della dose di 10 µg :
“Eventi avversi correlati sono stati riferiti dal 25% nel gruppo dei 10 µg, e
dal 50% nei gruppi dei 30 µg e 100 µg”.
La ragione di tale scelta è stata l’effetto superiore dei 30 µg, in relazione alla
apparente risposta immunitaria sulle IgG:
“Ai 7 gg dopo la seconda dose (per i livelli di dosaggio a 10 µg e 30 µg)
le IgG legate ai RBD (Receptor Binding Domains) erano salite
rispettivamente a 4,813 e 27,872 U ml-1”.19
Senza entrare nel dettaglio, diciamo che la performance dei 30 µg, con
27,872 IgG contro le 4,813 IgG prodotte dalla dose minore, indicherebbe una
maggiore generazione di anticorpi al virus, che viene dunque scelta anche al costo
del doppio degli effetti collaterali.
Ora, secondo la vulgata dominante, questo potrebbe avere un senso, dato
che sì, il rischio di effetti collaterali aumenta, ma almeno si avrebbe un molto
maggior impatto sulla capacità del sistema immunitario di far fronte al virus.
La realtà è che qui siamo di fronte ad un altro elemento molto discutibile
della metodologia virologica, quello dei test anticorpali. In questo caso, il fatto che
il massimo livello di IgG si abbia con la dose maggiore di 30 µg, viene interpretato
come indicazione di una maggiore risposta antivirale; e questa interpretazione si

Mulligan MJ et al., PhaseI/PhaseII study of Covid-19 RNA vaccine BNT162b1 in adults, Nature,
Vol 568, 22 Oct 2020, pp. 589-93.
18

19

ibid., p. 592.

12

basa sulla nozione che le IgG in questione siano specifiche per il virus. Ma è
davvero così?
Noi abbiamo 5 tipi principali di immunoglobuline (Ig), e tra queste quelle già
spesso verificate sono le IgM e le IgG, appunto. Dato che si parla sempre di
anticorpi del virus Covid, la gente comune pensa che si creino degli anticorpi
specifici. Invece, le IgG e le IgM sono universali, sono due immunoglobuline che
reagiscono a qualsiasi sfida immunitaria, dai raffreddori, agli stress psicofisici, alle
intossicazioni. Questa è ad esempio una dichiarazione di una ricercatrice del CNR
che parla dei test anticorpali per il SARS-Cov2:
“Le IgG e le IgM possono risultare alterate, se si ha o si ha avuto (da
poco) un semplice raffreddore?
Sì, possono risultare alterate quando si misurano i livelli complessivi di
IgG e di IgM nel sangue, senza cioè distinguerle per la loro specificità, ovvero
contro quali patogeni sono dirette. Inoltre, tali anticorpi possono essere crossreattivi, cioè riconoscere alcune regioni comuni o simili per virus diversi.”20
Quindi, le IgG non sono specifiche e possono essere cross-reattive, ovvero
rispondere positivamente a qualcos’altro dal virus. E’ chiaro allora che, date le
componenti fortemente tossiche contenute nel vaccino, è il vaccino stesso a
generare la riposta anticorpale. E al di là dell’interpretazione manipolata per cui
maggiore è il numero delle IgG o IgM, maggiore sarebbe la risposta immunitaria al
virus, la verità semplice è che si tratta di una riposta alla tossicità del vaccino, ed è
per questo che maggiore è la dose, maggiore il livello di tossicità, maggiore la
risposta anticorpale.
La risposta dei virologi è che la riposta è si alla tossicità, ma gli anticorpi,
rispondendo alla tossicità, imparano a conoscere l’antigene virale, e così facendo
generano anticorpi specifici per il virus. Ma come fanno a sostenere ciò se
abbiamo appena visto che gli anticorpi sono “universali” e assolutamente non
specifici?
Attraverso il test che dovrebbe legare l’anticorpo non specifico allo specifici
virus. Questo test è l’ELISA, che praticamente funziona così: si mette il plasma
Coscia M.R., IgG e IgM: come leggere il risultato di un test sierologico, https://www.cnr.it/sites/
default/files/public/media/pazienti_it_12_11_2020.pdf
20

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contenente le IgG a contatto con un antigene del virus, e se le IgG si attivano,
allora vuole dire che sono specifiche per il virus. Questa è la teoria, la pratica è ben
diversa. Le IgG, come abbiamo detto, sono aspecifiche, e dunque si attivano con
qualunque antigene. Perciò, a meno che non si faccia il test con adeguati controlli
per verificare che le IgG non si attivino con altri antigeni, il test non ha nessun
valore. E i suddetti controlli non vengono fatti, ovvero il test non confronta la
reazione delle IgG o Igm all’antigene del virus con le reazioni ad altri antigeni di
qualsiasi tipo. In altre parole, se voi faceste lo stesso test, nello stesso momento,
sia per l’antigene del virus SARS-Cov2 che per l’adiuvante alluminio o per
l’antigene dell’E.Coli, avreste in tutti i casi risposte positive, perché le
immunoglobuline si attivano con qualsiasi antigene, e il fatto che abbiate le IgG o
IgM alte può essere causato da un’innumerevole serie di fattori.
Quindi, senza neppure scomodare il fatto che, non essendo stato il SARSCov 2 mai isolato (per ammissione dello stesso CDC americano), l’antigene di tale
presunto virus è puramente ipotetico; qui abbiamo scoperto che il test anticorpale
è fallace in sé e per sé, perché totalmente non specifico.
E questo ha risvolti cruciali non solo per i test diagnostici, ma anche per la
ricerca, perché gran parte degli studi clinici che testano per l’efficacia indiretta,
ovvero per l’attivazione immunitaria, si basano su tali tests.
Così, ci sono si studi che affermano di aver condotto mRNA o siRNA dentro
le cellule di topi o primati non-umani; e la stessa Moderna afferma di aver utilizzato
efficacemente LNPs per la delivery del virus Zika in vaccini somministrati ad
animali (conigli, topi e primati non umani). Ma come hanno fatto a sapere che lo
mRNA sintetico era entrato nelle cellule degli animali? Hanno ammazzato gli
animali, estratto le cellule e trovato lo mRNA dentro le loro cellula? No, anche
perché la stessa teoria dei vaccini a mRNA afferma che lo mRNA una volta svolta
la sua funzione viene degradato dagli enzimi cellulari. E semplice, si torna sempre
li, ai fallaci test anticorpali. Così, dopo avere iniettato gli animali col vaccino, si
testa per vedere se hanno prodotto anticorpi (IgG, TNF, IL-2, IFN-gamma). E dato
che tali anticorpi sono tutto meno che specifici per lo Zirka o qualsiasi altro virus; e
dato che qualsiasi stress fisiologico o tossiemico, come può essere quello
prodotto da un vaccino, stimola la produzione massiccia di anticorpi, è evidente
che dopo una vaccinazione vi sia un importante aumento di anticorpi; ma ciò non
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giustifica interpretare tale dato come “anticorpi del virus”, e dunque ciò non può
costituire prova che lo mRNA sia entrato nelle cellule. La cosa è talmente chiara
che solo un tacito, universale consenso dell’establishment virologico può
trasformare in prova un dato così aspecifico e insignificante.
In conclusione, le probabilità che il “vaccino” genico possa penetrare le
cellule e far loro produrre la proteina spike sono prossime allo zero. Il che significa
che, non essendo in grado di produrre alcun antigene virale, ciò che viene iniettato
contro il Covid non è un vaccino, non può essere classificato come vaccino, ed è
solo un tentativo non riuscito, ma estremamente tossico, di terapia genica, che in
quanto tale non dovrebbe essere autorizzato perché la terapia genica non è né può
mai essere universale.

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